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  • Il nuovo Pd di Elly Schlein riparte dal voto delle europee e delle città | 11/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Milano, Torino, Bologna, Genova, Bari, Napoli. Parte da qui la sfida di Elly Schlein a Giorgia Meloni. Sono i luoghi dove il Pd, dato per morto alle elezioni politiche del 2018 e 2022, ha saputo concentrare i suoi sforzi, i suoi dirigenti anche più giovani, costruendo un'alternativa al centrodestra a trazione di Giorgia Meloni. Proprio analizzando il voto delle città si avverte il peso dell'opposizione , rappresentata dal Pd e dal successo elettorale di Alleanza Verdi Sinistra che ha ottenuto percentuali inusuali per il gruppo guidato da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. 
     
    Il voto delle città
    A Bari, grazie all’effetto del sindaco Decaro che da solo ha sfiorato il mezzo milione di preferenze, i Dem sono volati al 50%, strappando ai 5Stelle il primato dei più votati al Sud. A Bologna, i dem sono schizzati al 41,1, a Milano al 31,3, a Genova hanno superato il 31, a Torino il 29,8, a Napoli il 26,6. Il quadro emerso alle europee corre parallelo a quello delle elezioni amministrative comunali. Rispetto alla precedente tornata, il campo largo prende al primo turno Cagliari (a FdI) e Pavia (alla Lega), tiene Bergamo, Modena, Reggio Emilia, Cesena, Carpi, Prato e Livorno. Ed è in vantaggio a Sassari,  soprattutto a Perugia, sin qui governate dal centrodestra. 
     
    Il record di Avs
    Con 1.565.896 voti, Avs conta così mezzo milione di schede in più rispetto alle politiche. Ed è la forza che registra la progressione più visibile. Sei europarlamentari eletti tra cui Ilaria Salis. La soglia di sbarramento del 4 superata con il 6,73%. Iniezioni di voti possenti tra i giovani, le donne, nelle grandi città e dal bacino degli astenuti alle ultime politiche. Il leader di Avs Nicola Fratoianni avverte gli altri capi della sinistra, Schlein e Conte, che il suo partito è il «perno» del possibile cambiamento: «Senza Avs non comincia neanche la discussione». 
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    3 min
  • Alle Europee, Fdi primo partito, cresce il Pd, crolla M5s, Forza Italia supera la Lega. Avs con Salis al 6%. Astensione record | 10/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Alle elezioni europee, come prevedibile, crolla l'affluenza in Italia sotto il 50% e l'astensione diventa un caso politico, un record mai raggiunto alle elezioni europee e politiche. La disaffezione dell'elettorato e la distanza tra partiti e cittadini, hanno portato negli anni a questo risultato negativo.
    La riflessione dovrebbe partire da qui. Sul piano politico, anche l'Italia conferma la tendenza registrata in Francia, Germania, Austria, dove si affermano le formazioni di destra. Fdi di Giorgia Meloni con il 29% resta il primo partito del nostro Paese, in aumento rispetto alle politiche del 25 settembre 2022 e in linea con i sondaggi degli ultimi mesi. Risorge il Pd, secondo partito, che supera il 24%, e l'esito del voto premia la leadership di Elly Schlein che ha girato in lungo e in largo il Paese, incalzando la premier Giorgia Meloni su lavoro e sanità. Cala il consenso del M5s di Giuseppe Conte.
    Nella maggioranza, cambia il peso tra partiti. Forza Italia, che in Europa fa riferimento al gruppo del Ppe, recupera sulla Lega, spostando l'asse politico da una prevalenza della destra sovranista, Fdi-Lega, ad una maggiore presenza dei centristi Forza Italia-Noi moderati. Per il resto, nel regno della totale frammentazione, in pochi superano il fatidico 4%. Buona la prova di Alleanza Verdi Sinistra che con il 6,6% manda Ilaria Salis al Parlamento europeo. In particolare,  FdI pesca nel bacino della Lega e fa il boom al Nord. Il Mezzogiorno premia i dem, primo partito al Sud
     Nelle amministrative, il Piemonte rimane al centrodestra,  i comuni maggiori come Firenze, Bari, Perugia al centrosinistra.
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    3 min
  • Più o meno Europa? | 08/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Giunge oggi il momento in cui delineare meglio, attraverso il voto che daremo (ma, forse, anche attraverso quello che non daremo) il tipo di profilo che potrà assumere l’Europa nei prossimi anni.
    Andiamo a votare - e speriamo di non essere una minoranza a farlo – in un clima che ha visto prevalere le argomentazioni di natura più tipicamente ideologica su quelle più banalmente programmatiche. Si pensi, ad esempio, alla polemica che è arrivata ad investire persino la figura del Presidente della Repubblica, sul tema della sovranità, da conferire – in maggiore o minor misura – all’Unione Europea, rispetto a quella che, invece, fino ad oggi ha contraddistinto gli stati nazionali. Ricordiamo che, riferendosi alla pace - da 80 anni mai così minacciata nel Vecchio Continente - il capo dello Stato ha sottolineato la delicatezza della scadenza elettorale odierna, ribadendo l’esigenza di una sovranità storica dell’Unione Europea, intesa come sbocco inevitabile e, quindi, come “lascito ideale di avvenimenti fondativi”, nati, per il nostro Paese, dalla Resistenza e dalla scelta repubblicana. Come è noto, l’intervento di Sergio Mattarella sui temi della sovranità europea e dell’identità nazionale ha destato non pochi malumori in certi ambienti politici, al punto che qualcuno si è persino spinto a “suggerire” le dimissioni al “temerario” inquilino del Quirinale.
    Tuttavia, se osserviamo con un minimo di obbiettività la piega che stanno prendendo le cose non appena varchiamo gli steccati del giardino di casa nostra, dovremo onestamente ammettere che - anche se la cosa potrà non piacerci - lo scenario attuale dell’economia planetaria registra essenzialmente il predominio di chi è unito ed organizzato ( vedi Cina, Stati Uniti o India) su chi, al contrario, è disunito e lacerato da diffidenze e rivalità del tutto anacronistiche. I partiti sovranisti scommettono sul ridimensionamento delle istituzioni europee, sperando di renderle ancora più impotenti di quanto esse lo siano già ora, aprendo, invece, un’autostrada agli interessi nazionali più svariati. Sapranno gli stati nazionali garantire, seriamente, una pace duratura all’interno della nostra Europa? Due tragiche esperienze del Novecento sembrerebbero negarlo. Ci sarà ancora una Banca Centrale Europea che – come ricordava ieri sul Corriere della Sera il sempre eccellente Federico Fubini - “ dall’inizio della pandemia ha comprato 300 miliardi di debito pubblico italiano, senza i quali il Paese sarebbe saltato” ? Speriamo ardentemente di si.
    L’impressione che abbiamo è, comunque, quella che mai come questa volta le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo presentino i tratti tipici degli eventi epocali. Vogliamo davvero che passino sotto il nostro sguardo senza neanche proferire parola?
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  • Elezioni europee 2024. Finisce la campagna elettorale più fiacca di sempre | 07/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sarà per il sistema elettorale proporzionale che non riesce aggregare gli schieramenti, sarà per una evidente disaffezione dell'elettorato agli appuntamenti politici europei, ma la campagna elettorale che si conclude è la più fiacca di sempre. Mancano i contenuti, non sono presenti i temi forti del dibattito politico europeo, e ognuno si barcamena a colpi di spot, di promesse elettorali irrealizzabili, di posizionamenti all'interno delle coalizioni, in una sorta di gara al tornaconto personale, più che a una idea di Bene comune.
    Il centrodestra 
    I tre partiti di governo, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega, corrono per tre progetti differenti, anche se i loro leader declamano l'unità d'intenti. Il più europeista è Antonio Tajani di Forza Italia, Matteo Salvini della Lega si muove accanto ai sovranisti più estremi, mentre Giorgia Meloni, tra i due fuochi opposti, dice di battersi per una idea alternativa di Europa e cerca di formare un gruppo d 135 eurodeputati in grado di dettare, dall'opposizione, l'agenda  del nuovo Parlamento europeo. 
    Il centrosinistra
    Gli ultimi scampoli di campagna elettorale sono determinati dallo scontro tra la leader del Pd Elly Schlein e Giorgia Meloni su liste d'attesa, accordo tra Italia e Albania sui migranti, lavoro e salario minimo. Schlein ha girato in lungo e in largo il Paese per tentare di convincere gli indecisi, strappare qualche voto all'astensione e al M5s. Meloni ha preferito puntare sul mezzo televisivo con le ultime interviste a Mentana e Vespa. Gli altri partiti dell'opposizione sono talmente frammentati e divisi che, per molti di loro, il superamento della soglia di sbarramento del 4% resta una meta lontana da raggiungere alle elezioni europee. 
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    3 min
  • 80 anni dallo sbarco in Normandia e la guerra è ancora un'opzione del mondo | 06/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    80 anni dallo sbarco in Normandia 
    Accadeva esattamente ottant'anni fa in queste ore. Alle 4.15 di mattina del 5 giugno 1944, il comandante supremo delle forze armate americane e alleate, Dwight D. Eisenhower, disse all’ammiraglio britannico Ramsay e al generale Montgomery: «Ok, let’s go!». È il via libera al D-Day del 6 giugno, rinviato di un giorno per le avverse condizioni meteo. Iniziava la più importante operazione militare della storia contemporanea, lo sbarco alleato in Normandia. 155 mila uomini impiegati nell'operazione contro poco più di 50 mila soldati tedeschi, in gran parte blindati nei bunker piazzati in cima alle falesie che sovrastano le spiagge francesi. 11 mila aerei, 23mila paracadutisti, Migliaia tra morti, feriti, dispersi. Quell'azione ha permesso di sfondare le linee tedesche e liberare in pochi mesi Parigi e la Francia dall'occupazione nazista. 
    La guerra è ancora un'opzione del mondo
    Ottant'anni dopo lo sbarco in Normandia, la guerra è ancora un'opzione possibile. Nelle celebrazioni di questi giorni, i pochi reduci che appaiono in a Parigi, in Normandia, a Southwick in Inghilterra, alcuni ci ricordano che la guerra è comunque orrenda e che bisogna sperare che non torni. Ma altri che si mostrano accanto al presidente francese Emmanuel Macron nelle commemorazioni, se potessero, sarebbero pronti al sacrificio, oggi come allora. Le celebrazioni dello sbarco in Normandia cadono nel momento più difficile della storia dopo la fine della seconda guerra mondiale, con il conflitto tra Russia e Ucraina, la guerra tra Israele e Hamas, i venti di guerra tra Israele e hezbollah e Iran. Ieri Macron ha fatto intendere che non compirà dietro front all'idea di inviare istruttori in Ucraina. Oggi arrivano Biden e Mattarella. La speranza è che, al netto delle frasi retoriche, ricorra nei discorsi ufficiali la parola pace. 
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    3 min
  • Gli obiettivi mancati nella Giornata mondiale dell'ambiente | 05/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nella Giornata mondiale che celebra l'ambiente manca la politica. Nella campagna elettorale americana e in quella prossima europea, i candidati di gran parte dei partiti e degli schieramenti dimenticano di mettere in campo soluzioni concrete su siccità, crisi climatica, dissesto idrogeologico, differenze economiche tra stati ricchi e poveri che determinano squilibri sociali sempre più marcati. 
    Le sfide perse 
    Il piano ambientale di 2mila miliardi, il Green New Deal promesso dal presidente americano Joe Biden all'inizio del suo mandato, non è stato attuato, e buona parte dei fondi sono stati invece destinati a sostenere la corsa agli armamenti. Stessa cosa si può dire per il Green deal europeo. Terminata la IX legislatura del Parlamento Europeo, iniziata nel 2019, di molte norme ambientali sulle quali Commissione, Assemblea e Consiglio si sono dati battaglia per anni non sentiremo più parlare. Alla legge europea sul ripristino della natura manca solo la ratifica del Consiglio. La legge sul monitoraggio dei suoli che prevede la bonifica dei terreni inquinati è stata messa da parte. La nuova norma per ridurre gli imballaggi, soprattutto di plastica, giace immobilizzata tra i veti. La legge sul ripristino della natura ambiva a riqualificare il 20% delle zone degradate dal punto di vista naturalistico. La legge sui pesticidi, che prevedeva anche la riduzione dei gas serra in agricoltura, è stata invece ritirata direttamente dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen lo scorso il 6 febbraio, dopo la dura protesta degli agricoltori.  Non essendo arrivate all’approvazione, il loro viaggio ha alte probabilità di finire qui: è difficile che una nuova legislatura ricicli i provvedimenti della precedente.
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    3 min
  • Lo spettro dell'astensione si aggira sul voto europeo. Sarà un record | 04/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Ci sono molte incognite che pesano sul voto europeo del prossimo week end. L'evidente radicalizzazione dello scontro politico all'interno degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra dovuto dal sistema proporzionale previsto dal voto. In particolare, le polemiche della Lega sulla sovranità europea marcata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella rendono più debole sul piano politico la maggioranza che sostiene l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La corsa al primato di leadership tra Schlein e conte, rende oggettivamente l'opposizione meno incisiva sotto il profilo numerico. La frammentazione dei partiti che non sostengono il Governo determina la difficoltà di superare la barriera del 4%, fondamentale per accedere al Parlamento europeo. 
    Il peso dell'astensione
    Analisti e sondaggisti sono concordi: l'astensionismo sarà un record nazionale, un fenomeno per altro maggioritario. La disaffezione per le cose politiche dimostra la differenza siderale tra l'elettorato e chi dovrebbe rappresentare le sue scelte nelle istituzioni europee che vengono percepite come distanti dai problemi reali del Paese. Alle prime elezioni europee del 1979, l’affluenza era dell’85 per cento. Nel 2019, si è passati al 54%. Il crollo ha marciato in modo parallelo a quello registrato alle elezioni politiche dove l’affluenza alle consultazioni per la Camera e il Senato ha subito un progressivo e quasi continuo calo che l’ha portata dal 90 per cento al picco negativo di affluenza nel 2022, 64 per cento. Da quello che si vede e non si può pubblicare, il fenomeno dell'astensione alle prossime europee sarà ancora di più decisivo, perché i cosiddetti indecisi hanno in realtà ormai deciso che non andranno a votare. Domenica sera dopo le 23, i numeri che usciranno dalle urne non potranno che confermare questa tendenza. 
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  • Il 2 giugno a Sant'Anna di Stazzema dove è nata la Costituzione | 03/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il 26 gennaio 1955, Piero Calamandrei concludeva così il suo discorso sulla Costituzione, nel Salone degli affreschi della Società Umanitaria di Milano.  "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione". E' una frase che mi ha sempre colpito perché proviene dalla voce di un intellettuale liberale. Ieri il comune di Stazzema mi ha invitato alla manifestazione solenne e ufficiale per le commemorazioni del 2 giugno, Festa della Repubblica.  A Sant'Anna di Stazzema, poche anime in piccolo borgo in provincia di Lucca, in Toscana, il 12 agosto 1944, le truppe della 16 Panzergrenadier Division, comandate da Walter Reder, diedero l'assalto contro la popolazione civile, sterminando 475 persone: nessun partigiano, solo vecchi, donne, bambini, la più piccola, Anna Pardini, aveva solo tre mesi. I nazisti erano stati accompagnati da fascisti italiani con le uniformi tedesche. 
    L'armadio della vergogna
    E' stato un onore e anche una missione parlare a Sant'Anna di un armadio che conteneva 695 fascicoli, un ruolo dei criminali nazisti composto da 2273 voci. Si tratta di documenti archiviati in modo illegale il 14 luglio 1960  dalla procura generale militare in applicazione della ragion di Stato, e riaffiorati poi nel 1994. Il giornalista dell'Espresso Franco Giustolisi, davanti a quelle carte che contenevano i nomi degli assassini già nel 1945, aveva coniato il termine "armadio della vergogna".
    Tra pochi processi celebrati in ritardo c'è anche quello relativo alla strage di Sant'Anna di Stazzema. 
    Il peso della memoria
    Il 2 giugno a Sant'Anna, la sua grande partecipazione, dimostra che la Costituzione è ancora viva e che in molti sono ancora pronti a difenderla dai maldestri tentativi di cambiarla in modo radicale: dal referendum perso da Matteo Renzi alla proposta di premierato che nei fatti esautora il potere del presidente della Repubblica. 
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  • Europee. Ultimi scambi di campagna elettorale, ma tra i temi l'Europa non c'è | 01/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Un dato è ormai certo. In questa fiacca campagna elettorale italiana, tra i temi proposti dai candidati di tutti gli schieramenti l'Unione europea non c'è. Non è solo un paradosso a cui il nostro Paese è da tempo abituato. La tendenza è rilevata anche in gran parte degli altri aderenti alla Ue dove i risultati e le loro implicazioni politiche sono interpretati in chiave nazionale, sovente come resa dei conti all'interno delle maggiori coalizioni.
     
    Il caso italiano
    Le elezioni europee del 2014 furono viste come un plebiscito per l’allora segretario del Partito Democratico e Presidente del Consiglio, Matteo Renzi che prese il 40,81% dei voti, un traguardo mai raggiunto da un candidato di centrosinistra. Nel 2019, solo cinque anni dopo, il successo della Lega nelle elezioni europee contribuì in buona parte alla caduta del primo governo Conte che si reggeva sull'alleanza tra il Carroccio e il M5s. 
     
    Le elezioni europee 2024 
    Le europee 2024 rappresentano in Italia un test elettorale interno, una sorta di midterm alla cacio e pepe. La premier Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia sono alla ricerca di una conferma del risultato elettorale politico del 25 settembre 2022, quindi non sotto il 27%. La Lega non intende farsi superare da Forza Italia, perché metterebbe a rischio la stabilità della leadership di Matteo Salvini nel partito, e anche nel Governo. Salvini si presenta con candidati di rottura, mentre Meloni cerca di ‘normalizzare’ l’immagine internazionale del suo partito, presentandosi come una alternativa conservatrice di governo europeo. Nel centrosinistra la corsa è tra il Pd di Elly Schlein dato in forte rimonta, e il M5s di Giuseppe Conte in netto calo. 
     
    I nuovi equilibri europei
    L’attuale presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è interessata a favorire una collaborazione fra il Partito Popolare Europeo e il gruppo dei Conservatori e Riformisti (di cui è presidente Giorgia Meloni). Il progetto politico potrebbe portare a nuove alleanze fra centro-destra e destra radicale nel corso della prossima legislatura, con la conseguente marginalizzazione del Pse e dei liberali di Renew. 
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  • Prima condanna per Donald Trump nel processo Stormy Daniels | 31/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Oggi sappiamo, non solo sul piano giornalistico, ma anche con una verità processuale di condanna, che l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump pagò a più riprese la pornostar Stormy Daniels per evitare che raccontasse in pubblico l’incontro sessuale avuto con lui nel 2006. Sotto il profilo giudiziario, tutti i 34 capi d'accusa formulati contro Donald Trump dal procuratore di Manhattan Matthew Colangelo e dal suo vice Alvin Bragg, hanno retto davanti ai giudici del Tribunale. Si è trattato di una cospirazione pianificata, per influenzare le elezioni del 2016. Lo scopo era aiutare Trump ad essere eletto con spese illegali, per mettere a tacere persone che avevano qualcosa di negativo da dire sul suo comportamento. Insomma, una frode elettorale. 
    Le accuse contro Donald Trump
    Tutto parte dalla pubblicazione del video della trasmissione “Access Hollywood”, in cui Trump si vantava di poter toccare a piacimento i genitali delle donne: "L’impatto di quel nastro sulla campagna era stato immediato ed esplosivo", dice l'accusa. Trump si era preoccupato di tutte le persone che potevano rivelare particolari imbarazzanti sulla sua vita, e il tabloid National Enquirer, di proprietà di David Pecker, aveva allertato l'avvocato Michael Cohen che la porno star Stormy Daniels voleva rendere pubblico l’incontro sessuale del 2006. Allora, secondo i procuratori di Manhattan, Trump aveva orchestrato un piano criminale per corrompere le presidenziali, nascondendo la cospirazione anche nei documenti delle sue aziende a New York".
    Le reazioni
“È stato un processo farsa, una vergogna. Sono un uomo innocente. Il vero verdetto si avrà il 5 novembre. Continueremo a combattere fino alla fine”, ha commentato Trump. "Oggi a New York abbiamo visto che nessuno è al di sopra della legge", ha affermato il direttore delle campagna elettorale del presidente Joe Biden, Michael Tyler. Trump diventa così il primo ex capo della Casa Bianca condannato in un processo penale e anche il primo candidato alla presidenza a fare campagna elettorale come pregiudicato.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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