Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • 1954: Dizzy Gillespie - Afro
    Uno degli album certamente più caratterizzanti dell'annata discografica del jazz nel 1954 è certamente stato Afro di Dizzy Gillespie. Nel '47 Gillespie conosce il percussionista cubano Chano Pozo, un incontro foriero di grandi conseguenze per il rapporto fra jazz moderno e musica afrocubana. Sempre nel '47 da un'idea di Pozo per la big band di Gillespie nasce Manteca, caso pionieristico di brano basato sullo schema ritmico della clave che diventa uno standard di jazz. Nella primavere del '54 Gillespie incide una Manteca Suite in quattro parti, allestita e diretta da Chico O'Farrill, che si traduce nella prima metà dell'album di Gillespie intitolato Afro e pubblicato nello stesso '54 dalla Norgran di Norman Granz. Cubano, valente compositore e arrangiatore, O'Farrill aveva all'attivo fra l'altro Cuban Episode, inciso nel '50 dall'orchestra di Stan Kenton, e la Afro-Cuban Jazz Suite, commissionata da Granz e incisa nel '50 dall'orchestra di Machito con la partecipazione di Charlie Parker. La formazione con cui Gillespie incide la Manteca Suite è eccellente: ne fanno parte fra gli altri Quincy Jones e Ernie Royal fra le trombe, Hank Mobley e Lucky Thompson ai sax tenori, e i due fomidabili percussionisti cubani Candido Camero e Mongo Santamaria. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Fred Frith 75! (2)
    Seconda puntata del nostro omaggio a Fred Frith per i suoi 75 anni, con una scelta di brani da All Is Always Now, triplo Cd pubblicato nel 2019 dalla Intakt, florilegio di performances di Frith registrate allo Stone di New York fra il 2006 e il 2016: questa volta troviamo Frith in trio con la violoncellista e vocalist Theresa Wong e la pianista Annie Lewandowski, in trio con la fisarmonicista Pauline Oliveros e la pianista Else Olsen Storesund, in duo con la vocalist Shelley Hirsch, in duo con il sassofonista Evan Parker, e, sempre in duo, con Laurie Anderson. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Fred Frith 75! (1)
    Dalla fine degli anni sessanta fra i più importanti protagonisti della sperimentazione musicale, nel febbraio scorso Fred Frith ha compiuto 75 anni. In autunno Frith sarà festeggiato con una serie di serate in Europa, in un assortimento di incontri con tanti partner, da Tim Hodgkinson - con cui nel '68 fondò gli Henry Cow - a Susana Santos Silva, da Phil Minton a Joelle Léandre: il 10 e 11 ottobre Frith sarà a Parigi (Instants Chavirés), dal 14 al 16 a Colonia, dal 18 al 20 a Londra (Café Oto). Noi gli rendiamo omaggio con due puntate in cui ascolteremo brani da All Is Always Now, triplo Cd pubblicato nel 2019 dalla Intakt, che propone un florilegio di registrazioni degli anni 2006-2016, realizzate durante l'ottantina di performances tenute in quel periodo da Frith allo Stone, lo spazio newyorkese aperto nel 2005 da John Zorn. Nelle registrazioni di questa puntata Frith interloquisce in quartetto con la sassofonista Jessica Lurie, in trio con Ikue Mori all'elettronica e col trombettista Nate Wooley, e in duo con la pianista Sylvie Courvoisier. A cura di Marcello Lorrai.
    59 min
  • Kamala Harris consiglia: Charles Mingus - Let My Children Hear Music
    In un clip che nei giorni scorsi è diventato virale, Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti e con tutta probabilità candidata dei democratici per la Casa Bianca, esce da un negozio di dischi di Washington, e i cronisti che fuori la aspettano le chiedono se vuole far vedere che cosa ha comprato. Lei con tono ironico risponde più o meno: "capite qualcosa di musica?", e poi mostra i vinili che ha acquistato. Il primo è Let My Children Hear Music, album del '72 di Charles Mingus, che Harris mostrandolo definisce "veramente uno dei più grandi performers di sempre". Il secondo album è Everybody Loves The Sunshine di Roy Ayers, l'ultimo infine è Porgy and Bess di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong. Nella puntata di Jazz Anthology di questa sera parliamo dell'interesse di Kamala Harris per il jazz e più in generale per la black music, della sicurezza con cui dichiara i propri gusti musicali (il suo entusiasmo per Mingus non è affatto banale), della sua presenza (prima dell'ascesa alla vicepresidenza Usa) nel board di SFJazz, istituzione del jazz di San Francisco, e ascoltiamo quell'album molto particolare di Mingus che è Let My Children Hear Music.
    N.B.: nei quattro anni di presidenza Trump il jazz era sparito dalla Casa Bianca. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr 3 min
  • Ricordo di Irene Schweizer, 1941-2024
    Il 16 luglio, a Zurigo, la sua città, è mancata Irene Schweizer: era malata e purtroppo già da tempo non suonava più. Le rendiamo omaggio con un florilegio di suoi brani e ricordando la grande importanza che sotto diversi aspetti Irene Schweizer ha avuto: tra i battistrada dell'improvvisazione radicale europea, Schweizer va anche annoverata tra i più interessanti pianisti di jazz - e non solo relativamente al jazz europeo - dagli anni sessanta al nuovo millennio; è stata una pioniera della presenza femminile sulla scena improvvisativa e del nuovo jazz, con un protagonismo di forte impronta femminista; ed è stata una figura di riferimento non solo per il suo contributo musicale ma anche per l'impulso che ha dato ad iniziative come i festival zurighesi Taktlos e Unerhoert, e come l'etichetta svizzera Intakt. Nel 2021, in occasione dei suoi ottant'anni, Jazz Anthology aveva dedicato a Irene Schweizer una serie di tre puntate, che potete trovare in podcast. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Louis Moholo: Louis Moholo-Moholo's Viva-La-Black
    Alla vicenda e alla carriera del leggendario batterista sudafricano Jazz Anthology ha dedicato una nutrita serie nel corso del 2017, e nel giugno 2018 un'altra puntata su una sua novità, l'album Uplift The People (tutte le puntate sono reperibili in podcast). La britannica Ogun, che ha a cuore la produzione discografica di Louis Moholo, ripropone adesso, per la prima volta in Cd (oltre che in digitale), l'album Louis Moholo-Moholo's Viva-La-Black, che per la gloriosa etichetta era stato registrato nel gennaio del 1988. Nel corso della sua carriera Moholo ha guidato via via formazioni con diversi nomi, e con il gruppo denominato Viva La Black ha inciso tre album, il primo dei quali è questo. Come leader Moholo aveva esordito discograficamente dieci anni prima, con l'album Spirit Rejoice! inciso e pubblicato dalla ogun nel '78: all'epoca di questo album di Viva La Black Moholo era non solo un leader fatto e finito, ma un leader carismatico, e lo è rimasto fino alla fine della sua carriera, esauritasi a ridosso della pandemia (Moholo vive nella township di Langa - dove è nato circa nel 1940 - vicino a Cape Town). E un leader con una grande capacità di scegliere i musicisti e di individuare e valorizzare nuovi talenti: le sue compagini sono sempre state eccellenti, e questa, con Sean Bergin, Steve Williamson, Claude Deppa, Roberto Bellatalla e Thebe Lipere, non fa certo eccezione. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • 1954: Chet Baker Sings
    Il celebre "quartetto senza pianoforte" di Gerry Mulligan, con Chet Baker alla tromba, in effetti durò pochissimo, dall'estate del '52 alla primavera del '53. Già nell'estate del '53 la Pacific, che aveva pubblicato i dischi del quartetto di Mulligan, fece uscire un album del quartetto di Baker. Dopo avere inciso in autunno due brani in cui cantava, nel febbraio del '54 Baker registrò un intero album in cui faceva ascoltare la sua voce, Chet Baker Sings. Non è chiarissimo se l'inziativa sia stata di Dick Bock, il produttore della Pacific, o dello stesso Baker: l'album originariamente fu pubblicato come Lp a 10 pollici, con otto brani. Molti critici di jazz trovarono parecchio da ridire sulle doti di Baker come cantante; ma non mancò chi - con irritazione del trombettista - di fronte alla voce androgina di Baker adombrò sospetti di una sua omosessualità. L'opinione dei critici ebbe molto poco peso: a tanti nel pubblico del jazz il modo di cantare di Baker e la sua voce particolare piacquero eccome, l'album piacque molto ai gay, e non solo a quelli che erano appassionati di jazz, e piacque al pubblico femminile, che - si scoprì - era maggioranza fra i fan di Baker. Chet Baker Sings, ottimo successo anche dal punto di vista commerciale, fu davvero uno degli album caratterizzanti del 1954 del jazz. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Luciano Rossetti ospite di Jazz Anthology
    Un suo scatto del 2020, emblematico del jazz nell'emergenza Covid, gli era valso nel 2021 il riconoscimento per la "Photo of the Year" dei Jazz Awards della Jazz Journalists Association. Quest'anno Luciano Rossetti ha bissato: di nuovo sua la "Photo of the Year" della JJA, con una immagine della trombettista portoghese Susana Santos Silva, fissata lo scorso anno nel corso di un house concert a Milano. Il nuovo prestigioso riconoscimento ci è sembrato l'occasione per invitarlo per la prima volta a Jazz Anthology a parlare del suo lavoro e della sua carriera. E visto che ahimé le foto per radio non si possono far vedere, gli abbiamo chiesto di farci ascoltare musica di figure del jazz importanti nel suo percorso di fotografo, che da più di quarant'anni è anche una storia di relazioni personali e a volte di vere e proprie amicizie: da George Coleman, nell'82 col suo ottetto protagonista del primo, fatidico concerto di jazz fotografato da Rossetti, al chitarrista Garrison Fewell, prematuramente scomparso, da Butch Morris a William Parker, da Rob Mazurek a - naturalmente - Susana Santos Silva, in un brano in duo con Kaja Draksler, la musicista con cui stava suonando al momento della "Photo of the Year". A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Kenny Barron: Beyond This Place
    Ottantuno anni compiuti il 9 giugno scorso, Kenny Barron è uno dei più grandi pianisti di jazz in attività, ed è un vero patrimonio del jazz di oggi. Nato e cresciuto a Philadelphia, appena terminate le superiori iniziò a New York nel '61 una carriera che lo ha spesso visto nel ruolo di sideman - per una quantità di musicisti e in una miriade di dischi - e che ha avuto tra i punti più alti il quartetto Sphere, consacrato al mondo musicale di Monk, e, a cavallo fra anni ottanta e novanta, la collaborazione, anche in duo, con l'ultimo Stan Getz. Elegante e raffinato quanto consistente, estremamente versatile, Barron si è affermato come incarnazione del canone del pianismo mainstream di matrice bop. In Beyond This place, il suo nuovo album, pubblicato da Artwork Records, interpreta un paio di magnifici standard e un brano di Monk e per il resto brani orginali - tutti tranne uno firmati da lui - pescando soprattutto da sue composizioni degli anni settanta; ma Barron non è affatto seduto sul passato ed è lontanissimo dalla routine: con due fidati partner di vecchia data come Steve Nelson al vibrafono e Kiyoshi Kitagawa al contrabbasso, con uno dei più forti batteristi sulla scena, Johnathan Blake, e con uno dei più brillanti giovani del jazz di oggi, il sax alto Immanuel Wilkins, Beyond This place è un album attuale e pieno di sostanza. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr 3 min
  • 1954: Barney Kessel - Barney Kessel; Barney Kessel Volume 2
    Talento fuori dal comune, Barney Kessel - che in questa serie dedicata agli Lp che caratterizzarono jazzisticamente il 1954 abbiamo già incontrato nella puntata dedicata a Lester Young with the Oscar Peterson Trio - prese solo, a dodici anni, lezioni di chitarra per tre mesi, e fu sostanzialmente uno straordinario autodidatta, con una eccezionale padronanza della tecnica dello strumento, soluzioni insolite, una pazzesca conoscenza degli accordi. Classe 1923, cominciò a lavorare professionalmente già da ragazzino; nel '42, a Los Angeles, fu nell'orchestra del più anziano dei Marx Brothers, Chico; la sua principale influenza fu Charlie Christian, il fondatore della chitarra jazz moderna; nel '44 comparve nel celebre film Jammin' the Blues, di Gjon Mili; nel '47 fu accanto a Charlie Parker nelle incisioni del sassofonista per la Dial; nel '51 entrò nel trio piano/contrabbasso/chitarra di Oscar Peterson. Nel '54 l'etichetta californiana Contemporary fece uscire i primi due Lp a suo nome, due 10 pollici, con due piccoli gruppi con una originale combinazione della chitarra con, nel primo, il sax alto ma anche il flauto di Bud Shank, e, nel secondo, con il sax tenore ma anche l'oboe di Bob Cooper. Capace di interpretare in maniera eccellente la sua epoca, dando con la sua chitarra un senso della modernità tipico degli anni cinquanta, Kessel è stato una figura emblematica del jazz di quel decennio. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr 4 min

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