Il Corsivo

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  • Verso il vertice di Istanbul tra Russia e Ucraina | Il Corsivo di Martedì 13 Maggio 2025
    Verso il vertice di Istanbul tra Russia e Ucraina
    I colloqui di pace tra Russia e Ucraina tornano a Istanbul da giovedì 15 maggio, nella prima sede dove si erano tenuti i primi negoziati all'inizio del conflitto. Allora i tempi non erano maturi per sedersi uno davanti all'altro e cercare se non una pace duratura, almeno un cessate il fuoco di media durata: la guerra era appena partita, alla guida degli Stati Uniti c'era Joe Biden che armava Kiev, la Russia era pesantemente sanzionata, l'Europa, pur divisa nella sostanza, manteneva un asse politico tra Draghi, Macron e Scholtz. Oggi lo scenario geopolitico è cambiato: russi e ucraini non hanno vinto la guerra, a Washington c'è Donald Trump che ha fatto del cessate il fuoco un cruccio personale esibito in campagna elettorale. Così Erdogan, il dittatore che usa la democrazia come una clava per colpire ogni forma di opposizione in Turchia, è diventato di nuovo l'ago della bilancia diplomatica quanto meno per aver offerto a Putin e Zelensky il luogo dove riprendere i trattati.
    Il cambio di scenario
    Non di soli auspici vive una proposta diplomatica, che vive anche per quanto è sostenuta con determinazione: l'appello di papa Leone XIV, le minacce di Trump alla Russia, il gruppo dei sostenitori di Zelensky deciso ad andare avanti nel progetto dei cosiddetti volonterosi. Putin, convocando i giornalisti in piena notte e annunciando il vertice di Istanbul, potrebbe aver compreso che margini di nuove perdite di tempo non ce ne sono e che è giunto il tempo di trattare ancora da vincitore, per tracciare vecchi e nuovi confini, per avviare con la Cina e gli Stati Uniti un nuovo ordine mondiale politico, economico e militare.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Leone XIV e la sfida all'intelligenza artificiale | Il Corsivo di Lunedì 12 Maggio 2025
    Leone XIV e la sfida all'intelligenza artificiale.
    Leone XIV non ha utilizzato mezze parole per descrivere le sfide della Chiesa e al primo posto ha messo l'intelligenza artificiale. Del resto, la scelta del nome indicato da Robert Francis Prevost va esattamente in questa direzione: il richiamo a Leone XIII, alla Rerum Novarum obbliga la Chiesa ad avviare una grande riflessione sulla modernità, sulla rivoluzione tecnologica, la robotica. Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro. Il Papa parte da qui.
    La riscoperta della dottrina sociale.
    Quella di Robert Francis Prevost è una chiamata missionaria per tutta la Chiesa. E in questo percorso c'è la riscoperta della dottrina sociale, avviata proprio da papa Pecci, Leone XIII, con il testo promulgato il 15 maggio 1891 nel quale per la prima volta il magistero dei pontefici affronta i temi delle questioni operaie, delle condizioni di lavoro, del diritto allo sciopero, dell’equità dei salari. Certo, a quel tempo la Chiesa intendeva rispondere all’avanzata delle teorie socialiste, ma presentava proposte concrete, a partire dall’associazionismo. La stessa Rerum novarum afferma che "per riformare una società in decadenza, è necessario riportarla ai principi che le hanno dato l’essere". Nella sostanza, deviare dallo scopo primitivo è corruzione, tornare a esso è salvezza.
    Prevost, Bergoglio e l'intelligenza artificiale.
    Non c'è solo il richiamo alla dottrina sociale di Leone XIII. Con la promessa di affrontare in primis i temi etici della modernità, Prevost si collega direttamente a quanto affermato da Bergoglio in numerosi vertici internazionali pubblici. A Davos e a Lima, in Perù, Francesco si era concentrato sul rischio che questi sistemi possano distorcere la nostra percezione della realtà, tramite fake news, deepfake. Prevost si incammina dunque lungo la linea tracciata da Bergoglio secondo cui la tecnologia potrebbe far aumentare le disuguaglianze, dare vita a una “dittatura tecnologica”, causare la diffusione di realtà fasulle, conferire un potere spropositato alle macchine.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il Conclave sceglie il successore di Francesco: è Robert Francis Prevost | Il Corsivo di Venerdì 09 Maggio 2025
    Il Conclave sceglie il successore di Francesco: è Robert Francis Prevost.
    Il Conclave ha scelto il successore di Francesco: è Robert Francis Prevost, Leone XIV. E’ il 267 esimo pontefice della storia della Chiesa cattolica, il primo americano. Dopo la fumata nera di mercoledì, anche nel secondo giorno erano ripartite le votazioni. Nelle prime, in nessun caso era stato raggiunto il quorum dei due terzi dei cardinali elettori, fissato a 89, necessario per eleggere il successore di papa Francesco. Poi alle 18.08 è arrivata la fumata bianca. Il nome Leone XIV non è stato scelto a caso dal nuovo papa che lo lega alla spinta verso il rinnovamento della società che Leone XIII aveva indicato nella Rerum Novarum.
    Chi è Robert Francis Prevost.
    Nato 69 anni fa a Chicago da una famiglia di origini italiana, francese e spagnola, Robert Francis Prevost è stato nominato a sorpresa da papa Francesco, nel 2023, prefetto del potente dicastero dei vescovi, l’ufficio vaticano che seleziona i vescovi mondiali. Questo sacerdote agostiniano ha trascorso venti anni in Perù, dapprima come missionario poi, nominato da Bergoglio, come vescovo. Gran capacità di ascolto, riservato, pragmatico, è difficile trovare sue dichiarazioni sui temi caldi. È apprezzato da molti cardinali di varie aree, e per questo suo lavoro è riuscito a far convogliare sulla sua figura quella Chiesa lontana da Roma.
    Una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante.
    Nel suo primo discorso pubblico, Prevost si incammina sul solco teologico, culturale e politico di Francesco. Parla di una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante, collegandosi direttamente alle ultime parole di Bergoglio che aveva affermato che non può esserci pace senza un disarmo unilaterale. E per proseguire le indicazioni di Bergoglio, anche Prevost intende costruire ponti con dialoghi, incontri, per essere un solo popolo in pace. Il primo a congratularsi con il nuovo papa è stato Donald Trump, ma il pensiero di Prevost resta distante da quello del presidente americano, soprattutto su migranti e diritti civili. Due posizioni assolutamente inconciliabili.
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  • Fumata nera. Il Conclave non trova l'accordo su successore di Francesco | Il Corsivo di Giovedì 08 Maggio 2025
    Fumata nera. Il Conclave non trova l'accordo su successore di Francesco.
    Il successore di Francesco ancora non c'è, ma si sta delineando la sua figura spirituale, culturale, politica. I 133 cardinali riuniti da ieri in Conclave non trovano un accordo, ma la votazione non resta inutile, vuota, come scrive qualche distratto analista di cose vaticane. La prima votazione, nei fatti, serve a ridurre il numero dei candidati e a concentrare le forze su chi potrebbe unire la Chiesa cattolica lungo il cammino indicato da Bergoglio, perchè il complesso sistema che determina il governo vaticano non si può permettere divisioni lacerante. Del resto, la presenza di 50 mila fedeli in piazza San Pietro in attesa dell'esito della votazione e il pellegrinaggio di una consistente massa di persone provenienti da tutto il mondo, dimostrano le aspettative di credenti e atei dopo il pontificato di Francesco. Il primo scrutinio dunque non ha raggiunto il quorum di 79 voti, ma nessuno realmente se lo aspettava. Sarebbe stato un vero plebiscito sul nome favorito, quello del segretario di stato Pietro Parolin.
    Il mistero del ritardo.
    La prima fumata del Conclave 2025 è arrivata alle 21 di ieri. Il ritardo, rispetto all'orario ipotizzato, è di quasi 2 ore: rispetto all'ultimo Conclave che nel 2013 elesse Papa Francesco un'ora e 20 minuti in più. Da quello che trapela, i motivi del ritardo sarebbero dovuti alla lunghezza della meditazione tenuta dal cardinale Raniero Cantalamessa, durata 45 minuti, ma anche il fatto che i porporati, oltre ad essere diciotto in più rispetto al 2013, nella maggior parte sono neofiti e diversi di loro non parlano italiano. Quindi le operazioni di voto hanno preso decisamente più tempo. Si riprende oggi con quattro turni di voto, due al mattino (10.30 e 12.30) e due al pomeriggio (17 e 20).
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    3 min
  • La pista neofascista alla base della riapertura dell'inchiesta sull'omicidio di Fausto e Iaio | Il Corsivo di Mercoledì 07 Maggio 2025
    La pista neofascista alla base della riapertura dell'inchiesta sull'omicidio di Fausto e Iaio.
    Non è cosa semplice riaprire un'inchiesta 47 anni dopo un duplice omicidio politico come quello di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, uccisi a Milano, il 18 marzo 1978, in pieno rapimento di Aldo Moro. I ragazzi vennero attesi in via Mancinelli, nel quartiere Casoretto, da tre killer provenienti da Roma, due con l'impermeabile chiaro e uno con il giubbotto marrone. Uno di loro sparò contro i due ragazzi di sinistra otto colpi di pistola utilizzando la tecnica del sacchetto di plastica per trattenere i bossoli. Le vie di fuga percorse, le moto utilizzate, dimostrano che l'agguato era stato preparato con cura da una rete logistica composta da neofascisti milanesi. In una intercettazione ambientale nel Bar Pirata, luogo di raduno di destra, gli investigatori ascoltarono la telefonata di uno che aveva dimenticato nel locale un impermebile bianco. I poliziotti di Roma perquisirono la casa di un noto esponente della destra e vi trovarono fotografie di Fausto e Iaio, oltre a lettere e documenti compromettenti.
    L'ultima inchiesta.
    La giustizia parte oggi dove aveva fallito nell'anno 2000, dal decreto della Gup Clementina Forleo che archiviò l'indagine su Massimo Carminati, l'uomo poi coinvolto nell'inchiesta su Mafia capitale, Claudio Bracci e Mario Corsi detto Marione, oggi popolare conduttore sportivo romano. Su questi tre nomi, e su altri non ancora identificati, ripartono i nuovi accertamenti. In particolare saranno comparati due documenti di rivendicazione: quello per l'omicidio di Fausto e Iaio e per l'attentato contro la sezione del Pci del quartiere Balduina a Roma, il 29 maggio 1978, entrambi firmati "Esercito nazionale rivoluzionario-Brigata combattente Franco Anselmi". Verranno verificate vecchie e nuove testimonianze di collaboratori di giustizia dell'estrema destra, analizzati documenti e indumenti sequestrati durante le perquisizioni del 1978, e molto altro ancora, con le tecnologie moderne. E' l'ultima possibilità per scoprire uno dei pochissimi omicidi politici degli anni Settanta rimasti irrisolti sul piano giudiziario, come l'assassinio di Valerio Verbano, avvenuto a Roma, il 22 febbraio 1980.
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  • Il Corsivo di Martedì 06 Maggio 2025
    La guerra di Netanyahu contro la popolazione di Gaza.
    Benjamin Netanyahu avvia una nuova azione militare contro la popolazione di Gaza, favorendo così il piano di Donald Trump che vorrebbe spostare i palestinesi nei paesi confinanti e trasformare i territori occupati in una riviera per ricchi. Secondo Netanyahu, l'operazione punta a sconfiggere Hamas nella Striscia di Gaza, nel caso falliscano i negoziati sugli ostaggi: il presidente israeliano assicura che il blitz sarà intenso e la popolazione dell'enclave palestinese sarà spostata per la sua stessa protezione. Il falco ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, assicura che quella di Gaza sarà una vera e propria occupazione. La nuova ingiustificata mossa israeliana arriva mentre viene diffuso l'ultimo orribile bilancio : 52.567 morti, 118.610 feriti palestinesi, il 65% delle vittime sono bambini e donne, migliaia di persone risultano ancora disperse e sono presumibilmente morte.
    La guerra di Netanyahu e dell'ultradestra israeliana.
    L'annuncio di Netanyahu riceve una valanga di durissime critiche da parte di stati, istituzioni e associazioni mondiali, dimostrando che ormai quella di Gaza resta ormai la guerra di Netanyahu e dell'ultradestra israeliana contro i palestinesi. In migliaia partecipano alla protesta antigovernativa fuori dalla Knesset a Gerusalemme: la polizia ha disperso con la forza i dimostranti che bloccano la strada che conduce all'ufficio del primo ministro Netanyahu. Israele controlla già circa la metà del territorio di Gaza, compresa una zona cuscinetto lungo il confine con Israele e tre corridoi che corrono da est a ovest lungo la Striscia. Il via libera al piano è giunto in seguito all'annuncio della mobilitazione di decine di migliaia di riservisti per l'espansione delle operazioni a Gaza. Israele vuole aumentare la pressione su Hamas affinché negozi un cessate il fuoco più in linea con le sue condizioni. Idf non è d'accordo e chiede che l'operazione si svolga non dove sono ancora presenti gli ostaggi.
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  • Il Corsivo di Lunedì 05 Maggio 2025
    Trump ci ripensa: tra Putin e Zelensky c'è troppo odio, pace impossibile.
    Dalla pace in 24 ore alla pace forse impossibile è un attimo. Donald Trump è passato in pochi mesi dalla certezza di redimere in poco tempo le cause del conflitto tra Russia e Ucraina all'ammissione che Putin e Zelensky si odiano a tal punto di rendere un cessate il fuoco duraturo inprobabile. La faceva facile il presidente americano quando in piena campagna elettorale aveva convinto il mondo di essere in grado di fermare la guerra, omettendo, per mero calcolo politico, che le condizioni di una trattativa tra le due parti erano troppo radicate da far apparire, anche l'utilizzo della miglior tecnica diplomatica, una mera chimera irrealizzabile. Infatti le posizioni restano distanti. “Putin è cinico, dice di volere la tregua e continua ad attaccare", afferma Zelensky. “La riconciliazione è inevitabile, è solo questione di tempo. Le armi nucleari in Ucraina? Potrebbe non essere necessario usarle”, risponde Putin.
    Le manovre americane.
    Per comprendere lo stato confusionale in cui versa l'amministrazione americana basta osservare le ultime manovre di Washington. Kiev riceverà da Trump un sistema di difesa aerea Patriot, precedentemente diretto in Israele: sarà inviato in Ucraina dopo essere stato ricondizionato. Non solo. Gli alleati occidentali stanno discutendo la logistica di un eventuale trasferimento di un altro sistema Patriot da parte di Germania o Grecia. Il Dipartimento della Difesa ha dichiarato in una nota di "continuare a fornire equipaggiamento all'Ucraina da pacchetti precedentemente autorizzati", riferendosi ad armamenti prelevati dalle scorte esistenti e a nuovi acquisti. Nella sostanza, da una parte ci si prepara allo scenario peggiore, dall'altra si mettono le aventi: la pace tanto agognata, con ogni probabilità non ci sarà.
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  • La vera “guerra per procura” | Il Corsivo di Venerdì 02 Maggio 2025
    Vi ricordate di quanto a lungo abbiamo dovuto subire la fandonia propagandistica, secondo la quale quella tra Mosca e Kiev era essenzialmente una guerra “per procura”, combattuta cioè dagli stolti Ucraini, i quali si lasciavano abbindolare da un aggressivo Occidente che, cinicamente, li manovrava contro un Paese pacifico e democratico come la Russia di Putin? Davvero strano – ci siamo subito domandati allo scoppio del conflitto – che l’Unione Europea volesse assurdamente rimanere al freddo e rallentare i giri del suo motore economico, andando a molestare proprio il suo principale fornitore di gas a prezzi che, tra l’altro, erano, generalmente, sempre stati piuttosto ragionevoli…Strano anche che gli Stati Uniti, con tutti i problemi che, da anni, dichiarano di avere sullo scacchiere indo – pacifico, dispiegassero intenzionalmente tanti mezzi finanziari e militari per contrastare un’economia che in fondo – non dimentichiamolo – ha pur sempre un PIL che non eguaglia neanche quello della Spagna e che, quindi, in definitiva, agli occhi di Washington – come a suo tempo ben chiarito dall’ex presidente Obama – rappresenta prevalentemente una potenza regionale.
    Eppure, questa visione distorta della realtà dei fatti, ha pericolosamente preso campo in strati abbastanza larghi delle società europee, tanto da coinvolgere, ai massimi livelli, anche qualche esponente religioso che si è spinto fino a parlare – vogliamo, di cuore, sperare per disinformazione e non per pregiudizio ideologico – di una NATO che, da troppo tempo, avrebbe abbaiato ai confini della Federazione Russa. Strano allora che, nel 2014, dinanzi all’annessione della Crimea – avvenuta certamente al di fuori delle regole del diritto internazionale – l’Occidente si fosse lasciato sfuggire un’occasione così ghiotta per regolare i conti con il Cremlino, preferendo, invece, fare assolutamente finta di non vedere quanto stesse succedendo… E poi, diciamocelo francamente, che razza di “guerra per procura” sarà mai quella in cui le armi vengono fornite a Zelensky con ritardi, vincoli e severi ammonimenti a farne un uso esclusivamente difensivo, al fine di non nuocere troppo al nemico?
    A ben riflettere, ci viene da ipotizzare che, forse, di “guerra per procura” se ne possa magari cominciare a discutere – sia pure a parti invertite – solamente adesso: soprattutto alla luce della delega che Putin sembra conferire all’emissario di Trump ogni volta che questo si reca a Mosca e, dopo aver ingoiato inospitali anticamere di otto ore, entra nella sala presidenziale, presentandosi all’autocrate russo con la mano appoggiata sul cuore in segno di devozione…Se questi sono i mediatori inviati da Trump, diventa allora corretto parlare di “guerra” o di “diplomazia” per procura, nel senso che, giunti ad un punto di così avvilente svendita della dignità americana, Putin può tranquillamente trattenere a casa i suoi ministri ed i suoi ambasciatori, perché tanto c’è l’Amministrazione Trump a sostenere la validità delle ragioni che lo hanno indotto ad aggredire uno Stato sovrano confinante… E a Zelensky non resta altro che fare buon viso a cattivo gioco, perché, in caso contrario, è ormai chiaro che il palazzinaro newyorkese non esiterà neanche un attimo ad abbandonarlo al suo destino…che poi, è quello, già segnato, dell’ agnello sacrificale da dare in pasto all’orso moscovita."Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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  • Il nuovo anti Trump si chiama JB Pritzker: non daremo pace ai repubblicani | Il Corsivo di Giovedì 01 Maggio 2025
    Il nuovo anti Trump si chiama JB Pritzker: non daremo pace ai repubblicani.
    Non ci sono solo il vecchio Bernie Sanders e la giovane Alexandria Ocasio - Cortez, esponenti della sinistra democratica, che riempiono le piazze da mesi contro l'amministrazione guidata da Donald Trump. La nuova stella nascente dell'opposizione democratica si chiama JB Pritzker, miliardario ed erede degli alberghi Hyatt. Il governatore dell’Illinois ha chiesto agli americani di organizzare una mobilitazione di massa, una protesta continua. “I repubblicani non devono conoscere un attimo di pace”. La dichiarazione di JB Pritzker è diventata virale sui social e ha provocato le dure critiche dei conservatori, che lo hanno accusato di voler scatenare la guerra civile. "Quando era Donald Trump a invocare la rivolta, per i repubblicani era un legittimo gesto politico, se lo fanno gli oppositori diventa un atto illegale e pericoloso”, afferma Pritzker.
    Chi è JB Pritzker.
    JB Pritzker ha sessant’anni, laureato alla Duke University e con un dottorato in legge alla Northwestern University. Parla a molti settori del Paese: è stato un imprenditore di successo, investitore nelle startup tecnologiche, esperto di industria e servizi sanitari. Da sempre nel partito democratico, il miliardario, a cui è attribuito da Forbes un patrimonio personale di 3,7 miliardi di dollari, da politico ha mostrato di essere molto vicino alla base. Tra gli elettori democratici molti cominciano a vedere in lui il candidato ideale nel 2028. In un recente intervento nel New Hampshire, il governatore ha criticato quelli che definisce “democratici inconcludenti" che vogliono dare la colpa delle sconfitte alla difesa dei neri, dei ragazzi trans e degli immigrati, invece che alla mancanza di coraggio e determinazione. Le parole incendiarie di JB Pritzker hanno riacceso l’entusiasmo nella base democratica, dopo lunghi mesi di sbandamento.
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  • Conclusa la sesta congregazione dei cardinali | Il Corsivo di Mercoledì 30 Aprile 2025
    Conclusa la sesta congregazione dei cardinali.
    E' terminata la sesta Congregazione dei cardinali in Vaticano in vista del Conclave che inizierà il 7 maggio alle 16.30. I cardinali scendono a 133 e si abbassa il quorum per l’elezione a 89 voti. Il cardinale Becciu ha annunciato il suo passo indietro. Secondo molti analisti e cardinali, questa volta il Conclave che sceglierà il nuovo papa sarà breve, massimo due o tre giorni. I cardinali ultraconservatori premono per un loro Papa, segnando quindi un'inversione rispetto alla linea tracciata da Francesco. Le voci su una svolta a destra dopo Francesco riflettono piuttosto i desideri di una piccola e rumorosa parte della Chiesa americana. C'è Raymond Burke, vescovo conservatore del Wisconsin e convinto sostenitore della Messa in latino. Dall'Africa, appartengono a questo gruppo due conservatori intransigenti, il cardinale Robert Sarah della Guinea e il cardinale Peter Turkson del Ghana.
    Tre italiani forti: Zuppi, Parolin, Pizzaballa.
    La domanda che ci facciamo tutti è se si continuerà sulla scia di Francesco. Penso che indietro non si debba tornare, perché il solco tracciato da Bergoglio marcia intorno a tre valori fondamentale: pace, solidarietà, sviluppo sostenibile. Infatti i tre cardinali forti in continuità con Francesco sono tutti italiani: Matteo Zuppi, presidente della Cei e Arcivescovo di Bologna, Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. I tre candidati rappresentano però la sparuta minoranza degli italiani, 19 su 135, il 14 per cento. Erano 28 su 115 nel Conclave del 2013 che ha eletto papa Francesco, 20 su 115 in quello che elesse Benedetto XVI, 26 su 111 nel voto che incoronò Wojtyla. Fine diplomatico, Parolin è capace di collezionare consensi trasversali. È stato il Segretario di Stato voluto da papa Francesco. Zuppi proviene da Sant’Egidio, ha il profilo del pastore gioviale. Spirito sessantottino e capacità di navigazione democristiana, empatia nel contatto personale. Pierbattista Pizzaballa, il carismatico francescano a capo del Patriarcato latino di Gerusalemme che ha trascorso trent’anni in Medio Oriente. Su loro tre si accende la speranza della parte più progressista della Chiesa, ma la differenza la farà il voto moderato.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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