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  • La liberazione di Cecilia Sala, il ruolo dei servizi, e altre storie | 9/01/2025 | Il Corsivo
    La liberazione di Cecilia Sala, il ruolo dei servizi, e altre storie.
    Cecilia Sala è tornata in Italia. E' la notizia che tutti attendevano dopo il suo ingiustificato arresto lo scorso dicembre al termine del viaggio della giornalista in Iran. Ma cosa ha accelerato la sua liberazione? Il lavoro diplomatico è stato gestito direttamente da Palazzo Chigi e dal vertice dell'Aise, il servizio segreto interno, in particolare dal direttore Giovanni Caravelli. E' stato lui che ha sfruttato i contrasti interni al governo iraniano di Masoud Pezeshkian, impegnato a risolvere una profonda crisi economica. Ed è stato proprio su questo canale che si sono concentrate le azioni diplomatiche che hanno portato alla liberazione di Cecilia Sala.
    Il caso Abedini.
    Fino a pochi giorni fa, la strada maestra era quella della scarcerazione di Mohammad Abedini Najafabadi, detenuto nel carcere di Opera. Gli uffici del ministero di Grazia e Giustizia avevano accertato l'impossibilità di mandare l'iraniano agli arresti domiciliari. Al contempo avevano individuato alcuni casi precedenti per la scarcerazione diretta: l’ingegnere informatico Hervè Falciani, venne arrestato a Malpensa e rilasciato su richiesta del ministero; il regista ucraino Yeven Eugene Lavrenchuk, era stato fermato a Napoli su richiesta russa e poi liberato su ordine del governo. L'opzione più probabile non era uno scambio diretto Italia-Iran, ma la disponibilità del ministro Carlo Nordio a firmare l’inestradabilità di Mohammad Abedini Najafabadi sulla base dell’articolo 718 del codice penale. E' scattata invece una sorta di triangolazione di interessi tra Stati Uniti, Iran e Italia. Ora Cecilia è libera e il ministero di Grazia e Giustizia potrà valutare con più calma la possibile scarcerazione di Abedini. I prossimi giorni ci diranno qual'è stata la reale pietra di scambio della liberazione della giornalista. Di certo, lunedì prossimo gli iraniani incontreranno a Ginevra i rappresentanti di Germania, Regno Unito e Francia, per discutere di nucleare. L’obiettivo è la ripresa dei negoziati con l’Ue e l’America, ma per portare il confronto sul piano della diplomazia Teheran ha bisogno di alleati in Europa, di Paesi storicamente non ostili come l’Italia.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Addio a Jean-Marie Le Pen: aveva rifondato la destra francese | 8/01/2025 | Il Corsivo
    Addio a Jean-Marie Le Pen: aveva rifondato la destra francese.
    La Francia che usciva dalla Seconda guerra mondiale era stata dominata sul piano politico dalla figura del generale Charles de Gaulle, l'uomo che si era opposto con le armi all'occupazione nazista, che aveva contrastato con ogni mezzo il regime fantoccio di Petain della repubblica di Vichy. Charles de Gaulle, il primo Presidente della quinta Repubblica francese, rappresentava dunque la destra liberale e conservatrice fino alla sua morte, il 9 novembre 1970. Fino a quel momento, la destra radicale e nostalgica aveva avuto un ruolo assolutamente marginale nella storia francese. Ogni tentativo di riformare qualcosa che portava al passato era stato stroncato sul nascere, in mancanza di una agibilità e credibilità politica. Fu Jean-Marie Le Pen a rendere visibile la destra revanscista con un'operazione di immagine abile e astuta.
    Un provocatore ossessionato da immigrati ed ebrei.
    Le Pen se ne è andato a 96 anni. Nel 1956, entra nell'Assemblée Nationale, eletto nella lista di Pierre Poujade, leader populista in difesa di piccoli artigiani e commercianti. Un anno dopo Le Pen crea il "Front national des combattants", l'antenato della Front National. Durante la campagna elettorale del 1958 per le elezioni legislative, viene ferito all'occhio destro durante una rissa. Trasforma la benda da pirata in un suo tratto inconfondibile.
    Le Pen si ispira direttamente al Movimento sociale italiano di cui riprende la fiamma nel simbolo del suo partito, ma prende anche come modelli Ronald Reagan e Margaret Thatcher, rivendicando il liberalismo economico. I suoi eccessi, le sue provocazioni, gli sono valsi diverse condanne penali: dalle camere a gas definite un "dettaglio della storia" alla "disuguaglianza delle razze", all'occupazione tedesca descritta come "non particolarmente disumana", fino alla giustificazione dell'uso della torura nelle guerre in Indocina e Algeria e l'aggressione fisica di un oppositore socialista. Dal 2012, Marine Le Pen ha sostituito il padre alla guida del Front National, cambiando il nome del partito fondato dal padre. Sarà ricordato come un pioniere dell'estrema destra europea, ossessionato dall'immigrazione e dagli ebrei.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Elisabetta Belloni lascia la guida del Dis. Verso la nuova nomina alla guida dei servizi segreti | 7/01/2025 | Il Corsivo
    Elisabetta Belloni lascia la guida del Dis.
    Viene confermata la decisione di Elisabetta Belloni, la direttrice dell’organismo che coordina le attività della nostra intelligence, di dimettersi prima della scadenza del suo mandato. Se ne andrà dai vertici dei servizi il 15 gennaio invece di fine maggio. Alla sua lettera di dimissioni, consegnata direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, era seguita la richiesta della premier di posticipare l’annuncio di due o tre settimane settimane, per consentire l’individuazione del successore. Per il governo si è trattato di una scelta improvvisa e non prevista, e di un duro colpo d'immagine, perché dietro a queste dimissioni c'è la mancanza di fiducia tra Elisabetta Belloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
    Verso la nuova nomina alla guida dei servizi segreti.
    Nel futuro di Belloni, si apprende, ci potrebbe essere un incarico tecnico di primo piano al fianco della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Con l'uscita di scena di una figura di carattere istituzionale e tecnico, si pone il problema della sua successione, in un luogo delicato e complesso del sistema degli apparati dello Stato. Il Governo vuole che il Dis sia guidato da qualcuno politicamente non distante dal centrodestra. E questo non va bene, non tanto per il colore politico, ma per una questione di immagine istituzionale. Tra i nomi per la guida del dipartimento, circola quello di Bruno Valensise, già vice al Dis e oggi direttore dell’Aisi. Un’opzione che aprirebbe però un tema di successione al vertice dei servizi interni.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    2 min
  • Le nuove indagini sulla morte di Piersanti Mattarella | 6/01/2025 | Il Corsivo
    Le nuove indagini sulla morte di Piersanti Mattarella.
    Era il 6 gennaio 1980, quando la mafia fermava il cammino del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, fratello amatissimo di Sergio, Presidente della Repubblica. Quarantacinque anni dopo, i magistrati hanno ricostruito i nomi degli assassini. Il più importante è il boss Antonino Madonia che scaricò in pochi secondi sei colpi di calibro 38 sul corpo di Mattarella. Ha un nome anche il killer che guidava la 127 utilizzata per la rapida fuga: è Giuseppe Lucchese, un altro pupillo dei Corleonesi. La Cupola di Cosa nostra guidata da Totò Riina, scelse due fidati sicari delle cosche per bloccare i progetti riformatori del presidente della Regione che voleva smantellare quel gruppo di potere costituito da mafiosi, politici e imprenditori.
    L'inchiesta della Procura di Palermo.
    Dura da sei anni il lavoro minuzioso dei magistrati palermitani. Gli investigatori hanno interrogato nuovamente decine di pentiti, effettuato intercettazioni ambientali e telefoniche, effettuato verifiche incrociate fino a giungere all'iscrizione del registro degli indagati Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, che all’epoca avevano 28 e 22 anni. Sono stati condannati all’ergastolo per aver commesso decine di omicidi. Insieme, spararono al prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, il 3 settembre 1982. Erano i killer di fiducia di Totò Riina: Madonia, figlio di don Ciccio, rampollo di una delle famiglie di mafia più potenti, quella di Resuttana; Lucchese, astro nascente della famiglia di Ciaculli.
    Il ruolo del pentito Gaspare Mutolo.
    "Lo dissi dopo la strage di via D’Amelio che il killer di Piersanti Mattarella era il mafioso Antonino Madonia", dice oggi il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, già autista di Salvatore Riina, che nel luglio 1992 iniziò a parlare con Paolo Borsellino. Dopo la strage di via D’Amelio, Mutolo mise a verbale il nome di Nino Madonia: "Ai magistrati che mi interrogavano dissi di mettere a confronto la foto del figlio di Ciccio Madonia con quella di Giusva Fioravanti, il terrorista nero che veniva indicato come l’assassino del presidente Mattarella: nel 1980 erano entrambi giovani, sono due gocce d’acqua". Molti anni dopo la nuova indagine potrebbe svelare le ombre occulte che si celano dietro all'omicidio di Piersanti Mattarella.
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    3 min
  • Il nuovo terrorismo corre sulla linea New Orleans-Las Vegas. Fbi parla di attacchi premeditati | 3/01/2025 | Il Corsivo
    Il nuovo terrorismo corre sulla linea New Orleans-Las Vegas. Fbi parla di attacchi premeditati.
    Ci potrebbe essere un collegamento tra il sospettato della strage di New Orleans e la persona morta dopo l'esplosione di una Tesla Cybertruck fuori dal Trump International Hotel di Las Vegas il giorno di Capodanno. Per entrambi gli attentati Fbi parla di attacchi premeditati, ma esclude una matrice comune di tipo organizzativo. L'uomo alla guida del pick-up della Tesla esploso fuori dalle Trump Towers a Las Vegas si chiamava Matthew Alan Livelsberger ed era un militare americano. In particolare, .Livelsberger faceva parte delle forze speciali, e insieme al terrorista di New Orleans Shamsud-Din Jabbar hanno prestato servizio per un periodo nella stessa base militare. Potrebbero aver agito in modo indipendente e senza la protezione di una organizzazione centrale.
    L'obiettivo a New Orleans era colpire i giovani.
    I 15 morti della strage di New Orleans erano soprattutto giovani. C'era un ex giocatore di football universitario americano, una giovane aspirante infermiera, la madre di un bambino di quattro anni, un tecnico audiovisivo 25enne, uno studente al suo primo anno di università, un padre di due figli, che pochi minuti dopo la mezzanotte aveva inviato alla sua famiglia un messaggio con gli auguri di Buon Anno.
    Nikyra Dedeaux, 18 anni, stava festeggiando il Capodanno a New Orleans con una amica. Kareem Badawi era un neolaureato della Episcopal High School.
    Hubert Gauthreaux si è laureato alla Shaw High School nel 2021. Nicole Perez, madre single di un figlio di 4 anni, era appena stata promossa a manager del Kimmy's Deli a Metairie. Ci sono anche storie così, nella prima strage negli Stati Uniti del 2025.
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    3 min
  • Negli Stati Uniti torna l'incubo del terrorismo. Morti e feriti a New Orleans | 2/01/2025 | Il Corsivo
    Negli Stati Uniti torna l'incubo del giustiziere del terrorismo. Morti e feriti a New Orleans.
    L'incrocio tra Bourbon Street e Iberville Street, è il cuore dello storico quartiere francese di New Orleans. Proprio nel luogo pulsante della città del blues e del jazz, si è consumata la strage che riporta gli Stati Uniti nell'incubo del giustiziere del terrorismo. Un veicolo ha investito a grande velocità la folla. Il guidatore è uscito dall'auto e ha sparato: decine tra morti e feriti. Tutto è avvenuto nel centro della movida cittadina alla fine dei festeggiamenti per il nuovo anno e poche ore prima del calcio d'inizio dello Sugar Bowl del football universitario.
    Terrorismo? Fbi contraddice le autorità locali.
    Le autorità cittadine sono certe che si sia trattato di un atto di tipo terroristico, ma l'agente speciale dell'Fbi Althea Duncan, che sovrintende le indagini sull'attacco di New Orleans, contraddice in conferenza stampa sindaco e capo della polizia: no, non è terrorismo. Poco dopo Fbi rimangia le parole dette dall'agente è conferma: si, è terrorismo.
    Gli elementi certi dell'inchiesta.
    Gli ordigni esplosivi erano certamente improvvisati e sono stati ritrovati nel pick-up con cui il killer si è lanciato contro la folla. L'attacco è stato intenzionale e non un'azione derivata da uno stato di ebbrezza. L'aggressore voleva provocare una carneficina. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto il killer alla guida del pick-up uscire e sparare alle persone che erano a terra e ai poliziotti, che hanno risposto colpendolo a loro volta, uccidendolo. Si tratta dunque di un'azione di un giustiziere della porta accanto, di un cane sciolto, oppure un attentato pianificato di un'organizzazione terroristica?
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    2 min
  • Il discorso di fine anno di Mattarella tra pace, democrazia, partecipazione | 31/12/2024 | Il Corsivo
    Il discorso di fine anno di Mattarella tra pace, democrazia, partecipazione.
    Pace, difesa della democrazia, lavoro, sicurezza, partecipazione, bene comune. Si muove su questa linea ampia il tradizionale discorso di fine anno 2024 del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il suo decimo messaggio agli italiani è in continuità con gli altri interventi tenuti dal presidente della Repubblica nei tradizionali appuntamenti per lo scambio di auguri nel mese di dicembre: il discorso alle alte cariche, rivolto alla classe politica e dirigenziale del Paese, il discorso agli ambasciatori italiani e il discorso agli ambasciatori esteri.
    I temi trattati da Mattarella.
    In primis c'è la grave situazione internazionale con i conflitti più recenti e drammatici: l’Ucraina e il Medio Oriente. Per Mattarella bisogna indicare una via per la pace che però non sia solamente la sterilizzazione del conflitto, ma capace di difendere i diritti e di restituire giustizia. Mattarella non trascura il tema centrale del lavoro: la sicurezza, il dramma delle morti sul lavoro, l’occupazione e il precariato, i giovani costretti a far fortuna all'estero. Ma ciò che preoccupa di più Mattarella è l'astensionismo e la mancanza di partecipazione agli appuntamenti elettorali delle europee e regionali. Secondo il Capo dello Stato la democrazia può vivere solo attraverso la partecipazione di tutti i cittadini. Mattarella invita gli italiani a occuparsi della cosa pubblica, in tutte le sue articolazioni, perché la Repubblica si nutre dello slancio senza pause delle donne e degli uomini. Dieci anni di discorsi, di appelli di buon senso, di rilancio del bene comune, quasi mai ascoltati dalla classe politica di Governo e di opposizione. Per smuovere una partecipazione, con il 50% dei votanti ci vuole ben altro: i cittadini devono sentirsi rappresentati dalla classe dirigente. E questo purtroppo non avviene.
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    3 min
  • Il discorso di fine anno di Mattarella tra pace, democrazia, partecipazione | 31/12/2024 | Il Corsivo
    Il discorso di fine anno di Mattarella tra pace, democrazia, partecipazione.
    Pace, difesa della democrazia, lavoro, sicurezza, partecipazione, bene comune. Si muove su questa linea ampia il tradizionale discorso di fine anno 2024 del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il suo decimo messaggio agli italiani è in continuità con gli altri interventi tenuti dal presidente della Repubblica nei tradizionali appuntamenti per lo scambio di auguri nel mese di dicembre: il discorso alle alte cariche, rivolto alla classe politica e dirigenziale del Paese, il discorso agli ambasciatori italiani e il discorso agli ambasciatori esteri.
    I temi trattati da Mattarella.
    In primis c'è la grave situazione internazionale con i conflitti più recenti e drammatici: l’Ucraina e il Medio Oriente. Per Mattarella bisogna indicare una via per la pace che però non sia solamente la sterilizzazione del conflitto, ma capace di difendere i diritti e di restituire giustizia. Mattarella non trascura il tema centrale del lavoro: la sicurezza, il dramma delle morti sul lavoro, l’occupazione e il precariato, i giovani costretti a far fortuna all'estero. Ma ciò che preoccupa di più Mattarella è l'astensionismo e la mancanza di partecipazione agli appuntamenti elettorali delle europee e regionali. Secondo il Capo dello Stato la democrazia può vivere solo attraverso la partecipazione di tutti i cittadini. Mattarella invita gli italiani a occuparsi della cosa pubblica, in tutte le sue articolazioni, perché la Repubblica si nutre dello slancio senza pause delle donne e degli uomini. Dieci anni di discorsi, di appelli di buon senso, di rilancio del bene comune, quasi mai ascoltati dalla classe politica di Governo e di opposizione. Per smuovere una partecipazione, con il 50% dei votanti ci vuole ben altro: i cittadini devono sentirsi rappresentati dalla classe dirigente. E questo purtroppo non avviene.
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  • Milano città blindata. Da oggi entra in vigore il divieto di stazionamento | 30/12/2024 | Il Corsivo
    Milano città blindata. Da oggi entra in vigore il divieto di stazionamento.
    A Milano, entra in vigore da oggi il cosiddetto “divieto di stazionamento”: riguarda chi ha assunto atteggiamenti ritenuti pericolosi e chi ha precedenti. Per la prefettura è “una risposta immediata all’istanza di sicurezza”. E' una sorta di Daspo urbano deciso dal prefetto Claudio Sgaraglia che implica l’allontanamento immediato di una certa persona da un certa zona ritenuta “calda”.
    Dubbi sulla reale applicazione del provvedimento.
    Restano dubbi sull'applicazione della misura del prefetto di Milano che prevede due condizioni. Da un lato il soggetto in questione deve aver assunto «atteggiamenti aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti, determinando un pericolo concreto per la sicurezza pubblica, tale da ostacolare la libera e piena fruibilità di quelle aree». E dall’altro, contestualmente, a suo carico deve già avere segnalazioni all’autorità giudiziaria per una serie di reati: detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, percosse, lesioni, rissa, furto con strappo, rapina, danneggiamento, invasione di terreni ed edifici, detenzione e porto abusivo di armi o di oggetti atti a offendere.
    Il Daspo urbano a Milano.
    Il Daspo urbano è un provvedimento che esiste già a Milano, ma esteso a tutta la città: nel 2024 la questura ne ha emessi 122. Nella maggior parte dei casi si tratta di soggetti che hanno trasgredito l’ordine di allontanamento precedentemente ricevuto — 188 nel 2024 — e, pur col divieto, sono stati trovati ancora sul territorio milanese. E quindi “Daspati”. La sensazione è che il provvedimento serva più all'immagine pubblica del prefetto Claudio Sgaraglia che a risolvere i problemi di una megalopoli com Milano.
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  • Il 2025 di Putin e Zelensky | 27/12/2024 | Il Corsivo
    L’anno 2024 si chiude registrando una situazione che, per quanto riguarda il conflitto in Ucraina - al di là di tutte le entusiastiche (ma precipitose) aspettative che l’elezione di Trump alla Casa Bianca aveva suscitato nei putinisti di casa nostra – non sembra affatto evolversi verso una rapida soluzione. Gli Ucraini non ci stanno, infatti, a sottomettersi all’arroganza del Cremlino e, non a caso, Zelensky continua a chiedere aiuti militari e finanziari a chiunque sia disposto a fornirglieli. A sua volta, Putin ha manifestato, in modo inequivocabile, la sua intenzione di non mollare la presa, nel momento in cui ha posto - come condizione per sedersi ad un tavolo di trattativa - il fatto che prima si siano tenute regolari elezioni in Ucraina, poiché l’attuale presidente sarebbe illegittimo. E poiché è ben difficile ipotizzare lo svolgimento di normali consultazioni elettorali sotto le bombe, risulta abbastanza chiaro che il piccolo zar, in questo momento, a tutto pensa tranne che al cessate il fuoco.
    C’è chi sostiene, soprattutto in Italia, che questa guerra non avrebbe mai dovuto iniziare e che l’Ucraina avrebbe, quindi, dovuto arrendersi immediatamente: noi però, a questa vulgata obiettiamo che se Kiev avesse, fin da subito, rinunciato a qualsiasi accenno di opposizione di fronte ad una così clamorosa violazione del diritto internazionale, Putin, con ogni probabilità, non si sarebbe più fermato e avrebbe poi attaccato anche la Moldavia e magari pure i Paesi Baltici. Per nostra fortuna però, il popolo ucraino ha scelto di sacrificarsi e di combattere anche per la libertà dell’Europa intera, mandando in frantumi certi piani di restaurazione dell’epopea zarista che, comunque, continuano evidentemente a frullare nella mente del presidente russo. Il fatto è che in Ucraina – così come negli altri Paesi dell’Est europeo che hanno vissuto l’esperienza del Patto di Varsavia - di tornare a soffocare sotto la pressione dei Russi (siano essi sovietici o neo zaristi) non ne vogliono proprio sentir parlare...E questo è un aspetto della questione che, purtroppo, in Italia sono in molti a sottovalutare, ma che nella memoria degli Ucraini – che, ad esempio, nella grande carestia ( imposta da Stalin all’inizio degli Anni Trenta) raccolsero circa 7 milioni di vittime - è, invece, ancora ben impresso.
    Grosse responsabilità per tutto quanto sta accadendo da ormai tre anni a questa parte, ricadono sull’Occidente – e non perché la NATO fosse andata ad “abbaiare al confine” dell’autocrazia moscovita – ma, al contrario, per l’imperdonabile leggerezza con la quale ha voluto ignorare le mire espansioniste di un regime pericolosamente ispirato alla dottrina della missione imperiale della Grande Russia.
    Stiamo, dunque, attenti visto che Putin, nella sua conferenza stampa di fine anno, ha cercato di accarezzare il pelo anche al nostro Paese, dove sa di poter contare oltre che su un vice premier che, in una foto scattata non troppo tempo fa sulla Piazza Rossa, metteva in mostra la sua bella felpa con l’immagine dell’ex colonnello del KGB stampigliata sopra, anche sulla cecità di altre forze politiche che magari non sono neanche idealmente filo putiniane, ma che pur di esprimere la propria avversione verso tutto ciò che sa di occidentale, andrebbero beatamente – contente loro - a finire nelle fauci dell’orso russo, sventolando ingenuamente il drappo arcobaleno della pace ad ogni costo.
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