“Sei arrabbiato e triste?” “Chi, io? Ma no, santo cielo, queste cose non mi toccano”. Suona familiare? È la prima negazione di un sentimento: salvare la faccia e cercare di conservare il mio atteggiamento indifferente.
Ora inizio a pensare e a rimuginare l’episodio nella mia mente. Mi consuma. Lo stomaco mi si stringe mente il risenti mento monta. “No, non c’è niente che mi disturba, sono solo stanco”. Seconda negazione.
La mia concentrazione si dissolve. Non riesco a pensare. Il disorientamento fa girare la mia mente su sé stessa. Un rumore improvviso, la domanda di un bambino o un piatto rotto mi fanno alzare la voce: “No, non c’è niente che non va! Lasciatemi in pace!”. Terza negazione.
Si può sperare che urlare mi abbia permesso di sfogarmi un po’. Se no, la fase successiva può essere aggredire fisicamente le persone vicino a me. Ora lasciate che riporti indietro l’orologio. “Sei arrabbiato e triste?” “Sì. Parliamone e sistemiamo subito questa faccenda.”
Niente negazione, niente tormento, niente dolore temporaneo. Che differenza!
Dammi in coraggio di ammettere e accettare i miei sentimenti, invece di negarli.
Posso salvarmi da un dolore grande, eliminandolo quando è ancora piccolo.