Intrepidamente
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Intrepidamente episodes

  • AI, la tua solitudine diventa un business
    In questo episodio parto dal libro di Serena Mazzini, “La tua solitudine è il nostro business” (Rizzoli, 2026), per capire come la solitudine sia diventata un mercato. Fidanzati virtuali con l’affetto a pagamento, piattaforme che trasformano il disagio in abbonamento, giocattoli che ascoltano i bambini, chatbot che promettono di riportare in vita chi non c’è più.Ma non è un episodio contro la tecnologia. Le ricerche dicono che parlare con un’intelligenza artificiale può davvero farti sentire meno sola, almeno nell’immediato, perché ti fa sentire ascoltata. Ed è proprio questo bisogno, profondo e legittimo, a renderla un business così redditizio.Ti racconto cosa dicono gli studi di Harvard e del MIT, il caso Replika sanzionato dal Garante privacy italiano, la multa americana a una piattaforma di terapia online, e i dati sugli adolescenti che confidano a un chatbot ciò che non dicono agli adulti.E alla fine ti lascio una domanda da portare con te: quando una relazione ti rende difficile andartene, chi ci guadagna se resti?

    Fonti citate nell’episodio
    Serena Mazzini, “La tua solitudine è il nostro business”, Rizzoli, 2026
    De Freitas, Oğuz-Uğuralp, Uğuralp, “Emotional Manipulation by AI Companions”, Harvard Business School, 2025
    De Freitas, Oğuz-Uğuralp, Uğuralp, Puntoni, “AI Companions Reduce Loneliness”, Journal of Consumer Research
    Fang et al., MIT Media Lab e OpenAI, studio randomizzato sugli effetti psicosociali dell’uso dei chatbot, 2025
    Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento su Luka Inc. (Replika), 10 aprile 2025
    Federal Trade Commission, ordinanza su BetterHelp, 2023
    PIRG Education Fund, “Trouble in Toyland”, 2025
    Common Sense Media, “Talk, Trust, and Trade-Offs: How and Why Teens Use AI Companions”, 2025

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    21 min
  • Soli in mezzo agli altri: la solitudine che non si vede
    Puoi essere circondata di persone e sentirti profondamente sola. In questo episodio parliamo delle solitudini che non si vedono: quella di chi eccelle e teme di essere smascherato, di chi recita un ruolo, di chi emigra, di chi ha il coraggio di schierarsi. Con i dati dell'OMS e della Commissione Europea, il modello di Cacioppo su perché la solitudine si autoalimenta, e tre cose concrete che la ricerca indica come realmente efficaci. 

    Fonti principali citate
    Perlman & Peplau (1981) sulla definizione di solitudine · Hawkley & Cacioppo (2010), Annals of Behavioral Medicine · Rapporto OMS della Commissione sulla connessione sociale (2025) · EU Loneliness Survey, Joint Research Centre (2022) · Waytz, Chou, Magee & Galinsky (2015) su potere e solitudine · Clance & Imes (1978) e Bravata et al. (2020) sul fenomeno dell'impostore · Winnicott (1960) sul falso sé · Hooper et al. (2011) sulla parentificazione · Larson & Chastain (1990, 2015) sull'autooccultamento · Achotegui sul lutto migratorio e la Sindrome di Ulisse · Asch (1956) sul conformismo · van der Velden et al. (2019) sui whistleblower · Masi, Chen, Hawkley & Cacioppo (2011) sugli interventi.

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    30 min
  • "Ma sono la tua famiglia!": la colpa di allontanarsi da chi ci fa male
    «Ma sono la tua famiglia.» In Italia questa frase chiude ogni discussione prima ancora che inizi. Ma cosa succede quando il legame da cui vorresti prendere le distanze è un genitore, un fratello, un ramo intero del tuo albero?In questa puntata affronto un tema che la vergogna tiene nascosto: allontanarsi da una famiglia che fa male, e il senso di colpa che in una cultura familista come la nostra pesa il doppio.

    Fonti citate nella puntata:
    – Karl Pillemer, Fault Lines. Fractured families and how to mend them (Avery/Penguin, 2020) e Cornell Family Estrangement and Reconciliation Project: prima indagine nazionale statunitense su circa 1.340 adulti; il 27% risulta separato da un familiare. Pillemer rileva che la rottura si associa spesso a disagio psicologico e che molti desiderano una riconciliazione.
    – Murray Bowen, teoria dei sistemi familiari, concetti di differenziazione del sé e taglio emotivo (Family therapy in clinical practice, 1978; M. Kerr e M. Bowen, Family evaluation, 1988).
    – Ramani Durvasula, It's not you. Identifying and healing from narcissistic people (The Open Field/Penguin Life, 2024): distinzione tra distacco protettivo e distacco punitivo. Durvasula lavora prevalentemente con sopravvissuti a relazioni narcisistiche.
    – Eurostat e Istat: quota di 18-34enni che vivono con i genitori (circa 49,8% secondo Eurostat, fino al 63-67% secondo Istat per diversa metodologia; media UE intorno al 30%); età media di uscita dalla casa dei genitori pari a circa 30 anni in Italia contro i 26 della media europea (dati 2023).
    – Gabor Maté, medico e autore: l'idea che non esista un percorso di guarigione privo di dolore.

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    21 min
  • Ti ammirano, ma non ti supportano: il prezzo di saper far da sé
    La falsa credenza che chi è bravo e capace non abbia bisogno di sostegno — e perché proprio le persone più in gamba restano sole. Cosa dice la psicologia su competenza, aiuto e genere.

    Quando è stata l'ultima volta che qualcuno ti ha chiesto come stavi davvero — e non perché eri tu, di nuovo, a chiederlo agli altri? In questa puntata parliamo di una credenza silenziosa che ci frega quasi tutti: l'idea che chi riesce, chi è competente, chi è sempre a posto, non abbia bisogno di aiuto. È un automatismo, non una cattiveria. Ma il risultato è preciso: più sembri capace, meno sostegno ricevi. Proprio quando ne avresti bisogno, intorno a te c'è silenzio. Non è una puntata in cui ti dico che gli altri sbagliano e tu hai ragione. È una puntata su come funziona davvero questo meccanismo — e su quanto, senza accorgercene, lo costruiamo anche noi. Dentro trovi il modello di Susan Fiske sul perché il nostro cervello legge la competenza come freddezza; una ricerca che mostra quanto sbagliamo — fino al cinquanta per cento — nel prevedere se gli altri ci aiuterebbero, se solo glielo chiedessimo; e il meccanismo in più che incastra le donne competenti, ammirate ma lasciate senza rete. E una domanda scomoda con cui ti lascio: a chi, questa settimana, hai tolto la possibilità di aiutarti, semplicemente non chiedendo? 

    Con riferimenti a ricerche pubblicate sul Journal of Personality and Social Psychology, Current Directions in Psychological Science, Journal of Social Issues e Qualitative Health Research.

    Ricerche citate nell'episodio — Fiske, S.T., Cuddy, A.J.C., Glick, P., & Xu, J. (2002). A model of (often mixed) stereotype content: Competence and warmth respectively follow from perceived status and competition. Journal of Personality and Social Psychology, 82(6), 878–902. — Cuddy, A.J.C., Fiske, S.T., & Glick, P. (2008). Warmth and competence as universal dimensions of social perception: The Stereotype Content Model and the BIAS Map. Advances in Experimental Social Psychology, 40, 61–149. — Flynn, F.J., & Lake [Bohns], V.K. (2008). If you need help, just ask: Underestimating compliance with direct requests for help. Journal of Personality and Social Psychology, 95(1), 128–143. — Bohns, V.K. (2016). (Mis)understanding our influence over others: A review of the underestimation-of-compliance effect. Current Directions in Psychological Science, 25(2), 119–123. — Rudman, L.A., & Glick, P. (1999). Feminized management and backlash toward agentic women. Journal of Personality and Social Psychology, 77(5), 1004–1010. — Phelan, J.E., Moss-Racusin, C.A., & Rudman, L.A. (2008). Competent yet out in the cold: Shifting criteria for hiring reflect backlash toward agentic women. Psychology of Women Quarterly, 32(4), 406–413. — Woods-Giscombé, C.L. (2010). Superwoman Schema: African American women's views on stress, strength, and health. Qualitative Health Research, 20(5), 668–683.

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    25 min
  • Non dirlo! Come siamo stati cresciuti a tacere e cosa ci è costato
    Alfabetizzazione emotiva, silenzio generazionale e relazioni superficiali: perché tacere ci costa più di quanto pensiamo — e cosa dice la ricerca.

    Quante volte oggi hai risposto "sto bene" quando non era vero? In questa puntata parliamo di alfabetizzazione emotiva: cosa significa davvero riconoscere quello che si sente, perché la nostra generazione è cresciuta con il messaggio esplicito di non condividere le proprie emozioni — soprattutto gli uomini — e come questo si traduce, oggi, in relazioni che faticano a diventare profonde. Non è una puntata sul "volersi più bene". È una puntata sulla scienza del silenzio: cosa succede nel corpo e nella mente quando teniamo tutto dentro, perché chi tace viene percepito come meno affidabile (non più), e come si costruisce intenzionalmente l'intimità con le persone che contano. Con riferimenti a ricerche di Harvard Business School, University of Texas, Northeastern University e studi pubblicati su PNAS, Psychological Bulletin e Personality and Social Psychology Bulletin. 

    RICERCHE CITATE NELL'EPISODIO
    — Slepian, M.L., Chun, J.S., & Mason, M.F. (2017). The experience of secrecy. Journal of Personality and Social Psychology, 113(1), 1–33. 
    — Pennebaker, J.W. (1997). Writing about emotional experiences as a therapeutic process. Psychological Science, 8(3), 162–166.
    — Pennebaker, J.W. — Writing about emotions may ease stress and trauma. Harvard Medical School Health Beat. [health.harvard.edu]
    — Collins, N.L., & Miller, L.C. (1994). Self-disclosure and liking: A meta-analytic review. Psychological Bulletin, 116(3), 457–475.
    — Aron, A., Melinat, E., Aron, E.N., Vallone, R.D., & Bator, R.J. (1997). The experimental generation of interpersonal closeness. Personality and Social Psychology Bulletin, 23(4), 363–377. — Savitsky, K., Epley, N., & Gilovich, T. (2001).
    — citato tramite PNAS (2012): Hiding personal information reveals the worst. Proceedings of the National Academy of Sciences. [pmc.ncbi.nlm.nih.gov]
    — Levant, R.F. (1992). Toward the reconstruction of masculinity. Journal of Family Psychology, 5(3–4), 379–402. (sull'alessitimia normativa maschile)
    — Brown, B. (2012). Daring Greatly. Gotham Books. (su vergogna, vulnerabilità e condizionamento di genere) 

    LIBRI CONSIGLIATI
    Leslie K. John — Revealing: The Underrated Power of Oversharing (2024, Currency) La ricerca di oltre un decennio sulla disclosure, la fiducia e il costo del tacere. Il punto di partenza scientifico di questa puntata.
    Lisa Feldman Barrett — How Emotions Are Made: The Secret Life of the Brain (2017, Houghton Mifflin Harcourt) Una rivoluzione nel modo in cui pensiamo alle emozioni: non reazioni automatiche, ma costruzioni del cervello. Fondamentale per capire la granularità emotiva.
    Brené Brown — Daring Greatly (2012, Gotham Books) La ricerca sulla vergogna e la vulnerabilità che ha cambiato il discorso pubblico sull'apertura emotiva. Dati solidi in forma accessibile. James W. Pennebaker — Opening Up: The Healing Power of Expressing Emotions (1990, edizione aggiornata 1997, Guilford Press) Il ricercatore che ha dimostrato scientificamente cosa succede quando smetti di tenere tutto dentro. Pratico e ben documentato.
    Arthur Aron & Elaine Aron — The Heart of Social Psychology (1989, Lexington Books) Per chi vuole approfondire la ricerca sull'intimità interpersonale e il meccanismo della disclosure reciproca.

    STRUMENTO CITATO Ruota delle Emozioni di Robert Plutchik (1980) — disponibile gratuitamente su: isu.edu/counseling (versione PDF usata in ambito clinico e psicoeducativo)



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    29 min
  • Come fanno persone normali a fare cose orribili — e a non riconoscerlo?
    Partiamo da un libro: Inno alla vita di Gisèle Pelicot. La storia di una donna che ha scoperto di essere stata violentata per anni dal marito, che la narcotizzava e invitava decine di uomini a casa. Una storia che ha scosso l'Europa intera — e che ci costringe a fare una domanda scomoda: come hanno fatto 51 uomini a non riconoscere quello che stavano facendo? In questo episodio uso il caso Pelicot come punto di partenza per esplorare i meccanismi psicologici che rendono possibile la violenza di gruppo. Meccanismi che non riguardano solo Mazan.

    Riguardano anche i commenti osceni sotto i post delle donne, il branco online, la responsabilità che si diluisce nel gruppo fino a sparire. Parliamo di deindividuazione — il fenomeno studiato da Philip Zimbardo, di disengagement morale, il processo descritto da Albert Bandura attraverso cui i propri standard etici vengono silenziati gradualmente. Di oggettivazione, il meccanismo analizzato dalla filosofa Martha Nussbaum, per cui l'altro smette di essere un soggetto. E di diffusione della responsabilità, documentata da Bibb Latané e John Darley: più siamo, meno ognuno si sente chiamato a rispondere delle proprie azioni. 

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     Riferimenti bibliografici
    Zimbardo, P. (2007). L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa? Raffaello Cortina Editore.
    Bandura, A. (1999). Moral disengagement in the perpetration of inhumanities. Personality and Social Psychology Review, 3(3), 193–209.
    Nussbaum, M. C. (1995). Objectification. Philosophy & Public Affairs, 24(4), 249–291.
    Latané, B., & Darley, J. M. (1968). Group inhibition of bystander intervention in emergencies. Journal of Personality and Social Psychology, 10(3), 215–221.
    Buckels, E. E., Trapnell, P. D., & Paulhus, D. L. (2014). Trolls just want to have fun. Personality and Individual Differences, 67, 97–102.
    Kimmel, M. (2008). Guyland: The Perilous World Where Boys Become Men. Harper. Connell, R. W. (1995). Masculinities. University of California Press.



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    33 min
  • Perchè non riusciamo più a restare: come si costruisce una relazione stabile?
    Perché non riusciamo più a restare?
    Oggi è facilissimo conoscere qualcuno. Eppure costruire una relazione stabile è diventato sempre più raro. Non mancano le persone — mancano i legami.
    In questo episodio esploriamo perché — con strumenti che vengono dalla psicologia cognitiva, dalla teoria dell'attaccamento e dalla psicologia sociale.
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    Di cosa parliamo
    - Perché la libertà di scelta totale rende più difficile — non più facile — costruire relazioni
    - Il paradosso della scelta applicato al dating: quando troppe opzioni paralizzano
    - Perché la "scintilla" è un mito, e cosa costruisce davvero le relazioni stabili
    - Gli stili di attaccamento e perché ansioso ed evitante continuano ad attrarsi
    - La sensibilità al rifiuto e come ci tiene in relazioni ambigue e indefinite
    - Il sovraccarico di aspettative sul partner moderno
    - I tre errori cognitivi più diffusi: massimizzazione, romanticizzazione, posticipazione
    - Quattro strategie concrete per uscire dal loop
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    Riferimenti e approfondimenti
    **Barry Schwartz** — psicologo e professore emerito allo Swarthmore College, autore di *The Paradox of Choice: Why More Is Less* (2004). Ha dimostrato che un eccesso di opzioni porta a paralisi decisionale e insoddisfazione cronica. Il suo TED Talk "The Paradox of Choice" è uno dei più visti di sempre.
    **John Gottman** — psicologo e professore emerito all'Università di Washington, fondatore del Gottman Institute. Ha condotto per oltre quarant'anni ricerche longitudinali sulle coppie, identificando i predittori di stabilità e rottura nelle relazioni. Opere di riferimento: *The Seven Principles for Making Marriage Work* (1999), *Why Marriages Succeed or Fail* (1994).
    **John Bowlby** — psichiatra e psicoanalista britannico, sviluppatore della teoria dell'attaccamento. Ha teorizzato che i legami emotivi formati nell'infanzia costituiscono modelli operativi interni che influenzano le relazioni per tutta la vita. Opera fondamentale: la trilogia *Attachment and Loss* (1969–1980).
    **Mary Ainsworth** — psicologa dello sviluppo, ha ampliato la teoria di Bowlby identificando gli stili di attaccamento (sicuro, ansioso-ambivalente, evitante) attraverso la ricerca sperimentale della "Strange Situation". Opera di riferimento: *Patterns of Attachment* (1978).
    **Eli Finkel** — psicologo sociale e professore alla Northwestern University, studioso delle relazioni romantiche contemporanee. Ha teorizzato il modello "All-or-Nothing Marriage", secondo cui le aspettative sul partner sono cresciute enormemente negli ultimi decenni, rendendo le relazioni potenzialmente più gratificanti ma anche molto più fragili. Opera di riferimento: *The All-or-Nothing Marriage* (2017).
    ---
    Se vuoi approfondire
    • Barry Schwartz, *The Paradox of Choice* — disponibile in italiano come *Il paradosso della scelta*
    • - John Gottman, *The Seven Principles for Making Marriage Work*
    • - Eli Finkel, *The All-or-Nothing Marriage*
    • - John Bowlby, *Attachment and Loss* (vol. 1: *Attachment*, 1969)
    • - Mary Ainsworth et al., *Patterns of Attachment* (1978)
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    33 min
  • Olimpiadi invernali: la psicologia dietro vittorie, sconfitte e normalità
    Episodio 40

    Le Olimpiadi non raccontano solo chi vince.
    Raccontano come si reagisce quando qualcosa va storto, come si attraversa la pressione e cosa significa continuare dopo anni di attriti invisibili.

    In questo episodio di Intrepidamente partiamo da alcune storie delle Olimpiadi Invernali — Lindsey Vonn, Ilia Malinin, Federica Brignone, Francesca Lollobrigida — per esplorare cosa succede nella mente quando falliamo, quando torniamo e quando restiamo.
    Perché la differenza tra chi crolla e chi riparte spesso non è il talento, ma il modo in cui interpreta l’errore.

    Attraverso concetti della psicologia come mindset, resilienza e gestione della pressione, vediamo cosa possiamo imparare dallo sport per affrontare le nostre sfide quotidiane.
    Non solo grandi vittorie o grandi cadute, ma anche il valore della normalità che sta nel mezzo.

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    28 min
  • Crescita personale: quando è solo marketing e smette di aiutare, anzi può nuocere...
    Quando la crescita personale smette di aiutare

    Negli ultimi anni la crescita personale è diventata una risposta universale.Se qualcosa non funziona, se stai male, se sei in difficoltà, l’invito è quasi sempre lo stesso: lavora su di te.
    Ma cosa succede quando questo linguaggio smette di aiutare e inizia a colpevolizzare?Quando il miglioramento continuo diventa una pressione silenziosa?Quando il contesto scompare e tutto viene ridotto a mindset, volontà, responsabilità individuale?
    In questo episodio manifesto di Intrepidamente apro una riflessione critica sulla crescita personale contemporanea:– quando è uno strumento utile– quando diventa un prodotto– e quando rischia di trasformarsi in una forma sofisticata di controllo
    Attraverso psicologia, ricerca scientifica, esperienza sul campo e analisi culturale, questo episodio prova a rimettere ordine tra ciò che può davvero aiutare e ciò che oggi viene venduto come soluzione universale.
    Non è un episodio motivazionale.È un episodio per capire meglio.

    Ricerche e fonti citate nell’episodio
    • Crescita del mercato globale della self-improvement industryThe Business Research Company, Self-Improvement Products and Services Market Report
    • Determinanti sociali della saluteWorld Health Organization (WHO)Centers for Disease Control and Prevention (CDC)
    • Efficacia del self-help guidato rispetto alla psicoterapia face-to-faceCuijpers et al. (2010), Psychological Medicine
    • Efficacia del self-help CBT non guidato sulla depressioneCuijpers et al. (2023), review sistematica
    • Toxic positivity e invalidazione emotivaAnxiety and Depression Association of America (ADAA)
    • Uso acritico di materiali di auto-aiuto non evidence-based e aumento del victim blamingStudio su atteggiamenti colpevolizzanti verso persone depresseDove continuare la conversazione

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    👉 https://rewriters.it/author/laura-donadoni/
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    23 min
  • Episodio 38 - Cosa metti nel piatto rispecchia i tuoi valori?
    Dicembre è il mese in cui mangiamo di più e pensiamo di meno.Cene, pranzi, aperitivi, carrelli pieni “per sicurezza” e menù che raccontano tutto… tranne ciò che davvero conta.
    In questo episodio di Intrepidamente parliamo di cibo ed etica, di sostenibilità sociale, di responsabilità individuale e di scelte consapevoli. Non per diventare consumatori perfetti, ma per smettere di mangiare in automatico.
    Perché scegliere cosa mettere nel piatto è un atto politico quotidiano. E vivere in modo intrepidamente significa anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte, soprattutto quando riguardano il lavoro degli altri, le filiere invisibili, lo spreco e l’abbondanza senza senso.
    Parliamo di:
    • perché al supermercato qualche informazione c’è, mentre al ristorante quasi scompare
    • perché la sostenibilità non è solo ambientale ma anche sociale
    • perché comprare troppo (soprattutto sotto le feste) è una forma di irresponsabilità collettiva
    • come allenare uno sguardo più etico sul cibo, senza estremismi e senza sensi di colpa

    🧰 Cassetta degli attrezzi – per approfondire


    Libri 
    • Cibo e libertà – Carlo Petrini. Un classico necessario per capire il cibo come diritto, relazione e responsabilità collettiva.
    • Terra ribelle – Vandana Shiva. Non parla solo di ambiente, ma di potere, sfruttamento, filiere e giustizia sociale.
    • Riprendiamoci il cibo – Altreconomia. Storie italiane di sovranità alimentare, comunità, pratiche alternative e scelte consapevoli.
    • La spesa nel carrello degli altri – Andrea Segrè. Per capire povertà alimentare, spreco e disuguaglianze, anche quando non le vediamo.

    Podcast 
    • Mangia Sostenibile. Approccio divulgativo e concreto al tema del cibo, tra scelte quotidiane e impatto sociale.


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    17 min

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