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In questo episodio ti racconto di come stiamo fornendo il nostro servizio 100% digital senza doverci avvalere di una piattaforma proprietaria. Ho infatti costruito la mia azienda senza scrivere una sola riga di codice.
Ovviamente ho dovuto appoggiarmi a piattaforme esterne e lavorare sull’interazione di diversi sistemi. Ma se questo può sembrare un punto di debolezza, in realtà si è rilevato il nostro punto di forza: la tecnologia rischia di essere fredda e distaccata mentre noi abbiamo voluto concentrarci sul customer care, il nostro vero asso nella manica.
Anche se non escludo la possibilità di evolverci in futuro, con la mia esperienza ho voluto dimostrare che il sistema no-code può funzionare e consente di focalizzarsi su aspetti che spesso vengono trascurati e che invece sono molto importanti.
Come imprenditori si tende a concentrarsi sempre su cosa aggiungere, ma alle volte si può anche pensare a quali barriere si possono rimuovere!
Ogni settimana esce un nuovo episodio su diversi aspetti che riguardano il passaggio da freelance a società, se non vuoi perderteli attiva le notifiche!
In questa puntata ti racconto chi sono i soci della Vivarium Creative Lab, chi sono le protagoniste del Team Flowerista, come lo stiamo allargando, ma anche come un domani potremmo decidere di far entrare dei soci di capitale.
Mi soffermo sul tema della collaborazione uomo-donna e in particolare sul rapporto tra me e il mio co-founder, nonché compagno di vita, Marco. La crescita del Team ci ha portato a riflettere sull’importanza della diversity e dell’inclusion, perché se vogliamo essere veramente inclusivi anche il Team deve essere disomogeneo al suo interno. Disomogeneo non è per forza un aggettivo negativo, vuole indicare infatti la complementarietà di profili che genera diversità. Di linguaggio, di esperienze, di idee, pur condividendo gli stessi valori come l’impatto sociale, ambientale, trasparenza, empatia, intelligenza emotiva e curiosità.
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Questa è la seconda puntata della serie Metamorfosi 2, in cui racconto il passaggio da freelance a imprenditrice e lo faccio portandoti con me nel dietro le quinte, a guardare in faccia le scelte di business che ho fatto.
In questa puntata rispondo a queste domande:
- quanto investiamo nella produzione di contenuti in Flowerista
- quante business unit abbiamo e come abbiamo deciso di diversificare i profili per diversi scopi e pubblici
- come è organizzata la redazione, che presiede alla stesura dei contenuti
- perchè abbiamo scelto di NON avere un brand manager per ciascuna area ma un'unica figura trasversale che si occupa di tutte quante
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A due anni e mezzo di distanza dalla web serie Metamorfosi 1, uscita a settembre 2019, quando ancora ero una freelance che lavorava da sola e stava muovendo i primi passi nel mondo digital, eccomi con Metamorfosi 2, ovvero: come sono cambiate le cose da allora? Beh, la verità è che le cose cambiano quando ti rendi conto che stai lavorando a qualcosa che continuerà ad esistere tra 10 anni. Questo è stato il mio più grande shift mentale, a cui è seguito un altro cambiamento di prospettiva, ancora più importante: non volevo più lavorare da sola, sentivo che era il momento di coinvolgere altre persone e creare un team. Ma le sensazioni non bastano. In questa puntata ti racconto il dietro le quinte di tutti i ragionamenti che ho fatto.
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Questa è la terza stagione di “Con la creatività si mangia” ma è anche Metamorfosi2 su YouTube.
Qui invece trovi il video sull'Impatto sociale e ambientale di Flowerista, menzionato nel podcast: https://youtu.be/9-EcP7vKkIM
Già da tempo si sta facendo strada l’open innovation, l’innovazione aperta. È un nuovo approccio strategico e culturale in base al quale le imprese, per creare più valore e competere sul mercato, non si avvalgono soltanto di risorse interne, ma cercano anche idee, soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno. Magari da realtà snelle e flessibili come freelance e micro-brand, startup, università, istituti di ricerca, consulenti.
Grazie all’open innovation è possibile sviluppare il network attraverso cui accedere a informazioni e risorse complementari, e affrontare nuovi mercati. Questo approccio all’innovazione comporta un cambiamento della cultura interna, e quindi dei processi aziendali, del business model e dei profili lavorativi.
Ne parliamo in questa puntata, in cui mettiamo a confronto e in relazione l'innovazione portata avanti dalle grandi imprese e quella delle piccole realtà, snelle ma molto instabili.
Il focus della puntata di oggi rimane sempre l’innovazione, ma ci soffermeremo in particolare su quella digitale. Fare Innovazione Digitale non vuol dire semplicemente utilizzare le nuove tecnologie in quanto tali, ma partire da queste per conoscere meglio le persone, ripensare e semplificare un processo produttivo e creativo, ridisegnare i modelli che governano il business.
Insomma, Innovazione Digitale è un concetto molto ampio e trasversale. Si riflette in tutti i cambiamenti, non solo tecnologici appunto, ma anche sociali, organizzativi, culturali, creativi che migliorano la nostra vita di tutti i giorni. Mentre evolve la tecnologia, di pari passo evolvono in digitale anche i modelli di business e di organizzazione delle aziende. Ecco perché è imprescindibile palarne e affrontare questo tema.
Una premessa doverosa: classificare i tipi di innovazione non è facile, perché le variabili da considerare sono davvero tante, ma ci proviamo.
L’innovazione può assumere diverse forme, in più può variare di intensità e di ampiezza in base alle circostanze e al contesto. Alcune possono rivelarsi più efficaci di altre, anche inaspettatamente. L’innovazione è di per sé fluida, e i diversi tipi possono fondersi tra loro per creare sfumature sempre diverse.
Giusto per fare un esempio, potremmo fare innovazione dal punto di vista tecnologico creando un nuovo prodotto per un mercato già esistente. Oppure potremmo vendere un prodotto “vecchio” a un pubblico diverso dal precedente, che magari fino a quel momento non pensava di averne bisogno. E così via.
Ad ogni modo, ciò che è certo è che l’innovazione non è solo una sfida da affrontare ma è una necessità a tutti gli effetti, fondamentale per la sopravvivenza di ogni attività nel tempo. Avere un’idea delle tipologie di innovazione che esistono può fornirci delle linee guida da seguire.
Nella puntata di oggi andiamo a scoprire un altro lato ancora dell’innovazione, quella portata avanti dal cosiddetto outsider. Parleremo di persone che sono in grado di portare innovazione in un settore diverso dal proprio, grazie alla contaminazione dei saperi, alla loro tenacia e lungimiranza. Sono uomini e donne che, partendo dai margini di un settore, alla fine arrivano a rivoluzionarlo e a trasformarlo per sempre.
Nella puntata di oggi analizziamo un altro aspetto che caratterizza l'innovazione: l'intervento dei consumatori finali nel plasmare il destino di un'invenzione. Parleremo di quel tipo particolare di innovazione che nasce per rispondere a un bisogno reale, già esistente e ben identificato, ma che alla fine senza volerlo si ritrova a soddisfare una necessità completamente diversa. Individuata appunto dal pubblico stesso, che, si sa, predilige la funzionalità!
E in alcuni casi, l’innovazione stessa risulta essere più rivoluzionaria e potente di quella che ci si era immaginati all’inizio.
Negli episodi precedenti abbiamo visto come l’innovazione abbia permesso in passato (e permetta tuttora) di rispondere a dei bisogni reali delle persone, portando dei cambiamenti migliorativi all’interno della società, anche se spesso viene tralasciato (più o meno inconsapevolmente) l’impatto negativo che talvolta ne consegue.
Nella puntata di oggi esploriamo l’innovazione da una prospettiva un po’ diversa, ovvero andiamo a vedere quei casi in cui l’innovazione crea nuovi bisogni, spesso non essenziali, a cui dare risposta. E qualche volta dà vita a vere e proprie mode. Questo accade più che mai nell’epoca del consumismo in cui viviamo, tipica delle società industrializzate. Come tutti ormai sappiamo, la cosiddetta “società dei consumi” si basa proprio sull'acquisto di beni superflui, che generano a loro volta altri bisogni, spinti come siamo da motivi di imitazione sociale e accettazione all'interno di gruppi.
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