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  • Pier Nicola Maria Di Iorio "Jago, Banksy, TVboy e altre storie controcorrente"
    Piernicola Maria Di Iorio
    "Jago, Banksy, TVboy e altre storie controcorrente"
    Palazzo Albergati, Bologna - fino al 7 maggio 2023
    https://www.arthemisia.it/it/jago-banksy-tvboy-bologna/

    Fino al 7 maggio 2023, Palazzo Albergati di Bologna accoglie le opere più provocatorie, anticonformiste e rivoluzionarie del nostro tempo: la mostra Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente propone un percorso espositivo che ruota intorno ai tre artisti più discussi ed amati degli ultimi anni.

    Una mostra che, attraverso l’esposizione di 60 capolavori, racconta alcune delle storie più estreme e trasgressive della public art italiana e internazionale, attraverso il dialogo tra il misterioso artista inglese e i più influenti artisti italiani del momento, offrendo un panorama esaustivo e provocatorio sull’arte dei nostri giorni.

    Jago, Banksy e TvBoy hanno sovvertito le regole dell’arte, rifiutando di entrare a far parte di un sistema imbrigliato ed escludente; sono tre artisti hanno “creato un precedente” e fatto parlare della loro arte arrivando al cuore del grande pubblico.

    Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente si presenta, appunto, come una tripla monografica che mostra le opere più significative di ognuno di loro: dalla Girl with Baloon a Bomb Love di Banksy; Apparato circolatorio e Memoria di sé di Jago; la serie dei baci e quella degli eroi di TvBoy, oltre a pezzi iconici dell’artista come la coppia “modernizzata” che ha dato vita alla enorme opera che dà il benvenuto all’aeroporto di Roma Fiumicino oppure il Gino Strada con il cartello “stop war” comparso una notte di qualche mese fa sui muri di Milano.

    A questi tre nuclei si uniscono poi molte opere di varie generazioni di artisti che da loro hanno preso ispirazione e spunto, o che semplicemente si inseriscono nel percorso “controcorrente” che li caratterizza: da Obey – in mostra con il celebre manifesto Hope, realizzato nel 2008 per sostenere la campagna presidenziale di Barak Obama – a Mr. Brainwash (di cui, tra gli altri, un esemplare della sua Mona Linesa), da Ravo e La ragazza con l’orecchino di perla a Laika e il suo celeberrimo Not this “game” fino a Pau con la sua serie delle Santa Suerte.

    Circa 60 opere allestite in un percorso unico e sorprendente alla scoperta degli “enfants terribles” dell’arte, che non poteva che essere ospitata a Bologna, città della controcultura per eccellenza.

    Un dialogo – suddiviso in 4 sezioni – che porta il visitatore a cogliere le corrispondenze esistenti tra i diversi orientamenti nell’elaborazione delle tendenze legate all’arte e alla street art europea che, in questo momento, è un punto di riferimento internazionale.
    La mostra, con il patrocinio del Comune di Bologna, è prodotta e organizzata da Arthemisia con la collaborazione di Piuma, Pop House Gallery e Apapaia.
    La mostra vede come sponsor Poema, come mobility partner Frecciarossa Treno ufficiale e Cotabo, come media partner Urban Vision ed è consigliata da Sky Arte.
    Il catalogo è edito da Skira.






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    19 min
  • Denis Pardo "La casa sul Nilo"
    Denise Pardo
    "La casa sul Nilo"
    Neri Pozza
    https://neripozza.it/


    È un tempo lungo quello che Denise Pardo racconta in questo romanzo. Un tempo affascinante, cosmopolita, tollerante, ricco di stimoli. Un tempo di amicizie e di comprensione. Al centro de La casa sul Nilo, una famiglia di ebrei sefarditi arrivati al Cairo assieme alle vicissitudini dell’Europa dei primi trent’anni del Novecento. La narratrice racconta la sua infanzia in una sorta di Eldorado magico: i caffè del Cairo, le feste, gli stimoli, la civiltà della conversazione, i salotti. L’Egitto di quel tempo è un crocevia di storie e di suggestioni: un paese mondano e sorprendente dove le diverse religioni sono rispettate e si parlano tutte le lingue. E il Cairo di quel tempo, di quei primi anni Cinquanta, è narrato con una precisione e una nitidezza esemplari perché questo romanzo è soprattutto la storia dell’autrice. La sua famiglia composta dalla nonna, dal padre, dalla madre e da altre due sorelle non avrebbe mai immaginato di dover fuggire da quel mondo. Finché non sale al potere Nasser, cambiando in pochi anni le regole del gioco, e della convivenza civile. E tutto, dapprima impercettibilmente, e poi con sempre maggiore evidenza, diventa fosco e insidioso. Gli stranieri non sono ben visti, l’intolleranza religiosa si fa dogma. E gli stranieri, che stranieri non sarebbero, si sentono sempre più in pericolo. Fino a una partenza precipitosa per Roma e l’Italia, nel 1961. Un abbandono doloroso, straniante, figlio di un mondo cambiato senza una ragione.

    La casa sul Nilo è un romanzo bellissimo e raro, appassionante. È la storia di un tempo perduto, e di un tempo ritrovato a fatica. Ci mostra mondi dove tutto era scambio e curiosità, rispetto e attenzione. Ci dice, senza alcuna nostalgia, ma con l’intensità dei sentimenti e delle passioni, che non dobbiamo dimenticare che c’è stato un tempo diverso e piú giusto. Dove ogni dettaglio era una ricchezza e ogni giorno una scoperta.




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    29 min
  • Francesca D'Aloja "Spiriti"
    Francesca D'Aloja
    "Spiriti"
    La nave di Teseo
    https://www.lanavediteseo.eu/


    “C’è stato un tempo in cui ho cominciato a interessarmi alle vite degli altri più che alla mia. Negli ultimi tre anni ho vissuto circondata da presenze, spiriti illuminati e illuminanti che mi hanno accompagnato, fatto riflettere, ispirato. Insieme a loro ho riso, per alcuni ho pianto, e con ciascuno ho percorso un tratto di strada. Il termine spiriti non tragga in inganno, non c’entrano tavolini traballanti o manifestazioni paranormali. Si tratta piuttosto di evocazioni sentimentali. Le persone qui raccontate, privilegiate o meno, fortunate o sventurate, hanno tutte cercato di dare un senso alla propria esistenza. E tutte hanno rivelato un caparbio desiderio di esistere. Ecco, forse è la loro spinta vitale ad avermi conquistata, quella formidabile fiamma che trasforma la vita in un’avventura e che viene alimentata dal più potente dei combustibili: la passione.”

    Francesca d’Aloja racconta vite che non sono le nostre ma che ugualmente ci appartengono. Da Nikola Tesla, l’uomo nato con l’elettricità nello sguardo, agli occhi magnetici di Jean Seberg, dalla donna che fece perdere la testa a Nietzsche, Rilke e Freud a Chet Baker che suona la tromba davanti casa, fino a uno scrittore geniale nascosto nel cappotto color cammello di un professore di liceo. Sono incontri – talvolta reali, talvolta immaginati, spesso sfiorati – che non sono mai fortuiti, ma seguono le inclinazioni imprevedibili e inevitabili dell’esistenza. E portano a scoperte straordinarie, con nuovi amici e compagni di viaggio “cinici, spietati, scorretti. Ma anche affascinanti, perché profondamente liberi”.




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    34 min
  • Alessia Denaro "Il castello della felicità"
    Alessia Denaro
    "Il castello della felicità"
    Salani Editore
    https://www.salani.it/




    Tristano ha dieci anni, il suo piatto preferito sono le zucchine bollite e vedere le cose dal lato positivo non fa proprio per lui. Fin qui poco male, se non fosse che suo padre, il barone De Feliciis III, è l’orgoglioso proprietario del Castello della felicità: uno sperduto maniero dove si pratica un famoso Trattamento per ritrovare il buonumore.
    Ma quando scopre che è in serbo per lui – che è allergico ai dolci – una speciale procedura a base di gelato tre volte al giorno Tristano scappa via dal Castello e finisce per caso in un luogo bizzarro e misterioso: un parco dei divertimenti completamente abbandonato. O, almeno, così crede Tristano prima di ritrovarsi in un garbuglio sempre più complicato, un’avventura che lo porterà a superare sé stesso e raccogliere tutto il suo coraggio per salvare la libertà di persone innocenti.
    Il romanzo d'esordio di Alessia Denaro è un inno all'importanza di accogliere tutte le emozioni, belle o brutte che siano, e soprattutto al valore inestimabile della condivisione: la vera ricetta della felicità.








    Alessia Denaro è nata a Siracusa, ha studiato all’università a Roma e adesso vive lì con il marito e i suoi quattro figli.
    Ha lavorato come avvocato in uno studio internazionale e si è occupata di finanza in una grande banca destreggiandosi tra contratti e pareri legali per molto tempo. Poi ha deciso che era ora di smettere e di dedicarsi alla sua passione di sempre: la letteratura. Il Castello della felicità è il suo primo romanzo.




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    15 min
  • Tiziano Panconi "Giovanni Boldini e il mito della Belle Epoque"
    Tiziano Panconi
    "Giovanni Boldini e il mito della Belle Epoque"
    Palazzo Mazzetti, Asti
    fino al 10 aprile 2023
    https://www.arthemisia.it/it/giovanni-boldini-asti/

    La Belle Époque, i salotti, le nobildonne e la moda: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
    Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.

    Fino al 10 aprile 2023 Giovanni Boldini, uno degli artisti italiani più amati di ogni tempo, viene celebrato con una grande mostra a Palazzo Mazzetti di Asti.

    Dopo i successi delle mostre Chagall. Colore e magia, Monet e gli impressionisti in Normandia, I Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, la collaborazione tra Fondazione Asti Musei e Arthemisia continua a richiamare folle di visitatori ad Asti.
    Il nuovo progetto, a cura di Tiziano Panconi, è dedicato al genio indiscusso di Boldini.

    80 magnifiche opere – tra cui Signora bionda in abito da sera (1889 ca.), La signora in rosa (1916), Busto di giovane sdraiata (1912 ca.) e La camicetta di voile (1906 ca.) – sono protagoniste di una narrazione cronologica e tematica al tempo stesso.
    L’esposizione presenta una ricca selezione di opere che esprime al meglio la maniera di Boldini, il suo saper esaltare con unicità la bellezza femminile e svelare l’anima più intima e misteriosa dei nobili protagonisti dell’epoca.
    Una mostra che pone l’accento sulla capacità dell’artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito, scrutandone l’anima.
    Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell’aristocratica superbia di cui era munificamente dotata ogni gran dama degna del proprio blasone. Occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell’alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilità.

    Egli coglieva al volo l’attimo fuggente, quel momento unico in cui un’occhiata più sincera rivelava lo stato d’animo e la mimica del corpo si faceva più espressiva, l’istante in divenire fra un’azione e l’altra, quando la forza motoria di un gesto si esauriva, rigenerandosi prontamente in quello successivo.
    Negli anni della maturità e poi della senilità, le lunghe e vorticose pennellate, impresse come energiche sciabolate di colore, rimodellavano in senso dinamico i corpi delle sue “divine” creature e il suo stile, a un tempo classico e moderno, costituiva la miglior risposta alle vocazioni estetiste e progressiste manifestate dagli alti ceti sociali.

    La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, con il contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti e vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.
    Catalogo edito da Skira.



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    25 min
  • Samuele Briatore "Il nuovo galateo di genere"
    Samuele Briatore
    "Il nuovo galateo di genere"
    Newton Compton Editori
    https://www.newtoncompton.com/

    Per sapere come comportarsi in ogni occasione e con chiunque

    Viviamo in una società in continuo cambiamento. Il cosiddetto “sentire comune” è costantemente influenzato dal dibattito pubblico che, per fortuna, impone riflessioni e ripensamenti su schemi che, con il passare del tempo, si dimostrano non più attuali. Sono tantissime le occasioni in cui ci possiamo trovare spaesati. Un pronome personale usato in modo improprio può risultare un’offesa. E allora ecco uno strumento indispensabile nel lavoro, nelle occasioni formali o nell’educazione dei figli, per sapere come comportarsi e far sentire accolte le persone, qualunque sia il loro genere o la preferenza sessuale. Il nuovo galateo di genere esplora le nuove sensibilità sociali sulle tematiche di genere e LGBTQIA+ attraverso esempi pratici e quotidiani, che partono dall’introduzione nel nostro linguaggio di una grammatica più inclusiva, aperta e al passo con i tempi. Evitare discriminazioni indirette, stereotipi e pregiudizi è il primo passo che possiamo fare nel nostro piccolo, senza alcuno sforzo, per costruire insieme un mondo più accogliente.

    Che vuol dire non binario? Asterisco o scevà?
    Il bon ton è ancora possibile?
    Aggiorna le tue buone maniere e stai al passo con i tempi!

    Il genere delle buone maniere
    Lingua e linguaggio
    Galateo della conversazione
    Piccolo galateo LGBTQIA+
    Galateo dell’amore e del sesso
    Socialità (LGBTQIA+ friendly)
    Cerimonie, celebrazioni e situazioni formali
    Galateo business e pluralità
    Vita quotidiana e altre occasioni
    Famiglia


    Samuele Briatore
    È presidente dell’Accademia Italiana Galateo, coordinatore del Master in cerimoniale, galateo ed eventi istituzionali e assegnista di ricerca sulle tematiche inerenti il galateo presso Sapienza Università di Roma. Tra i più accreditati formatori italiani, ha tenuto più di 300 corsi di galateo e comunicazione per enti, istituzioni e i maggiori brand del lusso. Noto saggista e attivista per i diritti sociali e civili, è ideatore dei progetti culturali di inclusione “Distretto X” per il Comune di Milano. Con Newton Compton ha pubblicato Le regole delle buone maniere, Come usare le parole giuste, Il galateo del cuore e Il nuovo galateo di genere.



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    14 min
  • Nicola Brunialti "Vacanze bestiali"
    Nicola Brunialti
    "Vacanze bestiali"
    Illustrazioni di Giulia Dragone
    Edizioni Lapis
    https://www.edizionilapis.it/
    Tommaso Palazzi, detto Tommy, ama il calcio e odia la campagna. Sono mesi che si allena per entrare nella squadra più forte della città.

    Sfortunatamente, sua madre è l’unica erede dello zio Nino, e ora è chiamata a occuparsi della sua fattoria. Le mosche, gli odori, la terra… per Tommy quest'estate si prospetta come una vera tortura! La vacanza, però, prende una piega inaspettata: dopo aver preso una botta in testa, Tommy riesce improvvisamente a capire quello che dicono gli animali.

    Da quel momento in poi, la vita in fattoria diventa molto movimentata… merito del suo nuovo potere, ma anche di Giulia la Peste, un tipetto sempre a caccia di avventure che finisce per coinvolgerlo in un’indagine. I due ragazzi vogliono smascherare un arrivista senza scrupoli che, inquinando il fiume e coltivando OGM, punta a diventare l’unico produttore di mais della zona comprando a un prezzo stracciato le proprietà dei piccoli coltivatori. Con l’aiuto di mucche, capre, pavoni e asini parlanti, Tommy accetterà le sfide che la campagna ha in serbo per lui e scenderà in campo per la partita più importante: quella per la tutela dell’ambiente.

    Età di lettura dagli 8 anni




    Nicola Brunialti
    Pubblicitario e scrittore. Dopo aver firmato campagne pubblicitarie cult come quella di "Paradiso Lavazza", dal 2010 si dedica a tempo pieno alla scrittura per ragazzi pubblicando romanzi di successo. È stato tra gli autori del programma TV “Chi ha incastrato Peter Pan?”, ha scritto “Dormono tutti”, una ninna nanna per Renato Zero ed è coautore con Simone Cristicchi della canzone “Abbi cura di me”. Incontra ogni anno i suoi numerosi e affezionatissimi lettori in festival letterari e scuole.

    Giulia Dragone
    Illustratrice italiana. Vive e lavora a Verona, dove è nata.
    Lavora come illustratrice freelance per editori, riviste, piccole imprese e agenzie pubblicitarie.
    Ha illustrato volumi per ragazzi con molti editori: Il Castoro, Feltrinelli, Il Battello a Vapore, Erickson, Ed. San Paolo, Il Giornalino, Edises, Giunti.




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    13 min
  • Maria Teresa Benedetti "Van Gogh" Palazzo Bonaparte, Roma
    Maria Teresa Benedetti
    "Van Gogh"
    Mostra al Palazzo Bonaparte, Roma
    https://www.arthemisia.it/it/van-gogh-roma/


    Alla vigilia dei 170 anni dalla sua nascita, fino al 26 marzo 2023 Palazzo Bonaparte ospita la grande e più attesa mostra dell’anno dedicata al genio di Van Gogh. Attraverso le sue opere più celebri – tra le quali il suo famosissimo Autoritratto (1887) – sarà raccontata la storia dell’artista più conosciuto al mondo.

    Nato in Olanda il 30 marzo 1853, Vincent Van Gogh fu un artista dalla sensibilità estrema e dalla vita tormentata. Celeberrimi sono i suoi attacchi di follia, i lunghi ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul in Provenza, l’episodio dell’orecchio mozzato, così come l’epilogo della sua vita, che termina il 29 luglio 1890, a soli trentasette anni, con un suicidio: un colpo di pistola al petto nei campi di Auvers.
    Nonostante una vita impregnata di tragedia, Van Gogh dipinge una serie sconvolgente di Capolavori, accompagnandoli da scritti sublimi (le famose “Lettere” al fratello Theo Van Gogh), inventando uno stile unico che lo ha reso il pittore più celebre della storia dell’arte.

    La mostra di Roma, attraverso ben 50 opere provenienti dal prestigioso Museo Kröller Müller di Otterlo – che custodisce uno dei più grandi patrimoni delle opere di Van Gogh – e tante testimonianze biografiche, ne ricostruisce la vicenda umana e artistica, per celebrarne la grandezza universale.
    Un percorso espositivo dal filo conduttore cronologico e che fa riferimento ai periodi e ai luoghi dove il pittore visse: da quello olandese, al soggiorno parigino, a quello ad Arles, fino a St. Remy e Auvers-Sur-Oise, dove mise fine alla sua tormentata vita.
    Dall’appassionato rapporto con gli scuri paesaggi della giovinezza allo studio sacrale del lavoro della terra scaturiscono figure che agiscono in una severa quotidianità come il seminatore, i raccoglitori di patate, i tessitori, i boscaioli, le donne intente a mansioni domestiche o affaticate a trasportare sacchi di carbone o a scavare il terreno; atteggiamenti di goffa dolcezza, espressività dei volti, la fatica intesa come ineluttabile destino.
    Tutte queste sono espressione della grandezza e dell’intenso rapporto con la verità del mondo di Van Gogh.
    Particolare enfasi è data al periodo del soggiorno parigino in cui Van Gogh si dedica a un’accurata ricerca del colore sulla scia impressionista e a una nuova libertà nella scelta dei soggetti, con la conquista di un linguaggio più immediato e cromaticamente vibrante.
    Si rafforza anche il suo interesse per la fisionomia umana, determinante anche nella realizzazione di una numerosa serie di autoritratti, volontà di lasciare una traccia di sé e la convinzione di aver acquisito nell’esperienza tecnica una fecondità ben maggiore rispetto al passato.
    È di questo periodo l’Autoritratto a fondo azzurro con tocchi verdi del 1887, presente in mostra, dove l’immagine dell’artista si staglia di tre quarti, lo sguardo penetrante rivolto allo spettatore mostra un’insolita fierezza, non sempre evidente nelle complesse corde dell’arte di Van Gogh. I rapidi colpi di pennello, i tratti di colore steso l’uno accanto all’altro danno notizia della capacità di penetrare attraverso l’immagine un’idea di sé tumultuosa, di una sgomentante complessità.
    L’immersione nella luce e nel calore del sud, a partire dal 1887, genera aperture ancora maggiori verso eccessi cromatici e il cromatismo e la forza del tratto si riflettono nella resa della natura. Ecco quindi che torna l’immagine de Il Seminatore realizzato ad Arles nel giugno 1888, con la quale Van Gogh avverte che si può giungere a una tale sfera espressiva solo attraverso un uso metafisico del colore.
    E così Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889) assume l’aspetto di un intricato tumulto, mentre lo scoscendimento di un...
    25 min
  • Federico Rampini "Il lungo inverno"
    Federico Rampini
    "Il lungo inverno"
    https://www.mondadori.it/


    Guerra e shock energetico. Cambiamento climatico. Squilibri demografici e pressioni migratorie. Ricatti alimentari. Non è facile distinguere fra crisi vere e false Apocalissi annunciate da profeti interessati a gettarci nel terrore.

    Siamo entrati in un’era segnata dalla scarsità. Ci sentiamo assediati da ogni sorta di penuria. Mancano l’energia e spesso anche l’acqua. Alimenti essenziali costano più cari. Troppe aziende lamentano di non trovare lavoratori. Sullo sfondo c’è la decrescita della popolazione, che non risparmia la Cina. Con l’inflazione e il rialzo dei tassi diventa più rara e costosa la moneta. Quanto è reale, quanto è «fisica», oggettiva e palpabile, la scarsità in ciascuno di questi aspetti? Quanto è invece fabbricata, artefatta, il risultato di comportamenti e scelte politiche sbagliati? È irreversibile? O invece è un fenomeno temporaneo da cui usciremo come guarimmo da altre crisi? Il trauma, cominciato con la pandemia e aggravato dalla guerra in Ucraina, sarà solo l’inizio di una fase storica segnata da ristrettezze, sacrifici, razionamenti e tagli su tutto?

    Dalla profezia errata sulla fine dello sviluppo che fu l’ossessione degli anni Settanta, dovrebbe essersi insinuato fra noi un dubbio: che vedere dietro l’angolo l’Apocalisse imminente sia un tratto di civiltà decadenti.

    In Europa diverse opinioni pubbliche chiedono sempre più Stato. Gli aiuti erogati durante la pandemia sono un antipasto rispetto a tutto quel che viene richiesto ai governi per proteggerci dalle avversità. Uno Stato-mamma troppo invadente addormenta i riflessi vitali e non è efficiente, sono state proprio le scelte dei governi negli anni passati ad aver fabbricato questo disastro. L’Italia è il paese occidentale più vulnerabile alla tentazione statalista, per il suo debito pubblico già eccessivo; perché ha una burocrazia invadente e inetta; perché una parte della sua popolazione ha introiettato l’assistenzialismo come orizzonte di vita.

    I passaggi d’epoca, le grandi rotture storiche, si capiscono guardando a un triangolo fondamentale: energia, moneta, tecnologia (che include le armi). L’America domina ancora quel triangolo strategico. L’Europa arranca in ritardo. Ha le idee confuse, invischiate in dogmi e tabù. Ha più velleità che ambizioni. Ha il disarmo facile. E con il disarmo arriva la sottomissione. Il lungo inverno all’insegna di tante scarsità è anche inverno della ragione.

    Lo supereremo se attingiamo alle qualità del nostro modello, non se ammiriamo chi ci odia. Il lungo inverno può preludere a una stagione di creatività, in cui troveremo risposte innovative ai nostri problemi energetici ed economici.


    Federico Rampini, editorialista del «Corriere della Sera», è stato vicedirettore del «Sole 24 Ore», editorialista, inviato e corrispondente de «la Repubblica» a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e New York. Ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai e alla Sda Bocconi. È membro del Council on Foreign Relations, il più importante think tank americano di relazioni internazionali. Come esperto di geopolitica è public speaker per The European House – Ambrosetti. Ha pubblicato più di venti saggi di successo, molti tradotti in altre lingue come i bestseller Il secolo cinese (Mondadori 2005) e L’impero di Cindia (Mondadori 2006). Tra i suoi libri più recenti, La seconda guerra fredda (Mondadori 2019), Oriente e Occidente (Einaudi 2020), Fermare Pechino (Mondadori 2021), Suicidio occidentale (Mondadori 2022) e America (Solferino 2022). Ha prodotto e interpretato spettacoli teatrali con suo figlio Jacopo, attore: Trump Blues e A cosa serve l’America.




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    23 min
  • Alessia Tagliaventi "Colpo d'occhio"
    Alessia Tagliaventi
    "Colpo d'occhio"
    Le fotografie fanno cose
    Contrasto
    https://contrastobooks.com/

    Un libro delle meraviglie, pensato per giovani occhi, per conoscere la fotografia, osservare la realtà con sguardo diverso e giocare con le immagini.



    Ogni pagina sarà un invito a una scoperta, a un viaggio, a una conversazione con le foto. Giochiamo a osservarle, scoprire i dettagli, scovare le domande che ci pongono, chiederci perché ci piacciono o non ci piacciono.



    Colpo d’occhio. Le fotografie fanno cose di Alessia Tagliaventi è un libro ricco di immagini, diverse sorprese e molte storie di fotografia per giovani occhi.

    Le immagini ci parlano, scovano i dettagli più nascosti della realtà, ci pongono domande, sono ambigue perché non si svelano mai fino in fondo, permettendoci così di immaginare anche quello che non dicono. Le fotografie possono fare tante cose: ci emozionano, ci fanno riflettere, ci divertono, stimolano la fantasia e la curiosità, ci portano indietro nel tempo e lontano nello spazio, ci invitano a inventare storie. Suddiviso in quattro sezioni (Personaggi, Luoghi, Oggetti, Animali), il volume presenta una straordinaria serie di immagini di grandi fotografi e fotografe, da Elliott Erwitt a Luigi Ghirri, da Garry Winogrand a Helen Levitt fino ad Alex Webb tra gli altri. Ogni immagine è accompagnata da un breve testo di Alessia Tagliaventi che la racconta e guida nella lettura, evidenziandone gli aspetti principali, ponendo domande e dando spunti per la possibile creazione di storie sempre nuove.

    Al libro è allegato un cartoncino con un foro, da usare come una cornice per entrare nell’immagine, giocando a cercare i dettagli che più incuriosiscono, oppure per osservare il mondo alla ricerca di possibili nuove inquadrature.

    Un’educazione all’arte della fotografia in modo interattivo che stimola ad allenare lo sguardo e aggiungere il proprio punto di vista ai diversi sguardi sulla realtà. La fotografia può raccontare storie, mostrare il mondo, ma anche inventarlo. Un libro per conoscere, approfondire e prendere spunto per ideare storie, guardarsi intorno e, perché no, cominciare a fotografare quello che ci colpisce.



    Alessia Tagliaventi è editor, curatrice, e docente di Storia della Fotografia. Per Contrasto ha seguito numerosi progetti editoriali ed è autrice di pubblicazioni e saggi critici sul linguaggio fotografico. È stata anche coautrice, con Michele Smargiassi, dei fascicoli Maestri di fotografia, in abbinamento con La Repubblica e National Geographic. Attualmente insegna presso l’Istituto Europeo di Design di Roma.



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