il posto delle parole

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  • Maurizio Caverzan "Fabula Veneta"
    Maurizio Caverzan
    "Fabula Veneta"
    Incontri con scrittori, editori, poeti
    Apogeo Editore
    https://www.apogeoeditore.it/

    Prefazione di Nicola De Cilia
    ritratti di Bosk


    Dall'introduzione a "Fabula Veneta":
    "Questo libro è una creatura venuta su spontanea. Gratuite come certe piante che spuntano sul ciglio della strada. Piante laterali e strane, difficili da trovare negli erbari o negli album di botanica. Così è questa raccolta, cresciuta a margine della collaborazione con "La Verità", la testata per la quale realizzo interviste settimanali e, fra queste, alcuni a scrittori, editori e poeti veneti."


    Chi sono veramente questi scrittori? Che vita conducono? Sono solitari, socievoli o social? Che cosa sta loro a cuore, oltre il successo delle loro fatiche?

    20 interviste a scrittori e scrittrici, editori e poeti veneti: Vittorino Andreoli, Antonia Arslan, Gianfranco Bettin, Romolo Bugaro, Ferdinando Camon, Luciano Cecchinel, Mauro Covacich, Luca De Michelis, Francesco Maino, Giancarlo Marinelli, Ferruccio Mazzariol, Giulio Mozzi, Nico Naldini, Francesco Permunian, Matteo Righetto, Tiziano Scarpa, Susanna Tamaro, Francesco Targhetta, Vitaliano Trevisan, Mariapia Veladiano.


    Maurizio Caverzan
    È nato a Montebelluna (TV). È giornalista professionista. Attualmente collabora con "La Verità" e "Panorama" e tiene il blog http://cavevisioni.it/



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    27 min
  • Tea Ranno "Terramarina"
    Tea Ranno
    "Terramarina"
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/

    È la sera della vigilia di Natale e Agata, che in paese tutti chiamano la Tabbacchera, guarda il suo borgo dall’alto: è un pugno di case arroccate sul mare che lei da qualche tempo s’è presa il compito di guidare, sovvertendo piano piano il sistema di connivenze che l’ha governato per decenni e inventandosi una piccola rivoluzione a colpi di poesia e legalità.

    Ma stasera sul cuore della sindaca è scesa una coltre nera di tristezza e “Lassitimi sula!” ha risposto agli inviti calorosi di quella cricca di amici che è ormai diventata la sua famiglia: è il suo quarto Natale senza il marito Costanzo, che oggi le manca più che mai. E, anche se fatica ad ammetterlo, non è il solo a mancarle: c’è infatti un certo maresciallo di Torino che, da quando ha lasciato la Sicilia, si è fatto largo tra i suoi pensieri.

    A irrompere nella vigilia solitaria di Agata è Don Bruno, il parroco del paese, con un fagotto inzaccherato tra le braccia: è una creatura che avrà sì e no qualche ora, che ha trovato abbandonata al freddo, a un angolo di strada. Sola, livida e affamata, ma urlante e viva.

    Dall’istante in cui Luce – come verrà battezzata dal gruppo di amici che subito si stringe attorno alla bimba, chi per visitarla, chi per allattarla, vestirla, ninnarla – entra in casa Tabbacchera, il dolore di Agata si cambia in gioia e il Natale di Toni e Violante, del dottor Grimaldi, di Sarino, di Lisabetta e di tutta quella stramba e generosa famiglia si trasforma in una giostra. Di risate, lacrime, amurusanze, tavole imbandite, ritorni, partenze e sorprese, ma anche di paure e dubbi: chi è la donna che è stata capace di abbandonare ai cani il sangue del suo sangue? Starà bene o le sarà successo qualcosa? Cosa fare di quella picciridda che ha già conquistato i cuori di almeno sette madri e cinque padri?

    Tea Ranno torna a percorrere i territori fiabeschi e solari dell’Amurusanza con il suo stile che fonde dialetto siculo e poesia e si lascia contaminare dal realismo magico sudamericano. Il risultato è una narrazione corale ipnotica, un moderno presepe fatto di personaggi vitali e incandescenti, una generosa parabola di accoglienza e solidarietà.



    Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Dal 1995 vive a Roma. È laureata in giurisprudenza e si occupa di diritto e letteratura. Ha pubblicato per e/o i romanzi Cenere (2006, finalista ai premi Calvino e Berto e vincitore del premio Chianti) e In una lingua che non so più dire (2007). Nel 2012 è uscito per Mondadori La sposa vermiglia, vincitore del premio Rea, e nel 2014, sempre per Mondadori, Viola Fòscari. Nel 2018 ha pubblicato Sentimi (Frassinelli) e nel 2019 L'amurusanza (Mondadori).



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    23 min
  • Silvia De Francia "La medicina delle differenze"
    Silvia De Francia
    "La medicina delle differenze"
    Storie di donne uomini e discriminazioni
    Neos Edizioni
    http://www.neosedizioni.it/


    A cura di Cinzia Ballesio
    Prefazione di Alessandra Carè

    Contributi di Cinzia Ballesio, Sergio Foà e Tullia Penna


    Sembra naturale che donne e uomini, in parte diversi per anatomia e fisiologia, siano oggetto di cure specifiche quando si ammalano. E invece fino alla fine del '900 non è stato così. La farmacologia e la medicina di genere sono una novità e c'è ancora molto da fare. Queste pagine propongono informazioni e riflessioni scientifiche, storiche e giuridiche, dando vita a un interessante e godibile saggio sul lungo percorso verso l'equità della cura. La lettura è integrata da una galleria di ritratti di donne, spesso sconosciute: protagoniste passate e presenti della storia della medicina.


    Per secoli il ruolo della donna è stato relegato a quello di moglie e madre, un limite che in ambito clinico ha condotto a focalizzare l’attenzione solo sui problemi relativi alla funzionalità riproduttiva. Tutto il resto è stato sempre ritenuto curabile attraverso studi condotti sugli uomini.

    Da Ippocrate a Platone, da Galeno a Vesalio e, incredibilmente fino alla fine del secolo scorso, la donna è stata considerata un uomo di dimensioni inferiori e quindi non meritevole di attenzione specifica. Ma gli uomini e le donne non presentano sintomi identici di malattia e non possono assumere i medesimi farmaci con la stessa sicurezza. Il cuore della donna si ammala diversamente dal cuore dell’uomo, i polmoni hanno una minor capacità respiratoria e il cervello produce sostanze in quantità differenti.

    Uomo, donna, transgender. La medicina e il diritto si stanno adeguando anche se lentamente per garantire a ciascuno un trattamento equo, ossia tarato sui dati soggettivi che ciascun individuo porta con sé dalla nascita. Un primo approccio in Italia nasce nel 2016, si concretizza nella legge 3/2018 ed entra in vigore con il Piano per l’applicazione della medicina di genere nel 2019. Molta strada è ancora da fare, a partire dalla divulgazione delle informazioni, oggi scarsa e molto specialistica: un percorso al quale questo libro vuole dare il suo contributo.

    Il giusto approccio di studio in ogni disciplina, il più onnicomprensivo, non è quello incardinato sul concetto di uguaglianza, ma, piuttosto, su quello di equità. E finché continueremo a basare le nostre riflessioni su un generico concetto di uguaglianza fine a se stesso, continueremo a commettere errori grossolani. Dalle sue origini, la medicina ha sempre avuto un’impostazione androcentrica, relegando gli interessi per la salute femminile ai soli aspetti specifici correlati alla riproduzione. Dagli anni Novanta in poi, invece, la medicina tradizionale ha subito una profonda evoluzione, con un approccio innovativo mirato a studiare l’impatto del genere sulla fisiologia, sulla fisiopatologia e sulle caratteristiche cliniche delle malattie. In medicina, quindi, nella sperimentazione farmacologica e nella ricerca, il tema delle differenze di genere è storia recentissima. Gli uomini e le donne, pur essendo soggetti alle stesse patologie, presentano sintomi, progressione di malattie e risposta ai trattamenti molto diversi tra loro. Da qui la necessità di porre particolare attenzione allo studio del genere, inserendo questa “nuova” dimensione della medicina in tutte le aree specialistiche.

    Silvia De Francia, classe 1976, fa la farmacologa clinica, insegna all’Università di Torino e fa ricerca. Giornalista pubblicista dal 2005, è divulgatrice scientifica sui temi della farmacologia e medicina di genere. Questo è il suo primo libro.




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    29 min
  • Antonio Moschetta "Ci vuole fegato"
    Antonio Moschetta
    "Ci vuole fegato"
    L'organo chiave per il benessere dell'interno organismo
    Mondadori Editore
    https://www.librimondadori.it/


    Fin dall’antichità il fegato è considerato un organo di grande rilevanza. Sede di sentimenti e passioni per i Greci, secondo Etruschi e Romani il fegato di animali era la chiave per interpretare il volere degli dei riguardo al futuro. La scienza, in seguito, ha confermato il suo ruolo strategico: il fegato è il più importante «laboratorio» del nostro organismo, perché porta in sé le tracce delle nostre abitudini e può preannunciare la vulnerabilità del nostro corpo rispetto a patologie future.

    Organo tra i più complessi, il fegato non finisce mai di sorprenderci: continuiamo infatti ad apprendere nuovi dettagli sul suo funzionamento. Grazie allo studio della bile, ad esempio, abbiamo oggi una nuova visione dell’apparato gastroenterico, animato da un fitto scambio di segnali che ci consente di valutare fegato e intestino non più come entità a sé stanti, ma come un unico organo. Inoltre sappiamo che il fegato svolge un ruolo centrale nel metabolismo, è un «altruista» che sintetizza molecole utili per tutti gli organi, neutralizza sostanze tossiche, contribuisce a salvaguardare il benessere fisiologico e a mantenere in equilibrio il nostro corpo.

    Tra i suoi compiti principali vi è quello di somatizzare le disfunzioni e i danni causati da infezioni, abuso di alcol, fumo, farmaci e grassi nell’alimentazione. Perciò, se intossicato, anche il fegato rivela sintomi di sofferenza: calcoli biliari, ipercolesterolemia e cirrosi sono solo alcune delle possibili manifestazioni del suo malessere, che possono contribuire all’insorgenza di malattie quali epatiti, «fegato grasso», NASH e cancro. Oggi, per fortuna, grazie al progresso tecnologico, abbiamo a disposizione strumenti che ci offrono la speranza di sconfiggere tali patologie con prevenzione, procedure all’avanguardia e personalizzazione delle cure. Eppure, non dobbiamo dimenticare che basta modificare il nostro stile di vita spesso errato, prediligere una sana alimentazione e praticare attività fisica per permettere al nostro fegato di svolgere la sua funzione primaria: prendersi cura di noi






    Antonio Moschetta è medico, professore ordinario di Medicina Interna all’Università Aldo Moro di Bari. Dottore di ricerca in epatologia presso l’Università di Utrecht, è stato allievo del premio Nobel Al Gilman presso lo Howard Hughes Medical Institute di Dallas. È titolare del progetto di ricerca AIRC sul metabolismo dei tumori e la regolazione genica. Autore di numerose pubblicazioni, ha ricevuto riconoscimenti internazionali come il Richard Weitzman Award a Chicago, il Rising Star in epatologia a Vienna, il David Williams Award a Vail (Colorado) e l’European Lipid Award a Göteborg. Da Mondadori ha pubblicato Il tuo metabolismo (2018) e L’intestino in testa (2019).



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    24 min
  • Gian Luca Favetto "Attraverso persone e cose"
    Gian Luca Favetto
    "Attraverso persone e cose"
    Il racconto della poesia
    Add Editore
    https://www.addeditore.it/

    La poesia, una mappa di storie, un racconto di geografie. Attraverso lingue, paesaggi e persone Gian Luca Favetto mette insieme vita e scrittura, guidandoci in un percorso in cui la poesia e la letteratura danno forma e direzione al vivere. Dai libri trovati in casa, a quelli inseguiti, alle storie sognate, ogni incontro diventa un bagaglio necessario per la comprensione di come stare di fronte al mondo.

    Ci sono Omero e i lirici greci, Pavese, Montale, Hemingway, la Yourcenar e Karen Blixen, insieme a Whitman, Byron, Shelley e Keats, e poi Rilke e Pollock, Chagall e Villon, L’attimo fuggente e 2001 Odissea nello spazio, Bolaño, Vignot e William Shakespeare.

    Alla domanda “che cosa ci insegna e ci lascia la poesia?”, Favetto risponde con la sua esperienza di lettore e di scrittore attento ai luoghi e agli uomini che li abitano, dalla Val di Chy alla baia di Halong, dal Mont Ventoux al Golfo di La Spezia, il Roero e il cimitero romano degli inglesi, Parigi, il Sudamerica e New York.

    Tiene tutto e tutto raccoglie e accudisce, la poesia. Con la sua forza e la sua grazia cuce insieme singole esistenze e popoli interi, folgoranti imprese e ordinaria quotidianità, legami profondi e prime scoperte. Lo fa con versi, suoni e parole che servono per andare. Per ripartire ogni volta e cercare la propria meta. O la propria metà.









    Gian Luca Favetto è scrittore, giornalista, drammaturgo. Collabora con «La Repubblica» e Radio Rai. Tra i suoi libri: Italia, provincia del Giro e La vita non fa rumore (Mondadori), le poesie Il viaggio della parola (Interlinea), l’audiolibro I nomi fanno il mondo (Il Narratore), Se dico radici dico storie (Laterza), Premessa per un addio e Qualcosa che s’impara (NNeditore), Il giorno perduto, con Anthony Cartwright, e Si chiama Andrea (66thand2nd). Fra i lavori teatrali più recenti: Le radici davanti, Fausto Coppi. L’affollata solitudine del campione e, all’interno del progetto Atlante del Gran Kan, le tre drammaturgie dedicate a Iros, Anen e Nairat.

    Con Leandro Agostini ha realizzato Interferenze fra la città e gli uomini e il progetto/mostra Il teatro del mondo.



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    32 min
  • Niccolò Zancan "Dove finisce l'Italia"
    Niccolò Zancan
    "Dove finisce l'Italia"
    Viaggio sulla linea sottile dei nostri confini
    Feltrinelli Editore
    https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/dove-finisce-litalia/


    Scrittori in Città 2020, Cuneo
    Il programma completo della 22^ edizione di scrittorincittà verrà presentato mercoledì 28 ottobre alle ore 18 online.
    Ospite d'eccezione Niccolò Zancan, per raccontare il nuovo libro Dove finisce l'Italia (Feltrinelli).
    mercoledì 28 ottobre, ore 18
    online (canale YouTube e pagina Facebook di scrittorincittà)
    http://www.scrittorincitta.it/


    Il Passo Paradiso, al confine nord-ovest dell’Italia, oggi si chiama Passo della Morte. Un nome che svela un modo di stare al mondo. Non lontano da Trieste, dove il vicesindaco butta via le coperte ai senzatetto, in una piccola città della Carinzia incontriamo Dragana, prostituta con regolare permesso di soggiorno in un bordello per soli italiani. Nella terra dei pomodorini, che da Ragusa arriva al mare, vive l’ultimo contadino comunista. Abitare queste linee di frontiera significa avere lo sguardo rivolto al tramonto: da qui si vede meglio la vecchiaia dell’Occidente. Si fa esperienza di un legame viscerale con certi valori che, una volta, l’Occidente l’hanno definito, ma anche della dolorosa consapevolezza di non poterli più onorare. Così Niccolò Zancan mette in discussione l’idea che abbiamo dei confini e del loro significato: molto più che linee di separazione tra un territorio e l’altro, le frontiere sono orizzonti di attese, perimetri simbolici di valori e di desideri, così potenti da muovere le persone e sradicarle.

    “Finché qualcuno conosce la tua storia sei vivo. Vivo per sempre. Ancora parte del mondo.”
    Un cammino lungo i margini dell’Italia per scoprire il significato esistenziale e politico dei confini.


    Niccolò Zancan è nato a Torino nel 1971. È inviato speciale della “Stampa”, dopo essere stato nella redazione della “Repubblica”. Nel 2014 ha vinto il Premiolino con un’inchiesta sul caso Stamina. Il suo ultimo libro è Uno su quattro. Storie di ragazzi senza studio né lavoro (Laterza 2019).



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    18 min
  • Gianpaolo Anderlini "Perché Dio non ci ascolta?"
    Gianpaolo Anderlini
    "Perché Dio non ci ascolta?"
    Prefazione di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma
    Qiqajon
    Comunità di Bose
    https://www.monasterodibose.it/edizioni-qiqajon/perche-dio-non-ci-ascolta

    Sperare in Dio non significa attendere dal cielo la risposta alle nostre domande, ma tenere aperta la porta del cuore in modo che Dio possa essere tutto in noi anche quando ci mette alla prova e ci colpisce.



    "Giobbe e Qohelet, con diverse corde e diversi accenti, si fanno interpreti della sconsolata solitudine di chi vorrebbe un mondo e un Dio diversi, e nulla può fare per cambiare le cose perché
    come risulta difficile, se non impossibile, mutare il mondo, tanto meno si può mutare Dio.
    Così annota Qohelet:

    Vidi ancora sotto il sole che in luogo del diritto c’è l’iniquità e in luogo della giustizia vi è l’empietà. Io dissi in cuor mio: “Iddio giudicherà il giusto e l’empio, perché presso di lui c’è un tempo per ogni atto e una collocazione per ogni opera” (Qo 3,16-17)

    Il mondo è il luogo del sovvertimento, operato dall’uomo, dell’ordine delle cose voluto da Dio: l’empio e il malvagio prendono il posto dell’uomo giusto e dell’uomo retto e tutto, in questo nostro tempo, procede nella direzione che porta ad annullare la giustizia e a contraddire il diritto."


    Gianpaolo Anderlini si interessa da oltre quarant’anni di studi sull’ebraismo e di poesia. Già docente di materie letterarie in un liceo scientifico, è redattore della rivista QOL che si occupa del dialogo ebraico-cristiano.



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    45 min
  • Silvia Turato "Il Tibet in tre semplici passi"
    Silvia Turato, traduttrice
    "Il Tibet in tre semplici passi"
    di Pierre Jourde
    Prehistorica Editore
    https://www.prehistoricaeditore.it/


    A tre riprese, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, Pierre Jourde va a esplorare le piste di Zanskar, vallata desertica dell’Himalaya a oltre quattromila metri di altitudine. Il Tibet in tre semplici passi racconta proprio quei lunghi peripli sotto forma di stramba epopea, descrivendo i tormenti, lo stupore e quanto di ridicolo potesse appartiene a dei ragazzotti occidentali di banlieue abbandonati a una natura smisurata; sì, perché attraversare ghiacci perenni con l’equipaggiamento dell’escursionista della domenica presume un’evidente incoscienza, ma anche un’insospettabile tenacia.

    Gestita con grande maestria, una narrazione giubilante screziata di metafisica e misticismo accompagnerà il lettore dentro un testo vertiginoso, in bilico tra romanzo di formazione e racconto di viaggi, non senza riuscire ricco di colpi di scena e altamente spiazzante. Ben lungi dalle ricette dell’esotismo fine a se stesso e dell’ingenuità a ispirazione realista, questo romanzo si prefigge di rendere sensibile il grande enigma del mondo e della bellezza.

    Uno degli ultimi viaggi autentici, di un’epoca preglobale: senza rete. Una scrittura vivida alla Bouvier, ma che farà scoprire anche un altro aspetto intrinseco dell’avventura: l’umorismo.


    Pierre Jourde, è nato nel 1955 a Créteil, ma da bambino usava passare le vacanze nella casa di famiglia, situata nella remota regione dell'Auvergne, fra le montagne di cui narra Paese perduto. Nel panorama letterario francese è una delle voci più autorevoli, probabilmente la più schietta e coraggiosa in assoluto. Autore del fortunato blog letterario Confitures de culture, Pierre Jourde si è sempre distinto per la sorprendente varietà di ispirazione, che gli ha permesso di spaziare dal romanzo al racconto, per arrivare all’autobiografia, alla poesia, al saggio filosofico e alla critica letteraria. Nel corso degli anni ha ottenuto numerosi premi, tra cui spiccano il RENAUDOT DES LYCÉENS, il GRAND PRIX THYDE MONNIER DE LA SGDL, il PRIX VALÉRY LARBAUD, il PRIX VIRILO, il PRIX VIALATTE e il prestigiosissimo GRAND PRIX DE L’ACADÉMIE FRANCAISE; questo testo in particolare gli è valso il PRIX GÉNÉRATION DU ROMAN. Fondatore della rivista culturale “Hespéris”, è docente di letteratura francese presso l’Università di Grenoble III. In Francia, è attualmente pubblicato dalla celeberrima casa editrice Gallimard. Paese perduto è la prima opera di Pierre Jourde pubblicata in Italia.


    Silvia Turato si occupa di editoria da una decina d'anni, collaborando con diverse case editrici. Dopo aver ricoperto quasi tutti i mestieri del libro, ha scelto di dividersi stabilmente tra il lavoro di traduttrice e quello di libraia all'Arcadia di Rovereto.




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    22 min
  • Antonio Calabrò "Oltre la fragilità"
    Antonio Calabrò
    "Oltre la fragilità"
    Le scelte per costruire la nuova trama delle relazioni economiche e sociali
    Con interventi di Francesco Giavazzi e Mons. Gianni Zappa
    Egea Editore
    http://www.egeaeditore.it/ita/


    Le società sempre più articolate e complesse in cui viviamo si rivelano molto fragili e vulnerabili. Esprimono, è vero, straordinarie possibilità di crescita, grazie ai progressi di scienza e tecnologia su tutti i fronti dell’innovazione, ma sono quanto mai sensibili a fratture, cambiamenti, effetti inattesi. La loro stessa velocità ne è potenza e limite. La pandemia del Covid-19 e la conseguente recessione economica hanno reso molto più evidenti queste caratteristiche. Siamo cambiati, nel nostro tempo incerto e tagliente. Non migliori, forse. Non peggiori, speriamo. Comunque diversi, più consapevoli non solo di «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo», ma soprattutto di quello che ci tocca fare per tenere insieme benessere e solidarietà, sicurezza e democrazia. Rilanciare l’economia e il lavoro, pensando alla sostenibilità ambientale e sociale. E costruire comunità più equilibrate. Per non perdersi troppo d’animo e non disperdere conquiste e valori.



    Antonio Calabrò è direttore della Fondazione Pirelli, vicepresidente di Assolombarda, presidente di Museimpresa e membro dei board di diverse istituzioni e associazioni, tra cui Università Bicocca, Nomisma, Touring Club, Aspen Institute, Fonda-zione Unipolis, Unicredit Lombardia. Giornalista e scrittore, ha lavorato a L’Ora, Il Mondo e la Repubblica, è stato direttore editoriale del gruppo Il Sole24Ore e ha diretto l’agenzia di stampa ApCom. Tra i suoi ultimi libri, Orgoglio industriale, Cuore di cactus, La morale del tornio, I mille morti di Palermo, L’impresa riformista.



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    24 min
  • Simone Regazzoni "La palestra di Platone"
    Simone Regazzoni
    "La palestra di Platone"
    Filosofia come allenamento
    Ponte alle Grazie
    http://www.ponteallegrazie.it/


    Per troppo tempo la filosofia è stata ridotta a mero discorso teorico disincarnato per pensatori da tavolino.È arrivato il momento di cambiare postura e rimettere in gioco il corpo in filosofia.

    «Passando per Epitteto, Hegel e Nietzsche, Regazzoni esplora il rapporto tra pensiero, attività fisica e arti marziali come il jiu-jitsu per far crescere la capacità di riflettere su esistenza e destino, e la parte animale e corporea dell'uomo» - La Lettura

    È arrivato il momento di tornare alla palestra di Platone, il gymnasion a nord ovest di Atene in cui Platone e i suoi allievi praticavano con la stessa serietà il dialogo e la lotta. Si tratta di rileggere in modo inedito la filosofia platonica come cura e allenamento del plesso mente-corpo e di proporre una filosofia incarnata per l'oggi. È il compito che si prefigge Simone Regazzoni: rimettere il filosofo in piedi, abbandonare l'archeologia del sapere e iniziare a pensare a partire dal e attraverso il corpo. La filosofia torna così a essere un'arte del corpo vivente attraverso cui fare esperienza dei propri limiti e del loro superamento, della paura, della fatica,del dolore, della gioia, della propria potenza di esistenza, della possibilità di sottrarsi a dispositivi di potere e di elevarsi. Passando per Thoreau, Nietzsche, Foucault, Shusterman si arriva al culturismo di Schwarzenegger, ai pugni di Muhammad Ali, alle Mixed Martial Arts, agli allenamenti di Bruce Lee e all'Arte marziale del Hwa Rang Do praticata da Simone Regazzoni. Egli stesso filosofo atleta che si muove nell'orizzonte della filosofia incarnata per provare ogni giorno a essere migliori di ciò che si è.


    Simone Regazzoni
    Allievo di Jacques Derrida, Simone Regazzoni ha conseguito un dottorato in filosofia in cotutela presso le università di Parigi VIII e Genova. Ha insegnato presso l’Università Cattolica di Milano e l’Università di Pavia. Attualmente è docente presso l’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) di Milano e Ancona. Collabora con la Scuola Holden di Torino e scrive per “Tuttolibri” della “Stampa”. E’ autore di una quindicina di volumi, tra cui ricordiamo: Stato di legittima difesa. Obama e la filosofia della guerra al terrorismo, Ponte alle Grazie, 2013; Ti amo. Filosofia come dichiarazione d’amore, Utet, 2017; La filosofia di Harry Potter, Ponte alle Grazie, 2017; Iperomanzo. Filosofia come letteratura, il melangolo, 2018; Derrida, il desiderio della scrittura, Feltrinelli, 2018. E’ autore di tre romanzi: Abyss, Longanesi, 2014; Foresta di tenebra, Longanesi, 2017; I segni del male, Rizzoli, 2020.




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