Il Corsivo

Il Corsivo

By Giornale RadioNews
Download on the App Store

Il Corsivo episodes

  • 25 aprile. “Il dovere dell’antifascismo” esorta Mattarella a Civitella, luogo di una strage nazifascista | 26/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Capo dello Stato Sergio Mattarella sceglie Civitella in provincia di Arezzo, luogo simbolico di una efferata strage nazifascista del 1944, per inviare alla classe politica e ai cittadini un messaggio chiaro e forte che non ha bisogno di interpretazioni. “La Resistenza fu plurale e i partigiani sono patrioti. Ecco perché l’antifascismo è un dovere”. Mattarella indica una strada da seguire per ritrovare la condivisione: la doverosa unità popolare. Ma l’Italia resta divisa. Troppi distinguo, spaccature, imbarazzanti silenzi. La premier Giorgia Meloni si reca all’altare della Patria e sui social posta il suo pensiero, dove manca la parola antifascismo e il resto si confonde nella melassa istituzionale. “Nel giorno in cui l’italia celebra la Liberazione, che con la fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia, ribadiamo la nostra avversione a tutti i regimi totalitari e autoritari”.  Nelle stesse ore in cui centinaia di migliaia di persone partecipano ai cortei del 25 aprile un ministro della cultura come Sangiuliano afferma che in Italia c’è stata una dittatura comunista, e il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare parla di un antifascismo che uccide. Ha ragione lo scrittore Antonio Scurati quando sostiene che in molti pezzi dell’attuale Governo la radice del fascismo è inestirpabile. Eppure la premier e i suoi ministri hanno giurato sulla Costituzione la cui origine è proprio l’antifascismo. Lo sforzo di Mattarella di unire il Paese sembra dunque in salita.
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • 25 aprile: la Resistenza, la memoria, il sacrificio di Giacomo Matteotti | 25/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Primavera 1924, primavera 2024.
    Il 10 giugno 1924, cent'anni fa, il deputato socialista Giacomo Matteotti viene sequestrato, torturato, ucciso da un commando fascista capeggiato dallo squadrista Amerigo Dumini, su ordine diretto di Benito Mussolini. Il corpo di Matteotti viene ritrovato circa due mesi dopo l'omicidio, il 16 agosto 1924. Pochi mesi dopo l'omicidio di Giacomo Matteotti, il 3 gennaio 1925, di fronte alla Camera dei deputati, Benito Mussolini si assume pubblicamente la “responsabilità politica, morale e storica” del clima nel quale l'assassinio si era verificato. Nel 1926, vengono sciolti tutti i partiti antifascisti e le associazioni, chiusi i circoli, le Camere del Lavoro e i giornali dell’opposizione, annullati i passaporti per l’estero, comminate pene gravissime per l’espatrio clandestino, istituiti il confino di polizia e la pena di morte. Vengono dichiarati decaduti 120 parlamentari dell’opposizione, i cosiddetti “aventiniani”. Il 25 novembre 1926 viene istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Migliaia di persone sono arrestate e processate. Solo nel primo decennio di applicazione delle leggi eccezionali (1926-1936), furono condannati 2.977 antifascisti a 14.458 anni di carcere.
    Dopo Matteotti, la violenza fascista colpisce i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Pietro Gobetti, Giovanni Amendola, porta alla morte Antonio Gramsci, arrestato l’8 novembre 1926. Matteotti viene lasciato solo in quella primavera 1924, e il suo sacrificio resta ancora oggi una testimonianza importante per tutti gli antifascisti, l'eredità di un uomo libero che per primo aveva visto montare nel Paese un clima di odio, di violenza, di sopraffazione. E cent'anni dopo la sua morte siamo qui a ricordare cosa è stata la Resistenza al fascismo, formata da comunisti, socialisti, democristiani, liberali, demo laburisti, monarchici, repubblicani, anarchici, da internati militari, dai carabinieri, da membri dell'esercito, dai civili. Ecco perché siamo di nuovo qui, per ricordare che la Resistenza fu un moto popolare plurale, fatto di scelte, di uomini, di donne, del sacrificio di migliaia di persone, le cui idee, non sempre applicate, rimangono fissate negli articoli della nostra Costituzione antifascista.
    3 min
  • L'Europarlamento approva a larga maggioranza il nuovo patto di stabilità, ma i deputati italiani votano no o si astengono | 24/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    C'è un problema politico all'interno dell'Europarlamento e si chiama Italia. Il parlamento europeo approva a larga maggioranza il nuovo patto di stabilità, ma i deputati italiani votano no o si astengono. In aula, il provvedimento sulle procedure di rientro dal deficit e dal debito eccessivi non viene sostenuto da Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia che invece avevano chiesto e ottenuto le modifiche delle regole attraverso una lunga trattativa tra Ursula von der Leyen, la premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. l’intesa siglata a dicembre scorso è passata anche attraverso il dialogo tra “l’amica Ursula” e Giorgia Meloni. Per gran parte dei gruppi parlamentari il voltafaccia del Governo italiano ci ha resi incoerenti e inaffidabili. Il Ppe di cui fa parte Forza Italia rimane senza parole, compreso il tedesco Manfred Weber che ha sempre cercato un accordo con Giorgia Meloni. Perfino l’Ecr, di cui proprio Meloni è presidente, ha accolto con malumore la scelta di Fdi.  Sull'altra sponda, il Pd sceglie la via dell'astensione per non creare spaccature interne e riesce persino a mettersi contro il suo commissario europeo, Paolo Gentiloni. Il mancato voto italiano nel parlamento europeo si è consumato nelle ore in cui sono circolate le ultime analisi della Commissione su debito e deficit. «I rischi per la sostenibilità di bilancio restano alti nel medio e nel lungo termine e sono necessari ulteriori sforzi», scrivono i tecnici nel documento. La campagna elettorale ha valicato i confini nazionali, e tutti i partiti italiani, anche quelli d’opposizione, si sono dimenticati dove si trovassero e per cosa stessero votando.  
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • Il centrodestra si conferma alla guida della Basilicata. Vince Vito Bardi, Fdl primo partito | 23/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Anche in Basilicata, così come era avvenuto in Abruzzo, va in scena lo stesso meccanismo che conferma la vittoria del centrodestra e che determina la sconfitta dell'ex campo largo. Le baruffe nel Pd, i tentennamenti sul nome del candidato di Schlein e Conte, il mancato accordo tra i partiti dell'opposizione con l'appoggio di Azione al centrodestra, regalano nei fatti l'affermazione di Vito Bardi in Basilicata contro Piero Marrese (centrosinistra),  e Eustachio Follia (indipendente). Fratelli d’Italia e Pd si contendono il podio di primo partito. Crolla il Movimento 5Stelle e ottiene una buona affermazione, il movimento civico di ispirazione cristiana “Basilicata Casa Comune”, fondato da Angelo Chiorazzo.  Grande successo di Azione, Italia viva, Avs, Forza Italia. Ma il primo partito è l’astensionismo, che ottiene la maggioranza assoluta: a non votare è il 51,2 dei lucani, quasi il 4 per cento in più di cinque anni fa. Per il centrosinistra è una sconfitta cocente, nonostante l’impegno che ci ha messo Marrese. Il nome del presidente della Provincia di Matera è stato tirato fuori  una settimana prima della chiusura delle liste, dopo un lunghissimo braccio di ferro tra i 5Stelle e il Pd, che voleva candidare l’imprenditore del non profit Angelo Chiorazzo. Poi la candidatura “a sua insaputa” dell’oculista Domenico Lacerenza, rinunciatario dopo quarantott’ore dopo la vera e propria rivolta della base Dem. Quello del centrosinistra è un disastro annunciato, determinato dalla lotta intestina per la leadership della coalizione e dall'incapacità di trovare una sintesi unitaria. 
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • Schlein conferma la sua candidatura per le elezioni europee. Pd diviso sul simbolo con il suo nome | 22/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Elly Schlein correrà alle elezioni Europee dei prossimi 8 e 9 giugno. Sarà capolista nel Centro Italia e nelle Isole, anche se resterà in Parlamento per contrastare Giorgia Meloni. Schlein sigla un patto con Stefano Bonaccini, suo rivale al congresso del 2023, ma perde il consenso di alcuni pezzi del partito come l’ala sinistra di Andrea Orlando. Il presidente del Pd Romano Prodi si dice deluso dall'operazione. E sull'ipotesi sul nome nel simbolo si sfila pure Dario Franceschini. A sorpresa, arriva l'assenso di Piero De Luca, figlio del Governatore della Campania Vincenzo De Luca. Anche Stefano Bonaccini perde storici alleati come Graziano Delrio e Debora Serracchiani. Le liste non riservano grandi sorprese. Al Nord Ovest, guidano la lista Cecilia Strada e il capodelegazione in Ue, Brando Benifei. Al Nord Est, Bonaccini capolista, poi Annalisa Corrado. Al Centro, dopo Schlein, Nicola Zingaretti. Al Sud, Lucia Annunziata capolista, poi Antonio Decaro, Pina Picierno, Sandro Ruotolo. Le critiche piovono dall'interno del partito, ma anche dall'esterno. IL leader del M5s Giuseppe Conte ricorda che nel simbolo nessun leader ci aveva piazzato il nome. Ed è proprio sul nome di Elly Schlein sul logo del Pd che si giocano gli equilibri. La leader ottiene solo il mandato a riflettere, ma il tempo è poco: il simbolo va presentato oggi entro le 16. Per Schlein ci sarebbe l’opzione di correre ovunque,ma pare che insista sul nome nel simbolo, per non sfaldare l’asse con Bonaccini, e rischiare di non avere più una maggioranza. 
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • Il monito di Draghi | 20/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    L’Europa, come ci ha ricordato Mario Draghi nel suo recente intervento alla Conferenza di Alto Livello sul “Pilastro europeo dei diritti sociali”,  deve seriamente prepararsi ad affrontare preoccupanti problemi di deindustrializzazione, in un quadro di serrata competitività con altre grandi aree economiche del Pianeta: America e Cina su tutte.
    Abbiamo ormai quasi tutti archiviato l’illusione che il tanto strombazzato “green deal” e le nuove attività connesse alla transizione energetica e climatica potessero compensare, nel Vecchio Continente, le perdite di posti di lavoro riscontrate nelle attività industriali tradizionali: a meno che, considerata la schiacciante supremazia cinese in quanto a disponibilità di tecnologie rinnovabili (come le batterie, i pannelli solari o le auto elettriche), l’economia europea, nel tentativo disperato di rimanere in qualche modo a galla, non intenda  continuare ad appellarsi a sovvenzioni pubbliche impossibili però, da sostenere nel lungo periodo.
    Di questo scenario - tutt’altro che positivo per il futuro del lavoro europeo - possiamo ringraziare essenzialmente quell’estremismo ambientalista - e sostanzialmente anti capitalista – che ha condizionato troppe scelte incaute dell’Unione Europea e, talvolta, persino le prese di posizione dei movimenti sindacali, apparsi, stranamente, non sempre del tutto consapevoli circa gli effetti distruttivi che una visione ideologica e dogmatica della transizione avrebbe finito per provocare sull’industria e, di conseguenza, sui livelli occupazionali.
    Ecco perché, nella sua ultima apparizione a Bruxelles,  l’ex presidente della BCE ha voluto essere estremamente chiaro, richiamando l’Europa intera ad una maggiore coesione politica, economica e militare da cui possa, finalmente, scaturire quella unità di intenti che finora è sempre mancata e senza la quale i singoli Paesi europei – compresi i più ricchi – sono destinati ad un futuro di colpevole marginalità.
    Pertanto, ci pare che – sia pure non intervenendo apertamente nel dibattito politico in corso a livello comunitario - Mario Draghi abbia, comunque, lanciato un monito agli elettori che a giugno dovranno rinnovare l’Europarlamento, invitandoli a riflettere sul fatto che sarà proprio il loro voto a decidere se, negli anni a venire, l’Europa potrà ancora sedersi ai tavoli che contano, oppure ne verrà penosamente esclusa.
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • Enrico Letta presenta il rapporto sul mercato unico europeo, tra innovazione e risparmi per la transizione verde | 19/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'ex leader del Partito Democratico Enrico Letta oggi veste i panni di presidente della Fondazione Jacques Delors. Nel giugno 2023, il Consiglio europeo gli ha affidato il delicato compito di delineare il futuro del Mercato Unico e ieri ha presentato un rapporto dettagliato che si muove tra innovazione e risparmi per la transizione verde. Anche nell'intervista odierna al Corriere della Sera, Letta ammette che tutti i dati dimostrano che cinesi, indiani e americani, pur con opinioni differenti, stanno marciando in modo più veloce di noi europei in tema di innovazione. Nella sostanza, Letta afferma che il mercato unico europeo ha innestato una brusca retromarcia. Il suo rapporto, articolato lungo 147 pagine, immagina invece di recuperare l'integrazione in tre settori cruciali: telecomunicazioni, energia e mercati finanziari. Per Letta c'è bisogno di mettere insieme il finanziamento privato e quello pubblico, come accaduto per Next Generation Eu, ma si devono superare forti ostacoli eretti dai Paesi nordici, soprattutto dalla Germania, contrari a mettere a disposizione nuove risorse economiche. Per sbloccare questo impasse, secondo Letta vanno elaborati e messi in campo nuovi strumenti di risparmio che consentano ai cittadini di ottenere tassi di interesse migliori: soldi destinati a finanziare la transizione verde. Letta si è ispirato al lavoro sul Mercato Unico realizzato da Mario Monti nel 2010. Il rischio che si trasformi in un libro dei sogni irrealizzati è altissimo. 
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • Il sistema di voto di scambio e corruzione di Catania | 18/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Bari, Torino, Palermo, e ora Catania. In mezzo alla campagna elettorale delle europee e amministrative, emerge sempre più un vero e proprio sistema di voto di scambio, corruzione, e in alcuni casi collusione con la criminalità, collaudato ed endemico. L'ultimo caso è quello scoppiato a Catania e che travolge la Lega in Sicilia. Un’indagine dei carabinieri del nucleo Investigativo e della procura di Catania svela un patto tra alcuni amministratori del Comune di Tremestieri Etneo ed elementi vicini alla cosca mafiosa Santapaola Ercolano per l’elezione nel 2015 dell’attuale sindaco Santi Rando, ora finito in carcere per scambio elettorale politico mafioso e corruzione aggravata. L'inchiesta coinvolge il vice presidente della Regione Luca Sammartino, sospeso per un anno dai pubblici uffici. E' uno dei più potenti ras del voto in Sicilia, assessore dell’Agricoltura in quota Lega, già imputato per voto di scambio. Le vicende riguardano il periodo in cui Sammartino militava ancora nel Pd, nel 2019: la procura di Catania lo accusa di essersi mosso in maniera spregiudicata in provincia di Catania per sostenere l’allora candidata alle Europee Caterina Chinnici, la magistrata figlia del giudice assassinato da Cosa nostra nel 1983. Anche per Luca Sammartino, così come Anita Maurodinoia a Bari, e altri, si tratta di esponenti politici locali molto radicati nei loro territori, ma abituati al cambio della casacca: Sammartino passato dal Pd alla Lega, Maurodinoia dal centrodestra al Pd. Non sarà ancora una nuova Tangentopoli, ma poco ci manca, ma conferma la difficoltà della politica a trovare regole di etica e trasparenza che possano anticipare l'azione giudiziaria. 
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • Draghi propone un piano per l'Europa: va cambiata | 17/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Mentre parte la campagna elettorale per le europee, i leader sembrano puntare su Mario Draghi in sostituzione di Ursula von der Leyen. Sul palco di La Hulpe, sobborgo di Bruxelles, Draghi ha proposto la sua ricetta per l'Europa, anticipando i contenuti del rapporto sulla competitività che presenterà in modo formale dopo il voto dell'8 e 9 giugno. "Proporrò un cambiamento radicale, perché è ciò che serve all’Europa", annuncia Draghi. Nelle sue parole, il cambiamento deve essere soprattutto politico per creare un’Unione europea che sia adatta al mondo del presente e del futuro, per trovare un nuovo scatto nel processo di integrazione. Draghi parla da leader più che da consulente chiamato da Ursula von der Leyen, sostenuto da un fronte sempre più largo di leader all’affannosa ricerca di visione. Prende sempre più consistenza l’ipotesi che vede Draghi svestire i panni del tecnico per assumere un ruolo di vertice a Bruxelles, in particolare quello di presidente della Commissione. Il nome dell’ex capo della Bce è stato lanciato dietro le quinte dal presidente francese Macron, ed è entrato nelle complesse trattative tra i leader che dovranno scegliere se abbandonare per sempre Ursula von der Leyen al suo destino. La riflessione principale che si sta svolgendo nelle sale del Parlamento europeo e in quelle più riservate di alcune Cancellerie, si concentra sul ruolo del Ppe, il partito Popolare europeo che si dovrebbe confermare come primo gruppo parlamentare. In questo contesto, si sta facendo largo l’idea che sia proprio un capo di governo del Ppe a farsi carico di suggerire la designazione da presentare al Consiglio europeo. L’unico che può compiere questa mossa è il premier polacco Donald Tusk. 
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min
  • La Rai perde Amadeus che va a Nove. Il servizio pubblico radiotelevisivo si impoverisce | 16/04/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La Rai perde Amadeus che va a Nove, come Fabio Fazio, e il servizio pubblico radiotelevisivo si impoverisce. Il conduttore se ne è andato dopo un colloquio definito all'apparenza cordiale con il dg della Rai Giampaolo Rossi. Amadeus ha certificato il suo abbandono confermando che non rinnoverà il contratto in scadenza a fine agosto. A quel punto le strade si dividono per sempre. Detta così sarebbe la normale conclusione di un rapporto tra un professionista della tv e la più importante azienda culturale del Paese, ma i fatti ci portano riflessioni più ampie. Amadeus, proprio come Fabio Fazio, è un campione di ascolti e di incassi pubblicitari. L'ultimo festival di Sanremo, al di là del giudizio strettamente musicale, ha portato la Rai a livelli di share altissimi, anche grazie alla collaborazione tra Amadeus e Fiorello. E la Rai, dopo l'annuncio di Amadeus, ha affermato di aver fatto di tutto per impedire la sua dipartita. Nel servizio pubblico, Amadeus è stato anche un affare d'oro: 227 milioni di contratti pubblicitari nelle casse di viale Mazzini, solo l'accesso al prime time del programma "Affari tuoi" vale circa 40 milioni. Non solo la Rai perde la gallina dalle uova d'oro, ma favorisce l'affermazione di un nuovo polo, quello formato da Warner Bros-Discovery, sempre più forte e agguerrito, a cui manca ora solo l'informazione per trasformarsi in un'alternativa all'offerta televisiva composta da Rai, Mediaset e La7.  Ci vorrà ancora tempo, ma i primi movimenti si vedranno dopo le elezioni europee, quando si vedranno nuovi equilibri politici nel servizio pubblico.
    ___________________________________________________
    Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    3 min

About Il Corsivo

From the publisher's feed

"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

More shows like Il Corsivo

Giornale Radio by Radio Popolare

Giornale Radio

6 Listeners

Notizie a colazione by Pasquale Ancona, Emanuele Bonora, Anna Di Rocco e Antonino D'Anna

Notizie a colazione

4 Listeners

Start by Il Sole 24 Ore

Start

17 Listeners

Il punto by Il Sole 24 Ore

Il punto

0 Listeners

La Giornata by la Repubblica

La Giornata

11 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

35 Listeners

The Essential by Will Media - Chiara Piotto

The Essential

16 Listeners

DOI - Denominazione di Origine Inventata by OnePodcast

DOI - Denominazione di Origine Inventata

23 Listeners

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica by OnePodcast

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica

3 Listeners