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  • Il Gip di Firenze sequestra 10,8 milioni a Dell'Utri: Berlusconi gli donò 900.000 euro. A Palermo niente confisca | 22/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il gip di Firenze Antonella Zatini esegue una richiesta della procura distrettuale antimafia e ordina il sequestro di 10 milioni e 840.000 euro a Marcello Dell'Utri e alla moglie Miranda Ratti. A Palermo, il tribunale rigetta una richiesta della procura di sottoporre l'ex senatore di Forza Italia alla sorveglianza speciale e di sequestrare i suoi beni per la confisca per via del patrimonio sproporzionato rispetto ai suoi redditi. L'ordinanza di Firenze è dello scorso 12 marzo. Secondo il gip fiorentino, Dell'Utri, come condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione di tipo mafioso nel 2014, avrebbe dovuto comunicare secondo la legge Rognoni-La Torre, le variazioni patrimoniali. Dell'Utri ed è scattato il sequestro di 10,8 milioni. Sono stati trovati movimenti, positivi e negativi,  per 42,6 milioni di euro in circa dieci anni. E in queste operazioni ci sono versamenti di denaro disposti da Silvio Berlusconi a uno dei suoi più fidati dirigenti e sodali. In particolare ci sono 10 bonifici da 90.000 euro ciascuno con causale "donazione di modico valore", più un altro da 20.000 euro a titolo di rimborso elargiti da Silvio Berlusconi a Marcello Dell'Utri tra il 19 maggio 2021 e il 22 maggio 2023. Il provvedimento di Palermo è del 13 marzo. Secondo i magistrati siciliani, Dell'Utri "non è più socialmente pericoloso", e riguardo al fatto che Berlusconi abbia pagato il suo silenzio con generose elargizioni tali da gonfiare i beni di Dell'Utri, scrivono, è tesi che seppur "estremamente suggestiva presta il fianco alla finora indimostrata esistenza di accordi fra il sodalizio criminale e Berlusconi". Si tratta di due provvedimenti della magistratura italiana, emessi in sole 24 ore, che coinvolgono Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi, ma che forniscono due interpretazioni giuridiche differenti che si smentiscono tra loro. 
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    3 min
  • 21 marzo giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie | 21/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le mafie sono ancora vive nel 2024, nonostante gli arresti di Matteo Messina Denaro, l'ultimo boss della vecchia Cosa Nostra dell'attacco al cuore dello Stato, le tante operazioni delle forze dell'ordine contro la 'ndrangheta a Catanzaro e nella provincia di Milano, contro il clan dei Casalesi a Caserta. Le cosche sono oggi resilienti, ipertecnologiche, inclini all’uso della corruzione che ha quasi sostituito del tutto la violenza, proiettate agli affari e a quello che si appresta essere il migliore in questo momento: i fondi pubblici nazionali e comunitari del Pnrr. Gli ultimi dati della Direzione Antimafia sono impressionanti e parlano di affari per svariati miliardi di euro. Le attività delle mafie variano dal traffico di droga e armi agli appalti, alle macchinette mangiasoldi, alle estorsioni. Non c'è affare che non veda i gruppi criminali protagonisti del controllo del territorio. Davanti a questi dati, le risposte della politica sono flebili. L'attività antimafia è delegata alla repressione del fenomeno, non alla prevenzione. Ecco perché la giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie promossa da Libera di Don Luigi Ciotti, che si celebra oggi, diventa una risposta della società civile ancora più importante e contribuisce alla diffusione di una cultura della legalità, specie nelle nuove generazioni. Oggi a Roma un corteo raggiunge il Circo Massimo dove si prevede un'affluenza di almeno 100mila persone. Vengono letti, come da tradizione, gli oltre 1000 nomi delle vittime: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. L'esercito di Ciotti è composto da giovani, associazioni, gruppi, rappresentanti di istituzioni, sindacati, mondo della scuola, della cultura, dello sport che non solo in questa giornata, ma per 365 giorni all'anno, lavorano all’interno di scuole, università, associazioni, parrocchie per ribadire che la responsabilità per il bene comune rappresenta il primo antidoto al male delle mafie e della corruzione.
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    3 min
  • La Corte dei conti critica il Pnrr: “Tagli alla sanità e dubbi sulle coperture” | 20/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    E' una critica dura, precisa e articolata, quella mossa dalla Corte dei Conti contro l'azione del Governo nel decreto sul Pnrr: “Riduce le risorse per la sanità. E attribuisce a Palazzo Chigi poteri non previsti dalla Costituzione”. In particolare, i magistrati contabili segnalano i magistrati, che con la rimodulazione “gli investimenti del settore si riducono in misura significativa”. Dubbi vengono espressi anche per i poteri ispettivi della Struttura di missione che fa riferimento al ministro Raffaele Fitto: “Non coerente con l’autonomia costituzionale degli enti locali”. Nella sostanza, la Corte dei Conti, nella memoria sul decreto Pnrr depositata in commissione Bilancio alla Camera, dà ragione alle Regioni, anche quelle governate dal centrodestra, che lamentano la sottrazione di 1,2 miliardi destinati alla sanità, e censura pesantemente anche le novità organizzative annunciate da Fitto, dai poteri aggiuntivi attribuiti alla struttura di missione che il governo come è noto ha accentrato a Palazzo Chigi alle nuove strutture da istituire nelle prefetture. Più in generale, come l’Ufficio parlamentare di bilancio anche la magistratura contabile evidenzia come “sul fronte delle maggiori esigenze finanziarie sarebbe stato auspicabile esplicitare l’elenco delle misure per le quali è stimato un incremento dei costi”. La Relazione tecnica si limita “a fornire gli elementi di sintesi delle valutazioni condotte per pervenire alla stima delle risorse Pnrr da integrare” e non riporta invece “le informazioni di dettaglio, necessarie al fine di ricostruire pienamente le valutazioni alla base del processo di quantificazione seguito”.
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    3 min
  • Elezioni in Russia. Salvini imbarazza il governo: “Putin? Il popolo ha sempre ragione”. Tajani lo smentisce e Meloni minimizza: “Maggioranza coesa" | 19/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sull'esito delle elezioni in Russia, il leader della Lega Matteo Salvini, in forte calo di consensi, si smarca dal coro di critiche per l'ennesima e scontata vittoria di Vladimir Putin alle presidenziali. "In Russia hanno votato, ne prendiamo atto – dice Salvini - quando un popolo vota ha sempre ragione, le elezioni fanno sempre bene sia quando uno le vince sia quando uno le perde", dice Salvini. Lo smentisce il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, secondo cui il plebiscito per Putin, che oltrepassa in alcuni luoghi il 90% delle preferenze, è stato caratterizzato da forti pressioni, anche violente. “Sul voto in Russia ribadiscono che le elezioni sono state caratterizzate da pressioni forti e anche violente. Aleksej Navalny è stato escluso da queste elezioni con un omicidio, abbiamo visto le immagini dei soldati nelle urne ", ribadisce Tajani. La opposta visione in politica estera di due suoi alleati non preoccupa la premier Giorgia Meloni. "La maggioranza rimane coesa". Non è la prima volta che Salvini e Tajani fanno emergere distanze di pensiero su temi cruciali dell'agenda di governo del nostro paese, ma poco dopo la polemica, Meloni ricuce lo strappo. Le parole contano a poche ore dall'apertura formale della campagna elettorale per le europee dell'8 e 9 giugno. Salvini avrebbe ragione se il voto che ha incoronato Putin non fosse stato anticipato da un attacco militare senza precedenti contro l'Ucraina, da una sistematica violazione dei diritti di espressione di oppositori, intellettuali, scrittori, dalla morte non chiarita di Navalny, e molto altro ancora. La tensione dentro il governo resta e la settimana si annuncia complicata lungo l’asse Meloni-Salvini. Sabato a Roma il leader del Carroccio ha convocato i sovranisti suoi alleati in Europa, in gran parte apertamente filo putiniani: sono attesi rappresentanti dell’Afd tedesca e del Front National di Marine Le Pen. E la premier si trova impegnata a preparare il Consiglio europeo di questo fine settimana e il G7 di giugno. 
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    3 min
  • Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen vanno in Egitto, versano 7,4 miliardi ad al Sisi. Del caso Regeni non se ne parla | 18/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Al palazzo presidenziale di Eliopoli, a est del Nilo, in una tranquilla domenica di marzo si presentano Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e altri quattro capi di governo o di Stato della Ue (Grecia, Cipro, Austria e Belgio). Si portano a casa da Al Sisi la promessa di fermare gli sbarchi e di mediare su Gaza. In cambio versano nelle casse egiziane la bellezza di 7,4 miliardi di aiuti da Bruxelles. Si tratta di quattrini di cui il leader egiziano ha un dannato bisogno, perchè si ritrova con un debito estero lievitato in poco tempo a 160 miliardi, con la sterlina egiziana che ha dimezzato il suo valore in un solo anno, con gli incassi dal canale di Suez sono messi in pericolo dagli attacchi dei ribelli Houthi. L’Ue si presenta in Egitto apparentemente compatta, tratta sui migranti , ma chiude gli occhi sui diritti umani in Egitto: l’argomento è relegato a poche righe nella dichiarazione finale. L’Ue si impegna a «promuovere la democrazia e i diritti». E terrà d’occhio i progressi egiziani, «ogni 2 anni». Meloni invece ringrazia Al Sisi «per l’ospitalità» ed evita di parlargli di Giulio Regeni, anche se il leader del Cairo è considerato il responsabile dei depistaggi a favore dei 4 agenti della National Security, imputati in Italia in contumacia per l’omicidio del ricercatore. E' realpolitik bellezza, e tu non ci puoi fare proprio niente, perché alla vigilia delle elezioni europee ogni cosa è buona per portare a casa alleanze, oltre che promesse da al Sisi mai mantenute.
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  • I collettivi bloccano il dibattito all'università di Napoli. I forzisti alla Sapienza si scagliano contro la De Cesare | 16/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A poche ore di distanza, i collettivi bloccano il dibattito all'università di Napoli con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari e il rettore Matteo Lorito e i giovani di Forza Italia irrompono alla Sapienza di Roma in una lezione della professoressa di Filosofia Donatella Di Cesare. In particolare, l'incontro con Molinari e Lorito dal titolo 'Ruolo della cultura nel contesto di un Mediterraneo conteso' è saltato vista la tensione che si è creata nella facoltà di Ingegneria, Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, nel quartiere di Fuorigrotta, dove ci sono stati spintonamenti con la polizia poi l'ingresso degli studenti nella facoltà. Alla Sapienza di Roma, i protagonisti della contestazione di Donatella Di Cesare non sono i collettivi di sinistra, ma i forzisti che contestano la docente al centro nei giorni scorsi di una polemica mediatica per un post dopo la morte della ex brigatista Barbara Balzerani.  Il Presidente della Repubblica ha espresso solidarietà al Direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari. Secondo il Capo dello Stato, bisogna bandire l'intolleranza dall' Università, perché è incompatibile con chi pretende di imporre le proprie idee impedendo che possa manifestarle chi la pensa diversamente. Ha ragione Mattarella, ma il tema è generale e si pone sia per il collega Molinari, contestato da sinistra per le sue posizioni sul conflitto tra Israele e Hamas, sia per la Di Cesare per le sue errate posizioni sulla Balzerani, sia per chiunque voglia proporre la libertà di pensiero in un luogo della cultura pubblico. 
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  • Nel centrodestra 4 elettori su 10 ora chiedono posizioni “più moderate”. In Basilicata implode il campo largo a poche settimane dal voto regionale | 15/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel centrodestra cresce il fronte che che chiede una maggiore moderazione dei parti. Sono per l'esattezza quattro elettori su 10, secondo un’indagine effettuata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica sui sostenitori della maggioranza di governo. Esiste dunque un elettorato moderato e non dovevamo scoprirlo dai sondaggi  che si porta in ogni appuntamento elettorale un peso rilevante all’interno della base del centrodestra. Si tratta del 30% di chi ha votato FdI alle Politiche del 2022, del 61% di chi sceglie Forza Italia ed il 43% dei leghisti vorrebbero che i propri partiti avessero posizioni più moderate. Il 27% dei simpatizzanti centrodestra si definisce “moderato” e non di destra. Rispetto all’Unione Europea le differenze si moltiplicano  a pochi mesi dal voto del prossimo 8-9 giugno. Il 55% di Forza Italia è apertamente filoeuropeo, in Fratelli d’Italia il 57% è critico, nonostante la posizione europeista della presidente Meloni, e nella Lega il dissenso è condiviso dal 65%. Intanto, la sconfitta alle recenti regionali in Abruzzo, non sembra essere stata compresa dal centrosinistra. In Basilicata Pd e M5s hanno scelto il loro candidato, Domenico Lacerenza, ma non hanno coinvolto Calenda che si sente escluso dalla coalizione. In un sistema di veti incrociati, si parla di una possibile ritirata di Lacerenza, dopo l’indignazione popolare per un candidato «calato dall’alto», e le proteste di Carlo Calenda, infuriato con Schlein. Per dirla come Romano Prodi, "se volete vincere dovete mettervi d’accordo, se volete perdere continuate così".
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  • I rilievi del comitato scientifico prima del via libera alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina | 14/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel documento con cui il comitato scientifico esterno guidato dal professore Alberto Prestininzi valuta la fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina, spuntano fuori almeno 68 rilievi di carattere strutturale. Si tratta di raccomandazioni su questioni fondamentali per la realizzazione della grande opera e riguardano l’acciaio da utilizzare, gli esami sismici da effettuare, la tenuta in caso di forte vento, e molto altro ancora.  "Il comitato ritiene opportuno che in fase di progetto esecutivo si verifichi la robustezza della struttura del Ponte in maniera più ampia. Chiede lo svolgimento di analisi non lineari dell’impalcato soggetto a vento turbolento. Una problematica è legata all’aggiornamento del documento 'valutazione del vento' adottata nel piano definitivo nel 2011 e fatto nel 2004 da un gruppo di ricerca dell’Università di Genova. Si ritiene che il documento debba essere adeguato e aggiornato." scrivono i tecnici, dando comunque il via libera al Ponte sullo Stretto. Le raccomandazioni riguardano anche l’utilizzo dell’acciaio. "Il comitato scientifico raccomanda che in sede di piano esecutivo si tenga conto dell’attuale quadro normativo, sui materiali, e si specifichino i requisiti meccanici per gli acciai in modo congruo alle normative vigenti. Il comitato ritiene necessario inoltre che la progettazione esecutiva tenga debito conto dell’effettiva reperibilità degli acciai da impiegare, raggiungendo un opportuno livello di flessibilità a riguardo", è messo nero su bianco nel documento. Secondo l’amministratore delegato della Stretto spa Pietro Ciucci, il parere è positivo, ed esprime alcune raccomandazioni come previsto dalla legge. Ma con ben 68 raccomandazioni di questo tipo è necessario accelerare i cantieri per la costruzione dell'opera già quest'estate?
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  • Voto in Abruzzo. L'area del centrodestra si consolida e l'astensione degli elettori 5S resta il vero punto debole del campo largo | 13/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo il voto in Abruzzo, l'area del centrodestra si consolida al suo interno. L'elettorato della Lega in uscita si distribuisce equamente nelle altre formazioni della maggioranza, Fdl e Forza Italia. Non c'è un travaso di voti verso lo schieramento di centrosinistra allargato. Semmai, in numeri ridotti, contribuisce ad alimentare la disaffezione verso la politica. Sul campo largo, invece, l'analisi dell'Istituto Cattaneo è illuminante. L'astensione degli elettori 5S resta il vero punto debole del campo largo: i 15 punti persi dal Movimento 5Stelle dalle regionali del 2019 a quelle del 2024 sono il racconto di un disagio degli elettori grillini. Per l’Istituto Cattaneo è necessario che la coalizione si allarghi, per evitare il ripetersi indefinito dell'asimmetria che ha moltiplicato la vittoria in seggi del centrodestra alle elezioni politiche del 2022. Nel campo largo c’è una reciproca ostilità, coltivata dai leader verso gli altri partiti che oggi sono potenziali alleati. La diversità sui vari temi di politica interna e internazionale è più profonda tra i partner del centrosinistra rispetto all’elettorato del centrodestra. Le due componenti più volatili del centrosinistra sono rintracciabili negli elettori del M5S e tra gli elettori dell’area liberale e europeista (Azione, Iv, +Europa). Seguendo i numeri, «nel primo caso prevale, come del resto già in passato, la tendenza ad astenersi in occasione di elezioni locali. Nel secondo, la tendenza a ricollocarsi o a tornare verso il centrodestra, soprattutto quando, come nel caso abruzzese, i partiti dell’area liberale ed europeista sono alleati con il M5S».
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  • Abruzzo. I voti in uscita della Lega vanno a Fdl e Forza Italia. La crescita del Pd non colma il flop del campo largo. L'astensione del potenziale elettorato del M5s | 12/03/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A bocce ferme, e con i dati alla mano, diventano ancora più chiare le motivazioni per cui l'elettorato abruzzese ha preferito confermare il governatore uscente Marco Marsilio del centrodestra, e non voltare pagina con Luciano D'Amico, sostenuto dall'intero schieramento di opposizione nazionale. In primis, i voti in uscita della Lega, fortemente ridimensionata, vanno a Fdl e Forza Italia.  L'Aquila trascina la vittoria di Marco Marsilio. In particolare, ci sono piccoli paesi della provincia aquilana, nel centro della regione,  dove il centrodestra ha incassato preferenze bulgare, fino a superare l'88%. Nei 108 Comuni della provincia dell’Aquila, D’Amico ha vinto solo in dieci: sei eletti per la destra, uno solo per la sinistra. La forza del centrodestra porta i nomi di Castelvecchio Calvisio, Collepietro, Trasacco, Ovindoli, Roccaraso, Scanno, Avezzano. Anche la provincia di Pescara premia Marsilio, ma con un margine più contenuto. D'Amico vince solo a Teramo e provincia e si dice rammaricato per il forte astensionismo proveniente dall'elettorato del M5s. Ed è vero, così come è accertato che la crescita del Pd in Abruzzo non colma il flop del M5s, che i centristi del campo larghissimo sono poca cosa, che la sinistra a sinistra del Pd quasi non esiste. Ha ragione Romano Prodi, il padre fondatore dell'Ulivo e del Pd, quando dice che per coltivare un campo largo ci vogliono tanti contadini, e i contadini sono aumentati parecchio negli ultimi giorni, ma non sono ancora abbastanza.  
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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