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Penalizzata dalla pandemia e da vecchi problemi irrisolti, l’economia italiana dovrebbe riprendere slancio e innovarsi (più verde, più giovane, più rosa) grazie ai 248 miliardi di Euro che finanzieranno il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (o Recovery Plan) presentato ieri in Parlamento da Mario Draghi e che entro il weekend dovrebbe giungere a Bruxelles.
L'attuazione di questo ambizioso piano però dipenderà dalla capacità di risolvere in pochi mesi problemi che nessuno è riuscito a superare negli ultimi decenni, come la lentezza della giustizia, la scarsa efficacia di alcuni ambiti della pubblica amministrazione, disequilibri nella fiscalità.
Molti gli investimenti nelle infrastrutture. Da Bruxelles dicono, se l’Italia ci mette in media 15,7 anni a realizzare un’opera che supera i 100 milioni, come mai ora, entro il 2026, si dovrebbero realizzare opere da 200 miliardi? Quanto è realistico il Recovery Plan presentato ieri? Quanto è distante da quello del governo Conte II? Cosa succede se le riforme restano al palo?
Ne discutiamo con: Raffaella Palomba, Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, Marco Valbruzzi, Istituto Cattaneo di Bologna, Beda Romano, corrispondente da Bruxelles per il Sole24ore e con interventi di Gianna Fracassi, sindacalista CGIL e Antonio Calabrò, vicepresidente Assolombarda.
Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Penalizzata dalla pandemia e da vecchi problemi irrisolti, l’economia italiana dovrebbe riprendere slancio e innovarsi (più verde, più giovane, più rosa) grazie ai 248 miliardi di Euro che finanzieranno il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (o Recovery Plan) presentato ieri in Parlamento da Mario Draghi e che entro il weekend dovrebbe giungere a Bruxelles.
L'attuazione di questo ambizioso piano però dipenderà dalla capacità di risolvere in pochi mesi problemi che nessuno è riuscito a superare negli ultimi decenni, come la lentezza della giustizia, la scarsa efficacia di alcuni ambiti della pubblica amministrazione, disequilibri nella fiscalità.
Molti gli investimenti nelle infrastrutture. Da Bruxelles dicono, se l’Italia ci mette in media 15,7 anni a realizzare un’opera che supera i 100 milioni, come mai ora, entro il 2026, si dovrebbero realizzare opere da 200 miliardi? Quanto è realistico il Recovery Plan presentato ieri? Quanto è distante da quello del governo Conte II? Cosa succede se le riforme restano al palo?
Ne discutiamo con: Raffaella Palomba, Osservatorio dei conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, Marco Valbruzzi, Istituto Cattaneo di Bologna, Beda Romano, corrispondente da Bruxelles per il Sole24ore e con interventi di Gianna Fracassi, sindacalista CGIL e Antonio Calabrò, vicepresidente Assolombarda.
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