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  • Fabio Benincasa "Fra gioco e massacro"
    Fabio Benincasa
    "Fra gioco e massacro"
    Vita sulla Terra dopo Ennio Flaiano
    Prefazione di Alessandro Haber
    Bordeaux Edizioni
    https://bordeauxedizioni.it

    Il 20 novembre del 1972 moriva a Roma Ennio Flaiano. Sono dunque passati cinquant’anni senza Flaiano o cinquant’anni in sua perenne compagnia? Perché l’aforista, romanziere, corsivista e sceneggiatore che ha analizzato pregi e difetti, tic e nevrosi degli italiani alla luce di un corrosivo e paradossale umorismo è ancora un oggetto di culto? Qual è il segreto della durata di battute come «La situazione è grave ma non seria» o «Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore»? Un’analisi divertente e puntuale delle cinquanta battute più fulminanti dell’autore di Tempo di uccidere, un breve viaggio nella mente e nell’animo di un supposto “italiano eterno” e, con buona probabilità, di tutti i suoi connazionali.


    Così comincia:Un fantasma si aggira per l’Italia. Il 20 novembre 1972 moriva a Roma Ennio Flaiano, sceneggia- tore, scrittore, giornalista, umorista, critico cine- matografico e drammaturgo italiano, come reci- ta diligentemente l’ormai prestigiosa Wikipedia. Wikipedia non dice che nel ’72 Flaiano lascia- va un’Italietta a metà fra boom generazionale e disastro esistenziale, lontanissima e al tempo stes- so ancora tangibilmente presente per chi è parte della mia generazione. Lo scudetto alla solita Ju- ventus, l’eterno governo Andreotti, Canzonissima con Noschese e la Carrà, Piazza Grande di Dalla a Sanremo (vinto però da Nicola di Bari con una dimenticabile I giorni dell’arcobaleno). Al cinema Il padrino e Solaris. In tv la strage alle Olimpia- di di Monaco. Merz e De Dominicis alla Bienna- le. Moro, Beckenbauer, Eddy Merckx. Tempi ap- pena dietro l’angolo ma già visualizzati nel bianco e nero melenso della nostalgia d’epoca. Un rim- pianto che nelle abrasive cronache di Flaiano non trova in realtà alcuna ragion d’essere.







    Fabio Benincasa, insegna storia dell’arte, lingua e cultura italiana presso il campus romano della Duquesne University. Con P. Balma ha tradotto in inglese Un marziano a Roma di Ennio Flaiano, ora in The Penguin Book of Italian Short Stories, a cura di Jhumpa Lahiri (Penguin Classics 2019). Tra le sue ultime pubblicazioni: Machiavelli in Contemporary Media (con A. Polegato, Palgrave Macmillan, 2021) e Dialoghi interurbani (con F. Leoni, Bordeaux 2022). Traduttore e curatore indipendente, si occupa di storia delle idee, audiovisivo ed estetica.



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    30 min
  • Giuseppe Ciarallo "Le opinioni di un sax tenore"
    Giuseppe Ciarallo
    "Le opioni di un sax tenore"
    e altri racconti
    Calibano Editore
    https://calibanoeditore.com


    l racconto principale è incentrato sul difficile rapporto tra un giovane amante del jazz e il suo sax tenore, che non solo ha il dono della parola, ma anche la pretesa di impartire lezioni di vita. Ma un filo lega i dieci racconti di questa raccolta e i loro personaggi: l’apparente normalità della vita quotidiana che, sotto diverse prospettive, rivela sfaccettature inquietanti. I protagonisti infatti, sospesi tra l’orribile e il magnifico, vivono ridicole manie, “normali” cattiverie, piccole e grandi follie, alla continua ricerca dell’equilibrio impossibile tra odio e amore, tra bene e male.
    Dieci racconti dallo stile asciutto, realistico, sul modello della beat generation, con i ritmi, le sincopi, i toni, le improvvisazioni del jazz.





    Giuseppe Ciarallo, molisano di origine, è nato nel 1958 a Milano. Ha pubblicato tre raccolte di short-stories, Racconti per sax tenore (Tranchida, 1994, ristampato nel 2022 da Calibano Ed. con il titolo Le opinioni di un sax tenore e altri racconti), Amori a serramanico (Tranchida, 1999), Le spade non bastano mai (PaginaUno, 2016), un poemetto di satira politica dal titolo DanteSka Apocrifunk – HIP HOPera in sette canti (PaginaUno, 2011), una raccolta di testi in forma di poesia Dada Revolution (abrigliasciolta, 2021) e, in collaborazione con l’illustratore Manlio Truscia, Zappa – il fumetto (PaginaUno, 2022, per il quale ha curato ideazione, sceneggiature, testi); ha inoltre partecipato con suoi racconti ai libri collettivi Sorci verdi – Storie di ordinario leghismo (Alegre, 2011), Lavoro Vivo (Alegre, 2012), Festa d’aprile (Tempesta Editore, 2015), Oltre il confine – storie di migrazione (Prospero, 2019), Racconti nella Rete 2019 (Castelvecchi, 2019), Anch’io – storie di donne al limite (Prospero, 2021), Vent’anni di Racconti nella Rete 2002–2021 (Castelvecchi, 2021), Ci sedemmo dalla parte del torto (Prospero, 2022); suoi componimenti sono inclusi in varie raccolte antologiche di poesia: Carovana dei versi – poesia in azione 2009, 2011 e 2013 (Ed. abrigliasciolta), Aloud – Il fenomeno performativo della parola in azione (Ed. abrigliasciolta, 2016), Parole sante – versi per una metamorfosi (Ed. Kurumuny, 2016), Parole sante – ùmide ampate t’aria (Ed. Kurumuny, 2017). Scrive di letteratura, musica, satira: ha collaborato con le riviste PaginaUno, InKroci e A-Rivista anarchica, attualmente scrive per Lapis e ha una rubrica su Buduàr, rivista on line di cultura umoristica. È stato uno dei fondatori e redattori di Letteraria/Nuova Rivista Letteraria/Nuova Rivista Letteraria nuova serie e Zona Letteraria – studi e prove di letteratura sociale, rivista della quale è stato direttore. [email protected]




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    19 min
  • Mariangela Olivieri "Il coraggio di una scelta"
    Mariangela Olivieri
    "Il coraggio di una scelta"
    Edizioni Sanpino
    https://edizionisanpino.it


    Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa – A 40 anni dal terribile omicidio che uccise Emanuela Setti Carraro insieme a suo marito, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, una splendida biografia presenta la figura di Emanuela. Infermiera di professione, ma prima ancora per vocazione, come sua mamma. Emerge il ritratto di una donna tenace, allegra e innamorata della vita e dell’uomo che con tanta determinazione aveva scelto porgendogli un giorno una rosa. Personalità forte e decisa, tanto da rifiutare i ripetuti inviti del Generale, nominato Prefetto di Palermo, a lasciare la Sicilia in cui si sentivano costantemente minacciati. Cosa Nostra li stava aspettando. Li raggiunse, la sera del 3 settembre 1982 a Palermo, in Via Isidoro Carini con un kalashnikov che crivellò di colpi la loro A112 e l’auto di Domenico Russo, loro agente di scorta. Si erano sposati da meno di due mesi.




    • Una biografia ricca delle testimonianze di chi ha conosciuto Emanuela ai tempi della scuola, durante la sua professione e come donna amata. È impreziosita dalla testimonianza delicata e colma di affetto di Nando Dalla Chiesa, figlio del Generale.
    • La sua passione per la vita e il lavoro si propongono come modello per tutte le donne e come esempio da far conoscere ai ragazzi di oggi: un amore “senza se e senza ma”.
    • Un libro scritto con il cuore, sentimentale e vero. Che provoca commozione e rabbia.
    • Il giornalista e scrittore Giorgio Torelli la ricorda così: «Cara e provvida amica, cara crocerossina di Renoir che un giorno partisti con il tuo Uomo per la guerra di Sicilia».
    • Post fazione di Daniela Pizzagalli, biografa e giornalista.

    Mariangela Olivieri, ha lavorato per anni nel mondo della moda, fino a quando ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. È moglie, madre e nonna. Le sue passioni sono i viaggi, il giardinaggio e la lettura: «Sul mio comodino un libro non manca mai».





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    22 min
  • Rosa Ventrella "I bambini di Haretz"
    Rosa Ventrella
    "I bambini di Haretz"
    Mondadori Editore
    https://mondadori.it


    È il 1939 e siamo in una placida cittadina cecoslovacca adagiata sulle rive di un fiume. Margit e János sono cresciuti pattinando sul ghiaccio e correndo nei boschi, dipingendo con la madre e ascoltando jazz col padre. Ma il giorno in cui i tedeschi invadono Praga, la loro vita cambia per sempre. Hanno appena undici e sette anni e, come tanti bambini ebrei, sono costretti a diventare adulti da un giorno all’altro.Le parate naziste e le svastiche che compaiono sulla bottega del padre sono solo la prima avvisaglia: nel giro di qualche stagione cominciano i rastrellamenti. Prima di essere catturati, i genitori riescono a nascondere Margit e János dai vicini di casa, ma proteggere gli ebrei è verboten, si rischia la fucilazione, e i signori Roth sono costretti a lasciarli andare. Accade così che nel bel mezzo dell’inverno due fratellini inizino a vagare per i campi e le foreste della Boemia, e che presto scoprano di non essere i soli: altri bambini, orfani come loro, stanno attraversando l’Europa alla ricerca della salvezza. Si forma un gruppetto capitanato dal quindicenne Frantz, cuore grande e carisma da capobranco: è l’inizio di un viaggio che durerà diversi anni, durante i quali i sei ragazzini impareranno a cacciare, a fabbricarsi ripari di fortuna e a proteggersi l’un l’altro, proprio come una famiglia. Un cammino destinato a concludersi in Italia, in una grande casa sulle Alpi bergamasche, a Selvino, dove un gruppo di militanti della Brigata ebraica sta accogliendo centinaia di bambini sopravvissuti alla guerra e ai campi di sterminio, per restituire loro l’infanzia perduta e traghettarli verso la terra promessa, Haretz Israel.Con questo nuovo romanzo, Rosa Ventrella ci consegna una pagina di Storia poco nota, la vicenda dei bambini di Haretz, affidandola alla voce limpida e toccante della giovane Margit. Il risultato è una straordinaria epopea di resilienza e sacrificio, innocenza e coraggio.





    Rosa Ventrella è nata a Bari e da oltre vent’anni vive a Cremona. Laureata in Storia contemporanea, insegna lettere, cura laboratori creativi per adulti e ragazzi e collabora con “tuttolibri” de “La Stampa”. I suoi ultimi libri, molto apprezzati anche all’estero, dove è stata tradotta in ben venti lingue, sono Storia di una famiglia perbene (Newton Compton, 2018), dal quale è stata di recente tratta una serie tv, La malalegna (Mondadori, 2019), a sua volta in fase di trasposizione televisiva, e Benedetto sia il padre (Mondadori, 2021).




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    20 min
  • Leonardo Piccione "Tutta colpa di Venere"
    Leonardo Piccione
    "Tutta colpa di Venere"
    Neri Pozza Editore
    https://neripozza.it


    Attrae molto la sventurata storia dell’astronomo francese Guillaume Le Gentil de la Galaisière, nato nel 1725 e morto nel 1792. Le Gentil, come tutti gli scienziati di quel tempo, fu un eccentrico, erudito e avventuroso. L’anno cruciale è il 1761, quando Le Gentil decide di osservare il transito di Venere davanti al Sole, evento astronomico ritenuto fondamentale per il calcolo delle dimensioni dell’universo, e di andare a farlo a Pondicherry, una colonia francese in India. Ma da quel momento la sorte comincia ad accanirsi contro di lui. Bufere, guerre, naufragi sfiorati, tiranni ostili: tutto sembra cospirare contro l’astronomo, trasformando la missione piú importante della sua vita in un «pot-pourri di disdette». Ma Le Gentil non fu solo uno degli astronomi piú sfortunati della storia. I suoi viaggi, le sue esplorazioni e la sua brama di conoscenza tratteggiano un racconto d’avventura coinvolgente e sorprendentemente attuale, capace di parlare al lettore moderno attraverso il linguaggio universale della curiosità. A partire dalla ricostruzione della vicenda di Le Gentil, Leonardo Piccione ha messo a punto una narrazione piena di riferimenti, divagazioni, invenzioni e molta ironia. Narrazione della quale si trova ben presto a essere co-protagonista, uomo del XXI secolo inaspettatamente sollecitato dalle vicissitudini di uno stravagante astronomo vissuto piú di duecentocinquant’anni prima. Liberata dalle riduzioni macchiettistiche e innalzata ad allegoria contemporanea, la storia di Le Gentil diventa cosí il prototipo di ogni ostinazione quando non conduce al successo, il punto cruciale di ogni avversità, il paradosso della fortuna che si rovescia di continuo. Tutta colpa di Venere è un libro denso ed emblematico. Perché niente può farci capire meglio la realtà quanto quel raro tipo di sventura che diventa tentativo di comprensione del mondo in cui viviamo.


    Leonardo Piccione (1987) è nato in pieno inverno nella Murgia barese. Dopo un dottorato di ricerca in Scienze Statistiche ha pensato fosse il momento di affiancare ai numeri le parole. Autore di reportage narrativi e sportivi per diverse riviste cartacee e digitali, è stato al seguito di quattro Giri d’Italia. Coltiva da tempo un rapporto d’elezione con l’Islanda, terra che ha raccontato nel Libro dei vulcani d’Islanda (Iper borea, 2019). Attualmente si divide tra Corato e Húsavík, dove – quando non scrive – collabora con due musei, un albergo e un bar.




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    29 min
  • Paolo Moruzzi "La mano di Monna Lisa"
    Paolo Moruzzi
    "La mano di Monna Lisa"
    (La destra con parecchie digressioni)
    Massimo Soncini Editore
    https://soncinieditore.it



    Un prezioso codice miniato del Quattrocento, una villa patrizia di campagna con il suo eccentrico proprietario, la moglie, il figlio e la figlia con il suo giovane e devoto innamorato. E inoltre: un politico di pochi scrupoli, una medium sovrappeso, un ladro stravagante... Un romanzo ironico ambientato nella belle époque, poco prima della Grande Guerra, quando tutto, almeno apparentemente, sembrava andare (abbastanza) bene.

    Così comincia:
    "Percorrendo la strada che da Gregnano va a Norceto, costeggiando a sinistra le colline e a destra la non vasta zona pianeggiante dove scorre il torrente Cerpico, dopo circa due chilometri si osserva, quasi sulla sommità di un colle un po’ più alto degli altri, una grande villa. Per la verità, si scorgono più i tetti, e in parte le finestre del piano superiore, che le mura; come se, attraverso il bosco in cui, per l’effetto ottico della distanza, la casa sembra essere completamente immersa, si volesse sottrarre alla vista di occhi indiscreti la vita dei nobili proprietari. D’altro canto, anche lasciare libero sfogo all’immaginazione dei passanti può solo accrescere, senza spesa alcuna, il fascino del luogo."

    Paolo Moruzzi (1951) si è ritirato dall’attività di medico cardiologo e vive nella vecchia casa di famiglia ai piedi delle colline di Noceto (PR).




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    18 min
  • Nicola H. Cosentino "Le tracce fantasma"
    Nicola H. Cosentino
    "Le tracce fantasma"
    minimum fax
    https://minimumfax.com

    Valerio Scordia - trentotto anni, ex chitarrista - vive della sua passione: ascolta canzoni e scrive cosa ne pensa. Impulsivo e sarcastico, spera di sfibrare la propria perenne frustrazione schizzando da una strada all'altra di Milano, tra negozi di dischi, appartamenti di cantanti-dive e incontri a volte rivelatori, più spesso disastrosi.

    Finché l'inaspettato turbamento per la notizia che Anna, vecchio amore, ha avuto una figlia si somma all'invidia per il successo del suo ex migliore amico, cantautore in vertiginosa ascesa. Come reagire? Semplice: ascoltando più dischi, vuotando più bottiglie e scoprendo che, almeno per lui, mischiare musica e alcol funziona da macchina del tempo, riportandolo letteralmente nel passato. Non nel suo, però: in quello di Anna, la donna dovrebbe dimenticare. Le tracce fantasma è un romanzo sull'illusione che la bellezza sia la legge che governa il mondo; sul confondere arte e vita reale, e dovere a questo equivoco tutta la propria tristezza, ma anche ogni nota di felicità. Cosentino cesella una storia in cui la malinconia per i possibili che non sono stati convive con la vulnerabile certezza che gli errori, le relazioni naufragate e i sogni infranti sono in realtà i semi invisibili cui affidare il futuro. E che talvolta le impronte lasciate dagli altri nella nostra vita riaffiorano all'improvviso, come canzoni segrete in coda a un disco che credevamo di conoscere a memoria.


    Nicola H. Cosentino è nato a Praia a Mare e vive e lavora a Milano. Il suo precedente romanzo, Vita e morte delle aragoste (Voland 2017), ha vinto il Premio Brancati Giovani nel 2018 ed è stato tradotto in francese e in tedesco. Collabora con La Lettura del Corriere della Sera.


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    17 min
  • Sergio Givone "I presocratici. Ritorno alle origini"
    Sergio Givone
    "I Presocratici. Ritorno alle origini"
    Il Mulino
    https://mulino.it


    Non già gli dei hanno rivelato ogni cosa fin dall’inizio, bensì gli uomini, col tempo, facendosi domande trovano il meglio.
    SenofanePensatori dell’inizio, i presocratici riflettono sul «principio» e al tempo stesso inaugurano un nuovo modo di pensare, la filosofia. Ma i presocratici appaiono anche come pensatori della fine, intesa come questione filosofica ma anche come disgregarsi della religiosità arcaica. Ultimi eredi di una cultura in cui logos e mito erano strettamente intrecciati, essi non esiteranno a sciogliere quel legame, pur continuando ad appartenere a quel mondo. Questo libro è un viaggio alle origini, dove la riflessione sul vivente e la meditazione sull’uomo s’incontrano. Due momenti originariamente uniti, ma destinati a separarsi, nella cosmologia e poi nelle scienze della natura da un lato, e nell’etica e poi nelle scienze umane dall’altro. Un pensiero dell’identità e della differenza, dell’essere e del nulla, della realtà dispiegata non meno che inquietante e sfuggente; come immaginare un’avventura più attraente di questa?


    Sergio Givone è professore emerito di Estetica nell’Università di Firenze. Tra i suoi libri: «Metafisica della peste» (Einaudi, 2012), «Luce d’addio. Dialoghi dell’amore ferito» (Olschki, 2016) e «Quant’è vero Dio» (Solferino, 2018). Con il Mulino ha già pubblicato «Sull’infinito» (2018).



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    25 min
  • Anna Orlando "Rubens a Genova"
    Anna Orlando
    "Rubens a Genova"
    Palazzo Ducale, Genova
    https://palazzoducale.genova.it


    Palazzo Ducale ospita, fino al 5 febbraio 2023, una straordinaria esposizione per raccontare la grandezza di Peter Paul Rubens e il suo rapporto con la città.La mostra è prodotta dal Comune di Genova con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura ed Electa, e nasce in occasione del quarto centenario della pubblicazione ad Anversa del celebre volume di Pietro Paolo Rubens, Palazzi di Genova (1622).La curatela è di Nils Büttner, docente della Staatliche Akademie der Bildenden Künste Stuttgart nonché Chairman del Centrum Rubenianum di Anversa, e di Anna Orlando, independent scholar genovese, co-curatrice della mostra L’Età di Rubens tenutasi a Palazzo Ducale nel 2004.
    Rubens soggiornò in diverse occasioni a Genova tra il 1600 e il 1607, visitandola anche al seguito del Duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, presso cui ricopriva il ruolo di pittore di corte. Ebbe così modo di intrattenere rapporti diretti e in alcuni casi molto stretti con i più ricchi e influenti aristocratici dell’oligarchia cittadina. All’interno della mostra spiccano oltre venti dipinti di Rubens, provenienti da musei e collezioni europee e italiane che, sommati a quelli già presenti in città, raggiungono un numero come non vi era a Genova dalla fine del Settecento; da quando, cioè, la crisi dell’aristocrazia con i contraccolpi della Rivoluzione Francese diede avvio a un’inesorabile diaspora di capolavori verso le collezioni del mondo. A partire dal nucleo rubensiano, il racconto del contesto culturale e artistico della città nell’epoca del suo maggiore splendore viene completato da dipinti degli autori che Rubens per certo vide e studiò (Tintoretto e Luca Cambiaso); che incontrò in Italia e in particolare a Genova durante il suo soggiorno (Frans Pourbus il Giovane, Sofonisba Anguissola, Bernardo Castello e Aurelio Lomi, presente in mostra con un dipinto della Collezione Doria Pamphilj), o con cui collaborò (Jan Wildens e Frans Snyders).
    Con Rubens, e attraverso ciò che vide e conobbe, viene raccontata la storia della Repubblica di Genova all’apice della sua potenza quando, all’inizio del Seicento, conobbe un periodo di singolare vivacità non soltanto economica e finanziaria, ma anche culturale e artistica.Tra le opere che tornano a Genova, create da Rubens su commissione dei più agiati e potenti tra i genovesi di allora, si possono menzionare: il Ritratto di Violante Maria Spinola Serra del Faringdon Collection Trust, una dama finora senza nome, che grazie agli studi in preparazione della mostra è ora riconoscibile. Il San Sebastiano, proveniente da una collezione privata europea e mai esposto in Italia, che, grazie a un importante ritrovamento documentario, può ora riferirsi alla committenza del celebre condottiero Ambrogio Spinola. È esposto per la prima volta in Italia anche il giovanile Autoritratto, con un Rubens all’incirca ventisettenne, che un collezionista privato ha offerto come prestito a lungo termine alla Rubenshuis di Anversa e che eccezionalmente torna nel Paese dove fu eseguito, intorno al 1604.

    Rubens a Genova, a cura di Nils Büttner e Anna Orlando, è prodotta dal Comune di Genova con Fondazione Palazzo Ducale per la Cultura e la casa editrice Electa, e grazie al supporto e alla partecipazione dello Sponsor Unico Rimorchiatori Riuniti S.p.A.

    Sedici le sezioni della mostra dove sono esposti insieme a dipinti anche disegni, arazzi, arredi, accessori preziosi e volumi antichi. Oltre cento opere, tra cui trenta ascrivibili all’universo artistico di Rubens, a dimostrare la grandezza della città ligure visitata da uno dei maggiori artisti di tutti i tempi. Una selezione che conferma quell’appellativo di Superba dato a Genova, dove Rubens ha soggiornato più volte tra il 1600 e il 1607. Una scelta che consente,...
    19 min
  • Francesco Occhetto "Tu" Quasi preghiere. Adriana Zarri
    Francesco Occhetto
    "Tu"
    Quasi preghiere
    di Adriana Zarri
    Lindau
    https://lindau.it



    Nel corso della sua lunga e intensa esistenza Adriana Zarri ha scritto saggi, resoconti di vita monastica, romanzi, moltissimi articoli e un’unica opera di poesia, «Tu». Quasi preghiere, che forse proprio per questo ha riscosso un vastissimo consenso di pubblico e critica. In essa l’autrice esprime – con versi sensuali e dolci, violenti e teneri al contempo – i temi salienti della sua irregolare e sorprendente spiritualità: il carattere gratuito e creativo della preghiera, il rapporto personale con un Dio cercato nella quotidianità del vivere, il riscatto dei sensi e della dimensione mondana in ambito contemplativo, l’esaltazione del regno creaturale inteso come ponte tra terra e cielo.Un canto di innamoramento cosmico, in cui l’intimità raggiunta nell’incontro con Dio si inserisce a pieno titolo in quella tradizione biblica e letteraria ricca di immagini erotiche e sponsali che ha nel Cantico dei Cantici il suo più nobile capostipite e arriva fino ai nostri giorni attraverso le pagine dei mistici, da santa Teresa d’Ávila fino a Etty Hillesum.

    Dacci preghiere mute,
    irragionevoli,
    indicibili:
    bianche macerie rotolanti,
    assi schiodate,
    assurdità:
    preghiere
    di parole sconnesse e di silenzio;
    ceste vuote
    e ricolme di te.

    scrive Adriana, invitando il lettore ad abbandonare la concezione comune della preghiera, priva di trasporto fisico ed emotivo, per tornare a rivolgersi a un Dio incarnato, a cui si possa dare del «tu» come a un amico o a un amante. Ancora una volta una prova di originalità letteraria e teologica, che non teme di contaminare il pathos lirico del canto mistico con ballate di dissenso e invettiva contro gli scandali del Vaticano, in un intreccio di parola e mistero, di preghiera e silenzio tanto impregnato dei colori e dei profumi della terra e delle stagioni da riscuotere interesse anche in contesti non religiosi, come un inno universale alla continua sorpresa della vita.

    Adriana Zarri è stata scrittrice, eremita laica e teologa di linea conciliare ancor prima del Concilio Vaticano II. Intellettuale coraggiosa e controcorrente, ha difeso con forza la libertà di espressione femminile in ambiti come la teologia e l’ecclesiologia, scrivendo saggi, romanzi e articoli impegnati. A partire dagli anni ’70 ha deciso di vivere in campagna, in forma eremitica, coltivando la terra e allevando animali, scelta che non le ha impedito di partecipare attivamente al dibattito politico e culturale del suo tempo. Tra i suoi scritti più importanti ricordiamo Teologia del probabile (1967), È più facile che un cammello… (1975), Nostro Signore del deserto. Teologia e antropologia della preghiera (1978), Quaestio 98 (1994), Un eremo non è un guscio di lumaca. «Erba della mia erba» e altri resoconti di vita (2011) e Teologia del quotidiano (2012). Per Lindau è uscita nel 2014 la nuova edizione de Il pozzo di Giacobbe. Raccolta di preghiere da tutte le fedi.

    Francesco Occhetto (Alba, 1996) è laureato in Lettere all’Università del Piemonte Orientale e sta per concludere la laurea magistrale in Scienze Orientalistiche presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, con una tesi in Storia del Cristianesimo avente per tema la “mistica del quotidiano” di Adriana Zarri. I suoi principali interessi sono la poesia e lo studio delle religioni, traduce dal persiano e collabora a varie riviste culturali.



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