Il Corsivo

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  • Le mosse cinesi contro Donald Trump | Il Corsivo di Martedì 15 Aprile 2025
    Le mosse cinesi contro Donald Trump.
    La Cina risponde ai dazi commerciali di Donald Trump con alcune mosse strategiche che tendono a salvaguardare il suo mercato e quello dei suoi partner. Le ultime in ordine di tempo sono il blocco delle esportazioni di terre rare dalla Cina e l’attivismo del presidente cinese Xi Jinping, che ha avviato ad Hanoi, in Vietnam, un tour del Sud Est Asiatico che mira a solidificare ampiezza e profondità della sfera d’influenza di Pechino. In particolare, l’offensiva sulle terre rare è la più sofisticata delle reazioni cinesi alle tariffe decise da Trump. Nella visione di Pechino, rispondere ai dazi con altri dazi è servito a rifiutare la posizione di subalternità a cui Trump vorrebbe costringere ogni sua controparte negoziale, ma sono le nuove regole per esportare 7 dei 17 elementi “rari” della tavola periodica, centrali in così tante produzioni ad alto contenuto tecnologico, che sono destinate a fare più male.
    La lista dei prodotti cinesi soggetti a restrizioni dell'export.
    Le spedizioni di samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio, ittrio e dei magneti permanenti che incorporano alcuni di loro sono di fatto bloccate e nessuno si azzarda a fare previsioni sui tempi per ottenere una licenza per l’esportazione. Anche se bastassero poche settimane, gli stock disponibili al di fuori della Cina si ridurrebbero sensibilmente. Non tanto in Giappone, dove un precedente blocco mirato all’export deciso da Pechino ha consigliato prudenza negli stoccaggi, quanto negli Stati Uniti dove le scorte a magazzino sono storicamente più risicate. Le limitazioni all’export si faranno sentire non solo perché la Cina ha di fatto il monopolio della raffinazione di questi elementi, ma anche perché produce il 90% dei magneti che li utilizzano e che sono indispensabili nella produzione di motori elettrici. Proprio in previsione delle temute difficoltà negli approvvigionamenti, a marzo le esportazioni di terre rare dalla Cina sono aumentate del 20,31% a oltre 5.666 tonnellate, mostrando in forma amplificata un fenomeno osservato in diverse altre categorie merceologiche. Complessivamente il mese scorso le esportazioni cinesi sono aumentate del 12,4%, in larga misura perché gli importatori hanno chiesto di anticipare le spedizioni in vista dei dazi. Di queste mosse cinesi Trump dovrà tenere conto se non vuole che i suoi dazi contro il Dragone si trasformino in un clamoroso boomerang.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il Corsivo di Lunedì 14 Aprile 2025
    Il viaggio di Meloni a Washington. La proposta a Trump: mercato unico senza tariffe.
    La premier Giorgia Meloni si prepara al viaggio a Washington del prossimo 17 aprile con una proposta a Donald Trump: un mercato unico senza dazi e tariffe. Con il presidente americano Meloni metterà sul tavolo dell'incontro il progetto lanciato da Ursula von der Leyen e Elon Musk: un’area a “dazi zero”, un mercato unico e di libero scambio tra Europa e Stati Uniti capace di rafforzare la cooperazione tra alleati. Anche il commissario al commercio Ue Maros Sefcovic, in visita negli Stati Uniti, in queste ore proverà ad avviare la trattativa con questo obiettivo. Meloni si prepara a dover incassare alcune critiche del presidente americano. La più importante riguarda la web tax, voluta da Bruxelles e adottata dall’Italia. Si tratta di una misura ormai difficilmente negoziabile. Trump chiederà a Meloni maggiori spese militari. Roma non ha ancora raggiunto il target del 2%. Meloni assicurerà che l'asticella sarà superata entro il vertice dell’Alleanza di giugno all’Aia, e prometterà ulteriori sforzi nella prossima finanziaria, per avvicinare al massimo il 2,25%.
    L'Italia stretta tra l'alleanza con gli Stati Uniti e l'identità europea divisa.
    Bruxelles si trova nel mezzo tra Washington e Pechino. L’Italia di Giorgia Meloni guarda agli Stati Uniti, ma i suoi partner europei lanciano segnali di dialogo verso la Cina. Lo spagnolo Pedro Sanchez intende assecondare frizioni di politica interna. Francia e Germania vogliono difendere i propri interessi commerciali con la Cina. La scommessa di Giorgia Meloni è che i leader europei prima o poi dovranno risolvere il dilemma geopolitico, scegliendo l’alleanza con la Casa Bianca. E lo faranno non tanto per convinzione, ma per ragioni economiche e di sicurezza.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il Corsivo di Venerdì 11 Aprile 2025
    Il rock contro Trump: la protesta dell'altra America alza il tiro.
    Joan Baez torna sul palco con Neil Young a fianco di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez che da alcune settimane incendiano le praterie d'America con un tour contro gli oligarchi e in opposizione all"amministrazione di Donald Trump. In pochi giorni le centomila persone di Denver, Las Vegas sono diventate almeno 2 milioni dello scorso week end, e da domani la protesta assume le forme tipiche dell'opposizione di piazza.
    Il ritorno di Joan Baez e Neil Young.
    Dalle marce contro le guerre in Vietnam e Iraq alle lotte per i diritti civili, delle donne, LGBTQ, Joan Baez è stata la colonna sonora, simbolo di libertà e attivismo. E a 84 anni, dopo aver annunciato il ritiro dalle scene nel 2009, ha deciso di tornare sulle barricate. "La nostra democrazia sta andando in fiamme … siamo gestiti da un gruppo di miliardari davvero incompetenti, dice la Baez.. Con lei a Lis Angeles ci sarà Neil Young, altro grande alfiere delle battaglie contro le multinazionali, le guerre e le ingiustizie. Insieme metteranno le loro chitarre e le loro voci al servizio del pensiero critico e a sostegno della sinistra democratica. Fino a dove si potrà spingere questo movimento che nasce dal basso è difficile prevederlo. Certo è che la rapidità degli eventi, dovuti alla guerra dei dazi commerciali imposti da Trump, ha accelerato lo scontro, costringendo anche i settori moderati progressisti alla scesa in campo popolare.
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    2 min
  • Trump sospende per 90 giorni i dazi reciproci, ma fa salire al 125% quelli contro la Cina | Il Corsivo di Giovedì 10 Aprile 2025
    Trump sospende per 90 giorni i dazi reciproci, ma fa salire al 125% quelli contro la Cina.
    Il disastro economico finanziario con decine di migliaia di miliardi bruciati a Wall Street e nelle borse mondiali, dovuto all'imposizione di dazi commerciali reciproci, impone a Donald Trump un serio ripensamento, una pausa di 90 giorni, che rimangono però alla soglia minima del 10% con effetto immediato. Per tutti, tranne che per la Cina contro cui si scaglia la redda rationem con un nuovo rialzo delle tariffe al 125%. Lo stato confusionale in cui versa l'amministrazione Trump è a dir poco preoccupante. Il presidente degli Stati Uniti aveva detto che più di 75 Paesi avevano chiesto di negoziare i dazi, poi ha spiegato di avere autorizzato una pausa di 90 giorni e una tariffa reciproca sostanzialmente ridotta durante questo periodo, pari al 10%, anch'essa con effetto immediato.
    Wall Street riprende fiato, anche i future delle borse europee salgono, dopo essere crollate.
    Pochi secondi dopo l'annuncio di Trump Wall Street vola, riprende fiato. i future di Piazza Affari sono schizzati al rialzo con molte ore di anticipo sull’avvio della seduta di domani, guadagnando oltre il 7,4%, così come i future dei vicini Cac in Francia (+2,4%) e del Dax a Francoforte (+3,3 per cento). Ma i mercati finanziari globali restano in uno stato di tensione permanente, con una volatilità e incertezza altissimi. La sospensione di 90 giorni delle tariffe e le negoziazioni con alcuni partner storici del sud-est asiatico (Vietnam, Corea del Sud, Giappone) confermano le parole del segretario Bessent sulla volontà di creare un fronte per aumentare la pressione sulla Cina. Nella guerra dei dazi, soprattutto tra Cina e Usa, continuano gli acquisti sull'oro, bene rifugio per eccellenza durante le tempeste finanziarie ed economiche.
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    3 min
  • Lo scontro tra Musk e Trump sui dazi | Il Corsivo di Mercoledì 09 Aprile 2025
    Lo scontro tra Musk e Trump sui dazi.
    Elon Musk è intervenuto personalmente ma il tentativo di far cambiare strategia al presidente Usa in materia di dazi è andato a vuoto. Nessuna marcia indietro, Donald Trump va avanti e non sembra disposto a ritirare l'ondata di dazi doganali che sta sconvolgendo i mercati finanziari. Musk ha reso esplicita sulle reti sociali la sua opposizione alla politica dei dazi, ma per ora i suoi tentativi di influenzare le scelte di Trump sono falliti. Non poteva andare diversamente, anche perchè, nelle ultime ore, sui dazi americani, è andato in scena il gioco del poliziotto buono, Elon Musk, e cattivo, Donald Trump, dove entrambi fanno finta di litigare, ma alla fine procedono sostanzialmente sullo stesso cammino.
    Le preoccupazioni di Musk.
    I dazi colpiscono Tesla, l'azienda di auto elettriche di Musk, che ha in Cina importanti centri produttivi e rilevanti quote di mercato. Nei giorni scorsi l'imprenditore si è espresso a favore di una politica di "dazi zero", ha condiviso un vecchio filmato di Milton Friedman che spiegava i benefici del libero mercato con la storia della produzione di una matita e ha attaccato in modo diretto il consigliere della Casa Bianca per il commercio, Peter Navarro, artefice della radicale svolta di Washington. In particolare Musk ha deriso il curriculum universitario di Navarro e ha scritto su X che "un PhD in economia ad Harvard è una cosa negativa, non una cosa positiva". Tesla nel 2020 arrivò addirittura a denunciare l'amministrazione Trump per i dazi. Musk, spiega la testata americana, fece poi marcia indietro per il timore di apparire allineato alla Cina e contrario alle politiche “America First”. Dall'inizio dell'anno la capitalizzazione di mercato di Tesla ha perso oltre il 38%.
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    3 min
  • La pausa di 90 giorni per l'applicazione dei dazi americani era una fake | Il Corsivo di Martedì 08 Aprile 2025
    La pausa di 90 giorni per l'applicazione dei dazi americani era una fake.
    In questi giorni di incertezze economiche e finanziarie, dovute all'applicazione dei dazi reciproci annunciati lo scorso 2 aprile da Donald Trump, in molti giocano con il fuoco: la tensione incendia i mercati, fa crollare le borse, genera panico tra gli investitori. Quello che è accaduto ieri è senza precedenti nella storia delle borse americane. Le borse reagiscono con entusiasmo al presunto annuncio di Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale degli Stati Uniti, secondo cui Trump sarebbe pronto a una pausa di 90 giorni nei dazi. L'annuncio fa il giro dei social grazie al tweet di Walter Bloomberg, che però non ha nessun legame con l'agenzia di notizie. Hassett, nell'intervista alla Fox da cui tutto avrebbe avuto inizio, non risponde "sì" alla domanda sullo stop di 90 giorni. Usa solo un intercalare. Walter Bloomberg cancella il post e sostiene che la prima a dare la notizia sarebbe stata l'agenzia Reuters. Comunque sia, la Casa Bianca smentisce l'idea dei 90 giorni di pausa, e i mercati tornano a crollare, esattamente come avevano fatto nelle ore precedenti. Migliaia di miliardi vengono bruciati.
    Cosa accade veramente?
    Al di là delle narrazioni, molti analisti internazionali sono convinti che i mercati stiano esprimendo un’incertezza totale legata alla perdita di fiducia verso le politiche dell’Amministrazione Trump: sono del tutto politicizzate e la base dal punto di vista economico è debolissima. Nel fine settimana, gli investitori speravano che da Washington arrivassero segnali di apertura, come uno slittamento dei dazi reciproci previsti per il 9 aprile. Ma tutta questa speculazione non ha trovato riscontri nella realtà e ora i mercati fanno i conti col contraccolpo economico. Ora lo spettro della recessione entro la fine del 2025 è sempre più reale.
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    3 min
  • L'altra America: la protesta contro Donald Trump | Il Corsivo di Lunedì 07 Aprile 2025
    Dalla costa orientale a quella occidentale, dai confini con il Canada alla bordeline con il Messico, i progressisti degli Stati Uniti hanno trovato il coraggio e il senso della protesta. In realtà qualcosa si era già visto le scorse settimane, nel tour del vecchio Bernie Sanders, Alexandria Cortez e altri parlamentari della sinistra america, da Denver, a Las Vegas, in Colorado, California e Arizona, ma in queste ultime ore l'altra America è scesa in piazza contro le politiche sovraniste, oligarchiche e suprematiste di Donald Trump. Non e un movimento organizzato, uno schieramento che possa rappresentare ora un'alternativa, non si intravedono a breve leader in grado di invertire il corso della Storia . Da quello che si capisce sommando le tante sigle di formazioni politiche e associazioni che compongono il variegato fronte di opposizione, è un primo segnale di sfiducia contri Trump. È ancora presto per definirlo un fiume in piena che si abbatte sulla Casa Bianca, travolta dalle reazioni dei mercati ai forsennati dazi. Ciò che resta dei democratici sceglie una proesta tranquilla, ma non inutile.
    Saranno i prossimi cortei a determinare chi e come guiderà la probabile vittoria democratica alle prossime elezioni di midterm.
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    2 min
  • Le sbalorditive tariffe del 500% | Il Corsivo di Venerdì 04 Aprile 2025
    Sembra svanire decisamente la pazienza con la quale, fino alla scorsa settimana, gli Stati Uniti avevano fatto buon viso a cattivo gioco, dinanzi alla sostanziale indifferenza mostrata dai Russi nei confronti dei loro sforzi per il raggiungimento di almeno un breve “cessate il fuoco” in Ucraina. E non ci riferiamo tanto allo stato di forte irritazione espresso, a inizio settimana, da Donald Trump proprio nei riguardi di Vladimir Putin, quanto alle nuove sanzioni che sono appena state ipotizzate da una proposta di legge bipartisan – presentata cioè, da cinquanta senatori (25 repubblicani e 25 democratici) – che prevede l’imposizione di una tariffa (fino al 500 per cento !) sulle importazioni dai Paesi che continueranno a fare scambi commerciali con la Russia, acquistando il suo gas o il suo petrolio. Tali misure punitive – spiegano a Washington – verranno applicate se il Cremlino non compirà “passi significativi” sulla strada che porta alla fine del conflitto. Non c’è dubbio sul fatto che l’introduzione (o, comunque, la minaccia) di queste sanzioni, segni un infastidito cambio di atteggiamento degli Stati Uniti, fino a ieri rimasti fin troppo accomodanti rispetto alle furberie diplomatiche di cui la Russia si è servita esclusivamente per guadagnare tempo utile all’avanzata – per la verità assai lenta - dei suoi soldati .
    Naturalmente, data l’umoralità dell’uomo che, per i prossimi quattro anni, governerà il Paese più potente del mondo, sarebbe, comunque, azzardato parlare di un vero e proprio rimescolamento di carte tra Mosca e Washington: tuttavia non si può neanche negare il fatto che, ultimamente, Donald Trump sia apparso sempre più insofferente verso certi giochetti di prestigio che, forse, Vladimir Putin si è illuso di poter portare avanti all’infinito.
    Tra le tante promesse che il Tycoon aveva venduto agli elettori statunitensi durante la sua campagna elettorale, c’era, infatti, anche quella di poter chiudere la questione ucraina in quattro e quattr’otto, grazie, soprattutto, all’esistenza di un suo presunto feeling con l’autocrate russo. Feeling che, invece, si sta evidentemente rivelando ben poco contraccambiato... Trump, per andare incontro alle esigenze del suo interlocutore russo, si era esposto fino al punto di addebitare a Zelensky le responsabilità principali circa lo scoppio della guerra: ma neanche questo è bastato, perchè Putin, in cambio, non gli ha neppure concesso lo striminzito contentino di quei 30 giorni di sospensione dei combattimenti che gli avrebbero almeno permesso di sbandierare un minimo di risultato utile in faccia ai suoi detrattori politici: sia in America, che altrove. Pertanto, visto lo stato di imbarazzante confusione in cui sembrano procedere le trattative tra Cremlino e Casa Bianca, è più che comprensibile che un risentito senso di frustrazione si stia, adesso, impossessando dell’animo di Donald Trump. Staremo, quindi, a vedere come evolveranno le cose, ma è certo che il testo di legge presentato al Senato di Washington – se approvato – andrebbe veramente a colpire la Russia dove fa più male, prevedendo sanzioni così drastiche proprio a carico di quei Paesi che - anche se non direttamente - di fatto sostengono l’espansionismo militare del Cremlino. Come, ad esempio, India e Cina che sono, al momento, tra i maggiori clienti di Mosca per quanto concerne gli acquisti di gas e petrolio: e tutti sappiamo come le esportazioni di energia e di altre materie costituiscano le sue principali fonti di finanziamento della guerra.
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  • Il tempo dei dazi | Il Corsivo di Giovedì 03 Aprile 2025
    Mai come in questo periodo, il mondo si è diviso tra quanti vedono i dazi come il fumo negli occhi e propongono, pertanto, una reazione uguale e contraria nei confronti di chi pretende di applicarli e quanti, invece, optano per un atteggiamento più morbido, che si sforzi, in sostanza, di dare vita ad un negoziato utile per limitare i danni.
    In realtà, anche per le guerre commerciali, dovrebbe valere il principio che informa un po’ tutte le cose della vita e che ci spiega come, in generale, i torti, le ragioni ed i vantaggi non stiano mai da una sola parte. Ad esempio, nel caso dei dazi, chi decide di porli in essere farebbe bene a considerare non soltanto le sue aspettative più positive (e cioè, maggiori entrate per lo Stato che consentano sgravi sui prelievi fiscali interni e incremento delle produzioni e dei livelli occupazionali), ma anche altri elementi della questione che dovrebbero, invece, indurre ad un minimo di prudenza in più. Infatti, un’imposta sui beni prodotti all’estero comporta certamente un aumento dei loro prezzi, ma non necessariamente anche una diminuzione dei loro consumi. Questo perché, se si tratta di beni indispensabili, la loro domanda interna tenderà, comunque, a rimanere praticamente invariata e così gli inevitabili aggravi di prezzo dovuti alle barriere doganali non potranno fare altro che andare ad alleggerire i portafogli dei consumatori. I quali, loro malgrado, si vedranno, egualmente, sempre costretti a non interrompere i loro acquisti. I dazi possono, dunque, risultare decisamente penalizzanti soprattutto per le fasce di popolazione meno abbienti, dal momento che chi si può permettere di pasteggiare a Champagne difficilmente smetterà di farlo soltanto perché la bottiglia è aumentata di una manciata di dollari...Altra è, invece, la condizione in cui verrebbero a trovarsi le persone che, già normalmente, stentano ad arrivare alla fine del mese... Ma se sulle spalle del paese importatore rischiano di abbattersi questi guai di natura inflattiva, altri non meno seri (ma di tipo recessivo) incombono, invece, sulle economie dei paesi esportatori, i quali, con ogni probabilità, dovranno registrare un calo delle loro produzioni e, di conseguenza, anche l’aumento della disoccupazione. Due tipi di malattie, queste, che, messe insieme, concorrono a favorire la formazione di un quadro economico decisamente temuto a livello globale: quello cioè, della “stagflazione”. Ossia, di una situazione nella quale coesistono sia un aumento generale dei prezzi, che una mancanza di crescita dell’economia in termini reali.
    Pertanto, i dazi – almeno nel breve periodo – causano danni sia chi li applica, che a chi li subisce: e non sarà nemmeno l’adozione di politiche ritorsive ad attenuarne gli effetti negativi. Anzi, in questi casi, la tentazione di ripagare della stessa moneta chi ci ha aggrediti commercialmente, non farebbe altro che aggiungere ulteriori incertezze a quelle che già ci sono. E non a caso, tra un proclama bellicoso di Washington ed una levata di scudi da parte di Bruxelles, in questi ultimi tempi, l’andamento di tutte le principali Borse del mondo ha espresso, in modo più che chiaro, quanto siano pessimistiche le previsioni della finanza globale, in merito agli sviluppi che potranno scaturire da questa, sostanzialmente, immotivata ondata di protezionismo.
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  • Marine Le Pen e la “legge del contrappasso" | Il Corsivo di Mercoledì 02 Aprile 2025
    Il tribunale di Parigi ha, dunque, giudicato colpevole Marine Le Pen, unitamente ad altri otto esponenti del suo partito, per aver fatto un uso illecito di fondi europei (circa 2,9 milioni di euro) per retribuire alcuni funzionari del suo Rassemblement National che, in realtà, con l’Europa non avevano nulla a che vedere. Tra le sanzione inflitte alla signora della Destra francese, quella che fa più male è rappresentata senz’altro dall’ ineleggibilità per cinque anni da qualsiasi carica pubblica: pena che va a complicare terribilmente le cose per una forza politica che, come mai prima d’ora, aveva coltivato concrete speranze di affermazione alle prossime elezioni presidenziali del 2027. Certo, ricorreranno tutti in appello, ma ormai il danno di immagine potrebbe risultare difficile da cancellare per questa lucida leader che, in pochi anni, è riuscita a condurre su un terreno di maggiore presentabilità politica, quel partito xenofobo e sostanzialmente fascista ereditato dal padre, guidandolo, abilmente, fino a superare il 34% dei consensi elettorali, alle ultime legislative.
    L’incidente di percorso è particolarmente grave, specialmente per una forza politica che - come quella di Marine Le Pen – ha, in larga misura, costruito le proprie fortune elettorali denunciando proprio la corruzione dei politici ed i presunti sprechi dell’Unione europea: il tutto, seguendo il solco di quella tradizione, tipica dell’estrema destra, che, da sempre, rivendica la propria superiorità morale rispetto all’arroganza congenita a quelle élite cosmopolite, che sarebbero capaci soltanto di ingannare e sfruttare la gente comune. Adesso però, dopo anni di indagini, la magistratura francese ha portato alla luce alcune inconfessabili responsabilità del Rassemblement National, il quale avrebbe messo a punto un bel meccanismo di truffa - per importi milionari - ai danni del tanto esecrato Parlamento europeo (e, quindi, in definitiva, anche dei contribuenti europei, Italiani compresi).
    Noi, da garantisti incrollabili quali pensiamo di essere, eviteremo di gettare la croce addosso alla Le Pen fino a che non ci sarà, nei suoi confronti, una sentenza di secondo grado che confermi i contenuti di quella che è stata appena emessa dal Tribunale di Parigi e che sembra, in pratica, aver posto una pietra tombale sulla sua carriera politica. Se le accuse dovessero, infatti, trovare conferma anche in appello, allora, per lei, diventerebbe davvero difficile continuare a presentarsi come l’unica Giovanna d’Arco pulita, in grado di contrapporsi ad un sistema politico marcio.
    Ironia della sorte, sappiamo che la richiesta di un tipo di norma che prevedesse l’ineleggibilità a vita “per tutti quelli che sono stati condannati per fatti commessi grazie o in occasione del loro mandato”, aveva costituito, per tanti anni, proprio uno dei cavalli di battaglia più usati dalla Le Pen: anzi, si può dire che la legge in base alla quale è stata lei stessa ora condannata, altro non è se non il frutto di una forte pressione esercitata, nel 2016, dal suo partito e da altre formazioni populiste e forcaiole...
    Insomma, osservando il “caso Le Pen”, viene sul serio da pensare che la dantesca “legge del contrappasso” conservi ancora del tutto inalterata la sua plurisecolare volontà di metterci tutti di fronte alle nostre contraddizioni. E la esercita, a quanto pare, non solo sulle rive dell’Arno, ma, evidentemente, anche su quelle della Senna...
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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