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  • Antonio Scommegna, Presentazione del libro di poesie di Ferruccio Orusa "Memorie"
    Antonio Scommegna


    Sabato 25 marzo 2023, ore 16.30 – Antico Palazzo Comunale Via Miretti
    Reading poetico presentazione silloge MEMORIE di Ferruccio Orusa


    L’ Associazione Culturale Cenacolo “Clemente Rebora” nell’ambito del XV° FESTIVAL di ESPRESSIONE ARTISTICA e di IMPEGNO CIVILE “LA POESIA, ESPRESSIONE di TENSIONE UMANA e SPIRITUALE”, organizza per la “ GIORNATA MONDIALE della POESIA” Sabato 25 Marzo 2023 alle ore 16,30 presso la Sala dell’Antico Palazzo Comunale in via Miretti di Savigliano il reading e presentazione della silloge “MEMORIE” di FERRUCCIO ORUSA.
    Intervengono: Antonio Scommegna, Presidente dell’Associazione Culturale Cenacolo “Clemente Rebora”; Maria Franca Dallorto Peroni, Presidentdell’Associazione Culturale “Massimiliano Kolbe”. Premio di Poesia. Legge Paolo Dompè. Spazi musicali a cura del Civico Istituto Musicale “ G. B. Fergusio ” di Savigliano.


    Il filo tenace della memoria, preziosa occasione di vitaIl tema della memoria è centrale nella raccolta poetica “MEMORIE” di Ferruccio Orusa. I ricordi non svelano il segreto della loro presenza, rinviano piuttosto a vicende di vita e di morte, di gioia e di dolore, lasciando come unico conforto l’immagine viva ma fragile di una speranza di felicità. La memoria, oscurata dall’inesorabile scorrere del tempo, reca conforto e ruota attorno all’esistenza del poeta. Le presenze, gli incontri aprono un varco reso possibile dall’attivazione del ricordo carico di relazioni umane, dei momenti di un passato forse felice e un presente sempre più vuoto e smarrito. Possiamo rintracciare un forte dinamismo delle sensazioni legate all’illuminarsi o all’indebolirsi del ricordo, il bisogno di riannodare un contatto con il passato, spinge il poeta a recuperare momenti ed eventi di cui vuole conservarne traccia. Quante volte abbiamo desiderato tornare indietro nel tempo per rivivere momenti belli del nostro passato, magari per cambiare qualcosa in un momento in cui avremmo voluto o dovuto agire diversamente, oppure per vederci chiaro in alcuni episodi che hanno influenzato il nostro presente. Ma purtroppo non si può. E allora non ci resta che affidarci ai ricordi, alla nostra memoria che conserva come un archivio tutto quello che abbiamo visto, detto, vissuto. I ricordi sono parte di noi, ci dicono ciò che siamo mostrandoci ciò che eravamo. Una silloge delicata e concreta, una sessantina di liriche in cui Orusa racconta la sua quotidianità in maniera mai banale, utilizzando un linguaggio semplice e diretto, con le parole di tutti i giorni permeate da un grande senso del ritmo che attraversa il dolore, la solitudine, la sofferenza, il silenzio. Prende forma, così, il suono della voce nell’urto materiale della parola, quando è maturata l’urgenza di dire, di scrivere e la poesia affonda nell’inevitabile fragilità dell’esistenza. Orusa rivive i luoghi, le cose e le persone in un’ambientazione intima, familiare e pone grande speranza nella poesia che porta dove nessun’altra cosa arriva perché rischiara significati nascosti tra le pieghe della realtà, li rende disponibili, ne offre una immediata percezione. Nelle sue poesie rintracciamo e riconosciamo la duplice natura umana e civile.
    Prof. Antonio Scommegna






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  • Beppe Giacone "Canté j'euv"
    Beppe Giacone
    "Canté j'euv"


    Il Cantè J'Euv, o "questua delle uova" è un'usanza quaresimale che si svolgeva nelle comunità contadine di tutto il Piemonte meridionale: Langhe, Roero, Monferrato, Alessandrino e Acquese.Per dare il benvenuto alla primavera, gruppetti di giovani, al ridestarsi della natura e del nuovo ciclo vitale, prendevano nottetempo la via delle colline e raggiungevano le aie delle cascine più lontane; qui si improvvisavano musici e cantori ed intonavano un canto sotto le finestre dei padroni di casa, aspettando che si destassero dal primo sonno per chiedere un dono in cambio dell’auspicio di nuova vita di cui erano portatori.
    I contadini, spesso svegliati dall’abbaiar dei cani, scendevano nei cortili e donavano uova fresche o altri generi alimentari, che il gruppo di questuanti avrebbe conservato fino al lunedì dell’Angelo per preparare frittate durante la “merendina” di Pasquetta.
    Alle famiglie avare che non aprivano la porta erano riservate alcune strofe di “maledizione” che la comitiva intonava per castigare la casa e gli abitanti che non accoglievano di buon grado lo spirito benefico primaverile di cui si sentivano ambasciatori.
    Questo antico rito di propiziazione è stato fortemente radicato fino al periodo fra le due guerre.
    Dagli anni ’70 molti gruppi locali hanno iniziato a riproporre spontaneamente il Cantè J’euv Dagli anni ’70 molti gruppi locali hanno iniziato a riproporre spontaneamente il Cantè J’euv, che è tornato ad essere uno dei momenti di festa e goliardia più in voga del periodo primaverile! Le questue spontanee si svolgono in moltissimi paesi, ma ogni anno i gruppi di cantori spontanei dei Comuni del Roero si ritrovano insieme per una nottata di folklore, musica, canti, goliardia e convivialità con i banchetti enogastronomici delle Pro Loco.


    - Sabato 25 Marzo a partire dalle h 18 a SANFRE', piccolo comune del Roero confinante con la città di Bra, verrà allestito il CANTE' J'EUV DJI AMIS, con le Pro Loco di Sanfrè, Pocapaglia, Monticello d'Alba e Ceresole d'Alba.

    - Sabato 1° Aprile a partire dalle h.19 a SAN ROCCO di MONTALDO ROERO, piccolo Comune abbarbicato della dorsale delle Rocche, il fenomeno geologico di erosione che caratterizza il Roero come un piccolo canyon, sarà allestito il “CANTE' J'EUV DEL ROCHE”, con oltre 12 tra Pro Loco e associaizoni del Roero.




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    12 min
  • Paolo Caraccio "Giornata Internazionale della Meteorologia"
    Paolo Caraccio
    "Giornata Internazionale della Meteorologia"
    giovedì 23 marzo 2023
    DataMeteo
    https://datameteo.com





    “Il futuro di Tempo, Clima e Acqua attraverso le generazioni” è il tema scelto quest’anno dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) delle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale della meteorologia che, dal 1961, ricorre il 23 marzo.Con la scelta di questo tema nell’anno del 150° anniversario dalla nascita dell'Organizzazione Meteorologica Internazionale, antesignana dell’attuale Organizzazione Meteorologica Mondiale, fondata nel 1950 dopo la nascita delle Nazioni Unite, quest'ultima vuole mettere in evidenza le conquiste del passato, i progressi attuali e il potenziale futuro – dai telegrafi ai supercomputer alla tecnologia spaziale – sottolineando come la cooperazione internazionale sia stata essenziale dal 1873 a oggi e come questa filosofia dovrà guidare anche il lavoro delle generazioni di oggi e di domani, prendendo consapevolezza della crisi climatica in corso.



    venerdì 14 aprile, ore 21
    Busca (Cuneo) Teatro Civico
    Ospite d'onore il meteorologo de LA7TV Paolo Sottocorona ci parlerà della sua esperienza aiutato da altri due interlocutori di spicco: Massimo Enrico Ferrario, meteorologo e segertario di AMPRO (Associazione Meteorologi Professionisti), e con l'aiuto delle immagini e dell’empatia di Simone Mondino, fotografo e montanaro digitale.




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  • Federico Baccomo "Sull'isola"
    Federico Baccomo
    "Sull'isola"
    Mondadori Editore
    https://mondadori.it


    Marta sta per salire su un aereo. La meta è una piccola isola greca semidisabitata e battuta da una pioggia incessante, un posto incontaminato in cui è chiamata a realizzare un ambizioso progetto professionale destinato a cambiare le sorti del luogo e della sua carriera. Ma questo viaggio, per Marta, è qualcosa di più di una trasferta di lavoro. Da quando si è spezzato qualcosa nel rapporto con il marito – precipitato in una depressione da cui sembra incapace di uscire – Marta si sente svuotata, priva di risorse. Le farà bene starsene lontana per un po’. A farle compagnia solo un vecchio romanzo ingiallito preso all’ultimo istante in aeroporto. Lei e Diana, la protagonista, hanno molto in comune: sono entrambe in fuga, ed entrambe alla ricerca di qualcosa che le riporti in vita dopo un periodo di stallo. Ma la sovrapposizione non si ferma qui: le corrispondenze, all’inizio curiose, si moltiplicano in modo inquietante Come inquietante, e affascinante al tempo stesso, è la presenza di un misterioso uomo che dell’isola sembra conoscere ogni segreto. Ben presto, quella che doveva essere una semplice parentesi – di lavoro, di riflessione – diventa per lei l’occasione di un’implacabile resa dei conti: con il marito, con il suo capo, con se stessa. Fino all’estremo delle sue possibilità.


    In questo romanzo sorprendentemente generoso, Baccomo fa confluire i suoi molteplici talenti: una scrittura spigliata dai dialoghi perfetti, la finezza psicologica, l’arguzia, l’attitudine introspettiva coniugata alla capacità di concepire un intreccio in cui si alza sempre la posta per lasciare il lettore senza fiato.

    Federico Baccomo è nato a Milano nel 1978. È autore di diversi romanzi, tra cui Studio illegale (Marsilio, 2009), Woody (Giunti, 2015) e Che cosa c’è da ridere (Mondadori, 2021). Oltre ai romanzi, scrive per il cinema, il teatro e la televisione.



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    19 min
  • Michela Graziani "Bach" Pedro Eiras
    Michela Graziani
    "Bach"
    Pedro Eiras
    il ramo e la foglia Edizioni
    https://ilramoelafogliaedizioni.it



    Traduzione a cura di Michela Graziani

    Strutturato non in capitoli convenzionali, ma in quattordici sezioni, il libro parla di tutto ciò che ruota attorno alla figura del compositore tedesco: la musica in primis, a cui si aggiungono il ricordo di Bach attraverso la lettera della seconda moglie, Anna Magdalena, del 1750, la lettera di Gustav Leonhardt all’amico Nikolaus del 1973, il montaggio cinematografico di Straub e Huillet nel 1968 (dove Leonhardt ha interpretato Bach), Lisboaleipzig di Maria Gabriela Llansol; il ricordo di Anna Magdalena Bach nella biografia romanzata di Esther Meynell; i dibattiti musicali intrapresi da un gruppo di tecnici del suono newyorkesi; il silenzio della musica durante i viaggi della deportazione, tra cui quello di Etty Hillesum; il tema universale della vita e della morte e l’effetto catartico della musica celebrati nelle varie sezioni.
    La scrittura fluida, ora di impronta moderna, ora contemporanea, abbinata a un meticoloso e filologico approccio testuale e ad affascinanti intrecci intertestuali, rappresentano la cifra stilistica di Pedro Eiras che permette al lettore di lasciarsi trasportare in spazi e tempi diversi, solo apparentemente lontani tra loro.


    «Non si può risuscitare il XVIII secolo, ma inventare il passato in base al nostro desiderio. Per questo inventiamo il nostro desiderio. Per questo Esther Meynell è fedele soprattutto quando ritrae la scena più inverosimile: Anna Magdalena che sorprende Johann Sebastian a comporre, fuggendo, piangendo, proprio come piangiamo noi oggi.»


    Pedro Eiras
    Professore di Letteratura Portoghese presso l’Università di Porto e ricercatore presso l’Istituto di Letteratura Comparata Margarida Losa, dal 2001 Pedro Eiras è autore di opere di finzione narrativa (Bach, Cartas Reencontradas de Fernando Pessoa, A Cura, O Mapa do Mundo), teatro (Um Forte Cheiro a Maçã, Uma Carta a Cassandra, Um Punhado de Terra, Bela Dona), poesia (Inferno, Purgatório, Paraíso), saggistica (Esquecer Fausto, Tentações, Os Ícones de Andrei, Constelações 1, 2 e 3) e altri testi di più difficile classificazione (Boomerang, Substâncias Perigosas, [...], Regras para a Direcção do Espírito), solo per citarne alcuni. La sua produzione teatrale è stata rappresentata e tradotta in vari paesi europei. Nel 2006 Esquecer Fausto ha ricevuto il premio PEN Clube Português rivolto alla saggistica; nel 2021 Inferno è stato premiato a Vila Real con il prestigioso premio “António Cabral”. Vari libri di Pedro Eiras sono stati pubblicati in Brasile, Francia, Inghilterra, Romania. Bach è il suo primo libro edito in Italia.


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    24 min
  • Andrea Staid "Cosa significa sentirsi parte della natura?"
    Andrea Staid
    Dialoghi di Pistoia
    https://dialoghidipistoia.it



    Dialoghi di Pistoia: l’antropologo Andrea Staid terrà la lezione Cosa significa sentirsi parte della natura? Uno sguardo antropologico Venerdì 24 marzo ore 11 al teatro Bolognini | ore 11.15 in streaming su Fb e YT

    Dopo il primo incontro propedeutico alla XIV edizione dei Dialoghi di Pistoia, che ha registrato il tutto esaurito, venerdì 24 marzo alle ore 11, sempre al teatro Bolognini, sarà l’antropologo Andrea Staid a tenere la seconda lezione dal titolo: Cosa significa sentirsi parte della natura? Uno sguardo antropologico (www.dialoghidipistoia.it).

    L’appuntamento, pensato per le scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia, è aperto gratuitamente anche al pubblico (con prenotazione obbligatoria a [email protected]). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube dei Dialoghi, a partire dalle 11.15. Il festival di antropologia del contemporaneo mantiene così vivo il legame con le scuole di tutta Italia, che da 13 anni seguono le lezioni preparatorie alla manifestazione, e con gli appassionati che desiderano approfondire i grandi temi della contemporaneità.
    Negli ultimi anni l’ambiente e la crisi climatica sono tra i temi più narrati e discussi: come può contribuire l’antropologia a questo dibattito? Cosa si intende quando si parla di pluralità eco-sistemica? Risponde Andrea Staid, tentando di fornire una piccola guida utile a orientarsi tra concetti nuovi, ma soprattutto funzionale alla presa di coscienza che per cambiare il mondo da un punto di vista ecologico e sociale, per salvarci dal “disastro”, è necessario un modo differente di guardare e pensare alla “natura”. L’antropologia, raccontando e narrando altri modi di vivere – che per lungo tempo abbiamo erroneamente considerato “primitivi” o “selvaggi” – può insegnarci a decentrare il nostro sguardo: molte società, mantenendo legami di complicità e d’interdipendenza con gli abitanti non umani del mondo, hanno saputo preservarsi dal saccheggio irresponsabile del pianeta, nel quale gli occidentali si sono impegnati senza sosta negli ultimi tre secoli.





    Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba di Milano, di Antropologia culturale all’Università statale di Genova, di Letterature comparate all’Università Insubria e ricercatore all’Universidad de Granada. Dirige per Meltemi la collana Biblioteca/Antropologia. Ha scritto: I dannati della metropoli (Milieu, 2014), Gli arditi del popolo (Milieu, 2015), Le nostre braccia (Milieu, 2015), Abitare illegale (Milieu, 2017), Senza Confini (Milieu, 2018), Contro la gerarchia e il dominio (Meltemi, 2018), Dis-integrati (Nottetempo, 2020), La casa vivente (ADD, 2021), Essere natura (UTET, 2022). I suoi libri sono tradotti in Grecia, Germania, Spagna, Cina, Portogallo, Cile. Collabora con diverse testate giornalistiche tra le quali Il Tascabile e Left.



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    14 min
  • Francesco Stocchi "Giuseppe Penone. Gesti Universali"
    Francesco Stocchi
    "Giuseppe Penone. Gesti universali"
    Galleria Borghese, Roma


    Oltre trenta opere realizzate tra gli anni Settanta e i primi Duemila in un percorso che attraversa il Salone di Mariano Rossi, la Sala di Apollo e Dafne, la Sala degli Imperatori e quella di Enea e Anchise per espandersi nel Giardino dell’Uccelliera ed eccezionalmente nel Giardino della Meridiana: con Giuseppe Penone.
    Gesti Universali, a cura di Francesco Stocchi, fino al 28 maggio 2023 la Galleria Borghese torna ad aprirsi al contemporaneo, una mostra che è un omaggio all’immutata vitalità della scultura e a un Maestro dell’Arte Povera. L’esposizione parte dalla ricerca di qualcosa che non è presente negli splendidi spazi della Galleria, offrendo una nuova lettura di quel rapporto tra paesaggio e sculturache la statuaria antica presente nella collezione del museo ci racconta secondo canoni classici. Un percorso che si pone in perfetta continuità con le ricerche sul rapporto tra Arte e Natura che caratte­rizzano la direzione di Francesca Cappelletti.


    Giuseppe Penone. Gesti Universali non propone alcun confronto ma presenta opere scelte come “riflesso” rispetto all’ambiente, offrendo un “completamento” di elementi: nelle sale caratterizzate da un tripudio di marmi, sculture e decorazioni – magnifiche rappresentazioni del mondo minerale – Penone aggiunge un innesto organico di foglie, cuoio, legno che col­lega e definisce i due universi. Nei Giardini invece, l’integrazione guarda al mondo dei metalli, con sculture in bronzo che dialogano con la ricca vegetazione circostante, arricchita da circa quaranta nuove piante in vaso chiamate a sorreggere alcune opere. Il percorso espositivo comprende nuclei di opere meno note o iconograficamente poco asso­ciate al lavoro di Penone, come Sguardo vegetale, e altre esposte per la prima volta in gruppi tematici – Soffio di foglie e Respirare l’ombra – inserite nello spazio come presenze autono­me e originali. Nell’assenza di mitologia dei lavori di Penone, la narrazione sposta il suo asse, e il rapporto tra tempo naturale e passato storico dà vita a un nuovo presente incerto.


    'Questa mostra è un dialogo tra oggetti che esprimono dei pensieri di epoche diverse ma che hanno come filo conduttore comune il rapporto tra l’uomo e la materia che lo circon­da. Questo avviene nell’azione che produce l’opera e che accomuna le opere della Galleria Borghese con la realtà di oggi. Solo attraverso una riflessione con i materiali e con lo spirito che ha sviluppato quelle forme d’arte, si può creare un dialogo che non è un confronto ma un tentativo di porre l’attenzione su dei valori che si possono ritenere condivisi.” afferma Giuseppe Penone.
    'La mostra Gesti Universali presenta un dialogo che assume la forma di un innesto tra la dimensione minerale, ampiamente presente nella Galleria Borghese, e quella organica che caratterizza l’opera di Penone. Un’interrogazione sulla scultura libera da ogni sensazionali­smo, volta a indagare la rappresentazione della natura in relazione al tempo di un passato storico. Un dialogo di idee e materiali, rispetto a un confronto di forme e simboli, che esprime tutta la vitalità della natura umana e di quella vegetale.” dichiara il curatore della mostra, Francesco Stocchi. 'Con la mostra di Giuseppe Penone concludiamo la serie di mostre che da due anni cercano di comunicare al pubblico della Galleria Borghese la ricerca su arte e natura, su creatività dell’artista e elementi naturali. Il percorso si svolge in maniera significativa da alcune sale del museo allo spazio esterno, consentendo al visitatore di mettere a fuoco relazioni fra la materia e il gesto dell’artista e riscoprire la potenziale alleanza fra l’essere umano e la natura nel ciclo del tempo.” afferma la direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa con un’intervista all’artista di Francesco...
    13 min
  • Valentina Pazé "Libertà in vendita" Biennale Democrazia
    Valentina Pazé
    "Libertà in vendita"
    Bollati Boringhieri



    Biennale Democrazia
    Giovedì 23 Marzo - 18:30


    Valentina Pazé, Giorgia Serughetti
    coordina Valeria Verdolini
    Cavallerizza Reale, Aula Magna, Torino

    In un’epoca in cui siamo tutte e tutti invitati a farci imprenditori di noi stessi e a investire sul nostro capitale umano, torna in primo piano la questione della mercificazione del corpo femminile. I fenomeni della prostituzione e della maternità surrogata, in particolare, pongono difficili interrogativi all’etica, al diritto, alla politica. È possibile stabilire un limite a ciò che i soldi possono comprare? Che dire quando sono le donne stesse a rivendicare il diritto di disporre del proprio corpo come se si trattasse di una merce? Quale rapporto tra libertà e mercato?



    Valentina Pazé
    "Libertà in vendita"
    Il corpo fra scelta e mercato
    Bollati Boringhieri
    https://bollatiboringhieri.it







    Che cosa hanno in comune la prostituzione, la maternità surrogata e l’uso del velo all’interno dell’islam? Il fatto di coinvolgere – spesso, anche se non sempre – il corpo delle donne. Ma anche la capacità di fare emergere la natura contraddittoria, ambivalente, disturbante della libertà nell’epoca del neoliberismo e delle democrazie di mercato.
    Da un lato, in effetti, la possibilità di offrire il proprio corpo a fronte di un compenso sembra ampliare la gamma delle scelte a disposizione in termini di uso del proprio corpo, del proprio tempo, della propria autonomia. Dall’altro, però, accedere a queste stesse possibilità richiede anzitutto di acconsentire a considerare l’intimità, sessuale e riproduttiva, come una merce tra le altre. Difficile non chiedersi, allora, se simili scelte possano ritenersi genuinamente volontarie. Da qui la domanda che percorre tutto il libro di Valentina Pazé: siamo davvero liberi? E se sì, di quale libertà parliamo?
    Per rispondere, l’autrice impiega in modo chiaro, lucido, preciso, gli strumenti della filosofia: in primis di quella antica, che ha fornito le categorie per impostare il dibattito sulla libertà, e in secondo luogo del pensiero politico moderno e contemporaneo. Che si interfaccia inevitabilmente, su questi temi, con quello sociologico, giuridico ed economico.
    In un mondo sempre più diseguale, dietro un incontro formalmente paritario tra soggetti liberi e consenzienti si nascondono spesso – pur mediati dalla forma giuridica del contratto – rapporti di subordinazione, se non di vero e proprio sfruttamento. È un’asimmetria sostanziale, insomma, a generare le forme contemporanee di uno strano tipo di schiavitù, che appare, a prima vista, volontaria e deliberata.
    Proprio a partire da questa ambivalente «libertà» prende parola Valentina Pazé. Non per ridurne o squalificarne la portata, ma per restituirne la profondità storica, esistenziale e filosofica. Metterne in luce le contraddizioni, e nominarne gli effetti. Che, nelle odierne democrazie capitalistiche, possono essere al contempo di emancipazione e di assoggettamento. O, a ben vedere, possono essere parallelamente di emancipazione per alcuni, e di assoggettamento per altri: lungo una linea tracciata troppo spesso da reddito, genere, posizione sociale.




    Valentina Pazé insegna Filosofia politica presso l’Università di Torino. Tra i...
    28 min
  • Paolo Branca "L'ospitalità divina e la fraternità umana"
    Paolo Branca
    "L'ospitalità divina e la fraternità umana"
    L’altro nel dialogo islamo-cristiano
    Fadi Daou, Nayla Tabbara
    Edizioni Qiqajon
    Comunità di Bose
    https://qiqajon.it

    Traduzione di Benedetto Maria Masi
    Prefazione di Jean-Marc Aveline


    In quest’opera innovativa i due autori – un cristiano e una musulmana – si avventurano in un fecondo esercizio che essi chiamano “teologie in dialogo”: ciascuno secondo la propria tradizione, ma in maniera congiunta, pensa teologicamente la differenza di fede a partire dall’esperienza dell’incontro spirituale con un altro che crede, ma diversamente, nel Dio unico.
    Essi scrutano nella propria tradizione ciò che le permette di “leggere” l’altro nel disegno di Dio, con fedeltà alla propria fede e apertura alla religione dell’altro.Il libro apre nuove prospettive sulla fraternità universale a partire dal documento di Abu Dhabi (2019) e dall’enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti” (2020) e cerca di offrire risposte a domande oggi ineludibili: offre risposte a domande oggi ineludibili: cosa dicono il Corano e la teologia musulmana dei cristiani e degli altri? Come vede il cristiano, in base alla sua fede in Gesù Cristo, i musulmani e tutti i non cristiani? Cosa significa la fratellanza umana, nella sua dimensione interreligiosa e universale, dal punto di vista della fede, e quali sono le sue conseguenze spirituali, etiche e pratiche?

    Fadi Daou (Bechaly, Libano, 1971), presbitero maronita e professore di teologia e di geopolitica delle religioni, è cofondatore di Adyan e consulente per la pace e le relazioni interreligiose.

    Nayla Tabbara (Beirut, Libano, 1972), teologa musulmana e professore di scienze islamiche, è cofondatrice e presidente di Adyan; è anche copresidente di Religions for Peace.


    Paolo Branca è docente di Lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano. È tra i maggiori esperti italiani del mondo musulmano, soprattutto del rapporto Islam-mondo moderno, in specie per ciò che riguarda il fondamentalismo e riformismo musulmani. È membro del comitato Scientifico di Oasis; di SeSaMo (Società Studi Medio Oriente) di cui è stato socio fondatore ed è Presidente; e del Comitato per l’islam italiano, stabilito dal Ministero dell'Interno.



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  • Stefano Visentin "Biennale Democrazia"
    Stefano Visentin
    "Schiavitù"
    Biennale Democrazia
    https://biennaledemocrazia.it


    Biennale Democrazia
    Giovedì 23 marzo, ore 21:00
    Circolo dei Lettori, Via Bogino, Torino


    Stefano Visentin
    introduce Alessandro Tuccillo
    letture di Matteo Federici



    La schiavitù accompagna la storia umana sin dalle origini. Nella prima età moderna, però, il fenomeno muta. Si lega in modo strettissimo, da un lato, al colonialismo; e dall’altro, più in generale, al rapido sviluppo della civilizzazione europea e occidentale. A uno sguardo di lunga durata, che parta dal XVI secolo e arrivi ai nostri giorni, la schiavitù appare tutt’altro che un retaggio del passato: si rivela invece una struttura socio-economica decisiva. Fondamentale per un sistema economico capace di sfruttare a proprio vantaggio le differenze sociali ed economiche nella forza lavoro, a livello mondiale.

    prenota il tuo posto
    https://www.vivaticket.com/it/ticket/schiavitu/203158


    Stefano Visentin è professore associato di Storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di Economia Società e Politiche (Desp) dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, e docente di Storia delle dottrine politiche e di Pensiero politico della globalizzazione presso la Scuola di Scienze politiche e sociali.
    I suoi principali ambiti di ricerca riguardano: il pensiero politico di Spinoza (con particolare attenzione al concetto di democrazia); il repubblicanesimo olandese tra la fine del XVI e il XVII secolo; il pensiero di Machiavelli e la sua ricezione nella riflessione politica contemporanea; il tema della servitù volontaria in Etienne de la Boétie e oltre; il dibattito contemporaneo sulla crisi della democrazia; gli studi postcoloniali e l’opera di Frantz Fanon; il dibattito sul populismo; il pensiero politico di Carl Marx.E’ autore di una monografia (La libertà necessaria. Teoria e pratica della democrazia in Spinoza, Pisa 2001) e di numerosi articoli su Machiavelli, Spinoza e il pensiero politico olandese, nonché coeditore degli atti dei convegni internazionali Spinoza. Individuo e moltitudine (Cesena 2007), Spinoza: la
    potenza del comune (Hildeseim 2012) e Machiavelli: tempo e conflitto (Milano 2012). Ha inoltre curato la traduzione italiana del De haereticis di Sébastien Castellion (La persecuzione degli eretici, Torino 1997), ed è stato editore del volume XXX, numero 58 (2018) della rivista “Scienza & Politica”, dedicato
    al tema Le libertà dei moderni, e del volume 8, anno V (2020) della rivista “Consecutio Rerum” intitolato “People have the power”. Potenza, limiti e contraddizioni di un concetto moderno.Tra le pubblicazioni più recenti si segnalano: Distendere il marxismo. L’eredità di Frantz Fanon nei Subaltern Studies, in Genealogie della modernità, a cura di C. Conelli ed E. Meo, Milano 2017; Populismo como contrapoder. El final de la democracia liberal y la política de los gobernados, in Pueblos, derechos y estados: ensayos entre Europa y América Latina, eds. D. A. Fernández Peychaux, D. Scalzo, Buenos Aires 2018. La critica dei soggetti collettivi tra l’Ideologia tedesca e il 18 Brumaio, in Marx: la produzione del soggetto, a cura di L. Basso, M. Basso, F. Raimondi e S. Visentin, Roma 2018; ‘Non Defuit Materia: Freedom and Necessity in Spinoza’s Democratic Theory’, in Materialism and Politics, ed. By B. Bianchi, E. Filion-Donato, M. Miguel, and A. Yuva, Berlin 2021; Oltre l’enigma della servitù volontaria. Desiderio, assoggettamento e libertà nel pensiero politico della prima modernità, “Filosofia politica”, 1, aprile 2022





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