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  • Il Regno Unito va a sinistra. Il Labour di Starmer verso Downing Street | 03/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo quattordici anni di egemonia del Tory, la Gran Bretagna va a sinistra. Il nuovo Tony Blair si chiama Keir Starmer, e vola nei sondaggi. Sarà lui a guidare il Paese dopo il sostanziale fallimento delle politiche economiche e sociali dei conservatori. Starmer si presenta come un premier normale.  61 anni, ex procuratore capo della Corona, ha fatto una campagna elettorale all'insegna della realpolitik: poche promesse, tagli delle tasse solo se sostenibili, niente sgravi alle scuole private, imposte sulle plusvalenze, totale continuità in politica estera, nessun strappo sulla Brexit, solo l'avvio di migliori rapporti commerciali con l'Europa. Starmer ha preso la guida del Labour dopo l’ennesima sconfitta elettorale inflitta da Boris Johnson nel 2021. Poco dopo, lo scandalo Party Gate affonda l’ex primo ministro, e Starmer, ribalta il Labour come un calzino, ricostruisce la sua immagine agli occhi di elettori centristi e progressisti, degli imprenditori e della comunità ebraica.  
    Il Labour in testa nei sondaggi delle elezioni di domani
    Secondo l’ultima proiezione di Electoral Calculus, Starmer prende 450 seggi su 650 ai Comuni grazie al sistema uninominale secco: se andasse così, i laburisti formerebbero la maggioranza di governo più ampia della democrazia britannica. I conservatori del primo ministro Rishi Sunak scivolano a quota 60 seggi, dai 344 del trionfo di Boris Johnson nel 2019, superati persino dai Lib-Dem con 71 seggi. Nigel Farage e il suo Reform Uk, viene stimato intorno al 15%, seppur in calo dopo i recenti casi di razzismo di attivisti e deputati: i suoi voti saranno decisivi per spostare i tories a destra.
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    3 min
  • In Francia, si forma il blocco democratico e repubblicano contro le destre | 02/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A pochi giorni dal ballottaggio di domenica 7 luglio, in Francia si forma il blocco democratico e repubblicano contro le destre voluto dal presidente Emmanuel Macron e dalle sinistre.  «Non un voto deve andare al Rassemblement National», ha annunciato il premier uscente Gabriel Attal, aprendo a negoziati per accordi di desistenza con la sinistra. L'obiettivo è quello di sottrarre circoscrizioni, seggi, e rendere così irraggiungibile la soglia di 289 deputati con cui Marine Le Pen avrebbe la maggioranza assoluta per governare. Ma all'interno dell'esecutivo ancora in carica molti ministri non sono d'accordo con Macron.  «Tutto è da ricostruire, sono pronto», dice l’ex premier Edouard Philippe che rifiuta l'accordo con France Insoumise di Mélenchon.  Sulla stessa linea il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire. «Per me la France Insoumise è un pericolo per la Nazione quanto il Rassemblement National è un pericolo per la République», dice Le Maire.  La desistenza di Macron è invece a geometria variabile. Si decide “caso per caso”. Il capo dello Stato ha chiesto una profilazione dei candidati mélenchonisti, per escludere quelli impresentabili, considerati antisemiti o troppo radicali.
    Le Pen: pronti a governare anche se in minoranza
    Marine Le Pen cambia strategia alla vigilia del secondo turno. «Vogliamo la maggioranza assoluta!», aveva detto la notte delle elezioni. Ora si dice pronta a governare anche in minoranza. Le Pen ha dichiarato che governerà anche se  otterrà una maggioranza relativa, ma avrà sufficienti sostegni. Il cambio di marcia delle destre avviene nonostante il candidato premier Jordan Bardella avesse insistito di voler accettare l’incarico soltanto con una maggioranza assoluta che gli permettesse di realizzare il cambiamento nel Paese. 
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    3 min
  • Il patto di desistenza tra Macron e sinistra tenta di arginare l'avanzata destra in Francia | 01/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dalle elezioni francesi esce un vincitore certo, la destra di Marine Le Pen, e uno sconfitto, Emmanuel Macron, costretto ad avviare un patto di desistenza con la sinistra di Mélenchon e Glucksmann, al secondo turno di domenica prossima, nel tentativo di contenere la portata politica della sua debacle. Il Nuovo Fronte Popolare (Nfp) è arrivato secondo con il 29,1% per cento e una proiezione di 125-165 seggi: si potrà ora presentare ai ballottaggi del 7 luglio come la diga principale alla corsa dell’estrema destra verso il potere. 
    Il patto di desistenza
    Al secondo turno, le due parti devono ritirare il candidato che ha meno chance di vincere nei “triangolari”, le sfide a tre dei ballottaggi. La sinistra ha aperto a Macron. «Sosterremo il candidato in grado di battere il Rassemblement, a prescindere dalle divergenze», dice il leader della sinistra riformista, Raphaël Glucksmann, che guida Place Publique: «Bisogna fare blocco, ciò che facciamo determinerà il nostro posto nella storia del Paese».  «Ritireremo i nostri candidati appena ci sarà il rischio di una vittoria del Rassemblement», gli fa eco il segretario del Partito socialista francese, Olivier Faure, e ancora più significativamente dà il suo via libera Jean-Luc Mélenchon, controverso leader radicale de La France Insoumise: «Nel caso in cui il Rassemblement arrivasse primo e noi terzi, ritireremmo in quel ballottaggio la nostra candidatura. Né un voto né un seggio in più per il Rn».
    Il Nuovo fronte popolare
    Il Nuovo Fronte Popolare ha festeggiato la vittoria al primo turno di Olivier Faure ma ha visto la sconfitta del leader comunista Fabien Roussel. La coalizione è stata lanciata il 10 giugno, il giorno dopo il trionfo dell’estrema destra alle europee. Oltre a Glucksmann, i socialisti e Mélenchon, ci sono anche gli ecologisti, i comunisti e altre formazioni minori. Nel programma puntano sul potere d’acquisto, l’aumento del salario minimo, il contrasto alle violenze della polizia, l’abbassamento dell’età pensionabile.
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    3 min
  • Una maggioranza risicata? | 29/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Una maggioranza, composta da Popolari, Socialisti e Liberali ed in grado di garantire un certo margine di sicurezza sul voto per la Presidenza della Commissione Europea, aritmeticamente esisterebbe anche...tuttavia non pare così blindata da potersi permettere di ignorare le insidie rappresentate da  eventuali franchi tiratori, proprio in occasione di quello che, in fondo, è l’unico voto realmente importante del Parlamento Europeo. Ecco perché, in questi giorni, a livello più o meno ufficiale, da parte dei partiti che costituiranno anche per questa legislatura la spina dorsale del governo comunitario, non sono mancati i tentativi di approccio nei confronti di altre forze politiche, affinché generosamente contribuiscano anch’esse alla riconferma di Ursula von der Leyen ai vertici della Commissione UE. E le due sponde alle quali potersi, eventualmente, aggrappare sono essenzialmente quelle costituite dai Verdi e dal gruppo dei Conservatori che, come è noto, è attualmente presieduto da Giorgia Meloni.
    Non ci vuole un grosso sforzo di fantasia per comprendere che, dietro ai due possibili sostegni esterni alla maggioranza ufficiale, si celano due prospettive programmatiche profondamente diverse tra di loro, almeno in merito al centralissimo problema della transizione energetica.
    Uno schieramento comprendente i Verdi andrebbe, sostanzialmente a confermare quella “linea Timmersmans” che, negli ultimi cinque anni, l’agguerrito socialista olandese - nella sua veste di vice presidente della Commissione - ha imposto sulla transizione ecologica, attraverso un piano normativo decisamente ideologico e spesso incurante dei costi economici e sociali ad esso connessi. Un piano a contestazione del quale, in tutta l’Unione europea, si sono alzate, con sempre maggiore insistenza, le voci di tanti industriali, di tanti agricoltori e, soprattutto, di milioni di cittadini rimasti disorientati dalle misure previste dal Green Deal. Basti pensare, tanto per guardare in casa nostra, alle spese che i proprietari di immobili dovranno sostenere per tutta una serie di investimenti obbligatori da sacrificare sull’altare del risparmio energetico.
    Una eventuale apertura verso i Conservatori, sarebbe invece, probabilmente, accompagnata da una più attenta considerazione dinanzi alle preoccupazioni da più parti espresse – come si è appena detto - in merito ai costi della transizione ed ai soggetti che dovrebbero farsene carico. 
    Francamente stupisce il fatto che la sinistra europea non si accorga di come proprio i ceti sociali più deboli – da essa storicamente rappresentati -  si stiano ribellando agli eccessi di un ambientalismo e di una globalizzazione che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dei loro posti di lavoro. Poi, ci si chiede perché mai votino a destra e si sentano così estranei rispetto all’aria che tira nei palazzi di Bruxelles...
     
    Se, invece, cosa tutt’altro che impossibile, non assisteremo ad alcun allargamento di maggioranza, allora temiamo che a guidare la prossima Europa sarà l’incertezza programmatica di una Commissione che si presenta come un po’ troppo autoreferenziale.
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    3 min
  • Antisemitismo, lasciano due dirigenti di Fdi giovani. Meloni contro l’inchiesta di Fanpage: “Metodi da regime" | 28/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Antisemitismo, lasciano due dirigenti di Fdi giovani
    Cadono le prime teste dei vertici dei giovani di Fratelli d'Italia. Sono quelle di Flaminia Pace e Elisa Segnini, dirigenti di Gioventù nazionale, costrette alle dimissioni dopo la pubblicazione di stralci dell'inchiesta di Fanpage. Già nella prima puntata, una giornalista infiltrata aveva ripreso i cori «duce, duce, duce» e addirittura il nazista «Sieg Heil». Nella seconda parte viene derisa una parlamentare del partito: Ester Mieli, senatrice di Fratelli d’Italia, ex portavoce della comunità ebraica di Roma. Il capo dell’Organizzazione, Giovanni Donzelli, la sorella della premier, Arianna Meloni, segretaria politica di FdI, e il deputato a capo di Gioventù Nazionale, Fabio Roscani hanno passato ore a via della Scrofa, per capire come uscire da questa situazione imbarazzante. Alla fine si arriva all'unica decisione possibile: allontanare gli iscritti. Saranno sospesi cautelativamente ai probiviri, poi espulsi.  La prima che rassegni le dimissioni è Flaminia Pace, quella che irride Ester Mieli. Poi, Elisa Segnini lascia il posto da capo-segreteria della deputata Lucaselli. Aveva rivendicato di essere razzista e fascista. Non è chiaro se sarà sospesa Ilaria Partipilo, presidente della giovanile a Bari e collaboratrice di Giovanni Donzelli, che in chat scriveva: "Ebreo infame".
    Meloni contro l’inchiesta di Fanpage: “Metodi da regime"
    Giorgia Meloni decide di rovesciare totalmente la linea di FdI. E lo fa nella notte, appena terminato il Consiglio europeo. La sua è una reazione carica di rabbia: parla di “infiltrati nei partiti”, di “metodi da regime”, chiama in causa il presidente Sergio Mattarella. Ma la verità è che chi doveva controllare i comportamenti dei giovani del partito non lo ha fatto, e se non ci fosse stata l'informazione puntuale dei colleghi di Fanpage, non sarebbe mai venuto a galla l'esistenza di un problema di antisemitismo e di apologia di fascismo così latente nel partito di maggioranza del Paese. 
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    3 min
  • Ustica, 44 anni dopo: nessuna giustizia, ma una verità. E' stato un missile a colpire il D9. Si indaga sulla pista francese | 27/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Ustica, 44 anni dopo: nessuna giustizia, ma una verità. E' stato un missile a colpire il D9
    27 giugno 1980, 44 anni fa. Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Sono le 17:30. Il caldo quasi non si sente, un forte temporale rinfresca l’aria, pioggia d’estate, nulla di più. I bocchettoni dell’aria condizionata raffreddano il salone dell’aeroporto. I taxi scaricano passeggeri con valigie e pacchi. Sembrano non avere fretta alcuna. L’orario di partenza previsto del DC9 IH 870 dell’Itavia per la tratta Bologna-Palermo è fissato alle 18:15. Chi legge un giornale, chi si guarda intorno, chi si reca al duty free. Un profumo, una stecca di sigarette, l’ultimo settimanale, il libro, il quotidiano che non si è potuto leggere al mattino. Ottantuno persone, sessantatré adulti, tredici bambini, due piloti, due assistenti di volo. Quelle persone non sono mai arrivati a destinazione all'aeroporto di Palermo. 
    Si indaga sulla pista francese
    A distanza di 44 anni si conoscono molti retroscena dell'abbattimento del DC9 IH 870 dell'Itavia. Una verità racchiusa in cinquemila pagine nella sentenza ordinanza del giudice romano Rosario Priore. Nessun cedimento strutturale, nessun incidente aereo, nessuna bomba scoppiata a bordo.
     L’indagine accerta invece la presenza di velivoli militari italiani, francesi e americani, con il transponder spento, tutti impegnati in un'esercitazione militare lungo l'autostrada del cielo percorsa dal DC9.  In molti hanno confermato la responsabilità dei francesi nell'abbattimento del Dc9: l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, l'ex presidente del Consiglio e guida della Corte Costituzionale Giuliano Amato, l'ex generale Nicolò Bozzo che ha visto spiccare in volo numerosi aerei Mirage dalla base di Solenzara. E nello speciale di Rai 3 condotto da Massimo Giletti, l’ex addetto militare dell’ambasciata francese a Roma ha ammesso di aver detto agli italiani che il radar di Solenzara era spento. E mentre si indaga sulla pista francese, la nostra coscienza nazionale è sprofondata negli abissi del Mar Tirreno.
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    3 min
  • Il centrodestra accelera sulla riforma della legge elettorale senza i ballottaggi | 26/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La maggioranza accelera sulla riforma della legge elettorale senza i ballottaggi dopo essere stata sconfitta dai candidati del centrosinistra in buona parte delle più importanti città italiane. La mossa mi ricorda i tempi in cui si giocava a calcio nei campetti dell'oratorio, e gli sconfitti tentavano di cambiare le regole del gioco mentre la partita non si era ancora conclusa. Al centrodestra, il sistema elettorale adottato per il voto dei sindaci non piace fin dal 2010, da quando Silvio Berlusconi, dopo un incontro con l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy, annunciava l’importazione in Italia dell’elezione diretta del Presidente con un turno unico, senza il ballottaggio. Ora, dopo l'esito disastroso delle recenti amministrative, il cosiddetto turno secco viene rilanciato anche per l’elezione dei sindaci dal presidente del Senato Ignazio La Russa ed esponente di Fdi, dal responsabile dell’organizzazione di FdI Giovanni Donzelli, dal capogruppo leghista Massimiliano Romeo. Con questa proposta viene avviata una polemica politica a dir poco surreale che avvelena il clima già teso nei rapporti tra maggioranza e opposizione e tra le massime cariche dello Stato e i partiti su premierato e autonomia differenziata. 
    La forza dei ballottaggi
    Il ballottaggio garantisce una governabilità sicura. I sindaci che vengono eletti con questo sistema restano in carica quasi sempre senza problemi, a meno di contrasti all'interno della maggioranza che li sostiene o di commissariamento per questioni di bilancio o di inquinamenti della criminalità organizzata. Ciò vale per tutti gli amministratori eletti, da Sara Funaro neo sindaco del centrosinistra a Firenze e Adriana Poli Bortone del centrodestra a Lecce. L'idea che il ballottaggio possa favorire solo il centrosinistra è balzana. O forse, secondo molti analisti, la rimozione di questo sistema elettorale dimostra la fragilità politica in cui versa la maggioranza che, nel voto dei sindaci, non ha saputo trovare candidati forti e credibili.  
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  • Svolta nel caso Assange: patteggia in Usa, è libero e tornerà in Australia | 25/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Svolta nel caso Assange: patteggia in Usa, è libero e tornerà in Australia 
    A Julian Assange, ee ne sono volute di battaglie legali per giungere ad una soluzione definitiva nella sua storia di mancata giustizia e di diritti umani negati. Il fondatore di WikiLeaks ha raggiunto un accordo con il dipartimento di Giustizia americano: ha patteggiato con gli Stati Uniti.
    Assange ammetterà le sue responsabilità in cambio della libertà: riconoscerà di aver compiuto un reato in relazione alla divulgazione di segreti militari e diplomatici, e potrà tornare in Australia, la terra dove è nato. 
    L’accordo con gli Stati Uniti
    L’accordo sarà approvato da un giudice federale della corte di Saipan, nelle Isole Marianne Settentrionali, amministrate dagli Stati Uniti. Assange si presenterà davanti al giudice mercoledì 26 giugno alle 9. Poi volerà verso casa. 
    Le accuse
    Assange è stato accusato anche di reati sessuali, abusi e spionaggio. E' stato un recluso straordinario all’interno dell’ambasciata dell'Ecuador in Gran Bretagna, poi in un carcere di massima sicurezza a Londra da dove ha portato avanti la sua battaglia legale in nome della libertà d'informazione. Per molti è stato il paladino della libertà d’informazione, per altri un furbo che alla fine si è venduto al Cremlino. Di certo senza le sue rivelazioni non avremmo mai conosciuto i segreti dei conflitti in Afghanistan e Iraq e il ruolo di numerosi alti funzionari americani nella manipolazione dei documenti strategici.
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  • 25/06/2024 | Il Corsivo
    Il Corsivo a cura di Daniele Biacchessi, ogni mattina solo su Giornale Radio.
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  • Il Quirinale vaglia la legge sull'autonomia differenziata. Malesseri nella maggioranza, l'opposizione va verso il referendum | 24/06/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Quirinale vaglia la legge sull'autonomia differenziata
    Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si prende almeno trenta giorni di tempo prima di fornire, attraverso gli uffici del Quirinale, un parere definitivo sul ddl Calderoli, quello relativo all'autonomia differenziata. E compirà ciò che gli spetta solo vagliando la legge sul piano costituzionale, anche sotto il profilo delle coperture finanziarie del provvedimento. La materia è complessa, perché il parere del Capo dello Stato dovrà esprimere un'opinione che esuli dalle questioni meramente politiche e dallo scontro infuocato dentro e fuori dalle coalizioni. Fino ad oggi, il Quirinale ha rimandato indietro due leggi: Giorgio Napolitano aveva bocciato quella sul fine vita, Sergio Mattarella quella sulle mine anti uomo. Per il resto, la prassi prevede la promulgazione della legge, accompagnata da una lettera contenente rilievi sull'eventuale mancata copertura finanziaria, ma la legge sull'autonomia non prevede stanziamenti perché rimanda ad accordi con lo Stato la cessione delle varie materie alle Regioni. 
    Malesseri nella maggioranza, l'opposizione va verso il referendum 
    Il ddl sta creando tensioni nella maggioranza, soprattutto in Forza Italia. Il leader Antonio Tajani tenta di placare la rivolta degli amministratori del Sud, in particolare il Governatore della Calabria Roberto Occhiuto. Permangono sempre in Calabria i malesseri all'interno della Lega. L'opposizione è sulle barricate e, oltre ad una mobilitazione di piazza, promette una battaglia legale. Il M5s, attraverso i capogruppo Francesco Silvestri e Stefano Patuanelli, hanno chiesto formalmente a Mattarella di non firmare la legge. Il Pd ha già annunciato il ricorso alla Consulta e avviato l'iter per chiedere un referendum costituzionale. Iniziative simili sono previste dai Governatori di Sardegna, Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Toscana. Critiche al ddl giungono dal fondatore di Libera Don Luigi Ciotti, secondo cui aumenterà la povertà, e dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri che chiede di nazionalizzare la sanità. Il futuro dell'autonomia differenziata resta in salita.  
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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