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  • Sara Durantini "Annie Ernaux. Ritratto di una vita"
    Sara Durantini
    "Annie Ernaux. Ritratto di una vita"
    dei Merangoli Edizioni
    https://deimerangoli.it/

    Il "Ritratto" di Annie Ernaux, pubblicato in concomitanza con il Premio ricevuto e con la rimessa in discussione in molte paesi del mondo dei diritti femminili, è un racconto biografico scritto "con lei e non su di lei", racconta Sara Durantini. Le tempistiche e le affinità tra gli eventi rendono questo ritratto unico nel suo genere, uno scrigno prezioso che contiene una lunga intervista inedita, a cuore aperto, di Annie Ernaux, in cui svela alcuni dettagli mai raccontati del suo rapporto con i genitori, soprattutto con la madre.



    Un inedito ritratto della vita di Annie Ernaux, scrittrice francese, insignita nel 2022 del Premio Nobel per la Letteratura. Sara Durantini attraverso un lavoro certosino offre al lettore un quadro biografico che culmina nell’incontro a Cergy, in Francia, per una emozionante intervista che fa parte di questo libro.
    Il testo, come un reportage, fissa per immagini gli avvenimenti pubblici e privati di Annie Ernaux, che ha rotto gli argini del falso perbenismo consacrandosi alla scrittura. Sara Durantini consegna un libro dove narrativa, saggistica e giornalismo si alternano e si completano restituendo istantanee del passato e del presente che si ricompongono in questo Ritratto di una vita: dall’infanzia a Lillebonne in Normandia all’adolescenza, dagli studi alla coscienza di sé, dall’aborto al matrimonio, dalla nascita dei figli al divorzio, dal tumore al nuovo amore. Quella che emerge è una donna commovente, lucida e coraggiosa che si afferma nel panorama mondiale della letteratura.

    “Annie Ernaux, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 2022. Con lei hanno vinto tutte le donne.” (Sara Durantini)

    Immagine di copertina: Floriana Porta, Ritratto di Annie Ernaux, acquarello su carta, 2022.

    Traduzione dell’intervista ad Annie Ernaux a cura di Luigi Romildo.



    Sara Durantini, nata a San Martino dall’Argine (MN) nel 1984, è laureata in Lettere moderne e da giovanissima inizia a dedicarsi alla scrittura. Infatti vince l’edizione 2005-2006 per la sezione inediti del Premio Tondelli con il racconto L’odore del fieno e nel 2007 pubblica Nel nome del padre (Fernandel Editore). Partecipa alle antologie collettive di varie case editrici. Nel 2021 pubblica L’evento della scrittura. Sull’autobiografia femminile in Colette, Marguerite Duras, Annie Ernaux (13lab editore). Da oltre dieci anni scrive articoli per riviste letterarie online e cartacee.




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    26 min
  • Giovanni Checchinato "Omelia per gli invisibili"
    Giovanni Checchinato
    "Omelia per gli invisibili"
    La storia di un vescovo dove cresce la quarta mafia
    Mondadori Editore
    https://www.mondadori.it/


    «Se un cristiano va in chiesa per pregare Dio perché gli vada bene una rapina, c’è qualcosa che non funziona.» Se in dieci giorni muoiono in due incidenti stradali sedici immigrati, se nel Gran Ghetto di Torretta Antonacci, a pochi chilometri da San Severo, si susseguono incendi che stroncano la vita di gambiani, senegalesi, camerunensi, lavoratori sfruttati da caporali senza scrupoli, un vescovo non può fare finta di niente, allargare le braccia sconsolato e tornare in sagrestia.

    «Quando sento il termine “ormai”, mi inquieto. È un sinonimo di disfatta, di rinuncia preventiva di fronte alle difficoltà» dice don Giovanni Checchinato, a cui è capitato di fare il vescovo in una terra dove esiste un potere criminale che hanno chiamato «quarta mafia». È un sistema di associazioni criminali che controlla la Capitanata e la provincia di Foggia con estrema crudeltà, gestendo il traffico di stupefacenti, la prostituzione, il racket delle estorsioni, l’organizzazione di furti e rapine e infiltrandosi nella pubblica amministrazione.

    Il mondo della mafia e quello degli immigrati sono apparentemente lontani, ma hanno un punto in comune: sono entrambi invisibili. I mafiosi, da una parte, non vogliono farsi identificare, pur utilizzando tutti gli strumenti possibili – anche le nuove tecnologie – per ottenere un consenso sociale. Dall’altra, le persone provenienti da molti paesi africani che arrivano in Puglia per lavorare preferiscono vivere in una baracca, lontano dai centri abitati e in condizioni terribili, pur di sentirsi accettati dagli altri del ghetto, piuttosto che in una casa vera e propria ma discriminati in città.

    Don Gianni, come lo chiamano a San Severo, si rivolge a tutte queste persone, senza essere barricadero o istrionico. Lo fa chiamando le cose con il loro nome, convinto che, per rendere la lotta alle mafie una cosa normale, si debba cominciare da qui.


    Giovanni Checchinato nasce a Latina il 20 agosto 1957 e nel 1981 viene ordinato sacerdote. Dopo il Baccalaureato nell’Istituto Teologico di Anagni, perfeziona i suoi studi con la Licenza in Teologia Morale nell’Accademia Alfonsiana di Roma. Nel 2009 consegue il Master in Counselling socio-educativo presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Dopo esperienze di servizio come vicario e parroco, nel 2005 diventa Rettore del Pontificio Collegio Leoniano, per poi rientrare in diocesi come parroco nel 2015. Nel 2017 diventa vescovo della diocesi di San Severo.





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    32 min
  • Rachele Ferrario "Umberto Boccioni"
    Rachele Ferrario
    "Umberto Boccioni"
    Vita di un sovversivo
    Mondadori Editore
    https://www.mondadori.it/


    «Per raccontare Umberto Boccioni spesso ho usato le sue stesse parole o quelle di chi l’ha conosciuto, in modo da restituire il senso più profondo dell’uomo e dell’artista.» Rachele Ferrario, storica e critica d’arte, ricostruisce in queste pagine preziose la storia burrascosa, e per molti aspetti poco nota, del grande artista capofila del futurismo. Dall’infanzia tra Morciano di Romagna e Padova, all’apprendistato romano con Balla, l’amicizia con Sironi e Severini, il legame con Marinetti, l’amore con Margherita Sarfatti, i viaggi nella Russia degli zar e nella Parigi di Picasso, l’arresto, le risse nella Milano incandescente d’inizio secolo.

    Boccioni è un outsider. Figlio di un usciere e di una sarta, non ha una formazione accademica, ma un talento innato per il disegno. La madre, Cecilia, da cui eredita la forza e la fragilità di nervi, è la sua prima ispiratrice, il suo soggetto preferito, «la chiave per esprimere il suo punto di vista sul mondo». Un mondo in trasformazione, del quale Boccioni si dimostra un sorprendente interprete, «capace di tradurre in immagini la “selvaggeria futurista”, il movimento, la luce elettrica, i treni in corsa, gli stati d’animo di chi parte e di chi resta, l’energia dei primi anni del secolo». Ne sono la prova La città che sale, oggi al MoMA di New York, che arriva a esercitare «una forza magnetica, che imbriglia chi osserva in un’esibizione di potenza lirica», Idolo moderno, Forme uniche della continuità nello spazio e gli altri capolavori di cui Ferrario racconta la genesi.

    Nella sua vita come nella sua opera, Boccioni è un sovversivo. Un uomo di avanguardia, contro le convenzioni e gli schemi del passato. È convinto che l’arte non possa essere separata dalla politica, dalla vita. Partecipe della temperie da cui nascerà il fascismo, è un futurista, ha il mito dell’avventura, coltiva un’idea epica della modernità. Crede nella guerra, e proprio nelle retrovie della Prima guerra mondiale troverà la morte. È l’agosto del 1916, più di sei anni prima della marcia su Roma. Eppure, sulla sua straordinaria figura, graverà a lungo l’ombra del fascismo.

    Oggi i suoi quadri sono esposti nei più importanti musei del mondo e «i suoi colori, le sue immagini, le sue visioni» vibrano ancora di eccezionale contemporaneità.


    Rachele Ferrario, storica e critica d’arte, insegna Fenomenologia delle arti contemporanee e catalogazione e gestione degli archivi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Cura archivi d’arte e mostre. Nel 1998 ha scoperto un nucleo di 45 opere inedite di Paresce, di cui ha curato mostre antologiche, dirige l’Archivio, ha pubblicato la biografia (Lo scrittore che dipinse l’atomo. Vita di René Paresce da Palermo a Parigi, Sellerio, 2005) e il catalogo generale (Skira, 2012). È autrice di Giulio Paolini. Un viaggio a distanza (Nomos Editore, 2009), Les Italiens. Sette artisti alla conquista di Parigi (Utet, 2017) e, per Mondadori, Le signore dell’arte. Quattro artiste italiane che hanno cambiato il nostro modo di raffigurare il mondo (2012), con i ritratti di Carol Rama, Carla Accardi, Giosetta Fioroni e Marisa Merz, Regina di quadri. Vita e passioni di Palma Bucarelli (2010, 2020) e Margherita Sarfatti. La regina dell’arte nell’Italia fascista (2015). Collabora con il «Corriere della Sera» e Rai Storia.





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    29 min
  • Barbara Delfino "Montagna di sabbia" Joanna Bator
    Barbara Delfino
    "Montagna di sabbia"
    Joanna Bator
    Voland Edizioni
    https://www.voland.it/


    Polonia, primi anni ’70. Jadzia e Stefan Chmura, freschi sposi e genitori della piccola Dominika, varcano la soglia del loro nuovo appartamento a Piaskowa Góra, nella periferia di Wałbrzych. Il modernissimo quartiere edificato dal governo socialista per le famiglie dei minatori promette comodità e benessere, ma presto la montagna di sabbia sulla quale è costruito rivela tutta la propria ingannevole fragilità. Joanna Bator, con uno stile denso di immagini vivide e sorprendenti, racconta la storia di una famiglia e delle tre generazioni di donne che la compongono, dando vita a un intreccio di personaggi memorabili, condannati a un’esistenza sbiadita e a una solitudine profonda, mentre il mondo che li circonda si trasforma inesorabile, abbandona il socialismo e si converte al consumismo. Solo lo spirito ribelle di Dominika sembra capace di spezzare la catena dell’infelicità.

    Johanna Bator
    Scrittrice, giornalista e viaggiatrice, è nata nel 1968 a Wałbrzych, in Bassa Slesia. Specializzata in antropologia culturale, nel 2013 ha ottenuto il prestigioso Premio Nike per il romanzo Ciemno, prawie noc (Buio, quasi notte), da cui nel 2019 è stato tratto un film. Montagna di sabbia – titolo originale Piaskowa Góra (2009) – l’ha consacrata come una delle voci più interessanti del panorama letterario europeo.




    Barbara Delfino si è laureata in Lingue moderne all'Università di Torino. Terminati gli studi, si occupa, fin da subito di traduzione editoriale continuando a frequentare corsi e seminari in giro per l'Italia e l'Europa. Traduce prosa polacca contemporanea, tra cui le opere di Olga Tokarczuk, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 2018.




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    21 min
  • Benedetta Cibrario "Per ogni parola perduta"
    Benedetta Cibrario
    "Per ogni parola perduta"
    Mondadori Editore
    https://www.mondadori.it/


    Circolo dei Lettori, Torino
    martedì 22 novembre, ore 18:30
    Un incrocio garbato di passato e presente.
    "Per ogni parola perduta"
    con Benedetta Cibrario ed Elena Loewenthal
    https://circololettori.it/



    Oxford. La giovane Sofia si è confinata in casa dopo la perdita del marito Nicola Obreskov, storico accademico, sul punto di concludere uno studio sui russi immigrati in Italia fra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento. L’intensità della storia d’amore spezzata disorienta Sofia, che sceglie l’isolamento. L’amico Edmund ha i suoi metodi – e le sue ragioni – per forzarla a riprendere il lavoro di restauratrice di tessuti: è appena riuscito ad aggiudicarsi all’asta una mongolfiera levatasi in volo a Chambéry nel 1784 e bisognosa di un restauro. Alla generosa invadenza di Edmund risponde la gugliata magica e riparatrice di Sofia, che accetta anche di svolgere una ricerca storica su quel volo e sul giovanissimo Xavier de Maistre – futuro autore del Viaggio intorno alla mia camera – salito sulla navicella insieme all’amico Louis Brun.

    A Chambéry, stringe una singolare intesa con Pauline, erede appassionata di una celebre libreria antiquaria. Si incrociano destini, e complice Edmund, maestro di cerimonie, Sofia guida la sua mongolfiera restaurata nei cieli della Storia perché il passato sia invitato a resistere dentro i confini incerti del presente. Alla giovane ostinazione di Pauline fanno eco la Russia misteriosa di Nicola e il fantasma di de Maistre.

    Benedetta Cibrario sente una volta di più il “rumore del mondo” e lo semina, con maestria, dentro il vortice in cui si affollano le parole perdute della memoria. Quattro anime generose si avventurano per noi attraverso gli specchi del dolore e dell’accadere, alla ricerca del filo con cui ricucire gli strappi del destino, e fanno levare nel cielo della Storia un’antica mongolfiera perché dall’alto siano finalmente comprensibili la meraviglia e l’insensatezza del vivere.


    Benedetta Cibrario è nata a Firenze nel 1962, da padre torinese e madre napoletana. Vive a Londra. Nel 2007 esordisce con il romanzo Rossovermiglio (Feltrinelli, premio Campiello 2008), tradotto e pubblicato in diversi paesi, tra cui Germania, Olanda, Portogallo, Grecia. Nel 2009 esce Sotto cieli noncuranti (Feltrinelli, premio Rapallo Carige 2010) e, successivamente, Lo Scurnuso (Feltrinelli, 2011). Per Mondadori ha pubblicato nel 2018 Il rumore del mondo (finalista al premio Strega 2019).




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    20 min
  • Attilio Brilli "La grande incantatrice"
    Attilio Brilli
    "La grande incantatrice"
    Il fascino dell'Italia per i viaggiatori di ogni tempo
    Utet Libri
    https://www.utetlibri.it/

    «Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.» Stendhal

    «Venezia giace dinanzi ai nostri sguardi nel periodo finale della sua decadenza, un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così spoglia di tutto, tranne la propria grazia, che quando ne osserviamo il pallido riflesso sulla laguna, ci chiediamo quale sia la città, quale l’ombra.» John Ruskin

    «Conoscevo il Campidoglio e la sua posizione prima di conoscere il Louvre, e il Tevere prima della Senna.» Montaigne

    «Non è troppo fantasioso dire che ciascuno dei grandi capolavori italiani detiene le chiavi di qualche giardino segreto dell’immaginazione.» Edith Wharton

    Tutti sanno che nel 1817 Stendhal, giunto al cospetto dei marmi di Santa Croce a Firenze, si sentì mancare. Ma le cronache sono piene di viaggiatori che in tutte le epoche, giunti per mare, a cavallo, in carrozza, treno o automobile, restano avvinti dalle meraviglie conturbanti dell’Italia.

    È una sensazione indefinibile, un misto di eccitazione, smarrimento, gioia e timore, qualcosa di simile insomma all’azione portentosa di un filtro d’amore. Non si tratta soltanto di “bellezza”, un termine tanto generico e ammansito da non fare quasi più effetto. Tutt’altro. Il fascino dell’Italia è vertiginoso, sbalestrante, assoluto. Charles Dickens, giunto alla sala dei Giganti di palazzo Te a Mantova, disse irritato che gli affreschi «facevano venire l’apoplessia», il contrario del «senso di armonia che dovrebbe comunicare un’opera d’arte». Charles de Brosses, dal canto suo, trovava la santa Teresa di Bernini troppo eccitante per una chiesa: «Se questo è amore divino, lo conosco anch’io perché se ne vedono tante copie in natura». E Lord Byron rimase stregato dalla cascata delle Marmore «orribilmente bella».

    Ma cos’è questa malia? Cos’è questo fascino violento che da secoli piega le ginocchia di viaggiatrici e viaggiatori, costringendoli a una sensuale devozione? Attilio Brilli scava tra i resoconti noti e meno noti, restituendo al mito del viaggio in Italia le sue radici più complete, che risalgono a ben prima della moda del Grand Tour. Con i suoi giardini ordinati oppure selvaggi, le ville magnifiche e le rovine romantiche, i borghi scavati nella roccia e il dedalo opulento di Roma, i dolci declivi collinari e le aguzze montagne, La grande incantatrice ha sempre saputo soggiogare le menti più brillanti del mondo.

    Eppure, da sempre, tutta questa bellezza noi italiani sappiamo come sperperarla, se già Montaigne, arrivato a Urbino nel 1581, non poté coronare il sogno di una visita alla biblioteca di Federico da Montefeltro perché purtroppo, come gli spiegarono gli imbarazzati cortigiani, le chiavi erano andate smarrite. È forse il nostro destino, essere gli svagati custodi di un tesoro inestimabile. Possiamo solo sperare che nonostante la nostra noncuranza l’Italia continui a essere, come sosteneva Vernon Lee, quella «favolosa soffitta colma di carabattole misteriose e di ammiccanti fantasmi nella quale soddisfare gli istinti elementari della finzione e del romanzesco».

    Attilio Brilli, già professore ordinario di letteratura angloamericana, è fra i massimi esperti di letteratura di viaggio. Tra i suoi ultimi libri: Il grande racconto del viaggio in Italia (Il Mulino 2019), Il grande racconto del favoloso Oriente (Il Mulino 2020), Le viaggiatrici del Gran Tour (Il Mulino 2020) e Venere seduttrice (Il Mulino 2022).






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    32 min
  • Vincenzo Susca "Tecnomagia"
    Vincenzo Susca
    "Tecnomagia"
    Estasi, totem e incantesimi nella cultura digitale
    Mimesis Edizioni
    https://www.mimesisedizioni.it/



    La tecnomagia ordita da streamer, tiktoker, memer e influencer – tra le pieghe e le piaghe del capitalismo neo-liberale – ci strega, costringe e vampirizza, al contempo assembrando corpi, calamitando emozioni, risvegliando passioni arcaiche e innescando visioni futuriste.
    All’apice della sua storia, ogni tecnica assume sempre una risonanza magica dai tratti stupefacenti e spaventevoli, accompagnati dall’obsolescenza di ciò che essa si lascia dietro. Nell’epoca attuale tale processo investe l’essere umano, divenuto l’oggetto, e non il soggetto, di una metamorfosi che trascende e supera le sue qualità razionali, biologiche e sociali.
    La panoplia di emoji, troll, fake world, story, creepypasta, challenge, nude e avatar nei flussi del Web, così come la proliferazione di vecchi e nuovi feticci nella vita quotidiana, rivelano una verità insorgente nel nostro tempo: la tecnologia cessa di essere l’arte del logos e non si manifesta più come una mera serie di strumenti grazie ai quali risolvere problemi, svolgere compiti e agire sul mondo. Essa si trasforma – su Instagram, Tik Tok, Twitch o OnlyFans – in una tecnomagia atta a favorire la comunione di comunità, macchine, forme organiche e inorganiche intorno a passioni, icone e totem, nell’ambito di catene senza fili di cui l’individuo non è più l’attore principale. La tecnomagia è una danza sulle rovine, l’estasi nel cuore della distopia.



    Vincenzo Susca è professore associato di Sociologia dell’immaginario all’Università Paul-Valéry di Montpellier e ricercatore al Ceaq (Sorbonne). McLuhan Fellow all’Università di Toronto, è il direttore editoriale dei Cahiers européens de l’imaginaire. Tra i suoi libri: Transpolitica (Milano 2008), con D. de Kerckhove; Gioia Tragica (Milano 2010, Parigi 2011, Barcellona 2012); Les Affinités connectives (Parigi 2016). È l’autore, con A. Béhar, della pièce teatrale Angelus Novissimus (2014).





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    24 min
  • Davide Barilli #altrepagine
    Davide Barilli
    #altrepagine
    Le letture di chi scrive
    Oligo Editore
    https://www.oligoeditore.it/


    Cosa amano leggere coloro che trascorrono la loro vita scrivendo? Di quali storie si sono nutriti da bambini, con quali libri hanno costruito la loro identità di autore? Domande secche, risposte dirette. A narratori, poeti, critici, saggisti, giornalisti di fama e di talento. Dalla rubrica della “Gazzetta di Parma” ispirata a quella del “Guardian” Books that made me, le interviste di Barilli diventano un libro.



    Rispondono Carlo Lucarelli, Valerio Varesi, Guido Conti, Alberto Garlini, Novita Amadei, Antonio Riccardi, Gene Gnocchi, Mario Ferraguti, Paolo Nori, Bruno Rossi, Michele Guerra, Carlotta Sorba, Maurizio Chierici, Maria Pia Quintavalla, Vittorio Gallese, Chiara Valentini, Beppe Sebaste, Vincenzo Pardini, Davide Bregola, Andrea Di Consoli, Fulvio Abbate, Gaia Servadio, Simona Vinci, Daniela Marcheschi, Carmine Abate, Aurelio Picca, Lisa Ginzburg, Paolo Di Paolo, Gabriele Dadati, Antonella Cilento, Giulio Mozzi, Andrea Caterini, Sandro Campani, Gianluca Morozzi, Alberto Bertoni, Matteo Marchesini, Ugo Cornia, Omar Di Monopoli, Walter Siti, Milena Agus, Filippo Tuena, Angelo Ferracuti, Bruno Arpaia, Vanni Santoni, Alessandro Zaccuri, Francesco Permunian, Romana Petri, Marco Ferrari, Maria Attanasio, Luca Ricci, Ermanno Cavazzoni, Loredana Lipperini, Alessandro Raveggi, Raul Montanari, Bernardo Valli, Leo Ortolani, Mariolina Bertini, Liliana Rampello, Nino De Vita, Eraldo Affinati.



    Davide Barilli, classe 1959, fino al 2021 giornalista culturale della “Gazzetta di Parma”, proviene da una stirpe di artisti parmigiani. Tra i suoi libri ricordiamo: Musica per lo zar, La casa sul torrente (entrambi per Guanda), Le cere di Baracoa (Mursia), Cuba. Altravana (Perrone) – questi ultimi due finalisti al Premio Fabriano –, La nascita del Che (Aragno; secondo al Premio Chiara).



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    22 min
  • Diego Marani "L'uomo che voleva essere una minoranza"
    Diego Marani
    "L'uomo che voleva essere una minoranza"
    La nave di Teseo
    https://www.lanavediteseo.eu/


    Rodolfo fa il barbiere da quando ha quattordici anni. Dei suoi amici, nessuno saprebbe dire che cosa davvero lo appassioni. Per la moglie è un uomo tranquillo, abitudinario, conformista. Non tifa una squadra, ma si accoda al coro di chi tifa più forte. Non ha un’opinione, ma si lascia influenzare dal giudizio altrui. Si sente parte di una maggioranza informe e rumorosa che lo protegge dall’obbligo di avere una volontà. Tutto questo un giorno non gli basta più. Decide di provare il brivido di smarcarsi da tutti e di entrare a far parte di una minoranza.
    Inizia dalle minoranze linguistiche, sceglie l’esperanto e si mette a studiarlo. Ma nel piccolo paese di provincia in cui abita è inevitabilmente l’unico che lo parla. Avvilito, solo, decide allora di provare con le minoranze religiose. Ma, quando cerca di integrarsi nella prestigiosa comunità ebraica di Ferrara, subisce una cocente delusione. Prova anche la via dell’invalidità fisica, ma finisce un’altra volta contro un muro. Di delusione in delusione, Rodolfo non si arrende e continua la sua lotta per emergere dal mucchio. Fino all’inaspettato, sorprendente finale.
    L’uomo che voleva essere una minoranza è un romanzo-pamphlet che esplora con grazia e ironia temi sensibili e nevrosi del nostro presente.




    Diego Marani è nato a Ferrara nel 1959. È direttore dell’Istituto italiano di cultura di Parigi ed è stato per lungo tempo funzionario dell’UE, dove si è occupato di lingue e di diplomazia culturale. Inventore della lingua-gioco Europanto, ha pubblicato L’ultimo dei vostiachi (2002), A Trieste con Svevo (2003), L’interprete (2004), Il compagno di scuola (2005, premio Cavallini), Come ho imparato le lingue (2005), Enciclopedia tresigallese (2006), La bicicletta incantata, pubblicato in cofanetto con il film di Elisabetta Sgarbi Tresigallo, dove il marmo è zucchero (2007), L’amico delle donne (2008), Il cane di Dio (2012), Lavorare manca (2014). Per La nave di Teseo sono usciti Vita di Nullo (2017), Il ritorno di San Giorgio (2019), La città celeste (2021) e la nuova edizione di Nuova grammatica finlandese (2022), romanzo tradotto in quindici lingue, vincitore tra gli altri del premio Grinzane Cavour 2001 e dell’Oxford-Weidenfeld Translation prize 2012.




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  • Vincenzo Levizzani "Piccolo manuale per cercatori di nuvole"
    Vincenzo Levizzani
    "Piccolo manuale per cercatori di nuvole"
    Il Saggiatore
    https://www.ilsaggiatore.com/

    Osservare le nuvole in giro per i cieli di tutto il mondo è un’avventura entusiasmante: le nuvole cambiano aspetto, hanno nomi diversi, assumono le forme più strane, accompagnandoci ovunque andiamo o speriamo di arrivare. Per orientarsi nelle sterminate geografie celesti, però, una guida risulta indispensabile: ed è per questo motivo che Vincenzo Levizzani, fisico italiano tra i maggiori esperti di nefologia, ha deciso di realizzare il Piccolo manuale per cercatori di nuvole e svelarci i segreti della vita delle nubi, terrestri ed extraterrestri, dalle quote più alte a quelle più basse, e le loro trasformazioni in piogge, temporali, nebbie.


    Vincenzo Levizzani (Formigine, 1957) è dirigente di ricerca dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr di Bologna e professore di Fisica delle nubi all'Università di Bologna.


    Jorge Luis Borges
    "Nubi"

    Non vi sarà mai cosa che non sia
    una nube. Lo son le cattedrali
    di vasta pietra e bibliche vetrate
    che il tempo spianerà. Lo è l'Odissea,
    che cambia come il mare. Se la riapri
    sempre cambia qualcosa. Anche il riflesso
    del tuo viso è già un altro nello specchio
    ed il giorno è un dubbioso labirinto.

    Siamo chi se ne va. La numerosa
    nuvola che si disfa all'occidente
    è nostra effigie. Incessantamente
    la rosa si tramuta in altra rosa.
    Sei nuvola, sei mare, sei l'oblio.
    Sei anche tutto quello che hai smarrito.

    Vanno per l'aria placide montagne
    oppure cordigliere d'ombre tragiche
    che oscurano il giorno. Le chiamiamo
    nuvole. Hanno sempre forme strane.
    Shakespeare ne osservò una. Somigliava
    a un drago. Quella nube di una sera
    risplende e brucia nella sua parola
    e ancora seguitiamo a rivederla.

    Le nuvole che sono? Architettura
    del caso? Forse Dio ne necessita
    per eseguire l'opera infinita:
    sono i fili della Sua trama oscura.
    Forse la nube non è meno vana
    dell'uomo che la guarda nel mattino.





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