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  • Una memoria non condivisa: Ramelli e Fausto e Iaio | Il Corsivo di Martedì 18 Marzo 2025
    Una memoria non condivisa: Ramelli e Fausto e Iaio.
    Il 13 ottobre 2022, nel suo discorso di insediamento a Palazzo Madama, Ignazio La Russa aveva ricordato quattro nomi uccisi negli anni Settanta (il commissario Luigi Calabresi, il giovane missino Sergio Ramelli, i ragazzi del Leoncavallo Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci detto Iaio), chiedendo una pacificazione. Per Ramelli c'è una giustizia penale. Per Tinelli e Iannucci non c'è alcun processo. E la memoria resta non non può essere condivisa.
    I fatti.
    Il 13 marzo 1975, Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, venne ucciso a colpi di chiave inglese da uno spezzone del servizio d'ordine di "Avanguardia Operaia", sotto la sua abitazione milanese. Morì il 29 aprile dello stesso anno. Per il suo assassinio si tenne un processo con sentenza passata in giudicato: i responsabile dell'aggressione vennero identificati dieci anni dopo l'aggressione durante l'inchiesta dell'allora giudice istruttore Guido Salvini. Il 18 marzo 1978, sempre a Milano, nel quartiere Casoretto, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro e l'uccisione degli uomini della sua scorta, un commando di killer formato da tre persone con ogni probabilità giunti da Roma, aiutati da altri camerati di Milano, ammazzano con otto colpi di pistola Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due ragazzi che frequentavano il Centro sociale Leoncavallo.
    Un duplice omicidio senza colpevoli.
    Le indagini iniziarono male e proseguirono ancora peggio. Numerosi magistrati aprirono e chiusero il fascicolo, fino all'archiviazione del Gup Clementina Forleo del 2000: "Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni". Dal gennaio 2024 si è aperta l'ultima inchiesta della Procura di Milano su richiesta dell'intero consiglio comunale di Milano e del sindaco Sala. Un paese civile darebbe ai familiari di Fausto e Iaio non solo una verità storica, ma anche un processo, una giustizia, anche molti anni dopo, per uno dei tanti, troppi omicidi politici e stragi rimasti irrisolti, con assassini ancora impuniti.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • La piazza che divide la sinistra in cerca di una identità | Il Corsivo di Lunedì 17 Marzo 2025
    La piazza che divide.
    Pietro Nenni, uno dei padri del socialismo italiano, dopo le elezioni del 18 aprile 1948 vinte a man bassa dalla Democrazia Cristiana contro il Fronte popolare, aveva declamato una frase che dipingeva in modo preciso la difficile ricerca dell'unità della sinistra italiana: piazze piene, urne vuote. Nel corso di 77 anni della storia italiana, queste parole sono state spesso evocate per smorzare i facili entusiasmi, dinanzi ai più vistosi momenti di mobilitazione popolare. È vero che in alcuni passaggi storici, le piazze piene della sinistra hanno trovato un riscontro nelle urne, ma per diversi decenni non è più accaduto, così come dal 22 settembre 2022, da quando cioè la destra è andata al potere.
    La sinistra in cerca di una identità.
    Sabato pomeriggio due piazze si sono riempite a Roma, piazza del Popolo e piazza Barberini, ma le urne restano sempre più aride e l'orizzonte dei partiti che potenzialmente fanno riferimento a quelle piazze appare ancora fosco. I leader che compongono la frammentata e rissosa coalizione di centrosinistra, e di sinistra, si sono affacciati alla piazza in cerca di visibilità, per tentare di colmare il vuoto tra il loro elettorato e la crisi di rappresentanza politica. Si sono viste le bandiere di una Europa che approva un investimento di 800 miliardi nel settore degli armamenti e quelle della pace. Ognuno ha portato in quelle piazze le sue idee di Europa, ma anche le contraddizioni nette, radicali, tra un mondo proiettato verso la guerra permanente, uno che continua a credere ad una pace vera e uno che sta a guardare dalla finestra. Per dirla come il prof. Francesco Barbera nel suo libro 'Piazze vuote, Ritrovare gli spazi della politica', “il distacco tra partiti e fermento sociale è anche dovuto a un meccanismo di auto-esclusione dovuto al intrinseca gratificazione che queste esperienze trasmettono a chi le anima… È, in altri termini, il buon funzionamento della micro-politica che può contribuire a disincentivare la presa in carico in prima persona dell’azione nella politica istituzionale”.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Putin apre alla tregua solo se porta a pace duratura. Consultazioni con gli Stati Uniti | Il Corsivo di Venerdì 14 Marzo 2025
    Putin apre alla tregua solo se porta a pace duratura. Consultazioni con gli Stati Uniti.
    Una tregua in Ucraina dovrebbe portare ad una pace a lungo termine e affrontare le cause di fondo del conflitto. E' il pensiero di Vladimir Putin che però parla di questioni rimaste aperte da risolvere solo con gli Stati Uniti. E quelle che Putin definisce sfumature sono i territori, soprattutto il Kursk dove gli ucraini sono isolati e la regione è nelle mani russe. Per il Kursk il presidente russo lancia un ultimatum agli ucraini: arrendersi o morire. E fa impressione perché proprio 80 anni fa, Sandro Pertini l'aveva utilizzata contro i nazifascisti intorno al 25 aprile: arrendersi o perire. Per il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov, la proposta di cessate il fuoco di 30 giorni deve essere modificata per tenere conto degli interessi della Russia, e rappresenta solo l’approccio dell’Ucraina: secondo Mosca si tratta di misure affrettate che non contribuiscono ad una soluzione duratura.
    Le trattative tra Russia e Stati Uniti.
    Donald Trump ha mandato a Mosca l’inviato degli Stati Uniti Steve Witkoff che formalmente tratta con Putin e i suoi consiglieri a porte chiuse, ma solo una telefonata tra il presidente americano e il leader russo risolverà i tanti punti ancora scoperti. Putin vuole la assicurazione che l'Ucraina dovrà restare fuori dalla Nato, che oltre al Kursk e alla Crimea, i territori orientali, ora parzialmente occupati, vengano restituiti a Mosca, che l'Ucraina non dovrà sfruttare un'eventuale tregua per riarmare i propri arsenali, che la tregua finale scatti l'esatta fotografia della situazione militare sul campo. Trump prosegue invece la politica dei due forni. Da una parte tratta con Kiev, dall'altra con Mosca, escludendo ancora una volta l'Europa e l'Alleanza atlantica ormai sempre più abbandonata da Washington e lasciata nelle mani dei paesi europei, della Turchia. Intanto Putin si chiede: chi controllerà la tregua? Il fronte è lungo svariati chilometri. Perché hanno bisogno di 30 giorni, per la mobilitazione o la fornitura di armi all’Ucraina?
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    3 min
  • La proposta di Kiev di tregua resta in stand by senza il via libera di Mosca | Il Corsivo di Giovedì 13 Marzo 2025
    La proposta di Kiev di tregua resta in stand by senza il via libera di Mosca.
    L'accordo tra Stati Uniti e Ucraina su una tregua di 30 giorni del conflitto rimane una desiderata in stand by senza il via libera russo. Lo sanno bene il presidente degli Stati Uniti Trump e il leader di Kiev Zelensky. Ne sono a conoscenza i funzionari americani e ucraini che in Arabia Saudita hanno trovato una prima intesa che resta comunque fragile. Gli Stati Uniti hanno ripreso gli aiuti, è vero, collaborano con l'intelligence ucraino, garantiscono una sicurezza, ma non vogliono sentir parlare di ritornare ai confini precedenti al 2014, o peggio ancora al 2022 quando è iniziata l'invasione russa. Nei colloqui tra Ucraina e Stati Uniti a Gedda si è parlato di possibili concessioni territoriali di Kiev come parte di un accordo negoziato con la Russia. L'amministrazione Trump ha ripetutamente affermato che sia Kiev sia Mosca dovranno scendere a compromessi per raggiungere un accordo di pace.
    Prosegue l'avanzata russa.
    Le forze russe occupano attualmente circa il 20% dell'Ucraina. Le truppe di Mosca stanno avanzando rapidamente nel Kursk. Il ministero della Difesa russo rivendica la riconquista di cinque villaggi nella regione, invasa dagli ucraini l'estate scorsa e che Kiev spera di utilizzare come merce di scambio in caso di negoziati di pace. Mentre si inizia a trattare tra americani e russi, il ministro degli Esteri russo Lavrov critica il progetto di riarmo europeo e la formazione di una forza di interposizione voluta da Francia e Regno Unito. La sensazione è che Putin difficilmente potrà accettare a breve un accordo al ribasso. Da Mosca quello che conta è che i negoziati scattino la fotografia esatta della situazione militare sul campo, ovvero la quasi conquista della zona orientale dell'Ucraina da parte dell'esercito russo. Senza questa clausola ogni ipotesi di intesa globale è prematura.
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    3 min
  • Kiev accetta tregua di 30 giorni, Usa revocano lo stop agli aiuti. L'ultima decisione spetta a Mosca | Il Corsivo di Mercoledì 12 Marzo 2025
    Kiev accetta tregua di 30 giorni, gli Usa revocano lo stop agli aiuti.
    L'Ucraina accetta la proposta degli Stati Uniti per un cessate il fuoco parziale di 30 giorni per ripristinare una pace duratura.
    Il cessate il fuoco "immediato e provvisorio"si estende di comune accordo tra le parti ed è soggetto all'accettazione e all'attuazione simultanea da parte della Russia. Gli Stati Uniti comunicheranno alla Russia che questa è la condizione chiave per raggiungere la pace, e giò sono in corso contatti per velocizzare l'applicazione dell'accordo. Per la prima volta a Gedda, si sono trovati sullo stesso tavolo il Segretario di Stato americano Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz , il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha , il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Andriy Yermak e il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerovto.
    L'ultima decisione spetta a Mosca.
    Da una parte si tenta di trovare la quadra per interrompere la guerra, almeno in modo parziale, ma dall'altra si combatte. La Russia ha abbattuto 337 droni ucraini in diverse zone del paese, tra cui 91 nella regione di Mosca. Si tratta dell'attacco più significativo contro il territorio russo dall'inizio dell'offensiva lanciata il 24 febbraio 2022 contro l'Ucraina. Dal Cremlino fanno sapere che questa azione potrebbe frenare ogni forma di accordo, ma il presidente americano Trump tenterà di convincere Putin sull'importanza di questa soluzione di pace.
    La situazione militare sul campo.
    Le forze russe occupano attualmente quasi il 20% del territorio ucraino, in aumento rispetto al 7% circa controllato da Mosca prima di lanciare la sua invasione su vasta scala. Circa 6 milioni di ucraini vivono sotto l'occupazione russa. Putin ha chiarito che vuole che Mosca acquisisca il controllo sull'intera area orientale dell'Ucraina: le regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhia. Secondo l'Institute for the Study of War, un ente di monitoraggio dei conflitti con sede negli Stati Uniti, la Russia occupa attualmente circa il 99% della regione di Luhansk e il 70% della regione di Donetsk, nonché circa il 75% delle regioni di Kherson e Zaporizhia.
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    3 min
  • Partono a Gedda i negoziati bilaterali Usa-Ucraina. Kiev propone il cessate il fuoco parziale | Il Corsivo di Martedì 11 Marzo 2025
    Partono a Gedda i negoziati bilaterali Usa-Ucraina. Kiev propone il cessate il fuoco parziale.
    Oggi a Gedda, gli inviati di Kiev metteranno sul tavolo delle trattative la proposta di una tregua parziale ai negoziati bilaterali Usa-Ucraina. Se non è una svolta, poco ci manca. Il segretario di Stato americano, Marc Rubio, giudica il cessate il fuoco anche se non totale un'idea promettente, e auspica di poter risolvere la questione del taglio degli aiuti Usa all'Ucraina. Ma l'impresa di Rubio è complicata perché bisognerà vedere se la Russia accetterà una tregua a metà, e se le condizioni dettate da Mosca collimeranno con quelle chieste da Kiev. E' una strada stretta, tortuosa, in salita, ma non impossibile. Tutto dipenderà anche dai colloqui che in forma separata si avvieranno tra Stati Uniti e Russia, sempre in Arabia Saudita
    Oltre 30 Paesi alla riunione dei capi militari di Parigi.
    Intanto oggi a Parigi si riuniranno i funzionari militari di oltre 30 Paesi con il tentativo di creare una forza di sicurezza internazionale per l'Ucraina. La forza internazionale avrebbe lo scopo di dissuadere la Russia dal lanciare un'altra offensiva dopo l'entrata in vigore di un eventuale cessate il fuoco. La lunga lista di partecipanti include anche paesi asiatici e dell'Oceania. La composizione internazionale dei colloqui offre un'indicazione del lavoro diplomatico e militare di Francia e Regno Unito con l'intento di allargare il fronte dei cosiddetti volenterosi, cioè una coalizione di nazioni disponibili allo sforzo bellico di interposizione dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco. La posizione del nostro Governo non cambia e l'ha ribadita il ministro degli Esteri Tajani. L'Italia non manderà militari italiani in missioni della Nato e in missioni europee in Ucraina, ma qualora ci fosse una decisione del Consiglio di Sicurezza di dar vita a un cuscinetto con una presenza militare sotto le bandiere delle Nazioni Unite, allora ci potrebbe essere una presenza di nostri soldati.
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    3 min
  • Verso la manifestazione del 15 marzo: partiti e associazioni divisi sulla partecipazione | Il Corsivo di Lunedì 10 Marzo 2025
    Verso la manifestazione del 15 marzo: partiti e associazioni divisi sulla partecipazione.
    L'appello di Michele Serra sulle pagine di La Repubblica per l'organizzazione della manifestazione a sostegno dell'Europa non unisce le associazioni della società civile, anzi provoca laceranti divisioni soprattutto nel centrosinistra e nel suo potenziale bacino di riferimento. Lo dice senza tanti fronzoli il segretario della Cgil Maurizio Landini: l’Unione Europea o è per la pace, i diritti e il lavoro o non è. La Cgil rifiuta l'idea di Europa che agisce come se la guerra fosse uno strumento giusto di regolazione dei conflitti, dunque porterà in piazza le domande di un'Europa alternativa. Qui sta il punto di non ritorno. L'Arci, associazione del volontariato laico con 1 milione e mezzo di iscritti, non sarà presente all'iniziativa del 15 marzo, nemmeno con le storiche bandiere della pace. L'Anpi invece non rifiuta l'invito, ma ha dato libertà di scelta ai comitati provinciali, e già molti, tra cui Roma e Rieti, non saranno presenti. Libera di don Ciotti, impegnata da sempre nelle battaglie dell'antimafia, garantisce la sua partecipazione perché si rimettono al centro i cittadini e i loro problemi, così come Cisl, Uil, Coop, Agesci, Legambiente, e numerosi intellettuali.
    La divisione dei partiti.
    Sul piano politico, c'è un fronte che difende il piano di difesa europeo e che mette insieme Azione, Italia Viva e +Europa. C'è Avs che sarà in manifestazione con le bandiere della pace. C'è il Pd spaccato tra chi è favorevole e chi è contrario al riarmo, e chi il 15 marzo farà altro come il M5s. Insomma, le frizioni tra le associazioni del volontariato e le loro articolazioni territoriali sul corteo del 15 marzo sono il riflesso di una più generale mancanza di visione e di leadership dei partiti del centrosinistra a loro volta divisi sul piano di riarmo europeo da 800 miliardi e la destinazione degli investimenti.
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    3 min
  • Il Corsivo di Venerdì 07 Marzo 2025
    La Bce taglia i tassi di 25 punti base. E' la sesta volta consecutiva.
    La Bce taglia per la sesta riunione consecutiva i tassi ufficiali, portando quello sui depositi al 2,5% dall’attuale 2,75%. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali cala da 2,90% a 2,65%, quello sui prestiti marginali da 3,15% a 2,90%. Quello sui depositi è il tasso al quale la Bce concede prestiti alle banche operanti nell'Eurozona. Anche se non in modo simultaneo e con la medesima entità, le condizioni di mercato, ovvero gli interessi applicati dalle banche e dalle finanziarie a imprese e privati, tendono ad adeguarsi alle mosse di Francoforte.Fino a qualche settimana fa il mercato stimava un ritorno a tassi del 2% entro l’estate. A febbraio l’inflazione nell’Eurozona ha rallentato al 2,4% dal 2,5% di gennaio, ma a ottobre era al 2% e all’orizzonte c’è lo spettro dei dazi reciproci minacciati da Donald Trump e annunciati come risposta dall'Unione Europea, che andrebbero a incidere sui prezzi a carico dei consumatori.
    Nessuna indicazione sui prossimi passi.
    Il board della Bce non fornisce nessuna indicazione sui prossimi passi perché pesano le incertezze politiche globali e, in particolare, quelle sul commercio internazionale. "La politica monetaria sta diventando meno restrittiva in modo significativo. I tagli dei tassi stanno rendendo meno cari, per famiglie e imprese, i nuovi prestiti", spiega il comunicato emesso al termine del consiglio. La Bce ha corretto al ribasso le proiezioni di crescita: allo 0,9% per il 2025, all'1,2% per il 2026 e all'1,3% per il 2027.
    Le conseguenze su mutui e investimenti.
    Per chi ha scelto un mutuo a tasso fisso, nulla cambia dato che ci si è impegnati a pagare sempre la stessa rata mensile fino alla conclusione del piano di rimborso. Diverso per quanti hanno optato per un mutuo a tasso variabile: il cosiddetto benchmark è costituito dall’indice Euribor, condizionato dai tassi ufficiali, che anticipano le decisioni delle banche centrali. Nelle ultime settimane è sceso in maniera sensibile, scontando in parte il taglio annunciato dalla Bce. Sul piano degli investimenti, il taglio dei tassi consente agli Stati e alle imprese di finanziarsi a tassi più bassi del passato. Dunque, l’allentamento monetario tende a ridurre i rendimenti delle nuove emissioni obbligazionarie. Di conseguenza si alza il prezzo dei bond già sul mercato.
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    3 min
  • A Bruxelles si apre il Consiglio europeo straordinario. Ci sarà Zelensky | Il Corsivo di Giovedì 06 Marzo 2025
    A Bruxelles si apre il Consiglio europeo straordinario. Ci sarà Zelensky.
    Dagli schiaffi presi in diretta televisiva da Trump e Vance, il leader ucraino Zelensky partecipa oggi al Consiglio europeo straordinario, passando dal vertice di Londra e dall'accettazione dell'accordo imminente sulle terre rare con gli Stati Uniti. Mentre l'Europa si riarma con un piano da 800 miliardi tutti investiti sulla sicurezza e sulla difesa comune, Zelensky ha assicurato che il piano di pace su cui si sta lavorando sarà presto pronto. "Stiamo preparando un piano per muovere i primi passi verso una pace giusta e sostenibile", ha detto Zelensky. Ma l'umiliazione ricevuta a Washington Zelensky pare averla lasciata alle spalle, tanto che oggi non chiede un cessate il fuoco temporaneo, ma la fine della guerra una volta per tutte, sotto l'ombrello europeo e la leadership degli Stati Uniti. Al momento sembrano due concetti in antitesi tra loro, ma il quadro geopolitico è in movimento e tutto può cambiare anche a distanza di ore.
    Le divisioni europee e la posizione italiana.
    Grande confusione sotto il cielo e per qualcuno la situazione è eccellente. Al vertice Ue si affronterà il tema della coalizione dei volenterosi per dare garanzie di sicurezza a Kiev, ma un funzionario della Commissione manda a dire che non ci si deve aspettare che il Consiglio Europeo sia il luogo dove si prendono decisioni sulle opzioni, come ad esempio la tregua parziale di un mese proposta da Parigi. Del resto permangono divisioni non solo sulla coalizione di volenterosi, ma anche sull'intero impianto dell'investimento europeo sulla difesa che appare mastodontico e ingiustificato. Ad esempio, secondo il ministro Giorgetti della Lega, sul riarmo europeo un conto sono gli aiuti all'Ucraina che non sono in discussione, altra cosa è la difesa e sicurezza europea che implica un programma di investimenti in infrastrutture militari che abbiano un senso, e non fatto in fretta e furia senza una logica. "Per comprare un drone o un missile supersonico, non si va al supermercato, ci vogliono investimenti pluriennali", afferma Giorgetti. Non si può dargli torto.
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  • Riarmare l'Europa costa 800 miliardi. Presentato il piano di Ursula von der Leyern | Il Corsivo di Mercoledì 05 Marzo 2025
    Riarmare l'Europa costa 800 miliardi. Presentato il piano di Ursula von der Leyern
    La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyern presenta un piano corposo, costoso, con ogni probabilità insufficiente per risolvere sul piano militare il conflitto tra Russia e Ucraina, specie dopo la scelta di Donald Trump di sfilarsi in pochi giorni dagli aiuti a Kiev.
    Il progetto di riarmare l’Europa consentirà di mobilitare per la difesa Ue circa 800 miliardi di euro. Una enormità. Il piano si articola in cinque punti elaborato in vista del summit straordinario domani. Oltre alla clausula nazionale di salvaguardia del patto di stabilità e ad un nuovo strumento da 150 miliardi, viene evidenziato il terzo punto che intende utilizzare il potere del bilancio dell’Ue per indirizzare più fondi verso investimenti legati alla difesa.
    Ci saranno possibilità di incentivi affinché gli Stati membri decidano se utilizzare i programmi della politica di coesione europea.
    Una spesa che avrà un'impatto sui servizi ai cittadini.
    Non bisogna essere dei grandi economisti per capire che 800 miliardi diretti dall'Europa verso spese militari avranno un impatto certo sui servizi che gli Stati membri dell'Unione destinano al sostegno dei cittadini più svantaggiati in settori cruciali come sanità, scuola e welfare. Questa corsa forsennata al riarmo teadisce anche i punti chiave scritti nella Costituzione europea.
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