Il Corsivo

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  • Parte la missione migranti in Albania, ma sulla nave ci sono solo 16 persone 15/10/2024
    Parte la missione migranti in Albania, ma sulla nave ci sono solo 16 persone.
    La missione del Governo italiano relativa al trasporto di migranti in Albania è appena partita da Lampedusa e già si vedono i primi problemi organizzativi. La prima nave, la Libra della Marina militare, approda domani in territorio albanese, ma è carica di sedici persone che saranno poi concentrati nei centri di accoglienza di Gjlader e Shengjin: sono bengalesi ed egiziani, tutti uomini. L'operazione è stata resa operativa dall'accordo tra Italia e Albania della scorsa estate che ha già scatenato polemiche ed obiezioni per l'alto costo e per le molte incognite logistiche. Lo scopo dichiarato è quello di "migliorare le capacità di rimpatrio e ottenere un effetto di deterrenza sulle partenze". Già a bordo della Lçibra è stato messo in campo un pre- screening che ha separato i vulnerabili accolti in Italia, da quelli non vulnerabili spediti in Albania. Al porto di Shengjin saranno effettuate le operazioni finali, di identificazione e di controllo sanitario. Chi avrà i requisiti potrà fare domanda di asilo e verrà trasferito a Gjlader, a venti chilometri di distanza dove in un sito dismesso dall'Aeronautica albanese è stato allestito il centro con annessi Cpr e penitenziario. Dalle prime foto diffuse sul circuito internazionale, più che luoghi di accoglienza si mostrano come dei veri e propri lager, dove le condizioni umane sono già carenti.
    Soldi buttati, dicono le opposizioni.
    Per le opposizioni si tratta di soldi buttati. "Il più costoso e inutile spot propagandistico della storia repubblicana", commenta da Iv, Davide Faraone. "Ottocento miliardi buttati per una deportazione, potevano essere destinati alla sanità", aggiunge la segretaria dem Elly Schlein. Si tratta di centri che Riccardo Magi di +Europa chiama "colonie detentive per stranieri nel territorio di un altro Paese", e che Nicola Fratoianni di Avs prevede diventeranno "infernali prigioni."
    Il monito di Mattarella: solidarietà alla base della Costituzione.
    Non cita direttamente la missione migranti in Albania, ma il discorso del Capo dello Stato Sergio Mattarella si concentra sulla solidarietà alla base della nostra Costituzione. "L’accoglienza e la solidarietà sono alla base della nostra convivenza. La storia italiana è fatta di emigrazione ed immigrazione. Trenta milioni gli italiani partiti per l’estero tra l’unità d’Italia e il secolo scorso. Sei milioni vivono stabilmente fuori dal loro Paese. Chi accoglie onora la Costituzione", ha detto Mattarella.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • 7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale | 7/10/2024 | Il Corsivo
    7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale.
    Sabato 7 ottobre 2023 è la data che segna uno spartiacque decisivo nella guerra tra Hamas e Israele. 1119 morti, 250 ostaggi rapiti, alcuni di loro riportati a casa, gran parte invece uccisi in mezzo ai bombardamenti successivi degli israeliani. Un anno dopo, Hamas non è stata smantellata. Gaza è ridotta a macerie. Con i suoi 60 mila morti, è una città fantasma: acqua poca e razionata, ospedali in perenne emergenza. Un anno dopo la guerra di Israele si è allargata in buona parte del Medio Oriente: Iran, Iraq, Libano del Sud, Yemen, Siria. I negoziati avviati da Egitto, Qatar, Stati Uniti, non hanno prodotto alcun risultato, così come i numerosi appelli e risoluzioni dell'Onu, ormai trasformata in una tigre di carta senza una direzione certa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una campagna presidenziale tra Kamala Harris e Donald Trump, e il vecchio Joe Biden non ha più alcun potere per contenere il conflitto dentro a confini già da mesi divelti dal conflitto.
    Il potere di Netanyahu non è stato scalfito.
    Il primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, nonostante il fallimento della sicurezza del 7 ottobre e il mancato ritorno di tanti ostaggi, è risalito nei sondaggi ed è ancora al suo posto. Non sono bastate le oceaniche manifestazioni capeggiate dai familiari degli ostaggi che chiedono a gran voce le sue dimissioni. Non sono servite le dure critiche dell'Onu, i processi della Corte dell'Aja, le reprimende di molti leader europei ed internazionali. Netanyahu incassa gli ultimi successi nella guerra a Hamas e soprattutto contro Hezbollah. L'opposizione israeliana è divisa. Il Paese è spaccato in due, e il dopo-Bibi deve ancora iniziare. Se si votasse oggi Likud otterrebbe 25 seggi contro i 21 del rivale più vicino, il Partito di unità nazionale di Benny Gantz. E nella corsa alla premiership Netanyahu avrebbe un unico rivale: quel Naftali Bennett che su molti temi è più a destra di lui. Un anno dopo, la guerra è totale e le prospettive di pace non esistono perché non si intravedono nel breve periodo interlocutori in grado di giungere anche al minimo degli obiettivi: il cessate il fuoco.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • 7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale | 7/10/2024 | Il Corsivo
    7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale.
    Sabato 7 ottobre 2023 è la data che segna uno spartiacque decisivo nella guerra tra Hamas e Israele. 1119 morti, 250 ostaggi rapiti, alcuni di loro riportati a casa, gran parte invece uccisi in mezzo ai bombardamenti successivi degli israeliani. Un anno dopo, Hamas non è stata smantellata. Gaza è ridotta a macerie. Con i suoi 60 mila morti, è una città fantasma: acqua poca e razionata, ospedali in perenne emergenza. Un anno dopo la guerra di Israele si è allargata in buona parte del Medio Oriente: Iran, Iraq, Libano del Sud, Yemen, Siria. I negoziati avviati da Egitto, Qatar, Stati Uniti, non hanno prodotto alcun risultato, così come i numerosi appelli e risoluzioni dell'Onu, ormai trasformata in una tigre di carta senza una direzione certa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una campagna presidenziale tra Kamala Harris e Donald Trump, e il vecchio Joe Biden non ha più alcun potere per contenere il conflitto dentro a confini già da mesi divelti dal conflitto.
    Il potere di Netanyahu non è stato scalfito.
    Il primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, nonostante il fallimento della sicurezza del 7 ottobre e il mancato ritorno di tanti ostaggi, è risalito nei sondaggi ed è ancora al suo posto. Non sono bastate le oceaniche manifestazioni capeggiate dai familiari degli ostaggi che chiedono a gran voce le sue dimissioni. Non sono servite le dure critiche dell'Onu, i processi della Corte dell'Aja, le reprimende di molti leader europei ed internazionali. Netanyahu incassa gli ultimi successi nella guerra a Hamas e soprattutto contro Hezbollah. L'opposizione israeliana è divisa. Il Paese è spaccato in due, e il dopo-Bibi deve ancora iniziare. Se si votasse oggi Likud otterrebbe 25 seggi contro i 21 del rivale più vicino, il Partito di unità nazionale di Benny Gantz. E nella corsa alla premiership Netanyahu avrebbe un unico rivale: quel Naftali Bennett che su molti temi è più a destra di lui. Un anno dopo, la guerra è totale e le prospettive di pace non esistono perché non si intravedono nel breve periodo interlocutori in grado di giungere anche al minimo degli obiettivi: il cessate il fuoco.
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    3 min
  • 7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale | 7/10/2024 | Il Corsivo
    7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale.
    Sabato 7 ottobre 2023 è la data che segna uno spartiacque decisivo nella guerra tra Hamas e Israele. 1119 morti, 250 ostaggi rapiti, alcuni di loro riportati a casa, gran parte invece uccisi in mezzo ai bombardamenti successivi degli israeliani. Un anno dopo, Hamas non è stata smantellata. Gaza è ridotta a macerie. Con i suoi 60 mila morti, è una città fantasma: acqua poca e razionata, ospedali in perenne emergenza. Un anno dopo la guerra di Israele si è allargata in buona parte del Medio Oriente: Iran, Iraq, Libano del Sud, Yemen, Siria. I negoziati avviati da Egitto, Qatar, Stati Uniti, non hanno prodotto alcun risultato, così come i numerosi appelli e risoluzioni dell'Onu, ormai trasformata in una tigre di carta senza una direzione certa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una campagna presidenziale tra Kamala Harris e Donald Trump, e il vecchio Joe Biden non ha più alcun potere per contenere il conflitto dentro a confini già da mesi divelti dal conflitto.
    Il potere di Netanyahu non è stato scalfito.
    Il primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, nonostante il fallimento della sicurezza del 7 ottobre e il mancato ritorno di tanti ostaggi, è risalito nei sondaggi ed è ancora al suo posto. Non sono bastate le oceaniche manifestazioni capeggiate dai familiari degli ostaggi che chiedono a gran voce le sue dimissioni. Non sono servite le dure critiche dell'Onu, i processi della Corte dell'Aja, le reprimende di molti leader europei ed internazionali. Netanyahu incassa gli ultimi successi nella guerra a Hamas e soprattutto contro Hezbollah. L'opposizione israeliana è divisa. Il Paese è spaccato in due, e il dopo-Bibi deve ancora iniziare. Se si votasse oggi Likud otterrebbe 25 seggi contro i 21 del rivale più vicino, il Partito di unità nazionale di Benny Gantz. E nella corsa alla premiership Netanyahu avrebbe un unico rivale: quel Naftali Bennett che su molti temi è più a destra di lui. Un anno dopo, la guerra è totale e le prospettive di pace non esistono perché non si intravedono nel breve periodo interlocutori in grado di giungere anche al minimo degli obiettivi: il cessate il fuoco.
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  • 7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale | 7/10/2024 | Il Corsivo
    7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale.
    Sabato 7 ottobre 2023 è la data che segna uno spartiacque decisivo nella guerra tra Hamas e Israele. 1119 morti, 250 ostaggi rapiti, alcuni di loro riportati a casa, gran parte invece uccisi in mezzo ai bombardamenti successivi degli israeliani. Un anno dopo, Hamas non è stata smantellata. Gaza è ridotta a macerie. Con i suoi 60 mila morti, è una città fantasma: acqua poca e razionata, ospedali in perenne emergenza. Un anno dopo la guerra di Israele si è allargata in buona parte del Medio Oriente: Iran, Iraq, Libano del Sud, Yemen, Siria. I negoziati avviati da Egitto, Qatar, Stati Uniti, non hanno prodotto alcun risultato, così come i numerosi appelli e risoluzioni dell'Onu, ormai trasformata in una tigre di carta senza una direzione certa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una campagna presidenziale tra Kamala Harris e Donald Trump, e il vecchio Joe Biden non ha più alcun potere per contenere il conflitto dentro a confini già da mesi divelti dal conflitto.
    Il potere di Netanyahu non è stato scalfito.
    Il primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, nonostante il fallimento della sicurezza del 7 ottobre e il mancato ritorno di tanti ostaggi, è risalito nei sondaggi ed è ancora al suo posto. Non sono bastate le oceaniche manifestazioni capeggiate dai familiari degli ostaggi che chiedono a gran voce le sue dimissioni. Non sono servite le dure critiche dell'Onu, i processi della Corte dell'Aja, le reprimende di molti leader europei ed internazionali. Netanyahu incassa gli ultimi successi nella guerra a Hamas e soprattutto contro Hezbollah. L'opposizione israeliana è divisa. Il Paese è spaccato in due, e il dopo-Bibi deve ancora iniziare. Se si votasse oggi Likud otterrebbe 25 seggi contro i 21 del rivale più vicino, il Partito di unità nazionale di Benny Gantz. E nella corsa alla premiership Netanyahu avrebbe un unico rivale: quel Naftali Bennett che su molti temi è più a destra di lui. Un anno dopo, la guerra è totale e le prospettive di pace non esistono perché non si intravedono nel breve periodo interlocutori in grado di giungere anche al minimo degli obiettivi: il cessate il fuoco.
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  • 7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale | 7/10/2024 | Il Corsivo
    7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale.
    Sabato 7 ottobre 2023 è la data che segna uno spartiacque decisivo nella guerra tra Hamas e Israele. 1119 morti, 250 ostaggi rapiti, alcuni di loro riportati a casa, gran parte invece uccisi in mezzo ai bombardamenti successivi degli israeliani. Un anno dopo, Hamas non è stata smantellata. Gaza è ridotta a macerie. Con i suoi 60 mila morti, è una città fantasma: acqua poca e razionata, ospedali in perenne emergenza. Un anno dopo la guerra di Israele si è allargata in buona parte del Medio Oriente: Iran, Iraq, Libano del Sud, Yemen, Siria. I negoziati avviati da Egitto, Qatar, Stati Uniti, non hanno prodotto alcun risultato, così come i numerosi appelli e risoluzioni dell'Onu, ormai trasformata in una tigre di carta senza una direzione certa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una campagna presidenziale tra Kamala Harris e Donald Trump, e il vecchio Joe Biden non ha più alcun potere per contenere il conflitto dentro a confini già da mesi divelti dal conflitto.
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  • 7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale | 7/10/2024 | Il Corsivo
    7 ottobre, un anno dopo l'attacco di Hamas contro Israele. La guerra è totale.
    Sabato 7 ottobre 2023 è la data che segna uno spartiacque decisivo nella guerra tra Hamas e Israele. 1119 morti, 250 ostaggi rapiti, alcuni di loro riportati a casa, gran parte invece uccisi in mezzo ai bombardamenti successivi degli israeliani. Un anno dopo, Hamas non è stata smantellata. Gaza è ridotta a macerie. Con i suoi 60 mila morti, è una città fantasma: acqua poca e razionata, ospedali in perenne emergenza. Un anno dopo la guerra di Israele si è allargata in buona parte del Medio Oriente: Iran, Iraq, Libano del Sud, Yemen, Siria. I negoziati avviati da Egitto, Qatar, Stati Uniti, non hanno prodotto alcun risultato, così come i numerosi appelli e risoluzioni dell'Onu, ormai trasformata in una tigre di carta senza una direzione certa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una campagna presidenziale tra Kamala Harris e Donald Trump, e il vecchio Joe Biden non ha più alcun potere per contenere il conflitto dentro a confini già da mesi divelti dal conflitto.
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  • Dalle promesse elettorali alla dura realtà. Giorgetti: sacrifici per tutti, tassati profitti e ricavi | 4/10/2024 | Il Corsivo
    Dalle promesse elettorali alla dura realtà. Giorgetti: sacrifici per tutti, tassati profitti e ricavi.
    Dopo anni di promesse elettorali, il centrodestra si cimenta con la dura realtà economica del Paese, con un debito che sfiora i 3 mila miliardi e una manovra alle porte che deve far quadrare i conti pubblici e rilanciare lo sviluppo industriale. Finalmente, in mezzo a tanti sogni, qualcuno ha il coraggio di dire agli italiani le cose come stanno. Sul Piano strutturale di bilancio, Giancarlo Giorgetti ammette che la manovra richiede sacrifici da tutti. Il ministro dell’Economia annuncia che verranno tassati profitti e ricavi, e che sarà uno sforzo che l'intero Paese deve sostenere: individui, ma anche società piccole, medie e grandi. Per Giorgetti, non è corretto parlare di extraprofitti, ma di tassare i profitti a chi li ha fatti. Giorgetti torna a sfoderare i dati di finanza pubblica che sostiene siano positivi. L'obiettivo di deficit del 4,4% pareva irrealistico e ora è stato aggiornato al 3,8%.
    La Cgil boccia il piano del Governo.
    Christian Ferrari della Cgil è convinto che il piano di stabilità di bilancio infligge al nostro Paese un lungo ciclo di austerità, quantificabile in circa 13 miliardi di tagli per ciascuno dei prossimi sette anni. La Cgil indica nel Piano la strada dell'austerità selettiva, scaricata, come sempre, sui soliti noti. Per la Cisl, la ricetta passa da una spendig review condivisa con le parti sociali che vada a colpire le zone grigie, le sacche di spreco, le rendite e le intermediazioni parassitarie, la finanza speculativa. L'unico segnale giunge dai mercati finanziari con Piazza Affari che va giù: l’indice Ftse Mib cede l'1,36%, a 33.217 punti. Alle borse non piace l'instabilità economica mista ad una coerenza politica.
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  • Un guasto tecnico sulla rete ferroviaria blocca l'Italia per ore. Salvini nel mirino delle opposizioni | 3/10/2024 | Il Corsivo
    Un guasto tecnico sulla rete ferroviaria blocca l'Italia per ore. Salvini nel mirino delle opposizioni.
    Un mercoledì infrasettimanale di una normale settimana lavorativa l'Italia si blocca a causa di un guasto tecnico. "Raro", dicono da RFI. Sarà anche raro, ma gli effetti in poche ore sono devastanti per le comunicazioni dei trasporti del nostro Paese. Non parliamo dei ritardi che ogni pendolare è costretto a subire ogni giorno. No, qui siamo nel cuore pulsante degli snodi ferroviari, quelli che registrano la maggiore affluenza di passeggeri. Dalle 6.30 la circolazione tra le due stazioni principali di Roma, Termini e Tiburtina, si è fermata e il traffico è ripreso intorno alle 8.45. Non basta, perché a questo cortocircuito si aggiungono presto altri due guasti sulle linee adriatica e tirrenica, sulla Bologna-Ancona e sulla linea Pisa-Roma. A quel punto i viaggiatori non hanno vie d'uscita, tocca attendere. I tabelloni misurano ritardi impressionanti. Il bilancio è tutto sulle spalle dei passeggeri. Oltre 100 convogli di Trenitalia parzialmente cancellati o cancellati. Trentuno treni Alta Velocità e Intercity sono stati parzialmente cancellati mentre altri 31 cancellati. Altri sessanta convogli soppressi tra i regionali del Lazio. Quaranta i treni Alta Velocità o Intercity in ritardo. Non è colpa degli hacker ma della struttura ferroviaria e di chi la dirige.
    Le scuse di RFI e le accuse dell'opposizione.
    I disagi arrivano dopo un'estate caratterizzata anche da ritardi nelle settimane più calde di agosto a causa di un programma di manutenzioni sulla rete. "E' doveroso scusarsi per i disagi importanti della giornata", ammette l'amministratore delegato di Rfi Gianpiero Strisciuglio. Le scuse però non sono ancora arrivate dal ministro dei Trasporti e Infrastrutture Matteo Salvini il cui compito principale sarebbe quello di vigilare e intervenire in casi come questi. Secondo la leader del Pd Elly Schlein, "il ministro Salvini si occupa di tutto tranne che dell'emergenza trasporti e a pagare il prezzo più alto sono i passeggeri, non si occupa di fare funzionare le Ferrovie, pensa solo a come venderle." Alle parole della Schlein si accoda un pò tutta l'opposizione. La maggioranza fa quadrato intorno al ministro, ma in Italia e altre democrazie avanzate, ministri dei Trasporti hanno rassegnato le dimissioni dopo gravi guasti della rete ferroviaria o incidenti. Era accaduto al ministro greco Kostas Kramanlis, ai titolari dei Trasporti, Interni e Sviluppo economico bulgari, era accaduto all'ex ministro Claudio Burlando. Un errore tecnico di queste dimensioni non solo avrebbe bisogno di accertamenti rapidi, ma anche di una verifica sulle capacità organizzative e di controllo del ministro competente, al di là della sua appartenenza politica.
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  • La linea rossa che porta alla terza guerra mondiale | 2/10/2024 | Il Corsivo
    La linea rossa che porta alla terza guerra mondiale.
    L'attacco dell'Iran contro Israele giunge dopo un'escalation impressionante sul piano militare che sta allargando un conflitto, localizzato nei territori occupati, fino in Libano meridionale, Iraq, Siria, Yemen, West Bank, a quel confine che raggiunge la sottile linea rossa che porta dritta alla terza guerra mondiale. Ci sono tutti gli ingredienti di una storia che pare non avere mai fine. L'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 in territorio israeliano che ha provocato 1139 morti, con la vicenda degli ostaggi non ancora conclusa. La vendetta israeliana con i raid aerei e l'entrata a Gaza con quasi 60mila morti e una città fantasma senza acqua, servizi essenziali, ospedali in piena emergenza. Il blitz aereo di Israele del 1° aprile 2024, contro l'ambasciata iraniana a Damasco che ha ucciso diversi alti ufficiali dei Pasdaran. Il primo avvertimento iraniano dello scorso 13 aprile con oltre 300 attacchi, il 90% bloccato grazie ai sistemi di difesa aerea israeliani, con il supporto degli Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Giordania. Da decenni, per Israele, la milizia libanese di Hezbollah, come anche gli Houthi dello Yemen o le milizie irachene sciite, sono strumenti nelle mani iraniane. Quindi per Benjamin Netanyahu si tratta di nemici di sempre.
    L'impotenza della politica internazionale
    Quello a cui stiamo assistendo è dunque un regolamento di conti tra Israele e Iran e i suoi alleati, che rende Israele isolato, ma solo sulla carta, grazie all'assoluta impotenza delle Nazioni Unite, della Corte di giustizia, dell impreparazione delle varie leadership internazionali, della mancanza di una politica estera dell'amministrazione guidata da Joe Biden. Siamo arrivato fin qui per tanti motivi. Netanyahu punta su una vittoria di Donald Trump alle prossime presidenziali del 5 novembre. L'Autoritò Nazionale palestinese non ha un Capo politico credibile. L'opposizione israeliana si è concentrata nella liberazione degli ostaggi invece di chiedere e ottenere le dimissioni del premier perché no non riesce a mettere in campo una alternativa all'estremismo di Netanyahu. La diplomazia che dovrebbe essere l'anima della trattativa tra Israele e Hamas si è dimostrata non efficiente e al momento non ha raggiunto alcun risultato.
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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