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Per molte donne deportate nei campi di concentramento il prezzo della sopravvivenza fu la sterilizzazione. Oltre alle violenze, alle privazioni e alle umiliazioni molte di esse furono costrette a subire mostruosi esperimenti medici che avrebbero segnato i loro corpi per sempre. Nel suo ultimo libro “Quando imparammo la paura. Vita di Laura Geiringer, sopravvissuta ad Auschwitz” lo storico Frediano Sessi, uno dei massimi esperti dell’universo concentrazionario nazista, fa luce su un capitolo a lungo misconosciuto della Shoah, sul quale non erano stati finora pubblicati studi di rilievo in italiano: quello delle donne sottoposte ai cosiddetti trattamenti sperimentali dal professor Carl Clauberg. Una di esse era Laura Geiringer, una ragazza triestina – ebrea battezzata – che finì ad Auschwitz con tutta la sua famiglia e alla fine fu l’unica dei suoi parenti a salvarsi. Dopo la liberazione del campo rimase ricoverata per mesi nell’infermeria del lager insieme ad altre donne che, come lei, erano state sottoposte a esperimenti sulla sterilità femminile. Tornata a casa scelse di ricominciare a vivere ma il veleno di Auschwitz non le dette scampo.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Per molte donne deportate nei campi di concentramento il prezzo della sopravvivenza fu la sterilizzazione. Oltre alle violenze, alle privazioni e alle umiliazioni molte di esse furono costrette a subire mostruosi esperimenti medici che avrebbero segnato i loro corpi per sempre. Nel suo ultimo libro “Quando imparammo la paura. Vita di Laura Geiringer, sopravvissuta ad Auschwitz” lo storico Frediano Sessi, uno dei massimi esperti dell’universo concentrazionario nazista, fa luce su un capitolo a lungo misconosciuto della Shoah, sul quale non erano stati finora pubblicati studi di rilievo in italiano: quello delle donne sottoposte ai cosiddetti trattamenti sperimentali dal professor Carl Clauberg. Una di esse era Laura Geiringer, una ragazza triestina – ebrea battezzata – che finì ad Auschwitz con tutta la sua famiglia e alla fine fu l’unica dei suoi parenti a salvarsi. Dopo la liberazione del campo rimase ricoverata per mesi nell’infermeria del lager insieme ad altre donne che, come lei, erano state sottoposte a esperimenti sulla sterilità femminile. Tornata a casa scelse di ricominciare a vivere ma il veleno di Auschwitz non le dette scampo.

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