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Il Corsivo episodes

  • Quel popolo della pace che marcia da Perugia ad Assisi | 22/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quello sfilato tra Perugia ed Assisi nella tradizionale marcia della pace è un popolo formato essenzialmente da giovani provenienti dal variegato mondo del volontariato laico e cattolico. 280 realtà associative, 150 enti locali da tutta Italia In diecimila cantano, suonano, ballano, esprimendo così la loro disobbedienza civile, l'opposizione ad ogni tipo di guerra. I ragazzi delle 119 scuole e 71 Università, portano con orgoglio lo striscione della testa del corteo con la scritta "Trasformiamo il futuro". E' la "marcia dei giovani", come l'ha definita Flavio Lotti, coordinatore del Comitato promotore Marcia Perugia Assisi, tornata per la terza volta da quando è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina. Di leader di partito alla fine si è visto solo Nicola Fratoianni dell'Alleanza Verdi-Sinistra. "Si apra uno spiraglio per la diplomazia e per la pace e per fermare il massacro dopo l'aggressione russa all'Ucraina e un anno e mezzo di guerra", sostiene Fratoianni. Mancano tutti gli altri segretari di partito tra i giovani che marciano lungo il cammino di Francesco. Manca la sinistra, manca il centro cattolico, manca il centrodestra. Eppure la voce di quei ragazzi meriterebbe una maggiore attenzione: chiedono alla politica di essere ascoltati. E' una marcia per fare pace con i giovani, per smetterla di ignorarli e di rubare il loro il futuro. Una marcia che ha avuto tre luoghi simbolo: l'Ucraina per tutte le guerre nel mondo, Cutro per le migrazioni, la Romagna per la crisi climatica. O cambiamo strada per cambiare il futuro, o saremo travolti.
    3 min
  • Gli angeli del fango dell'alluvione in Emilia-Romagna | 20/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Scavano da giorni con quello che possono, con le pale, con i badili, con le mani. I loro vestiti sono sporchi di fango. Stanno nelle strade,nelle piazze, nelle abitazioni dell'Emilia-Romagna che resiste e che non molla. Non chiedono niente, solo che venga data la loro voce. Alcuni cantano "Romagna mia". Sono gli angeli del fango 2.0, così simili ai tanti giovani che aiutarono la popolazione fiorentina colpita dall'alluvione nel novembre 1966, così diversi dal conformismo e dalla speculazione di certa politica. Nella Regione sommersa dall'acqua comunicano attraverso la chat di Telegram "SOS Cesena", già impiegata prima dell'attuale emergenza per piccole necessità di ogni tipo. Tra le richieste, si legge nella chat, ci sono "stivali di gomma", "prodotti igienici", notizie sulla viabilità, e molte informazioni anche per i possessori di animali, domestici e non. Ci sono richieste di aiuto per lavori post-emergenziali, come lo sgombero di cantine e vani allagati dal materiale inzuppato d'acqua. Chi avvisa di anziani con elettrodomestici da buttare, chi si offre per portare cibo, per portare via l'acqua, coperte. In queste ore quei ragazzi sono per le strade, provenienti anche da altri comuni della Romagna, con stivali e badili, pronti a dare una mano, soprattutto accanto ai più fragili. Navigando su Telegram esiste un'altra chat che si chiama "Gruppo Volontari Forlì" dove si rinnovano le richieste d'aiuto. Alla Cava, si legge in uno dei tanti messaggi, "sono entrati 70 centimetri di fango. E' praticamente tutto da buttare e pulire, sono da spostare tutte le cose in casa. Se c'è qualcuno che riesce a venire a dare una mano, anche solo una mezza giornata almeno da fare il grosso". C'è anche chi non è equipaggiato per spalare, ma che è pronto a mettersi a disposizione per aiutare: "Ho molta forza per caricare-scaricare cibo, casse d'acqua e ogni tipo di genere - scrive ad esempio Alessandra. "A San Benedetto il fango ora è il protagonista - scrive Alessandro -. Fogne totalmente tappate che non ricevono. Se non si puliscono dalla melma non si va da nessuna parte. Occorrono mezzi". Di questa Italia, di questi angeli del fango abbiamo bisogno, oggi come allora.
    3 min
  • L'emergenza idrogeologica costerebbe 26 miliardi. 14 governi in 20 anni ne hanno spesi solo 7 | 19/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'emergenza idrogeologica del Paese è una priorità della politica? Assolutamente no, se ci si dovesse basare sui dati della Corte dei Conti e di altre istituzioni che hanno documentato il mancato investimento. Nel luglio 2022, l’ultima relazione annuale della magistratura contabile sulle “Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” affermava che in 7mila comuni a “rischio idrogeologico” servirebbero 26 miliardi di euro, ma 14 governi che si sono succeduti in 20 anni ne hanno utilizzati solo sette. Intanto in 20 anni ci sono state decine di alluvioni, smottamenti, frane che hanno provocato morti, dispersi, distruzioni, danni all'uomo e all'ambiente. Il 16,6 per cento del territorio nazionale è classificato a “maggiore pericolosità”, con 7.275 Comuni coinvolti. In 20 anni sono stati finanziati solo 6mila progetti per 7 miliardi a fronte di 26 miliardi effettivi. La durata media della consegna delle opere è di 4,2 anni, oltre la metà usati per la fase di progettazione. Nel febbraio 2022 la giunta dell’Emilia approva la graduatoria di 13 progetti di intervento per 17 milioni (impianti sollevamento, ripristino funzionalità idraulica, sicurezza rete scolante, casse di espansione) tra Modena, Ferrara, Fidenza, Rimini, Sala Bolognese. I tempi medi di consegna sono di 13-32 mesi, molti non sono ancora stati consegnati. A questo si devono aggiungere le sovrapposizioni tra Dipartimento della Protezione Civile e del Ministero dell’Ambiente, così gli interventi per l’emergenza hanno avuto precedenza su quelli destinati alla prevenzione. I progetti per la riduzione del rischio idrogeologico inseriti nel Pnrr valgono 2,4 miliardi, nulla rispetto al fabbisogno. Ora servono rendere operativi la legge 233/2021 del governo Draghi, il decreto attuativo della legge che converte la 186/2022 del governo Meloni, quella che stanzia 2,5 milioni per formare e reclutare personale da impiegare in attività finalizzate a mitigare il rischio idrogeologico e rafforzare il contingente dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale.
    3 min
  • Il dissesto idrogeologico e la mancanza di un piano nazionale | 18/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Da Ravenna a Faenza, da Forlì a Bologna, l'Emilia-Romagna si è trasformata in un enorme lago dove il verde della pianura si confonde con il marrone chiaro dell'acqua piovana mista a fango, detriti, persone. Tutto è sommerso: case, capannoni, macchine, alberi, cartelli stradali. Le stime sono impressionanti. Morti, dispersi, decine di migliaia di persone evacuate, 250 frane, 14 fiumi esondati, 37 comuni colpiti duramente dalle alluvioni. I meteorologi ci dicono che mai così tanta pioggia, che dal 1 al 3 maggio sono caduti 240 mm di acqua, soprattutto in tre eventi estremi così vicini, e che la situazione è davvero preoccupante, anche per il futuro. Su un terreno già saturo da due settimane si sono abbattute altre precipitazioni forti e prolungate. L'acqua non sa più dove andare, ce la ritroviamo nei fiumi in piena, o che corre per strada e sommerge cose e persone. Stavolta il percorso della perturbazione e la sua intensità erano state descritte con molta precisione. Le allerte erano state diramate. Eppure non è bastato. E' solo colpa del mutamento del clima oppure manca una visione ambientale del Paese? Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci annuncia un report nazionale per affrontare piogge abbondanti e lunghi periodi di siccità, ma il piano arriverà solo tra un anno. Disponiamo di un sistema normativo e amministrativo idoneo a individuare tutte le situazioni di dissesto idrogeologico e di predisporre piani, ma poi gli interventi concreti mancano. Le risorse, si dice, non sono disponibili. Con l’obiettivo di portare in sicurezza 1,5 milioni di persone oggi a rischio, il PNRR ha destinato la somma complessiva di 2,49 miliardi di euro per l'Investimento. Un breve esame di alcune situazioni e dei relativi provvedimenti assunti è sufficiente a dimostrare come ingenti risorse sarebbero disponibili anche per risanare in buona parte il dissesto idrogeologico, se non fosse stata riconosciuta priorità ad interessi molto particolari e del tutto estranei all’interesse generale dei cittadini. Ora basta cambiare l’ordine delle priorità fin qui seguito nelle scelte politiche.
    3 min
  • Centrodestra e centrosinistra si preparano ai ballottaggi delle comunali | 17/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dalle elezioni amministrative comunali emergono diversi segnali politici e tendenze per entrambi gli schieramenti anche se è presto per trarre considerazioni finali, in quanto alcune città non sono state ancora assegnate in modo definitivo. "Confermata la nostra forza, ora avanti con le riforme", dice la premier Giorgia Meloni. "Noi avanziamo e la destra frena", le risponde la neo segretaria del Pd Elly Schlein convinta di un ribaltamento del risultato. Ma al netto delle rendite di posizione, nel primo turno il centrodestra conquista quattro sindaci a Latina, Sondrio, Treviso e Imperia (con l'ex ministro e sindaco uscente Claudio Scajola), il centrosinistra due (Brescia e Teramo). Si partiva da 8 a 5 per il centrodestra. Il risultato è che in 7 luoghi si andrà al ballottaggio con amministrazioni uscenti di centrodestra. E' però indubbio che l'unità dei partiti della maggioranza ha reso possibile una prima vittoria inconfutabile del centrodestra. E' altrettanto vero che, in termini numerici, il Partito Democratico è in risalita, ma senza un accordo elettorale con il M5s o con i riformisti, comunque con altri alleati, a Elly Schlein risulta difficile conquistare le altre città nel ballottaggio del 28 e 29 maggio: Ancona, Brindisi, Vicenza, Pisa e Siena. Per il centrodestra il modello potrebbe essere quello proposto da Claudio Scajola, l'uomo forte che comanda incontrastato ad Imperia. Per il centrosinistra il punto di riferimento resta Brescia con il successo di Laura Castelletti, frutto dell'alleanza tra progressisti e riformisti. La capacità di unire partiti e visioni politiche farà la differenza.
    3 min
  • Le amministrative confermano la tenuta della maggioranza di Governo, ma il Pd di Elly Schlein è in risalita | 16/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il centrodestra si impone ad Ancona, Treviso, Imperia, Sondrio, Brindisi, Teramo, Massa, Pisa, Latina. Il centrosinistra è avanti a Brescia, Siena, Terni, Vicenza. In alcune città non c'è stata partita, e i candidati del centrodestra hanno superato e di molto il 50% dei voti. L'ex ministro dell'Interno Scajola, ad esempio, viene riconfermato sindaco ad Imperia. L'affluenza è stata bassa, al 59,03%, in calo di tre punti rispetto alle passate amministrative, certamente in linea con la disaffezione al voto dimostrata dagli italiani alle elezioni nazionali del 25 settembre 2022. Si è votato in 595 comuni italiani, 4.587.877 elettori, di cui 402.967 all'estero, distribuiti su 5.426 sezioni. La tornata amministrativa si è tenuta in un capoluogo di regione (Ancona) e 12 capoluoghi di provincia (Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Terni, Latina, Teramo, Brindisi). Il turno di ballottaggio è previsto nei giorni 28 e 29 maggio. Nella sostanza, le amministrative non rappresentano un test nazionale, ma solo tendenze che però confermano la tenuta dei partiti che formano la maggioranza di Governo. Il Pd di Elly Schlein è in leggera risalita, ha corso alle comunali senza l'alleanza del M5s, anche se delle tre città toscane si è ripresa solo Siena, lasciando Pisa e Massa al centrodestra.
    3 min
  • La Santa Sede contro Zelensky | 15/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La Santa Sede non ha gradito le dichiarazioni del presidente ucraino Zelensky che, davanti a Papa Francesco, ha rifiutato la mediazione del Vaticano per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina. “Con le armi non si otterrà mai la sicurezza e la stabilità, ma al contrario si continuerà a distruggere anche ogni speranza di pace”, ha detto il Pontefice, a poche ore dall’udienza in Vaticano con il presidente ucraino, Zelensky. Francesco è tornato a condannare il ricorso alle armi. Nella sua visita a Roma, Zelensky aveva spiegato che “non si può fare una mediazione con Putin, nessun Paese al mondo lo può fare". Poi il presidente ucraino aveva presentato un piano di "pace giusta" suddiviso in 10 punti in cui si chiede il ritiro delle truppe russe, il ripristino dei confini, la firma russa di un trattato per l’integrità territoriale di Kiev e un accordo con i paesi Occidentali per strumenti di difesa all’Ucraina. In pratica, non una mediazione, ma una serie di condizioni che portino alla vittoria. Ma Bergoglio tira dritto con il suo progetto diplomatico che prende forma senza troppi clamori. Si tratta di una mediazione che ha come primo obiettivo il cessate il fuoco, oltre ovviamente allo scambio dei prigionieri e al rientro a casa dei bambini portati con la forza in Russia. Prendendo come esempio il dissidio tra israeliani e palestinesi, papa Francesco ha auspicato che la tregua appena raggiunta diventi stabile, che le armi tacciano, perché con le armi non si otterrà mai la sicurezza e la stabilità". Si rivolgeva anche al conflitto tra Russia e Ucraina. Il dissidio diplomatico è solo l'inizio mentre Kiev prepara la grande offensiva militare primaverile.
    2 min
  • Al Forum sulla natalità, Papa Francesco e Giorgia Meloni propongono due visioni del mondo | 13/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il palco li unisce nella circostanza del Forum sulla natalità, ma le visioni del mondo di Papa Francesco e di Giorgia Meloni sono diverse. "Ridare impulso alla natalità vuol dire riparare le forme di esclusione sociale che stanno colpendo i giovani e il loro futuro. Ed è un servizio per tutti: i figli non sono beni individuali, ma persone che contribuiscono alla crescita di tutti, apportando ricchezza umana e generazionale”, sostiene Bergoglio. “Vogliamo una nazione nella quale non sia un tabù dire che la maternità non è in vendita, che gli uteri non si affittano, che i figli non sono prodotti da banco", afferma la premier che prosegue il suo ragionamento identitario basato su perni ideologici. “Vogliamo una nazione nella quale non sia più scandaloso dire che qualsiasi siano le legittime, libere scelte e inclinazioni di ciascuno, siamo tutti nati da un uomo e da una donna“, ribadisce Meloni. Il vocabolario utilizzato da Francesco esprime concezioni distanti da quelle di Giorgia. E' la forma che diventa sostanza. Ad esempio, il pontefice ha ribadito che viviamo in una crisi dalla quale possiamo uscire solo se c’è solidarietà. “La signora primo ministro ha parlato della crisi, parola chiave. Ma ricordiamo che dalla crisi non si esce da soli. O usciamo tutti o non usciamo" ha detto il Papa. Ed è così. Dalla crisi non si esce uguali: o usciremo migliori oppure come accaduto dopo la pandemia talmente peggiori da non poterci più guardare serenamente davanti ad uno specchio.
    3 min
  • I sondaggi confermano la stabilità del Governo Meloni. Pd in leggero calo, crescono Calenda e Renzi ormai divisi | 12/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il 14 e 15 maggio si tengono le elezioni comunali in 800 città italiane. Nell'editoriale di ieri, avevamo raccontato quale sia lo stato d'animo delle formazioni politiche, impegnate in una importante prova a pochi mesi dalla vittoria del centrodestra, dalla formazione del Governo, dall'esito delle primarie del Pd. Secondo i sondaggi, in particolare la rilevazione Supermedia-Youtrend, il peso dei partiti della maggioranza è stabile e conferma la tenuta del Governo guidato da Giorgia Meloni. Fratelli d'Italia rimane sotto il 29% e si attesta al 28,9% (+0,2%). Si registra un calo per entrambe le coalizioni: il centrodestra cede lo 0,4 per cento e viene rilevato al 45% contro il 25,4 del centrosinistra (-0,3%). Sembra rallentare la crescita del Pd di Elly Schlein che perde lo 0,3% e si ferma al 20,2%, mentre il Movimento 5 Stelle recupera lo 0,2% e viene stimato al 16,1%, sempre al terzo posto. Segue la Lega di Matteo Salvini che guadagna lo 0,2% attestandosi al 9,1. Non è bastato a Forza Italia, invece, il video di Silvio Berlusconi alla convention di Milano: gli azzurri al 6,9% perdono lo 0,3. Matteo Renzi e Carlo Calenda rimangono divisi: dopo aver separato le loro strade facendo sfumare il sogno del Terzo Polo, traggono vantaggi correndo da soli. Italia viva, infatti, guadagna lo 0,6 e raggiunge il 3 per cento, restando comunque distante poco più di un punto da Azione al 4,3 per cento. I sistemi elettorali delle comunali sono ben distanti da quelli nazionali, e molto dipenderà dal ruolo della forza del candidato sindaco e dal suo radicamento nel territorio, dal peso delle liste civiche, ma il test delle amministrative è sempre un dato in grado di indicare le tendenze future, verso quale direzione naviga il Paese, al netto dell'astensione.
    3 min
  • La sfida delle comunali tra Meloni e Schlein | 11/05/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quello delle elezioni comunali che si svolgono il 14 e 15 maggio, è il primo test politico nazionale che vede contrapporsi a distanza la premier Giorgia Meloni e la neo segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Si vota in 600 comuni. I capoluoghi interessati sono Catania, Ragusa, Siracusa e Trapani. Si tratta di Ancona, Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Terni, Latina, Teramo, Brindisi, Catania, Ragusa, Siracusa e Trapani. Ancona è l'unico capoluogo di regione al voto. La seconda parte delle amministrative riguarda le regioni a statuto speciale (Sardegna e Sicilia) e avrà luogo il 28 e il 29 maggio. La maggior parte dei comuni è governata dal centrodestra (9 in tutto). Cinque comuni sono in mano al centrosinistra, due sono commissariati (Latina e Catania), e uno è governato da Azione. Il Pd tenta di riconquistare le città perse nel 2018 (Pisa, Siena e Massa). Il centrodestra si presenta unito in tutti i capoluoghi, tranne che a Massa, mentre le alleanze nel fronte progressista (Pd, M5s e Terzo polo), non trovano un accordo nazionale. Si vota con due differenti sistemi elettorali. Nelle città con meno di 15 mila abitanti vince il candidato che ha preso più voti, a prescindere dalla percentuale ottenuta. Nei luoghi con più di 15 mila abitanti, invece, quando nessuno supera il 50 per cento dei voti, il primo e il secondo classificato si sfidano a distanza di due settimane al turno di ballottaggio. Viene proclamato sindaco il candidato che ottiene anche un solo voto in più dell'altro. Sul piano numerico è quindi un buon indicatore delle tendenze in atto nel Paese. Si potrà dunque vedere la consistenza della nuova leadership democratica e la conferma della maggioranza che governa il Paese.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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