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Questa settimana abbiamo intervistato Maria Francesca Di Alessandro, co-founder insieme al compagno Hassan di District.
District è un progetto nato nel 2020: è una piattaforma che favorisce il matching tra designer e aziende. Maria Francesca e Hassan hanno intuito che c’era, e c’è tutt’ora, un forte disallineamento tra le richieste da parte delle aziende e le aspettative di giovani designer, spesso appena usciti dall’Università, poco consapevoli delle sfide del mondo del lavoro.
In questo episodio Maria Francesca ci ha raccontato di come District sia nata per colmare questo gap, mettendo da parte le lamentele e lavorando contemporaneamente su entrambi gli utenti della piattaforma: da un lato le aziende, educandole al rispetto e a una cultura del design, dall’altro i designer, formandoli e potenziando sempre più le loro skill.
In un mondo sempre più interconnesso e senza confini, Maria Francesca e Hassan non guardano solo all’Italia, anzi! District ha uno sguardo davvero europeo!
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E se vuoi approfondire questi e molti altri argomenti legati al fare impresa nelle Creative Industries c’è il sito flowerista.it e il nostro progetto di indagine permanente Osservatorio Imprese Creative.
Questa settimana abbiamo intervistato Sara Lucietto e Sanni Mezzasoma, founder di terraepaglia.
Quella di Sara e Sanni è un’impresa edile, nata nel 2015, che si occupa di costruzione con i materiali naturali, ma non solo. I due founder fanno anche formazione, sensibilizzazione e divulgazione di questo tipo di costruzione.
Si ispirano alla filosofia “panta rei”, utilizzando materiali naturali locali a partire dalla terra e dalla paglia, da cui il nome.
In questo episodio ci hanno raccontato di come si può diversificare l’offerta, dal lavoro in cantiere alla formazione, passando per le consulenze. Ma soprattutto di come valori profondi e radicati non facciano percepire realtà simili come competitor, ma bensì come opportunità di collaborazione per uno scopo comune più alto: la sostenibilità e l’attenzione verso l’ambiente.
Sara Lucietto e Sanni Mezzasoma sono stati pionieri nel settore della bioedilizia, inventandosi un mestiere a partire delle loro competenze, attitudini e valori. Senza schemi e modelli a cui riferirsi. Non è forse anche questa la creatività?
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Questa settimana abbiamo intervistato Anna Fornaciari e Anastasia Fontanesi, founder di Travel On Art e reFactory communication.
Anna e Anastasia, con il loro progetto editoriale Travel On Art e la loro agenzia di comunicazione reFactory Communication, lavorano per lo più nel settore culturale e artistico, che hanno visto cambiare nel profondo dal 2016 ad oggi.
In questo episodio abbiamo parlato del mestiere del Content Creator unito a quello di consulente e formatore. Con i loro due progetti, Anna e Anastasia si riconoscono in un mix di tutte queste figure professionali, pur dividendosi tra due brand diversi. Ma è proprio nell’unione di queste due prospettive che sta la loro forza.
Anna Fornaciari e Anastasia Fontanesi ci hanno raccontato in anteprima i progetti per il futuro: tante sfide all’orizzonte che includono anche la progettazione culturale
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Bentornati alla 4a stagione di questo podcast, che vuole dare voce a chi alla creatività non solo ci crede ma ci ha investito a tal punto da avviare un’impresa creativa. Vogliamo sapere come ha iniziato, come ha organizzato la propria attività, quali sfide ha affrontato, ma soprattutto, perché lo sta facendo, quali sono le motivazioni profonde e la visione di lungo periodo.
La prima protagonista è Valentina Barella, founder di Oriunda Jewels e co-founder di ABOUT Fucina Orafa, un coworking orafo a Milano.
Valentina si definisce artigiana, orafa ma anche designer, una figura un po’ ibrida e molto contemporanea.
In questo primo episodio parliamo di quanto un percorso di studi, che appare slegato dal lavoro che si svolge attualmente, si riveli invece una risorsa e una fonte d’ispirazione, donando unicità e peculiarità al proprio progetto. Parliamo del concetto di coopetition, ovvero delle potenzialità del lavorare insieme ad altri colleghi in uno spazio condiviso. Parliamo di leadership diffusa e valori comuni, del bisogno di crescere a livello personale prima ancora che economico.
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Siamo arrivati all’ultimo episodio di Metamorfosi2, dove parlo di strategia per il futuro. Il futuro è imprevedibile quindi è impensabile che la strategia che definiamo ora sia “per sempre”: dobbiamo infatti accettare l’incertezza ed essere flessibili, pronti a cambiare.
Questo però non significa che avere una strategia sia poco importante, anche se siamo un piccolo brand. Anzi: è una questione di mindset, di come affronteremo la quotidianità in modo proattivo. Ci aiuta nell’organizzazione e nella pianificazione delle nostre attività.
Mi piace pensare alla strategia come un gioco, mettendomi nei panni di chi accetta una sfida: so di poter contare sul capitale umano, sulle competenze di tutto il team, da cui potremo sempre trarre la linfa per andare avanti, qualunque cosa succeda.
Non possiamo infatti far riferimento solo ai dati o alla creatività, ma serve un continuo passaggio tra idea e validazione: una mentalità da scienziato, dove la ricerca permette di migliorare e trovare nuove soluzioni. Il business del futuro è questo: una ricerca costante.
La strategia allora può essere quella di creare workshop collaborativi, dove la creatività fluisce liberamente, per espandere le possibili visioni, soluzioni, alternative e idee in modo rapido. Poi ciascuna idea è sottoposta a una severa validazione, sapendo comunque che nessuna ricerca empirica ci darà mai la certezza assoluta come ce la dà il mercato.
Si conclude qui Metamorfosi2, ma puoi continuare a seguirmi anche su www.flowerista.it e su tutti i social con @flowerista.it.
In questo 9° e penultimo episodio ti parlo del concetto di “holding culturale”, ovvero della convinzione di poter trasferire la struttura di una holding nell’ambito culturale.
Noi infatti siamo partiti con una società che si chiama Vivarium Creative Lab, che sapevamo avrebbe col tempo ospitato – come un grande contenitore – varie iniziative e attività rivolte a target diversi che avrebbero avuto naming e necessità di brand diversi.
Queste sono:
Tra tutte queste iniziative c’è una grandissima compenetrazione e trasversalità grazie al filo conduttore che tiene unito tutto questo: la nostra visione. Vogliamo dimostrare che “con la creatività si mangia” e tutte le nostre attività hanno questo scopo e contribuiscono a perseguire il nostro obiettivo.
In una situazione così complessa, ovviamente non tutte le aree possono avere la stessa marginalità, ma è importante saper riconoscere che c’è del potenziale anche in un’attività che al momento sembra debole. Solo così si può fare innovazione.
È proprio nella diversificazione e nel multibrand che siamo riusciti a superare una situazione come quella della pandemia senza troppe difficoltà!
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Siamo arrivati all’8° episodio, dove ti parlo dello smart-working. Ha ancora senso avere una sede fisica e un cartellino da timbrare ogni giorno?
Noi una sede ce l’abbiamo, ma credo che il sistema del controllo sul posto di lavoro nel settore dei servizi sia un modello ormai superato.
Ti racconto della nostra esperienza di un’azienda che lavora quasi totalmente in remote working, pur avendo una sede fisica. Abbiamo infatti il nostro Biscottificio, uno spazio piccolo dove possiamo ritrovarci e ospitare poche persone, ma che privilegia l’aspetto estetico e architettonico piuttosto che la capienza dei grandi capannoni. Nello scegliere questo spazio avevamo capito che la maggior parte dei nostri collaboratori prediligeva la flessibilità rispetto al doversi recare quotidianamente in sede. Una scelta che si è rivelata ancora più giusta con lo scoppio della pandemia.
Ci sono infatti tantissimi strumenti che ci permettono di lavorare in modo allineato anche da lontano, come HubSpot, Asana, Google Drive e Calendar, Postpickr...
Ciò che è fondamentale è la coordinazione, l’organizzazione e la comunicazione reciproca, attraverso riunioni mensili, recap settimanali, piccoli aggiustamenti quotidiani affinché ciascuno abbia chiara la visione d’insieme e sia consapevole di cosa sta succedendo in parallelo in tutta l’azienda.
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Finalmente l’atteso 7° episodio dove ti racconto come è strutturato al momento il team Flowerista, ma anche come si sta delineando il suo orizzonte di sviluppo.
Flowerista ha una struttura a cerchi concentrici, che seguono due direttrici di sviluppo:
Questo connubio ci permette di mettere insieme una varietà di esperienze che portano valore aggiunto a tutto il nostro ecosistema. È proprio su questo aspetto che vogliamo puntare.
Amo definire il modello organizzativo di Flowerista come “free-linkage”: si basa sull’unione di persone accomunate da valori comuni, ciascuna delle quali è libera di apportare il proprio capitale umano e sociale. L’insieme ne beneficia e come si dice...l’unione fa la forza!
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Il tema di questo 6° episodio è centrale nel percorso di un’azienda. Ti parlo di gestione e pianificazione finanziaria, argomento un po’ difficile da trattare. Questi due aspetti rappresentano però un elemento molto importante per il futuro dell’azienda e in questo senso è fondamentale abbracciare la filosofia dell’imprenditorialità consapevole: capirci di più del proprio bilancio, anche se poi ci si affida a degli esperti.
Ti racconto come nella mia esperienza ho cercato di affrontare questi aspetti apparentemente “freddi” pur mantenendo il mio approccio e il mio stile, insomma il mio cappello rosso con il ponpon applicato alla finanza.
Si parla tanto di fatturato senza andare nel dettaglio e capire cosa vuol dire fatturato in termini di sostenibilità.
Per concludere, mi sono voluta soffermare su come il valore dell’azienda non sia solo una questione del fatturato a fine anno, ma sia dato da una serie di altri indicatori molto significativi, che riguardano il suo valore potenziale, ovvero le possibilità che potrebbero aprirsi in futuro.
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In questo quinto episodio ti parlo delle tecniche di growth hacking, ovvero “è tempo di scalare!”. Come si fa a crescere?
Ti mostrerò che esistono anche tante tecniche diverse dalle più famose (e costose) di cui il web è pieno. In linea con i nostri valori di fondo e per sviluppare un ragionamento e pensiero laterale, abbiamo cercato di capire e testare quali strategie alternative possono essere interessanti e altrettanto valide ed efficaci.
Ti presenterò due strategie di cui si sente parlare poco:
1. Ufficio stampa: non è la strategia che ti permette di aumentare subito il numero clienti, ma ti consente di proteggere, consolidare e incrementare la reputazione del brand, acquisire autorevolezza, inserirsi in nuove nicchie e ambienti
2. Partnership: come nel nostro caso ci hanno permesso di entrare in community già costituite, ma ponendo sempre grande attenzione al modo con cui lo facciamo.
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