il posto delle parole

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  • Giulio Guidorizzi "Festival del Classico" Circolo dei Lettori
    Giulio Guidorizzi
    "Festival del Classico"
    Circolo dei Lettori, Torino
    https://festivaldelclassico.it/
    https://circololettori.it/


    Sabato 3 Dicembre, ore 10:30
    Tra mito e realtà. Uomini e donne al lavoro
    con Giulio Guidorizzi // grecista
    Gli dei olimpici erano concepiti come la proiezione di una società aristocratica dedita ad attività nobili. Tra loro, isolato, Efesto, un dio decisamente plebeo: un artigiano zoppo (e anche i suoi aiutanti, i Ciclopi, sono deformi) che Omero descrive sudato mentre si muove tra incudini e mantici. “Anti-olimpico”, fu espulso dal cielo e riammesso solo più tardi, sposando Afrodite. Altre divinità si occupano delle opere e lasciano intravvedere una riflessione sulla sfera del fare: l’agricoltura (Demetra), il fuoco (Prometeo), la tessitura (Atena).




    Igino l'astronomo
    "Miti"
    a cura di Giulio Guidorizzi
    Adelphi
    https://www.adelphi.it/

    La più preziosa e sconosciuta opera mitografica che ci sia giunta dall’età classica.


    Insieme ad Apollodoro, Igino è autore della più preziosa opera strettamente mitografica che ci sia giunta dall'antichità classica. Dotto amico di Ovidio, egli volle esporre le narrazioni fondamentali del mito greco per cicli, che compongono una sequenza di 277 racconti. A Igino interessa innanzitutto la "pura trama" del racconto. E a lui dobbiamo se numerose, significative varianti dei miti più noti o dei più oscuri sono giunte fino a noi. La presente traduzione è arricchita da un ampio commento che offre le indispensabili notizie antiquarie sia innumerevoli osservazioni di carattere antropologico, storico e religioso, utili a inquadrare il mito greco in un contesto più ampio.





    Giulio Guidorizzi, Silvia Romani
    "La Sicilia degli Dei"
    Una guida mitologica
    Raffaello Cortina Editore
    https://www.raffaellocortina.it/

    Stromboli, Taormina, Selinunte, Siracusa: viaggiare in Sicilia con ninfe e ciclopi.
    Con 100 immagini a colori e illustrazioni di Michele Tranquillini.





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    https://ilpostodelleparole.it/

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    19 min
  • Sara Cosulich "Pinacoteca Agnelli"
    Sara Cosulich
    "Pinacoteca Agnelli"
    https://www.pinacoteca-agnelli.it/


    I nuovi progetti di Pinacoteca Agnelli:
    Tiepolo x Starling
    Liam Gillick, Marco Giordano, Nan Goldin, SUPERFLEX sulla Pista 500
    Performance di Nina Beier e Bob Kil
    Lancio del volume di Sylvie Fleury. Turn Me On

    La Pinacoteca Agnelli presenta fino a domenica 5 febbraio 2023 la mostra Tiepolo x Starling, secondo capitolo di Beyond the Collection, negli spazi della collezione permanente.

    Tiepolo x Starling
    Pinacoteca Agnelli presenta la seconda edizione di Beyond the Collection intitolata Tiepolo x Starling fino a domenica 5 febbraio 2023.
    L’opera di Giovanni Battista Tiepolo Alabardiere in un paesaggio conservata in Pinacoteca Agnelli diventa punto di partenza per il progetto espositivo dell’artista britannico Simon Starling (Epsom, Inghilterra, 1967) negli spazi della collezione. Continuando una ricerca iniziata nel 2019, l’artista immagina di ricongiungere la tela alla sua parte mancante: Il ritrovamento di Mosè. Attraverso fotografia, scultura e installazione, Starling rilegge la narrazione del quadro del Tiepolo e identifica nel taglio della tela una metafora con la storia del contesto e della collezione che la ospita. Il progetto, che ora trova svolgimento nel luogo che lo ha simbolicamente originato, si arricchisce grazie alla presenza di altre opere del Tiepolo in prestito da collezioni nazionali e internazionali, che offrono nuove chiavi di interpretazione dell’Alabardiere in un paesaggio.
    Con il progetto espositivo Beyond the Collection, a ogni nuovo progetto espositivo una delle venticinque opere della Collezione Agnelli diventa il punto focale di inedite narrazioni per rileggere il patrimonio storico della collezione permanente in relazione alle tematiche della contemporaneità. Attraverso il coinvolgimento di artiste e artisti contemporanei e prestiti da istituzioni nazionali e internazionali, i progetti di Beyond the Collection stabiliscono dialoghi in grado di riflettere sulle presenze così come sulle assenze della collezione, per far emergere storie e figure dimenticate e sviluppare narrazioni che possano sfidare le letture canoniche della storia dell’arte.




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    14 min
  • Luciano Canfora "Festival del Classico" Circolo dei Lettori
    Luciano Canfora
    "Festival del Classico"
    Circolo dei Lettori, Torino
    https://festivaldelclassico.it/
    https://circololettori.it/

    presidente onorario Luciano Canfora
    curatore Ugo Cardinale


    Sabato 3 Dicembre, ore 10:00
    La politica periclea di lavori pubblici: lo ‘Stato sociale’ ateniese
    con Luciano Canfora // filologo classico e storico
    In che senso l’Atene di Pericle (ma già a partire dal consolidarsi dell’Impero) può definirsi uno “Stato sociale”? Per almeno due ragioni: il sostegno economico pubblico ai poveri e la politica edilizia come strumento di “piena occupazione”. Altra questione è perché questo impianto di società sia stato potenziato particolarmente nei molti anni di egemonia periclea nel quadro del regime democratico ateniese.


    Domenica 4 Dicembre, ore 11:00
    La scommessa di Prometeo
    Liberazione dal lavoro o liberazione del lavoro?
    con Massimo Cacciari // filosofo
    Gennaro Carillo // Storia del pensiero politico Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
    Luciano Canfora // filologo classico e storico
    Il mito di Prometeo è una storia di progresso grazie a innovazioni tecniche e strumenti di misura, ricevuti in dono per un atto di giustizia e di restaurazione delle connessioni del cosmo. In questo contesto la storia dell’uomo può trovare due direzioni possibili, che si prospettano anche oggi nella società robotizzata: liberazione dal lavoro e recupero della condizione originaria dell’età dell’oro o liberazione del lavoro dalla fatica che lo rende improbo e “sconnesso”.


    Domenica 4 Dicembre, ore 16:30
    Il papiro dello sciopero
    con Christian Greco // direttore Museo Egizio
    Fernando Sirano // Direttore del Parco Archeologico di Ercolano
    modera Luciano Canfora
    In diversi momenti della storia del villaggio di Deir el Medina e specialmente nella seconda parte della XX dinastia la consegna delle razioni era irregolare ed incompleta. Non vi è indicazione della causa precisa anche se gli ufficiali di Tebe ripetono che non avevano abbastanza grano per pagare le squadre impegnate a costruire le tombe nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine. Gli operai reagirono ai lunghi periodi di penuria con dimostrazioni per attirare l’attenzione degli ufficiali nella speranza che potessero venire in aiuto. Arrivarono anche a compiere degli atti dimostrativi come quello di abbandonare in massa il villaggio per riunirsi in uno dei grandi templi funerari. Il papiro dello sciopero di Torino registra le dimostrazioni che avvennero nell’anno 29 del Regno di Ramses III. L’autore del papiro era lo scriba Amonnakht.



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    12 min
  • Carmen Verde "Una minima infelicità"
    Carmen Verde
    "Una minima infelicità"
    Neri Pozza
    https://neripozza.it/

    Una minima infelicità è un romanzo vertiginoso. Una nave in bottiglia che non si può smettere di ammirare. Annetta racconta la sua vita vissuta all’ombra della madre, Sofia Vivier. Bella, inquieta, elegante, Sofia si vergogna del corpo della figlia perché è scandalosamente minuto. Una petite che non cresce, che resta alta come una bambina. Chiusa nel sacrario della sua casa, Annetta fugge la rozzezza del mondo di fuori, rispetto al quale si sente inadeguata. A sua insaputa, però, il declino lavora in segreto. È l’arrivo di Clara Bigi, una domestica crudele, capace di imporle regole rigide e insensate, a introdurre il primo elemento di discontinuità nella vita familiare. Il padre, Antonio Baldini, ricco commerciante di tessuti, cede a quella donna il controllo della sua vita domestica. Clara Bigi diventa cosí il guardiano di Annetta, arrivando a sorvegliarne anche le letture. La morte improvvisa del padre è per Annetta l’approdo brusco all’età adulta. Dimentica di sé, decide di rivolgere le sue cure soltanto alla madre, fino ad accudirne la bellezza sfiorita. Allenata dal suo stesso corpo alla rinuncia, coltiva con ostinazione il suo istinto alla diminuzione. Ogni pagina di questo romanzo ci mostra cosa significhi davvero saper narrare utilizzando una lingua magnifica che ci ipnotizza, ci costringe ad arrivare all’ultima pagina, come un naufragio desiderato. Questo libro è il miracolo di una scrittrice che segna un nuovo confine nella narrativa di questi anni.




    «Nelle fotografie sediamo sempre vicine, io e mia madre: lei pallida, a disagio, con uno sguardo che pare scusarsi. A quei tempi, pregava ancora Dio che le mie ossa s’allungassero. Ma Dio non c’entrava. Se ci vuole ostinazione per non crescere, io ne avevo anche troppa».

    «Ho letto il romanzo di Carmen Verde. Mi è piaciuto. Ha un ritmo veloce e leggero, come un treno che attraversa la notte con tutte le luci accese. Guardi stupito e ti chiedi chi siano quelle sagome che appaiono dietro i vetri. L'autrice conosce la geometria dei segreti e sa come giocare con il lettore».
    Dacia Maraini

    «Carmen Verde ha una voce sorprendente e un immaginario cosí personale da risultare splendidamente spiazzante. Una minima infelicità è un libro pieno di ossessione e dolcezza, di crudeltà e pietas. Ha dentro la meravigliosa complessità di certe miniature, dove la cura per i dettagli rivela un mondo insieme familiare e straniato. I suoi personaggi si muovono sul bilico morale dei grandi classici e custodiscono l’oscura sensualità e abiezione che sanno regalarci scrittrici come Némirovsky o Lispector».
    Veronica Raimo



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    32 min
  • Ferdinando Cotugno "Festival del Classico" Circolo dei Lettori
    Ferdinando Cotugno
    "Festival del Classico"
    Circolo dei Lettori, Torino
    https://festivaldelclassico.it/
    https://circololettori.it/



    Venerdì 2 Dicembre, ore 17:00
    Storia del lavoro dal mondo greco alla società capitalistica
    con Daniel Mercure // Sociologia Université Laval (in videocollegamento)
    Giuseppe Cambiano // Storia della Filosofia antica Scuola Normale Superiore di Pisa Ferdinando Cotugno // giornalista

    I Greci contrapponevano scholè e ascholìa (assenza di libertà), avevano il mito del lavoro agricolo e criticavano l’avida attività mercantile; le riforme protestanti hanno coltivato l’idea del lavoro come Beruf, come vocazione, e del profitto come benedizione divina; la società capitalistica, basata sul profitto, è stata oggetto delle critiche di Fourier e di Marx contro lo sfruttamento del valore lavoro e l’alienazione del lavoratore. E la società odierna? È maturo il tempo di un nuovo ethos del lavoro?

    http://www.ferdinandocotugno.it/


    Ferdinando Cotugno
    "Primavera ambientale"
    L'ultima rivoluzione per salvare la vita umana sulla Terra
    Il Margine
    https://il-margine.it/

    «Il primo gesto di attivismo climatico, il più doloroso e radicale, prima ancora di prendere la parola in pubblico, scendere in piazza e cercare alleanze, è cambiare noi stessi».

    All’inizio del XXI secolo non sono più i partiti ma movimenti come i Fridays for Future o Extinction Rebellion a occultare dietro a iniziative apparentemente simboliche come uno sciopero scolastico un messaggio radicale, le premesse per una «rivoluzione unicorno», una rivoluzione che contro ogni apparenza scoppi davvero.

    La critica al sistema capitalistico passa ora per l’idea di giustizia climatica, alla base dell’azione ecologista contemporanea, che vuole innanzitutto denunciare il suo effetto negativo sulle possibilità di sopravvivenza biologica della specie umana. Sarà una critica di massa al capitalismo a salvare il mondo dal disastro climatico?





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    10 min
  • Yari Selvetella "Vite mie"
    Yari Selvetella
    "Vite mie"
    Mondadori Editore
    https://www.mondadori.it/


    Amare non è sufficiente, bisogna sapere come si fa. Talvolta una vita non basta a impararlo per bene, oppure l’abilità coltivata negli anni si dissolve misteriosamente e non rimane altro che un senso di inadeguatezza e di nostalgia. Serve più di una vita, a Claudio Prizio, per poter sentire che sta davvero ricominciando da capo. Gli serve, anzitutto, cercare sé stesso negli altri. Claudio chiede riparo, come ha sempre fatto, alla famiglia, ma anche gli equilibri domestici si stanno ormai modificando. La sua è una famiglia particolare e al tempo stesso normalissima, che custodisce grandi dolori, legami insoliti e momenti di autentica felicità. Tutti devono trovare la forza di lasciar andare il passato: la sua compagna Agata, i suoi quattro figli – due dei quali ormai adulti – e soprattutto lui.

    Claudio cerca sé stesso in casa, ma anche nella sua città: Roma è così prodiga di incontri che finisce per stordirlo in un vortice di coincidenze. Da qualche tempo, infatti, Claudio non fa che ravvisare somiglianze tra sé e le persone in cui si imbatte: un guidatore distratto che quasi lo investe al semaforo, un rocker attempato, un agente immobiliare, una donna che si è rifugiata in campagna. I suoi simili sono specchi, ma anziché aiutarlo a comprendere la propria identità, sembrano avvilupparlo in un gioco di riflessi senza scampo.

    Come si fa a passare oltre preservando la memoria, ma senza diventarne schiavi? Roma, che tutto custodisce e a niente pare far caso, è una maestra in quest’arte, e suggerirà a Claudio lo stratagemma – l’ultima illusione, forse – per liberare sé stesso e coloro che ama.

    Vite mie è una impetuosa esplorazione esistenziale spinta avanti da domande brucianti: cosa vuol dire amare a un certo punto della vita, e quando la vita ha già colpito duro? Come si fa a non dare per scontati i nostri legami e renderli invece speciali, unici e duraturi?

    Un romanzo pervaso di riflessioni sull’amore, sulla famiglia, sul nostro rapporto con il tempo che passa. Un libro emozionante e commovente che con una scrittura ipnotica, nitida, plastica, prova a raccontarci qualcosa di essenziale che sempre ci sfugge.



    Yari Selvetella è nato a Roma nel 1976. Tra i suoi ultimi romanzi Le regole degli amanti (Bompiani 2020), premio Cambosu, Le stanze dell’addio (Bompiani 2018), candidato al premio Strega, La banda Tevere (Mondadori 2015). Ha pubblicato il libro di poesie La maschera dei gladiatori (CartaCanta 2014). Si è a lungo occupato di storia della criminalità con saggi e reportage di successo. Giornalista e autore televisivo, lavora per la Rai.




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    19 min
  • Maurizio Bettini "Festival del Classico" Circolo dei Lettori
    Maurizio Bettini
    "Festival del Classico"
    Circolo dei Lettori, Torino
    https://festivaldelclassico.it/
    https://circololettori.it/



    Domenica 4 Dicembre, ore 15:00
    "I mercanti dell'età dell'oro"Labor improbus e commercio muto
    con Maurizio Bettini // filologo classico

    Sembrerebbe che l’età dell’oro non abbia conosciuto il commercio, è infatti solo dopo che Iuppiter introdusse il labor improbus – con le artes necessarie a sopperire ai bisogni degli uomini, come racconta Virgilio – che è comparso nel panorama del lavoro umano. In realtà, nell’età dell’oro ce n’era una forma alquanto peculiare, in cui il lavoro del mercante era ridotto all’essenziale: il commercio muto.



    Maurizio Bettini
    "Roma, città della parola"
    Einaudi EditoreI
    https://www.einaudi.it/

    l ruolo dell'oralità all'interno della società romana. Il nuovo libro dell'importante antropologo del mondo classico.

    «Tirando le orecchie a qualcuno si può dunque rammentargli di comportarsi da filosofo, ovvero, forse ancora piú saggiamente, di godersi la vita: come nel caso della Morte che viene a "tirarci le orecchie" dicendo "vivete, sto per arrivare!". Toccare le orecchie, tirarle, costituiva insomma la traduzione gestuale dell'admonere, del "far ricordare". Di questo gesto rammemorativo possediamo anche rappresentazioni visive, come il grazioso cammeo che reca incisi un orecchio e una mano che con due dita ne stringe il lobo: la scritta che accompagna l'immagine recita in greco mnemóneue, "ricordati"».


    Secondo Plinio il Vecchio, se la vitalitas dell'uomo risiede nelle ginocchia, la memoria risiede «nell'orecchio». Relegare questa affermazione nello sgabuzzino delle curiosità sarebbe un errore. «La memoria dell'orecchio» infatti ha l'immediato potere di svelarci uno dei fattori determinanti nella formazione della cultura romana, la parola parlata. I Romani cioè, e molte altre testimonianze ce lo confermano, sono ancora consapevoli del fatto che i costumi, le norme, i rituali, il ricordo del passato si tramandano (e si ricostruiscono) per via aurale. Come recita un proverbio ghanese «le cose antiche stanno nell'orecchio». A Roma non solo la produzione letteraria, ma anche il diritto, la pratica dello ius, viveva di «parola parlata», tanto che ai caratteri dell'alfabeto essa oppose spesso un'abile resistenza. E che dire del destino, concepito non come una «porzione» di vita (móira), alla maniera dei Greci, ma come una «parola», fatum, pronunziata dall'una o l'altra divinità? Perfino la norma indiscutibile e suprema che regolava il giusto e l'ingiusto, il lecito e l'illecito, ossia il fas, traeva origine da questa sfera: fas est, celebre e solenne locuzione romana, altro non significava se non «è parola che», proprio come molti secoli dopo si dirà «sta scritto che». Anche a Roma, però, la parola è soprattutto un evento sonoro. Come rivela la meravigliosa tessitura di «armonie foniche» che avvolgeva gli enunciati della produzione poetica, religiosa e giuridica di Roma arcaica: «armonie foniche», cosí le definí il grande Ferdinand de Saussure, che fu tra i primi ad appassionarsene.





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    26 min
  • Daniele La Corte "Il boia e la contessa"
    Daniele La Corte
    "Il boia e la contessa"
    Fusta Editore
    https://fustaeditore.it/shop/

    Il boia e la contessa è un romanzo che prende le mosse dalla storia italiana.
    Silvia Ceirano, figlia dell’imprenditore cuneese che ha dato origine all’avventura automobilistica in Italia poi inglobata nella FIAT, diventa contessa di Villafranca-Soissons sposando a soli diciotto anni Eugenio di Carignano, un Savoia di seconda fascia.
    La storia si concentra per gran parte nel periodo compreso fra l’8 settembre 1944 e il 25 aprile 1945 sviluppandosi tra Torino e Alassio, dove la brillante contessa continua a dare feste, nel suo dorato mondo pur nel disastro della guerra. La sua vita, fra champagne e serate eccitanti, culmina quando inizia una relazione con il capitano nazista Gerhard Dosse, che andrà a vivere con lei, a Villa Ceirano. Lì vicino, ad Albenga, echeggiano le urla dei civili torturati dai tedeschi, aiutati da un italiano, un sadico chiamato il ‘Boia’.
    Poi, tutto precipita.
    Sua sorella Ida, che vive a Vicoforte, è una fervente antifascista, amica di antifascisti, e suo figlio milita fra i partigiani.
    Il dramma è inevitabile.
    La contessa Silvia Ceirano, amante e convivente dello spietato capitano Dosse, dovrà scegliere. Alla fine della guerra ci sarà la resa dei conti, anche per la ex contessa Silvia Ceirano di Villafranca-Soissons.
    Quale è stata la sconvolgente verità di quei giorni crudeli?
    L’intensità drammatica del romanzo si fonde con la Storia per dare vita a un affresco intenso sul piano umano, imperdibile su quello storico.
    La scheda finale, che ricolloca le persone nel loro reale perimetro storico, sconvolge e inquieta.




    Daniele La Corte giornalista professionista e scrittore. Giunge al suo nono libro dopo aver lavorato per le più prestigiose testate ita-liane, da Il Secolo XIX a il Corriere della Sera, da la Repubblica a La Stampa ad Avvenire. Laureato in Sociologia si dedica alla ricerca storica legata alla seconda guerra mondiale, attività che gli ha permesso di svelare episodi inediti, raccontandoli poi in forma di romanzo storico. L’attività giornalistica più che quarantennale lo ha portato a interessarsi di fatti di cronaca di rilevanza nazionale e internazionale. Ha ricoperto incarichi nell’Ordine dei Giornalisti e nel Sindacato. Per due volte è stato tra i vincitori del Premio “Il Cronista dell’Anno” e nel 2002 è stato insignito dell’onorificenza della Repubblica Francese “Chevalier de l’Ordre des Arts e des Lettres”. Nel 2019 ha ottenuto menzione di merito al “Premio Gozzano”. Recentemente è stato eletto Coordinatore del Comitato Scientifico dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Con-temporanea della provincia di Imperia.




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    28 min
  • Anna Folli "Ardore"
    Anna Folli
    "Ardore"
    Romain Gary e Jean Seberg, una storia d'amore
    Neri Pozza
    https://neripozza.it/



    Il suo nome era Romain Gary, ma anche Roman Kacev, Shatan Bogat, Émile Ajar. Voleva vivere mille esistenze, ognuna con una delle sue tante personalità. Prima di diventare uno dei piú grandi scrittori del Novecento, è stato un bambino ebreo scappato dalla Lituania, un eroe della Seconda guerra mondiale e un diplomatico. È stato l’unico scrittore nella storia della letteratura a vincere due volte il Premio Goncourt grazie a una finzione che l’ha fatto entrare nel mito. Ha vissuto tutta la sua vita come fosse un romanzo. Jean Seberg era bellissima, fragile e piena di sogni. Veniva da una sperduta cittadina dello Iowa dove i giorni scorrevano tutti uguali e la vita era una lunga strada dritta e monotona. Ma lei sentiva di essere diversa, anche se ancora non sapeva come. Lo scoprí una sera quando, nel buio della sala, apparve un giovane Marlon Brando ne Il mio corpo ti appartiene. Da quel momento Jean seppe che solo recitare poteva renderla felice. E come in una fiaba, a diciassette anni un grande regista di Hollywood la scelse tra migliaia di ragazze e la rese una star. A ventidue, con À bout de souffle di Godard, diventò l’indimenticabile musa della Nouvelle Vague. Ma a Jean ancora non bastava. La sua anima era vicina agli ultimi della terra e le sue lotte per l’uguaglianza la resero una diva scomoda, perseguitata dall’FBI.
    Jean e Romain erano diversi in tutto e appartenevano a mondi lontani, eppure a entrambi è bastato uno sguardo per capire che volevano passare insieme il resto della loro esistenza. Per vivere fino in fondo la loro passione hanno messo in gioco tutto e per dieci anni sono stati la coppia piú invidiata e piú ammirata di Parigi. Poi la depressione, la paura, il declino. Si suicidano entrambi a distanza di un anno l’una dall’altro. Prima Jean, poi Romain. Non erano fatti per la felicità, anche se insieme hanno conosciuto momenti luminosi e perfetti e il loro amore, che ha segnato un’epoca, è andato oltre i tradimenti, le separazioni, la malattia, i disinganni. Ed è andato persino oltre la morte. Questo libro, a metà tra biografia e romanzo, montato come un film, è il racconto della loro storia. Una storia profonda e irresistibile.

    Jean è di una bellezza che a Romain pare quasi intollerabile: «Una meraviglia di bocca carnosa, il cui disegno svelava una sorta di strana vulnerabilità: era una bocca indifesa, come quella dei bambini. Il naso un po’ all’insú e i capelli dai riflessi biondi, davano al viso un alone di tenerezza e di dolcezza». Tutto, in Jean, ha il sapore della gioventú.



    Anna Folli è stata caporedattore per l’Editoriale Domus negli anni Novanta e direttore di riviste di settore. Autrice di interviste, reportage culturali, recensioni di libri, ha collaborato con i principali quotidiani e settimanali e con note riviste letterarie on line. È autrice del programma I Magnifici trasmesso su Radio 24. È stata coautrice e direttrice del festival di letteratura e musica Le Corde dell’Anima che ha ospitato scrittori e musicisti internazionali.




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    33 min
  • Giovanni Carlo Federico Villa "I colori della fede a Venezia"
    Giovanni Carlo Federico Villa
    "I colori della fede a Venezia"
    Tiziano, Tintoretto, Veronese
    a cura di don Gianmatteo Caputo e Giovanni Carlo Federico Villa
    Mostra aperta fino al 5 marzo 2023
    Complesso Monumentale di San Francesco
    Cuneo, Via Santa Maria, 10

    La mostra conclude il ciclo di iniziative realizzate nel corso del 2022 per celebrare i 30 anni della Fondazione CRC, istituzione da sempre attiva per sostenere e promuovere attività culturali di valore finalizzate ad accrescere il ruolo e la riconoscibilità del territorio cuneese come centro di produzione culturale. Realizzato insieme a Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, piano pluriennale delle iniziative con cui la Banca esprime il proprio impegno per la promozione dell’arte e della cultura nel nostro Paese, il progetto offre al pubblico per la prima volta l’una accanto all’altra cinque grandi pale d’altare dei maestri del Rinascimento veneto Tiziano Vecellio, Jacopo Robusti detto il Tintoretto e Paolo Caliari detto il Veronese, provenienti da altrettante chiese veneziane.

    Ospitata in una architettura medievale ora monumento nazionale, la mostra presenta alcuni fra i più grandi capolavori che la Chiesa veneziana possiede, sia per importanza che per dimensione, opera dei suoi artisti sublimi e più rappresentativi. La mostra si propone di restituire una precisa percezione di come il colore veneziano si sia posto al servizio della sacra narrazione. Le opere presentate, risalenti al periodo compreso tra il 1560 e il 1565, risultano in perfetto dialogo cronologico e stilistico e si confrontano con temi fondamentali nell’iconografia cristiana: l’Annunciazione e l’Incarnazione, il Battesimo di Cristo, l’Ultima Cena, la Crocifissione e la Resurrezione.



    Apre la mostra l’Annunciazione (1563-1565) di Tiziano proveniente dalla Chiesa di San Salvador. Del Veronese vengono presentate il Battesimo di Cristo (1560-1561) dalla Chiesa del Redentore e la Resurrezione di Cristo (1560 circa) dalla Chiesa di San Francesco della Vigna. Di Tintoretto vengono esposte l’Ultima Cena (1561-1566) dalla Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio detta San Trovaso e la Crocifissione (1560 circa) dalla Chiesa di Santa Maria del Rosario detta dei Gesuati. Due delle opere esposte, il Battesimo di Cristo del Veronese e la Crocifissione di Tintoretto sono state inoltre restaurate nell’ambito di edizioni passate di Restituzioni, il programma di restauri curato e gestito da Intesa Sanpaolo.




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