il posto delle parole

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  • Leonardo Becchetti "L'economia tra il venerdì e il sabato"
    Leonardo Becchetti
    "L'economia tra il venerdì e il sabato"
    Le buone pratiche del cittadino consum-attore
    Vita e Pensiero
    http://vitaepensiero.it/


    Insostenibilità ambientale, instabilità sociale, la contraddizione in termini della corsa al ribasso di prezzi e salari, il rapporto irrisolto con la burocrazia: anche prima dello shock causato dalla pandemia erano molti i segnali di peri­colo provenienti da un sistema econo­mico che oggi più che mai esige di esse­re rifondato su basi di maggior equità e responsabilità. In questo contesto assu­me rinnovata attualità la lezione dell’E­conomia Civile, della quale Leonardo Becchetti è uno degli interpreti più au­torevoli e originali. L’iniziativa passa dunque al cittadino consum-attore, una figura inedita che ha già imparato a far ascoltare la propria voce nelle manife­stazioni in difesa della Terra promosse dall’attivista Greta Thunberg, nelle varie declinazioni del ‘voto col portafoglio’, nelle tante e sorprendenti pratiche di condivisione imprenditoriale. Una sfida che investe in maniera diretta il no­stro Paese, ma che è in effetti di portata globale, come globale è la crisi che ci troviamo ad affrontare. «Professore, ce la faremo?», si sente chiedere spesso Becchetti. Questo libro spiega come e perché la risposta è senza dubbio posi­tiva. E molto incoraggiante.



    Leonardo Becchetti è professore ordina­rio di Economia politica presso l’Uni­versità di Roma Tor Vergata. Editorialista del quotidiano «Avvenire», è cofon­datore di molte iniziative di Economia Civile, dagli Slot Mob contro l’azzar­do a realtà come NeXt, Eye on Buy e Gioosto. Svolge attività di sensibiliz­zazione attraverso i social network ed è autore di numerosi saggi, di taglio sia divulgativo sia specialistico. Tra i più recenti ricordiamo: Wikieconomia (Bologna 2014), Capire l’economia in sette passi (Roma 2016), Neuroscettici. Perché uscire dall’euro sarebbe una fol­lia (Milano 2019) e Bergoglionomics. La rivoluzione sobria di papa Francesco (Roma 2020).




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    17 min
  • Carlo Maria Lomartire "Gli ultimi Duchi di Milano"
    Carlo Maria Lomartire
    "Gli ultimi Duchi di Milano"
    Il crepuscolo degli Sforza e l'inizio delle dominazioni straniere
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    Il 2 settembre 1499 Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, era fuggito a Innsbruck, presso la corte dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Il re francese Luigi XII Valois-Orléans, sceso in Italia con un forte e nutrito esercito, era deciso a conquistare il ricco e ambito Ducato di Milano. Vi riuscì dopo l’assedio di Novara del 1500, un evento storico che turbò persino Niccolò Machiavelli. Per il Moro fu la fine. Tradito dai mercenari svizzeri, catturato e imprigionato, morì alcuni anni dopo nella torre del castello di Loches, nella Loira.

    Che cosa accadde, dunque, alla gloriosa dinastia degli Sforza? All’apparenza, non tutto era perduto. In Tirolo, Ludovico aveva messo al sicuro due figli illegittimi, Ercole Massimiliano e Francesco, affidandoli alla premurosa tutela di Bianca Maria, moglie dell’imperatore e sua nipote.

    A loro, gli «ultimi duchi», spettava il difficile compito di riconquistare il potere, stringere le giuste alleanze politico-militari e neutralizzare le bramosie di dominio sull’Italia. Il primogenito Ercole Massimiliano, poco propenso allo studio e al sacrificio, attento più ai piaceri della carne che al bilancio delle finanze pubbliche, si rivelò ben presto inadeguato, tanto da governare il Ducato per soli tre anni. Francesco, più intelligente e perspicace, dopo il lungo esilio rientrò vittorioso a Milano e, pur sotto la tutela della Lega Santa voluta da papa Leone X e Carlo V d’Asburgo, mostrò brillanti doti di amministratore. Peccato che, come si vociferava a corte, non riuscisse ad avere figli, e dunque eredi…

    Con la sua morte, avvenuta nel 1535, si estinse per sempre la dinastia degli Sforza, fondata da Muzio Attendolo, il ragazzo di Cotignola diventato capitano di ventura. Per l’Italia iniziò un periodo di decadenza e di dominazione straniera che sarebbe durato trecento anni.

    In questo volume, che conclude la trilogia sugli Sforza, Carlo Maria Lomartire ci racconta con il rigore dello storico e la vivacità descrittiva del romanziere una delle fasi cruciali delle cosiddette Guerre d’Italia, la lunga e sanguinosa serie di battaglie che coinvolse la maggior parte degli Stati italiani – compresa la Serenissima Repubblica di Venezia – e caratterizzò la storia europea del XVI secolo. In mezzo a tradimenti e congiure, streghe messe al rogo, conflitti dinastici e matrimoni combinati per ragioni di Stato, Lomartire ci conduce per mano dentro un secolo pieno di avvenimenti drammatici e colpi di scena, dal sacco di Roma del 1527 alla pace di Cambrai del 1529, dall’epidemia di peste che mise in ginocchio Milano alle gesta di celebri condottieri come Ettore Fieramosca e Giovanni dalle Bande Nere.



    Carlo Maria Lomartire, milanese, è giornalista e autore di biografie e saggi storico-politici. Per Mondadori ha scritto: Mattei (2004), Insurrezione (2006), Il bandito Giuliano (2007), Il qualunquista (2008), Gli Sforza (2018), Il Moro (2019); con Gabriele Albertini Nella stanza del sindaco (2006) e con Paolo Brichetto Arnaboldi Memorie di un partigiano aristocratico (2007).



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    16 min
  • Chiara Ingrao "Storia funambola"
    Chiara Ingrao
    "Storia funambola"
    illustrazioni di Davide Aurilia
    Edizioni Corsare
    http://www.edizionicorsare.it/



    Un'avventura fantastica, in bilico tra sogno e realtà. Una storia sulla magia del gioco, ma anche sulla libertà di immaginare e di scegliere chi si vuole essere, al di là dei ruoli imposti.

    Ma che succede? È Terra Funambola che è diventata una terra vera, o sono io che mi sono rimpicciolita? Sta succedendo davvero, o è un sogno?

    Stella non vuole vestirsi di rosa, ama arrampicarsi ovunque e sogna di fare la funambola, proprio come quel tipo matto visto in televisione che camminava in equilibrio su una corda fra due grattacieli. Un giorno crea con i lego una costruzione colorata piena di fili sospesi: una bellissima Terra funambola! Al suo interno vivono i Pac, sette pupazzetti minuscoli e morbidi perfetti per fare capriole e compiere acrobazie. Ma se i Pac cominciassero all'improvviso a parlare e la casa di mattoncini crescesse a dismisura, trasformandosi in un mondo formicolante di segreti?





    Dal sito di Chiara Ingrao:
    https://www.chiaraingrao.it/
    Chiara Ingrao, nata nel 1949, è sposata con Paolo Franco e ha due figlie, due figliocci, e tre nipoti. Attualmente è impegnata a tempo pieno come scrittrice e animatrice culturale, soprattutto nelle scuole. Le sue precedenti esperienze di lavoro sono molteplici, così come quelle politiche e sociali.

    Dopo il coinvolgimento nel movimento studentesco del ’68, dal 1973 al 1978 è stata funzionaria a tempo pieno del sindacato metalmeccanici, e dal 1978 al 1980 dei chimici. A partire dagli anni ’70 ha anche partecipato attivamente al movimento femminista, e dal 1976 in poi è stata una delle promotrici dei nuovi coordinamenti donne del sindacato. Queste esperienze sono fonte del suo romanzo del 2009, Dita di dama. Dal 2017 in poi un adattamento teatrale di Dita di dama è stato portato sulle scene da Laura Pozone, e nell’autunno del 2019, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’autunno caldo, il libro è stato ripubblicato con una postfazione di Maurizio Landini.

    Nel 1980 Chiara Ingrao lascia il sindacato e inizia la sua attività professionale di traduttrice e interprete di conferenza, che continuerà fino al 2009. Dal 1980 al 1983 è stata anche programmista-regista dei programmi radiofonici per le donne, “Noi Voi Loro Donna” e “Ora D”, presso la RAI.

    L’impegno nel movimento pacifista ha inizio negli anni ’80, nella stagione di lotte contro gli euromissili e nel coordinamento europeo “European Nuclear Disarmament”. Nel 1984 è tra le fondatrici del gruppo “10 marzo”, impegnato nella ricerca sul rapporto femminismo-pacifismo: il gruppo è uno dei primi promotori della collaborazione con le dissidenti dei paesi dell’allora Patto di Varsavia. Molte di queste esperienze sono raccontate e documentate nel libro del 1988 Né indifesa né in divisa, curato da Chiara insieme a Lidia Menapace: per scaricarlo gratuitamente, clicca qui.

    Dal 1987 al 1992 Chiara Ingrao è portavoce nazionale dell’Associazione per la pace, insieme a Flavio Lotti. In questa veste, nel 1988 è stata una delle coordinatrici italiane degli incontri fra donne italiane, palestinesi e israeliane a Gerusalemme. Nel 1989, con Tom Benetollo, è uno dei quattro coordinatori europei dell’iniziativa per la pace in Medio Oriente, “1990: Time for Peace”, che ha visto per la prima volta insieme pacifisti israeliani e palestinesi, insieme a più di 1000 europei, in decine di incontri e in una catena umana attorno alle mura di Gerusalemme. Nel 1990 è stata uno dei 6 pacifisti italiani la cui missione di pace a Baghdad ha ottenuto il rilascio di 70 ostaggi italiani, e in seguito si è impegnata attivamente nel movimento contro la guerra in Iraq. Queste...
    16 min
  • Marina Sozzi "Scuola di Capitale Sociale"
    Marina Sozzi, Tanatologa
    "Scuola di Capitale Sociale"
    https://www.scuolacapitalesociale.it/la-scuola/



    Perché Capitale Sociale.
    Il capitale è un patrimonio, si sa, ma non c’è ricchezza più duratura di quella condivisa. Se vogliamo provare a trasformare il modo in cui trattiamo la natura e la società occorre metterci insieme e connettere esperienze, saperi, sensibilità, visioni, valorizzando il lavoro di chi è già impegnato nel cambiamento.

    Per questo abbiamo pensato a una scuola radicata sul territorio, ponte tra esigenze e storie diverse.

    Una scuola per ripartire, ma non come prima.
    Il futuro fa paura se non si hanno gli strumenti per affrontarlo. State per entrare nella casa dei nuovi mestieri, in un cantiere sempre aperto dove, attraverso i metodi partecipativi, proveremo a rispondere insieme alle domande più pressanti della contemporaneità: la transizione ecologica dell’economia, la finanza etica, la mediazione dei conflitti, le nuove modalità della didattica a distanza, l’accompagnamento al lutto e alla malattia…

    Vivere consapevolmente per noi significa raccogliere le sollecitazioni del presente: per questo la nostra scuola è improntata a un modello flessibile e aperto, pronto a reagire.

    Un osservatorio laico dove le visioni trovino finalmente un’applicazione pratica, avendo come bussola generale gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030.

    A chi si rivolge la Scuola di Capitale Sociale?
    I corsi sono pensati per chi ha difficoltà a trovare nell’attuale offerta formativa gli strumenti per realizzare un progetto di trasformazione, e per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, con gli altri, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nelle istituzioni, nelle imprese, nella società civile:
    i professionisti che già lavorano in ambito pubblico o privato e desiderano ampliare o rafforzare le proprie competenze
    i giovani, diplomati o neolaureati
    i cittadini attivi, quelli che non hanno smesso di interrogarsi
    Per questo è una scuola su misura: le proposte formative, e i relativi costi, saranno differenziati a seconda delle esigenze e le caratteristiche dei partecipanti.


    I docenti
    Maestri-professionisti che “sappiano fare le cose”, cioè che abbiano dimostrato l’efficacia pratica delle proprie attività a livelli diversi, e siano guidati da un forte spirito ideale orientato all’interesse della collettività. Non cerchiamo nomi di richiamo che fanno la loro conferenza e se ne vanno.

    Tutti i docenti, anche se fanno parte di aziende o istituzioni o associazioni partecipano alla Scuola a titolo personale. Questo ne garantisce la libertà. E si offrono come nodi di reti nazionali e internazionali che coinvolgono altri ambiti formativi o disciplinari.

    I docenti si impegnano ad adottare il metodo formativo della Scuola e a proporre le loro competenze anche in discontinuità con esperienze passate di insegnamento.

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    17 min
  • "Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea"
    "Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea"
    di Suad Amiry
    traduzione di Sonia Folin
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/

    Circolo dei Lettori, Torino
    https://torino.circololettori.it/storia-di-un-abito-inglese-e-una-mucca-ebrea/
    Mercoledì 28 ottobre 2020, ore 21:00
    presentazione del libro on line con Suad Amiry e Sonia Folin
    aspettando scrittorincittà (Cuneo, 11-16/11)
    http://www.scrittorincitta.it/
    I posti sono limitati, la prenotazione è obbligatoria (chiama +39 011 8904401 o scrivi, specificando nominativi dei partecipanti e un recapito telefonico, a [email protected]).



    Palestina, 1947. Giaffa è una città viva di mercati, caffè, strade affollate, aperta sul mare pescoso e chiusa da distese immense di aranceti profumati. Subhi è un ragazzo che sogna di diventare il Miglior Meccanico della città. È in effetti un talento e quando riesce a riparare una pompa d’irrigazione, il ricco uomo d’affari che lo ha messo alla prova gli fa confezionare, in segno di riconoscenza, un abito inglese in lana di Manchester. Subhi è al settimo cielo e con quell’abito acquista una nuova consapevolezza di sé e della città in cui si muove, ma soprattutto immagina di indossarlo, malgrado il caldo, per fare colpo sulla ragazza dei suoi sogni, la giovanissima e bellissima Shams.

    Peccato che non siano tempi facili, tanto più per le storie d’amore: gli inglesi, che da oltre vent’anni amministravano la Palestina, dichiarano concluso il loro mandato e finiscono con il fomentare le già forti tensioni tra gli ebrei sempre più numerosi e i residenti palestinesi. Nel 1948 arriva l’attacco deliberato, quello che fu chiamato Nakba, la catastrofe: le forze israeliane ben equipaggiate dalla Gran Bretagna bombardano Giaffa senza pietà, la occupano, la riducono a una città fantasma. Traditi gli accordi, sono disperse centinaia di famiglie, le abitazioni e gli aranceti sono espropriati, la vita quotidiana è sfigurata da uno stato di polizia. E in quel teatro di caos e di morte le giovani anime di Subhi e Shams, perduti l’uno all’altra, disegnano sulla mappa della Storia il loro destino, senza rassegnazione, illuminati dalla certezza di appartenere a una terra, alla gente che l’ha abitata, a una avventurosa speranza, che, come in un sogno, è di volta in volta l’apparizione di una mucca sfortunata, la morbida eleganza della lana di Manchester, o un coloratissimo volo di aquiloni.

    Suad Amiry ha saputo ascoltare i veri protagonisti di questo racconto, ha saputo narrare con sapienza e humour una promessa d’amore, ha saputo mettere nel cuore di un ragazzino la meraviglia di esistere e ha intessuto tutto questo dentro una delle pagine più drammatiche e meno note del secolo scorso.

    Suad Amiry è una scrittrice e un architetto palestinese, fondatrice del Riwaq Centre for Architectural Conservation a Ramallah, dove risiede. Nata a Damasco, ha vissuto tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all'American University di Beirut e all'University of Michigan, specializzandosi infine a Edimburgo. Attualmente si muove fra Ramallah, New York e l'Umbria. Suad Amiry ha scritto Sharon e mia suocera (2003), a cui hanno fatto seguito Se questa è vita (2005), Niente sesso in città (2007), Murad Murad (2009), Golda ha dormito qui (2013) e Damasco (2016), tutti pubblicati da Feltrinelli. Ha vinto il premio internazionale Viareggio Versilia nel 2004 e il premio Nonino Risit d'Aur nel 2014.




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    19 min
  • Sergio Valzania "La guerra del Pacifico"
    Sergio Valzania
    "La guerra del Pacifico"
    Storie di uomini e portaerei nella Seconda Guerra Mondiale 1941-1945
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    Tra le epopee del mare c’è quella delle portaerei. Le navi più potenti mai costruite sono state protagoniste di una sola guerra: quella combattuta con ferocia nell’oceano Pacifico tra giapponesi e americani dal 1941 al 1945.

    Il Mar dei Coralli, Midway, le Salomone orientali, l’arcipelago di Santa Cruz e le Marianne furono il teatro del conflitto che si risolse in uno schiacciante predominio degli Stati Uniti aprendo loro la strada per la vittoria. I marinai e i piloti imbarcati su Saratoga, Lexington, Yorktown, Enterprise e Hornet si opposero con determinazione e spirito di sacrificio allo strapotere dei giapponesi nei primi mesi di guerra, bloccando la loro avanzata e dando a un apparato industriale dalle possibilità immense il tempo di intervenire nella lotta.

    Se la madre di tutti gli errori giapponesi fu la decisione di sfidare gli Alleati in una guerra assolutamente impari sul piano dei materiali, il secondo gravissimo sbaglio consistette nell’attaccare Pearl Harbor nel momento in cui non erano presenti le portaerei americane, mancando di fatto l’annientamento della forza nemica.

    Con metodo e partecipazione, Valzania racconta un frammento di una delle grandi tragedie del secolo passato e ne presenta uomini e mezzi − gli ammiragli delle due flotte, le navi, i marinai, gli aviatori e gli aerei −, valuta le scelte fatte, l’eroismo, la disponibilità al sacrificio, le capacità strategiche e l’intuito tattico dei protagonisti, presenta le azioni e i comportamenti delle personalità di spicco che vi parteciparono nei ruoli più diversi. Dall’ammiraglio Yamamoto, ucciso in un agguato tesogli dall’aviazione americana, ai futuri presidenti degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, che portò in salvo il motorista della sua motolancia affondata dai giapponesi nuotando per oltre cinque chilometri, e George Bush, in servizio come pilota di marina e recuperato da un sommergibile americano dopo ore di attesa in acqua a seguito dell’abbattimento del suo aereo.

    Dopo il successo di U-Boot, considerato un classico della storia della marineria di guerra, Valzania restituisce un nuovo, grande affresco di una lotta combattuta sul mare senza risparmio, fino al disastro definitivo del Giappone, sconfitto nonostante il sacrificio di centinaia di piloti kamikaze, e devastato dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

    Sergio Valzania, storico e studioso della comunicazione, autore radiofonico e televisivo, dal 2002 al 2009 ha diretto i programmi radiofonici della Rai. Ha scritto su «La Nazione», «Avvenire», «la Repubblica», «il Giornale», «L'Indipendente», «Liberal», «L'Osservatore Romano», «Il Dubbio». Fra le sue opere di storia militare pubblicate con Mondadori ricordiamo: Austerlitz, Wallenstein, U-Boot, I dieci errori di Napoleone, Cento giorni da imperatore, Guerra sotto il mare e, con Franco Cardini, Le radici perdute dell'Europa, La scintilla, Dunkerque e La pace mancata.



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    23 min
  • Stefano Amato "Stupidistan"
    Stefano Amato
    "Stupidistan"
    marcos y marcos
    https://marcosymarcos.com/


    “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”.
    Bertrand Russell, Il trionfo della stupidità

    In tutto il mondo la stupidità dilaga, e in particolare domina in Italia, soprattutto in Sicilia, ormai universalmente nota come Stupidistan. Patty Carnemolla, maldestra dog sitter romana, una notte ci si trova catapultata con l’inganno, e si risveglia in mezzo a mucchi di spazzatura, bambini che fumano sigarette Tabacco Siciliano e adulti obesi completamente ipnotizzati da schermi e slot-machine. All’urlo di “Uniti si vince!”, gli abitanti di Stupidistan hanno abolito scuole, tasse e tutte le regole; mangiano solo carne, consumano solo bevande dolci e gassate e si spostano solo a motore. Vegetariana, mediamente alfabetizzata e non fumatrice, Patty viene internata in manicomio, dove incontra altre persone come lei che hanno rinunciato a lottare e custodiscono gelosamente gli ultimi libri rimasti sull’isola. Patty invece rifiuta di arrendersi, sa che i libri rendono invincibili, e possono darti la pazienza e il coraggio di rimediare ai disastri della stupidità.


    Stefano Amato è nato e vive a Siracusa, dove si concede il lusso più̀ prezioso, il tempo.
    I libri e la lettura lo appassionano da sempre: per anni ha lavorato in una libreria, raccogliendo nel suo blog pluripremiato, L’apprendista libraio, aneddoti tratti dalla sua esperienza e da quella dei colleghi. Ha collaborato con moltissime riviste letterarie e recentemente ne ha fondata una, A4 (aquattro.org). Con Fabio Genovesi e Franz Krauspenhaar ha scritto la Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi (Transeuropa). Nel 2009, sempre per Transeuropa, è uscito il suo romanzo d’esordio, Le sirene di Rotterdam. Da allora ha pubblicato molti libri, l’ultimo si intitola Vedrai, vedrai (Giunti 2019). Con Marcos y Marcos ha pubblicato Bastaddi (2015, premio Leggo quindi Sono). Pare abbia anche suonato in un trio punk-rock.



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    19 min
  • Cristina Cazzola "Segni d'Infanzia Festival"
    Cristina Cazzola
    "Segni d'infanzia Festival"
    Mantova, dal 31 ottobre all'8 novembre 2020
    https://segnidinfanzia.org/



    Nato nel 2006 come attività principale dell’Associazione Segni d’infanzia, SEGNI New Generations Festival è un appuntamento unico in Italia, un evento internazionale d’arte e teatro rivolto a bambini e giovani dai 18 mesi ai 18 anni.

    La manifestazione coinvolge il mondo delle scuole, delle famiglie e tutti coloro che amano il teatro, la ricerca e i linguaggi delle arti.

    Il Festival, a garanzia della qualità del progetto artistico, ha ottenuto l’Adesione del Presidente della Repubblica sotto forma di Premio di Rappresentanza.



    Stiamo tutti vivendo una condizione senza precedenti in cui tutte le regole di chi fa spettacolo sono state messe in discussione: di qui la scelta di organizzare per il 2020 un Festival tra on e off line, grazie a una nuova formula con la quale si vuole ripartire a piccoli passi per recuperare quel contatto che tanto ci è mancato e per costruire una nuova socialità in cui scuola, famiglie, bambini, ragazzi e "addetti ai lavori" possono riprendere un dialogo per parlare di futuro, dare spazio all'espressione artistica e condividere esperienze.

    In occasione della XV Edizione, dal 31 ottobre all'8 novembre 2020, prenderanno vita oltre 300 eventi tra palcoscenici reali, dislocati nelle più belle location di Mantova e accessibili in totale sicurezza, e virtuali raggiungibili da tutti - e da tutto il mondo – accedendo alla piattaforma digitale Segni in Onda.

    Un progetto inedito per un festival dedicato ai giovanissimi che da sempre cresce e si manifesta attraverso la partecipazione diretta e intorno alla condivisione di performance artistiche.

    Ogni edizione ha il suo animale simbolo e un artista come testimonial che ne realizza l’immagine: quest’anno è la Balena creata da Vinicio Capossela.

    Il grande cetaceo mette a disposizione "la sua pancia" per accogliere e diventare il luogo immaginario dove si cresce, ci si trasforma e si superano le paure e dove ognuno può raccontare la sua esperienza grazie al contest "Nella pancia della Balena".

    Di più: tutto il Festival diventa metaforicamente la grande pancia della Balena in cui piccoli e grandi spettatori possono compiere un viaggio incredibile in cui le storie del teatro aiutano a rielaborare i vissuti e le paure generate dalla pandemia, senza trascurare il grande dibattito sulle tematiche ambientali.


    Cristina Cazzola
    Laurea in lettere e diploma in drammaturgia. Da oltre 10 anni si occupa di management culturale e di relazioni internazionali, lavorando all’ideazione di format con enti pubblici e istituzioni private. Dal 2006 dirige a Mantova il festival internazionale di arte e teatro per le nuove generazioni “Segni New Generatons Festival”. Realizza consulenze per l’internazionalizzazione, il fund raising e i processi di audience development.


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    14 min
  • Silvia Celani "Quello che si salva"
    Silvia Celani
    "Quello che si salva"
    Garzanti Editore
    https://www.garzanti.it/

    Abbiamo una vita sola per essere ciò che vogliamo.


    Solo un passo divide Giulia dalla vetrina. Un passo che, però, le sembra il più lungo che abbia mai fatto in vita sua. Dietro il vetro, c’è un oggetto che non vede da tanto tempo, ma la cui immagine è impressa a fuoco dentro di lei. Per tutti è una semplice trottola, ma per Giulia rappresenta l’attimo in cui il mondo si è fermato, lasciandola in bilico sull’abisso. Ora è di nuovo davanti ai suoi occhi. All’improvviso rivede sé stessa giovane. La ragazza che nel 1943, nei mesi dell’occupazione tedesca di Roma, ha trovato il coraggio di combattere per la libertà, di impugnare una pistola per reagire all’orrore nazista, di premere il grilletto con le mani che fino al giorno prima sfioravano con delicatezza i tasti di un pianoforte. Come se fosse l’unica scelta possibile, come se un’altra strada non fosse percorribile. Accanto a lei, Leo e il loro amore, nato nei rifugi in cui sono stati costretti a nascondersi e tra gli abbracci per superare la paura. Leo che una notte le ha detto che, qualunque cosa fosse accaduta, avrebbe dovuto custodire la trottola che le aveva mostrato. Un oggetto che, per lui, significava moltissimo. Così nulla sarebbe mai cambiato tra di loro. Quando, dopo una retata, Giulia ha perso le sue tracce, non è più riuscita a ritrovare la trottola. Quel giorno tutto ha smesso di girare. E adesso eccola di fronte a lei, dietro quella vetrina. Giulia deve scoprire come sia finita lì. C’è un’unica persona a cui è pronta a raccontare la propria storia: Flavia, che ha cresciuto come fosse una nipote. Perché sappia che non è vero che i vuoti lasciati dalle persone che abbiamo amato non si riempiono più. In realtà sono sempre colmi della loro presenza: bisogna solo non aver paura di ascoltare.
    Dopo lo straordinario successo di Ogni piccola cosa interrotta, per mesi in classifica e acclamato dalla stampa, Silvia Celani torna con un nuovo romanzo in cui ogni pagina è un’emozione. Un inno alle donne e alla loro forza, al loro cuore capace di sopravvivere a ogni tragedia.



    Silvia Celani è nata a Roma, ma da sempre vive in provincia, in una casa immersa nel verde, dove ama invitare gli amici per pranzi e cene che, di solito, si prolungano all’infinito. Adora i libri, il mare e le facce impiastricciate di Nutella dei suoi bambini a colazione. È sicura che Walt Disney avesse ragione: «Se puoi sognarlo, puoi farlo».



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    19 min
  • Domiziano Pontone "Marchio di fabbrica"
    Domiziano Pontone
    "Marchio di fabbrica"
    Robin Edizioni
    http://www.robinedizioni.it/


    “… avete notato come i giornali immediatamente usino la parola mostro per descrivere un soggetto simile? […] Ma se non usciamo da questo ricatto emotivo e da questo livellamento comunicativo tendente al basso, non entreremo mai nella sua testa.”


    Nel quieto entroterra della Baviera viene ritrovato un cadavere con un singolo numero tatuato sull’avambraccio.
    Un trio di poliziotti, capitanati da un commissario sanguigno, inizia a indagare, mentre il numero dei morti incrementa, con inquietanti caratteristiche che portano a pensare a uno specifico piano criminale.
    Col procedere degli assassinii e con l’incapacità della polizia di trovare il bandolo della matassa, la pressione diventa sempre maggiore fino a quando, per caso, emerge un particolare che pare tracciare un primo accenno di logica nell’operare dell’omicida seriale. Tuttavia, il progetto criminoso sarà molto più efferato e perverso di quanto le forze dell’ordine possano immaginare e inizierà una corsa contro il tempo avente in palio le vittime prescelte.




    Domiziano Pontone
    "L'educazione cinematografica"
    Tullio Pironti Editore
    http://www.tulliopironti.it/
    Inevitabilmente un titolo come "L'educazione cinematografica" non può che rimandare a "L'educazione sentimentale" di Flaubert. Con tutto il rispetto dovuto allo scrittore francese, lo scopo di questo libro, lungi dal porsi come romanzo, è di rilevare come anche l'avvicinamento al cinema necessiti in qualche modo di "educazione". La facile fruibilità e immediatezza dei film non devono, infatti, destituire il cinema stesso della sua importanza. Non a caso, da poco maggiorenne, esso fu definito come "settima arte" da Ricciotto Canudo. Tuttavia, se si tratta di arte, come l'arte in sé è oggetto di studio nelle scuole, tanto quanto la letteratura e la musica, non si capisce per quale motivo non si dovrebbe dedicare un minimo di spazio anche a quest'ultima sorella minore che ha saputo conglobare tutte le precedenti, in alcuni casi sublimandole mediante opere di spessore assoluto. In attesa che qualche Ministro dell'Istruzione ci ragioni su, specie tenendo presente quanto il cinema abbia peso nell'orientamento culturale e sociale odierno, questo piccolo libro tenta di dare una sventagliata non cattedratica sulla "settima arte", quel misterioso coacervo di capacità umane che s'incarna nella stessa densità materica del sogno. Una cosa è certa: se è assai difficile incontrare qualcuno che non sia mai andato al cinema, probabilmente è del tutto impossibile trovare qualcuno che non abbia mai visto - tout court - un film. Dunque, la settima arte è arcinota e piace. Prefazione di Marco Malvaldi.

    https://ilpostodelleparole.it/cultura/domiziano-pontone/


    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
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