Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • 1954-55: Gerry Mulligan - 3me Salon du Jazz, Salle Pleyel, Juin 1954; Gerry Mulligan Quartet Paris Concert
    Nel '52 in California nasce il famoso quartetto "senza pianoforte" di Gerry Mulligan con Chet Baker alla tromba: dura meno di un anno, ma all'inizio del '54 il sassofonista forma un nuovo quartetto, questa volta con Bob Brookmeyer al trombone a valvole come secondo fiato. Nel giugno del '54 Mulligan col suo quartetto si esibisce cinque volte alla Salle Pleyel, a Parigi, nell'ambito del terzo Salon du Jazz, e la francese Vogue registra quattro di queste cinque esibizioni: nello stesso '54 la Vogue pubblica in Europa un Lp a 7 pollici intitolato Gerry Mulligan - 3me Salon du Jazz, Salle Pleyel, Juin 1954, con quattro brani ricavati dai trionfali concerti parigini. Nel '55 poi la Pacific Jazz fa uscire negli Stati Uniti un Lp con dieci brani, i quattro pubblicati dalla Vogue più altre sei tracce, con copertina e titolo diversi: Gerry Mulligan Quartet Paris Concert. Negli anni poi il materiale dei quattro concerti nella capitale francese è stato variamente riassemblato e riproposto in maniera più ampia, con varie titolazioni, e in Cd si è arrivati a 28 tracce. La musica è perfetta: il Mulligan della Salle Pleyel è uno degli esempi di jazz dal vivo più clamorosi di tutta la storia di questa musica. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Milano Music Collective ospite di Jazz Anthology
    Ospiti di Jazz Anthology, Daniele Cavallanti e Riccardi Luppi raccontano l'esperienza - che dura ormai da parecchi anni - del Milano Music Collective e illustrano gli appuntamenti con i vari progetti e le diverse incarnazioni del collettivo nei primi sei mesi del nuovo anno. A cura di Marcello Lorrai.
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  • 1954: Louis Armstrong Sings The Blues; 1955: Louis Armstrong - Satch Plays Fats
    Nella nostra serie dedicata agli album che hanno caratterizzato l'annata discografica 1954 del jazz, uno dei primi album che abbiamo considerato è stato Louis Armstrong Plays W.C. Handy (la puntata la potete trovare in podcast). Armstrong era stato un artista con cui le case discografiche, fin dal principio degli anni cinquanta, avevano tempestivamente puntato sul nuovo formato dell'Lp. E se nel '54 la Columbia pubblica l'album dedicato a W.C. Handy, nello stesso anno la RCA Victor fa uscire Louis Armstrong Sings The Blues, una splendida compilation di brani registrati nel '33 e nel '46-47. Con l'album dedicato a W.C. Handy nel '54 Armstrong è un pioniere della formula degli album tematici che è consentita e che emerge col nuovo formato dell'Lp: e con Plays W.C. Handy Armstrong è il primo che dedica ad un protagonista della musica afroamericana un intero album. Nel '55 Armstrong bissa, con un Lp dedicato a Fats Faller: Armstrong storicizza così un momento fondamentale della sua carriera, la collaborazione con Waller, e richiama l'attenzione sul pianista - nel frattempo scomparso, a soli 39 anni, nel '43 - facendolo risaltare come il grande interprete di un'epoca e un genio della musica afroamericana. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Grandi inediti - McCoy Tyner-Joe Henderson: Forces of Nature. Live at Slugs
    Una delle uscite discografiche più clamorose nell'ambito del jazz nel 2024 è Forces of Nature, il live inedito del '66 del quartetto di McCoy Tyner, pianoforte, e Joe Henderson, sax tenore, con Henry Grimes al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria: uscito dall'archivio personale dell'unico ancora fra noi dei quattro grandi musicisti, Jack DeJohnette, è certamente uno degli inediti di jazz accolti con più entusiasmo degli ultimi anni. Nelle note di copertina, DeJohnette ricorda che quando il loro set fu registrato, il jazz attraversava un momento straordinario, molto creativo, con tanti musicisti che cercavano cose nuove, che avevano voglia di sperimentare, e che lo Slugs - non esattamente un locale da educande - era uno di quei posti dove chi aveva voglia di sviluppare delle idee si sentiva incoraggiato a farlo. E poteva allargarsi senza i limiti di durata dei pezzi registrati in una seduta di incisione: i brani sono quasi tutti piuttosto o molto estesi, e nella meraviglia complessiva di questo inedito, c'è anche quella di due brani di rispettivamente più di 26 e più di 28 minuti di musica effervescente e contagiosa. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Jazz Christmas: Peggy Lee, Stan Kenton, Samara Joy
    Antivigilia all'insegna del jazz natalizio. Nelle puntate di Jazz Anthology del periodo delle feste, un anno fa (vedi puntate del 25 dicembre 2023 e primo gennaio 2024) vi avevamo fra gli altri proposto brani dagli album natalizi di Peggy Lee e di Stan Kenton: da cui prendiamo per cominciare altri brani, che non c'era stato il tempo di ascoltare allora. Ma come clou della puntata ascoltiamo l'album natalizio, uscito alla fine del 2023, di Samara Joy, la giovane e straordinaria cantante di cui nella puntata del 18 novembre scorso abbiamo presentato il nuovo album Portrait: anche nel suo album natalizio - che nel titolo gioca sul suo nome: A Joyful Holiday - Samara Joy conferma di cercare di costruirsi un repertorio originale, e sceglie Warm in December, un brano lanciato nel '56 da Julie London e poi poco battuto; ma non teme con un classicissimo come The Christmas Song di confrontarsi con le interpretazioni fissate da pezzi da novanta come Nat King Cole, Mel Tormé, Frank Sinatra, Ella Fitzgerald. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Ricordo di Martial Solal, 1927-2024
    Il 12 dicembre è mancato, a 97 anni, Martial Solal, uno dei protagonisti più grandi e originali del jazz europeo, e dagli anni cinquanta uno dei più grandi pianisti del jazz certo non solo europeo. Gli rendiamo omaggio con qualche flash sulla sua carriera: Solal al festival di Cannes del '58 col suo trio, come accompagnatore di Dizzy Gillespie, e nel quintetto di Barney Wilen e Sacha Distel; nel '59 all'Olympia nel gruppo di Stan Getz; nel '60 con le musiche dei film Si le vent te fait peur, di Degelin, e dell'epocale A' bout de souffle di Godard; nel '99 nell'album in duo con un altro mostro sacro della scena francese, Michel Portal; e nel 2005 in solo, col suo cavallo di battaglia Bluesine, nell'album Solitude, inciso per l'etichetta italiana Cam Jazz. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Byg Actuel: Archie Shepp - Live at the Panafrican Festival
    Dopo avere dedicato nella primavera scorsa una puntata ciascuno (le potete trovare in podcast) agli album del classico trittico realizzato a Parigi nell'estate del '69 da Archie Shepp - Yasmina, a black woman, Poem for Malcolm e Blasé - accogliamo con grande piacere la ristampa di un altro album di Shepp, Live at the Panafrican Festival, che cronologicamente li precede di pochissimo, e in qualche modo ne rappresenta la premessa. In una Algeria fresca di indipendenza, raggiunta dopo una dura lotta di liberazione nel '62, alla fine del luglio 1969 si svolge il Festival Panafricano di Algeri, il più importante evento culturale dell'Africa dell'era delle indipendenze dopo il festival Mondiale delle Arti Negre a Dakar nel '66. Oltre che numerosi militanti, intellettuali e artisti afroamericani, il festival di Algeri richiama parecchi esponenti del free jazz, fra cui Archie Shepp, figura perfetta per inserirsi nel clima torrido della manifestazione, dove le istanze rivoluzionarie sono all'ordine del giorno. Nell'incontro del sassofonista con musicisti tradizionali algerini e tuareg, l'idea - che percorre il free jazz - di ritorno all'Africa, alle radici, densa di orgoglio nero e di rifiuto dell'America razzista e capitalista, sembra trovare una concretizzazione. Oltre ad essere un documento di grande importanza per questi motivi, Live at the Panafrican Festival fotografa inoltre un episodio pionieristico - e tra i più storicamente e artisticamente significativi - di incontro del jazz con l'Africa, che precede quello di Ornette Coleman con i musicisti marocchini di Jajouka e quelli che avranno come protagonista Randy Weston. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Samara Joy: Portrait
    Samara Joy aveva diciannove anni quando nel 2019 è stata la sensazionale rivelazione della Sarah Vaughan International Jazz Competition, e a soli venticinque anni - che ha compiuto lunedì scorso, 11 novembre - della vocalità jazzistica è ormai una certezza. Essendo così brava e avendo vinto quel concorso è stata subito esposta al rischio di essere spinta a replicare il modello delle più grandi cantanti della storia del jazz e in particolare appunto la Vaughan, cosa che naturalmente in un'epoca completamente diversa non avrebbe grande senso: ne avevamo parlato nel novembre 2022 in occasione dell'uscita del suo primo album per la Verve, Linger Awhile (la puntata la potete trovare in podcast). A cinque anni di distanza dal suo esordio si può dire che Samara Joy si è destreggiata bene, non si è montata la testa e non si è atteggiata a "nuova" Sarah Vaughan. Il suo nuovo album per la Verve, Portrait, è un gran disco, che testimonia della sua maturazione come interprete, della ricerca di una qualità musicale d'insieme (l'album, in cui figurano giovani musicisti con cui Samara è in confidenza da quando era all'università, è prodotto da Brian Lynch) e del suo interessante sforzo per costruirsi un repertorio originale, che non sia il ricalco di quello dell'età dell'oro del canto jazz: è per esempio indice di una intelligente apertura di interessi e di ascolti una scelta decisamente non convenzionale e impegnativa come quella di interpretare una composizione di Mingus come Reincarnation of a Lovebird, incaricandosi anche personalmente di scrivere i versi che Samara ci fa ascoltare. A cura di Marcello Lorrai.
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  • Ricordo di Quincy Jones, 1933-2024
    Da un certo momento in poi, in particolare a partire dal suo lavoro con Michael Jackson, Quincy Jones - mancato il 3 novembre scorso a 91 anni - è diventato una figura ben nota ad un pubblico ben più vasto di quello del jazz, e tutta la parte della sua carriera più strettamente legata al jazz è meno conosciuta di quella invece in cui Jones ha brillato come produttore e ha operato nell'ambito della black music e del pop. Gli rendiamo allora omaggio con una carrellata di registrazioni dei primissimi anni della sua carriera, che può dare un'idea del dinamismo e del respiro dell'attività intensissima - e già molto varia, anche sul terreno del rhythm'n'blues e delle musiche che vanno verso un incipiente rock'n'roll - di un giovanissimo Quincy Jones: da un Quincy Jones diciottenne, trombettista nel '51 nelle file dell'orchestra di Lionel Hampton, ad un Jones ventitreenne, direttore e arrangiatore nel '56 per quel Ray Charles che è stato per lui una grande ispirazione. A cura di Marcello Lorrai.
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  • 1954-55: Sarah Vaughan - Images; Sarah Vaughan
    Le cantanti che contribuiscono maggiormente a definire il canto jazzistico dopo Billie Holiday e Ella Fitzgerald, nella fase che comincia nell'immediato secondo dopoguerra, sono fondamentalmente due, Dinah Washington, che abbiamo già incontrato in questa serie sugli album che hanno caratterizzato l'annata discografica 1954 del jazz, e Sarah Vaughan. Nel '54, quando incide l'album Images, Sarah Vaughan è sulla trentina e ha già alle spalle una carriera già importante e di successo. Images rappresenta uno snodo piuttosto rilevante del suo percorso: è l'album del passaggio della cantante con la Mercury, che ha delle implicazioni artistiche significative, perché fra il '48 e il '53 la Vaughan ha inciso per la Columbia, che le ha assegnato un repertorio piuttosto commerciale, cosa di cui la Vaughan è stata scontenta. Nel '57 gli otto brani di Images, Lp a 10 pollici, saranno ricondotti ad un Lp a 12" con l'aggiunta di cinque brani supplementari, pubblicato col titolo Swingin' Easy, e accolto con molto favore dalla critica. Poco prima del Natale '54 la Vaughan incide poi un album che esce nell'aprile '55 col titolo Sarah Vaughan, poi nel '91 ripubblicato in Cd con il titolo Sarah Vaughan with Clifford Brown: lo status dell'album è col tempo cresciuto anche per la presenza del grande trombettista, morto tragicamente alla metà del '56. A cura di Marcello Lorrai.
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