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  • Ustica, 43 anni dopo: le carte inchiodano la Francia | 27/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    27 giugno 1980. L'aereo Dc 9 Itavia IH870 parte con ritardo dall'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Il suo arrivo a Palermo è previsto intorno alle 21, ma il velivolo non atterrerà mai. Sparisce dai radar sopra i cieli tra le isole di Ponza e Ustica, in una località aeronautica denominata Punto Condor. 81 morti, nessun sopravvissuto. 43 anni dopo sappiamo molte cose di ciò che avvenne intorno alle 21 del 27 giugno 1980. Non fu un incidente o una bomba collocata nell'aereo, ma l'onda d'urto di un missile lanciato da un velivolo rimasto sconosciuto nell'ambito di uno scenario di guerra. L'allora Presidente del Consiglio e poi Capo dello Stato Francesco Cossiga indicò davanti ai giudici del tribunale civile di Palermo i francesi come i possibili mandanti della strage: il vero bersaglio era un Mig libico su cui volava Gheddafi. Nell'inchiesta bis scaturita dalle dichiarazioni di Cossiga, la procura di Roma ha chiesto e ottenuto dall'Aise, i servizi segreti, 32 documenti ora desecretati che escludono ogni manovra palestinese dietro all'abbattamento del Dc9 dell'Itavia.
    Gli investigatori hanno interrogato numerosi avieri francesi di stanza nella base di Solenzara, in Corsica, che hanno confermato la versione fornita dal generale Nicola Bozzo, allora braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa, secondo cui quella sera  c'era un traffico aereo militare francese fuori dal comune. Sulle responsabilità francesi avevo accennato anche in un mio vecchio libro "Punto Condor" scritto con il collega Fabrizio Colarieti. Forse è giunto il momento che Parigi racconti cosa è accaduto davvero il 27 giugno 1980 di 43 anni fa e che l'Italia sia in grado di avere quel coraggio politico che finora è mancato a tanti Governi.
    3 min
  • Lo scontro tra Meloni e Salvini sul Mes | 24/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La premier Giorgia Meloni è alle prese con uno scontro politico all'interno della sua maggioranza, soprattutto con il leader della Lega Matteo Salvini che provoca anche lo slittamento del consiglio dei ministri. Il tema principale resta il Mes, il meccanismo salva Stati da tempo al centro di un braccio di ferro con l’Europa. Matteo Salvini ribadisce la sua contrarietà all'utilizzo del Mes: 'Non ritengo che ci sia bisogno di mettersi in mano a Fondi stranieri e a soggetti stranieri anche perché 600.000 italiani nei giorni scorsi hanno sottoscritto i buoni del tesoro per più di 18 miliardi di euro', afferma il leader leghista. Giorgia Meloni sarebbe parecchio irritata dal polverone che si è alzato sul meccanismo europeo, ma anche da distinguo e tensioni che si ripetono in Parlamento tra i partiti della maggioranza, come la mancata presenza di Forza Italia nella votazione sul Dl lavoro. Tutto si somma alle fibrillazioni a cui è sottoposto il governo in questi giorni dopo le inchieste che coinvolgono la Lega, (con l’arresto di Gianluca Pini coinvolto nell’inchiesta su un appalto milionario per le mascherine anti-Covid con l’ex direttore delle Dogane, Marcello Minenna) e FdI dall’altra (con l’indagine sulle società della ministra Daniela Santanché). Nel conflitto finisce anche il ruolo di Giancarlo Giorgetti che Giorgia Meloni accusa di una pessima gestione della lettera della discordia sul Mes, ma a cui Salvini imputa un posizionamento troppo distante dalla linea della Lega. Salvini e Meloni litigano anche sul nome del commissario alla ricostruzione in Emilia Romagna: la leader vuole un politico, il vicepremier preferirebbe un tecnico. I due pilastri del governo di centrodestra litigano su tutto, perché dopo la morte di Silvio Berlusconi si è oggettivamente aperto un vuoto politico che Meloni e Salvini vorrebbero riempire.
    3 min
  • Arrestati Minenna, ex direttore delle Dogane, e il leghista Pini: corruzione durante la pandemia | 23/06/2023 | Il Corsivo
    In Italia la corruzione è un affare illecito ormai endemico, cioè radicato nelle pratiche e nel costume degli italiani. I dati 2022 di Transparency International, che misurano i livelli di corruzione percepiti nel settore pubblico in 180 paesi e territori in tutto il mondo, registrano un leggero miglioramento, ma il nostro Paese resta al 41esimo posto della classifica, ben sotto la media dell’Ue. Gli ultimi fatti di cronaca dimostrano che la corruzione è sempre un'opzione possibile. L'ex direttore dell'Agenzia delle Dogane Marcello Minenna, attuale assessore all'ambiente della Regione Calabria ed ex assessore del Comune di Roma, è stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Forlì e si trova ai domiciliari. Fermati su disposizione della Dda di Bologna, anche un ex parlamentare, il leghista Gianluca Pini, funzionari della prefettura di Ravenna e dell'Ausl Romagna. Gianluca Pini, in carica fino al 2018, avrebbe promesso a Minenna di accreditarlo nel partito “Lega Salvini Premier”, garantendogli la riconferma della nomina a direttore generale delle Dogane con il nuovo governo. In cambio Minenna avrebbe favorito Pini sbloccando un carico di mascherine che l'ex parlamentare ha venduto alla Asl di Forlì. Un’operazione da 3,5 milioni di euro. L'accusa è grave e sarà da provare nei tribunali, ma dimostra che nel sistema politico, come del resto avvenuto con Antonio Panzeri e Eva Kaili del gruppo socialista europeo, implicati nell'affare Qatargate, nessun fronte politico è immune dai fatti corruttivi, e la strada delle buone pratiche della legalità è ancora tutta esplorare.
    3 min
  • La svolta del Governo Meloni sul Mes | 22/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il contrasto al Mes era stato un cruccio del governo a guida Giorgia Meloni, soprattutto della Lega, ma alla fine è arrivata la svolta. Secondo il ministro dell'Economia, il leghista Giorgetti, la riforma del Mes non spinge verso la ristrutturazione del debito e non aumenta nemmeno il rischio percepito dai mercati sui nostri titoli di Stato. Anzi, secondo Giorgetti, «sulla base dei riscontri ricevuti da analisti e operatori di mercato, è possibile che la riforma del Mes, nella misura in cui venga percepita come un segnale di rafforzamento della coesione europea, porti ad una migliore valutazione del merito di credito degli Stati aderenti». Un cambio di passo rispetto agli anni in cui il Mes rappresentava il babau per l'attuale maggioranza. Infatti il ministero dell'Economia ha trasmesso alla Camera la valutazione chiesta dal presidente della Commissione Esteri, l'ex ministro Giulio Tremonti, sulla ratifica del Trattato in discussione con i disegni di legge presentati da Luigi Marattin (Italia Viva) e Piero De Luca (Pd), dunque l'opposizione. Il documento preparato dai tecnici del ministero guidato da Giancarlo Giorgetti mette in fila una serie di elementi piuttosto ovvi. Ricorda che Moody's, Fitch e S&P Global Ratings «conferiscono al Mes la tripla A o valutazione equivalente». Sottolinea che «dalla ratifica del suddetto accordo non discendono nuovi o maggiori oneri» per la finanza pubblica e che «non si rinvengono nell'Accordo modifiche tali da far presumere un peggioramento del rischio». Del resto, «non si ha notizia che un peggioramento del rischio del Mes sia stato evidenziato da altri soggetti», perché il dibattito sul tema non ha mai varcato i confini italiani. Staremo a vedere se le parole scritte nei documenti si tradurranno in una linea politica della maggioranza sulla riforma del Mes.
    3 min
  • Il monito di Sergio Mattarella nella giornata del rifugiato | 21/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Capo dello Stato Sergio Mattarella interviene nella giornata del rifugiato e invoca il senso di umanità e il rispetto per i più alti valori iscritti nella Costituzione. " Non dobbiamo ignorare il dramma dei rifugiati. Circa 100 milioni di uomini, donne e bambini, in tutti i continenti, sono costretti a lasciare le proprie case per trovare protezione contro la persecuzione, gli abusi, le violenze”, sostiene Mattarella. Per il presidente della Repubblica, le celebrazioni della Giornata Mondiale del Rifugiato sono l’occasione per ribadire che le iniziative di assistenza a queste persone devono essere accompagnate dalla ricerca di una indispensabile e urgentissima soluzione strutturale di lungo periodo. Secondo Mattarella, bisogna superare la gestione emergenziale con un’azione di respiro europeo ed internazionale. Diventa così indifferibile intervenire sulle cause profonde che spingono un così gran numero di esseri umani bisognosi ad abbandonare i loro Paesi. I rifugiati sono persone che meritano opportunità alternative ai rischiosi viaggi della speranza. Il monito di Sergio Mattarella arriva proprio nel giorno del vertice tra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, in cui il flusso degli immigrati è uno dei temi aperti nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Il capo dello Stato sottolinea come l'Italia rimane da sempre in prima linea nell’adempiere all’alto dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza, per coloro ai quali venga impedito nel proprio paese l’effettivo esercizio dei diritti e delle libertà democratiche. Proprio quei valori scritti nelle Costituzione di Italia e Francia.
    3 min
  • Verso la chiarificazione tra Roma e Parigi: oggi l'incontro Meloni e Macron all'Eliseo | 20/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Si va verso la chiarificazione tra Roma e Parigi? Oggi è previsto l'incontro tra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron all'Eliseo su numerosi dossier rimasti aperti: immigrazione, economia, diritti civili. Dopo sette mesi di tensioni, scontri, silenzi e accuse, si giunge al bilaterale italo-francese, perfezionato nelle conversazioni avute in una suite di un hotel di Bruxelles e a margine del G7 di Hiroshima. L'occasione è il viaggio di Giorgia Meloni nella capitale francese per promuovere la candidatura di Roma all'Expo 2030. Non è stato facile programmare il vertice e le questioni organizzative restano solo inutili orpelli, cavilli burocratici. Meloni ha bisogno di Macron per ottenere un'immagine di leadership europea credibile. Macron ha bisogno di Meloni per governare i flussi migratori senza troppi dissidi alle frontiere. Ma il tema vero per Meloni e Macron è come arrivare alle elezioni europee del giugno 2024, con la nomina del nuovo esecutivo dell'Unione, e come si dovrà esprimere Fratelli d'Italia al momento del voto nell'europarlamento dei vertici di Palazzo Berlaymont o della conferma di Ursula von der Leyen. Meloni quindi scommette sulla crescita dei Conservatori, punta sull'alleanza con i Popolari europei ma è pronta a fare il passo indietro se questa prima opzione si rivelasse impraticabile. E l'incontro con Macron potrebbe rappresentare la prima tappa di questo cammino perché il presidente francese si profila come l’arbitro incontrastato dei futuri equilibri europei dopo le elezioni per il Parlamento Ue.
    3 min
  • Il ritorno di Beppe Grillo e la nuova svolta di piazza del M5s | 19/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La manifestazione di sabato a Roma del M5s, con migliaia di persone e il ritorno di Beppe Grillo, crea divisioni nel Partito Democratico, con le dimissioni di Alessio D'Amato dall'Assemblea nazionale del partito. La segretaria Elly Schlein viene attaccata dalle varie componenti riformiste del Pd, per la sua personale partecipazione alla manifestazione del M5s, insieme a quelle di Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, e per le infuocate parole d'ordine lanciate dal palco dei Fori Imperiali dal fondatore del Movimento Beppe Grillo. "Fate le brigate di cittadinanza, mettetevi il passamontagna e di notte, senza farvi vedere, fate i lavoretti, reagite!", incitava Grillo. In realtà quelle frasi Grillo le invoca da molti anni nei suoi spettacoli, e da Roma le ha tirate nuovamente fuori in funzione anti Giuseppe Conte. Secondo Grillo, il presidente del M5s avrebbe annacquato l'azione politica del Movimento e ora c'è bisogno di una svolta. "Siamo dormienti, ma prima o poi ci risvegliamo, arriveranno a breve nuove persone", promette Grillo. Del resto il M5s, più volte dato per morto, è un soggetto politico stimato dai sondaggi intorno al 16% che però sembra concentrato nella mera attività parlamentare. Lo stesso Grillo era assente sui palchi delle manifestazioni dal lontano 2019. Il suo ritorno, criticato e discusso, determina però una nuova svolta del secondo partito più importante dell'opposizione al Governo a guida Giorgia Meloni. Sarebbe l'ennesima trasformazione politica del Movimento che abbandona la linea morbida per tornare nelle piazze.
    3 min
  • La strage di migranti in Grecia e la mancanza di una visione europea sull'immigrazione | 17/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    "In Grecia è avvenuta la più grande tragedia di migranti del Mediterraneo", ammette la commissaria Ue per gli Affari interni, Ylva Johansson. E ha ragione in quanto il bilancio potrebbe toccare oltre 600 morti, ma la strage si poteva certamente evitare. La guardia costiera greca ha dichiarato che persone non meglio specificate a bordo dell'imbarcazione avrebbero rifiutato l'assistenza della Grecia intendendo proseguire verso l'Italia, due ore prima del naufragio. A bordo c'erano però 750 persone ed è ovviamente impossibile che a ciascuna di loro sia stato chiesto se fermarsi o continuare il viaggio verso il nostro Paese. Atene aveva specifiche responsabilità nei confronti di ogni persona a bordo dell'imbarcazione. Perché non è intervenuta? Ora serve un'indagine urgente, approfondita, indipendente e imparziale sulle cause di questa catastrofe. Ma questa tragedia è solo l'ultima di una lunga serie di naufragi, in Grecia e altrove in Europa, del tutto evitabili. Oggi ci sono famiglie che piangono i loro cari e un numero ancora maggiore è alla ricerca di persone che non si riesce più a contattare. I politici europei avrebbero potuto prevenire tutto questo sin dall'inizio, istituendo percorsi legali e sicuri verso l'Europa, Una sorta di operazione "Mare nostrum" europeo. Manca una visione comune a Bruxelles in tema di immigrazione, e ogni Paese risolve a modo suo, secondo la propria capacità organizzativa e la tendenza politica. Un approccio diciamo così ideologico non aiuta la soluzione del problema.
    3 min
  • Lo scontro tra Anm e Governo sulla riforma della giustizia | 16/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Governo mette in campo la riforma della giustizia e l'Associazione nazionale dei magistrati attacca il ministro Guardasigilli Carlo Nordio. Proprio al Timone di Giornale Radio, la vicepresidente dell'Anm Alessandra Maddalena ha accusato l'esecutivo di non aver ascoltato i rilievi, le critiche, i suggerimenti dei magistrati. I punti dell'ennesimo scontro tra politica e organi della giustizia riguardano otto nuovi articoli proposti da Nordio: dalle intercettazioni alla custodia cautelare, dalle informazioni di garanzia ai reati contro la Pubblica amministrazione, passando per i concorsi per dar forza agli uffici con nuovi giudici. Per stessa ammissione del Governo, la riforma della giustizia è un omaggio postumo a Silvio Berlusconi che aveva schierato il suo partito, Forza Italia, e l'intero centrodestra, in una contrapposizione reiterata negli anni. Ma all'interno dell'esecutivo permangono divergenze anche se alla fine Nordio ha trovato una sorta di accordo politico sullo stop all'abuso d'ufficio. Poi c'è il tema delle intercettazioni. Numerose notizie che abbiamo potuto pubblicare potrebbero essere silenziate dalle norme della riforma: le fotografie delle violenze nella questura di Verona, le conversazioni degli europarlamentari indagati in Belgio nella vicenda del Qatargate, i provvedimenti di fermo giudiziario riguardanti i padrini della nuova mafia che si infiltrano nella politica e nell'economia, la fotografia dell'aggressore della turista israeliana a Termini. L’intervento previsto nel Ddl costituisce solo un primo passo teso alla tutela dei terzi estranei alle indagini. L’obiettivo è evitare che le loro conversazioni finiscano in atti di indagine destinati alla divulgazione. Sarà dunque l’antipasto di una riscrittura più ampia.
    3 min
  • Exploit di Forza Italia dopo la morte di Silvio Berlusconi, secondo i sondaggi | 15/06/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    E' un vero e proprio balzo in avanti di Forza Italia, quello rilevato dai sondaggisti dopo la morte dell'ex premier Silvio Berlusconi. Secondo il sondaggio Noto, il suo partito cresce nelle ultime ore di tre punti e mezzo rispetto al mese scorso. Forza Italia è il quarto partito più votato, ha sorpassato la Lega di Matteo Salvini e risulta il secondo della coalizione di centro destra. L'elettorato della coalizione di Governo a guida Giorgia Meloni si sposta dello 0,5% su Fratelli d'Italia stimato al 28%, si posiziona su Forza Italia che tocca il 10% e lascia al 9% il Carroccio. Nessuno scostamento del popolo del centrodestra verso i moderati che restano invariati all'1,5%. Il fenomeno non è nuovo e si era già verificato nel passato, ma si è ripetuto anche per una figura come il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. La coalizione di governo cresce di 2,5%, passando dal 45,5 di un mese fa al 48 e mezzo di oggi. Si allarga la forbice che divide il centrodestra dal centrosinistra: Pd, Alleanza verdi e sinistra e +Europa si fermano a più di venti punti dal centrodestra. Cresce anche il Movimento 5 stelle, che dal 14 per cento passa al 15%. Il tandem Azione-Italia Viva con il suo 6,5 porterebbe l’ex campo largo al 47,5, a solo un punto percentuale dai partiti di maggioranza.
    La verità è che finita l'onda di emozione, del lutto, bisognerà tornare al realismo politico e la possibilità che la creatura politica di Silvio Berlusconi possa essere risucchiata nel vortice delle divisioni, della diaspora, della frammentazione, è un fatto assai probabile.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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