Jazz Anthology

Jazz Anthology

By Radio PopolareMusic
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Jazz Anthology episodes

  • Grandi inediti - Alice Coltrane: The Carnegie Hall Concert
    Si fa un gran parlare di jazz "spirituale", diventato di moda presso un pubblico giovane, che ne sta riscoprendo i capostipiti storici. Quanto al rapporto fra musica di ricerca di ambito jazzistico e spiritualità, in Alice Coltrane il nesso è certamente reale, e su questo piano Alice Coltrane non teme confronti: è stata un personaggio davvero interessante, consistente, e la sua figura, rilanciata da un po' di tempo a questa parte, merita di continuare ad essere valorizzata, e sono allora benvenuti e benedetti inediti come questo. Un solo brano della sua esibizione nel '71 - con lei c'erano fra gli altri Pharoah Sanders e Archie Shepp - era già noto, pubblicato negli ultimi anni in un paio di album: ma adesso la Impulse! mette a disposizione l'intero concerto, per un complesso di circo 80 minuti, e con tutti i crismi. Il set era stato registrato proprio dalla Impulse!, l'etichetta che aveva pubblicato l'ultimo Coltrane e che pubblicava gli album di Alice Coltrane: ma ai piani alti dell'etichetta non erano convinti, non amavano molto la musica della vedova di Coltrane, e la registrazione fu archiviata, e persa. Ma per fortuna Ed Michel, che l'aveva realizzata, ne aveva fato una copia: ed eccoci, più di cinquant'anni dopo, a questo album... proprio per la Impulse!, ben contenta oggi di pubblicarlo.
    1 hr
  • 1954: June Christy - Something Cool
    Il long playing è un formato che prende piede negli anni cinquanta, quando si cominciano a pubblicare album che hanno la fisionomia che poi è diventata abituale per noi nei decenni successivi e che è stata poi ereditata dal Cd: album con parecchi brani, e spesso anche di durata cospicua. Abbiamo pensato allora ad una serie di puntate in cui, tornando indietro esattamente di settant'anni, andremo al '54, uno dei primissimi anni su cui si può fare il gioco di vedere quali album caratterizzarono l'annata jazzistica, e passeremo via via in rassegna alcuni dei più importanti Lp pubblicati allora. Per cominciare abbiamo scelto uno degli album del '54 che certamente fecero più epoca, Something Cool della cantante June Christy. La norma in quel momento era ancora di far uscire dei singoli, ma la Capitol - che nel '53 mette sotto contratto Sinatra - fa anche con June Christy la scommessa di puntare sul nuovo formato, inizialmente con un Lp a 10 pollici. Con un'ottima idea comunicativa - che contribuisce al successo del brano e dell'album - il titolo è anche un'allusione alla corrente di cantanti appunto cool di cui Anita O'Day - che aveva preceduto June Christy nell'orchestra di Stan Kenton - era la capostipite, corrente basata fondamentalmente in California. Something Cool resterà il brano per eccellenza di tutta la carriera di June Christy, e imporrà sul piano canoro una certa idea di erotismo.
    1 hr
  • Camilla Nebbia: Una ofrenda a la ausencia; Lina Allemano, Axel Dorner: Aphelia; Sakina Abdou: Goodbye Ground; Nite Bjuti: Nite Bjuti
    Puntata quasi totalmente al femminile, con album di artiste per il momento dalle nostre parti per lo più non ancora conosciutissime, ma Camilla Nebbia, Lina Allemano e Sakina Abdou saranno nelle prossime settimane in Italia: tutte e tre sono nel cartellone della stagione di concerti proposta dall'Associazione 4'33" di Mantova, che è molto attenta alla presenza femminile nel jazz d'avanguardia e nella musica di ricerca, Lina Allemano sarà anche a Padova per il Centro d'Arte, Sakina Abdou anche al Torino Jazz Festival; alla presenza femminile nel jazz d'avanguardia e nell'improvvisazione è molto attenta anche la Relative Pitch, l'etichetta newyorkese che ha pubblicato gli album di Nebbia, Allemano-Dorner, Abdou che presentiamo. Camilla Nebbia è una sassofonista, compositrice, e artista visiva argentina, originaria di Buenos Aires e berlinese di adozione; ha inciso Una ofrenda a la ausencia in solo, impiegando sax tenore e voce. Lina Allemano è una trombettista canadese, che si divide fra Toronto e Berlino; nell'album Aphelia è in duo col trombettista tedesco Axel Dorner, un maestro dell'improvvisazione radicale. Negli ultimi anni abbiamo visto spesso la sassofonista - ma anche flautista - francese Sakina Abdou nelle file della Desert Orchestra di Eve Risser, ma Sakina Abdou è una apprezzata specialista del solo, la dimesnione in cui, al sax alto e tenore, ha inciso Goodbye Ground. Candice Hoyes, soprano, cantante di jazz, Val Jeanty, percussioni elettroniche, giradischi, elettronica, e Mimi Jones, contrabbasso e voce, hanno formato il trio Nite Bjuti nel 2018: l'album eponimo, uscito nel 2023 per l'etichetta Whirlwind, è il loro brillante debutto discografico, difficilmente etichettabile fra esperienza afroamericana, questioni di genere, sessualità, voodoo, spiritualità, elettronica.
    1 hr
  • Terry Gibbs Plays Jewish Melodies in Jazztime
    Lo scorso anno ricorrevano i sessant'anni dalla registrazione (11 e 12 gennaio 1963) e dalla pubblicazione di Terry Gibbs Plays Jewish Melodies in Jazztime ("Terry Gibbs suona melodie ebraiche a tempo di jazz"), un album pionieristico, assieme a My Son the Jazz Drummer! di Shelly Manne (sottotitolo: Modern Jazz Versions of Jewish and Israeli Songs"), registrato meno di un mese prima (fra il 17 e il 20 dicembre 1962) e pure pubblicato nel '63. L'album di Gibbs anticipa di decenni la riscoperta del klezmer nel jazz e la rivendicazione di un'identità ebraica da parte dei musicisti dell'avanguardia jazzistica della generazione di Zorn, che sono fenomeni degli anni ottanta-novanta (sulla copertina del disco di Gibbs campeggiava una stella di Davide). Intanto Terry Gibbs è entrato nel suo centesimo anno: nell'ottobre scorso è arrivato alla veneranda età di 99 anni, ed è un altro motivo per festeggiarlo riconsiderando questo album. Nato nel 1924 in una famiglia di immigrati ebrei che avevano lasciato la Russia nei primi anni venti, Gibbs comincia a lavorare come vibrafonista dopo la seconda guerra mondiale, e a New York, suonando nei locali della 52esima Strada, assorbe il nuovo linguaggio del bebop, poi negli anni cinquanta si inserisce nel jazz della West Coast, costituisce una big band e si distingue come strumentista di livello ed esuberante. Altro non trascurabile motivo di interesse di questo album è la giovane pianista Alice Hagood: nata Alice McLeaod, tutti oggi la conosciamo come Alice Coltrane (e fu proprio Gibbs a presentarle il grande sassofonista).
    1 hr
  • Irreversible Entanglements: Protect Your Light; Mike Reed: The Separatist Party
    In questa puntata di Jazz Anthology accostiamo due album - usciti nell'autunno scorso - di protagonisti tra i più significativi della più avanzata scena jazzistica d'oltre Atlantico: Irreversible Entanglements e Mike Reed hanno in comune un legame forte con la lezione dell'avanguardia afroamericana, in termini di considerazione per il passato e sua costante innovazione, rielaborazione in avanti. Con lo spoken word della carismatica Moor Mother (che però in questo album usa il nome Camae Ayewa), gli Irreversible Entanglements si sono aggregati alla metà del decennio scorso in occasione di una iniziativa di protesta contro l'assassinio di un giovane nero da parte della polizia: dopo tre album di studio pubblicati dalla International Anthem, etichetta chicagoana molto importante da una decina d'anni a questa parte nella documentazione di nuove tendenze nella musica di ricerca a baricentro afroamericano e di area jazzistica, Protect Your Light è uscito per la Impulse!: un approdo all'etichetta degli album dell'ultimo Coltrane che ha tutta una risonanza simbolica, per un gruppo con il tipo di identità musicale, culturale e politica degli Irreversible. Eccellente batterista e leader sperimentato, cinqant'anni il prossimo maggio, nei decenni scorsi Mike Reed è stato una figura importante nel ricambio generazionale della AACM, la cruciale "associazione per la promozione dei musicisti creativi" di Chicago, di cui Reed intorno al 2010 è stato anche vicepresidente: realizzato con musicisti della scena creativa di Chicago, fra cui il cornettista Ben Lamar Gay, e copubblicato da We Jazz Records e Astral Spirits, The Separatist Party, in cui molteplici suggestioni - dal free al post-free al minimalismo al rock - si mescolano in una musica vitale, aperta, contemporanea, si presenta come il primo di tre capitoli destinati ad indagare il tema dell'isolamento nella nostra società.
    59 min
  • Jazz Anthology di lunedì 26/02/2024
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    1 hr
  • Pulverize The Sound: Black; Evan Parker X-Jazz Ensemble: A Schist Story; Marcelo dos Reis: Flora
    La puntata di questa sera di Jazz Anthology si ricollega a quella del 29 gennaio, in cui vi avevamo proposto due album con protagonista Evan Parker: il suo solo NYC 1978, pubblicato dalla Relative Pitch, e Etching The Ether, nuovo album del progetto Trance Map +, in cui figura anche il trombettista Peter Evans, fra i più notevoli talenti distintisi sulla scena dell'improvvisazione nel nuovo millennio. Ritroviamo Peter Evans nel trio Pulverize The Sound (con Tim Dahl al basso elettrico e Mike Pride a batteria e percussioni), che è arrivato al suo terzo album, Black, pubblicato proprio dalla Relative Pitch: musica in cui si sente molto il "vissuto" di tre musicisti newyorkesi che hanno avuto una quantità di esperienze di ogni genere, e che sono legati al noise, all'improvvisazione, a forme musicali estreme, senza compromessi. Ritroviamo invece Evan Parker in A Schist Story, Cd inserito in un volumetto con un testo, foto e anche una breve graphic novel, pubblicato dalla Jazz ao Centro Clube Records, etichetta che è la proiezione discografica di Jazz ao Centro Clube, associazione culturale di Coimbra che nella città portoghese organizza il festival Jazz ao Centro, nell'ottobre 2023 arrivato alla 21esima edizione. A Schist Story documenta un concerto tenuto nel 2012 da Parker con 17 improvvisatori portoghesi, come conclusione di una settimana di residenza in villaggi del Portogallo centrale (con case tradizionali costruite con lo scisto): opportunamente la nota nel libretto sottolinea che nel lavoro di Parker non c'era in gioco solo la pratica collettiva dell'improvvisazione come linguaggio, ma anche un esperimento di interazione sociale basato sui valori dell'uguaglianza e della libertà. Completiamo la puntata con Flora, album personale - pubblicato sempre da Jazz ao Centro - di uno dei musicisti della compagine raccolta intorno a Evan Parker, il chitarrista Marcelo dos Reis.
    59 min
  • Negarit Band: Origins; Bixiga 70: Vapor
    Due formazioni, una etiopica, la Negarit Band, e una brasiliana, Bixiga 70, che sono catalogate come "world music" ma che hanno tratti molto più jazzistici di tante proposte che al giorno d'oggi passano nei festival di jazz e che col jazz hanno poco o niente a che vedere: due formazioni che a degli appassionati di jazz hanno delle belle cose da dire, e in ogni caso molto godibili. L'album della Negarit Band è uscito nel 2023 nella collana éthioSonic, parallela alla aurea collana éthiopiques, e come éthiopiques diretta da Francis Falceto e pubblicata dalla etichetta francese Buda. Secondo Falceto, la Negarit è uno dei rari segni di risveglio della scena etiopica, che sconta ancora oggi la violenta cesura rappresentata, fra il '74 e il '91, dalla dittatura militare del Derg: guidata dal batterista Teferi Assefa, la compagine, nata nel 2012, si colloca nel solco dell'ethio-jazz, per rinfrescarlo in una chiave contemporanea, puntando su una musica strumentale e sull'improvvisazione, e distinguendosi così nettamente dalle banalità di molto pop etiopico di oggi. Al suo quinto album, pubblicato dalla Glitterbeat, Bixiga 70 è stata nell'ultima dozzina d'anni una brillante presenza sulla scena di Sao Paulo, che è da tempo una delle realtà musicali più vivaci al mondo: con un impianto da piccola big band, Bixiga ha voluto creare un ibrido in cui la presenza dell'Africa è decisiva e non solo attraverso la musica afrobrasiliana, ma anche per l'interesse di Bixiga per musiche come l'afrobeat nigeriano o appunto l'ethio-jazz; la principale novità di questo album è l'influenza di un genere come il forrò electronico.
    59 min
  • Otomo Yoshihide: Hat and Beard
    Formatosi come chitarrista e dagli anni novanta affermatosi anche a livello internazionale come musicista dedito all'elettronica e alla manipolazione dei giradischi, Otomo Yoshihide è una figura di culto della scena radicale giapponese. Yoshihide è stato molto presente sulla ribalta europea, ma non negli ultimi anni, prima perché si è dato molto da fare per Fukushima, dopo la catastrofe della centrale nucleare, attivandosi per la rinascita culturale del distretto dove è avvenuto il disastro, e creando anche un festival; di mezzo poi ci si è messo anche il Covid. Ma adesso Yoshihide è in Europa con il suo New Jazz Quintet per una nutrita tournée: abbiamo ascoltato giorni fa una sua eccellente esibizione nell'ambito di Sons d'Hiver (rassegna che si svolge nel dipartimento della Marna che confina con Parigi), e in febbraio sarà in concerto a Padova per il Centro d'Arte e a Meldola per Area Sismica. E' l'occasione per ascoltare Hat and Beard, il suo più recente album con il New Jazz Quintet, pubblicato nel 2020 da FMN Sound Factory, etichetta di Kyoto: è la formazione con cui, dopo essere tornato alla chitarra elettrica, Yoshihide alla fine degli anni novanta è tornato al jazz, con una formula che non tradisce il suo sperimentalismo, ma che conserva anche un nucleo di devozione ai brani che rivisita (Ornette, Eric Dolphy, Shorter...), con attenzione ai temi, alla loro leggibilità, alla melodia.
    1 hr
  • Evan Parker: NYC 1978; Trance Map +: Etching The Ether
    Fra i pochissimi capiscuola dell'improvvisazione radicale europea ancora in attività, il 5 aprile Evan Parker compie ottant'anni: ma al di là di questo compleanno, che è un motivo in più per festeggiarlo, la sua musica, che non si è mai fermata e che ha continuato ad essere estremamente attuale, è una ragione più che sufficiente per occuparsi di lui. In questa puntata (ma presenteramo un'altra novità di Evan Parker nella puntata del 19 febbraio) ascoltiamo il sassofonista in due album molto distanti per i momenti in cui sono stati registrati e per il carattere della musica, ma entrambi di grande interesse. L'etichetta newyorkese Relative Pitch ha meritoriamente pubblicato una registrazione che, oltre ad offrirci una testimonianza in più della maestria di Parker nella dimensione del solo (sei mesi prima Parker aveva inciso in solo il suo capolavoro Monoceros), ha un grande valore storico, perché documenta la prima esibizione newyorkese di Parker, nel corso della sua prima tournée in Nord America, nell'autunno del '78. Meritorio anche che l'etichetta svizzera Intakt dia un seguito discografico al progetto Trance Map + di Evan Parker e Matthew Wright (elettronica), dopo un primo album pubblicato qualche anno fa (ce ne eravamo occupati in una puntata del novembre 2019). In tre ampie sequenze, fra improvvisazione e dimensione minimalista, i partner di Parker e Wright sono questa volta il trombettista Peter Evans e il percussionista Mark Nauseef, due fuoriclasse della scena radicale.
    1 hr 1 min

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