Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • Il caso Fioravanti | 02/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Valerio “Giusva” Fioravanti, il terrorista nero condannato a otto ergastoli e con un passato da baby star nella televisione in bianco e nero degli Anni 70, è oggi al centro di un’accesa polemica sorta a seguito di un articolo a sua firma che è appena comparso sulle pagine di uno dei giornali più emblematici della Prima Repubblica: “L’Unità”, l’organo ufficiale del PCI fondato da Antonio Gramsci e tornato, dopo una lunga assenza, da pochi giorni nelle edicole, grazie all’intervento di un editore privato che ne ha affidato la guida a Piero Sansonetti, già direttore de “Il Riformista”.
    Per la verità, non è la prima volta che Fioravanti pubblica le sue opinioni su un quotidiano di una certa rilevanza, perché già lo faceva, in modo sistematico, attraverso la rubrica “nessuno tocchi Caino”, proprio su quel “Riformista” dal quale, evidentemente, Sansonetti ha ritenuto di doverlo portare via per coinvolgerlo nella sua nuova avventura editoriale.
    Ora bisogna sapere che, tra i crimini per i quali l’ex esponente dei NAR è stato condannato, figura anche quello che riporta la nostra memoria alla terribile data del 2 agosto 1980: quella cioè in cui persero la vita 85 persone nell’orrenda strage di Bologna. Fioravanti, che pure ha riconosciuto la sua responsabilità per tutti i delitti che gli sono stati attribuiti, si è, invece, sempre dichiarato estraneo a quanto avvenne quel giorno alla stazione del capoluogo emiliano: tuttavia, a smentirlo ufficialmente esiste una sentenza da tempo passata in giudicato. Ecco perché la sua attività pubblicistica ha immediatamente provocato una dura reazione da parte dell’Associazione dei parenti delle vittime di Bologna che si definiscono “schifati” e giudicano “una vergogna che Valerio Fioravanti scriva su un giornale...che si chiama l’Unità...ma è ancora più vergognoso che il direttore Sansonetti faccia scrivere uno pseudo giornalista”.
    Eppure, lo dice anche la nostra Costituzione che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato” e, pertanto, a questo Fioravanti (che, sinceramente, noi abbiamo sempre visto come il fumo negli occhi), dopo aver scontato 26 anni di carcere, la magistratura ha concesso, nel 2009, di tornare ad essere un uomo libero. Libero, quindi, di fare un lavoro qualunque, compreso quello di giornalista o di pubblicista. Questo – piaccia o non piaccia – è, per nostra fortuna, lo stato di diritto: quello stesso stato di diritto che ha, del resto, offerto l’opportunità di tornare ad una vita non violenta anche ad altri individui che, seppure da una sponda opposta a quella di Fioravanti, negli Anni di Piombo fecero le loro scelte sbagliate, delle quali ciò che oggi resta è solamente una folle sequenza di lutti e di sofferenze destinati a rimanere, per sempre, senza alcuna giustificazione.
    3 min
  • Per il Pnrr italiano è l'ora della resa dei conti | 01/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Per il Pnrr italiano è giunta l'ora della resa dei conti. Il ministro Raffaele Fitto annuncia che nella seconda metà del mese di giugno si terranno incontri tecnici con i servizi della Commissione Ue per verificare l’ammissibilità delle richieste di modifica e/o riprogrammazione. Appena saranno concordate le modalità e i termini per la revisione complessiva del Piano, il Governo presenterà al Parlamento il quadro aggiornato delle proposte di revisione, prima della trasmissione ufficiale alla Commissione europea. La formalizzazione della revisione dell'intero Piano avverrà entro il prossimo agosto, ma i tempi si allungano per i numerosi rilievi degli enti locali, la cui presentazione è in corso in questi giorni, e per il duro scontro tra Governo e Corte dei Conti. L'associazione magistrati contabili infatti manifesta sconcerto e stupore in merito alle possibili iniziative del Governo, volte a ridurre gli ambiti di competenza della magistratura contabile sul fronte del controllo concomitante e a prorogare il cosiddetto “scudo erariale”, introdotto nel 2020, ormai in scadenza. Lo scoglio potrebbe essere superato nel faccia a faccia previsto oggi, ma se dovessero essere proposti emendamenti da inserire nel decreto sulla P.a per semplificare l’attuazione del Pnrr, sarà guerra senza esclusione di colpi. Infatti tra gli emendamenti ce ne sarebbe uno che riguarda il “controllo concomitante” da parte della Corte dei Conti e uno sulla proroga del cosiddetto scudo erariale che limita la possibilità di contestare il danno erariale solo ad alcuni casi più rilevanti. Il Pnrr dovrebbe essere il nostro fiore all'occhiello, il volano per il rilancio del sistema Paese, ma sembra possa trasformarsi in un grimaldello politico di parte.
    3 min
  • Nel Pd Schlein sotto accusa dopo la sconfitta alle comunali | 31/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La neo segretaria del Partito Democratica Elly Schlein si trova già sotto accusa, a pochi mesi dalla sua elezione a causa della disfatta elettorale del centrosinistra alle comunali. Schlein annulla la sua visita programmata a Bruxelles, fa saltare la visita con tutto il gruppo del Partito socialista europeo, il faccia a faccia con la presidente del Parlamento Ue, la popolare Roberta Metsola, e rimane in Italia ad affrontare la discussione interna post elettorale. La riunione della segreteria è durata oltre cinque ore e ha coinvolto tutti. Chi come Sandro Ruotolo parla di una svolta a destra generale che va dalla Spagna alla Turchia passando per l'Italia, e chi come Alessandro Alfieri, vicino a Stefano Bonaccini, invita il Pd a non perdere d'occhio il bacino dei "moderati". Altri esponenti di punta del Pd le critiche non le mandano a dire. Lorenzo Guerini ricorda che "se ci si sposta a sinistra, si regala il centro alla destra". Graziano Delrio sottolinea che "è fondamentale essere inclusivi con tutti i mondi". Un dirigente del Pd di Pisa di base Riformista afferma che "se ti chiudi nel perimetro della sinistra rischi che il centro se lo mangia la destra". A Elly Schlein e la sua giovane segreteria non consola la vittoria di Giacomo Possamai a Vicenza, strappata al centrodestra: una candidatura tutta civica, appoggiata anche dal Terzo polo, che ha funzionato anche perché il giovane neo sindaco non ha mai voluto Schlein e altri dirigenti nazionali sul palco dei suoi comizi. La luna di miele degli elettori del centrosinistra con Schlein è già finita a tre mesi dalle primarie dem? Il cammino è ancora lungo anche se il nodo delle alleanze future, con M5s o Terzo polo, diviene il vero nodo da risolvere e che fa tornare il Pd al punto iniziale della sua crisi politica.
    3 min
  • La disfatta dei socialisti in Spagna | 30/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quella dei socialisti in Spagna alle elezioni amministrative è una disfatta, talmente grande che il premier in carica ha indetto le elezioni anticipate. La decisione di Sánchez è stata repentina: prima l'annuncio al re Felipe VI, poi la formalizzazione in Consiglio dei ministri, infine lo scioglimento del Parlamento. Nella sostanza il premier ha tratto le sue conclusioni dopo aver analizzato con la massima cura i dati elettorali che confermano il deciso spostamento verso destra della Spagna. Il Partito Popolare, forte del 30%, governa in gran parte delle amministrazioni locali del Paese. In particolare la riconquista, dopo 11 anni, della città di Barcellona con il suo candidato Jaume Collboni, superato dal leader degli indipendentisti di orientamento conservatore, Xavier Trias, con l’attuale sindaca, Ada Colau, che non va oltre il terzo posto. Una sconfitta bruciante. Sánchez dovrà correggere gli errori che hanno determinato la batosta alle urne - e spera che il fattore tempo gli possa dare ragione. Il premier dovrà rivedere la politica delle alleanze, sopire i malumori dell'elettorato socialista per i rapporti intrecciati con gli indipendentisti catalani di Esquerra Republicana e con i baschi di Bildu, eredi del partito Batasuna. Soprattutto intende rivedere gli accordi politici con Podemos, uscito assai ridimensionato da queste elezioni. Ora Sànchez scommette sull’attuale vicepremier e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, con l'intento di consolidare intorno alla piattaforma Sumar una coalizione credibile del maggior numero di gruppi alla sinistra del Psoe. Ci riuscirà?
    3 min
  • Erdogan si riconferma alla guida della Turchia anche nel ballottaggio | 29/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Erdogan si riconferma alla guida della Turchia anchenel ballottaggio, ma il Paese resta diviso, e la frattura diventa incolmabile sul piano politico, culturale ed economico. L'opposizione turca che si riconosce nel candidato Kemal Kilicdaroglu è stata sconfitta, ma non in modo netto. Poco meno della metà degli elettori hanno costretto Erdogan a confrontarsi nel doppio turno, e questo punto è già umiliante per un Presidente che solo qualche anno fa si prendeva tutto fin dall'inizio. Molti fattori hanno pesato sulla sconfitta dell'opposizione al ballottaggio. L'affluenza, come prevedibile, si è ridotta a livello nazionale. Lo stesso Kemal Kilicdaroglu si è dimostrato un candidato di scarsa capacità di mettere in campo una leadership forte. L’inflazione molto elevata ha riscaldato l’economia e i costi sono diventati proibitivi, e ciò ha fatto diventare le elezioni presidenziali come le più incerte degli ultimi vent'anni. Non ha convinto i turchi lo slogan dell'opposizione secondo cui un voto a Kilicdaroglu sarebbe bastato per liberarsi dalla deriva autoritaria e avviare un processo di libertà e democrazia. perfino l'atto pubblico di Merve Dizdar, vincitrice del premio come migliore attrice al festival di Cannes per la sua interpretazione nel film Kuru Otlar Ustune di Nuri Bilge Ceylan, che ha dedicato alle battaglia delle donne turche l'ambita statuetta. Ma il suo discorso imprime una spaccatura culturale con la Turchia di Erdogan. "Consegno questo premio a tutte le mie sorelle che non si inchinano davanti a coloro che sono ritenuti degni ma lottano e non perdono mai la speranza, qualunque cosa accada, e a tutte le anime in difficoltà che aspettano di vivere i bei giorni che meritano in Turchia".
    3 min
  • Fmi richiama l'Italia: piena e tempestiva realizzazione del Pnrr | 27/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il rapporto diffuso dal Fondo Monetario Internazionale sull'Italia raccomanda una piena e tempestiva realizzazione del Pnrr per affrontare sfide importanti. "L'invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e la frammentazione globale, tutti impegni che richiedono riforme che aumentino la produttività e investimenti nelle competenze e nelle infrastrutture verdi e digitali". Secondo Fmi, la crescita del Pil italiano sarà moderata all'1,1% nel 2023 e nel 2024, per poi risalire temporaneamente dal 2025 con il picco della spesa del Pnrr e rimanere modestamente al di sopra della sua tendenza di lungo periodo. L'altro tema cruciale è l'inflazione: la previsione è che diminuisca gradualmente, per tornare all'obiettivo del 2% solo intorno al 2026.
    Infine Fmi si rivolge direttamente al Governo. In Italia - scrive il Fondo - sarebbe auspicabile una riforma del sistema fiscale per migliorare l'efficienza e l'equità. L'invito è adottare un modello di fisco che "incoraggi l'occupazione, abolisca le spese fiscali inefficaci, rafforzi la riscossione delle entrate e tuteli la progressività". Come avvenuto nel passato e con Governi di varia natura politica e tecnica, le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale non sono quasi mai state ascoltate, ma, almeno sull'attuazione rapida del Pnrr non è il primo richiamo arrivato a Palazzo Chigi: dai numerosi alert inviati dalla Commissione Europea fino al monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Senza una accelerazione del piano, l'Italia perderebbe la grande occasione per il rilancio in ogni suo settore produttivo.
    3 min
  • Lo scontro sul Commissario che dovrà gestire l'emergenza maltempo in Emilia Romagna | 26/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In un Paese normale, inserito nell'Unione Europea, una emergenza ambientale grave come quella delle alluvioni in Emilia-Romagna, sarebbe gestita da chi quel territorio amministra tutti i giorni, da chi conosce il territorio e i suoi problemi strutturali. Invece l'Italia non è un Paese normale, quindi anche la ricostruzione di un lembo d'Italia vastissimo come quello emiliano e romagnolo si trasforma in uno scontro politico senza precedenti. Nella regione sommersa dall'acqua arrivano la premier Giorgia Meloni e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il viceministro Bignami si schiera contro la nomina del Presidente della Regione Stefano Bonaccini alla guida del Commissariato e il sindaco di Cesena Enzo Lattuca chiama a raccolta la popolazione per dimostrare la capacità di reazione del volontariato e dei cittadini. Si ragiona come se lo stato di allerta fosse terminato, ma così purtroppo non è. Per venerdì 26 maggio, la Protezione civile parla di incrementi rapidi dei livelli idrometrici dei corsi d'acqua con propagazione ed interessamento dei tratti arginati di pianura, di condizioni di criticità idraulica rossa nella pianura bolognese, ravennate e forlivese, per la difficoltà di smaltimento delle acque esondate dai corsi d'acqua. Davanti a simili presagi ci si attenderebbe dalla politica buon senso e Bene comune, una unità di intenti che dovrebbe andare oltre le dichiarazioni di facciata e le belle dichiarazioni, buone per campagne elettorale, meno interessanti per gli oltre 20mila sfollati, per chi continua a spalare per rendere sicuro il proprio tratto di strada, per chi ha perso tutto e cerca di trovare un futuro per sé e per la propria famiglia.
    3 min
  • Le testate Rai cambiano volto: Chiocci al Tg1, Preziosi al Tg2, Pionati al Gr | 25/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le testate giornalistiche Rai cambiano volto e assumono una postura sempre più filogovernativa, come nella tradizione della storia del servizio pubblico dove la maggioranza si prende tutto e lascia le briciole all'opposizione. Oggi l'ad Roberto Sergio propone Gian Marco Chiocci, ex direttore di AdnKronos, fedelissimo della premier Giorgia Meloni alla guida del Tg1. I berlusconiani impongono Antonio Preziosi al Tg2 e Iacopo Volpi a RaiSport. Al Tg3 resta invece Mario Orfeo in quota Pd, come pure Paolo Petrecca a RaiNews. Il M5s ottiene il ritorno di Giuseppe Carboni a capo di RaiParlamento. La Lega conserva la TgR con Alessandro Casarin e Angela Mariella a Isoradio, strappando anche il Gr1 per Francesco Pionati. Al Gr2 torna infine Simona Sala, in quota Cinquestelle. Le altre nomine vanno tutte nella stessa direzione altamente lottizzatoria: Marcello Ciannamea all'Intrattenimento Prime Time, Angelo Mellone all'Intrattenimento Day Time, Paolo Corsini all'Approfondimento, Adriano De Maio a Cinema e serie Tv, Monica Maggioni indicata per la direzione per l'Offerta informativa, Stefano Coletta per la Distribuzione. E come da copione, nell'opposizione che chi come il M5s viene parzialmente accontentato, e chi come il Pd protesta e chiede nuove poltrone. In questa logica spartitoria viene lasciato da parte il merito, la forma diviene sostanza. Ci dovremmo attendere telegiornali e radiogiornali schierati, oppure incastrati nella palude del metodo Pionati dove ogni partito e suo rappresentante avrà il suo secondo di gloria. Però a pensarci bene ci faranno un gran favore, a noi che abbiamo fatto della radio libera di informare un manifesto editoriale.
    3 min
  • Chiara Colosimo diviene presidente dell'antimafia. Libera: una nomina che si muove tra ambiguità e ombre | 24/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel giorno del 29esimo anniversario della strage di Capaci, della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, della loro scorta, la politica sceglie Chiara Colosimo alla presidenza dell'Antimafia, l'Autorità politica che rappresenta il contrasto alle cosche. Colosimo è stata votata dalla sua maggioranza su indicazione della premier Giorgia Meloni, contro il parere contrario di tutte le associazioni antimafia e antiterrorismo che rappresentano le vittime di 50 anni di stragi. Si dice contraria Libera: "Su Chiara Colosimo si profilano ambiguità e ombre capaci di minare la credibilità e la fiducia assoluta di cui deve godere", l'associazione antimafia di don Luigi Ciotti. Lo scontro tra maggioranza, opposizione e associazioni antimafia è dunque durissimo, mentre si allargano le indagini sui presunti contatti tra Chiara Colosimo e l'esponente dei Nar Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, del magistrato Mario Amato, del poliziotto Francesco Evangelista, organizzatore insieme alla moglie Germana De Angelis, di alcune iniziative a favore dei detenuti per conto dell'associazione "Gruppo idee". In realtà, al di là delle scelte politiche di maggioranza e di Governo, un ruolo così delicato sarebbe dovuto andare a persone senza ombre, senza ambiguità, magari a chi lavora con associazioni che interpretano al meglio i valori della giustizia presenti nella nostra società. La commissione Antimafia è un pilastro dell'impegno istituzionale per la legalità, nel rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione. Gli atti della commissione sono nella storia del lavoro investigativo contro le mafie.
    3 min
  • Il piano di emergenza del Governo per l'Emilia-Romagna | 23/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sospensione dei mutui, rateizzazione degli oneri fiscali, attivazione del massimo fondo di garanzia consentito dalle norme Ue sugli aiuti di Stato. Su questi punti si concentra il primo pacchetto di sostegno all'interno del decreto del Governo. Solo Coldiretti stima una perdita enorme: l'alluvione ha devastato oltre 5mila aziende agricole e allevamenti in una delle aree più agricole del paese con una produzione lorda vendibile di circa 1,5 miliardi di euro. Poi ci sono i danni a beni immobili e alle persone. Le stime finali sono ancora imprevedibili perché lo stato di allerta continua, e solo tra qualche giorno si potrà capire l'entità economica dei danni. Si tratta però di un piano di emergenza, non di prevenzione, in sintonia con tutti i provvedimenti dei Governi precedenti e futuri.
    Secondo Ispra, nel suo ultimo Repertorio Nazionale degli interventi per la difesa del suolo, negli ultimi 20 anni in Italia sono stati finanziati 11.204 progetti impegnando 10,5 miliardi, ma ad oggi soltanto 4.800 interventi sono stati ultimati, con una spesa effettiva di 3,6 miliardi. Dal totale van tolti 1.800 ancora in fase di progettazione, 1.434 in fase di esecuzione, 208 revocati. Di ben 2.607 interventi non si hanno proprio notizie. Guardando alla sola Emilia-Romagna, dal 1999 al 2023 sono stati finanziati 529 progetti di messa in sicurezza con un impegno spesa di 561 milioni di euro, ma solo 368 sono stati ultimati: all’appello mancano 161 interventi che valgono 258 milioni, oltre la metà dei soldi destinati alla regione. I nuovi pacchetti economici a sostegno delle zone alluvionate risolveranno certamente la parte emergenziale, lasciando però inevaso l'intervento di cura, mantenimento e prevenzione, fino ad una nuova sciagura.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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