Jazz Anthology

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By Radio PopolareMusic
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Jazz Anthology episodes

  • Steve Lacy: Ten of Dukes + Six Originals
    Quest'anno cadono i cinquant'anni dalla morte di Duke Ellington, 24 maggio 1974, ma anche i centoventicinque dalla sua nascita, 29 aprile 1899; e i novant'anni dalla nascita di Steve Lacy, 23 luglio 1934, e i venti dalla sua morte, 4 giugno 2004. Rendiamo omaggio a entrambe queste grandi figure riscoprendo Ten of Dukes + Six Originals, un album pubblicato nel 2002 dalla etichetta francese Senators Records, e passato largamente inosservato, ma che rappresenta un prezioso unicum nella discografia di Lacy, perché è il solo album in cui il sassofonista si dedica in maniera estesa a materiale ellingtoniano. Lacy nel '99 era stato invitato a partecipare a San Francisco alle celebrazioni per il centenario della nascita di Ellington, e aveva allestito un programma di dieci brani - selezionati e messi a punto con un lavoro certosino - da eseguire in solo al sax soprano. Nella fase successiva Lacy ripropose in solo il programma ellingtoniano in altre occasioni, e fu anche filmato da Franco Maresco allo Spasimo di Palermo proprio interpretando questi brani. L'album è stato ricavato da una esibizione di Lacy in Giappone nell'ottobre del 2000.
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  • Byg Actuel: Archie Shepp - Blasé
    Nel cuore dell'agosto del '69, a Parigi Archie Shepp si sottopone, per la felicità della Byg, ad un autentico tour de force: dall'11 al 18 agosto è tutti i giorni in studio, incidendo a proprio nome il trittico di album che farà epoca, o partecipando alla registrazione di album intestati ad altri. L'estate parigina delle Byg vuole essere una celebrazione del free jazz, che però in realtà nel '69 è al canto del cigno, e di questa fase del free jazz storico i tre album realizzati a da Shepp a Parigi sono emblematici. L'ultimo è Blasé. Con Shepp c'è una meravigliosa Jeanne Lee, che dal '57 ha dato vita con Ran Blake ad un sublime duo voce/pianoforte, a cui però i club e i festival di jazz americani sono rimasti insensibili; così nel '66, dopo essere venuta in Europa per concerti con Blake, Jeanne Lee ha deciso di fermarsi nel Vecchio Continente, ed è in Europa che ha incontrato la free music, attraverso gli improvvisatori olandesi e tedeschi. Con lei, magistrale nell'interpretazione del crudo testo di Shepp nel brano da cui l'album prenderà il titolo, Shepp sigla un trittico di album che rappresenta un momento altissimo della sua vicenda artistica e di tutta la stagione del free jazz.
    1 hr
  • Byg Actuel: Archie Shepp - Poem for Malcolm
    Il Festival Panafricano di Algeri si aprì il 21 luglio 1969, il giorno in cui il mondo si risvegliò dopo avere visto il primo uomo, Neil Armstrong, mettere piede sulla luna. Ma ad Algeri l'attenzione non è sulla conquista dello spazio, ma sull'emancipazione dell'Africa dal colonialismo e dal neocolonialismo, sui movimenti di liberazione, come quelli vietnamita e palestinese, sulle lotte degli afroamericani. Al festival - il più importante evento culturale dell'Africa dell'era delle indipendenze dopo il Festival Mondiale delle Arti Negre che si era tenuto a Dakar nel '66 - arriva anche una agguerrita pattuglia di esponenti dell'avanguardia jazzistica d'oltre Atlantico, in testa Archie Shepp. Shepp è una figura perfetta per inserirsi nel clima culturalmente e politicamente torrido del Festival Panafricano, dove le istanze rivoluzionarie sono all'ordine del giorno. Alla fine del festival, Shepp, invitato dalla Byg, va a Parigi, carico di quel "ritorno all'Africa" che percorreva il free jazz e che Shepp ha finalmente sperimentato, e della tensione rivoluzionaria che ha vissuto ad Algeri. E' in questa condizione politico-emotiva che il 12 agosto Shepp registra Yasmina, a black woman, poi, il 14, quello che sarà il secondo capitolo della suo trittico parigino del '69, Poem for Malcolm, con cui, a quattro anni di distanza da Malcolm semper Malcolm, brano inciso a caldo pochi giorni dopo l'assassinio di Malcolm X, torna con straordinario pathos sulla figura del grande leader afroamericano.
    1 hr
  • Byg Actuel: Archie Shepp - Yasmina, a black woman
    Attiva per una breve fase, a cavallo fra anni sessanta e settanta, la Byg è un'etichetta leggendaria, che nell'estate del '69 a Parigi, con una coda nei mesi successivi e anche nel '70, registrò una grande messe di album fondamentali per la documentazione dell'ultima fase della stagione del free jazz storico e della prima fase del post-free. Il catalogo della Byg è adesso oggetto di una organica operazione di ristampe, che ha come produttore esecutivo Jean-Luc Young, uno dei tre fondatori, nel '67, dell'etichetta destinata a diventare mitica: rimasterizzati, gli album sono ripubblicati in Cd e vinile, con una rivisitazione della grafica rispettosa di quella originale, e con il corredo di nuove note di copertina. Attraverso queste ristampe, con questa puntata - in cui ricostruiamo la vicenda della Byg dal '67 al '69 - cominciamo a ripercorrere alcuni dei titoli più importanti pubblicati dalla Byg: partiamo dal primo album, Yasmina, a black woman, del celebre trittico registrato da Archie Shepp, alfiere della new thing, nel corso del bollente agosto parigino del free, quando, in un momento irripetibile, nella capitale francese si incontrarono musicisti dell'avanguardia afroamericana provenineti dagli Stati Uniti, altri - come Shepp - reduci dal Festival Panafricano di Algeri, jazzisti di precedenti generazioni espatriati in Europa, e protagonisti del nuovo jazz francese ed europeo.
    1 hr 1 min
  • We Insist! Live a Jazz Anthology
    In diretta dall'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, questa sera Jazz Anthology presenta We Insist! Live, la rassegna - di cui Radio Popolare ha il piacere di essere media partner - che si svolgerà alla Casa delle Arti di Cernusco sul Naviglio sabato 18 e domenica 19 maggio, con ingresso gratuito. Per presentarla e per parlare di We Insist!, etichetta discografica attiva dal 2018 che opera nell'ambito del jazz d'avanguardia e della musica improvvisata e che organizza anche occasioni live per i propri musicisti, sono con noi Maria Borghi, presidente della Fondazione We Insist!, e - in due set improvvisati che costituiscono una sorta di anticipo della rassegna - quattro dei musicisti che si esibiranno nel fine settimana: Giancarlo Nino Locatelli, clarinetto, Alberto Braida, pianoforte, Andrea Grossi, contrabbasso, e Cristiano Calcagnile, batteria. Alla rassegna parteciperanno musicisti di grande rilievo anche dall'estero, Larry Ochs, Mark Dresser, Vladimir Tarasov, Jim Black, Rob Mazurek. Un grazie ai sempre bravissimi e rapidissimi nostri tecnici, Zacca e Marco Sambinello, che hanno reso possibile questo live.
    59 min
  • 1954: Lester Young with the Oscar Peterson Trio
    Creata nel '53 dal grande impresario e produttore Norman Granz che poi nel '56 crea la più famosa Vorve, nel '54 la Norgran pubblica due Lp a 10 pollici intitolati Lester Young with the Oscar Peterson Trio, volume 1 e 2, contenenti incisioni del '52; poi un Lp a 12 pollici (cioè un Lp del formato poi diventato corrente, a 30 cm. di diametro), intitolato The President, contenente altre incisioni con Peterson del '52 e altro materiale; nel '56 poi la Norgram ripubblica i brani usciti nei due 10 pollici del '54 in un unico Lp 12 pollici intitolato The President Plays with the Oscar Peterson Trio (tutti i brani incisi da Young nel '52 con Peterson, anche quelli dell'Lp a 12 pollici del '54, sono poi stati raccolti dalla Verve nel Cd intitolato - come gli Lp iniziali - Lester Young with the Oscar Peterson Trio). Young è stato - assieme a Coleman Hawkins e a Ben Webster - uno dei grandi sax tenori affermatisi prima delle svolta moderna del jazz negli anni quaranta, e ha avuto una incalcolabile influenza sulle successive generazioni di sassofonisti, basti pensare a Stan Getz. Negli anni cinquanta la sua arte mostrò segni di declino, ma gli album del '54 con le incisioni con Peterson del '52 sono tra i momenti migliori dell'ultima fase della sua carriera, e, ben accolti all'epoca, rimagono dei classici.
    1 hr
  • Sonny Rollins: A Night at the Village Vanguard: The Complete Masters
    Con A Night at the Village Vanguard: The Complete Masters, la Blue Note ripropone - in doppio Cd o triplo vinile - il celebre live di Rollins a partire dai master originali; il curatore di questa edizione, Joe Harley, si è reso conto che i master che erano stati utilizzati per realizzare gli Lp pubblicati nel '58 erano delle copie dei veri master, che erano stati registrati nel club newyorkese ad una velocità diversa, e poi appunto trasferiti su altri nastri: e che i master originari esistevano ancora, e offrivano una qualità di suono migliore, più aderente al suono reale di quella Night (che poi in realtà era anche un pomeriggio) del novembre '57. Rispetto all'edizione in Cd allestita nell'87, quando il materiale dei due Lp e altro materiale che era rimasto escluso era stato riproposto ricostruendo l'ordine cronologico del set pomeridiano e dei sue set serali, con questa edizione è stata fatta una operazione diversa, prendendo come riferimento l'edizione storica in due Lp (e riprendendone anche la grafica di copertina): i primi sei brani di questa edizione corrispondono ai brani dei due Lp storici, e nello stesso ordine. Il live di Sonny Rollins fu la prima registrazione dal vivo realizzata nel famoso locale newyorkese, che proprio allora si stava indirizzando in maniera più sistematica al jazz, e che poi sarebbe stato la cornice di live molto famosi, di Bill Evans, John Coltrane, Gerry Mulligan, Art Pepper, Roland Kirk: nel '57-58 nel jazz gli album dal vivo non erano ancora qualcosa di scontato, e tanto meno lo erano dei live registrati nei locali.
    1 hr
  • 1954: Dinah Washington - After Hours with Miss D
    Fra le più grandi cantanti della storia della musica neroamericana, Dinah Washington si è mossa all'incrocio fra gospel, blues, rhythm'n'blues e jazz: lei e Sarah Vaughan sono state le vocalist che hanno maggiormente contribuito a definire il canto jazzistico nella fase che comincia nell'immediato secondo dopoguerra, dopo cioè Billie Holiday e Ella Fitzgerald che lo hanno caratterizzato fra gli anni trenta e quelli della seconda guerra mondiale. La matrice gospel della Washington spiega in parte consistente l'approccio originale al canto jazzistico che Dinah afferma, ma anche la sua versatilità, che spinge la Mercury a farle abbondantemente incidere brani più leggeri o di taglio rhythm'n'blues. After Hours with Miss D, uscito nel '54, assieme al successivo Dinah Jams, del '55, è probabilmente il disco di caratura più jazzistica della parte centrale della carriera della Washington, e testimonia anche del suo atteggiamento, diverso da quello della maggior parte dei cantanti: cantante estremamente professionale, ma anche ottima pianista e capace di padroneggiare altri strumenti, Dinah Washington amava dare spazio ai musicisti con cui lavorava e al loro solismo, musicisti che in questo album sono personaggi della statura di Clark Terry e di Eddie Lockjaw Davis.
    1 hr
  • 1954: Dave Brubeck - Jazz Goes to College
    Per come fu realizzato e per il suo titolo, Jazz Goes to College di Dave Brubeck - fra le figure emblematiche del jazz degli anni cinquanta - ci racconta un'epoca, che ebbe uno dei suoi aspetti più significativi nel rapporto del pubblico giovanile bianco con il cool jazz, e ci racconta anche uno dei segreti del successo di Brubeck in quel decennio, quello appunto della ricerca di un nuovo pubblico andandolo a sollecitare direttamente lì dove si trovava, nei college, nelle università. Fu la moglie di Brubeck, Iola, ad avere l'intuizione di portare il jazz al pubblico degli studenti: operazione non banale, perché il jazz all'epoca non era una musica accettata senza problemi nei college, e il tentativo di Brubeck andò incontro ad ostacoli, traducendosi poi però in un grande successo. Album live, con protagonista il quartetto destinato a grandissima fortuna, e allora comprendente Paul Desmond al sax alto, Bob Bates al contrabbasso e Joe Dodge alla batteria, Jazz Goes to College fu il primo album di Brubeck per la Columbia, a cui il pianista portò subito un bel risultato, perché Jazz Goes to College fu uno degli album più venduti dalla Columbia nel '54, e continuò ad essere molto popolare fino all'inizio del decennio successivo.
    59 min
  • 1954: Louis Armstrong Plays W.C. Handy
    Il 1954 è uno dei primissimi anni in cui la produzione discografica di ambito jazzistico riflette in maniera ampia l'affermazione del formato dell'Lp. L'imporsi del nuovo formato ha fra le sue conseguenze anche l'emergere della formula degli album tematici: l'album di Armstrong dedicato a W.C. Handy non solo è un esempio pionieristico di album tematico nel campo del jazz, ma è anche un esempio pionieristico di album tematico che ha come oggetto un aspetto della storia del jazz, e cioè il contributo al repertorio del jazz e alla presenza del blues nel jazz di W.C. Handy, il musicista che ha messo su spartito St Louis Blues. Proprio grazie al nuovo formato, Armstrong può aprire l'album con una interpretazione del celebre brano di durata irrituale per un'incisione dell'epoca, quasi ben 9 minuti. Armstrong nel jazz è il primo a guardare al passato - un passato di cui lui stesso ha fatto parte - dedicando un intero album ad un protagonista della musica afroamericana. Handy nel '54 era ancora vivo, ed ebbe modo di apprezzare l'omaggio. Louis Armstrong Plays W.C. Handy ha ricevuto grandi consensi dalla critica, ed è considerato uno dei grandi album dell'Armstrong degli anni cinquanta, un decennio per Louis così felice artisticamente e sul piano del successo.
    1 hr

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