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  • La strage di operai a Casteldaccia, in Sicilia, l'assenza di risposte politiche | 07/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A Casteldaccia, in provincia di Palermo, cinque operai sono morti mentre facevano la manutenzione di un impianto di sollevamento delle acque reflue in contrada Corvo. Un sesto lotta fra la vita e la morte in ospedale e tre sono sotto shock. È morto per avvelenamento Epifanio Alsazia, 71 anni, trovato all’interno della cisterna interrata profonda sei metri. Con lui c’erano tre suoi dipendenti: Ignazio Giordano, 57 anni, Giuseppe Miraglia, 47 anni,  Roberto Raneri, 51 anni. La quinta vittima è Giuseppe La Barbera, un operaio interinale dell’Amap, la partecipata del Comune di Palermo che è proprietaria dell’impianto.
    La strage si poteva evitare
    I cinque operai sono morti in un ambiente saturo di idrogeno solforato, un prodotto di fermentazione dei liquami, altamente tossico, la cui presenza era prevedibile, e non hanno avuto scampo. Le testimonianze raccolte dopo la strage sono inequivocabili, e ripetono quelle di un film già scritto in molti altri luoghi d'Italia, da Firenze all'impianto Enel di Suviana. "Li hanno mandati a morire", dice un soccorritore, tra i primi arrivati a Casteldaccia. Una cosa è certa: non avevano alcun dispositivo di protezione. "Se fossero state prese tutte le precauzioni del caso, se gli operai avessero avuto le maschere protettive e i presidi necessari, tutto questo non sarebbe successo", ha detto il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Palermo, Girolamo Bentivoglio Fiandra. 
    L'assenza di risposte politiche
    Gli ispettori sono 49, ce ne vorrebbero almeno 280. Resta inapplicato l’accordo con l’Ispettorato nazionale per l’invio di professionisti nella Sicilia. Il 10 maggio 2023, il governatore della Sicilia Renato Schifani aveva formalmente promesso di "mettere personalmente mano" all’annoso problema della mancanza di controlli sui luoghi di lavoro nell’Isola, per mancanza del personale che li faccia. Un anno e decine di morti sul lavoro dopo, nulla si è mosso.
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    3 min
  • Sciopero Rai. L’azienda: “Usigrai sparge fake news”. La replica: “Padroni della ferriera” | 06/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sciopero Rai. L’azienda: “ Usigrai sparge fake news”. La replica: “Padroni della ferriera”
    Oggi i giornalisti della tv pubblica protestano contro le scelte aziendali sul fronte della gestione del personale e rivendicano la propria autonomia e libertà di fronte ai "tentativi di censura", come quello che recentemente ha colpito lo scrittore Matteo Scurati. Alla vigilia dell'agitazione sindacale indetta da Usigrai, è andato in scena uno scontro a suon di spot. L’azienda: “ Usigrai sparge fake news”. La replica: “Padroni della ferriera”.
    Le richieste di Usigrai
    Secondo Usigrai, l'azienda sta già riducendo gli organici non sostituendo le uscite per pensionamento; alle selezioni pubbliche preferisce le chiamate dirette per le prime utilizzazioni in rete. Intanto nega il riconoscimento del giusto contratto a decine di precari. La proposta aziendale sul premio di risultato sottrae ai giornalisti una parte economica riconosciuta invece agli altri dipendenti.  Su censure e bavagli, basta leggere i giornali italiani e internazionali delle ultime settimane. 
    L'attacco della dirigenza Rai
    Per i vertici Rai, i giornalisti scioperano per motivazioni ideologiche e politiche, nulla che riguardi i diritti dei lavoratori. L'azienda accusa il sindacato di spargere fake news che danneggiano il servizio pubblico. Non c'è stata alcuna censura o bavaglio come denunciato da organi di stampa, Fnsi, sindacato europeo, Usigrai sul caso Antonio Scurati-25 aprile. E lo sciopero «espone il servizio pubblico a strumentalizzazioni politiche, privando i cittadini del fondamentale diritto dell'informazione».
    Le posizioni politiche 
    Il Pd esprime sostegno all'Usigrai. "È molto grave il tentativo da parte dei vertici Rai di screditare il sindacato", affermano gli esponenti Dem in commissione di Vigilanza secondo cui i dati di ascolto, le fughe dei volti più rappresentativi, le vicende di censura, testimoniano che i veri pericoli per la più importante azienda culturale italiana vengono dai suoi vertici. Nega che si siano state censure il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri. "Che fine hanno fatto i provvedimenti drastici annunciati dalla Rai dopo il caso Scurati?. Dovrebbero essere indirizzati verso chi non ha detto la verità e ha messo in difficoltà l'azienda", sostiene Gasparri.
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    3 min
  • Il caso Fassino | 04/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Diciamo subito che, se dovessimo immaginare  un personaggio politico impegnato in un’azione illecita, Piero Fassino è proprio uno degli ultimi che ci verrebbero in mente. A parte il fatto che del malandrino non ha proprio il cosiddetto “physique du role”, a favore del parlamentare piemontese parlano ben oltre cinquant’anni di vita pubblica, vissuti quasi tutti ai massimi livelli del potere, senza che su di lui siano mai state proiettate ombre che potessero realmente offuscarne l’immagine di uomo corretto e affidabile. Eppure, i vigilantes di un duty free dell’aeroporto di Fiumicino si dicono assolutamente convinti di averlo colto, lo scorso 15 aprile (mentre era in attesa di prendere un volo per Strasburgo), con in tasca una boccetta di profumo Chanel del valore di cento euro. Anzi, per gli addetti al controllo sui furti del Terminal in questione, non si tratterebbe neanche del primo episodio sospetto, visto che, già da qualche mese, lo consideravano una sorta di “sorvegliato speciale”. E che le loro affermazioni non siano del tutto prive di fondamento è confermato dall’avvenuta iscrizione dell’ex sindaco di Torino sul registro degli indagati, da parte della Procura di Civitavecchia, che ha esaminato il fascicolo contenente sei testimonianze, oltre al video in cui è riportato ogni movimento effettuato dal Fassino in quei, per lui, sciaguratissimi minuti.
    Ovviamente, il diretto interessato nega ogni addebito, sostenendo di avere messo, momentaneamente, il profumo nella giacca perché aveva entrambe le mani occupate: una con telefono e l’altra con la valigia. E noi siamo, sinceramente, portati a credergli: ci è difficile, infatti, immaginare che un uomo che, nel corso della sua carriera, è stato anche ministro (e che, quindi, ha avuto senz’altro modo di gestire importanti somme di denaro), si riveli poi così incauto da scivolare su una buccia di banana da cento euro... come uno di quei minorenni che rubano una maglietta al centro commerciale... Tuttavia, non vi nascondiamo che siamo rimasti un tantino perplessi dinanzi alle prime dichiarazioni dell’avvocato che di Fassino ha assunto la difesa, il quale si è limitato a sottolineare come il tentato furto sia un tipo di reato per cui si procede solo con una querela di parte e come, in tal senso (almeno per il momento), non sia ancora pervenuta al suo cliente alcuna notifica. Un approccio molto cauto... che sembra quasi basarsi più sulla speranza di poter chiudere l’imbarazzante vicenda grazie ad un velo pietoso generosamente steso dal duty free, piuttosto che attraverso il pieno riconoscimento di una innocenza assoluta.
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    3 min
  • Università americane: repressione contro il volere di Biden | 03/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    "La Guardia nazionale non dovrebbe intervenire nei Campus ". Il presidente anericano Joe Biden si smarca dalla dura repressione della polizia nei Campus delle principali città con oltre 2 mila arresti, anche se poi ricorda che "le proteste pacifiche sono tutelate in America, mentre il vandalismo e le proteste violente no”.   
     
    L'attacco di Donald Trump contro Joe Biden 
     
    L'ex presidente Donald Trump ha fatto emergere quello che chiama "lo spettro di estremisti e agitatori di estrema sinistra". e si è rivolto direttamente a Joe Biden: "Dov'è Biden? Dov'è Gavin Newsom?", il governatore della California chiamato in causa per gli scontri nel campus di Ucla.
     
    Da New York a Los Angeles, esplode la protesta filopalestinese
    Da quando la polizia è entrata la prima volta nel campus della Columbia, le forze dell'ordine hanno adottato la linea dura per sedare proteste e occupazioni a sostegno del popolo palestinese. Nel campus dell‘Ucla, in California, ci sono stati 200 fermi portando il totale a oltre 2mila arresti dalla metà di aprile. Nell'ateneo di Los Angeles sono stati sparati anche numerosi proiettili di gomma contro gli studenti. Stessa scena si è vista alla University of Arizona. Arresti anche alla Tulane University a New Orleans. Un accordo tra funzionari della Northwestern University e manifestanti filo-palestinesi ha posto fine ad un accampamento di protesta nel campus e suscitato critiche da parte di esponenti della comunità ebraica, sebbene siano molti gli studenti ebrei che prendono parte alle mobilitazioni in contrasto con la linea del governo Netanyahu.
     
    Le università coinvolte 
     
    New York ha dato il via al giro di vite (1.300 gli arresti totali dall'inizio della crisi, stima il New York Times), con più di 300 fermati tra Columbia e City College, ma anche nel campus di Manhattan di Fordham, un ateneo gesuita, per passare poi a Dallas, Dartmouth in New Hampshire e Tulane a New Orleans.
    La denuncia delle ong 
    L'associazione Human Rights Watch ricorda come le proteste pacifiche siano un diritto fondamentale, così come la libertà di parola e di espressione. Secondo un nuovo rapporto della ong Armed Conflict Location and Event Data Project, il 99% delle proteste nei campus sono state finora pacifiche. 
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    3 min
  • La sfida delle elezioni europee, lo scontro dei leader, le liste dei partiti | 02/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La sfida delle elezioni europee, lo scontro dei leader, le liste dei partiti 
    Sono scaduti termini per presentare le liste per il voto per il Parlamento europeo, relative alle cinque circoscrizioni in cui è divisa l'Italia. Non ci sono solo i leader dei partiti, ma anche tanti outsider. Tra i tanti nomi che hanno accettato le candidature troviamo Ilaria Salis con Alleanza Verdi-Sinistra, il generale Roberto Vannacci con la Lega, Vittorio Sgarbi che rientra in pista ma come "indipendente" nelle liste di Fratelli d'Italia, la pronipote di Giovanni Giolitti (Giovanna), e Alessandro Cecchi Paone (detto Pavone).
    Le liste 
    La presidente del Consiglio guida le liste di Fratelli d'Italia con la denominazione  Giorgia Meloni  "detta Giorgia". Si tratta di un escamotage per personalizzare il voto come un referendum sul suo nome di battesimo.  Al Centro se la vedrà direttamente con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha lasciato il posto di capolista a Stefano Bonaccini nel Nord Est, Cecilia Strada nel Nord Ovest e Lucia Annunziata nel Sud. Ma Giorgia Meloni dovrà anche battersi con Carlo Calenda di Azione, con Matteo Renzi, candidato nelle liste di Stati Uniti d'Europa, ma non da capolista in 4 circoscrizioni, e con il suo vicepremier Antonio Tajani per Forza Italia. Per la Lega non correrà Matteo Salvini che al Centro schiera il generale Roberto Vannacci.
    I ricorsi delle formazioni più piccole
    Sono già pronti i ricorsi delle formazioni più piccole, che non sono state aiutate dal governo con un taglio delle firme dell'ultimo minuto, necessario per presentarsi, che alla fine è stato negato. Pensioni & Lavoro Risveglio europeo e Democrazia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo hanno depositato le liste anche senza le firme necessarie e hanno già annunciato ricorsi. Alla Corte d'Appello di Roma è stata ricusata la lista Alternativa Popolare, capeggiata in tutte le circoscrizioni dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi. Si è presentato in tutte le circoscrizioni anche Cateno De Luca con la sua 'Libertà'.
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    3 min
  • La questione morale travolge l'ex segretario di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini | 01/05/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Origine e sviluppo del caso
    L'appartamento al centro dello scandalo che coinvolge Gianfranco Fini fu donato al partito Alleanza Nazionale da Anna Maria Colleoni nel 1999. Successivamente, l'immobile fu venduto alla società off-shore Timara Ltd., con sede nelle isole Saint Lucia, e finì nelle mani del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. Le indagini hanno rivelato una serie di operazioni sospette legate alla vendita e alla gestione dell'appartamento, culminate in accuse di riciclaggio di denaro.
    Indagini e processi
    Le indagini iniziarono dopo una denuncia presentata da esponenti della Destra di Francesco Storace, con la Procura di Roma che aprì un'inchiesta su presunte truffe aggravate e riciclaggio. Sebbene il reato di truffa sia stato successivamente archiviato, nel 2017 il caso è stato riaperto, portando alla luce una presunta evasione fiscale e possibili collusioni nel settore delle slot machine in Italia.
    Le condanne
    La condanna di Fini a due anni e otto mesi si inserisce in un contesto più ampio di sentenze che hanno coinvolto anche altri membri della sua famiglia: cinque anni di carcere per la compagna Elisabetta Tulliani, altrettanti per il suocero Sergio e sei anni per il cognato Giancarlo. Queste sentenze sottolineano la gravità delle operazioni illecite svolte.
    Conclusioni e implicazioni future
    Il caso di Gianfranco Fini riflette le sfide che l'Italia continua a affrontare in termini di corruzione politica. La vicenda solleva questioni importanti sulla fiducia pubblica nelle istituzioni e sull'integrità dei suoi leader. La risposta della giustizia a queste accuse sarà cruciale per determinare il futuro politico e la percezione della trasparenza in Italia.
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    3 min
  • Cresce l'astensionismo e il sovranismo alle Elezioni Europee: analisi del Censis pre-elezioni | 30/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In vista delle prossime elezioni europee, l'ultimo rapporto del Censis rivela un trend inquietante: l'incremento dell'astensionismo e del supporto per i partiti sovranisti e populisti. Questo fenomeno, che coinvolge circa un terzo degli elettori, riflette un malessere diffuso causato da crisi economiche, politiche controverse durante la pandemia e una generale diminuzione del tenore di vita.
    Disaffezione politica e crisi economica: un'analisi europea
    L'analisi del Censis sottolinea che i votanti più colpiti da questo fenomeno sono quelli che hanno subito un declassamento sociale. La loro inclinazione verso il populismo e il sovranismo è spesso una risposta a politiche percepite come inefficaci o distaccate dalle reali esigenze della popolazione. Tra i 233 territori analizzati, 75 hanno registrato una riduzione dei redditi pro capite nell'ultimo quindicennio, indicando una persistente crisi economica che affligge diversi paesi, tra cui Grecia, Italia, Spagna, Francia, Austria, Ungheria, Belgio, Germania e Portogallo.
    La situazione economica in Europa e le sue disparità regionali
    Nonostante un leggero aumento del reddito disponibile netto per abitante nell'UE (+3,1% dal 2008), le disparità regionali rimangono significative. Regioni come Lazio, Umbria, la Provincia di Trento e la Toscana in Italia hanno visto diminuzioni drammatiche nei redditi pro capite, rispettivamente del -16%, -14,7%, -14,6% e -14,6%.
    Implicazioni per i politici e le elezioni europee
    Questi dati offrono spunti cruciali per i politici in vista delle elezioni europee. È essenziale ridurre le promesse elettorali irrealistiche e concentrarsi maggiormente su iniziative concrete che possano migliorare la vita quotidiana dei cittadini, rispondendo in modo efficace alle loro reali necessità economiche e sociali.
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    3 min
  • La lotta di Franco di Mare: coraggio e isolamento nella battaglia contro il mesotelioma | 29/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Franco di Mare, ex conduttore di "Unomattina" e direttore di Rai 3, è un giornalista rispettato noto per la sua integrità e coraggio. La sua recente apparizione nel programma televisivo "Che tempo che fa" di Fabio Fazio ha rivelato una lotta personale contro il mesotelioma, una malattia rara legata probabilmente alla sua esposizione all'amianto durante gli anni come corrispondente di guerra a Sarajevo.
    Il mesotelioma e le sue cause Il mesotelioma è un tipo di cancro che colpisce il rivestimento dei polmoni e altre cavità del corpo. Di Mare attribuisce la sua malattia all'inalazione di particelle di amianto liberate nell'aria a seguito dell'esplosione di ordigni arricchiti con uranio impoverito. Questo dettaglio sottolinea i rischi professionali incontrati dai corrispondenti di guerra e l'importanza della sicurezza sul lavoro.
    Il trattamento della Rai durante la malattia di di Mare Nonostante la sua lunga carriera e i contributi significativi al giornalismo italiano, di Mare ha espresso profonda delusione per il modo in cui alcuni colleghi e dirigenti della Rai, sebbene non l'attuale gestione, hanno gestito la sua situazione. Ha descritto un sentimento di abbandono da parte di quelli che un tempo considerava alleati e amici, evidenziando una mancanza di supporto sia professionale che umano.
    Messaggio di speranza e resilienza Nonostante le sfide, di Mare ha voluto trasmettere un messaggio di speranza e resilienza. Sottolinea l'importanza di non arrendersi e di credere nella possibilità di trovare soluzioni anche nei momenti più bui. La sua storia è un potente promemoria del potere della speranza e della tenacia umana di fronte alle avversità.
    Riflessioni su solidarietà e responsabilità Organizzativa La storia di Franco di Mare solleva questioni critiche riguardo alla solidarietà e alla responsabilità all'interno delle organizzazioni. Pone l'accento su come le aziende e i colleghi dovrebbero trattare i membri del team in momenti di crisi, sottolineando la necessità di un supporto empatico e attivo.
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  • Il disagio nella maggioranza e nella lega per la candidatura di Vannacci decisa da Salvini | 27/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La decisione di candidare il generale Roberto Vannacci alle prossime europee, Matteo Salvini l'ha presa da solo, e all'interno della Lega, e della maggioranza di Governo, crescono le perplessità e i distinguo.  I due capigruppo in Parlamento Romeo e Molinari hanno sostanzialmente preso le distanze da una candidatura di Vannacci,. Stessa cosa hanno fatto numerosi altri deputati e senatori, mentre altri non hanno voluto commentare : non una nota ufficiale, non una dichiarazione di agenzia. Il gelo assoluto.  Ma sottotraccia permangono i mugugni. “A candidarsi in tutti i collegi sono di solito i segretari di partito: questa scelta insulta la classe dirigente della Lega e appalta a Vannacci la leadership del partito”, fa sapere un’alta figura istituzionale del Carroccio. La verità è che, nei sondaggi, la Lega è in forte discesa rispetto alle elezioni europee del 2019. Salvini è in cerca di voti, anche utilizzando il nome dell'autore del discusso e discutibile libro “Il mondo al contrario”. Si, ma quanto è il peso elettorale e politico di Vannacci? Secondo Salvini, vale in misura sufficiente per far restare la Lega sopra l’asticella dell’otto per cento, ritenuta la soglia minima di sopravvivenza per il segretario. L'altro traguardo è il mantenimento del secondo posto nella coalizione: il sorpasso di Forza Italia, alle Europee, avrebbe conseguenze non facilissime da gestire in via Bellerio. Osservando gli ultimi sondaggi diffusi negli ultimi giorni, la Lega è inchiodata all'8,5%, non riesce a crescere da mesi, e il travaso di una parte del suo elettorato va a Forza Italia e Fratelli d'Italia, oppure nel partito dell'astensione. 
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  • 25 aprile. “Il dovere dell’antifascismo” esorta Mattarella a Civitella, luogo di una strage nazifascista | 26/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Capo dello Stato Sergio Mattarella sceglie Civitella in provincia di Arezzo, luogo simbolico di una efferata strage nazifascista del 1944, per inviare alla classe politica e ai cittadini un messaggio chiaro e forte che non ha bisogno di interpretazioni. “La Resistenza fu plurale e i partigiani sono patrioti. Ecco perché l’antifascismo è un dovere”. Mattarella indica una strada da seguire per ritrovare la condivisione: la doverosa unità popolare. Ma l’Italia resta divisa. Troppi distinguo, spaccature, imbarazzanti silenzi. La premier Giorgia Meloni si reca all’altare della Patria e sui social posta il suo pensiero, dove manca la parola antifascismo e il resto si confonde nella melassa istituzionale. “Nel giorno in cui l’italia celebra la Liberazione, che con la fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia, ribadiamo la nostra avversione a tutti i regimi totalitari e autoritari”.  Nelle stesse ore in cui centinaia di migliaia di persone partecipano ai cortei del 25 aprile un ministro della cultura come Sangiuliano afferma che in Italia c’è stata una dittatura comunista, e il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare parla di un antifascismo che uccide. Ha ragione lo scrittore Antonio Scurati quando sostiene che in molti pezzi dell’attuale Governo la radice del fascismo è inestirpabile. Eppure la premier e i suoi ministri hanno giurato sulla Costituzione la cui origine è proprio l’antifascismo. Lo sforzo di Mattarella di unire il Paese sembra dunque in salita.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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