il posto delle parole

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  • Anna Biagetti "La porta delle parole" Gilles Baudry
    Anna Biagetti
    "La porta delle parole"
    Gilles Baudry
    Sete Edizioni
    www.edizionisete.it

    Gilles Baudry, poeta bretone, riceve il prix ’Antonin-Artaud‘ assegnato alla raccolta di versi Il a neigé tant de silence del 1985. Inedito in Italia, La porte des mots, è una raccolta di aforismi, brevi pensieri in prosa poetica, l’unica raccolta non in versi dell'autore. Un breve saggio di Emanuele Borsotti completa la pubblicazione.
    

Edizione e traduzione dal francese a cura di Emanuele Borsotti

    Biografia di Gilles Baudry , da wikipedia:
    Gilles Baudry è un poeta bretone nato a Saint Philbert de Grand-Lieu (nella Loira Atlantica) nel 1948. È monaco benedettino dell’Abbaye Saint-Guénolé de Landévennec.

    Dopo un'infanzia trascorsa in ambiente rurale, compie un primo ciclo di studi in seminario; dopo il servizio militare a Tübingen (patria di Hölderlin) lavorerà in fabbrica e inizierà a frequentare la Comunità di Taizé. Dopo due anni di insegnamento in Togo, inizia il cammino monastico presso i Benedettini dell’Abbaye de Landévennec (Finistère) dove emette i suoi voti solenni nella Pentecoste del 1991.

    Accede alla poesia leggendo Cadou, Supervielle, Milosz, Schehadé, Rilke e Jaccottet.

    Per le sue poesie ha ottenuto il prix Antonin-Artaud assegnato alla sua raccolta di versi dal titolo: Il a neigé tant de silence (1985). Nel 2005, ha ricevuto il premio dell'Académie de Bretagne et des Pays-de-la-Loire.

    È membro della Commission Francophone Cistercienne (CFC) per la redazione di testi destinati al canto liturgico francese.





    sete è una casa editrice.

    Nasce dalla contraddizione tra il bisogno di discipline e il loro stesso tradirsi, rinnegarsi, aprendosi ad altri linguaggi.
    Attraverso il modo di comporre le sue pubblicazioni, per lo più libri e oggetti cartacei, racconta e immagina nuove costellazioni possibili fra opere, autori, arti.

    sete
    Anna Biagetti e Filippo Nostri




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    20 min
  • Leonardo G. Luccone "La casa mangia le parole"
    Leonardo G. Luccone
    "La casa mangia le parole"
    Ponte alle Grazie
    www.ponteallegrazie.it


    Trentuno dicembre 2011. L’ingegner De Stefano e sua moglie – per il mondo che li circonda una coppia ideale: belli, benestanti, di successo – sono sull’orlo della rottura ma non riescono a confessarlo ai genitori di lei e come ogni anno passano San Silvestro in loro compagnia. Emanuele, il figlio amatissimo e unico, sembra aver quasi superato la sua dislessia e avviarsi verso una vita finalmente felice. La Bioambiente, azienda romana specializzata in energie rinnovabili in cui De Stefano si accinge a ricevere un’agognata promozione, pare vivere un momento florido, e l’amicizia con il collega Moses, geniale ecologista italoamericano, può forse fornire una sponda al suo disordinato bisogno di cambiamento. Ma l’anno che sta per arrivare passerà sulle loro vite come un turbine, ne spezzerà ogni certezza e li cambierà tutti, per sempre. Comincia così, con un Capodanno pieno di non detti, il primo romanzo di Leonardo G. Luccone, che – grazie a uno stile inedito, dalla tessitura sapiente, all’uso incalzante e originale dei dialoghi, a un congegno narrativo che nel finale svela il suo magistrale equilibrio – tiene assieme i temi del disagio privato, la decadenza di un’intera classe, il grande sfondo di una Natura che pare ribellarsi alle nostre insolenze e mostra tutta la sua impietosa potenza.


    Leonardo G. Luccone vive e lavora a Roma. Ha tradotto e curato volumi di scrittori angloamericani come John Cheever e F. Scott Fitzgerald. Il suo ultimo libro, Questione di virgole (Laterza, 2018), ha vinto il premio Giancarlo Dosi perla divulgazione scientifica. La casa mangia le parole è il suo esordio nella narrativa.




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    30 min
  • Ave Appiano "Mostrami il cuore"
    Ave Appiano
    "Mostrami il cuore"
    Coscienza poetica e sentimento dell'arte
    Cartman Edizioni
    www.cartamanedizioni.it

    Ci sono libri che fanno stare bene. Ci sono letture che, nel passaggio da una pagina all’altra, diventano metafore di cambiamento e crescita. Se è vero che un libro si lascia trovare nel momento in cui ne abbiamo più bisogno, allora forse più che di parole, racconti, saggi parliamo di alimento, nutrimento, ‘sostanza sentimentale’.
    È intorno a questo approccio, orientato in un’ottica che spazia dal pensare in modo artistico per aggiungere estetica e rintracciare poesia nella realtà, che si sviluppa questo libro.

    Attraverso la lente dell’arte e in un percorso suggestivo e dall’incedere appassionato, l’Autrice si addentra nei meandri di paesaggi interiori, sviscera storie di oggetti antichi, scardina le linee temporali che collegano nei millenni eventi storici, aneddoti fantastici, racconti mitologici, suggestioni poetiche, fatti leggendari, sogni e misteri: pagina dopo pagina, artista dopo scienziato, tra pellegrini e guerrieri, santi e miracoli, capolavori e suggestioni, ecco che “Mostrami il cuore” diventa occasione, invito e medicamento per chi sente il bisogno di tornare ad attingere a quel principio di creatività, a quel nucleo di sentimento e poesia che altro non è che origine e meta di qualsiasi percorso di rinascita.



    Ave Appiano ha insegnato Linguaggi dell’arte e Semiologia dell’immagine in varie Università, tra cui Milano, Torino e Napoli, e introdotto nella scuola italiana la disciplina della comunicazione visiva. Ha pubblicato per Zanichelli, Utet Libreria, Newton Compton, Carocci, Vallardi, Edizioni dell’Orso, Meltemi e Ananke; per Cartman, i saggi Bello da mangiare, Onde forma, Senso comune e creatività, Il Diavolo e l’acquasanta e due raccolte di poesie.




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    24 min
  • Nicholas Ballario
    Nicolas Ballario
    "Oliviero Toscani"
    Il grande fotografo in mostra
    www.fondazionecosso.it



    Castello di Miradolo – San Secondo di Pinerolo (To)
    fino al 3 maggio 2020

    Fino al 3 maggio 2020, la Fondazione Cosso propone “Oliviero Toscani”, una mostra dedicata al grande fotografo italiano, nelle sale e nel Parco del Castello di Miradolo, a pochi km da Pinerolo (To), curata da Nicolas Ballario, Susanna Crisanti, Roberto Galimberti.

    Conosciuto come la forza creativa dietro i più famosi marchi del mondo (United Colors of Benetton su tutti), ha collaborato con grandi giornali di moda e attualità, realizzato campagne che hanno inciso come poche altre sulla società. Ha ideato e diretto Colors, il primo giornale globale, dato vita a Fabrica, centro di ricerca della creatività dove giovani di tutto il mondo possono sperimentare, e ha esposto alla Biennale di Venezia e in decine di manifestazioni e musei tra i più prestigiosi a livello internazionale. Testimone del suo tempo e innovatore, ha vinto numerosi premi come quattro volte il Leone d’Oro al Festival di Cannes, due volte il Gran Premio d’Affichage, il Gran Premio dell’UNESCO, il premio Creative hero della Saatchi & Saatchi e numerosi premi degli Art Directors Club di tutto il mondo.


    Oliviero Toscani è considerato tra i più influenti fotografi al mondo, ha cambiato il linguaggio della comunicazione, usando il mezzo pubblicitario per parlare dei grandi temi del mondo.
    È proprio la volontà di indagare i linguaggi dell’arte, insieme al tentativo, sempre rinnovato, di cambiare i paradigmi abituali della sua fruizione, che pone la mostra dedicata a Toscani, la sua potenza espressiva e il valore artistico e documentario delle sue opere, in piena continuità con l’attività della Fondazione Cosso. La ricerca e la costruzione profonda di un senso comune, la scelta di intraprendere la strada meno battuta e di trovare il coraggio di rischiare, confermano il desiderio di indagare nuove prospettive e raccontarle.

    L’esposizione - che complessivamente presenta centinaia di stampe e manifesti e migliaia di immagini proiettate - gravita attorno a un corpo centrale che ripercorre la sua carriera, dagli esordi alle più famose campagne. Accanto alle immagini iconiche si trovano anche fotografie inedite, uscite per la prima volta dall'archivio.
    Completano e integrano il percorso due progetti che si sviluppano parallelamente, all'esterno, negli oltre 6 ettari di Parco del Castello: “Razza Umana” e “Cartelloni pubblicitari”. Per la prima volta una delle mostre della Fondazione Cosso oltrepassa il limite delle sale e incontra il Parco ottocentesco che le abbraccia: un’occasione per vivere un'esperienza di visita tutta nuova. Ad accogliere il pubblico sono le foto del progetto “Razza Umana”, gli occhi di alcune delle persone, tra le decine di migliaia, che Toscani ha fotografato nelle piazze del mondo; nel Parco la componente più sovversiva: i manifesti 6x3 con i quali il mondo lo ha conosciuto. Si offre un percorso di territori inesplorati, in assonanza con l'arte di Toscani, sempre impegnata a indagare il limite, che sia dell’immagine o del suo linguaggio, a spingersi oltre, alla scoperta e alla conquista di nuove visuali.
    Per la mostra, il progetto artistico Avant-derière pensée ha ideato un’installazione sonora in cui le maniche del Castello di Miradolo, attraverso un sistema inedito multicanale di diffusione del suono, divengono architetture sonore di risonanza. Muovendosi tra le immagini di Warhol e della Factory, si incontra Lou Reed, le armonie e le sincopi del brano “Walk on the wild side”, scomposto e riletto. La sezione della mostra dedicata alle immagini iconiche ha come protagonista l’album “Music for airports” di Brian Eno. Infine,“City life” di Steve Reich, brano composto nel 1995, omaggio alla città di New York, si lega alle...
    11 min
  • Fulvio Ferrari "533 Il libro dei giorni" Cees Nooteboom
    Fulvio Ferrari
    traduttore di:
    "533 Il libro dei giorni"
    Cees Nooteboom
    Iperborea Edizioni
    www.iperborea.com


    «"Questo giardino è un ritratto della tua anima." Attaccata dalle falene, con le radici deformi e sollevata verso la luce da un mucchio di pietre: questa è la mia anima. Dorian Gray non è niente al confronto.»


    533 giorni nella vita di un grande scrittore europeo, con le preoccupazioni per il suo giardino di cactus e per l'ibisco sofferente, il suo amore per Minorca, i suoi pensieri sul mondo e sul posto che noi uomini abbiamo nell'universo.

    Infaticabile esploratore di culture lontane, da oltre quarant’anni Cees Nooteboom si ferma d’estate a Minorca, «isola del vento»: certi lega­mi non li scegliamo, ci sono e basta, e il legame dello scrittore olandese con la Spagna è di que­sta natura, insondabile. È nella dimora minor­china, con lo studio pieno di libri e il giardino presidiato dagli autoctoni dei regni vegetale e animale, che hanno inizio i 533 giorni di ste­sura di queste riflessioni. Non un diario, non un insieme di moti dell’animo organizzato per date, ma un «libro dei giorni», per trattenere «qualcosa del flusso di pensieri, delle letture, di quel che si vede». Cactus, palme, tartarughe, ragni hanno forse un proprio linguaggio, che però resta impenetrabile. Nooteboom si inter­roga con l’umiltà del profano su misteri botani­ci e zoologici, li intreccia alla sua passione per le lingue umane aprendo ponderosi dizionari, resta in ascolto quando scopre suoni nei rumo­ri, alza lo sguardo su Cassiopea e si fa astro­nomo e mitologo. Ogni impressione è passata al vaglio del deposito memoriale di una lunga vita di esperienze e letture, che spalanca fine­stre su vasti orizzonti: la Divina Commedia e i libri che ha generato, l’impossibile incontro tra Montaigne e la musica di Feldman, il disprezzo dell’amatissimo Borges per l’amatissimo Gom­browicz, il volo infinito dei Voyager, il ripetersi della storia come tragedia e mai come farsa. Una rapsodia meditativa che vorrebbe escludere il rumore dell’attualità, ma che nell’attualità – della Catalogna, della Spagna, di un’Europa lacerata – deve più volte tornare, perché se come dice Candide «bisogna coltivare il pro­prio giardino», il proprio giardino è nel mondo, che lo si voglia o no.


    Cees Nooteboom
    Autore di romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio, è ritenuto «una delle voci più alte nel coro degli autori contemporanei» (The New York Times), tradotto in più di trenta paesi e insignito di numerosi premi letterari, paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov. Nato all’Aia ed eterno viaggiatore, si è rivelato a soli ventidue anni con Philip e gli altri e ha raggiunto il successo internazionale con romanzi come Rituali e Il canto dell’essere e dell’apparire. Tra le ultime sue opere pubblicate da Iperborea, Le volpi vengono di notte, Avevo mille vite e ne ho preso una sola, Tumbas e Cerchi infiniti.



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    21 min
  • Serenella Antoniazzi "Fantasmi"
    Serenella Antoniazzi
    "Fantasmi"
    Apogeo Editore
    www.apogeoeditore.it

    Agnese racconta a Serenella, durante un pranzo di famiglia, episodi della sua vita professionale di infermiera, iniziata quarant’anni prima in una Casa di Riposo. Agnese prende per mano Serenella e la conduce dentro vite che non possono essere dimenticate. Serenella, a sua volta, accompagna il lettore in punta di piedi dentro queste storie, trasformando in parole le emozioni che ha sentito nascere dentro di sè. Conosciamo così Violet, Paolo, Silvano, Angela, Matilde, Maria, Odilia e, con loro, tutti gli altri protagonisti di questo libro.


    Serenella Antoniazzi
    Serenella già da bambina gioca tra le mura del capannone costruito da suo padre, mattone su mattone; a sedici anni comincia a lavorare nell’azienda di famiglia, archiviando le aspirazioni personali; maggiorenne si ritrova con cinquanta milioni delle vecchie lire in cambiali, proprietaria a metà della ditta. L’impresa – una piccola azienda che si occupa della levigatura del legno – cresce progressivamente. Nel 2008 si avvertono i primi sentori della crisi, ma la ditta resiste: attinge ai risparmi, mantiene i posti di lavoro. Nel 2011 importanti commesse da parte di un grosso committente portano nuova linfa e fanno girare la produzione. Nel 2012 l’amara sorpresa: un’enorme mole di lavoro, già fatto e consegnato, non viene pagata. Si innesca un meccanismo perverso di insoluti, posticipi, acrobazie bancarie. Dopo qualche mese Serenella, disperata, scrive a un quotidiano locale: cerca aiuto, l’appoggio di qualcuno, di enti, istituzioni, associazioni. La sua lettera è ripresa da "la Repubblica" e colpisce l’attenzione di un imprenditore che aveva appena vissuto un’esperienza analoga. Questi chiama Serenella, la conforta. Sarà lui a impedirle un gesto estremo quando lei scoprirà di essere creditrice di un’azienda improvvisamente fallita, che non la pagherà mai più. Oggi il "Fondo Serenella" (che porta il suo nome) ha come soggetti beneficiari le piccole e medie imprese in situazione di potenziale crisi di liquidità a causa di mancati pagamenti da parte delle imprese debitrici. E’ autrice "Io non voglio fallire. Un’imprenditrice in lotta per salvare la propria azienda" (Nuovadimensione, 2015). Il suo racconto "La crisi" è contenuto nell'antologia "Io sono il Nordest" (Apogeo Editore, 2016) curata da Francesca Visentin. E' autrice della pièce teatrale "Rosso-Io non voglio fallire". Cura la rubrica "Pensieri di donna" per la rivista di geopolitica "Atlantis Magazine".



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    25 min
  • Luca Scarlini "I racconti di fantasmi di un antiquario"
    Luca Scarlini
    Montague Rhodes James
    "I racconti di fantasmi di un antiquario"
    Skira Editore
    www.skira.net




    Le antiche carte, le lapidi, le iscrizioni sono tutt’altro che un passatempo da studioso. Nelle parole dettate da antiche maligne volontà, si cela un ambiguo segreto. Occorre poco perché una passione erudita si trasformi in un incubo, mettendo a nudo le debolezze di coloro che si danno alla ricerca per soddisfare le proprie ambizioni scientifiche. Montague Rhodes James è il maggiore poeta del gotico all’inglese, nutrito di mezze voci, di ambigui baluginii al crepuscolo, di creature che nascono dal vento. Le opere d’arte, in questa visione, si fanno portavoce di un mondo oscuro e misterioso, in cui è facile entrare, ma da cui è difficilissimo allontanarsi. Profondo conoscitore della storia britannica, traeva spunti da fonti remote, linfa per racconti come La mezzatinta, in cui una opera di un ignoto illustratore si anima sinistramente, la notte, per rivelare le vicende di un antico quanto efferato delitto. Da un dato di ricerca, si sviluppano le trame del Maligno, sempre in agguato per punire l’eccessiva sicumera dei sapienti, che non vedono, nel loro accanimento, dove si celano trappole e insidie.



    Montague Rhodes James (1862-1936), maestro del gotico inglese, nacque a Eton e visse operando come medievista, dimorando a lungo presso Cambridge e Oxford. Antiquario, bibliofilo, collezionista, esperto di antichi codici fu grande nella forma del racconto e spesso prese spunto dalle sue ricerche per le proprie opere. Ha lasciato quarantuno racconti, editi in varie collezioni a partire da Ghost Stories of Antiquary (1904).



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    10 min
  • Andrea Zanotti "U.Mano"
    Andrea Zanotti
    La nuova mostra di Fondazione Golinelli
    U.MANO
    Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà
    Centro Arti e Scienze Golinelli, fino al 9 aprile 2020

    U.MANO – Arte e scienza: antica misura, nuova civiltà, la nuova mostra di Fondazione Golinelli curata da Andrea Zanotti con Silvia Evangelisti, Carlo Fiorini e Stefano Zuffi: il percorso espositivo, aperto al pubblico fino al 9 aprile 2020, è dedicato alla mano e sviluppato su più piani di lettura, dall’esplorazione dell’interiorità dell’uomo all’aprirsi alla comprensione dell’universo che gli sta intorno, in stretto e inevitabile collegamento con il cervello.
    La mano è l’elemento di raccordo tra la dimensione del fare e quella del pensare ed è quindi fortemente rappresentativa della prospettiva di azione di Fondazione Golinelli di recuperare il segno di un legame oggi perduto: quello tra arte e scienza, che proprio nella cultura italiana ha raggiunto il suo culmine.
    E l’Opificio Golinelli (dal latino, opus-facĕre) è metafora perfetta di questa unione di azione e mente, di arte e scienza: è un luogo dove i giovani e i giovanissimi sono educati a superare la tradizionale dicotomia fra teoria e pratica.

    «L’antica alleanza che un tempo teneva unite arte e scienza – spiega Andrea Zanotti, Presidente di Fondazione Golinelli – sottintendeva intuizioni della mente e opere delle mani volte alla ricerca di quella discontinuità che nutre il progresso umano. È vero infatti che possiamo indagare il volto del futuro attraverso il calcolo delle probabilità e la capacità computazionale che toccano oggi nei big data il vertice più elevato; ma è vero anche che l’intuizione del futuro sta nelle anticipazioni, solitarie e dolorose, di scienziati e artisti che scrutano orizzonti a noi preclusi. È la solitudine di Leonardo che immagina con quattrocento anni di anticipo la capacità dell’uomo di volare».

    La mostra U.MANO sarà allestita nel Centro Arti e Scienze Golinelli, uno spazio progettato da Mario Cucinella Architects, che per l’occasione sarà trasformato in un tempio classico.
    Si parte da due grandi installazioni centrali: le mani chiuse, emblema della riflessione sulla propria origine e interiorità, e quelle aperte, che rappresentano invece l’esplorazione e la conoscenza del mondo circostante. Le mani, come grandi origami specchianti, sono un gioco di simmetria e sono sviluppate a partire dalla digitalizzazione della mano destra del fondatore Marino Golinelli: al termine della mostra, resteranno esposte all’Opificio come simbolo del cammino da lui impresso alla Fondazione, un cammino che, partendo dal passato, possa aprirsi a quel futuro che appartiene alle giovani generazioni.
    Nello spazio creato dalla scultura “mani chiuse” sarà collocato il De Symmetria partium in rectis formis humanorum corporum libri, di Albrecht Dürer, un trattato sul disegno della figura umana le cui istruzioni sono state interpretate come uno dei primi algoritmi di arte generativa. Questo algoritmo è stato applicato per trasformare le dimensioni della mano in frequenze e in rapporti fra esse, ottenendo così i suoi suoni.
    Si potranno anche ammirare due atlanti anatomici straordinari: il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio e i Deux Livres de chirurgie di Ambroise Paré. Sarà un percorso che condurrà a conoscere il capolavoro realizzato nel corso del Settecento a Bologna delle cere anatomiche di Anna Morandi Manzolini, strumento di conoscenza e di riproduzione mimetica della realtà, ma anche straordinaria opera scultorea.
    La terza installazione, prodotta da Fondazione Golinelli in occasione di ArteFiera 2019, è quella mano-cervello, una scultura “aumentata” che invita ad osservare come osserviamo, giocando prima con gli inganni della percezione e poi con la manipolazione dei dati di osservazione.

    Riannodare i fili della memoria passata permette all’uomo di restare legato alla sua origine e, quindi, di...
    16 min
  • Ugo Revello "A va bin parei" "Suma bin ciapà"
    Ugo Revello



    "A va bin parei"
    Detti che fra un po' non saranno più detti

    ...da un pò di tempo in qua, sentendo ogni tanto da amici e parenti (quei pochissimi che parlano ancora piemontese) espressioni dialettali desuete o anche detti simpatici, ho deciso di raccoglierli ed annotarli, prima che si fossero del tutto perduti nelle nebbie del modernismo galoppante. Poi, da queste semplici espressioni, seguendo la via del ricordo mio e altrui, ho tracciato in punta di penna tante piccole storie, non so quanto spiritose o patetiche: ecco spiegata in breve la genesi di questo libro. Non è, e non vuol essere, il solito volumetto di proverbi risaputi in cui il vecchietto ritrova la saggezza del suo popolo. Solamente una serie di modi di dire famigliari che ho tentato di salvare dall'oblio, probabilmente con lo stesso successo che ebbe a suo tempo don Chisciotte con i mulini a vento. Però, con spirito assolutamente decoubertiano, non si può dire che non ci ho provato...





    "Suma bin ciapà"
    Altri detti che fra un po' non saranno più detti
    Da qualche tempo ho ripreso a frequentare il vecchio e un po’ trascurato solaio dei ricordi, e con una certa sorpresa, da ogni armadio, ogni cassapanca, ogni stipetto che ho aperto, sono uscite tante piccole cose forse non preziose, che però mi è sembrato doveroso riportare dal dimenticatoio alla luce del sole.
    Così, riprendendo il filo di un discorso iniziato col mio primo libro, ho provato a ricreare le atmosfere che mi suggerivano i vari motti, divagando il giusto come mio solito.

    Non aspettatevi di trovare, neppure questa volta, perle di saggezza.

    Ma posso assicurare che lo spirito iniziale è rimasto intatto, così come la voglia di raccontare le mie piccole storie, cercando di non perdere mai il filo della tenerezza.




    Priuli & Verlucca Editore
    www.priulieverlucca.it




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    31 min
  • Laura Pompeo "Scintillae"
    Laura Pompeo
    assessore alla cultura del comune di Moncalieri
    "Scintillae"

    “Scintillae” di cultura alla biblioteca civica di Moncalieri



    Il nuovo allestimento luminoso di Progetto Cantoregi all’ex fabbrica di fiammiferi

    per rendere omaggio a libri, lettura e biblioteche



    Dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020

    Inaugurazione e accensione: venerdì 13 dicembre, ore 19

    Biblioteca Civica Antonio Arduino (via Cavour 31)



    www.progettocantoregi.it – www.comune.moncalieri.to.it



    L’edificio che fu fabbrica di fiammiferi e ora è sede della Biblioteca civica di Moncalieri, torna a produrre scintille, ma questa volta scintille di cultura. Dal 13 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020 la Biblioteca Civica Antonio Arduino (via Cavour 31) si accende di “Scintillae”, un originale e artistico allestimento luminoso curato da Progetto Cantoregi, che intende sottolineare l’importanza dei libri quali potenti strumenti di trasmissione della conoscenza, faville metaforiche capaci di stimolare e risvegliare menti e coscienze, e rimarcare il ruolo culturalmente e socialmente insostituibile delle biblioteche. Per “Scintillae” Progetto Cantoregi ha preso ispirazione dalla celebre frase di Plutarco: «La mente non ha bisogno, come un vaso, d’essere riempita, ma, come un fuoco da ardere, necessita solo di una scintilla che l’accenda, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità.»



    L’accensione e inaugurazione pubblica dell’allestimento “Scintillae” sarà venerdì 13 dicembre alle ore 19. Il progetto è promosso e sostenuto dalla Città di Moncalieri.



    «Abbiamo voluto portare l’attenzione sulla Biblioteca anche a Natale – dichiara l’Assessore alla Cultura Laura Pompeo – e abbiamo scelto di riprendere simbolicamente lo slogan che ha accompagnato l’inaugurazione dell’edificio dell’ex fabbrica di fiammiferi Saffa nel 1995, ‘Moncalieri si riaccende di cultura’, per testimoniare il grande lavoro svolto dalla fabbrica alla biblioteca, dalle attività più tradizionali di una biblioteca, come custodire la storia locale e i libri alle tecnologie sperimentali e all’arte. In questo periodo stiamo ultimando un progetto di valorizzazione e ricollocazione della raccolta di arte della biblioteca e il progetto “Scintillae” si inserisce nel percorso di arte pubblica che stiamo proponendo da tempo, con l’idea di diffondere la bellezza e la luce del Natale non solo nello straordinario centro storico della nostra città, ma anche in una via che potrebbe sembrare solo di passaggio, come via Cavour, e che grazie a “Scintillae” diventerà per alcune settimane sede di luci d’artista. Riprendendo appunto Plutarco, citato da Cantoregi, accompagneremo il desiderio di conoscenza e verità attraverso il simbolo della luce.»



    “Scintillae” è curato dall'associazione Progetto Cantoregi, in coerenza con la propria ricerca espressiva, volta da sempre a valorizzare luoghi e storie del territorio, con l'impegno civile e sociale che la contraddistingue, su ideazione di Koji Miyazaki, ex regista Rai, che per Cantoregi firma la regia di spettacoli teatrali e allestimenti scenici. “Scintillae” è la terza iniziativa che Progetto Cantoregi realizza a Moncalieri, dopo l'istallazione luminosa “The Bridge-Bulders”, che durante le festività natalizie 2016 ha illuminato il ponte dei Cavalieri della città, come atto politico e gesto simbolico contro i troppi muri che si innalzano nel mondo e “Il giardino delle delizie”, istallazione allestita nel Giardino delle Rose del Castello Reale nel maggio 2017, come riflessione sulla necessità di preservare la terra e i suoi frutti.



    «Con questo allestimento – spiega il presidente di Progetto Cantoregi...
    11 min

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