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  • La prudenza dei grandi del mondo dopo l'attacco iraniano contro gli israeliani | 15/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La linea che prevale tra i grandi del mondo dopo la riunione del G7, convocata d'urgenza dalla presidente di turno Giorgia Meloni, è quella della generale prudenza. C'è la consapevolezza che la notte tra sabato e domenica si è sfiorata la terza guerra mondiale, con l'invio di Teheran sul territorio israeliano di centinaia tra droni, Cruise, missili balistici, e ora nessuno intende accelerare la risposta militare. Non la vuole il presidente americano Joe Biden che, pur confermando il sostegno a Israele, consiglia Netanyahu di non scatenare un conflitto in tutto il Medio Oriente. Su questo punto strategico, Biden è stato chiaro: nel caso di attacco, Israele sarà da sola, le forze di Washington non parteciperanno in modo diretto. Gli altri leader come Meloni, Macron e Borrel , si allineano come da consuetudine, evitando di mettere in campo posizioni più sfumate in un momento così delicato. Nella sostanza, il G7 manda a dire che l’eventuale risposta all'Iran la deciderà solo Israele, però deve non essere assolutamente immediata: l'ordine di scuderia è quello di evitare attacchi diretti in territorio iraniano, prendendo magari di mira le milizie alleate nei paesi limitrofi. Infatti il G7  condanna in modo inequivocabile l’aggressione che minaccia di creare una escalation incontrollabile, chiede che l’Iran e i suoi alleati cessino i loro attacchi, ma rivolge un appello per porre fine alla crisi di Gaza attraverso la cessazione delle ostilità e il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas. Anche all'interno del gabinetto israeliano sembrano prevalere le posizioni del moderato Gantz.  Russia e Cina osservano la crisi nella ricerca di nuove opportunità per rafforzare il fronte anti occidentale, per incrinare la leadership globale Usa. 
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    3 min
  • La questione morale irrompe nella campagna elettorale delle amministrative ed europee | 13/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Da sud a nord, la questione morale, innescata dalle numerose e sempre più incalzanti inchieste della magistratura, irrompe nella campagna elettorale delle amministrative a Bari, in Piemonte, in Basilicata, e delle europee, e pone i partiti davanti ad una scelta epocale: compiere una ripulitura di comitati di affari e consorterie criminali dalla politica, oppure restare in balia di eventi giudiziari al momento imprevedibili. Di giorno in giorno, si allargano a Bari  le indagini degli inquirenti su voto di scambio e corruzione che fanno emergere un vero e proprio sistema che coinvolge amministratori regionali. Dalla prossima settimana sono previsti gli interrogatori di garanzia dei fratelli Alfonsino ed Enzo Pisicchio, arrestati il 10 aprile scorso assieme ad altre tre persone per aver pilotato cospicui finanziamenti regionali ad alcune imprese in cambio di varie utilità (tra cui numerose assunzione di familiari e militanti politici), e attraverso polizze fideiussorie false fornite da un sedicente broker. Si tenta di porre rimedio facendo circolare una proposta di legge per rendere nomine e designazioni della Regione Puglia più trasparenti: era stata presentata nel 2021 da Antonella Laricchia del M5s, e ora torna attuale. In Basilicata, a dieci giorni dall'apertura dei seggi (si voterà il 21 e il 22 aprile), la Commissione parlamentare antimafia ha comunicato le sue valutazioni sulla violazione del codice di autoregolamentazione delle candidature. Sono cinque i candidati ritenuti "impresentabili": Angelo Antenori (Orgoglio lucano), Vincenzo Clemente (Udc-Dc con Rotondi-Popolari Uniti), l'uscente Francesco Piro (Forza Italia) nel centrodestra; Lucio Libonati e Livio Valvano, entrambi candidati con la lista Avs-Si-Psi per il centrosinistra. Sono ancora minuscoli anticorpi messi in campo dalla politica contro il malaffare, ma non c'è ancora una presa di coscienza generale. 
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    2 min
  • In Puglia crolla il sistema Emiliano sotto i colpi delle inchieste. Conte fuori dalla giunta, Il Pd chiede pulizia | 12/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In Puglia, crolla il sistema politico creato da Michele Emiliano sotto i colpi dell'ultimo troncone di inchieste che riguardano i fratelli Alfonso e Enzo Pisicchio, accusati di voto di scambio e corruzione. Il leader del M5s Giuseppe Conte arriva di corsa a Bari, in piena campagna elettorale, e ritira immediatamente  l’assessore al Welfare Rosa Barone dalla squadra di Governo di Michele Emiliano: “Dobbiamo estirpare l’erbaccia della cattiva politica”, dice Conte. Il Pd chiede una immediata pulizia. Finiscono fuori dal partito due consiglieri regionali, Anita Maurodinoia, indagata con il marito per voto di scambio, e Michele Mazzarano, condannato in via definitiva per corruzione. Si dimette anche il capogruppo Filippo Caracciolo. Tra i militanti di base del Pd pugliese monta la rivolta: un documento parla di disagio imbarazzante e auspica azioni più incisive ed esemplari. Il vero obiettivo è il sistema di potere intorno a Michele Emiliano. La segretaria Elly Schlein chiede massimo rigore e atti concreti al Pd pugliese. "Bisogna tenere lontani trasformisti e interessi sbagliati, serve rispetto per la comunità dem", avverte Schlein.  dIl governatore pugliese elenca tutte le denunce in Procura, le costituzioni di parte civile nei processi, le attività di vigilanza contro le truffe. "Un lavoro enorme di controllo in cui la Regione è stata parte attiva, e non è un caso che spesso le inchieste partano proprio dalle nostre segnalazioni. Non era indispensabile l’uscita del M5S dalla giunta", si difende Emiliano che però è uomo navigato e sa perfettamente che senza l'appoggio dell'alleato principale, la sua creatura politica non esiste più, indipendentemente da possibili rimpasti. 
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    3 min
  • La strage di Suviana, il dolore dei familiari delle vittime, l'assenza della politica | 11/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La strage di operai nell'impianto di Bargi, sulla sponda del bacino di Suviana, nel comune di Camugnano, nell'appennino tosco-emiliano, fa emergere le immagini di un brutto film già visto più volte nel nostro Paese, dove gli incidenti nei luoghi di lavoro hanno superato i numeri di una vera e propria emergenza. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Inail a gennaio 2024 sono state 42.166, in aumento del 6,8% rispetto alle 39.493 del primo mese del 2023, in diminuzione del 26,8% sul 2022.  Qui c'è il dolore dei familiari delle vittime, il dramma dei feriti. Le storie di Vincenzo Tranchina, padre da soli tre mesi, del rumeno Pavel Petronel Tanese, impegnato a realizzare il suo sogno italiano, di Mario Pisani, il pensionato di 73 anni, ancora in cantiere. C'è la ricerca dei dispersi a opera di sommozzatori che pure loro operano in un ambiente completamente sott'acqua, con pochissima visibilità, in condizioni di massima pericolosità, mentre l'acqua del lago continua a salire nei locali della centrale elettrica e della turbina interessati dall'esplosione e dall'incendio. Qui ci sono ancora le denunce dei sindacati che oggi indicono uno sciopero generale. Bombardieri della Uil dice che già nel 2022, tra luglio e settembre, il sindacato aveva segnalato alcune problematiche relative alla sicurezza per l'impianto, senza alcuna risposta. L’ad di Enel Green Power, Salvatore Bernabei, sostiene invece che l’azienda per la manutenzione sulle turbine ha scelto tra le migliori società nel campo dell’elettrico e dell’idroelettrico. E ci sono le visite, le promesse, le lacrime ipocrite dei politici. Sono le immagini dal luogo dell'ennesimo incidente sul lavoro in Italia, con nessuna certezza su modalità e cause del disastro, ma solo con pochi numeri sicuri: 3 morti, 4 dispersi e 3 feriti. Si andrà avanti così, fino alla prossima strage di innocenti.
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    3 min
  • Al via le consultazioni sul vertice della Commissione Europea. Torna l'ipotesi di Mario Draghi | 10/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quando mancano due mesi dalle elezioni europee e ancora non si sono presentate le liste dei partiti, a Bruxelles iniziano le manovre sulla guida della Commissione europea. Si tratta di colloqui informali, nulla di ufficiale, ma da quello che trapela dai palazzi la corsa alla presidenza della nuova Commissione europea è iniziata di fatto nell’ultima settimana. Sul tavolo delle trattative non c’è solo il nome di Ursula von der Leyen che perderebbe sempre più consistenza. Cresce di ora in ora l’ipotesi di Mario Draghi: è una soluzione che potrebbe accontentare i governi che non puntano a una Commissione debole sul piano politico, ma forte nell'immagine. Si parla anche della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Le attività più frenetiche sono quelle messe in campo dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, impegnato in alcuni bilaterali come quello che si svolge domani a Roma con la premier Giorgia Meloni. Nelle trame si cimenta anche il presidente francese Emmanuel Macron che si dichiara contrario alla regola degli Spitzenkandidat, i candidati al vertice della Commissione, perché troppo politicizzati. Per Macron è meglio un nome fuori dai partiti. La prossima settimana si riunisce un Consiglio europeo informale che potrebbe far uscire il nome su cui puntare. Tra i nodi ci sono anche i tempi per l’elezione della presidenza della Commissione. Von der Leyen punta a chiudere tutto a luglio per evitare una “graticola” di due mesi. Le Cancellerie stanno già parlando di settembre per prendere tutto il tempo possibile al fine di maturare la decisione.
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    3 min
  • Il ritorno della popolazione a Khan Yunis e le macerie di una guerra senza fine | 09/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le prime immagini di Khan Yunis, liberata dai soldati israeliana, e ripresa lentamente dalla popolazione palestinese, sono quelle di città senza futuro, rasa al suolo dai bombardamenti, dove ogni forma di vita resta imprigionata tra le macerie. Una città morta. Si vedono famiglie sopra carretti trascinati da asini che guardano verso l'alto l'orrore della guerra con il volto smarrito, e si muovono tra scheletri di palazzi pericolanti, strade impolverate, macerie accatastate. La popolazione di Khan Yunis tenta di riprendersi ciò che resta prima dello scoppio del conflitto. Le automobili degli inviati dei media indipendenti e gli osservatori internazionali fanno slalom tra i crateri provocati dalle bombe israeliane. Quasi tutti gli edifici sono bruciati, inceneriti. Ai bordi di strade trasformate in sentieri si vedono veicoli militari non più utilizzabili e si respira un'aria di morte. E la guerra non è finita. C’è già una data per l’ingresso dei soldati israeliani a Rafah, anche se il premier Benjamin Netanyahu non ha rivelato quale sia il D-Day. Sotto la pressione interna della destra oltranzista che minaccia di far cadere l’esecutivo in caso di stop dell’operazione militare a Rafah, Netanyahu tira dritto nonostante il totale disaccordo di Washington. Secondo il Dipartimento di Stato americano, Israele non ha presentato un piano credibile per salvaguardare i civili, senza il quale sarebbe l'ennesima strage in una città dove sopravvivono un milione e mezzo di persone. Intanto si tratta ancora. Le delegazioni inviate al Cairo da Israele e Hamas hanno nelle mani una bozza voluta dagli americani in tre passi per riportare la pace nella Striscia: tacciano le armi per i tre giorni di festa dopo la fine del Ramadan, cioè da martedì.
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    3 min
  • Il Pd diviso tra le inchieste di Bari e Torino e la sfida di Schlein alle correnti sulle europee | 08/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La questione morale, derivata dalle inchieste della magistratura di Bari e Torino, travolge il Partito democratico, a soli due mesi dalle elezioni europee. Il tema che muove la segretaria Elly Schlein, impegnata nel rinnovamento del partito, è essenzialmente la lotta contro i leader locali che controllano i territori. Si tratta di una battaglia che attanaglia la sinistra da ormai troppi anni, ed ora giunge il momento dell'azione di forza. La Schlein parte dalla Campania e avvia da oggi un codice di autoregolamentazione per i candidati, messo a punto dal Commissario del Pd per la Campania, Antonio Misiani, insieme ai segretari provinciali Dem, che viene presentato per la prima volta in una riunione del partito regionale. In realtà, queste regole erano già state applicate per le ultime comunali di Napoli, ma saranno estese in Campania, e dove potrebbe rendersi necessario, anche a Bari o in Piemonte.  Il Pd regionale e provinciale e i circoli dovranno acquisire infatti, prima del termine della presentazione delle liste, i curriculum, il casellario giudiziario e il certificato penale dei candidati " al fine di istruire adeguatamente l'approvazione delle liste secondo le modalità statutarie. Inoltre, gli eventuali candidati dovranno sottoscrivere il 'codice etico' e dichiarare di non essere in condizioni di incandidabilità rispetto al codice di autoregolamentazione antimafia. Poi gli viene chiesto anche di impegnarsi a comunicare agli organi di garanzia del partito ogni eventuale variazione della propria posizione. Si tratta di una svolta importante, significativa, ma che dovrebbe essere applicata a tutti i partiti delle coalizioni, anche a quelli come il M5s che parlano oggi di cacicchi e capobastone. Dalla questione morale, nessuno può tirarsi indietro.
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    3 min
  • E ci siamo anche permessi di dire no al MES sanitario | 06/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    In questi giorni è in corso un acceso dibattito sul finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, che ha visto, tra l’altro, anche l’autorevolissimo intervento di quattordici scienziati italiani i quali, su “Scienzainrete”, hanno sottoscritto un appello affinché sia sempre garantita la salute a tutti i cittadini.
    Sembra, infatti, che, per l’anno prossimo, sia prevista una ulteriore riduzione di quel già modesto 6,4% del PIL che, attualmente, viene destinato alla Sanità pubblica.
    Forse, la denuncia comparsa su “Scienzainrete” è un tantino ingenerosa nei confronti del Governo al momento in carica, perché evita di ricordare che la politica dei tagli in materia d Sanità non è certo una novità degli ultimissimi tempi, ma è, invece, una prassi che va avanti da non pochi anni: perlomeno, se dicono il vero i numeri forniti dalla Fondazione Gimbe, i quali ci spiegano come, a partire dal quarto governo Berlusconi per passare poi attraverso quelli di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, alla sanità pubblica siano stati sottratti oltre 37 miliardi di euro...Guarda caso, proprio l’importo che ci sarebbe stato messo a disposizione da quel MES sanitario al quale, chissà per quale inspiegabile pregiudizio, anche nel periodo più buio della pandemia, hanno saputo dire di no sia l’esecutivo Conte 2, che quello guidato da Mario Draghi.
    Francamente, ci pare si sia trattato, in entrambi i casi, di una scelta colpevolmente responsabile per aver negato risorse di notevolissima entità ad una Sanità italiana che, tuttora, ne avrebbe bisogno come dell’aria...Tuttavia, se da un lato possiamo stendere, in qualche modo, un velo pietoso sulle ottuse motivazioni anti  europeiste di una strana alleanza parlamentare - sorta tra Lega, 5 Stelle e Fratelli d’Italia -  che fu allora in grado di condizionare Giuseppe Conte, dall’altro ben più arcane ci paiono le ragioni che, invece, fermarono l’azione di un uomo solitamente abituato a prendere decisioni “whatever it takes” come l’ ex presidente della BCE. 
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  • Arresti a Bari. Indagata un assessore regionale dem per voto di scambio e collusione con i clan. Si rompe l'asse tra Pd e M5s | 05/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    E' grave l'accusa dei magistrati contro l'assessore regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia: voto di scambio, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Tutto accade a poche settimane dagli arresti che hanno fatto emergere la possibilità che l’ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso nel 2019 sia stata eletta anche grazie all’appoggio dei clan. Ora un altro pezzo di politica finisce sotto inchiesta. La Maurodinoia era stata eletta nel 2020 con il Pd. Si è dimessa subito dopo la perquisizione dei carabinieri e la notifica degli arresti domiciliari al marito Sandro Cataldo. Per la Maurodinoia non c’entra la mafia, ma sono state documentate compravendite di preferenze in tre competizioni comunali nel 2019, 2020 e 2021 a Bari, Grumo e Triggiano e in quella regionale di quattro anni fa. Le vicende giudiziarie irrompono sulle primarie del centrosinistra per le elezioni di Bari di domenica.  Per il governatore Michele Emiliano la vicenda non va strumentalizzata, ma il leader del M5S Giuseppe Conte, giunto a Bari per sostenere la candidatura dell’avvocato Michele Laforgia, sostiene che non ci sono le condizioni per votare. Il movimento Sud al centro fondato da Cataldo e Maurodinoia era attivo già dalla scorsa estate in vista delle elezioni di giugno e ora nessuno vuole correre il rischio di essere associato a quel simbolo. Di recente i nomi di Maurodinoia e del marito sono emersi nell’inchiesta su mafia e politica, perché esponenti dei clan hanno riferito che le cifre che avrebbero versato agli elettori sarebbero arrivate a 70-80 euro. A Bari, l'asse tra Pd e M5s si rompe proprio sulla questione morale. 
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  • Bocciata la sfiducia contro Matteo Salvini. Oggi tocca a Daniela Santanchè | 04/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    I numeri parlamentari blindano Matteo Salvini difeso nelle aule parlamentari dalla sua maggioranza: 211 no alla sfiducia su 235 voti della coalizione. Sono 129 i favorevoli. E' una bocciatura scontata: il centrodestra fa quadrato per rispedire al mittente una mozione che contestava al leader della Lega il patto di “partenariato confidenziale” del 2017 tra il Carroccio e Russia Unita, il partito di Putin. Un’intesa tacitamente rinnovata il 6 marzo del 2022, quando c’era già stata l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari, durante le dichiarazioni di voto, sottolinea «che l’ultimo punto dice che l’accordo non è vincolante» e che comunque «presupponeva una cooperazione fra le parti». Ma  quell’intesa non è mai stata disdetta. La seduta scivola via tra le accuse dell’opposizione: «Salvini non ha mai interrotto i rapporti con la Russia e non a caso Meloni non ha dato alla Lega ministeri chiave come Esteri e Difesa», attacca la dem Lia Quartapelle. A fine seduta Richetti rimane in posizione di sparo: «La Lega mantiene un’ambiguità che sottopone l’Italia al pubblico ludibrio». Di certo, la strategia della maggioranza è quella di giocare in contropiede, chiedendo un anticipo del voto sia per la sfiducia a Salvini che per quella, più delicata, a carico di Daniela Santanchè, che è stata messa all’ordine del giorno per stamattina. La decisione degli sherpa del centrodestra è stata quella di precorrere i tempi in modo da evitare un dibattito infuocato nelle prossime settimane, in piena campagna elettorale e con un nuovo provvedimento di chiusura delle indagini (quelle per il falso in bilancio di Visibilia) sul capo della ministra del Turismo.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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