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I due incontri con Marc Augé mirano a evidenziare la multiforme ricerca dell’etnologo francese, diventato figura di riferimento per un’antropologia della tarda modernità. Basti ricordarne alcune opere: “Un etnologo nel metrò” e quello che l’ha reso celebre nel mondo, “Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità”; poi “Il senso degli altri. Attualità dell’antropologia”, “Il mestiere dell’antropologo”, fino all’ultimo, “Futuro” (2012). Ma in questi due incontri, curati da Antonio Ria, si intende soprattutto evidenziare le tematiche di due sue recenti opere: “Straniero a me stesso. Tutte le mie vite di etnologo”, edito da Bollati Boringhieri, e “Diario di un senza fissa dimora. Etnofiction”, pubblicato da Raffaello Cortina, che ha segnato un nuovo genere letterario. Si tratta dunque di un’antropologia che non riguarda tanto popoli e paesi lontani, ma l’attuale società occidentale. Augé ha sempre dato anche molta importanza alla scrittura, alla forma letteraria dei suoi libri, che sono diventati un capitolo importante del rapporto fra antropologia e letteratura. Un altro tema “forte” è la “relativa” estraneità dell’etnologo: l’essere “straniero a se stesso”, ponendosi quasi a metà strada tra sé e gli altri. E, di conseguenza, il tema del viaggio, col non essere mai al proprio posto: quindi un’idea di luogo che si identifica quasi con lo sradicamento, con l’itineranza. Ma i “luoghi” non sono solo spazi fisici, terreno di studio e di ricerca. “Luoghi” significa anche “relazioni sociali, forme simboliche”: che possono diventare anche “gli spazi collettivi a bassa intensità”, quindi i suoi famosi “nonluoghi”. Una vita e una ricerca dunque, che diventano necessariamente “territorio della memoria”: in esso viaggio, scrittura e memoria sono “indissociabili”.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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I due incontri con Marc Augé mirano a evidenziare la multiforme ricerca dell’etnologo francese, diventato figura di riferimento per un’antropologia della tarda modernità. Basti ricordarne alcune opere: “Un etnologo nel metrò” e quello che l’ha reso celebre nel mondo, “Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità”; poi “Il senso degli altri. Attualità dell’antropologia”, “Il mestiere dell’antropologo”, fino all’ultimo, “Futuro” (2012). Ma in questi due incontri, curati da Antonio Ria, si intende soprattutto evidenziare le tematiche di due sue recenti opere: “Straniero a me stesso. Tutte le mie vite di etnologo”, edito da Bollati Boringhieri, e “Diario di un senza fissa dimora. Etnofiction”, pubblicato da Raffaello Cortina, che ha segnato un nuovo genere letterario. Si tratta dunque di un’antropologia che non riguarda tanto popoli e paesi lontani, ma l’attuale società occidentale. Augé ha sempre dato anche molta importanza alla scrittura, alla forma letteraria dei suoi libri, che sono diventati un capitolo importante del rapporto fra antropologia e letteratura. Un altro tema “forte” è la “relativa” estraneità dell’etnologo: l’essere “straniero a se stesso”, ponendosi quasi a metà strada tra sé e gli altri. E, di conseguenza, il tema del viaggio, col non essere mai al proprio posto: quindi un’idea di luogo che si identifica quasi con lo sradicamento, con l’itineranza. Ma i “luoghi” non sono solo spazi fisici, terreno di studio e di ricerca. “Luoghi” significa anche “relazioni sociali, forme simboliche”: che possono diventare anche “gli spazi collettivi a bassa intensità”, quindi i suoi famosi “nonluoghi”. Una vita e una ricerca dunque, che diventano necessariamente “territorio della memoria”: in esso viaggio, scrittura e memoria sono “indissociabili”.

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