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  • Allarme acqua dell'Onu. In Italia metà dell'acqua viene sprecata | 23/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    C'è un mondo grasso e un mondo magro. Un mondo che beve tutti i giorni e un mondo che non possiede niente. Ci sono zone del nostro Pianeta dove l'acqua è sempre più a rischio a causa dell'eccessivo sviluppo e del consumo frenetico senza regole. L'Onu, in un rapporto presentato nella giornata mondiale dell'acqua, mette in evidenza che la carenza di acqua provoca l'imminente rischio di una crisi globale. Secondo il rapporto circa due miliardi di persone non hanno l'accesso ad acqua potabile sicura, mentre 3,6 miliardi non sono in grado di ottenere servizi sanitari affidabili. Nei fatti, l'uso di acqua è aumentato di circa l'1% ogni anno negli ultimi 40 anni e dovrebbe mantenere tassi di crescita simili fino al 2050. E in Italia cosa accade? L'Istat parla del 42% di perdite dagli acquedotti della penisola, di 3 milioni di cittadini a rischio razionamento da qui all’estate, di 19 Comuni del Piemonte, oltre a quelli del Bresciano, riforniti dalle autobotti. La verità è che i nostri consumi di acqua potabile sono i più alti d’Europa. Siamo un Paese ricco di acqua e abbiamo le tariffe più basse d’Europa, e questi punti di forza ci danno la sensazione che la risorsa che esce dai nostri rubinetti non abbia poi tutto questo valore. Non è così. Dei 9,19 miliardi di metri cubi che corrono negli acquedotti, solo 5,7 circa arrivano al rubinetto, con uno spreco di 157 litri al giorno per abitante. E questi sprechi si trasformano in disuguaglianze economiche e sociali. Non dobbiamo attendere le giornate mondiali dell'acqua per cambiare radicalmente i nostri comportamenti.
    3 min
  • Il popolo di Libera e la lotta alla corruzione e alle mafie | 22/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Ogni 21 marzo, per Libera di Don Luigi Ciotti, è la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Quello che abbiamo visto sfilare a Milano è un popolo variegato, composto da decine di migliaia di persone, essenzialmente giovani del volontariato laico e cattolico che nei territori hanno messo in campo una lotta alla mafia basata sul lavoro capillare, sui campi confiscati ai mafiosi da cui derivano prodotti come vino, olio, pasta diventati grandi eccellenze alimentari italiane. E' un popolo che interviene nelle scuole, nei circoli di quartiere, che sottrae ai mafiosi e ai corrotti ettari di illegalità. A Milano si sono visti i colori di Libera, l'associazione creata da Don Ciotti, e con quelle bandiere hanno sfilato 70mila persone, 500 familiari di vittime.
    Sono stati letti i nomi delle vittime della mafia: "1069 persone che sono altrettanti eroi innocenti, 1069 nostri fratelli e sorelle. A ciascuno di loro va il nostro ricordo, il nostro affetto, la nostra riconoscenza soprattutto", hanno detto da piazza Duomo. Insieme ai loro, sono stati anche annunciati i nomi dei migranti morti nella tragedia di Cutro. E da quel palco Don Ciotti ha inviato un messaggio, una esortazione, un appello. "Finché non ci sarà una presa di coscienza collettiva delle ricadute della peste mafiosa sulle vite di tutti, la lotta alle mafie non riuscirà ad estirpare il male alla radice". Ha ragione Don Ciotti. La mafia non la sconfiggi solo con gli arresti, con la repressione, ma anche attraverso l'affermazione della cultura della legalità.
    3 min
  • Credit Suisse: e mosse di Lagarde e dei mercati | 21/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La Bce si dice pronta a fornire liquidità alle banche. "Stiamo monitorando da vicino gli sviluppi del mercato e siamo pronti a rispondere se necessario per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro", ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde alla commissione problemi economici e monetari dell'Europarlamento. Sulle mosse delle autorità elvetiche per il salvataggio di Credit Suisse, Lagarde si è limitata a dire che la Bce ha accolto con favore l’azione rapida e le decisioni prese. Si tratta di azioni funzionali al ripristino di ordinate condizioni di mercato e alla stabilità finanziaria. Ma qual'è la situazione del settore bancario dell’area dell’euro? "E' resiliente, con solide posizioni patrimoniali e di liquidità. In ogni caso, il quadro di strumenti della Bce è completamente attrezzato per fornire sostegno di liquidità al sistema finanziario dell’area dell’euro, se necessario, e per preservare la corretta trasmissione della politica monetaria", sostiene Lagarde. Per la Bce non c'è scambio tra la stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria. In tal modo ha risposto al ragionamento secondo cui le tensioni nel settore bancario e finanziario di questi giorni sarebbero la conseguenza di un lungo periodo di tassi bassi seguito a un rapido rialzo. Nella sostanza la Bce manda un segnale ai mercati europei che rimbalzano a Milano, Parigi, Londra, Francoforte, Madrid e Amsterdam. Le azioni di Ubs, partite in calo del 9% e arrivate a toccare -12%, sono poi schizzate in alto, segnando rialzi anche superiori a 5 punti. Rimangono in profondo rosso i titoli di Credit Suisse (-54%, ridotta da oltre il -60%). Del resto l'istituto, che la scorsa settimana capitalizzava tra i 6 e i 7 miliardi di franchi svizzeri, sarà acquistato a 3 miliardi.
    3 min
  • Xi Jinping arriva a Mosca: cosa aspettarsi? | 20/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Il presidente cinese, Xi Jinping, giunge oggi a Mosca per la prima volta da quando ha avuto inizio la guerra in Ucraina. Nei tre giorni che lo tratterranno nella capitale russa, il leader della Repubblica Popolare – potente, si dice, come soltanto Mao lo era stato - sarà impegnato in una serie di colloqui che spazieranno dall’energia al partenariato, dalla cooperazione strategica a quella militare. E’ prevista, inoltre, la sottoscrizione di quelli che le diplomazie di Cina e Russia definiscono “importanti documenti bilaterali”.
    Tuttavia, al di là delle enfatiche dichiarazioni ufficiali con le quali Cina e Russia hanno ancora recentemente parlato di “amicizia senza limiti tra i due Paesi”, è bene non scordare che Xi Jinping, pur non avendo mai condannato l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, si è però, fin dal primo momento, espresso – come ha ricordato il ministero degli Esteri cinese - a favore “della pace e del dialogo”. Non solo: nel tentativo di mediare tra Mosca e Kiev per indurle ad accettare almeno un temporaneo cessate il fuoco, il presidente cinese, non più tardi di tre settimane fa, ha anche indicato “la salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale ed il no convinto all’uso dell’arma nucleare”, come basi essenziali di ogni futuro trattato di pace. Concetti, questi, che, se corrispondessero realmente alla volontà politica di Pechino, non sarebbero facilmente conciliabili con gli obbiettivi espansionistici del Cremlino.
    Certo è che, già nel settembre scorso, al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai che si è tenuto a Samarcanda, Putin non poté fare a meno di ammettere che, in un colloquio riservato, Xi Jinping gli aveva manifestato tutta la sua prplessità per la situazione che si era venuta a creare in Ucraina. E di questo c’è sicuramente ben poco da meravigliarsi, considerato che, in questo momento, la principale preoccupazione cinese è quella di non compromettere definitivamente il ricchissimo e fiorente rapporto economico e commerciale con l’Occidente e con l’Europa in particolare: ed in questo senso, la Russia sta creando ai Cinesi un grosso problema, spingendo l’Unione Europea sempre più tra le braccia degli Stati Uniti. Pechino, in questa fase di alta tensione internazionale, avrebbe, quindi, tutto l’interesse a fare chiarezza sulle sue effettive intenzioni, che, a nostro avviso, non possono che essere razionalmente orientate verso una cessazione immediata dei combattimenti. Speriamo lo faccia: in fondo, l’economia russa sta ricevendo un aiuto decisivo da parte della Cina che, in alcuni settori commerciali strategici, si è sostituita agli Europei che se ne sono, invece, andati via. Pertanto, se le vuole giocare, Xi ha in mano delle carte veramente importanti.
    3 min
  • Qualche domanda al Parlamento Europeo | 18/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Il Parlamento Europeo, subito dopo aver decretato lo stop alla produzione di auto a combustione interna entro il 2035, prosegue nel suo dirigismo green, imponendo ai cittadini europei di rinnovare le proprie abitazioni in tempi che, per molti di essi, saranno ben difficilmente sostenibili.
    Naturalmente siamo tutti favorevoli agli obbiettivi che l’Unione Europea si è posta relativamente al completamento di una transizione ecologica che si rende ormai indispensabile, tuttavia alcuni di noi possono esserlo meno per quanto riguarda, invece, le modalità di attuazione di questo grande piano di trasformazione epocale.
    È giusto, ad esempio, obbligare la gente ad adottare particolari innovazioni tecnologiche o ad acquistare determinati beni? Non si corre, in tal modo, il rischio di provocare una crescita esponenziale della loro domanda, facendone lievitare inevitabilmente i prezzi? Non ha insegnato nulla l’esperienza del nostro superbonus che ha visto i costi dell’edilizia salire alle stelle, quando un esercito di proprietari di immobili - allettato dagli straordinari incentivi - si è precipitato a cercare un’impresa alla quale affidare urgentemente l’efficientamento della propria abitazione? Non pensa il Parlamento Europeo che una situazione analoga a quella appena verificatasi nel nostro Paese sarebbe destinata a riprodursi su scala continentale, qualora dovessero davvero trovare una ferrea applicazione le sue recenti disposizioni? Sembra, quindi, mancare al vento verde che spira forte da Bruxelles una ragionevole componente di gradualità: in fondo, storicamente, tutte le innovazioni tecnologiche si sono sempre affermate spontaneamente, non per imposizione, ma nel momento in cui il mercato ha cominciato a valutarle come utili e convenienti.
    Inoltre, chi se la sente di stabilire che le tecnologie di cui disponiamo oggi siano destinate ad essere le più valide e le più vantaggiose anche nel medio/lungo periodo? Ed a questo proposito, proviamo a pensare in che condizioni si troverebbe oggi l’Europa se, una ventina di anni fa, una norma emanata da Strasburgo l’avesse obbligata a ristrutturare tutto il suo patrimonio immobiliare sulla base delle conoscenze tecnologiche che si avevano allora: non ci sarebbe adesso da rifare tutto da capo?
    Siamo sicuri che, al momento, non esistano soluzioni almeno parzialmente alternative, ma pur sempre in grado di integrarsi con i programmi più ambiziosi, attenuandone però l’onerosità? L’opzione che, per cause di forza maggiore, siamo stati un po’ tutti persuasi a seguire quest’inverno (e cioè la riduzione delle temperature nei nostri termosifoni) è il primo esempio che ci viene in mente per indicare un percorso che, sulla strada che porta ad una società meno energivora, sappia comunque tenere conto anche delle esigenze di chi quei 60.000 euro - mediamente calcolati dal Codacons per la riqualificazione energetica di un’abitazione - proprio non li ha.
    3 min
  • Il salario minimo: un tema divisivo | 17/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Lo scambio molto vivace di battute tra Meloni e Schlein al quale abbiamo da poco assistito alla Camera dei Deputati, ha avuto per oggetto anche il controverso tema del “salario minimo”, che la neo segretaria del PD vorrebbe introdurre nel nostro Paese, ma che incontra, invece, non poche perplessità da parte della presidente del Consiglio.
    A monte di questa discussione c’è una Direttiva dell’Unione Europea del 7 giugno 2022, che ha chiesto agli Stati membri di fissare salari “equi ed adeguati” per tutti: non intendendo però definire una base minima comune di partenza, ma limitandosi a pronunciarsi a favore della contrattazione collettiva.
    Ed a questo proposito, l’Italia, che per fissare i minimi di retribuzione si basa esclusivamente sui contratti collettivi nazionali di lavoro, non è tenuta ad adottare una legge sul salario minimo, considerata l’ampia diffusione della contrattazione collettiva su tutto il nostro territorio nazionale. Tuttavia, sul piano politico, esistono posizioni che inquadrano la questione da punti di vista opposti. C’è, infatti, chi sostiene che si tratti di una misura necessaria per migliorare le condizioni di vita di tanti lavoratori e chi, diversamente, ritiene che il salario minimo - risultando difficilmente ammortizzabile da parte di molte piccole e medie imprese che rappresentano gran parte del tessuto produttivo del nostro Paese - provocherebbe, inevitabilmente, un aumento della disoccupazione. Vi segnaliamo che, comunque, in Senato è fermo un disegno di legge che prevede l’entrata in vigore di una paga minima oraria di 9 euro.
    Come detto, il sistema della retribuzione italiano si basa quasi esclusivamente sulla contrattazione collettiva, attraverso la quale si stabiliscono le condizioni generali di lavoro, come gli stipendi, gli orari e le ferie.
    I fautori del salario minimo pensano che la sua introduzione servirebbe per contrastare il lavoro nero, le disuguaglianze, i contratti precari e quelli atipici che offrono poche garanzie a chi li sottoscrive. Chi, al contrario, vi si oppone, crede, come si è accennato, che l’introduzione di un provvedimento del genere, finirebbe per far lievitare il costo del lavoro per le imprese, penalizzando , in tal modo, i livelli occupazionali. Oltre a ciò, nel nostro Paese - visto il prevalente ricorso ai contratti collettivi - a beneficiare dell’applicazione del salario minimo sarebbe, in realtà, una porzione di dipendenti assai ridotta. Infine, un salario minimo produrrebbe delle conseguenze negative anche sulla contrattazione collettiva stessa e sulla centralità della sua funzione per quanto concerne la negoziazione tra lavoratore e azienda. Ecco perché, proprio sotto questo aspetto, non tutte le sigle sindacali sono pienamente convinte dell’opportunità di inserire, nel nostro ordinamento, modifiche salariali ex lege, ma ritengono, invece, che ogni eventuale cambiamento debba avvenire sempre e soltanto attraverso i contratti collettivi nazionali.
    3 min
  • Crisi SVB: evitare in Europa un panico ingiustificato | 16/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    In questi giorni, autorevoli esponenti dell’economia europea – tra gli altri, anche gli italiani Paolo Gentiloni e Giancarlo Giorgetti – si sono esposti, senza esitazioni, nel rassicurare cittadini ed istituzioni circa la saldezza del sistema creditizio continentale. Il senso del loro messaggio è stato, quindi, quello di chiarire a tutti che le ansie che si stavano diffondendo sulla “tenuta” delle banche europee, erano del tutto ingiustificate. Infatti, in generale, i nostri istituti di credito – che, ricordiamo, sono sottoposti alla vigilanza della BCE - risultano spesso essere ben più affidabili rispetto a quelli statunitensi: soprattutto grazie ad un sistema di regole (quello conosciuto come “Basilea 3”) che, sebbene sia stato sovente criticato perché giudicato eccessivamente rigido, rivela però – proprio in circostanze come quelle che stiamo vivendo – una sua notevole efficacia nell’ assicurare, al nostro sistema bancario, quella stabilità che è assolutamente indispensabile per fronteggiare, con una certa serenità, anche le situazioni più difficili. E ci stiamo riferendo, nello specifico, a quei poteri di intervento della Vigilanza che, per quanto considerati talvolta fastidiosamente invasivi, sono tuttavia tali da costituire una sorta di vaccino molto efficace nei confronti di possibili minacce di “contagio”, provenienti da altri sistemi bancari meno prudenti. A tal fine, il fattore che risulta essere maggiormente decisivo e tranquillizzante è quello rappresentato dalla fissazione di elevati livelli per quanto concerne i requisiti patrimoniali delle banche europee: livelli in grado di garantire che le riserve di capitale siano sempre tali da impedire ogni turbativa alla stabilità della banca, anche quando questa si dovesse trovare sotto pressione.
    Più in particolare, l’applicazione di Basilea 3 stabilisce che il rapporto tra patrimonio totale e attività a rischio non possa mai risultare inferiore all’8% e che la copertura della liquidità temporanea sia pari almeno al 100%. Copertura che poi, nel caso degli istituti italiani, arriva fino al 160%.
    Appare, dunque, evidente come simili misure prudenziali dovrebbero consentire, all’ Eurozona, di evitare ogni eventuale contagio, senza che nessuno si faccia trascinare emotivamente da un panico che, a questo punto, parrebbe davvero immotivato.
    3 min
  • Dalla crisi SVB arriverà un ripensamento sui tassi? | 15/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    L’intervento della Casa Bianca, studiato per evitare il rischio di contagio e di instabilità sistemica nel settore bancario americano dopo il fallimento della Silicon Valley Bank, sembra risultare adeguatamente efficace. Oltre a garantire i fondi depositati dai correntisti, prevede, infatti, anche notevoli risorse finanziarie da destinarsi alle stesse banche in difficoltà. La manovra studiata dall’Amministrazione Biden comprende, quindi, tutti gli elementi necessari per spegnere l’incendio prima che si propaghi in maniera irreversibile.
    Certo, non più tardi di 24 ore fa, abbiamo assistito ad una serie di crolli a Wall Street che hanno fatto registrare cali particolarmente vistosi (addirittura un -78% per le azioni di New Repubblic) e pure le Borse europee ne hanno risentito pesantemente. E, francamente, ci aspettiamo che le turbolenze finanziarie siano intenzionate a prolungare, ancora per qualche giorno, la loro presenza anche nel Vecchio Continente. Tuttavia, come del resto si sono affrettati a spiegare sia il Commissario europeo, Paolo Gentiloni, che il nostro ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, i tempi del disastro della Lehman Brothers sembrano, per fortuna, piuttosto lontani.
    Eravamo nel 2008 e l’eventualità di una crisi sistemica letale fu senz’altro molto concreta, poiché legata alla sciagurata attività di trading che molti Istituti statunitensi avevano svolto su milioni di titoli “tossici”: ricorderete che, proprio allora, iniziammo a sentir parlare di “mutui sub-prime”. Il crack della Silicon Valley Bank pare, invece, più che altro, il risultato di una cattiva gestione aziendale e di una pericolosa incompetenza dei dirigenti bancari. Non a caso, il presidente Biden è stato, in proposito, decisamente chiaro, dichiarando che “il management di queste banche sarà licenziato”.
    E’ però, interessante anche raccogliere alcune voci che sembrano ora levarsi dal mondo dell’economia americana e che mettono in discussione la strategia fin qui seguita dalla Federal Reserve, in merito al rialzo dei tassi. Non pochi analisti hanno, infatti, cominciato a scrivere come sia ormai giunto il momento di porre un freno alla politica monetaria restrittiva imposta dalla Banca Centrale USA negli ultimi mesi. Politica che, se dovesse protrarsi, potrebbe creare veramente le condizioni per un rischio sistemico. Ecco perché, negli ambienti finanziari newyorkesi più qualificati, si comincia a parlare di un probabile ripensamento, da parte della FED, circa l’innalzamento di mezzo punto percentuale, in programma nell’immediato futuro.
    Come reagirebbe la BCE dinanzi ad una svolta statunitense di questo tipo? Rivedrebbe quella linea di assoluto rigore che l’ha, ultimamente, guidata nella gestione della politica monetaria sulla zona euro?
    3 min
  • In attesa di scoprire il PD di Elly Schlein | 14/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Da qualche giorno, ci stiamo domandando se (e in che misura) il Partito Democratico, a trazione Elly Schlein, riuscirà a presentarsi al Paese con una propria e ben delineata identità politica, che risulti cioè autonoma e non appiattita rispetto a quella che già caratterizza il Movimento 5 Stelle. Per ora, restiamo in attesa di vedere quali saranno le prime scelte della neo eletta segretaria e quale sarà l’eventuale contrappeso pragmatico che, sul nuovo corso, potrà esercitare Stefano Bonaccini, appena cooptato alla presidenza del PD, dopo la sconfitta – per lui sorprendente – nella corsa verso la segreteria del Partito. Certo, dalle prime dichiarazioni pubbliche di Elly Schlein – se si escludono, almeno per ora, quelle relative al supporto italiano all’Ucraina - non sembrano emergere elementi particolarmente distintivi rispetto alle posizioni generalmente assunte dai Pentastellati: soprattutto a partire dal momento in cui questi ultimi si sono affidati alla leadership di Giuseppe Conte. Dal salario minimo alla riduzione dell’orario di lavoro, dal rifiuto delle trivellazioni al no al nucleare, si direbbe, infatti, che gli obbiettivi politici appaiano quasi sempre sovrapponibili.
    Tuttavia, se il M5S è nato e si è affermato essenzialmente come un movimento d’opinione scaturito da una fortunata formula di radicalismo e di qualunquismo anti politico, ben altre sono le radici del PD e le ragioni per cui esso è stato fondato: e stiamo parlando di punti di partenza che lo dovrebbero tenere piuttosto lontano da propositi velleitari o, comunque, poco attenti agli interessi effettivi del Paese. Ecco perché guardiamo con attenzione all’intesa siglata da Schlein con Bonaccini: intesa che dovrebbe – almeno si spera – mantenere il PD agganciato anche al suo tradizionale rapporto con l’universo dei sindaci e degli amministratori locali, che costituiscono tuttora quella sana componente della politica che è più abituata a confrontarsi con i problemi reali, piuttosto che con gli svolazzi velleitari che spesso discendono dalle teorie più astratte.
    Intanto, il primo appuntamento ufficiale che vedrà la contestuale partecipazione diretta di Schlein e Conte sarà quello rappresentato dal Congresso nazionale della CGIL, che inizierà giovedì prossimo: vedremo se, mentre sarà ospite di Maurizio Landini, la prima donna a guidare il PD saprà proporre qualcosa di originale, rispetto a quanto, presumibilmente, dirà l’ex presidente del Consiglio.
    3 min
  • In che mani siamo? | 13/03/2023 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Tra le tutte le notizie che ci sono arrivate in questo fine settimana, a lasciarci più perplessi è stata, certamente, quella riguardante l’allegro quadro canoro/danzante che ha corredato i festeggiamenti per il primo mezzo secolo del vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, al quale – di già che ci siamo – inviamo anche i nostri tardivi auguri.
    Sinceramente, abbiamo pochi dubbi sul fatto che ostentare, senza alcun ritegno, tanta beata spensieratezza proprio nelle giornate in cui si contano ancora le vittime di un drammatico naufragio, costituisca, da parte dei vertici della coalizione di Governo (Meloni compresa), un assist all’opposizione politica e mediatica che neanche il Gianni Rivera dei tempi migliori sarebbe riuscito a confezionare...
    Il fatto che l’inquilina di Palazzo Chigi - come ha rivelato nella sua conferenza stampa romana il premier israeliano Netanyhau - avesse fretta di prendere l’aereo per raggiungere nel Comasco i suoi due principali (e spesso riottosi) sodali di governo (solo perché c’era una bella serata in programma), ha finito per aprire – come era facilmente prevedibile - una lunghissima autostrada: e non solo alle critiche di chi fa l’indignato di professione, ma anche a quelle di chi solitamente cerca di non farsi prendere la mano da sentenze e giudizi troppo affrettati. E non stiamo parlando soltanto delle inevitabili (e, comunque, ci pare ampiamente giustificate) accuse di cinismo che sono piovute sulla gioiosa compagnia canterina, ma anche e soprattutto della sorpresa che ha destato, in molti di noi, l’irresponsabile leggerezza con la quale simili personaggi pubblici - non certo ignari di vivere sotto il controllo di una attentissima lente di ingrandimento - non abbiano minimamente compreso la sciocchezza che stavano commettendo, facendosi filmare mentre festeggiavano sulle note di una canzone di Fabrizio De Andrè. Canzone che tra l’altro – clamoroso autogoal che segue l’assist di cui dicevamo prima – racconta proprio di una donna sciaguratamente morta annegata.
    Non pretendiamo di essere governati da una classe politica che sia composta esclusivamente da persone sensibili e di buon cuore: il cinismo che imperversava negli anni della Prima Repubblica non ha, infatti, certo impedito ai partiti ed ai governi che c’erano allora di ricostruire, con grandi capacità e tensioni ideali, un Paese che la Guerra aveva lasciato nella miseria più nera...Vorremmo però che, oggi, a pilotare la nave Italia ci fosse almeno gente fornita di un normale buon senso...Almeno quello...Invece, l’arroganza e la totale mancanza di rispetto non solo per chi ha perso la vita in mare, ma anche per il comune sentire di tanti Italiani (tra i quali ci sono senz’altro anche molti elettori di Destra), ci inducono a porci un’unica e desolata domanda: in che mani siamo?
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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