Il Corsivo

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  • La lezione del voto regionale in Sardegna | 28/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Per i partiti e le coalizioni, il voto regionale in Sardegna offrirebbe numerosi spunti di riflessione per il loro futuro. La lezione del voto sardo fa emergere le reali divisioni all'interno del centrodestra, quell'immagine di insieme che Giorgia Meloni ha voluto dare nell'ultimo comizio di Cagliari, e che si riassume nella nota congiunta firmata con Matteo Salvini e Antonio Tajani: nessuna ricaduta sull'azione unitaria del Governo, ma attenzione agli errori. "Rimane una sconfitta sulla quale ragioneremo per valutare gli errori commessi", dice Meloni. Si, ma quali? Secondo Salvini, quando cambi un candidato in corsa e lo imponi dall'alto diventa tutto più complicato. In realtà, la partita nel centrodestra è il cosiddetto terzo mandato che diventa cruciale per la Lega, perché in gioco c'è la possibilità di una nuova corsa di Luca Zaia in Veneto. Il centrosinistra incassa la vittoria di misura in Sardegna e guarda alle prossime elezioni del 10 marzo in Abruzzo, con lo scontro tra il fedelissimo di Giorgia Meloni, Marco Marsilio, e Luciano D'Amico. In teoria, come lo era in Sardegna, anche l’Abruzzo sarebbe una partita chiusa, ma il centrosinistra si è aggregato da Azione e Iv ai rossoverdi, insieme a Pd e 5 Stelle - e stando agli ultimi sondaggi commissionati dal Nazareno la distanza si sarebbe ridotta a una manciata di punti. L'esperimento abruzzese potrebbe andare nella direzione auspicata dalla segretaria del Pd Elly Schlein che oggi afferma su Repubblica che Meloni non è imbattibile e che stando insieme tutto diventa possibile. 
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    3 min
  • Dopo la vittoria della Todde in Sardegna cresce l'interesse per un nuovo campo largo tra Pd, M5s e Avs | 27/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo la vittoria di Alessandra Todde in Sardegna cresce l'interesse nazionale per un nuovo campo largo tra Pd, M5s e Avs che, almeno sulla carta, resta ancora un laboratorio per alcune elezioni regionali come Abruzzo. Analizzando il voto sardo, in gran parte dei principali agglomerati urbani, Alessandra Todde supera sempre il 50% delle preferenze. Cagliari, Sassari, Porto Torres, Quartu, Nuoro vanno al centrosinistra. Olbia, Oristano, Alghero restano al centrodestra. Sul piano generale delle liste, il Partito democratico è il primo partito con il 13,8%, segue Fratelli d'Italia col 13,6%, quindi M5s al 7,8%. Ma il dato significativo riguarda la contesa interna al centrodestra con Forza Italia che si attesta attorno al 6,3% e di fatto quasi doppia la Lega ferma al 3,7%. Il Partito sardo d'Azione, movimento del governatore uscente e non ricandidato, Christian Solinas e collegato alla Lega di matteo Salvini, si attesta al 5,4%. Il voto disgiunto non ha premiato Renato Soru, terzo con la sua Coalizione sarda, dietro ad Alessandra Todde e Paolo Truzzu. Stessa cosa per Lucia Chessa, candidata di Sardigna R-esiste. Tornando indietro nel passato, proprio le vittorie in Sardegna hanno anticipato l'ascesa o la discesa dei leader: era avvenuto con Massimo D'Alema bocciato alle regionali che aprì la strada alla rimonta di Silvio Berlusconi, era accaduto con la vittoria di Renato Soru che avviò la ripresa del centrosinistra con la caduta del secondo Governo Berlusconi. Ora, dopo il successo in Sardegna, si apre una nuova stagione politica che sarà propedeutica per una chiarificazione all'interno delle coalizioni di centrodestra e dell'intera opposizione. 
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    3 min
  • Mattarella chiama Meloni sui manganelli della polizia utilizzati contro minorenni  | 26/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il capo dello Stato Sergio Mattarella non solo invia una nota dove, in un colloquio con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, definisce un fallimento la violenza della polizia contro ragazzini inermi e pacifici, ma sente direttamente la premier Giorgia Meloni per esprimere lo sdegno rispetto a ciò che è accaduto venerdì alle manifestazioni pro Palestina di Pisa e Firenze. Il Quirinale è preoccupato per il rischio di innalzamento del livello di scontro e chiede formalmente di  preservare la coesione sociale, tutelare il pieno esercizio democratico anche del dissenso, abbassare i toni spesso esacerbati del rapporto tra partiti. Non passa neanche un'ora dal comunicato di Mattarella e il leader Matteo Salvini conferma di aver inteso bene il significato del messaggio del Colle, avventurandosi in una delle sue tipiche dichiarazioni distensive: "Poliziotti e carabinieri sono quotidianamente vittime di violenza fisica e verbale. Chi mette le mani addosso a un poliziotto o un carabiniere è un delinquente". Ma a Pisa, nessun manifestante ha messo le mani addosso ad agenti di polizia. Anzi, sono stati proprio alcuni di loro che hanno massacrato con il manganello un gruppo di ragazzini dopo averli spinti nel vicolo stretto di via San Frediano, in una manovra vietata, definita grave dalle stesse norme di gestione della piazza. L'inchiesta aperta dalla magistratura e dai carabinieri ci dirà se ci sono stati abusi da parte di almeno quattro agenti di ps e se esistono responsabilità della catena di comando. Lo stesso questore di Pisa, Sebastiano Salvo, durante l'ultimo Comitato per l’ordine pubblico, ha ammesso che qualche problema c'è stato. L'inchiesta su questa lacunosa gestione della piazza, dal punto di vista organizzativo e operativo, potrebbe fornire la spiegazione sulle motivazioni della scelta repressiva. 
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    3 min
  • La politica del manganello in piazza contro pacifici manifestanti a Firenze e Pisa | 24/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La gestione della piazza da parte delle forze dell'ordine è cosa complicata, una vera arte, diceva un vecchio poliziotto. Un bravo dirigente dovrebbe sempre applicare il buonsenso e il dialogo con ogni tipo di manifestante, specie se si tratta di pacifici studenti che, a Firenze e Pisa, hanno tentato di sfilare a favore del popolo palestinese. Le immagini trasmesse in queste ore sui social e in televisione non fanno onore al corpo della polizia. A Firenze, studenti, sindacati di base, rappresentanti palestinesi hanno provato a raggiungere il consolato americano ed è scattata la carica della polizia, ingiustificata, cruenta, perché non c'era tra i manifestanti alcun intento violento, non esisteva nessun pericolo. La stessa cosa è avvenuta a Pisa, con maggiore durezza: un gruppo di giovani è stato travolto da una scarica di violenza senza precedenti. Il bilancio parla di tredici ragazzi feriti.  Il questore di Pisa Sebastiano Salvo si difende: "la carica è stata determinata da un momento di tensione scaturito da un contatto fisico tra alcuni manifestanti e i poliziotti che impedivano l'accesso alla piazza dei Cavalieri". Ma la cronaca fotografica non gli dà ragione.  L'opposizione chiede al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi di riferire nelle aule parlamentari sulla gestione della piazza. Il rettore dell’università pisana Riccardo Zucchi si dice sconcertato: “le autorità competenti intervengano per garantire la corretta e pacifica dialettica democratica, tutelando la sicurezza della popolazione e della comunità studentesca". Il rettore ha ragione. Le immagini viste a Firenze e a Pisa sono raccapriccianti e la politica del manganello contro ragazzini disarmati è incompatibile con lo stato di diritto. 
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    3 min
  • La maggioranza si spacca sul terzo mandato: bocciato l’emendamento della Lega. Meloni: nessuna ricaduta sul Governo | 23/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'immagine plastica della campagna elettorale in Sardegna è quella che vede tutti leader del centrodestra sul palco di Cagliari a sostegno del candidato Paolo Truzzu. Mentre si celebra l'unità, a Roma le cose vanno in modo diverso. La maggioranza giunge divisa al voto parlamentare sul cosiddetto terzo mandato per presidenti di Regione e sindaci. La Lega ha infatti deciso di non ritirare l'emendamento che propone l'estensione del mandato, nonostante la forte pressione dei maggiori alleati, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Così oggi si andrà alla conta in Commissione Affari costituzionali in Senato. Il malumore serpeggia tra le file leghiste, tanto che in una intervista a Repubblica il ministro Roberto Calderoli non le manda a dire a Fdl. "Ci ascoltino, altrimenti proporremo due mandati anche per i parlamentari. Comunque in Veneto, Luca Zaia non si tocca". La tecnica adottata dal Governo è quella di lasciare ai partiti l'autonomia di decidere in libertà sui Governatori, così da non prendersi alcuna responsabilità in caso di rottura, mentre l'esecutivo dovrebbe dare l'indicazione di votare contro il terzo mandato per i sindaci. L'esito sembra scontato. L'emendamento della Lega non passerà. Anche l'opposizione è infatti spaccata. M5s è favorevole a mantenere il tetto e il Pd, che in direzione aveva registrato posizioni contrapposte, sta pensando di disertare il voto. 
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    3 min
  • Centrodestra unito sul palco di Cagliari, ma diviso sul terzo mandato in Parlamento | 22/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'immagine plastica della campagna elettorale in Sardegna è quella che vede tutti leader del centrodestra sul palco di Cagliari a sostegno del candidato Paolo Truzzu. Mentre si celebra l'unità, a Roma le cose vanno in modo diverso. La maggioranza giunge divisa al voto parlamentare sul cosiddetto terzo mandato per presidenti di Regione e sindaci. La Lega ha infatti deciso di non ritirare l'emendamento che propone l'estensione del mandato, nonostante la forte pressione dei maggiori alleati, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Così oggi si andrà alla conta in Commissione Affari costituzionali in Senato. Il malumore serpeggia tra le file leghiste, tanto che in una intervista a Repubblica il ministro Roberto Calderoli non le manda a dire a Fdl. "Ci ascoltino, altrimenti proporremo due mandati anche per i parlamentari. Comunque in Veneto, Luca Zaia non si tocca". La tecnica adottata dal Governo è quella di lasciare ai partiti l'autonomia di decidere in libertà sui Governatori, così da non prendersi alcuna responsabilità in caso di rottura, mentre l'esecutivo dovrebbe dare l'indicazione di votare contro il terzo mandato per i sindaci. L'esito sembra scontato. L'emendamento della Lega non passerà. Anche l'opposizione è infatti spaccata. M5s è favorevole a mantenere il tetto e il Pd, che in direzione aveva registrato posizioni contrapposte, sta pensando di disertare il voto. 
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    2 min
  • Navalny. La Farnesina convoca l'ambasciatore russo in Italia. Bufera sulle dichiarazioni di Salvini | 21/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Per tradizione, l'Italia in politica estera segue le orme atlantiste ed europee. Valeva nel dopoguerra, vale ancora di più oggi nel mezzo di due conflitti dalle difficili conclusioni. La morte di Alecsei Navalny giunge proprio durante la guerra tra Russia e Ucraina che ha totalizzato migliaia di vittime da ambo le parti e nessun spiraglio, anche seppur lontano, di pacificazione. Non stupisce quindi la mossa della Farnesina, in linea con quelle adottate dagli altri paesi europei, che ha convocato l'ambasciatore russo a Roma Paramonov e gli ha chiesto spiegazioni ufficiali sulla morte dell'oppositore. L'azione si inserisce in un contesto di pressione diplomatica per le tragiche sorti del dissidente russo, proprio nel giorno in cui in Bielorussia muore un altro detenuto politico. Stupisce invece che un ministro italiano e un segretario di un partito di maggioranza possa diffondere certe dichiarazioni, in risposta alle accuse della moglie di Navalny contro Putin di essere il mandante dell'omicidio di suo marito. "Chiarezza la fanno i giudici e i medici". Le cronache dicono che la premier Giorgia Meloni è imbarazzata per la posizione assunta da Matteo Salvini, così come lo sono numerosi membri del Governo. Tutto accade nel giorno in cui la madre di Navalny chiede disperatamente di vedere il corpo del figlio e Putin, rispondendo alle domande di una studentessa milanese, si dice di avere tanti amici in Italia. 
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    2 min
  • Il test sardo scuote il centrodestra. La rimonta di Alessandra Todde nei sondaggi | 20/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le elezioni regionali in Sardegna rappresentano il primo test del 2024 sulla tenuta del governo di centrodestra e dell'immagine della premier Giorgia Meloni. Qui Fratelli d'Italia ha imposto il suo candidato Paolo Truzzu, dopo un lungo braccio di ferro con la Lega che avrebbe preferito l'ex presidente uscente Solinas. Il frutto amaro di quella querelle avvenuta in forma plateale ha condotto la coalizione di centrodestra fino a qui, dove i sondaggi danno un sostanziale testa a testa tra Paolo Truzzu e Alessandra Todde. La candidata del M5s e del Pd spera però in un miracolo, nonostante la presenza di Renato Soru dato intorno all'11%, appoggiato da Calenda, dagli indipendentisti di Liberu, Più Europa e Rifondazione comunista, Renzi e le altre liste autonomiste.  Domani Giorgia Meloni sarà a Cagliari insieme agli altri due leader della coalizione di governo, per chiudere la campagna di una elezione nella quale la presidente del Consiglio rischia molto. Girano voci di inviti a disertare le urne, si dice che i sardisti suggeriscono il voto disgiunto, una preferenza sulla lista di partito e un’altra su un candidato presidente che non sia Truzzu. Sta di fatto che il test sardo può misurare il termometro politico della maggioranza, dei rapporti tra Fdl, Lega e Forza Italia, e anche il possibile rilancio di una opposizione che dal 25 settembre 2022 ha sempre perso, e di un campo largo, una nuova alleanza tra Pd e M5s, alla prova nelle regionali in Sardegna, Abruzzo e forse in Piemonte. 
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    3 min
  • I dubbi sulle cause della morte di Navalny | 19/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non si conosce l'orario preciso del decesso di Aleksei Navalny, venerdì 16 febbraio. l'annuncio del Servizio penitenziario federale del distretto autonomo di Jamalo-Nenets avviene alle 16.19 locali (le 14.19 moscovite e le 12.19 italiane), ma il certificato di morte, consegnato sabato alla madre Ljudmila, anticipa la morte di due ore circa, alle 14.17 ora locale. Le spoglie sono state prima portate a Labytnangi, poi in serata a Salekhard, capoluogo della regione di Jamalo-Nenets sul Circolo Polare Artico, infine nell’ospedale distrettuale di via della Pace. Non è la prassi, perché i corpi di coloro che muoiono nelle colonie penali vengono consegnati direttamente all’ufficio di medicina legale. Fino a sabato non era stata effettuata alcuna autopsia. L’unico indizio è che il corpo presenterebbe diversi lividi compatibili con “convulsioni” e tentativi di rianimazione. Fonti non ufficiali, ma verificate, parlano di strani movimenti la sera precedente la morte di Navalny: funzionari dei servizi segreti visti da alcuni abitanti entrare e uscire più volte nel carcere, telecamere di sorveglianza disabilitate, reclusi blindati nelle proprie celle senza motivo. Un detenuto nella stessa colonia di Navalny ha parlato a Novaja Gazeta Europe di un incomprensibile agitazione nella notte di giovedì 15, tanto che l’appello della sera, che di solito avviene tra le 20 e le 20.30, sarebbe stato notevolmente accelerato. La strana morte di Aleksei Navalny, uno dei maggiori oppositori politici a Vladimir Putin, detenuto a "Lupo polare", la prigione di massima sicurezza di Kharp, in Siberia, potrebbe essere la trama di un giallo internazionale, una matassa aggrovigliata che nemmeno il grande scrittore John Le Carré sarebbe riuscito a sciogliere.
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    3 min
  • Europa: troppe velleità sulla transizione energetica | 17/02/2024 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Autorevoli studi condotti a livello di Parlamento europeo, hanno quantificato i costi della transizione energetica nella stratosferica cifra di quarantamila miliardi di euro da spendersi entro il 2050. E’ chiaro che si sta parlando di impegni finanziari neanche lontanamente sostenibili senza un coinvolgimento decisivo da parte della mano pubblica, ma è altrettanto chiaro che si sta purtroppo anche parlando di una prospettiva praticamente irrealizzabile se posta alla luce delle regole fiscali  previste dal nuovo patto di stabilità comunitario. Regole che non consentono, infatti, di escludere, dal conteggio dei deficit statali, gli investimenti effettuati  proprio al fine di accelerare la transizione energetica. In altre parole, la politica green che ha ispirato l’azione della Commissione UE negli ultimi anni, cade in aperta contraddizione con se stessa nel momento in cui, non deflettendo dal suo tradizionale rigore, rischia di mandare in fumo tutto quel bel libro dei sogni di gloria europea che risponde al nome di Green Deal. Gran parte degli investimenti necessari per realizzare puntualmente tutti i traguardi che Bruxelles ha fissato per la metà del secolo, richiederebbero, infatti, concretamente l’intervento dello Stato, visto che, tra l’altro, molti di essi sono scarsamente (o per nulla) remunerativi e, quindi, ben difficilmente appetibili per i privati.
    Del resto, anche le proteste degli agricoltori cui assistiamo in questi giorni, altro  non fanno che riflettere una diffusa insoddisfazione per l’incapacità, dimostrata dall’Unione europea, nel prevedere i deludenti risultati di tante norme emanate più sugli svolazzi di una fantasia ambientalista, che sulla base di riflessioni ispirate da pragmatismo e da chiarezza di obbiettivi.
    Per troppo tempo, spinti dall’ambizione di dover essere, per forza, i primi della classe, gli Europei (o meglio chi li ha governati) hanno alzato sempre più in alto l’asticella delle loro politiche ambientali, dimenticandosi quasi completamente del fatto che, prima o poi, sarebbe pure venuto il momento di fare i conti con la concorrenza di Paesi che producono infischiandosene della decarbonizzazione e magari anche dei diritti più elementari dei loro lavoratori. Pertanto, il dubbio che ci viene spontaneo è quello che si riferisce alla effettiva competitività di un Continente che, mentre da un lato pretende di essere assolutamente aperto al commercio internazionale, dall’altro si auto impone vincoli interni che lo penalizzano pesantemente proprio sul terreno della concorrenzialità.
    Per fortuna (sebbene in serio ritardo) una certa consapevolezza del tempo e del terreno perduti dall’economia europea comincia ad affiorare anche a livello di istituzioni comunitarie: e noi speriamo che anche l’Italia, con la sua industria manifatturiera che è seconda soltanto a quella tedesca, sappia farsi portavoce autorevole delle esigenze di chi ancora vuole lavorare e produrre in Europa.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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