Il Corsivo

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  • 55 anni dopo | Il Corsivo di Martedì 10 Giugno 2025
    Può essere interessante ricordare che, quando nel 2014 venne approvato il Job Act, il provvedimento passò anche grazie al fattivo impegno di due autorevoli esponenti della CGIL: e stiamo parlando dell’allora presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano e della sottosegretaria al Lavoro,Teresa Bellanova che, in seguito, impareremo a conoscere anche come ministra dell’Agricoltura. In sostanza, si può, quindi, affermare che se il provvedimento in questione è stato soprattutto un prodotto targato PD (area bersaniana compresa), alla sua definizione hanno contribuito anche alcuni parlamentari di estrazione sindacale, lato Corso Italia 25. E forse non guasta neppure rammentare che quando fu Fausto Bertinotti a promuovere, nel 2003, un referendum per estendere la portata dell’art.18 anche alle imprese con meno di 15 dipendenti, gli allora predecessori di Elly Schlein – i vari Fassino, D’Alema & Co – non esortarono certamente i propri militanti a recarsi alle urne...Pertanto, almeno in quella circostanza, puntare sul mancato raggiungimento del quorum sembra non fosse poi tanto un bieco disegno reazionario, ma costituisse, invece, una legittima pratica democratica... Il fatto è che, entrati da alcuni anni (più o meno stabilmente) nella “stanza dei bottoni”, anche i nostalgici dell’ Autunno Caldo si erano resi conto che certe regole – magari validissime negli Anni 70 – avevano però, gradualmente, fatto il loro tempo, perché guardavano ancora ad un mondo industriale che era ormai profondamente cambiato. Ed erano regole che, di fatto, alimentavano, tra gli imprenditori, forti ritrosie nell’assumere nuovo personale, nel timore di dover poi essere obbligati a farsi carico del mantenimento in pianta stabile di lavoratori che, per un motivo o per l’altro, fossero risultati inadeguati. Naturalmente, onde evitare che il licenziamento potesse degenerare in un capriccio del datore di lavoro, la norma voluta da Renzi interveniva, prevedendo la corresponsione fino a 36 mensilità, quale indennizzo dovuto al dipendente licenziato.
    E in effetti, a favore del Job Act, parlano anche i dati forniti recentemente dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, il quale, nella sua Relazione annuale, ha segnalato gli ottimi risultati che si sono registrati sul nostro mercato del lavoro negli ultimi anni. Contrariamente, infatti, a quanto sostengono Landini e gli altri promotori dei referendum, l’occupazione in Italia è continuata ad aumentare raggiungendo un picco storico, specialmente per quanto concerne i contratti a tempo indeterminato. E a Landini che racconta come a crescere sia stato, più che altro, il lavoro precario, Panetta, risponde testualmente (ed in modo abbastanza esaustivo) che “la crescita dell’occupazione è stata trainata dal lavoro dipendente a tempo indeterminato, a fronte di un calo di quello a termine, che risente maggiormente del ciclo economico.”
    In conclusione, ci viene da ironizzare pensando che oggi ad esaltare le qualità taumaturgiche dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori siano proprio i nipotini di quelle forze politiche che, a suo tempo, lo osteggiarono sia in Parlamento, che nelle piazze...Era il 1970 ed il ministro del Lavoro, artefice della storica riforma, fu il socialista Giacomo Brodolini. I Landini e le Schlein di allora, votando contro, mostrarono tutta la loro incapacità di percepire l’evoluzione dei tempi. Esattamente come i loro epigoni confermano di non percepirla neanche oggi.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    4 min
  • Tra Calcio e Tennis | Il Corsivo di Lunedì 09 Giugno 2025
    Tra Calcio e Tennis
    Mentre la Nazionale di pallonara passa da una brutta figura all’altra, alimentando addirittura l’inaccettabile spauracchio della terza esclusione consecutiva dai prossimi Mondiali di Calcio, nel Paese – a livello di passione sportiva - sono in corso cambiamenti impensabili anche soltanto una decina d’anni fa. Noi stessi - che pure siamo appassionati tifosi di una squadra di Serie A - dobbiamo, comunque, confessare che non seguiamo una partita della Nazionale almeno dai tempi degli Europei di Londra, mentre, per nulla al mondo – o quasi, non esageriamo… - rinunceremmo oggi ad una finale di Wimbledon o del Roland Garros. Al momento – che, naturalmente, speriamo sia del tutto passeggero - la nostra gloriosissima Nazionale azzurra, oltre a perdere partite e credibilità, sembra, dunque, avere smarrito anche la capacità di emozionare e di egemonizzare l’interesse del pubblico sportivo, il quale, non a caso, sta cominciando ad orientare le proprie attenzioni verso altri tipi di sport. Su tutti, il Tennis, che, mai come in questo periodo, ha offerto ai giovanissimi delle nuove figure di riferimento nelle quali potersi identificare. Ed a questo proposito, anche i numeri parlano piuttosto chiaro, visto che in Italia, come rilevato da un’indagine di Social Data, nell’ultimo trimestre dello scorso anno, con 34.000 “mention” e 5,6 milioni di interazioni, Sinner si è imposto come il personaggio che maggiormente ha saputo polarizzare – anche in campo digitale - l’ammirazione e l’orgoglio del pubblico. Stiamo, pertanto, parlando di un boom che riflette la crescita di un gioco che, proprio grazie ai successi dello stesso Sinner - ma anche a quelli di altri assoluti protagonisti come Jasmine Paolini, Lorenzo Musetti o Sara Errani - sta ritagliandosi uno spazio sempre più ampio nei gradimenti degli Italiani. Argomenti tradizionalmente divisivi e coinvolgenti come un “fuori gioco” od un rigore non dato, cominciano, infatti, ad essere soppiantati, nei nostri discorsi, da altri tecnicismi quali il “doppio fallo” o il “tie break”, come mai era accaduto prima...
    Purtroppo, se proviamo ad individuare un calciatore italiano che sappia, oggi, entusiasmare le tifoserie come, in passato, seppero fare i vari Rivera, Mazzola, Riva, Baggio, Totti o Del Piero, non lo troveremo neanche a cercarlo col lanternino...Tuttavia, per quanto riguarda il presunto sorpasso del tennis sul calcio, non possiamo neppure escludere di trovarci, per ora, in presenza di un fenomeno che potrebbe anche essere transitorio, in quanto magari ancora troppo legato agli esaltanti risultati ottenuti sul campo da una straordinaria generazione di giocatori. Campioni che paiono ridestare la passione incontenibile che, mezzo secolo fa, aveva accompagnato i trionfi della mitica “Valanga Azzurra” di Gustav Thoeni and company, quando cioè tutta l’Italia si mise, improvvisamente, a sciare, dando così impulso ad un movimento turistico e ad una crescita commerciale che, da allora – pandemia a parte – non hanno, in effetti, mai conosciuto battute d’arresto. Due esperienze sportive che, tra l’altro, a distanza di circa cinquant’anni l’una dall’altra, si fondano – guarda caso - entrambe sulla leadership di due equilibrati e garbati fuoriclasse altoatesini, che ci hanno insegnato ed insegnano tuttora cosa significhi vincere o perdere con assoluto fair play. E che, oggi, sia proprio lo “stile Sinner” a rappresentare lo sport italiano nel mondo non può che giovare all’immagine del nostro Paese.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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  • L'incognita del referendum tra astensione, partecipazione e distinguo | Il Corsivo di Venerdì 06 Giugno 2025
    L'incognita del referendum tra astensione, partecipazione e distinguo.
    Si conclude una tra le peggiori campagne referendarie della storia repubblicana, dove sul tavolo delle polemiche c'è tutto e il suo contrario, tranne il contenuto dei quesiti. Il centrodestra invita gli elettori ad andare al mare, a non recarsi ai seggi. La premier Giorgia Meloni riscopre una norma della circolare del Viminale che offre la possibilità di recarsi nella sezione senza ritirare la scheda. Tutti i ministri sostengono l'opzione astensionistica. Pd e Avs sono schierati per i cinque si. Più sfumate restano le posizioni di Azione, Italia Viva, M5s, che, da visioni diverse, comunque si recheranno alle urne.
    Divisi i sindacati.
    La CGIL sostiene i referendum per la tutela dei lavoratori e contro la precarietà. Altre organizzazioni sindacali, come la CISL, esprimono posizioni critiche riguardo alla loro adeguatezza rispetto alle attuali necessità del mondo del lavoro.
    L'appello di artisti e sportivi per la partecipazione.
    Dalla società civile ma anche da testimonial del mondo artistico o sportivo si moltiplicano gli appelli alla partecipazione. Scende in campo per il referendum sulla cittadinanza il cantante di origini tunisine Ghali. E ancora Malika Ayane, Giorgia, Brunori Sas e Marco Mengoni. Dal mondo sportivo arriva anche l’invito al voto dell’allenatore della nazionale di volley femminile vincitrice delle Olimpiadi di Parigi, Julio Velasco.
    Il peso politico del referendum.
    L'unica incognita resta ovviamente il quorum, ma anche se non lo si raggiungesse, un conto sarebbe registrare una partecipazione intorno al 30%, cosa diversa potrebbe toccare quote più alte di elettori, magari intorno al 40-45%. In quel caso la campagna per l'astensione non avrebbe influito granchè sul risultato finale. Noi pensiamo, pur rispettando le idee di tutti, che non esercitare il diritto di esprimersi attraverso il voto faccia male alla democrazia.
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  • A Gaza chiudono i centri di distribuzione di aiuti umanitari | Il Corsivo di Giovedì 05 Giugno 2025
    A Gaza chiudono i centri di distribuzione di aiuti umanitari.
    A Gaza, l'ultima speranza umanitaria si è frantumata e guerra, fame, miseria e morte regnano sovrani. I centri di distribuzione degli aiuti hanno tirato giù le saracinesche. Sono rimasti aperti una sola settimana e sono costati al momento oltre cento morti tra la popolazione civile. Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), la controversa fondazione americana che ha affidato la sicurezza a contractor armati anch’essi statunitensi, annuncia che l’interruzione sarà solo di un giorno e serve per consentire “attività logistiche necessarie ad accogliere un maggior numero di persone”. La consegna dei pacchi del cibo riprenderà oggi, ma con gli stessi problemi organizzativi.
    Una gestione disastrosa.
    E' stata una settimana disastrosa per il nuovo sistema umanitario militarizzato, imposto da Israele con il sostegno americano, per estromettere le agenzie delle Nazioni Unite e le ong. “Così possiamo controllare che gli aiuti non vadano ad Hamas”, dicono le autorità israeliane. Martedì scorso aveva aperto il primo sito della Ghf a Tel al Sultan, a ovest di Rafah. Nelle ore successive e fino a ieri, migliaia di palestinesi affamati si sono presentati nei centri di distribuzione per prendere lo scatolone con gli alimenti, arrivando sul posto in anticipo rispetto all’apertura dei cancelli per paura dell’esaurimento delle scorte. La situazione è volutamente fuori controllo. Quattro soli punti di distribuzione per più di due milioni di gazawi sono ovviamente insufficienti: quando il sistema era in mano alle agenzie dell’Onu, i punti erano 400. La cronaca di questi giorni nasconde il progetto di occupazione e di controllo totale della Striscia di Gaza, e la deportazione dei palestinesi negli stati confinanti come chiesto da Trump a Netanyahu.
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  • Trump alza del 50% i dazi di acciaio e alluminio per il resto del mondo | Il Corsivo di Mercoledì 04 Giugno 2025
    Trump alza del 50% i dazi di acciaio e alluminio per il resto del mondo
    La guerra commerciale ingaggiata da Trump non si ferma. Il presidente statunitense firma l'ordine esecutivo che porta dal 25% al 50% i dazi sulle importazioni di alluminio e acciaio per resto del mondo. Tutto avviene mentre le trattative con l’Unione europea e la Cina, aperte dopo la sospensione di parte delle tariffe in seguito alla escalation culminata ad aprile, non sono a buon punto. Trump ha invitato i partner a inviare le loro migliori offerte, per provare a dare una sterzata agli accordi, ma la fase rimane delicata e la sua strategia sui dazi, al momento risulta fallimentare. A distanza di parecchie settimane dal primo annuncio, pochi accordi commerciali si sono chiusi, e il clima di profonda incertezza domina ancora una volta i mercati finanziari.
    Le preoccupazioni degli investitori
    Gli investitori restano concentrati sulle tensioni commerciali, cui si affianca la revisione al ribasso delle prospettive di crescita degli Stati Uniti da parte dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L'Ocse prevede ora un'espansione dell'economia statunitense di appena l'1,6%, in calo rispetto al precedente 2,2%. Le preoccupazioni per lo stato dell'economia statunitense sono aumentate quest'anno, con l'intensificarsi delle tensioni commerciali con altri Paesi, in particolare con la Cina. Nel frullatore dei mercati finiscono così gli stessi ingredienti che stanno segnando le ultime sedute. In testa, le tensioni commerciali tra Usa e resto del mondo (in primis Ue e Cina), mentre si attende già per questa settimana una telefonata distensiva tra Donald Trump e Xi Jiping.
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    3 min
  • Lo scontro politico tra maggioranza e opposizione sul referendum | Il Corsivo di Martedì 03 Giugno 2025
    Lo scontro politico tra maggioranza e opposizione sul referendum.
    Quella della premier Giorgia Meloni non è l'esortazione di Bettino Craxi di "andare al mare" nei giorni del referendum di 8 e 9 giugno, ma la ricerca di una inedita posizione di mezzo, tra astensione e partecipazione: recarsi ai seggi, ma non ritirare la scheda. Non ci sono precedenti nella storia delle nostre istituzioni repubblicane dal 2 giugno 1946 ad oggi. Nessun presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, del Senato, della Camera è entrato in una sezione elettorale senza ritirare la scheda. L'atto di disobbedienza istituzionale inventato da Meloni non contribuirà a raggiungere il quorum che resta fissato al 50% più uno degli elettori .
    Cosa succede se ci si presenta al seggio senza ritirare la scheda?
    Una circolare del Viminale chiarisce cosa provoca la negazione del ritiro della scheda: “Per quanto attiene la rilevazione del numero degli elettori, appare utile rammentare che coloro che rifiutano la scheda non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale”. In particolare, secondo le istruzioni per le operazioni degli uffici di sezione del ministero dell'Interno, "qualora il seggio abbia già registrato l’elettore nella lista o nel registro per l’annotazione del numero di tessera, occorre provvedere, nei relativi riquadri e colonne di tali documenti, a una ulteriore annotazione: non votante. Può inoltre verificarsi che l’elettore chieda che vengano verbalizzati suoi reclami o dichiarazioni di astensione dal voto o di protesta o di altro contenuto.Anche se Giorgia Meloni dovesse entrare nel seggio senza esercitare la sua preferenza per i referendum, la sua presenza non aiuterebbe la formazione del quorum. Ecco perché le opposizioni definiscono la strategia di Meloni come una “furbata”, perché così la premier non contribuirebbe ad aumentare il numero dei votanti e raggiungere la soglia necessaria per validare i risultati della tornata referendaria.
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  • L'eredità dei 2 giugno è la partecipazione | Il Corsivo di Lunedì 02 Giugno 2025
    L'eredità dei 2 giugno è la partecipazione
    Tra il 2 e il 3 giugno 1946, gli italiani scelgono attraverso un referendum la Repubblica costituzionale come sistema politico italiano. In quelle ore, partecipano 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini, l'89,08% degli allora 28 005 449 aventi diritto al voto. Il 10 giugno 1946 la Corte Suprema di Cassazione comunica le percentuali: 54,27% per la Repubblica, 45,73% per la monarchia. Dunque l'opzione monarchica viene definitivamente sconfitta, dopo 85 anni di regno della dinastia dei Savoia, di cui venti di dittatura fascista, conclusa durante la Seconda Guerra mondiale.
    Dal referendum alla Costituzione
    Il nuovo corso determina la scelta dei componenti dell'Assemblea Costituente a cui viene affidato il difficile compito di redigere la Carta Costituzionale che entra in vigore il 1 gennaio 1948. A distanza di tutti questi anni, la Costituzione rimane ancora un faro, ma i suoi articoli non vengono applicati in modo completo. Anzi, in molti hanno tentato di renderli inefficienti, nel corso del tempo, con leggi imbrigliate da lacci e lacciuoli, con progetti di riforma dello Stato come il premierato e la nuova ipotetica legge elettorale che, nella sostanza, mettono in crisi il delicato sistema di pesi e contrappesi, la divisione dei poteri, il ruolo del Parlamento e del presidente della Repubblica, che introducono le preferenze.
    La partecipazione
    Tra pochi giorni, 8 e 9 giugno, saremo chiamati a scegliere su cinque referendum che riguardano lavoro e diritti, due temi fondamentali che condizionano la nostra vita quotidiana. Comunque la si pensi, quale sia l'orientamento politico, è importante che ci sia una grande partecipazione popolare. Questa è l'eredità che ci giunge dal passato.
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  • Questione territoriale e questione identitaria | Il Corsivo di Venerdì 30 Maggio 2025
    Quando si parla di Medio Oriente, le opinioni che tendono a prevalere – anzi, forse addirittura ad uniformarsi – sono quelle che, in maniera sostanzialmente trasversale, ci spiegano che la pace in Terra Santa diventerà una realtà soltanto il giorno in cui Israele accetterà la presenza di uno Stato palestinese ai suoi confini. E se diplomazie, università e media insistono su questo tasto con tanta convinzione, sarebbe sconsiderato non prestare, alle loro argomentazioni, tutta l’attenzione che indubbiamente meritano. A voler essere però storicamente precisi, bisogna pure riconoscere che, in origine, i primi a ragionare in termini di “due stati e due popoli”, sono stati proprio gli Israeliani, i quali, fin dal 29 novembre del 1947, accettarono la Risoluzione 181 dell’ONU che prevedeva la spartizione del territorio palestinese fra due istituendi Stati: uno ebraico, l’altro arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Il rifiuto di questo Piano da parte del mondo arabo condurrà – come noto – allo scoppio della prima guerra arabo / israeliana del 1948. Ed a questo proposito, ricordiamo che le truppe di Egitto, Siria, Libano, Transgiordania e Iraq invasero Israele proprio il giorno dopo la sua nascita ufficiale: il 15 maggio 1948.
    Passano gli anni (e sono anni insanguinati da entrambe le parti), ma, nel luglio del 2000 – anfitrione il presidente Clinton – a Camp David l’allora premier israeliano Ehud Barak mostra di credere ancora alla soluzione dei “due stati”, offrendo a Yasser Arafat uno Stato palestinese su oltre il 94% della Cisgiordania, tutta Gaza e con capitale a Gerusalemme Est. Una soluzione decisamente favorevole che, tuttavia, il Rais sorprendentemente rifiuta. Otto anni più tardi un nuovo leader israeliano – questa volta si tratta di Ehud Olmert – si spinge persino oltre Camp David, proponendo al presunto “moderato” Abu Mazen, ulteriori scambi di territorio per compensare gli insediamenti, il controllo congiunto sui luoghi sacri di Gerusalemme ed un ritorno parziale dei rifugiati palestinesi. Anche in questo caso però, l’offerta non verrà presa in considerazione. Nel frattempo, nel 2005, Israele – sotto il governo del generale Ariel Sharon, la cui fama non è certamente quella di un mite fraticello di Assisi – ha provveduto al ritiro unilaterale da Gaza, smantellando 21 insediamenti e dislocando altrove oltre 9.000 coloni israeliani. In cambio della rinuncia totale al territorio, Tel Aviv non riceverà mai ringraziamenti o attestati di amicizia, ma dovrà invece accontentarsi di una pressoché quotidiana razione di missili provenienti proprio dalla Striscia, ormai divenuta il feudo di Hamas. Viene, pertanto, legittimo avanzare il sospetto che a dividere gli Arabi dagli Israeliani non siano tanto gli aspetti territoriali, quanto quelli identitari. In altre parole, il popolo palestinese è disposto a coesistere con quello ebraico? A noi pare, quindi, che, se davvero si vuole la pace, oltre a chiedere ad Israele alcune indispensabili concessioni territoriali, sia soprattutto prioritario domandare ai Palestinesi di chiarire, una volta per tutte, se sia maturato o meno il loro “si” ad una coesistenza irreversibile e senza retro pensieri.
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  • Razzismo nella polizia: il Consiglio d'Europa accusa l'Italia | Il Corsivo di Giovedì 29 Maggio 2025
    Razzismo nella polizia: il Consiglio d'Europa accusa l'Italia
    Il Governo di Giorgia Meloni affronta una nuova grana diplomatica nei rapporti già tesi con l'Unione europea. Questa volta l'accusa giunge da Bertil Cottier, il presidente della commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa (Ecri). "La nostra raccomandazione verso il governo italiano è che conduca al più presto uno studio indipendente sul fenomeno della profilazione razziale nelle sue forze di polizia, per poter valutare la situazione", dice Cottier. Tena Simonovic Einwalter, vicepresidente di Ecri, racconta un fenomeno crescente in molti Paesi europei, agenti di polizia fermano le persone basandosi sulla base del colore della pelle, o sulla loro presunta identità o religione, e tutto ciò viola i valori europei. Italia e Francia sono nel mirino del rapporto. Si sono osservati invece margini di miglioramento nelle forze di polizia britanniche sul fenomeno della profilazione razziale. Uno dei mezzi che ha aiutato molto a migliorare l'operato delle forze dell'ordine, e aiutato la raccolta dati per effettuare studi a riguardo, è l'utilizzo di bodycam da parte degli agenti di polizia.
    Meloni: accuse vergognose
    Numerosi casi di cronaca, inchieste e processi hanno dimostrato che il tema sollevato in sede europea non è stato affrontato sul piano politico nel nostro paese. "L'Italia fu, nel 1949, tra i dieci stati fondatori del Consiglio d'Europa. Eppure oggi quello spirito originario sembra smarrito, sostituito da dichiarazioni sempre più faziose e lontane dalla realtà", spiega Giorgia Meloni. No, quello spirito originario permane. Invece di prendere atto che le accuse sono spesso fondate, cioè suffragate da prove e condanne anche giudiziarie, la premier Giorgia Meloni fa quadrato sull'operato di alcuni poliziotti, ma non aiuta a risolvere un problema che si trascina ormai da troppo tempo.
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  • Trump avverte Putin: gioca con il fuoco. Cremlino e Kiev proseguono la guerra | Il Corsivo di Mercoledì 28 Maggio 2025
    Trump avverte Putin: gioca con il fuoco. Cremlino e Kiev proseguono la guerra.
    "Ciò che Vladimir Putin non capisce è che se non fosse stato per me, alla Russia sarebbero già successe un sacco di cose brutte, e intendo davvero brutte. Sta giocando col fuoco!”. Così Donald Trump avverte Vladimir Putin. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, la Russia agirà per garantire la propria sicurezza indipendentemente dalle dichiarazioni di Donald Trump e dal fatto che sia in corso un processo di pace in Ucraina. "Le azioni di Kiev sono in contrasto con il desiderio di un processo di pace e, ovviamente, le condanniamo; non contribuiscono al progresso verso la pace”, ha sostenuto Peskov accusando Kiev di aver intensificato in modo significativo gli attacchi con droni e razzi occidentali in Russia.
    Le trattative.
    Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, in questi giorni a Mosca, andrà a Kiev nei prossimi giorni per colloqui sugli esiti del primo incontro con i russi a Istanbul che viene indicata da fonti russe come sede anche per il secondo round. Dopo aver incontrato Vladimir Putin e il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky, Fidan ha parlato con il suo omologo russo, Serghei Lavrov. Sui negoziati interviene anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede. “Non è importante dove si terrà il negoziato tra russi e ucraini che tutti auspichiamo. Ciò che veramente importa è che questo negoziato possa finalmente iniziare, perché è urgente fermare la guerra. È urgente innanzitutto una tregua, per mettere fine alle devastazioni, alle città distrutte, ai civili che perdono la loro vita. E poi è urgente arrivare a una pace stabile, giusta e duratura, pertanto accettata e concordata da entrambe le parti”, ha spiegato Parolin.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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