il posto delle parole

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  • Massimo Arcangeli "Senza parole"
    Massimo Arcangeli
    "Senza parole"
    Piccolo dizionario per salvare la nostra lingua
    Il Saggiatore
    www.ilsaggiatore.com


    Quante volte avete avuto un alterco con qualcuno? Vi è mai capitato di sentirvi pieni di astio di fronte a un interlocutore decisamente becero? E di avere una fame pantagruelica? Pensate di possedere un certo contegno (anche se non quanto il vostro azzimato cugino)? Se vi dicono che siete morigerati vi offendete o inorgoglite? Esistono termini che riescono a raccontare molte cose diverse, ed eventi, azioni, stati d’animo della nostra quotidianità che possono essere descritti con precisione solamente da un’unica parola, magari un po’ desueta: conoscerla significa saper dare un nome a una parte di noi stessi.

    Massimo Arcangeli ci guida nel regno delle parole dimenticate della lingua italiana, alla scoperta di cinquanta aggettivi, verbi e sostantivi in grado di esprimere meglio di qualunque altro il nostro modo di gioire, arrabbiarci e dire «Ti voglio bene». Tra storia e letteratura, ascendenze straniere e cadenze popolari, Arcangeli attraversa un patrimonio che unisce le Alpi e le isole, Pinocchio e Paperino, la poesia di Dante e il dialetto dei nostri nonni: la cartolina di un’Italia che non esiste più, con cui allontanarci dall’appiattimento lessicale di oggi e in cui riscoprire una lingua lussureggiante, piena di colori e suoni, capace di una vitalità e di una ricchezza espressiva strabilianti.

    Senza parole è nello stesso tempo un viaggio sentimentale nella nostra cultura e una pratica di resistenza civile; un prontuario per ravvivare il nostro dizionario privato e una carrellata di aneddoti curiosi sul nostro passato comune. Per ricordarci – o conoscere per la prima volta – di che cosa parliamo quando parliamo in italiano.

    Massimo Arcangeli è un linguista e critico letterario, ordinario di Linguistica italiana presso l’Università di Cagliari e garante per l’Italianistica nella Repubblica Slovacca. È consulente scientifico per la Società Dante Alighieri e direttore di festival culturali. Collabora con l’Istituto Enciclopedia Italiana Treccani e con numerose testate giornalistiche e radiotelevisive.


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    28 min
  • Enrico Palandri "Le condizioni atmosferiche"
    Enrico Palandri
    "Le condizioni atmosferiche"
    Bompiani Editore
    www.bompiani.it

    Le pietre e il sale, Le vie del ritorno, Le colpevoli ambiguità di Herbert Markus, Angela prende il volo, L’altra sera, I fratelli minori: sei romanzi, sei tappe di uno stesso viaggio che ha condotto Enrico Palandri a raccontare storie private dentro la cornice storica e sociale degli ultimi quarant’anni. I suoi personaggi campeggiano, spariscono e riaffiorano di storia in storia, dispersi e riportati vicini dagli eventi della vita, attraversando un tempo lungo di grandi cambiamenti, dalla caduta del muro di Berlino al migrare come stato dell’anima e fenomeno che ha mutato il nostro mondo. Venezia, Londra e tante altre città europee, la globalizzazione e le dipendenze, le passioni giovanili e l’arte, gli amori, i figli, le famiglie sciolte e ricomposte in equilibri da reinventare ogni giorno: tutto fluisce in un ritratto nitido, ruvido e melancolico, ricco di passione e compassione per la fatica e la gioia di vivere.


    Enrico Palandri (Venezia 1956) scrittore italiano. Dopo Boccalone (1979), felice cronaca di un amore e di una generazione che ha segnato il passaggio al postmoderno italiano, P. ha puntato l’attenzione sui contrasti ideologico-sociali (Le pietre e il sale, 1986) e sul problematico rapporto tra le diverse culture europee (La via del ritorno, 1990). Slanci fantastici permeano i racconti di Allegro fantastico (1993) e Le colpevoli ambiguità di Herbert Markus (1997). Angela prende il volo (2000) racconta il passaggio dall’adolescenza alla maturità. All’amico P.V. Tondelli ha dedicato un saggio sospeso tra memorie personali e rievocazione degli ultimi anni Settanta (Pier Tondelli e la generazione, 2005).




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    42 min
  • Leonardo Vittorio Arena "Il pensiero giapponese"
    Leonardo Vittorio Arena
    "Il pensiero giapponese"
    L'età moderna e contemporanea
    Editoriale Jouvence
    www.jouvence.it




    Questo libro di Leonardo Vittorio Arena costituisce una preziosa analisi del pensiero giapponese e della sua evoluzione in un ampio arco di tempo: dal buddhismo Zen alle correnti della filosofia contemporanea, passando per il confucianesimo, lo shintoismo e la scuola di Kyoto, fino ai pensatori del secolo scorso, non vincolati a una scuola specifica. Viene così tracciato il profilo e analizzata la filosofia di Bankei Yòtaku, Kumazawa Banzan, Tominaga Nakamoto, Motoori Norinaga, Yamagata Bantò, Ònishi Hajime, Nishida e molti altri. Nell’affresco così composto Arena rintraccia il filo conduttore che percorre le riflessioni, volte alla spiritualità, di questi grandi pensatori giapponesi e ce ne offre una chiara e articolata lettura.


    "Al monaco che gli chiede aiuto per contrastare il suo cattivo carattere, Bankei risponde, come i primi patriarchi del Chan in Cina: "Portami il tuo carattere, e lo curerò". Anche la replica dell'interlocutore è simile: "Non riesco a trovarlo, fa capolino all'improvviso."
    "In tal caso hai compreso che non fa parte di te, non è innato", dice Bankei Non c'è bisogno di curarsi: basta rifarsi al non-nato, l'unico aspetto di noi che non può morire, mentre l'ossessione si presenta a cicli, sporadicamente, e non è permanente."


    Leonardo Vittorio Arena, ricercatore all’Università di Urbino, insegna Storia della filosofia contemporanea. Ha pubblicato svariati libri per Mondadori e Rizzoli e ha tradotto dal giapponese, dal cinese e dal sanscrito. Tiene corsi di meditazione, ispirati al buddhismo e al sufismo, e fa concerti di musica elettronica con sintetizzatore e iPad.


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    40 min
  • Federico Leoni "Jacques Lacan, una scienza di fantasmi"
    Federico Leoni
    "Jacques Lacan, una scienza di fantasmi"
    Orthotes Edizioni
    www.orthotes.com


    Questo è un libro insistente. Mostra una stessa cosa, ora come tratto, ora come voce, ora come oggetto, ora come calligramma, ora come Uno, ora come fantasma. E lo fa cercando la risonanza di una stessa struttura attraverso diverse figure filosofiche e psicoanalitiche. Sigmund Freud, Jacques Lacan, Platone e Descartes sono gli interlocutori privilegiati di questo percorso.

    Che cosa risuona attraverso queste figure? Una stessa struttura o più esattamente uno stesso movimento, quello attraverso cui una struttura si struttura, un soggetto prende forma, uno spazio si configura. Movimento o scansione. Ritmo, luogo mobile. Ritmo e riso, per indicare in un’etica che ha qualcosa di comico un’area di sovrapposizione tra quelle due scienze di fantasmi che sono la filosofia e la psicoanalisi.



    Federico Leoni (Novara 1974) insegna Filosofia morale al Dipartimento di scienze umane dell’Università degli Studi di Verona, dove è anche coordinatore del Centro di ricerca “Tiresia” per la filosofia e la psicoanalisi, ed è docente per l’IRPA (Istituto di ricerca per la psicoanalisi applicata) di Milano. Scrive su riviste italiane e straniere e tra le sue pubblicazioni si ricordano Senso e crisi. Del corpo, del mondo, del ritmo (Pisa 2006), Habeas corpus. Sei genealogie del corpo occidentale (Milano 2008), Franco Basaglia. Un laboratorio italiano (Milano 2011), Descartes. Una teologia della tecnologia (Milano 2013).
    Per Orthotes dirige le collane Sillabario, phi/psy (con Riccardo Panattoni e Gianluca Solla) e la serie Le parole della psicoanalisi (con Riccardo Panattoni).



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    50 min
  • Alice Basso "Andrà tutto bene"
    Alice Basso
    "Andrà tutto bene"
    Gli scrittori al tempo della quarantena
    Garzanti Editore
    www.garzanti.it


    https://www.ibs.it/andra-tutto-bene-scrittori-al-ebook-vari/e/9788811816331?utm_source=tradedoubler&utm_medium=cpa&utm_campaign=2390781&utm_content=affiliazione&tduid=d5d950f57b016716d773aef50e73d406



    TUTTI I PROVENTI DELLA VENDITA DI QUESTO E-BOOK SARANNO DEVOLUTI IN BENEFICENZA ALL’OSPEDALE PAPA GIOVANNI XXIII DI BERGAMO

    Oggi la paura ha un nuovo nome. Per sconfiggerlo l’unica strada è rimanere a casa. Tra le quattro mura che ci hanno sempre protetto e che ora, però, sono diventate confini invalicabili. Sono diventate quasi un nemico. E invece, giorno dopo giorno, chi da sempre lavora con le parole ha scoperto che le stanze, le finestre, anche gli angoli più remoti di casa sono ali verso il mondo. Ognuno di loro ha così scelto il modo per dare vita a questa magia.
    Dalle loro case, ventisei scrittori tra i più importanti del panorama italiano hanno dato un senso a questi giorni scegliendo di fronteggiare l’emergenza anche con le armi della letteratura. Per portare la loro quotidianità ai lettori che li amano. E hanno deciso di farlo insieme alla casa editrice Garzanti, devolvendo tutto il ricavato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
    C’è chi ha voluto parlare delle sue giornate, delle routine consolidate, delle novità che strappano un sorriso. Delle lacrime che non si riescono a fermare, ma anche della forza della natura che scioglie il nodo in gola. Di convivenze forzate, come di distanze dalle persone care che sembrano insormontabili. C’è chi racconta di vicini sconosciuti che non lo sono più e del lavoro che cambia nei suoi strumenti ma non nella sua sostanza. Alcuni ammettono l’errore di aver pensato che non poteva essere tutto vero o danno voce agli animali che, invece, sono felici che sia tutto vero. Altri affidano le riflessioni su questi strani giorni alla voce dei personaggi amatissimi che hanno creato. Tutti sono sicuri che usciremo più consapevoli di quello che è davvero importante e che ci incontreremo, ci abbracceremo e passeggeremo presto tutti insieme. Sono sicuri che la solidarietà sarà il valore che porteremo con noi senza poterne più fare a meno.
    Tutti loro sono convinti che le parole, i libri, le storie, uniscono. Creano vincoli invisibili che spezzano ogni barriera. Mentre leggiamo non siamo mai soli. E siamo forti. E tutto appare come sarà. Perché andrà tutto bene.



    Ritanna Armeni, Stefania Auci, Alice Basso, Barbara Bellomo, Gianni Biondillo, Caterina Bonvicini, Federica Bosco, Marco Buticchi, Cristina Caboni, Donato Carrisi, Anna Dalton, Giuseppe Festa, Antonella Frontani, Enrico Galiano, Alessia Gazzola, Elisabetta Gnone, Massimo Gramellini, Jhumpa Lahiri, Florence Noiville, Clara Sánchez, Giada Sundas, Silvia Truzzi, Ilaria Tuti, Hans Tuzzi, Marco Vichi, Andrea Vitali.




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    17 min
  • Roberto Marchesini "Essere un corpo"
    Roberto Marchesini
    "Essere un corpo"
    Mucchi Editore
    www.mucchieditore.it


    Nell’età della chirurgia estetica, delle biotecnologie, delle interfacce informatiche, del controllo farmacologico sulla performatività, la perfusione del corpo nella tecnosfera e parimenti l’infiltrazione della tecnologia nell’organismo assume oggi una rilevanza perspicua. Il volume mira a sondare il rapporto tra soma e techne, relazione che non ha certamente avuto origine oggi, poiché inevitabilmente ogni tecnopoiesi interviene sul vivente cambiando l’ordine dei fattori in gioco e retroagisce sul profilo di chi la utilizza. La tecnica dimensiona l’organo e gli fa intraprendere un nuovo percorso di strutturazione, vale a dire che come un retrovirus essa penetra il vivente e si integra nelle sue componenti. A questo punto, appare evidente come il corpo rappresenti nell’età contemporanea uno dei fulcri di discussione sia per quanto concerne lo sviluppo tecnoscientifico, sia per quanto concerne la sfera dei diritti umani e delle coordinate di interpretazione antropologica e sociale, come già intuito nel concetto foucaultiano di biopolitica. L’intento di questo volume è quello di delineare le differenze significative nell’ermeneutica del corpo tra il pensiero umanista e quello postumanista, differenze che meritano di essere conosciute perché stanno caratterizzando il dibattito odierno e sempre più daranno luogo a progetti antropo-poietici divergenti.


    ROBERTO MARCHESINI (Bologna 1959) è filosofo, etologo e zooantropologo. Direttore del “Centro studi filosofia postumanista” e della “Scuola di interazione uomo-animale” (Siua), è autore di oltre un centinaio di pubblicazioni nel campo della filosofia, dell’etologia e della bioetica. Tra queste: Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza (2002), Il tramonto dell’uomo. La prospettiva postumanista (2009), Contro i diritti degli animali? (2014), Fondamenti di zooantropologia (2014), Epifania animale. L’oltreuomo come rivelazione (2014), Etologia filosofica. Alla ricerca della soggettività animale (2016), Alterità. L'identità come relazione (Mucchi, 2016). Dirige le riviste «Animal Studies. Rivista italiana di antispecismo» e «Zooanthropology. The International Journal of Human-Animal Relationship» e tiene regolarmente conferenze in tutto il mondo sul rapporto tra l’uomo e le altre specie.



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    40 min
  • Giorgio Ficara "Riviera"
    Giorgio Ficara
    "Riviera"
    Archinto Editore
    www.archinto.eu

    Credevo di leggere un libro sui paesi e sui luoghi della Riviera, e certo il libro è anche questo. Ma man mano, leggendo, si entra in un’altra dimensione: una dimensione dell’anima, metafisica, e inizia un viaggio fantastico in cui i luoghi sono soltanto il punto di partenza. Anche la scrittura si adegua a quest’altra dimensione e diventa sottile, immaginosa, assume i toni della favola, a volte del romanzo d’avventura e addirittura dell’epopea. Una scrittura da «mare aperto» che però è anche in molti tratti autobiografica e struggente quando rievoca il paese antico, i personaggi di quel mondo, il paradiso perduto…
    Raffaele La Capria

    Giorgio Ficara (Torino, 1952), scrittore e saggista, è professore ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Torino. Ha insegnato negli Stati Uniti a UCLA, a Stanford e alla Columbia University. Tra i suoi libri: Solitudini (Garzanti, 1993); Il punto di vista della natura. Saggio su Leopardi (il melangolo, 1996); Casanova e la malinconia (Einaudi, 1999); Stile Novecento (Marsilio, 2007); Montale sentimentale (Marsilio, 2012); Lettere non italiane (Bompiani, 2016). Ha vinto nel 2010 il Premio Cardarelli per la Critica Letteraria e nel 2011 il Premio per la Saggistica dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Collabora al «Sole 24 Ore».




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    31 min
  • Claudio Capitini "Incomparabili"
    Claudio Capitini
    "Incomparabili"
    Voci fuori dal coro
    Teatro, musica e un passo di danza
    Gabrielli Editori
    www.gabriellieditori.it




    Il volume Incomparabili. Voci fuori dal coro (Gabrielli Editori) chiude la “trilogia” dedicata dal giornalista Claudio Capitini, attraverso i suoi ritratti-interviste, alla storia di teatro, musica e danza, prodotti o ospitati a Verona, e che hanno visto la città scaligera quale ‘caput mundi’ dello spettacolo italiano e internazionale dagli anni Ottanta a oggi. Un ordito progettato come un unico itinerario storico e culturale cominciato a tessere nei due precedenti volumi: Le voci del teatro (edito da Marsilio), con protagonisti i grandi della prosa, di scena al Teatro Romano di Verona, e E lucevan le stelle (edito da Gabrielli) dedicato al Festival areniano raccontato dai suoi protagonisti.

    Incomparabili si compone di oltre 80 interviste a interpreti unici di musica (lirica e sinfonica), teatro e danza per ognuno dei quali, come dice Luca Ronconi, il palcoscenico è l’unico territorio in cui poter respirare naturalmente, e dei quali Claudio Capitini ha avuto conoscenza e coscienza del valore, con ognuno intrecciando amicizie definitive: tutti legati da uno straordinario fil rouge e da una folgorante idea guida, il loro essere incomparabili e voci fuori dal coro.

    Qualche nome? Per il TEATRO: Roberto Benigni, Florinda Bolkan, Giulio Brogi, Walter Chiari, Peppino De Filippo, Giulia Lazzarini, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Montesano, Moschin, Gigi Proietti, Massimo Ranieri, Rascel, Monica Vitti; per la MUSICA: Andrea Battistoni, Gianfranco Cecchele, Enzo Dara, Dante Ferretti, Carlo Maria Giulini, Mariella Devia, Carlo Lizzani, Zubin Metha, Milva, Morricone, Piovani, Scimone, Sokolov, Uto Ughi, Shirley Verret, Ivo Vinco; e per la DANZA: Alvin Ailey, Vittorio Biagi, Julio Bocca, Carolyn Carlson, Oriella Dorella, Dupond, Antonio Gades, Yuri Grigorovich, Marcel Marceau, Moses Pendleton dei Momix, Roland Petit, gli Stomp.

    Nell’avvicinare questi e altri “incomparabili”, e chiedendo loro di togliersi il bianco del trucco, l’autore ne tratteggia carattere e personalità, sul filo di una memoria affettuosa, di ogni interprete realizzando un ritratto inedito e a tuttotondo, spesso di eccezionale significato, contestualizzando gli spettacoli, intrigando il lettore con aneddoti, con contrappunti, curiosità e notizie mai prima divulgate. E così agevolando, sullo sfondo di un vasto panorama affrescato, una riflessione sul pensare e fare cultura in Italia e nel mondo, anche nell’intento di ricordare, soprattutto ai giovani, che una generazione che ignora la sua storia non ha futuro.




    Claudio Capitini è nato a Verona, dove vive e opera da giornalista. Laureato in Lettere e Filosofia presso l’Università di Padova con tesi in Storia del Teatro, nello stesso periodo ha frequentato il Piccolo Teatro di Milano.
    È critico teatrale e autore di programmi radio-televisivi. Consulente aziendale nell’area Comunicazione multimediale e Direct Marketing, è formatore ed esperto di public speaking. In questo ambito è autore di un saggio-manuale sull’efficacia della comunicazione tramite le tecniche del teatro titolato “Il ComunicatTore”.
    È stato Capo Ufficio Stampa presso l’Ente Lirico Arena di Verona. Con Marsilio ha pubblicato nel 2014 “Le voci del Teatro. Interviste ai grandi della scena”.




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    36 min
  • Michael Davide Semeraro "Profeti di umanità possibile"
    Michael David Semeraro
    "Profeti di umanità possibile"
    www.finesettimana.org



    Profeti di umanità possibile. Cancellare non basta: bisogna pensare, nel segno del gabbiano, un Giubileo dell’umanità.


    Vi proponiamo un estratto dell'intervento di Michael David Semeraro.
    sul sito www.finesettimana.org il testo completo.


    Cancellare non basta…
    In questi giorni di quaresima radicalizzata dalla quarantena condivisa con tutti, persino in
    monastero, dove la vita non cambia poi così tanto, c’è comunque un ritmo più pacato e regolare.
    Come monaco condivido la sofferenza e lo smarrimento dei fratelli e sorelle in umanità e, al
    contempo, lascio emergere i pensieri del cuore. Vorrei condividere un’esperienza di questi giorni
    inediti che si sposa con un ricordo: quello di cancellare. A motivo delle restrizioni, per contenere il
    contagio della pandemia che stiamo attraversando, si sente spesso parlare di impegni, viaggi,
    incontri… che vengono cancellati. Bastava guardare nei giorni scorsi i pannelli degli aeroporti per
    cogliere questo verbo: cancellato. Anch’io ho dovuto cancellare una serie di impegni previsti nella
    mia agenda personale come pure in quella della comunità.
    La Quaresima di quest’anno, a motivo dell’imprevista e inedita quarantena, è diventata, per così
    dire, “perfetta” dal punto di vista “monastico”. La consueta discrezione del tempo quaresimale è
    diventata radicale. Mentre i giorni della quarantena passano e si protraggono, continuo a cancellare impegni previsti e penso già a quelli che ancora dovranno essere cancellati. La mia agenda, come penso quella di molti, guadagna ogni giorno di più in “biancore” e, gradualmente, si svuota. L’anno in corso assomiglia sempre di più all’anno che deve ancora venire! Per quanto mi riguarda bisogna arrivare al 2023 per trovare tanto spazio vuoto nell’agenda elettronica… tanto tempo disponibile e non ancora impegnato come quello ormai di questo mese di marzo e di aprile… e di maggio. Tutti speriamo di non dover far “tabula rasa” anche per giugno… ma nessuno può dirlo. Ho cancellato… continuo a cancellare… forse dovrò continuare a cancellare… per quanto tempo? Settimane? Mesi? Mentre ero intento a “fare le cancellazioni” per le prossime settimane, mi sono ritrovato bambino, sui banchi della scuola elementare con il mio astuccio da scolaretto diligente. Tra penne e matite, l’immancabile gomma. Mi è tornato in mente il gesto di fanciullo proteso ad imparare tutto ciò che serve per attrezzarsi in vista del magnifico compito di vivere. Ho risentito la fatica della mia mano sinistra – cominciare a scrivere con la destra per me, mancino di natura, è stato un tormento! – nel fare forza sulla pagina per cancellare.
    Mi è tornato in mente che, per il bambino che sono stato, cancellare era un modo per migliorare.
    Dopo essermi reso conto di avere sbagliato nel dare una risposta, nel comporre un periodo o nel fare un calcolo, mi mettevo a cancellare per fare meglio. Ricordo l’emozione interiore: cancellare era il modo per riconoscere di avere sbagliato e rinnovare la speranza di migliorare. Da una parte la gratitudine di poter riparare lo sbaglio, e, dall’altra, un certo rammarico per non avere fatto bene il mio compito sin da subito… un vero colpo al mio orgoglio di scolaro modello!
    A distanza di quasi mezzo secolo, mi ritrovo a cancellare i miei impegni con un touch sul cellulare o con la gomma sull’agenda cartacea della comunità. In ambedue i casi devo accettare di assumere l’imprevisto. Mentre cancello, il pensiero mi dice che si tratta solo di rimandare, in attesa di recuperare. Ma un altro pensiero, più profondo ed esigente, mi sale dal cuore: forse bisognerà non solo rimandare a tempi migliori, ma anche cambiare profondamente, perché i...
    28 min
  • La parola "futuro" secondo Franco Ferrarotti
    La parola "futuro" secondo Franco Ferrarotti

    Marietti Editore
    www.mariettieditore.it



    Marietti 1820
    Duecento anni di cultura

    Tra le più antiche aziende del settore editoriale, Marietti è nata a Torino, dove è rimasta per oltre 120 anni. Distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, si è trasferita prima a Casale Monferrato, poi a Genova, a Milano e, infine, nell’attuale sede di Bologna.


    L’editore Marietti manda in libreria 6 volumi, per oltre 5000 pagine, dedicati all’opera (quasi) omnia del Professore, prima cattedra della disciplina in Italia. I due in uscita contengono gli scritti teorici; il terzo e il quarto, a febbraio, punteranno sugli scritti della ricerca e gli ultimi due, a marzo, su quelli autobiografici: “L’uomo non è nulla in senso assoluto. È solo ciò che è stato, più precisamente ciò che ricorda di essere stato. Privato della memoria, l’individuo è semplicemente annullato come valore unico, irripetibile e irriducibile ad altro".



    Dai fondamenti teorici della sociologia alle indagini sulle periferie, la mafia e il terrorismo. Dal racconto dei viaggi negli Stati Uniti e in Amazzonia al ricordo degli amici e maestri Cesare Pavese, Nicola Abbagnano, Felice Balbo e Adriano Olivetti. Le principali opere di Franco Ferrarotti, 93 anni, sono state raccolte in sei volumi di oltre 5 mila pagine complessive, in uscita per Marietti 1820
    tra ottobre 2019 e i primi di marzo 2020. Intellettuale poliedrico, Ferrarotti è stato il primo professore italiano di sociologia, diplomatico e deputato indipendente al Parlamento
    italiano dal 1958 al 1963. I sei volumi raccolgono, con introduzioni inedite, una quarantina delle principali opere dell'autore. I primi due, dedicati agli scritti teorici, escono in libreria il 3 ottobre e riportano, tra gli altri, il 'Trattato di sociologia', i 'Lineamenti di storia del pensiero sociologico', le
    riflessioni sull'identità dialogica e la conoscenza partecipata de 'L'ultima lezione'. Nel febbraio 2020 usciranno i due volumi che raccolgono le principali ricerche di Ferrarotti, in particolare 'Roma da capitale a periferia', 'Vite di baraccati' il 'Rapporto sulla mafia', il 'Rapporto sul terrorismo' e le indagini su giovani e droga. Ai primi di marzo saranno infine in libreria anche i due volumi di scritti
    autobiografici, che contengono il racconto dei viaggi negli Stati Uniti e in Amazzonia, i ricordi delle esperienze nella diplomazia e nella politica gli omaggi agli amici e maestri Pavese, Abbagnano, Balbo e Olivetti.






    Franco Ferrarotti è professore emerito di Sociologia all’Università di Roma La Sapienza e direttore della rivista La Critica sociologica. Con Nicola Abbagnano ha ideato nel 1951 i Quaderni di sociologia, che ha diretto fi no al 1967. È stato tra i fondatori, a Ginevra, del Consiglio dei Comuni d’Europa, responsabile della divisione Facteurs sociaux dell’Ocse a Parigi e deputato indipendente al Parlamento italiano dal 1958 al 1963. Nominato Directeur d’études alla Maison des Sciences de l’Homme di Parigi nel 1978, è stato insignito del premio per la carriera dall’Accademia nazionale dei Lincei nel 2001 e del titolo di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica dal presidente Ciampi nel 2005. Ha insegnato a Chicago, Boston, New York, Toronto, Mosca, Varsavia, Colonia, Tokyo e Gerusalemme.



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