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  • Tommaso Gazzolo "La vita fuorilegge"
    Tommaso Gazzolo
    "La vita fuorilegge"
    Storia filosofica del Far West
    Salerno Editrice
    https://salernoeditrice.it



    Sospesa tra storia e leggenda, popolata da banditi e cow-boy, sceriffi e rinnegati, l’epopea del West pone ancora affascinanti interrogativi su quanto labile possa essere il confine tra diritto e violenza, tra “buoni” e “cattivi”, tra giustizia e libertà. Il racconto si snoda seguendo le piste carovaniere e i treni a vapore che attraversano i grandi spazi americani, dove si incontrano assaltatori di banche, desperados e condannati a morte, ma anche avvocati, politici e amministratori della legge, con i loro codici e le loro taglie. Sull’incerta linea della frontiera, lì dove il mondo civile scopre il proprio limite, si muove il fuorilegge, vero e proprio mito fondativo degli Stati Uniti, protagonista dell’immaginario western. Attraverso un’analisi che alterna la cronaca dell’epoca alla narrazione della letteratura popolare – e, più tardi, del cinema –, il libro prova a rispondere a una domanda apparentemente banale, ma dai risvolti quanto mai attuali: che cosa significa vivere fuori della legge? E in che senso Jesse James, Billy the Kid o Liberty Valance non erano semplicemente dei criminali, ma dei fuorilegge? Rileggere oggi le loro avventure significa riflettere sull’ambiguo rapporto tra norme e vita, tra civiltà e natura selvaggia, perché, come dice Bob Dylan, « per vivere al di fuori della legge, bisogna essere onesti ».

    Tommaso Gazzolo è professore associato di Filosofia del Diritto presso l’Università di Sassari.
    È autore di diverse monografie e articoli pubblicati in riviste scientifiche. Tra le pubblicazioni più recenti: Hans Kelsen (Roma 2021); Ius/Lex. Hobbes e il diritto naturale (Napoli 2020); Una doppia appartenenza. Tullio Ascarelli e la legge come interpretazione (Pisa 2019); Il caso giuridico. Una ricostruzione giusfilosofica (Torino 2018).



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    22 min
  • Riccardo Parravicini "Meno per meno" Niccolò Fabi
    Riccardo Parravicini
    Rima Maia Studio
    https://www.riccardoparravicini.it/studio.html


    “Meno per meno”, il nuovo album di Niccolò Fabi, verrà presentato al pubblico direttamente dal cantautore in un incontro nella provincia in cui l’album è stato mixato presso lo Studio Rima Maia di Riccardo Parravicini.

    Il suo particolare tour di presentazione iniziato il 2 dicembre approderà nella città di Cuneo mercoledì 11 gennaio presso Open Baladin alle 18.30: «…credo abbia senso incontrarsi. Un po’ per raccontarvi il motivo della sua esistenza, un po’ per guardarsi negli occhi senza la retorica del palcoscenico. Ad accoglierci saranno in gran parte luoghi diversi dal solito, dove verrà proiettato un video-racconto sulla realizzazione del disco e dopo, senza alcuna mediazione, poterne dialogare con chi sarà presente».

    L’album che Niccolò Fabi ha scelto di creare per i suoi 25 anni di carriera è un progetto uniforme e articolato allo stesso tempo.

    Dal 1997 ad oggi, Fabi ha costruito un percorso incentrato sulla ricerca della libertà espressiva, restando sempre fedele al richiamo artistico e all’urgenza creativa. La sua carriera testimonia l’evoluzione di un uomo e di un artista che ha deciso di immergersi nelle canzoni, portandole alla loro essenza, senza smettere mai di sperimentare e ricercare nuove sonorità. Con più di 90 canzoni, 9 dischi in studio, 2 raccolte ufficiali, 1 progetto sperimentale come produttore, 1 disco di inediti con la super band FabiSilvestriGazzè, 2 Targhe Tenco per “Miglior Disco in Assoluto”, dopo 25 anni di musica Niccolò Fabi oggi è considerato uno dei più importanti cantautori italiani.

    “Meno per meno” dieci canzoni in totale: sei già edite e vestite per l’occasione dagli arrangiamenti orchestrali e quattro inedite nate grazie all’unione tra il mondo sonoro di Niccolò Fabi e quello dell’Orchestra Notturna Clandestina, diretta da Enrico Melozzi. “Meno per Meno”, non vede solo l’intervento dell’orchestra ma anche la presenza di un sound elettronico particolareggiato, a cui negli ultimi anni il cantautore romano si è avvicinato sempre di più, frutto del lavoro di Niccolò Fabi insieme al giovane producer Yakamoto Kotsuga.

    Niccolò Fabi tornerà live ad aprile 2023 nei principali teatri italiani per la prima volta insieme all’Orchestra Notturna Clandestina del Maestro Enrico Melozzi. Biglietti in prevendita su TicketOne e nei circuiti di vendita abituali (https://www.niccolofabi.it/web/live/).

    L’incontro è a ingresso libero fino ad esaurimento posti e verrà data priorità alle foto e firmacopie a chi avrà acquistato il disco anticipatamente presso Muzak dischi – Cuneo (disponibile da subito in CD e doppio vinile) - o a chi lo acquisterà direttamente durante la serata.

    L’evento è organizzato da Sanrito Festival e Open Baladin con la collaborazione di Muzak dischi, Ats Service e Fuoritempo.


    ”Meno per meno” è il nuovo podcast di RaiPlay Sound che nasce dall’incontro tra menti pensanti, che si concedono il tempo necessario per una riflessione o un approfondimento sui temi della vita.
    Le menti sono quelle di Niccolò Fabi e i Tlon, ovvero Maura Gancitano e Andrea Colamedici.
    https://ilpostodelleparole.it/libri/andrea-colamedici-meno-per-meno/



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    10 min
  • Nicola Pesce "La volpe che amava le piccole cose"
    Nicola Pesce
    "La volpe che amava le piccole cose"
    Mondadori Editore
    https://mondadori.it



    «Era la stessa cosa che le accadeva quando leggeva i libri nella sua tana. Una parola scritta trecento anni prima era stata scritta proprio per lei, era uno spillo che trapassava il tempo e le entrava nel cuore.»
    Come trovare la felicità?
    Che cosa vuol dire essere se stessi?
    Le risposte prova a trovarle la volpe Aliosha con il misterioso personaggio Ka e gli altri animali del bosco siberiano.
    Una metafora tenera e ironica sulla condizione umana e la nostra continua ricerca del senso delle cose e della vita.



    Nicola Pesce
    Nato a Salerno nel 1984, ama definirsi un lettore, prima che uno scrittore. Affetto dalla sindrome di Asperger, ha voluto vederlo come un punto di forza che gli consente di vedere e descrivere il mondo in un modo diverso. Innamorato della vita lenta e delle piccole cose, lavora ogni giorno attivamente per diffondere la gentilezza e l’amore per la cultura. All’età di sedici anni infatti fonda la sua prima casa editrice, Edizioni NPE, diventando il più giovane editore distribuito della storia. Nel 2021, il successo come autore arriva con il romanzo bestseller La volpe che amava i libri, nel quale crea i personaggi di Aliosha, Musoritz e Ptiza. Oggi è un nomade digitale che viaggia per l’Italia e per il mondo, armato di vecchi quaderni dalle pagine ingiallite per scrivere i suoi romanzi e le sue poesie.



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    23 min
  • Dario Spampinato "Il barista francese"
    Dario Spampinato
    "Il barista francese"
    Le trame di Circe
    https://letramedicirce.it


    In una città sul mare, tre giovani presenze sovrannaturali si manifestano a un barista francese che gestisce un pub nel porto. La malavita locale causa agli abitanti sofferenze che attraggono le tre sconosciute entità; quando il barista viene ucciso, questi “ospiti speciali” del luogo decidono di modificare lo stato delle cose, e ripristinare la serena convivenza di tutti i cittadini. Come? La loro musica è strumento di morte, castigo micidiale dal suono suadente. Tuttavia, quando sopraggiunge l’ora di tornare alla loro dimensione d’appartenenza, uno dei tre musicisti fa una scelta sorprendente, a costo di perdere il proprio dono, quel dono al confine tra il bene e il male, tra il mondo terreno e il mistero supremo. Una novella che accarezza il genere fantasy, quella di Dario Spampinato, in cui il mare è sfondo permanente e imprevedibile, come il destino, della ferocia e dell’amore, della vita e della morte. Del segreto imperscrutabile, intimo e universale, di una giustizia che trascende i confini dell’Uomo.

    Dario Spampinato, nato a Roma nel 1958, Dario Spampinato ha vissuto quattro anni negli Stati Uniti, durante l’esperienza paterna presso la NASA. Ha frequentato a Roma l’Università Luiss di Economia e Commercio, che ha lasciato per fare l’imprenditore nel settore assicurativo. Da sempre appassionato di sport – dopo molti anni di agonismo con le tre armi, è diventato Maestro di scherma olimpica e di scena – e di scrittura.



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    22 min
  • Michele Cecchini "Aprire il fuoco"
    Michele Cecchini
    "Aprire il fuoco"
    Luciano Bianciardi
    https://minimumfax.com


    introduzione di Oreste Del Buono
    postfazione di Michele Cecchini

    Se ogni scrittore ha un proprio tramonto, Aprire il fuoco è il tramonto di Bianciardi, l'ultima lettera di un sinistrato politico, spiaggiato e in esilio. Lo vediamo mentre perlustra la campagna con un binocolo, abbassa le tapparelle, si versa un bicchierino di grappa. Sa di essere clinicamente morto, ora che è morta ogni insurrezione: primo o poi l'oppressore, e i tanti aguzzini che non hanno mai smesso di tormentarlo, arriveranno a prenderlo. Nell'attesa non gli resta che fumare una sigaretta, e rievocare la fine dell'inverno di dieci anni prima, il 1959, le sue gloriose cinque giornate, anche se la rivoluzione è ormai soltanto la memoria confusa di altri fallimenti: le discussioni al Giamaica con gli amici, Giorgio Gaber e Jannacci, la cameretta di Porta Tosa, le barricate a San Damiano. C'è appena il tempo per un ultimo appello, per dire il poco che ha imparato dalla sua vita agra: che fare all'amore non è vergogna. Vergogna è uccidere, morire di fame, chiudere la gente in prigione o al manicomio, giudicare. E non serve stampare i libri che nessuno legge, né costringere i giovani nelle scuole, né occupare le università. Bisogna occupare le banche, le vere cattedrali del nostro tempo. E poi spegnere la televisione. E alla fine lasciare tutto nel disordine. La valigia è pronta, così piena di carte, della sua alienazione quotidiana, di tutta la nausea che lo ha avvelenato per l'imbischerimento del mondo. Ma sulle spalle ha ancora il suo vecchio Mauser, ed è pronto a fare fuoco.



    Luciano Bianciardi
    1922 / 1971è stato uno dei grandi irregolari della letteratura italiana del Novecento. Ha scritto La vita agra e Il lavoro culturale. Minimum fax ha ripubblicato finora Antistoria del Risorgimento. Daghela avanti un passo!, I minatori della Maremma, scritto con Carlo Cassola, e Garibaldi.




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    25 min
  • Sara De Simone "Nessuna come lei"
    Sara De Simone
    "Nessuna come lei"
    Katherine Mansfield e Virginia Woolf
    Storia di un'amicizia
    Neri Pozza Editore
    https://neripozza.it


    Regina del racconto breve, Katherine Mansfield a 100 anni dalla nascita è una grande voce ancora da esplorare.Morta di tubercolosi a Fontainebleau, vicino a Parigi, il 9 gennaio 1923, a soli 34 anni, ha avuto un'infanzia felice che è diventata fonte di ispirazione delle sue storie ma una vita segnata dall'esilio, il dolore e la battaglia contro la tisi.




    Nel luglio del 1916, Garsington, la villa di campagna della patrona delle arti Ottoline Morrell, non è solo un rifugio per obiettori di coscienza in piena Prima guerra mondiale, ma un vero e proprio teatro dove, settimana dopo settimana, approda «una compagnia di giro», pronta a esibirsi senza pudore. C’è chi legge Keats ad alta voce, chi dipinge nudi en plein air, chi alleva maiali, chi scrive opuscoli contro la leva obbligatoria. E poi c’è lei, Katherine Mansfield, detta anche Lili Heron, Elizabeth Stanley, Julian Mark, Boris Petrovsky, Matilda Berry: tutti nomi con cui è solita firmare i suoi racconti e poesie. Lytton Strachey, l’eccentrico scrittore del circolo di Bloomsbury, la trova «decisamente interessante», Bertrand Russell la definisce «una mente brillante», per Leonard Woolf è «straordinariamente divertente». L’unica che sembra non subire il suo fascino è proprio Virginia Woolf. «Mi tampina da tre anni» dice con aria snob, a proposito di quella «straniera» che arriva dalle colonie, indossa gonne corte e intona black spirituals accompagnandosi con la chitarra. Ma è questione di pochi mesi: nonostante le iniziali resistenze, qualcosa di misterioso e intenso scatta fra le due scrittrici, qualcosa che le uní a tal punto da fare di Katherine Mansfield una delle prime autrici pubblicate dalla Hogarth Press, la casa editrice dei coniugi Woolf. Qualcosa che Virginia stessa avrebbe definito come una «stranissima sensazione di eco». Questo libro, arricchito di numerosi materiali inediti in Italia, è la storia di quel nucleo misterioso e intenso al cuore della loro amicizia.«Entrambe mettevano la letteratura al primo posto. E questa non era un’affinità come un’altra: era tutto. Era come essere partecipi di un rito segreto, come camminare sulle stesse zolle di terra incandescente, dove nessun altro osava avventurarsi».«Mio Dio, Virginia, adoro pensare a te come un’amica». Katherine Mansfield"


    Sara De Simone ha conseguito un dottorato in Letterature comparate alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha tradotto con Nadia Fusini il carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West (Scrivi sempre a mezzanotte, Donzelli 2019). Si occupa di critica letteraria sulle pagine culturali de il manifesto e Il Tascabile. È vicepresidente dell’Italian Virginia Woolf Society.



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    32 min
  • Patrizia Fiaschi "Il vento sull'erba"
    Patrizia Fiaschi
    "Il vento sull'erba"
    Castelvecchi Editore
    https://castelvecchieditore.com


    Alberto è un ragazzo che ha vissuto la Resistenza e che nel dopoguerra si è battuto nelle lotte sindacali a difesa del lavoro. Il suo entusiasmo però è destinato a vacillare, insieme al nuovo sogno italiano, negli anni torbidi della prima Repubblica. Al fianco di Alberto c’è Nives, partigiana e libraia. Il loro è un matrimonio fragile, attraversato da un turbinio di sentimenti, che li vedrà lottare per i loro ideali mentre sullo sfondo aleggia un segreto difficile da confessare. Una Genova grandiosa fa da teatro ai personaggi di questa storia – tra cui uno schivo e carismatico Sandro Pertini – in cui la forza della verità si impone sugli errori umani ripercorrendo tappe importanti del secolo che ci ha consegnato al tempo delle incertezze.



    Patrizia Fiaschi, docente e promotrice culturale, ha fondato il blog Raccoglimi un libro. Ha pubblicato Racconti di sale e di nebbia (2019) e Un giorno nuovo (2021).



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    24 min
  • Maria Pace Ottieri "Amore nero"
    Maria Pace Ottieri
    "Amore nero"
    Neri Pozza Editore
    https://neripozza.it


    Quando la protagonista atterra nel 1981 in Alto Volta, quello che oggi si chiama Burkina Faso, non è la prima volta che vede l’Africa. Ci è già stata in precedenza, e ora è tornata per salutare l’amico e batterista Azou. L’Africa da tempo le pare «una grande periferia dove si accumulano i materiali» del mondo che qui sono ancora mobili e non circoscritti, malleabili, carichi di potenzialità infinite e capaci di ricomporsi in infinite varianti. È una terra di sterminata savana e polvere rossa, dove i bambini stanno seduti a grappoli e le donne preparano insieme il tô, una sorta di polenta dura che è la base del pasto quotidiano. Ma anche una società che ha sempre sacrificato l’individuo a sé stessa, liquida, dove i rapporti fra uomini e donne, vecchi e bambini, scorrono come un flusso ininterrotto. La protagonista osserva tutto con l’occhio dell’antropologa, affascinata da quanto le sta intorno e dal proprio modo di reagire a quello, per farne poi un piccolo diario che, ritornata in Italia, affida alle mani di un grande editore. Il quale le conferma che sí, si tratta di un libro, un libro vero, e non solo di un diario senza pretese, e tale che, pubblicato nel 1984, vince nello stesso anno il Premio Viareggio Opera Prima.
    Neri Pozza ripropone oggi quel libro, l’esordio di Maria Pace Ottieri: un volume che contiene un mondo, narrato con una lingua attenta e precisa anche quando è metaforica, in cui lampi di riflessione e consapevolezza si fanno largo tra la fitta descrizione di paesaggi, avvenimenti, villaggi o città, cortili interni o chiese cattoliche. Una dichiarazione d’amore per l’Africa, racconto di un viaggio in quel vasto continente ma soprattutto di un modo di percepire l’altro, di entrare, col cuore prima che con la testa, nella sua cultura. Nelle parole dell’autrice stessa: «Li guardo vivere, mi piace cercare di capire dalle forme, come un disegno di cui si possano leggere solo i contorni, togliere ogni giorno sottili strati di mistero».

    Maria Pace Ottieri vive e lavora a Milano. Scrittrice e giornalista, collabora con diverse testate. Con il suo esordio ha vinto il Premio Viareggio Opera prima nel 1984, mentre da Quando sei nato non puoi piú nasconderti Marco Tullio Giordana ha tratto un film, premiato con il Nastro d’Argento nel 2005. Fra le opere piú recenti, si segnala Abbandonami (Premio Grinzane Cavour 2005). Il suo ultimo libro è Amor di gloria (2021).




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  • Tarek Komin "Il giorno in cui ritornano"
    Tarek Komin
    "Il giorno in cui ritornano"
    Gallucci Editore
    https://galluccieditore.com




    Neri ha 13 anni quando, a seguito della morte della madre, si trasferisce con il padre a Holzbrücke, un paese sperduto sul limitare della Foresta Nera. Ma il quartiere in cui vanno a vivere si presenta inospitale, a tratti inquietante, come se nascondesse qualcosa di oscuro e indecifrabile. E il mistero presto si palesa: ogni 11 novembre, in quel piccolo agglomerato di case, i defunti rivivono. Per un solo giorno all’anno i morti tornano nell’aldiquà e gli abitanti ricevono la visita dei propri affetti scomparsi, in un’atmosfera che lascia trasparire una perturbante normalità. Soprattutto perché i morti non hanno coscienza di essere tali…

    “Chiuse gli occhi e li riaprì, ma l’immagine era ancora davanti a lui. Ed era reale. Vide distintamente sua madre cullare Luna. Marie era di spalle, nella tiepida penombra del tardo pomeriggio. Neri non stava sognando, Marie, sua madre, era lì.”



    Tarek Komin, nato a Sansepolcro da madre italiana e padre siriano, vive e lavora tra Toscana e Umbria. Laureato in studi storici, ama i viaggi e l’arte, ed è autore di romanzi, poesie e racconti.




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    17 min
  • Helga Dentale "Fare teatro non significa fare la recita"
    Helga Dentale
    "Fare teatro non significa fare la recita"
    Le valenze pedagogiche del teatro
    Edizioni Lindau
    https://lindau.it


    A scuola fare teatro si riduce spesso alla preparazione e messa in scena di una recita. Già in età prescolare si utilizza l’attività teatrale per «mettere in vetrina» i bambini, e gli spettacoli sono pensati più per soddisfare i genitori che per offrire una vera esperienza educativa ai loro figli.Ma il gioco del teatro è qualcosa di molto diverso da questo: è un mediatore didattico caratterizzato da una ricchezza di linguaggi e di codici simbolici che ci consentono di esplorare la voce, il corpo, le emozioni e il pensiero. È un’attività laboratoriale che consente di sviluppare le molteplici intelligenze del bambino, creando una rete di connessioni fra esperienze, tematiche e saperi. Se impiegato nel modo giusto, diventa uno strumento pedagogico fondamentale, che porta in classe la pluralità dei linguaggi espressivi e permette così al bambino di comunicare, sviluppare la consapevolezza del proprio sé corporeo, l’intelligenza emotiva, l’empatia e il pensiero creativo.In questo volume Helga Dentale – descrivendo le attività che svolge nelle scuole da oltre vent’anni così come il metodo che propone nei suoi corsi dedicati a docenti e operatori teatrali – mostra come il «laboratorio teatrale» sia uno strumento efficace per promuovere una scuola creativa, inclusiva e incentrata sulla scoperta e la sperimentazione.


    Helga Dentale è docente per la formazione e ideatrice del Metodo Teatro in Gioco®. Esperta di pedagogia teatrale e linguaggi espressivi, che utilizza per educare alle emozioni, all'ascolto, all'inclusione, conduce seminari e corsi di formazione a Roma e in altre città. È autrice di libri di pedagogia teatrale e di articoli pubblicati in riviste scientifiche e in diversi blog. Coordina la Rete Teatro in Gioco® formata da insegnanti, educatori, operatori teatrali per bambini.




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Un quotidiano culturale
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