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  • Nordio attacca i pm: “Inventano inchieste che finiscono nel nulla" | 23/01/2025 | Il Corsivo
    Nordio attacca i pm: “Inventano inchieste che finiscono nel nulla".
    Inchieste inventate finite nel nulla. Non utilizza mezzi termini il ministro Guardasigilli Carlo Nordio nella sua relazione sulla giustizia in Italia, confermando la sua volontà di proseguire lo scontro con la magistratura. "Indagini chiuse con sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste e sono costate milioni e milioni di euro di intercettazioni, ore di lavoro perdute e altro", sostiene Nordio che si riferisce alla vicenda giudiziaria di Matteo Salvini, il leader della Lega recentemente assolto con formula piena dall’accusa di sequestro di persona per il caso Open Arms: il ministro aveva già affermato che il processo non sarebbe dovuto neanche iniziare, e aveva lanciato l’idea di una legge per risarcire gli indagati poi assolti. Ma sarà così?
    Articolo 112 della Costituzione e 50 del codice di procedura penale.
    Il ministro Carlo Nordio dimentica due articoli fondamentali, e non trascurabili del nostro ordinamento giudiziario che per altro lui amministra per conto del Governo. L'articolo 112 della nostra Costituzione prevede l'obbligatorietà dell'azione penale: vuol dire che il p.m. è tenuto a mettere in moto l'attività di indagine ogni volta venga a conoscenza di una notizia di reato ed in qualsiasi modo gli derivi questa conoscenza da un esposto, una querela, una denuncia. Non solo. C'è l'articolo 50 del codice di procedura penale: è scritto che l'azione penale si presenta obbligatoria solo nei casi in cui non sia necessario procedere con la richiesta di archiviazione. Si può dire dunque che il p.m è obbligato ad agire penalmente, ma può anche mettere in campo inchieste più rapide e, dove non esistano prove provate, debba procedere all'archiviazione.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Israele attacca i palestinesi in Cisgiordania. La tregua è a rischio | 22/01/2025 | Il Corsivo
    Israele attacca i palestinesi in Cisgiordania. La tregua è a rischio.
    Non c'è vera pace in Medio Oriente e al terzo giorno di una tregua fragilissima scatta l'operazione israeliana in Cisgiordania. Si tratta di un’operazione militare su vasta scala che ha preso di mira Jenin, la città del nord che i palestinesi considerano il simbolo della resistenza all’occupazione israeliana. I bulldozer dell’Idf hanno chiuso i passaggi in ingresso e in uscita. I raid degli elicotteri hanno già fatto morti e feriti. L'azione congiunta Idf e Shin Bet, il servizio di intelligence interno, si chiama “Muro di ferro”. L'ha annunciata Benjamin Netanyahu. “Agiamo sistematicamente e con forza contro l’asse iraniano ovunque estenda le sue braccia a Gaza, in Libano, Siria, lo Yemen, la Giudea e la Samaria”, ha detto il premier israeliano.
    A rischio l'accordo di Doha.
    L'accordo siglato con difficoltà a Doha, che ha già avuto riflessi positivi con la liberazione di tre ostaggi israeliani e 91 detenuti palestinesi, sembra a rischio fallimento. Arriva proprio da Jenin la prima tegola di politica estera della nuova amministrazione di Donald Trump, che aveva annunciato per primo l'intesa. La mossa avviene a poche ore dalla rimozione delle sanzioni americane ai coloni estremisti, decisa da Donald Trump e inserita nei primi ordini esecutivi del suo mandato. Solo una settimana fa, il Battaglione Jenin, che mette insieme vari gruppi di miliziani, aveva raggiunto un accordo di tregua con le forze di sicurezza dell’Anp dopo quasi un mese di violento assedio del campo profughi che aveva lo scopo di sottrarre il controllo ad Hamas, Jihad Islamica e agli altri gruppi combattenti. Quella a Jenin appare più come un'azione di Netanyahu per ammorbidire il dissenso interno al suo governo del ministro dell’ultradestra israeliana Bezalel Smotrich.
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    3 min
  • Trump è il 47esimo Presidente degli Stati Uniti. "America first, inizia l'età dell'oro" | 21/01/2025 | Il Corsivo
    Trump è il 47esimo Presidente degli Stati Uniti. "America first, inizia l'età dell'oro".
    Donald Trump giura come 47/mo presidente degli Stati Uniti nelle mani del presidente della Corte suprema John Roberts, e poco dopo inizia un discorso che ha poco di istituzionale, e molto da campagna elettorale perenne. Quella di Trump è nei fatti una predicazione messianica. "Sono stato salvato da Dio per una ragione, per rendere l'America di nuovo grande", ha detto Donald Trump, sostenendo di essere stato messo a dura prova da chi ha tentato di privarlo della sua libertà e anche della sua vita, un riferimento al fallito attentato.
    I punti salienti del discorso di Trump.
    Trump rilancia lo slogan del primo mandato, "America first", convinto che sia arrivata l'età dell'oro degli Stati Uniti, perché con lui alla Casa Bianca il declino americano è finito. Promette di porre fine al green deal, alla politicizzazione della giustizia, dichiara lo stato di emergenza nazionale al confine sud con il Messico, annuncia di volersi prendere il canale di Panama, sostiene che le gang criminali diventeranno organizzazioni terroristiche con la deportazione di "milioni di clandestini", promette dazi sui Paesi esteri per arricchire i cittadini americani. L'America di Trump fa paura perché è un miscuglio di oligarchia dei miliardari, di sovranismo, suprematismo, di espansionismo. Con Trump l'America non è più forte, ma torna all'isolamento politico del 2017, con un'aggravante: l'assoluta inesistenza di una opposizione credibile e rappresentata nel Paese.
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    2 min
  • Trump si insedia alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti restano divisi | 20/01/2025 | Il Corsivo
    Trump si insedia alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti restano divisi.
    E' il giorno dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, come il 47esimo Presidente degli Stati Uniti. Per Trump si tratta del suo primo comizio a Washington dall'assalto al Congresso il 6 gennaio 2021. Il suo mandato si apre già tra mille polemiche.
    I primi provvedimenti.
    Sarà avviato il grande piano per contrastare l'immigrazione che prevede arresti, vere e proprie deportazioni. Sul piano operativo doveva scattare in queste ore a Chicago, città simbolo del potere democratico, ma la fuga di notizie del Wall Street Journal ha solo spostato il luogo della partenza. Le agenzie che collaborano con Ice, l’Immigration and Customs Enforcement, dall’ Homeland Security Investigations, il braccio investigativo del dipartimento di sicurezza interna, all’Enforcement and Removal Operations, che invece gestisce le deportazioni, restano in stato d’allerta. Agli agenti non sono stati però ancora forniti dettagli specifici e logistici, se non un generico “tenersi pronti a partire”.
    Trump dovrebbe emettere un ordine esecutivo che darebbe alla società madre cinese di TikTok più tempo per trovare un acquirente prima che la popolare piattaforma di condivisione video venga soggetta a un divieto permanente negli Stati Uniti. Poi Trump procederà all’acquisizione da parte degli Stati Uniti della Groenlandia, oggi regione autonoma della Danimarca: le valutazioni sull’“affare del secolo” variano tra 600 e 1.100 miliardi di dollari.
    Le distanze tra Stati Uniti ed Europa.
    Trump non ha invitato alla cerimonia di insediamento nessuno dei rappresentanti delle istituzioni comunitarie (von der Leyen, Costa e Metsola), facendo invece recapitare il biglietto di ingresso ai soli Giorgia Meloni e Viktor Orbán tra i leader del Vecchio Continente (il premier ungherese ha poi rinunciato al viaggio a Washington) .
    L'altra America.
    Metà del Paese non ci crede, come ha dimostrato la “People March” di protesta tenutasi nella capitale. I numeri dei manifestanti non erano paragonabili alla marcia delle donne all’inizio del primo mandato, ma il messaggio era lo stesso: «Trump deve andarsene». La strategia della resistenza sembra cambiata, forse perché la gente è esausta, oppure perché la contrapposizione frontale e generale non promette di funzionare.
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    3 min
  • La Lega fa quadrato sulla candidatura di Zaia in Veneto | 17/01/2025 | ll Corsivo
    La Lega fa quadrato sulla candidatura di Zaia in Veneto.
    Matteo Salvini convoca il consiglio federale della Lega e al primo punto della discussione mette sul tavolo il terzo mandato per Luca Zaia in Veneto. Così il Carroccio blinda la candidatura di Zaia, contrastata invece in modo pubblico dalla premier Giorgia Meloni, da Fratelli d'Italia e da Forza Italia che vorrebbero spartirsi la poltrona del Governatore veneto. Lo strappo di Zaia di queste ore è servito proprio per ricompattare il suo partito e per rendere alla luce del sole le posizioni delle tante anime che compongono la direzione leghista.
    Tutto è avvenuto dopo settimane di forti tensioni tra la leadership leghista e il governatore del Veneto, in seguito allo stop di Meloni al terzo mandato e le conseguenti accuse di debolezza al vicepremier Salvini, che secondo i leghisti veneti avrebbe di fatto avallato la fine della stagione di Zaia.
    Le reazioni.
    "Totale sintonia e condivisione degli obiettivi fra Matteo Salvini, Luca Zaia e l'intero consiglio federale. Il Veneto è un modello di buon governo apprezzato a livello nazionale e internazionale. Per la Lega, squadra che vince non si cambia", scrive in una nota il vertice della Lega. Ma resta palese lo scontro tra chi, come il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, crede che alla fine si potrà trovare una sintesi con gli altri partner di maggioranza, e quelli come il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo che ricorda come la Lega vuole tenersi le regioni dove governa. e chiede a Giorgia Meloni di trovare una soluzione soddisfacente. La palla viene dunque rigettata all'avversario interno con la speranza che ci sia un ripensamento. La sensazione è che la Lega, nel caso si andasse all'abolizione del terzo mandato, potrebbe porre un serio problema di permanenza nella maggioranza. Non sarebbe neppure la prima volta.
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  • Salvini diserta il question time sui disagi sui treni. Poi interviene in aula: colpa della sinistra | 16/01/2025 | Il Corsivo
    Salvini diserta il question time sui disagi sui treni. Poi interviene in aula: colpa della sinistra
    I disagi subiti dai cittadini in questi giorni lungo la rete ferroviaria diventano ben presto uno scontro politico. Matteo Salvini non si presenta al question time alla Camera, le opposizioni chiedono le sue dimissioni, Renzi gli grida "buffone", gli altri gli urlano "torna a bordo", e il ministro interviene dando la colpa di quello che è accaduto sui treni alla sinistra. Spiegata così, la seduta parlamentare di ieri si trasforma in una commedia all'italiana dove il ministro competente nel settore trasporti fugge dalle sue responsabilità: incalzato, da la colpa alle opposizioni.
    La difesa di Matteo Salvini.
    Il leader leghista accusa i governi del Pd. "Per recuperare i danni del malgoverno della sinistra, abbiamo avviato un piano da 100 miliardi di investimenti per le infrastrutture ferroviarie, con oltre 1.200 cantieri già attivi per recuperare decenni di ritardi sulle ferrovie di questo Paese", dice Salvini. Insomma la solita solfa: Salvini accusa quelli che lo hanno preceduto. Ricordo però che nel primo governo Conte Salvini era vice premier, ha sostenuto l'esecutivo di Mario Draghi con ministri leghisti in importanti dicasteri, e dal 2022, dopo la vittoria del centrodestra, Salvini ricopre gli incarichi di ministro dei Trasporti e delle infrastrutture e vice presidente del consiglio. Per quanto tempo ancora Salvini si impegnerà nel gioco dello scaricabarile?
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    2 min
  • Lo strappo di Zaia. Fdl vuole il mio posto? In quel caso corriamo da soli | 15/01/2025 | Il Corsivo
    Lo strappo di Zaia. Fdl vuole il mio posto? In quel caso corriamo da soli.
    Nella conferenza stampa di inizio anno, la premier Giorgia Meloni ha rivendicato la nomina di un candidato di Fdl alla corsa per le elezioni regionali in Veneto nel 2025. ma Luca Zaia non ci sta. "In attesa del giudizio della Corte costituzionale sul terzo mandato, se il centrodestra non troverà una sintesi, sarà comunque la Lega a indicare la strada: possiamo correre da soli e se richiesto io non mi tirerò indietro”, dice Zaia. Come dire: davanti a un muro contro muro nella coalizione di centrodestra, diverrebbe naturale pensare a una corsa leghista solitaria in Veneto. Nella sostanza, senza un via libera al terzo mandato per i presidenti di regione, che nel suo caso sarebbe il quarto, Luca Zaia correrà comunque alle prossime elezioni in Veneto, con la Lega e sei liste autonomiste collegate.
    L'obiettivo di Luca Zaia.
    Zaia pensa già al piano B. Vuole essere eletto consigliere regionale a furor di popolo, governare il dopo-Zaia magari da presidente del consiglio regionale, tenersi in una posizione di forza per trattare poi la possibilità della corsa a sindaco di Venezia nel 2026, o di un posto da ministro a Roma.
    L'obiettivo della coalizione di centrodestra.
    In Veneto, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono impegnati nella campagna acquisti tra sindaci e consiglieri comunali, con l’obiettivo di mettere sul tavolo del centrodestra candidati-presidenti alternativi, come il senatore Luca De Carlo, l’assessora Elena Donazzan per Fdi, Flavio Tosi per i forzisti. Si pensa anche a soluzioni alternative a Zaia nel campo leghista: in crescita ci sono il sindaco di Treviso Mario Conte e la fedelissima vice di Zaia, Elisa De Berti. Mancano ancora dieci mesi, ma si affilano i coltelli nella maggioranza in uno dei punti strategici del potere politico leghista che Giorgia Meloni vorrebbe scalare mettendo da parte Zaia.
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  • Niente ergastolo per un duplice femminicidio. I giudici: motivi umanamente comprensibili | 14/01/2025 | Il Corsivo
    Niente ergastolo per un duplice femminicidio. I giudici: motivi umanamente comprensibili.
    Salvatore Montefusco aveva ucciso a fucilate la moglie Gabriela Trandafir, e la figlia della donna, Renata, a Cavazzona di Castelfranco Emilia. Al termine dell'iter processuale, i giudici della Corte di Assise di Modena lo condannano a 30 anni, anziché all'ergastolo, e scrivono che l’uomo, “arrivato incensurato a 70 anni, non avrebbe mai perpetrato delitti di così rilevante gravità se non spinto dalle nefaste dinamiche familiari che si erano col tempo innescate”. Dunque la pena è stata decisa anche in ragione “della comprensibilità umana dei motivi che hanno spinto l’autore a commettere il fatto reato”.
    Le reazioni.
    I parenti delle vittime, tramite la legale Barbara Iannuccelli, esprimono “forte incredulità” per la decisione dei giudici. Parla di una interpretazione inaccettabile chi assiste le vittime di violenza, come Elisa Ercoli, presidente Differenza Donna che gestisce il 1522, il numero antiviolenza e antistalking. La ministra delle Pari opportunità Eugenia Roccella definisce i contenuti della sentenza pieni di “elementi assai discutibili e certamente preoccupanti”. Secondo la senatrice del Pd Valeria Valente della Bicamerale Femminicidio, il provvedimento dei giudici è da ‘manuale del patriarcato’. In genere le sentenze non si dovrebbero commentare, ma l'autore del duplice femminicidio, sebbene incensurato, non aveva alcun motivo "umanamente comprensibile" per uccidere a fucilate moglie e figlia. I giudici, in questo caso limpido nel movente e nella dinamica, hanno dimostrato una preoccupante impreparazione. Va bene il garantismo, ma qui i giudici di Modena hanno superato anche i minimi livelli di buon senso.
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  • Liberazione di Cecilia Sala. Nordio firma la scarcerazione di Abedini | 13/01/2025 | Il Corsivo
    Liberazione di Cecilia Sala. Nordio firma la scarcerazione di Abedini.
    L'Italia ha accettato la contropartita per la liberazione di Cecilia Sala, detenuta nel carcere di Evin, a Teheran, e da pochi giorni rilasciata dalle autorità iraniane. La scarcerazione della freelance Sala ha aperto nuove strade diplomatiche per l'ingegnere iraniano Abedini che nel frattempo aveva chiesto gli arresti domiciliari. Solo una richiesta del Guardasigilli Carlo Nordio avrebbe potuto portare alla sua liberazione. Così il ministro ha depositato alla Corte di appello di Milano la richiesta di revoca degli arresti per il cittadino iraniano disponendo la scarcerazione immediata di Abedini.
    Le motivazioni del provvedimento.
    Secondo il ministro Carlo Nordio "nessun elemento risulta ad oggi addotto a fondamento delle accuse rivolte ad Abedini, emergendo con certezza unicamente lo svolgimento, attraverso società a lui riconducibili, di attività di produzione e commercio con il proprio Paese di strumenti tecnologici avente potenziali, ma non esclusive, applicazioni militari”.
    La scelta del Governo italiano.
    Il ministro Carlo Nordio poteva già scarcerare Abedini, ben prima della liberazione di Sala, ma aveva rinunciato per evitare di aprire un caso con gli Stati Uniti. Poi la premier Giorgia Meloni ha avviato contatti diretti con il presidente uscente Joe Biden e con quello appena eletto, Donald Trump, e spiegato i motivi della scarcerazione di Abedini. Dal via libera di Biden e Trump è partita l'iniziativa diplomatica con l'Iran che ha portato alla liberazione di Cecilia Sala e alla scarcerazione di Abedini.
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  • Inps alza l'età per andare in pensione, denuncia la Cgil | 10/01/2025 | Il Corsivo
    Inps alza l'età per andare in pensione, denuncia la Cgil.
    Dal 2027, andare in pensione si trasformerà in una vera e propria corsa ad ostacoli. Infatti serviranno 67 anni e tre mesi di età per la pensione di vecchiaia e 43 anni e un mese di contributi per la pensione anticipata (attualmente 41 anni), indipendentemente dall’età. Secondo una denuncia della Cgil, l’Inps ha cambiato gli applicativi, inserendo i nuovi requisiti pensionistici “senza alcuna comunicazione ufficiale da parte dei ministeri competenti e in totale assenza di trasparenza istituzionale“. Ma non è finita, perché dal 2029 il requisito contributivo aumenterà ulteriormente a 43 anni e 3 mesi.
    I lavoratori penalizzati dalla norma Inps.
    La classe penalizzata sarebbe quella dei nati nel ’60, baby boomers, rimasti fuori dalla Quota 100 dato che per utilizzare la misura di anticipo della pensione ci volevano 62 anni compiuti entro il 2021 oltre a 38 anni di contributi versati e ora bloccati di nuovo dall’aumento dei requisiti. Non bisogna essere un esperto di welfare per comprendere la portata di questa normativa che aggrava il già complesso quadro previdenziale del nostro paese. Restano lontane le promesse elettorali di una riforma equilibrata del sistema previdenziale, il superamento della legge Monti-Fornero, il pensionamento con 41 anni di contributi per tutti. I sogni delle campagne elettorali si scontrano con la dura realtà e fanno i conti con le striminzite risorse messe in campo dalla manovra economica dell'esecutivo. All'orizzonte ci saranno nuove restrizioni e ulteriori sacrifici a carico delle lavoratrici e dei lavoratori.
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