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  • Meloni tratta sulla guida europea della von der Leyen, in cambio di nomine | 17/07/2024 | Il Corsiv
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il centrodestra va in ordine sparso alla votazione di giovedì dove si dovrà decidere la guida di Ursula von der Leyen alla Commissione Europea. Forza Italia favorevole, la Lega assolutamente contraria, mentre la premier Giorgia Meloni tratta sulle nomine. Qualcosa ha ottenuto ieri nelle ore della conferma di Roberta Metsola al vertice del Parlamento europeo. La premier riesce ad imporre una sua fedelissima alla vicepresidenza: con 314, meno delle 323 prese al primo turno, viene eletta la viterbese Antonella Sberna di FdI, la prima meloniana alla guida europea. Ma Meloni guarda più in alto. Tratta per una super delega per un fedelissimo, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto: un portafoglio economico — uno fra Concorrenza, Mercato interno, Affari Economici e Bilancio — e alcune competenze in linea con quelle italiane, cioè legate al Pnrr e alla coesione. Meloni si pronuncerà solo nelle prossime ore: la comunicazione sull’atteggiamento del partito della premier arriverà dopo il discorso che von der Leyen farà in aula domattina. Di certo non ci dovrebbero essere ambiguità: sarà un si o un no. Poi ognuno però, nei fatti, sarà libero di votare secondo coscienza. 
    Chi è Alessandra Sberna?
    Antonella Sberna, 42 anni da Viterbo, ha saputo fiutare il vento a destra anche nei momenti più difficili. nei momenti di burrasca. Sberna, primo tirocinio all’Europarlamento nel 2005, dopo la laurea in Relazioni pubbliche e pubblicità, frequenta i moderati del centrodestra. Collaboratrice in Senato con Forza Italia, eletta al Consiglio comunale di Viterbo. Poi arriva lo strappo, nel 2019, e il trasloco in Fdi. La sua elezione dimostra che qualcosa può essere cambiato nell'approccio tra Meloni e von der Leyen. Nel segreto dell'urna, vedremo se i giochi sotterranei di questi giorni porteranno Fdi nell'area di maggioranza parlamentare della von der Leyen.  
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    3 min
  • I buchi neri nella ricostruzione del tentato omicidio di Donald Trump | 15/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A distanza di due giorni dall'attentato contro Donald Trump, permangono numerosi vuoti e nell'inchiesta e vicende non ancora chiarite.  Il ventenne Thomas Crooks, autore della sparatoria, ucciso dal Secret Service, era incensurato, non era mai stato nel mirino dell'Fbi. Politicamente non era però un cane sciolto: er repubblicano e si era iscritto regolarmente alle primarie. I poliziotti ritengono che abbia agito da solo. 
    L'arma di Thomas Crooks
    L'arma utilizzata nel tentato omicidio è un "AR 556" acquistato legalmente. Per l'esattezza si tratta di un fucile ad alta precisione: calibro 223 con calcio telescopico a 6 posizioni e tubo Mil-Spec per una comoda regolazione, mira posteriore pieghevole Ruger® Rapid Deploy e regolabile in deriva, mirino tipo A2 per un puntamento affidabile, caricatore da 10 colpi. L'attentato ha sparato sei proiettili e aveva ancora a disposizione quattro colpi in canna. Thomas Crooks era socio di un poligono di tiro a Jefferson Hills, Pennsylvania, a circa 80 chilometri da dove è avvenuto il tentativo di omicidio, ma alcuni suoi compagni di classe sostengono che non sapeva sparare, tanto che non è stato ammesso ad un club di tiro della scuola.
    L'avvistamento di Thomas Crooks sul tetto 
    Un agente delle forze dell'ordine locali ha incontrato l'uomo armato pochi istanti prima che sparasse contro l'ex presidente Donald Trump. Dicono che non molto tempo prima degli spari, i partecipanti alla manifestazione hanno notato un uomo che saliva sul tetto di un edificio vicino e hanno avvertito la polizia locale. Quando un ufficiale è salito sul tetto, Crooks ha puntato il fucile contro l'ufficiale che si è ritirato giù dalla scala e Crooks ha sparato rapidamente verso Trump. Altre testimonianze prese dalla Bbc confermano di aver visto lo sparatore posizionato sul tetto, di aver avvertito le forze dell'ordine che però non sarebbero intervenute subito.
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    3 min
  • Riforma Nordio, almeno 4mila processi in pericolo | 12/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Gli effetti della riforma del ministro Guardasigilli Carlo Nordio li descrive senza troppi giri di parole  il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, secondo cui da oggi tutti coloro che sono stati condannati per abuso d’ufficio si rivolgeranno al giudice per chiedere l’eliminazione della condanna. Nella sostanza, si tratta di una piccola amnistia per i pubblici ufficiali: avremo 4mila persone che chiederanno la revoca della condanna.
    La norma di Nordio cancellerà il passato per chi è già stato ritenuto colpevole: e quindi amministratori, ma anche tecnici come ingegneri di uffici pubblici, medici, professori universitari, magistrati. Abrogare il reato di abuso di ufficio significa regalare uno spazio di impunità di qualunque pubblico ufficiale. 
    Nordio: nessun colpo di spugna
    Il ministro Nordio fa spallucce e tira dritto. In un'intervista al corriere della Sera afferma che, anche senza l'abuso d'ufficio, la legge punirà i reati dei colletti bianchi. Il ragionamento del Guardasigilli è questo: il sistema penale italiano contro i reati dei funzionari infedeli è il più potente d'Europa. Molti atti illeciti possono essere puniti dalla giustizia amministrativa e civile, così si accorciano i tempi del risarcimento del danno. Le cose non stanno così.  Il rapporto tra archiviazioni e numero complessivo di procedimenti definiti è assai alto: 85 per cento. Ogni dieci fascicoli aperti, 8,5 venivano archiviati nel 2021, ma è altrettanto rilevante che il dato medio nazionale è pari al 62 per cento. E che molte altre tipologie di reato hanno numeri come quelli dell’abuso d'ufficio. Significa che dovremmo ripensare, se non abolire, parti intere del catalogo delle incriminazioni? 
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    3 min
  • La riforma della giustizia diventa legge. Abolito l'abuso d'ufficio, limitazione alle intercettazioni, stretta al traffico di influenze | 11/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La riforma della giustizia diventa legge. L'opposizione si divide
    Il ddl del ministro Carlo Nordio diventa legge dello Stato. La maggioranza si ricompatta sul provvedimento, mentre Azione, +Europa e Italia viva votano con il centrodestra. Contrari Pd, M5s e Avs, secondo cui il Governo avvia l'impunità per i colletti bianchi.  Il percorso della riforma della giustizia è stato lungo e controverso, e più volte all'interno della maggioranza si sono espressi malumori, soprattutto nella Lega e in Fratelli d'Italia, mentre Forza Italia ha dato il suo parere positivo fin dall'inizio della discussione.
    Abolito l'abuso d'ufficio, limitazione alle intercettazioni, stretta al traffico di influenze
    Con l'abolizione dell’abuso di ufficio, l’Italia rimane l’unica democrazia giuridicamente avanzata a non avere un reato specifico che punisce il pubblico ufficiale che, come prevede il codice penale, «intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale e arreca ad altri un danno ingiusto». Ma non è il solo effetto che, secondo gli addetti ai lavori, la riforma della giustizia porterà nei tribunali. Si teme la paralisi - con la scelta del giudice collegiale e dell’interrogatorio prima dell’arresto - del sistema della custodia cautelare preventiva. Nella sostanza, sarà molto difficile procedere agli arresti preventivi. Infatti, la nuova legge dispone l’interrogatorio preventivo in cui l’indagato - che dovrà essere messo a conoscenza della contestazione precisa già nella fase dell’avviso di garanzia - dovrà avere a disposizione gli atti dell’accusa e potrà avere la «possibilità di una difesa preventiva». Se l’abuso di ufficio rappresenta la bandiera della riforma il cuore è lo svuotamento del traffico di influenze, norma voluta dalla legge Severino che in questi anni ha creato non pochi problemi agli “amministratori”.
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    3 min
  • La Francia cerca un leader e un patto di maggioranza | 10/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La Francia cerca un leader e un patto di maggioranza
    Tre giorni dopo le elezioni legislative, la Francia è ancora alla ricerca di un leader che possa trainare il Paese e farlo uscire dall'impasse politico dovuto alla mancanza di una maggioranza assoluta o relativa. I partiti e i leader sono alla ricerca di un'alchimia che possa districare il filo della matassa parecchio ingarbugliata. 
    Il Nuovo Fronte Popolare è pronto a governare da subito
    I quattro gruppi politici della coalizione di sinistra hanno sfidato il Presidente della Repubblica, esortandolo a “rivolgersi immediatamente al Nuovo Fronte Popolare per consentirgli di formare un governo” . L’alleanza di sinistra ha anche messo in guardia Emmanuel Macron dal mantenimento prolungato di Gabriel Attal a Matignon. Il capo del PS, Olivier Faure , si è detto “pronto ad assumere” il ruolo di primo ministro.
    I centristi propongono un accordo tecnico
    L'ex primo ministro e presidente di Horizons, Edouard Philippe, ha chiesto  la formazione di un blocco che riunisca LR e Renaissance. Philippe ha rifiutato il termine coalizione, preferendo “un accordo tecnico che permetta di andare avanti e gestire gli affari del paese per almeno un anno”. Si fa strada l'idea di Xavier Bertrand,  il presidente della regione Hauts-de-France, repubblicano, secondo cui si deve formare subito un governo di “emergenza nazionale” .  Si tratta chiaramente di una formula che si avvicina di più a questa maggioranza assoluta e che è in grado di governare adesso. 
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    2 min
  • L'enigma francese dopo le elezioni anticipate: governo delle sinistre, patto con i centristi o esecutivo tecnico? | 09/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Anche l'analisi dettagliata dei seggi, delle preferenze, conferma che la sinistra è la grande vincitrice delle elezioni anticipate francesi. Se aggiungiamo 13 candidati di sinistra eletti al di fuori del Nuovo Fronte Popolare ai 182 eletti sotto la sua bandiera, la sinistra ha ottenuto 195 seggi , ovvero 27 in più dell'Ensemble e 52 in più del Raggruppamento Nazionale (RN) e dei suoi alleati repubblicani (LR). Con un guadagno netto di 44 seggi rispetto al 2022, se la cava però meno bene dell’estrema destra, che ne conquista 54 in più. Sul piano matematico, la sinistra sarebbe in grado di governare perché ha sfidato ogni previsione e perché è arrivata prima. Come nel 2022, il successo del Nuovo Fronte Popolare è il frutto di una strategia di unità attorno a un programma e a candidati comuni. Nel passato, un simile accordo basato sulla condivisione dei collegi elettorali fin dal primo turno non aveva precedenti. Il suo rinnovamento, dopo una campagna europea fratricida, non era affatto assicurato, avrebbe potuto aprire la strada a una grande dissidenza. Ora la sinistra annuncia una nuova nuova unità di governo, basata su un premier comune, voluto da tutte le componenti variegate che compongono la coalizione. 
    Per la Francia il futuro è incerto
    La sinistra però all'Assemblea nazionale non ha una maggioranza assoluta, nemmeno relativa. Senza questo consenso parlamentare si troverà davanti alle difficoltà di tutte le coalizioni che governano con numeri ristretti e dovrà accettare nuovi compromessi con la parte più progressista dei centristi se vorrà approvare le sue proposte. L'alternativa è un governo tecnico o politico di scopo, molto simile a quello adottato da sempre in Italia e in Germania. Per la Francia il futuro è incerto.  
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    3 min
  • La Francia si sposta a sinistra e propone un premier unitario. Le Pen sconfitta | 08/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In Francia, contro ogni previsione della vigilia, il patto di desistenza tra Fronte popolare e i centristi di Macron favorisce i candidati della sinistra in tutto il Paese. Il nuovo Fronte Popolare ha saputo unirsi e aggregare forze di ispirazione politica e ideologica diversa (socialisti riformisti, sinistra radicale, ecologisti, comunisti), trasformando una coalizione elettorale messa in piedi all'ultimo minuto in un vero progetto di Governo, tanto che Jean Luc Mélenchon, il vero vincitore del secondo turno, propone agli altri partiti della gauche un premier unitario. Ma l'Assemblea nazionale che esce dalle urne resta frammentata e non emerge una maggioranza chiara. Macron attende infatti la distribuzione finale dei seggi per dare una indicazione precisa, mentre Mélenchon chiede di poter governare subito. Gli unici che in qualche modo ammettono la sconfitta sono quelli del Rassemblement National, secondo cui la vittoria è solo rimandata per colpa della cosiddetta "alleanza del disonore".  
    Le Pen e Bardella sconfitti.
    Il partito di Le Pen e Bardella ha fatto il pieno di voti al primo turno. Ha tentato la carta della divisione degli storici Repubblicani, ma alla fine solo una esigua truppa si è spostata con la destra. L'accordo di desistenza tra Macron e le sinistre ha fermato l'avanzata della Le Pen attraverso 218 ritiri di candidati finiti terzi nelle triangolazioni. L'aumento dell'affluenza, specie nelle zone periferiche delle città francesi, e la qualità di molti candidati del blocco repubblicano e democratico hanno inchiodato la destra in una posizione subalterna rispetto all'azione politica di centro e sinistra,  facendola scivolare dal primo ad un umiliante terzo posto in solo due settimane. Per la Le Pen, inizia anche per lei il tempo della ricerca delle ragioni della sconfitta e il sogno tanto sperato di guidare la Francia diventa un incubo.
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    3 min
  • Francia al voto. Il blocco repubblicano e democratico ostacola la corsa di Marine Le Pen | 06/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quello che sembrava al primo turno delle elezioni francesi un vero plebiscito di Le Pen e del suo  candidato premier Bardella, si trasforma in una vittoria senza una maggioranza assoluta di 289 seggi, neppure sarebbe raggiunta la soglia politica di 270 seggi che la destra considera il minimo per poter governare. Alla vigilia del secondo turno, le stime degli analisti dicono che il patto di desistenza messo in campo dal premier Macron e dalle sinistre  ha funzionato, almeno sulla carta. 
    Le previsioni degli ultimi sondaggi 
    Se non ci saranno sorprese dell'elettorato incerto, cioè non influenzato dalle indicazioni dei partitii, la valanga di destra non ci sarà. Verrà confermata in testa delle preferenze dei francesi, ma non come molti analisti avevano prospettato. In particolare, da ciò che si vede dalle previsioni, la coalizione guidata da Le Pen dovrebbe incassare tra i 210 e i 240 seggi, il Nuovo Fronte popolare da 170 e 200, i macronisti di Ensemble e suoi alleati da 95 a 125, gli storici Repubblicani da 25 a 45. L'argine del blocco democratico e repubblicano è riuscito a bloccare l'avanzata nera, ma la Francia che si sveglierà lunedì mattina potrebbe sprofondare nel caos dell'ingovernabilità.   
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    2 min
  • I laburisti conquistano il Regno Unito. Per Starmer c'è la maggioranza assoluta | 05/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Con 410 seggi su 650,  il Labour ottiene una ampia maggioranza assoluta e Keir Starmer, in quanto leader del partito più votato, diventerà il prossimo primo ministro. Viene confermata la sconfitta schiacciante dei conservatori dell'attuale premier Rishi Sunak, che sono alla guida del Paese da 14 anni. Il segnale più evidente sta nel fatto che molti leader del Tory hanno perso perfino il seggio da deputato, come il ministro della Difesa britannico Grant Shapps battuto dal laburista Andrew Lewin nel collegio elettorale di Welwyn Hatfield, nel sud dell'Inghilterra. 
    Starmer a Downing Street: “Il Paese vuole il cambiamento”
    La parola chiave che utilizza il nuovo premier Keir Starmer è "cambiamento", perché così vuole il Paese. La sua non è una svolta radicale di sinistra come qualche analista di tendenza conservatrice intende sottolineare, bensì un'azione politica in continuità con il moderatismo del Labour di Tony Blair e Gordon Brown, prima dei 14 lunghi anni di opposizione.  Starmer ha scelto la sua prima uscita pubblica al collegio londinese di Holborn e St Pancras, dove ha ottenuto 18.000 suffragi, 11.000 voti in più rispetto al secondo candidato. "Io servirò ciascuno di voi, che mi abbiate votato o no", ha detto Starmer aggiungendo che il cambiamento riguarda il rilancio di una politica di servizio pubblico, senza privilegiare interessi di qualcuno. 
    Le sfide di Starmer 
    Su temi strategici come sicurezza e commercio, l'esecutivo laburista avvierà un rapporto nuovo con l’Europa. Il titolare designato agli esteri David Lammy  definisce la strategia di Downing Street  “realismo progressivo”: ossia rendersi conto che il mondo e i suoi equilibri di forza sono cambiati e dunque la Gran Bretagna deve perseguire obiettivi realistici ma in linea con i valori democratici. Per il resto, Starmer proseguirà con le scelte precedenti in politica estera come la conferma degli aiuti a Kiev,  la deterrenza contro Putin,  ma anche il rilancio di una visione comune europea contro ogni tipo di populismo. Ed è su questo punto che si misurerà la capacità di Starmer di rientrare nel dibattito europeo. 
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  • New York Times e Cnn: Biden pensa al ritiro. Lo staff del Presidente americano: una fake news | 04/07/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le fonti principali del giornalismo americano sono concordi: Biden sta pensando seriamente a ritirare la propria candidatura alla Casa Bianca. Pezzi importanti dell'establishment del Partito Democratico rompono gli indugi e parlano senza filtri di ritiro.  Il deputato democratico del Texas Lloyd Dogett ha rotto il silenzio dei suoi colleghi, e ha chiesto formalmente a Biden di rinunciare alla corsa presidenziale. La Speaker emerita Nancy Pelosi ha detto che era lecito porsi domande sulle condizioni di salute del presidente. Il deputato della South Carolina William Clyburn, che quattro anni fa lo aveva lanciato verso la Casa Bianca, ha commentato che in caso di ritiro appoggerebbe la vice Kamala Harris. Anche l’ex presidente Obama ha manifestato in privato le preoccupazioni che i suoi ex consiglieri, da Ben Rhodes a Jon Favreau, hanno espresso in pubblico, ammettendo che il disastroso dibattito di Atlanta potrebbe aver compromesso l'elezione.  Biden e Harris invece rassicurano: 'Continueremo a combattere'. 
    I sondaggi favoriscono Trump 
    La Reuters stima Biden alla pari con Trump, al 40% su base nazionale, ma sottolinea che Michelle Obama farebbe meglio del presidente in carica, vincendo 50% a 39%. La Cbs vede Donald avanti nell’intero Paese, 50% a 48%,  ancora di più negli Stati chiave, 51% a 48%. Secondo il New York Times,  Trump è balzato avanti con il 49% contro il 43%, mentre il 74% degli americani considera il capo della Casa Bianca troppo vecchio per continuare a guidare il Paese. Si pensa all'alternativa a Joe Biden. La scelta potrebbe coinvolgere due donne nere: Kamala Harris e Michelle Obama.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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