il posto delle parole

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  • Laura Pariani "Amos Oz, storie di amore e di tenebra"
    Laura Pariani
    “Amos Oz, storie di amore e di tenebra”
    Omaggio al vincitore 2016 del Premio Lattes Grinzane (sezione La Quercia)
    Spazio Don Chisciotte, Via della Rocca 37b, Torino
    Martedì 9 aprile 2019, ore 18.30
    www.fondazionebottarilattes.it
    www.torinochelegge.it


    Amos Oz, scomparso nel dicembre dello scorso anno, scrittore e saggista, è tra le voci più importanti della letteratura mondiale. A lui è dedicato il reading “Amos Oz, storie di amore e di tenebra” della scrittrice Laura Pariani, accompagnata dal chitarrista Giovanni Battaglino, in programma martedì 9 aprile alle ore 18.30 allo Spazio Don Chisciotte della Fondazione Bottari Lattes (via della Rocca 37b, Torino). Un’occasione per ricordare e rendere omaggio al vincitore del Premio Lattes Grinzane 2016 (sezione La Quercia, dedicata a Mario Lattes) e alla sua capacità di «spaziare dalla forma del romanzo a quella della fiaba, attraversando diversi argomenti con i suoi saggi. […] raffinato e profondo scrittore degli incontri tra generazioni, tra popoli, tra religioni», come recitava la motivazione della Giuria del Premio. L’appuntamento, a ingresso libero, s’inserisce all’interno del cartellone di “Torino che Legge. Piemonte che legge”, iniziativa culturale di Città di Torino, Regione Piemonte e Forum del Libro promossa in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, istituita dall’Unesco il 23 aprile.

    Laura Pariani, che fa parte della giuria del Premio Lattes Grinzane e ha appena pubblicato il nuovo romanzo Il gioco di Santa Oca (La nave di Teseo), leggerà brani dal libro di Amos Oz Una pantera in cantina (Feltrinelli, 1994) e dal volume Il senso della pace (Casagrande, 2000), che riporta l’intervista ad Oz realizzata dal giornalista Matteo Bettinelli per il ciclo di documentari Scrittori israeliani. Il dolore della memoria per la Televisione Svizzera Italiana nel 1999.

    Sarà un viaggio nella memoria dello scrittore, che si fa memoria familiare e memoria di un Paese. «Cercare di capire tutto, perdonare in parte, non dimenticare nulla: questo è il lascito di Amos Oz, tenendo sempre presente che il passato non sta semplicemente lì dietro di noi, ma deve essere raccontato per diventare memoria», spiega Laura Pariani. Attraverso i brani del romanzo di Oz, che si sofferma sulla sua preadolescenza, il lettore tornerà al periodo in cui lo scrittore aveva undici anni e che, in una Gerusalemme occupata dagli inglesi, stringe amicizia con un militare della Gran Bretagna (che desidera imparare l’ebraico), scambiandosi lingue e culture, in un abbraccio umano privo dei confini dettati dalla politica. Lo scrittore ci mette in contatto con la figura della sua mamma e del suo papà, con la sua storia familiare, la sua visione del mondo di bambino, ancora non totalmente contaminata dalla tragedia delle guerre, con il suo tentativo di capire da quali situazioni tremende siano scappati i suoi genitori.

    Le letture saranno accompagnate da alcuni canti ebraici eseguiti dal chitarrista Giovanni Battaglino: Ma na vu, Ose shalom e Tumbalalaika.

    Il bookshop è a cura della Libreria Bodoni e proporrà i libri di Amos Oz e Laura Pariani.

    In occasione de reading, il pubblico potrà visitare la mostra Seeming Confines dell’artista David Ruff (New York, 1925 – Torino, 2007), che attraverso una trentina di opere realizzate negli anni Settanta, approfondisce quale fu l’impatto che il trasferimento dagli Stati Uniti all’Europa ebbe sul suo lavoro di pittore. Difficilmente collocabile in una precisa corrente o entro demarcati confini, Ruff fu anche grafico, stampatore, poeta e intellettuale, oltre che attivista impegnato nelle grandi campagne politiche per i diritti civili.

    Il Premio Lattes Grinzane annuncerà il nuovo vincitore per la sezione La...
    21 min
  • Diego Fontana "L'atlante delle parole"
    Diego Fontana
    "L'atlante delle parole"
    Piccola guida per esploratori del linguaggio
    Ediciclo Editore
    www.ediciclo.it


    Da dove nasce il termine desiderio? Che cosa si intende per parole-valigia? Di cosa parliamo, quando parliamo di onomanzia? Per scoprirlo non vi resta che salire a bordo di un'insolita mongolfiera e iniziare un viaggio di scoperta tra alcune delle più sorprendenti e affascinanti origini delle parole. Come misteriose ed enigmatiche terre d'oriente, o come isole esotiche profumate d'avventura, i vocaboli suggeriscono piste, rivelano indizi, dispiegano trabocchetti lungo sentieri impervi e tortuosi, che consentono solo agli esploratori più temerari di accedere ai piccoli grandi tesori della lingua. Una spedizione divertente e rocambolesca, dove le parole si avvistano come mitologiche creature marine, si inseguono tra le nuvole, alle quote più vertiginose, si rincorrono tra i continenti o si conquistano nelle profondità degli abissi oceanici.


    Diego Fontana
    Una decina di anni trascorsi a Milano come copywriter per le multinazionali della comunicazione. Nel 2012 collabora al programma Tracce di Sport, in onda su Rai News, e successivamente è autore del format Donna è sport, per Sky, e del documentario La Terra, il Fiume, il Toni sulla vita e i luoghi dell’artista Antonio Ligabue. Dal 2011 è docente di copywriting e metodologia della progettazione visiva all’Istituto Europeo di Design, sede di Firenze. Tra le pubblicazioni: una raccolta di racconti brevi apparsa sulla rivista di bizzarrie letterarie Tèchne diretta da Paolo Albani, il fumetto sperimentale Lefty, realizzato integralmente con la sua mano sinistra e dato alle stampe da Cabila Edizioni, e il volume Digital Copywriter, per FrancoAngeli Editore. Con Ediciclo ha pubblicato nel 2017 Sui Passi di Francesco, da La Verna ad Assisi per affrontare se stessi.





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    19 min
  • Lorenzo Marini "Alpha Cube"
    Lorenzo Marini
    "AlphaCube"


    L’inedita installazione artistica AlphaCube dell’artista Lorenzo Marini sarà protagonista di Ventura Future durante la Design Week 2019 (9-14 aprile). Il progetto, curato da Sabino Maria Frassà, completa e arricchisce la proposta artistica di CRAMUM & Ventura Projects per la DesignWeek del 2019. AlphaCube è l’anti-cubo bianco, una critica ironica al mondo dell’arte e all’incapacità degli esseri umani di parlarsi e capirsi veramente. Dopo la DesignWeek l’installazione sarà poi presentata a Venezia in occasione della prossima Biennale d’Arte.

    Come ricorda il curatore Sabino Maria Frassà: “L’artista con AlphaCube capovolge letteralmente il paradigma dell’arte contemporanea del cubo bianco, quale migliore forma per veicolarne la fruizione e la comprensione. Lorenzo Marini rende il “cubo bianco” l’involucro, la parte esteriore dell’opera. L’opera si sviluppa tutta all’interno delineando un nuovo spazio immersivo, animato dal genio artistico. AlphaCube si erge nello spazio come un qualcosa di alieno, tanto nella forma quanto nel contenuto: se è evidente la fascinazione dell’artista per un certo dadaismo e futurismo, che reinterpreta e attualizza, è anche innegabile che oggetto dell’installazione sia non tanto il mero compiacimento estetico, quanto la volontà di spronare il pubblico a riflettere.

    Il risultato formale è così un’affascinante estremamente accattivante installazione, che cela letteralmente “al proprio interno” la critica a come comunichiamo e interagiamo oggigiorno: la troppa informazione spazza via la comunicazione, per cui è nato il linguaggio stesso. Siamo tutti in fondo affetti da un acuto autismo e cronica incapacità di empatia. Si parla tanto, si urla sempre di più e in sempre nuovi modi: pensiamo a esempio all’inarrestabile bombardamento di immagini, di colori sempre più vividi o al diffondersi dell’impiego del maiuscolo nella scrittura. Tutte queste parole e tutti questi messaggi, seppur sempre più semplici e semplificati, non sembrano sufficienti al riuscire ad esprimersi compiutamente ed essere capiti. Ma allora perché così tante parole? Forse per convincere noi stessi delle nostre false certezze e falsi miti.”



    Ventura Future
    Presso BASE Milano. Ingresso da Via Tortona 54 o da Via Bergognone 34
    Press Preview 8 Aprile ore 13:00 (su invito)
    Martedì 9 Aprile – Sabato 13 Aprile 09:30 – 20:00 (ticket)
    Mercoledì 10 Aprile Apertura serale: 20:00 – 22:00 (ticket)
    Domenica 14 Aprile: 09:30 – 18:00 (ticket)



    Lorenzo Marini vive e lavora fra Milano, Los Angeles e New York.

    Dopo aver lavorato per venti anni nel più totale silenzio e riservatezza, difendendo le sue opere dal clamore della pubblicità, ha deciso di condividere la sua ricerca artistica rendendola pubblica.

    Dal 2016 concentra la sua ricerca artistica sulla bellezza delle lettere e nel 2017 redige il Manifesto per la liberazione del Type.

    Incontra un immediato successo ed è così invitato nel 2017 alla Western China International Biennale e alla Biennale di Venezia (Padiglione Armenia).

    Dal 2015 espone in circa venti mostre personali in tutto il Mondo, tra cui al Macro Museo Arte Contemporanea di Roma (2017), George Berges Gallery di New York May (2017), Istituto di Cultura di di Praga (2015) e Barcellona (2016).





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    14 min
  • Nicla Vassallo "Non annegare"
    Nicla Vassallo
    "Non annegare"
    Meditazioni sulla conoscenza e sull'ignoranza
    Mimesis Edizioni
    www.mimesisedizioni.it

    Il duello sconfinato tra chi aspira a conoscere e chi è ignorante. La massa predilige sempre di più l’ignoranza e se ne vanta beata, pur annegando; gli esseri conoscenti, rari, proseguono in un progresso costante e faticoso, escono dalla caverna platonica e vedono il sole. Con estrema ponderata levità, di questo tratta il volume: di un male che sta dominando e di un bene che si sta prosciugando, sia nel campo quotidiano, nonché umanistico, sia in quello scientifico. Un saggio che si legge d’un fiato, lasciando solo intravedere le tante complessità delle tematiche che vi soggiacciono, nella sfera pubblica e in quella privata, e in quale senso pubblico e privato riescano a intrecciarsi inesorabilmente nel conscio e nell’inconscio.


    "Fatti non foste a viver come bruti
    Considerate la vostra semenza
    fatti non foste a viver come bruti
    ma per seguir virtute e canoscenza"
    Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XXVI


    "Il gioco degli dei"
    Paolo Coelho
    Gli dei lanciano i dadi, ma non domandano se vogliamo partecipare al gioco.
    Non vogliono sapere se hai lasciato un uomo, una casa, un lavoro, una carriera, un sogno.
    Gli dei non badano al fatto che tu vuoi avere una vita in cui ogni cosa sia al proprio posto,
    in cui ogni desiderio si possa esaudire con il lavoro e la pertinacia.
    Gli dei non tengono conto dei nostri piani e delle nostre speranze.
    In qualche luogo dell’universo, loro lanciano i dadi e, casualmente, vieni scelto tu.
    Da quel momento in poi, vincere o perdere è solo questione di opportunità.
    Gli dei lanciano i dadi e liberano l’amore dalla sua gabbia.
    Questa forza può creare o distruggere, a seconda della direzione in cui soffia il vento
    nel momento in cui si è liberata dalla prigione. L’amore può condurci all’inferno o in paradiso,
    comunque ci porta sempre in qualche luogo. É necessario accettarlo, perchè esso
    è ciò che alimenta la nostra esistenza.
    Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti:
    non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
    É necessario ricercare l’amore la dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore,
    giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perchè nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore,
    anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva. E nell’amore non esistono regole.
    Possiamo tentare di seguire dei manuali, di controllare il cuore, di avere una strategia di comportamento.
    Ma sono tutte cose insignificanti. Decide il cuore.
    E quando decide è ciò che conta.



    Nicla Vassallo, specializzatasi al King’s College di Londra, è Professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova. Filosofa di successo, è da qualche anno associata all’Isem del Cnr. I suoi interessi di ricerca riguardano il naturalismo filosofico in logica e la teoria della conoscenza ottocenteschi, e le questioni di genere. Le si riconosce unanimemente il suo impegno sociale e filosofico, specie contro la violenza sulle donne e contro l’omofobia, senza che esso si sia mai trasformato in militanza politica.



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    39 min
  • Michela Marzano "Idda"
    Michela Marzano
    "Idda"
    Einaudi Editore
    www.einaudi.it


    Un appassionato romanzo sull'identità, la memoria, la potenza carsica delle relazioni. Michela Marzano ci consegna il ritratto indimenticabile di due donne che, pur appartenendo a mondi diversi e lontani, trovano inaspettatamente l'una nell'altra ciò che avevano perduto.

    Alessandra è una biologa che insegna a Parigi, dove abita con Pierre. Da anni non va nel Salento, il luogo in cui è nata e che ha lasciato dopo un evento drammatico, perché non riesce a fare i conti con le ombre della sua famiglia. Quando Annie, l’anziana madre di Pierre, è ricoverata in una clinica perché sta progressivamente perdendo la memoria, Alessandra è costretta a rimettere tutto in discussione. Chi siamo quando pezzi interi della nostra vita scivolano via? Che cosa resta di noi? Svuotando la casa della suocera, che deve essere messa in vendita, Alessandra entra nell’universo di questa stenodattilografa degli anni Quaranta, e pian piano ne riscostruisce la quotidianità, come fosse l’unico modo per sapere chi era, adesso che smarrendosi Annie sembra essere diventata un’altra. Nel rapporto con lei, ogni giorno piú intimo, Alessandra si sente dopo tanto tempo di nuovo figlia, e d’improvviso riaffiorano le parole dell’infanzia e i ricordi che aveva soffocato. È grazie a idda, ad Annie, che ora può affrontarli, tornando là dove tutto è cominciato. Bisogna attraversare le macerie, recuperare la propria storia, per scoprire che l’amore sopravvive all’oblio. «La dottoressa ha detto che l’unica frase che non scompare mai è “ti amo”; è quella che scelgono i suoi pazienti quando chiede loro di scrivere su un foglio la frase che preferiscono, anche se della propria esistenza non ricordano piú nulla. È come se solo l’amore potesse ancora tenerli in vita».



    Michela Marzano (Roma, 1970) è professore ordinario di filosofia morale all'Università Paris Descartes, editorialista de «la Repubblica» e autrice di numerosi libri tradotti in molte lingue. In Italia ha pubblicato, tra gli altri, Volevo essere una farfalla (2011), L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore (Premio Bancarella 2014), Papà, mamma e gender (2015). Per Einaudi ha pubblicato L'amore che mi resta (2017 e 2018) e Idda (2019).



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    27 min
  • Florence Viguier-Dutheuil "Jean Auguste Dominique Ingres. La vita artistica ai tempi dei Bonaparte"
    Florence Viguier-Dutheuil
    curatrice della mostra:
    Jean Auguste Dominique Ingres
    La vita artistica ai tempi dei Bonaparte
    Palazzo Reale, Milano
    Mostra aperta fino al 23 giugno 2019



    Palazzo Reale di Milano fino al 23 giugno 2019 presenta la mostra Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di Montauban.
    La mostra è curata da Florence Viguier-Dutheil, Conservatore Capo del Patrimonio e Direttrice del Musée Ingres di Montauban.

    L’esposizione comprende oltre 150 opere, di cui più di 60 dipinti e disegni del grande maestro francese, riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni di tutto il mondo come il The Metropolitan Museum of Art di New York, il Columbus Museum of Art dell’Ohio, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre, il Musée d'Orsay, il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris oltre al già citato museo di Montaubaun, dal quale proviene il nucleo più corposo di opere, e da grandi musei italiani come la Pinacoteca di Brera, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia e ancora da collezioni private.

    Il suo percorso è singolare e sorprendente. Considerato come un inclassificabile, percepito come l’erede di Raffaello e allo stesso tempo come il precursore di Picasso, tra il maestro della bella forma e quello della non-forma, Jean Auguste Dominique Ingres è innanzitutto un “rivoluzionario”. Realista e manierista al contempo, egli affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero.

    Il 12 giugno del 1805, dopo essersi fatto incoronare a Milano, Napoleone I dichiarava di voler «francesizzare l’Italia». L’espressione è certamente brutale, ma testimonia, in quel contesto storico, il desiderio di accelerare le trasformazioni della vita pubblica e culturale da parte del Generale divenuto Imperatore e poi Re d’Italia. Coniugando eredità della Rivoluzione e dispotismo autoritario, in effetti la sua politica ha avuto un impatto immediato e duraturo anche al di qua delle Alpi. Proprio in ragione della sua ampiezza e della funzione attribuita alle arti, si è sviluppato uno straordinario incontro tra le diverse tendenze che compongono la modernità europea nella stagione del neoclassicismo, di cui Jacques Louis David (1748-1825), Antonio Canova (1757-1822) e Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867) sono stati i punti di riferimento.
    Ma il termine “neoclassicismo” non rende giustizia a quella che è stata una profonda rivoluzione del gusto. La definizione emerge in epoca romantica ed assume un senso peggiorativo, per stigmatizzare uno stile algido e “marmoreo”, un banale “ritorno all'antico”. Ci vorrà più di un secolo perché il neoclassicismo ritrovi un senso positivo e una fisionomia originale, nel quadro di una rivalutazione che continua ancora oggi.
    La mostra Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e nello stesso tempo vuole restituire alla vita artistica degli anni a cavallo del 1800 la sua carica di novità e, per così dire, la sua “giovinezza conquistatrice”. Con una particolare attenzione a Milano, che in quella riorganizzazione politica e artistica ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani furono coinvolti nell’ondata di lavori e di cantieri che ne seguì. Appiani nella pittura e Canova nella scultura si avvalsero ampiamente di questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di Napoleone Bonaparte. Ma non fu da meno l’iniziativa privata...
    23 min
  • Roberto Pazzi "Verso Sant'Elena"
    Roberto Pazzi
    "Verso Sant'Elena"
    Bompiani
    www.bompiani.it


    È ormai calata la sera quando Napoleone apprende che giungerà in vista di Sant’Elena all’alba. L’imperatore si ritira presto sulla Northumberland, quel sabato 14 ottobre 1815. Da più di due mesi è in navigazione sulla fregata inglese. Che cosa mediti alla fine del viaggio e forse dell’avventura della sua vita, nessuno potrebbe saperlo, mentre cigola la porta della cabina, non per un colpo di vento. Chi è mai la bella clandestina entrata? È davvero l’Eugénie, l’eroina del suo romanzo giovanile rimasto nel cassetto? Dopo la donna, nel dormiveglia compaiono la madre e alcune inquietanti presenze protagoniste degli eventi della sua vita dalla Rivoluzione alla battaglia di Waterloo. In Europa intanto si diffondono reazioni contrastanti. A San Pietroburgo lo zar Alessandro comincia a prevederne imbarazzanti rivelazioni. Pio VII accoglie a Roma i congiunti rifiutati dalle dinastie che avevano sollecitato l’onore d’imparentarsi coll’imperatore. A Vienna la moglie Maria Luisa, in procinto di recarsi a governare Parma, si concede al generale Neipperg. Il governatore designato di Sant’Elena a Londra riceve segrete istruzioni. Sulla Northumberland a poche ore dalla meta tutti dormono. La sola Eugénie veglia, custode del sonno di Napoleone: “dormi, sogna, riposa, ma sogna con la stessa potenza con cui hai combattuto, e non arriveremo mai a Sant’Elena.” E scrive sul diario di bordo il diverso corso che Napoleone immagina ancora d’imprimere alla Storia, mentre la nave sembra sparire in un folto banco di nebbia. L’epica visionarietà ispiratrice dell’autore di Cercando l’Imperatore, riconosciutagli dal “Times Literary Suppliment” e “The New York Times”, umanizza un altro imperatore, quel Napoleone che già la poesia di Manzoni aveva trasfigurato. Il viaggio infinito sulla nave del grande prigioniero, con le sue fughe in avanti e indietro, si eleva così a simbolo di quella sognata reinvenzione dell’esistenza, tentata di visitare altre vite possibili, che in vista della fine si annida forse in ogni anima umana.



    La motivazione di Roberto Barbolini per il libro "Verso Sant'Elena" al Premio Strega 2019:
    «Richiamandosi idealmente al suo folgorante esordio narrativo con Cercando l’imperatore, epica rievocazione degli ultimi giorni dello zar Nicola II, Pazzi focalizza qui il suo sguardo affabulante su un altro imperatore nel momento del declino: Napoleone prigioniero degli inglesi sulla nave in rotta per Sant’Elena. E lo fa in maniera magistrale, mescolando romanzo storico e diario intimo, memento mori e fantasmagoria narrativa, con grande lucidità intellettuale e visionaria capacità di rivisitare momenti e figure della Storia. Nel tedio e nei malanni del viaggio, Napoleone rivive memorie e fantasmi della sua vita inimitabile: da Maria Luisa d’Austria a Metternich, da Talleyrand a maman Letizia Ramolino, da Paolina Borghese a papa Pio VII, una ridda di illustri ectoplasmi bussa alla porta della sua cabina. Sono figure nate dal ricordo, che come personaggi sfuggiti al loro autore via via prendono corpo e si trasformano in interlocutori in carne e ossa, rubandosi a vicenda il testimone in un’appassionata staffetta narrativa. “Non era finita, lui non credeva a quell’epilogo della sua storia, dopo Waterloo. Qualcosa di inaspettato sarebbe sopraggiunto”: nel condottiero sconfitto non si è spenta la sete di romanzesco che, giovanissimo, l’aveva spinto a tentare la strada delle lettere con il romanzo Clisson et Eugénie. E qui Pazzi ha l’intuizione davvero felice di resuscitare da quelle pagine giovanili il personaggio di Eugénie, come a dirci che la verità della letteratura sopravanza i clangori della Storia, dandocene la chiave di lettura più autentica e profonda. Eugénie che scrive sul quaderno di bordo è insieme l’appassionata deuteragonista di Napoleone scrittore mancato, e la...
    37 min
  • Sabino Maria Frassà "Una stanza tutta per me"
    Sabino Maria Frassà
    "A room of my own"
    Premio Cramum
    Ventura Centrale, Milano, dal 9 al 14 aprile 2019
    www.amanutricresci.com


    Tre artiste ripensano il Mondo durante la Design Week 2019 grazie a Cramum e Ventura Projects



    “A ROOM OF MY OWN” (Una stanza tutta per me) è il titolo della mostra curata da Sabino Maria Frassà, che durante la Design Week avrà per protagoniste tre giovani artiste, tutte finaliste e/o vincitrici del premio Cramum: Flora Deborah, Giulia Manfredi e Francesca Piovesan. A ROOM OT MY OWN è promosso da Cramum e Ventura Projects per mostrare come le donne possano guardare al mondo con occhi diversi. La mostra sarà ospitata da Ventura Centrale dal 9 al 14 aprile 2019.

    Novant’anni fa Virginia Woolf scrisse “Una Stanza tutto per sé”, saggio in cui rivendicò il diritto delle donne di esprimere se stesse e plasmare con le proprie idee il Mondo. Oggi le donne hanno molte più diritti di un tempo, ma ancora molto deve esser fatto per colmare il gender-gap e la discriminazione delle donne, anche nel mondo dell’arte, in molti casi a dir poco machista, se non anche misogino. La mostra “A room of my own” riprende e interpreta il titolo del saggio della Woolf: il curatore Frassà ha infatti richiesto alle artiste di ideare un progetto che racchiudesse la loro propria visione del mondo in una “stanza” all’interno dei magazzini di Ventura Centrale. Le artiste sono state del resto selezionate per aver dimostrato di essere capaci di trasmettere una propria visione del mondo attraverso l’impiego e la sperimentazione di nuovi materiali e tecniche artistiche: fotografia termosensibile (Francesca Piovesan), resina, piante e luce (Giulia Manfredi), batteri e materiale organico (Flora Deborah).





    Sabino Maria Frassà è Direttore Sviluppo e Comunicazione della Fondazione CURE Onlus; Ideatore e Direttore del think tank “ama nutri cresci”; Direttore Artistico di CRAMUM; Membro del Consiglio di Amministrazione di MuFoCo – Museo di Fotografia Contemporanea; Direttore Artistico delle mostre presso il Gaggenau Hub Design Elementi di Milano.

    Nato a Torino il 4 aprile 1985, si laurea con 110 e lode all’Università Commerciale Luigi Bocconi nel 2008 con una tesi sulla corporate governance nelle public utilities italiane. Ha poi studiato in Svizzera, UK e maturato diversi anni di esperienza nella governance e nella corporate social responsibility. Ha ricoperto ruoli gestionali di crescente responsabilità (nel settore profit e non-profit), tra cui quello di Segretario Generale della Fondazione Giorgio Pardi dal 2010 al 2016.

    Nel 2009 è selezionato tra i 500 migliori laureati italiani 2008 per partecipare al “1° Global Village Campus”, progetto del Ministero della Gioventù e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
    Nel 2015 vince il premio come miglior ricercatore under 36 al Congresso Nazionale SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) con una ricerca sull’efficacia della comunicazione in Italia in ambito scientifico portata avanti all’interno della partnership con Padiglione Italia EXPO 2015.
    Nel 2016 è il primo italiano a conseguire il master Executive Emmio (Management of International Organizations), frutto della sinergia tra Sda Bocconi e Onu (International Training Center of the International Labour Organisation – Itcilo; United Nations System Staff College – Unssc).

    In ambito artistico ha curato oltre 20 mostre d’arte contemporanea in Musei e spazi pubblici in Italia e all’estero. Per SKIRA ha curato tre pubblicazioni sui macro temi dell’arte contemporanea. Per Editrice Quinlan cura la collana OLTRE – quattro pubblicazioni tra il 2015 e il 2017. Dal 2013 è Direttore Artistico del Premio CRAMUM. Numerosi suoi testi sono contenuti in 5 pubblicazioni della collana “La scultura e i suoi temi” curata da Maria Fratelli per il Comune...
    15 min
  • Edoardo Dionea "Waking Dreams"
    Eugenio Dione
    "Waking Dreams"
    Waking Dream
    5-9 aprile (Miart 2019)
    308 Nulla è perduto

    Passiamo buona parte della nostra vita a sognare,
    soprattutto quando siamo svegli.
    Carlos Ruiz Zafón, Il gioco dell’angelo

    Waking Dream è una mostra sperimentale a cura di Maria Abramenko che avrà luogo durante la settimana di MiArt a Milano dal 5 aprile al 9 aprile presso 308 Nulla è perduto (via Sartirana 3).

    Waking Dream riunisce 7 artisti e 2 collettivi con talenti altamente individualistici sotto il tema del sogno lucido: i meme subconsci, i simboli e le figure antropomorfe presenti nel nostro paesaggio onirico, e il loro impatto sulla mente al risveglio. L'ispirazione per questo tema è tratto dagli scritti di Carl Gustav Jung e dalla sua convinzione che la creatività della mente nello stato di veglia è una sintesi di pensieri che turbinano attraverso l'inconscio durante le ore di sonno.

    Questa mostra, partendo dalla dimensione onirica del soggetto come un'eclissi totale dei cinque sensi, si interroga sui dualismi esperienza-percezione. La veglia e il sonno sono due stati di coscienza opposti. Il collegamento tra questi due mondi è the Waking. Durante il sonno il sistema neuronale inibisce la vividezza dei ricordi evocati dall'incoscio. In contrasto con il mondo contemporaneo, dove ogni giorno sperimentiamo i nostri avatar, degli alter ego più o meno consapevoli, di linguaggi algoritmici e una realtà parallela creata da bit con questa mostra il sogno torna ad essere la facoltà più umana di simbolizzazione, una delle ultime vie organiche e spirituali che apre a infinite strade.

    I sette artisti e due collettivi interpretano Waking Dream attraverso diverse sfaccettature che vanno a toccare tutti e cinque i sensi. La mostra porta lo spettatore a riflettere su come la vita subconscia influenzi il suo rapporto di percezione dell’opera d’arte.

    Matteo Castiglioni presenta un'installazione audiovisiva che offre una riflessione esperienziale sulla realtà digitale.

    Tadao Cern valicando la barriera tra opera, ambiente e spettatore esplora giocosamente il sogno lucido attraverso la leggerezza e la pesantezza, l'attrazione e la repulsione, la corporeità e l'immaterialità dei suoi Black Baloons.

    Il collettivo DUSKMANN si ripresenta dopo l'installazione Prelude, tenutasi per Manifesta12. In questa occasione il gruppo artistico, dall’animo minimal post-atomico porterà una serie di sculture le cui geometrie infinite esprimono la potente energia espressiva del sogno come simbolo.

    Ignazio Mortellaro decifra con il suo lavoro il sogno come orizzonte dell'intelletto, un luogo interiorizzato di libertà.

    Scerbo indaga il rapporto tra l'essere umano e la sua esistenza attraverso il medium della luce e della trasparenza.

    Con la sua opera Veronica Smirnoff mostra all’osservatore la delicatezza della dimensione onirica rappresentata tramite l’utilizzo delle tecniche dei maestri antichi.

    Il collettivo olandese Graphic Surgery (Gysbert Zijlstra e Erris Huigens) scardina la percezione dell’ambiente attraverso il rigore geometrico di un intervento site-specif.

    Le opere di Jonathan Vivacqua distorce e deforma lo spazio fisico, tramutandolo in uno spazio del subconscio.

    Infine, Giulio Alvigini, creatore di Make Italian Art Great Again, con le sue opere randomicamente disposte, propone un’ironica oggettivazione del sistema dell'arte contemporanea italiana.

    Il 6 aprile alle 8:30 Waking Dream presenta un’audio performance di Edoardo Dionea Cicconi, le quali vibrazioni sonore trasporteranno il pubblico in un momento lisergico a percepire l'esperienza di un sogno lucido.


    Informazioni:
    Curatore: Maria Abramenko
    [email protected]
    tel: + 393463220163
    instagram: @mariabramenko

    5 min
  • Elisabetta Ballaira "La Compagnia delle Donne. Dalle vergini pericolanti alle signorine della banca"
    Elisabetta Ballaira
    La Compagnia delle Donne.
    Dalle vergini pericolanti alle signorine della banca
    www.fondazione1563.it



    Un percorso storico sulle donne legate al mondo della Compagnia di San Paolo dal XVI al XX secolo.

    Perché una mostra sulle donne
    La Fondazione 1563, conservatrice della memoria della Compagnia attraverso l’archivio, è attenta alle radici storiche dell’ente e promuove ricerche a partire dai propri fondi documentari.
    Il tema è assai interessante perché le opere e il coinvolgimento nel mondo femminile delle attività della Compagnia di San Paolo fin dalla sua fondazione nel 1563, hanno una continuità che gli archivi storici documentano con puntualità. I percorsi femminili inoltre, da qualsiasi punto di vista li si guardi, costituiscono modalità differenti di superamento di pregiudizi, ostacoli economici, sociali e formativi.



    Percorso espositivo:
    I sezione) La grande storia e il faticoso percorso delle donne verso un’emancipazione sociale, culturale ed economica scorrono e forniscono il contesto dell’azione delle “donne della Compagnia”; esse sono tanto le innumerevoli “salvate” e assistite nelle condizioni difficili di povertà ed esclusione, quanto quelle protagoniste fin dai Sei e Settecento della beneficenza e del patronage di opere sociali e di committenze artistiche. Molte le attività dell’antica Compagnia che si metteranno in evidenza:
    •L’Opera della Casa del Soccorso delle vergini - 1589
    •La Casa del Deposito – 1683
    •La Casa delle Forzate – metà Settecento
    •La Compagnia delle Umiliate e le Benefattrici-dal XVI secolo

    II sezione) L’Ottocento vede emergere sempre più l’idea che anche alla donna spettassero i diritti politici e civili che già il Codice Civile Napoleonico aveva garantito. Nel 1853, quando l’amministrazione dell’Istituto passò alle Opere Pie di San Paolo, il Soccorso e il Deposito erano ormai veri e propri istituti educativi dedicati alle ragazze. Nel 1883, in occasione delle nozze del principe Tommaso di Savoia, duca di Genova, con la principessa Isabella di Baviera, l’istituto unificato assunse il nome di Educatorio Duchessa Isabella. Nel 1893, l’Educatorio si trasferì dalla sede di via Maria Vittoria in Barriera di Francia, nell’attuale piazza Bernini.
    L’esposizione si concentrerà su:
    •Educatorio Duchessa Isabella, storia di un edificio progettato per l’educazione delle donne
    •Le Maestre e le allieve, percorsi educativi e sociali
    III sezione) L’Istituto di San Paolo di Torino, ente creditizio derivato dalle Opere Pie di San Paolo e dall’attività del Monte di Pietà, è parte integrante della storia della Compagnia; le testimonianze documentarie tramandano anche in questo caso la storia di luci ed ombre dell’inserimento delle donne nel mondo del lavoro bancario. Introdotte all’inizio del secolo XX con ruoli precari e comprimari e in sostituzione degli uomini in guerra, le “signorine” della banca erano così chiamate poiché non potevano sposarsi e, se lo facevano, rassegnavano le dimissioni. Solo nel 1963 sarà approvata la legge che vieta il licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio.
    Le storie:
    •Le “signorine” della Banca
    •Percorsi di donne nel mondo del lavoro nel II dopo guerra



    La Compagnia delle Donne. Dalle 'vergini pericolanti' alle 'signorine della banca'
    Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo
    Torino, piazza Bernini 5



    IL POSTO DELLE PAROLE
    ascoltare fa pensare
    www.ilpostodelleparole.it
    13 min

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Un quotidiano culturale
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