Jazz Anthology

Jazz Anthology

By Radio PopolareMusic
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Jazz Anthology episodes

  • Sylvie Courvoisier: Chimaera; Angelica Sanchez: Nighttime Creatures
    Uno degli album più segnalati tra le migliori uscite del 2023 nei consuntivi di fine anno è stato Chimaera di Sylvie Courvoisier, pianista svizzera e newyorkese di adozione molto apprezzata nell'ambito del jazz di ricerca (nella puntata del 19 giugno 2023 abbiamo presentato The Rite of Spring, l'album cointestato a lei e Cory Smythe dedicato a Stravinski). Pubblicato dalla Intakt, e inciso in sestetto con Wadada Leo Smith e Nate Wooley alle trombe, Christian Fennesz alla chitarra e all'elettronica, Drew Gress al contrabbasso e Kenny Wollesen alla batteria e al vibrafono, Chimaera è un lavoro ispirato alla pittura di Odilon Redon e alla sua attenzione alla dimensione del sogno. Da annoverare fra i migliori album del 2023 anche Nighttime Creatures della pianista Angelica Sanchez, pubblicato dalla Pyroclastic Records. Originaria dell'Arizona, e anche lei come la Courvoisier a New York dagli anni novanta, Angelica Sanchez si è distinta accanto a figure importanti come Wadada Leo Smith, Tyshawn Sorey, Rob Mazurek, William Parker, e per il suo talento di pianista in solo o in trio, ma meriterebbe di essere valorizzata anche come leader di organici più ampi: Nighttime Creatures è stato inciso con un nonetto. Sanchez ama la dimensione orchestrale, e nell'album rende omaggio a Carla Bley, e con uno dei due brani non originali del disco, a Ellington con Lady of the Lavender, brano non scontato del Duca.
    59 min
  • Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Bud Powell, Charles Mingus, Max Roach: Hot House - The Complete Jazz at Massey Hall Recordings
    Il concerto del quintetto Parker-Gillespie-Powell-Mingus-Roach alla Massey Hall di Toronto del 15 maggio 1953 è entrato nella leggenda grazie ad una registrazione pubblicata già nel dicembre dello stesso anno su due Lp 10 pollici della etichetta Debut di Mingus. Furioso perché per un problema tecnico di registrazione il suo contrabbasso praticamente non si sentiva, Mingus provvide però a sovraincidere la parte del suo strumento, alterando così la realtà del concerto. Nel 2003 fu poi pubblicato Complete Jazz at Massey Hall, che presentava la registrazione senza sovraincisione, migliorata con tecniche che negli anni cinquanta non erano disponibili. A settant'anni dal concerto e dalla sua pubblicazione su disco, in novembre l'etichetta Craft Recordings ha pubblicato Hot House. The Complete Jazz at Massey Hall Recordings, che in triplo Lp o doppio Cd propone senza sovraincisione la registrazione dei brani del quintetto, ulteriormente migliorata nella resa dal trattamento assicurato da Paul Blakemore, mago della masterizzazione e del restauro audio; e assieme mette a disposizione il resto - già pubblicato in precedenza - del materiale del concerto, cioè il trio di Powell e il solo di Roach, e i brani del quintatto nella versione originariamente pubblicata con le sovraincisioni di Mingus, che mantiene il suo valore storico. Il concerto alla Massey Hall fu l'unica occasione in cui Parker, Gillespie, Powell, Mingus e Roach, figure emblematiche del jazz moderno, furono registrati tutti e cinque assieme, e fu anche l'ultima occasione documentata da una registrazione in cui Parker e Gillespie si trovarono assieme. L'album offre anche delle note da cui si ricavano interessanti informazioni su come andarono le cose in quella straordinaria ma anche complicata serata: e possiamo scoprire che Rocky Marciano, il grande pugile italoamericano che quella stessa sera saliva sul ring a Chicago, con un KO alla prima ripresa conservò il titolo di campione mondiale dei massimi, ma forse, senza saperlo, salvò anche uno dei più celebri concerti della storia del jazz.
    1 hr
  • Wes Montgomery: The Complete Full House Recordings
    Di Wes Montgomery Jazz Anthology si è occupata solo una volta, nella puntata del 11 dicembre 2017 (disponibile in podcast), dedicata alle incisioni in quartetto dei Mongomery Brothers. Ma Montgomery, nato nel 1923 e morto molto prematuramento per un attacco cardiaco nel 1968, è stato uno dei personaggi più popolari del jazz della sua epoca, e un gigante della chitarra jazz. L'etichetta Craft Recordings ha voluto celebrare il centenario della nascita di Montgomery, e assieme anche il settantesimo anniversario della nascita della Riverside, l'etichetta creata nel '53 che pubblicò l'album di Montgomery Full House, allestendo The Complete Full House Recordings, recorded 'live' at Tsubo - Berkeley, California, disponibile in triplo Lp o in doppio Cd. La carriera di Montgomery decollò nel '59, quando su suggerimento di Cannonball Adderley il produttore Orrin Keepnews lo mise sotto contratto per la Riverside. Nel '62 Keepnews lo mandò in California a realizzare un album dal vivo, appunto Full House, registrato in un club di Berekeley. Full House è un album importante, per il livello dei partner (il "piccolo - per statura fisica - gigante" Johnny Griffin al sax tenore, e Wynton Kelly al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria, che negli anni precedenti erano stati la ritmica di Miles Davis), e perché ci presenta Montgomery dentro una dimensione jazzistica non ancora canalizzata nella formula - brani di successo interpretati in chiave jazz - degli album per la Verve e la A&M degli anni successivi, che avranno un grosso riscontro anche commerciale. Oltre all'album originario, The Complete Full House Recordings offre tutte le tracce alternative disponibili, e anche la traccia del brano Full House con l'assolo di Montgomery che nel Full House inserito nel disco fu invece sostituito dalla produzione con un altro assolo del chitarrista.
    1 hr
  • Jazz Christmas: Stan Kenton, Jimmy Smith, Chet Baker
    Il nostro inventario in progress del jazz legato al Natale e al periodo delle feste riprende dall'album di Stan Kenton su cui abbiamo concluso nella puntata del 25 dicembre, continua con Christmas '64 (poi ripubblicato nel '66 col titolo Christmas Cookin') di Jimmy Smith, dagli anni cinquanta popolarissimo specialista dell'organo Hammond, e si conclude con Silent Nights, album inciso nel 1986 da Chet Baker. Come racconta il libro di Jeroen De Valk, tradotto nel 2022 da EDt col titolo Chet Baker vita e musica, la seduta da cui nacque l'album è fra l'altro un esempio della capacità del trombettista di "appropriarsi rapidamente di materiale nuovo": Baker infatti non aveva mai inciso prima, e non aveva mai suonato dal vivo, nessuno dei brani, Silent Night in testa, scelti per l'album dal sassofonista Christopher Mason.
    1 hr
  • Jazz Christmas: Sidney Bechet, Peggy Lee, Stan Kenton
    Nelle puntate del periodo delle feste a cavallo fra 2019 e 2020 vi avevamo proposto i più classici album natalizi di ambito più o meno strettamente jazzistico, quelli di Sinatra, della Fitzgerald, di Nat King Cole, di Vince Guaraldi e la compilation postuma di Louis Armstrong; poi nelle puntate delle feste tra 2020 e 2021 avevamo continuato con l'album natalizio di June Christy e con due album natalizi di Tony Bennett (tutte puntate che potete ritrovare in podcast). Jazz Anthology cade quest'anno il 25 dicembre e il primo gennaio, e non potevamo dunque non continuare il nostro inventario del jazz legato al Natale e al periodo delle feste. In questa puntata cominciamo con i brani natalizi incisi da Sidney Bechet nel 1958 e continuiamo con l'album Christmas Carousel della cantante Peggy Lee, uscito nel '60 (lo stesso anno degli album natalizi della Fitzgerald e di Nat King Cole), per finire con A Merry Christmas! di Stan Kenton, pubblicato nel '61.
    1 hr 1 min
  • Suona con gentilezza. La mia storia: l'autobiografia di Sidney Bechet
    Protagonista a New Orleans del jazz delle origini, Sidney Bechet è stato uno dei primi grandi solisti della vicenda del jazz, uno dei primi ambasciatori del jazz in Europa, il primo importante sassofonista della storia del jazz, il primo - e per molto tempo unico - specialista del sax soprano; ma Bechet è stato anche uno dei primi importanti protagonisti della storia del jazz a rendersi conto dell'importanza di lasciare una traccia di sé non solo con la musica, in un'epoca - gli anni cinquanta - in cui realizzare delle autobiografie per i musicisti di jazz non era ancora così scontato: Treat It Gentle, pubblicata nel 1960, l'anno successivo alla morte di Bechet, è rimasta un classico nel campo delle autobiografie di ambito jazzistico, e finalmente è stata messa a disposizione del lettore italiano grazie alla collana Chorus della Quodlibet. Leggendola, scopriamo fra l'altro che Bechet è stato un pioniere anche nel vedere la propria identità e la propria musica in rapporto con l'Africa, con grande anticipo sul momento in cui il jazz cominciò a tematizzare e rivendicare la propria relazione con il Continente Nero. Di Treat It Gentle conversiamo con Claudio Sessa, che ha scritto la prefazione all'edizione italiana.
    1 hr 1 min
  • Abbey Lincoln. Una voce ribelle tra jazz e lotta politica: un libro di Luigi Onori
    Tra le più grandi protagoniste del canto jazzistico nella seconda metà del novecento e fin nel nuovo millennio, esempio di autonomia artistica, di non conformismo, di consapevolezza afroamericana, di autodeterminazione femminile, di impegno politico, Abbey Lincoln, mancata nel 2010, è decisamente meno ricordata di quanto meriterebbe. Lettura preziosa, il libro di Luigi Onori, Abbey Lincoln, una voce ribelle tra jazz e lotta politica (L'asino d'oro Edizioni, 260 pp. circa, 15 euro) è il primo che le è specificamente e interamente dedicato, ma oltre a questo merito in sé ha quelli di illuminare con importanti approfondimenti diversi aspetti della vicenda, della figura, della carriera della cantante: sul forte profilo politico-intellettuale della Lincoln, sul rilievo - quantitativo e contenutistico - del songbook originale da lei creato, sulla consistenza del suo rapporto con l'Africa. Ospite della puntata, oltre a parlarci di questo suo lavoro Onori sceglie e introduce per noi alcuni dei brani più significativi della produzione della Lincoln.
    Ad Abbey Lincoln Jazz Anthology ha dedicato una serie di dieci puntate andate in onda tra ottobre e dicembre 2020 (e disponibili in podcast).
    1 hr
  • Jazz Anthology di lunedì 04/12/2023
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    59 min
  • Jazz Anthology di lunedì 27/11/2023
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    59 min
  • Susan Alcorn: Pedernal; From Union Pool; Canto (Relative Pitch)
    Fondata nel 2011 da Kevin Reilly e Mike Panico, la Relative Pitch è una etichetta di punta nel campo del jazz d'avanguardia, dell'improvvisazione, della musica sperimentale. E' una etichetta newyorkese, ma Reilly, che la porta avanti da solo dopo la morte nel 2018 di Panico, ha avuto occasione di dire: "mi piace l'idea che tu possa guardare il nostro catalogo e non capire di dove è l'etichetta"; ed è effettivamente così, perchè sugli album della Relative Pitch troviamo protagonisti dell'avanguardia americana quanto europea ma anche di altre provenienze. E'una etichetta molto aperta, che ha costruito il suo catalogo sulla base di una vasta conoscenza di prima mano della scena d'avanguardia, improvvisativa, sperimentale, maturata attraverso una assidua frequentazione dal vivo di questi ambiti musicali: in questo senso è una etichetta di riferimento per avere il polso della scena attuale e scoprirne nuovi protagonisti. Con la puntata di questa sera cominciamo ad esplorare il catalogo recente della Relative Pitch: iniziamo da tre album assai diversi fra loro della specialista di pedal steel guitar Susan Alcorn, che da situazioni di ricerca e di improvvisazione ci porteranno fino alla sempre commovente El Derecho de Vivir en Paz di Victor Jara.
    58 min

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