Jazz Anthology

Jazz Anthology

By Radio PopolareMusic
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Jazz Anthology episodes

  • Jazz Anthology di lunedì 06/11/2023
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    1 hr
  • Jazz Anthology di lunedì 30/10/2023
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    1 hr
  • Jazz Anthology di lunedì 23/10/2023
    Come suggerisce il titolo della trasmissione, presente nel palinsesto di Radio Popolare fin dagli inizi, Jazz Anthology ripercorre la ormai lunga vicenda del jazz proponendone momenti e artisti salienti. Al di là della varietà delle sue forme, per Jazz Anthology questo genere è un fenomeno unitario di innovazione musicale in rapporto con una tradizione di matrice neroamericana. Jazz Anthology vuole quindi valorizzare sia la pluralità degli aspetti del jazz che la continuità della sua storia, dedicando la propria attenzione a tutte le epoche di questa musica, dal New Orleans al bebop, fino alle espressioni più audaci degli ultimi decenni. Il programma si articola soprattutto in serie di trasmissioni a carattere monografico, con l’intenzione – in un contesto mediatico che al jazz dà pochissimo spazio e in modo molto dispersivo – di dare così un contributo alla diffusione di una effettiva cultura del jazz. La sigla di Jazz Anthology è Straight Life (Art Pepper), da Art Pepper meets The Rhythm Section (1957, Contemporary/Original Jazz Classics)
    1 hr
  • Cadillac & Ogun at 50 (1): M. Westbrook, the Last Night at the Old Place
    Prendendo spunto da una serata londinese che il 28 settembre al Café Oto ha celebrato i 50 anni dalla nascita della Cadillac e della Ogun, anche Jazz Anthology festeggia il mezzo secolo di queste due importanti etichette. Alcuni dei più importanti esperimenti che segnano la nascita di una improvvisazione peculiarmente europea avvengono in Gran Bretagna fra il 1963 e il 1965, e oltremanica nel corso del decennio la scena del nuovo jazz e della free music è effervescente: ma nei primi anni settanta questi ambiti continuano ad essere scarisssimamente sostenuti dalla stampa e dalla radio, e ignorati dalle case discografiche. Da qui l'idea di mettere in circolazione in maniera indipendente degli album, per dare visibilità alla musica, per darle la possibilità di - letteralmente - essere ascoltata. Nel '73 John Jack e il pianista Mike Westbrook, uno dei più talentuosi protagonisti della nuova musica inglese dell'epoca, fondano la Cadillac Records. Nel 2018 la Cadillac ha pubblicato The Last Night at the Old Place, registrazione dell'ultima - maggio '68 - delle nottate settimanali che Westbrook animò alla testa di compagini orchestrali nel mitico club che visse solo per un anno e mezzo: un documento eccezionale su quella favolosa stagione del nuovo jazz inglese che la Cadillac e la Ogun si diedero come missione di rappresentare.
    59 min
  • Grandi inediti - Don Cherry, Jean Schwarz: Roundtrip
    In questa puntata di Jazz Anthology torniamo al Don Cherry degli anni settanta e al Don Cherry a Parigi, con una registrazione inedita del '77, cioè di due anni prima della partecipazione di Cherry all'album del batterista giapponese Masahiko Togashi, alla cui ristampa abbiamo dedicato un Jazz Anthology in maggio. Fino ad un certo punto degli anni sessanta la discografia di Don Cherry è piuttosto jazzisticamente compatta: dopo la metà del decennio si apre a ventaglio e testimonia di una serie di esperienze molto ampia e variegata, fra le quali non manca il rapporto con le novità elettroniche, che come mostra Human Music, l'album del '70 di Don Cherry in duo con Jon Appleton al sintetizzatore. L'album ora pubblicato è ricavato da due concerti tenutisi a Parigi nell'ambito di un festival del Group de recherches musicales, di cui faceva parte Jean Schwarz, che si occupava di elettronica, di etnomusicologia e che fino ad un certo momento aveva anche fatto il batterista di jazz. Oltre a lui, al sintetizzatore e ai nastri, e a Don Cherry, pocket trumpet, doussongoni, voce, altri strumenti, ci sono tre fuoriclasse: il percussionista brasiliano Nana Vasconcelos, il contrabbassista Jean Francois Jenny Clark, e il sassofonista, clarinettista e bandoneonista Michel Portal. Roundtrip rappresenta un altro tassello molto significativo per comporre il vivacissimo mosaico degli interessi e della disponibilità a mettersi in gioco di Don Cherry negli anni sessanta e settanta, e costituisce un episodio molto affascinante che, fra elettronica, free music e folklore, ci restituisce il senso di un'epoca, di una voglia di sperimentare, che è stata tipica degli anni settanta: ed è un altro splendido esempio della impagabile capacità di Don Cherry di lasciare nelle situazioni più diverse l'impronta della propria poesia.
    1 hr
  • Rob Mazurek in solo in diretta a Jazz Anthology
    Nel maggio scorso Rob Mazurek, figura tra le più significative del panorama jazzistico degli ultimi trent'anni, è stato ospite di Jazz Anthology nell'ambito di una puntata in cui Corrado Beldì ci ha presentato il festival di Novara Jazz di cui è direttore artistico; del festival, che si è poi svolto in giugno, Mazurek è stato protagonista con diversi progetti. In quella puntata di Jazz Anthology, dal nostro auditorium Demetrio Stratos, Mazurek ci aveva regalato un paio di interventi musicali: l'auditorium e la situazione gli sono piaciuti ed è nata così l'idea di una sua "residenza" a Radio Popolare, in collaborazione con Novara jazz, per registrare del nuovo materiale in solo, parte live e parte utilizzando il nostro auditorium come uno studio. La trasmissione di questa sera è la prima tappa dei tre giorni di residenza: 55 intensi minuti di solo in diretta, senza interruzioni, impiegando tromba, piccolo trumpet, pianoforte, flauto di canna, percussioni, oggetti, elettronica, voce.
    1 hr 1 min
  • Don Cherry, Steve Lacy: New York Total Music Company
    Alla metà degli anni sessanta Don Cherry incide i primi album a suo nome, fra cui un capolavoro del free come Symphony for Improvisers. Poi la musica di Don Cherry, che si divide ormai fra Stati Uniti ed Europa, comincia ad esorbitare dal jazz convenzionalmente inteso, e a nutrirsi di una prospettiva multiculturale. Nel '68 - anno per lui molto intenso - Cherry lavora fra l'altro con una formazione, la New York Total Music Company, di cui è nominalmente l'intestatario, ma che in effetti è una impresa con un carattere più collettivo rispetto ai gruppi che Cherry ha guidato alla metà del decennio: e la musica ha una fisionomia meno jazzistica e più aperta e indeterminata. Costituita con partner di altissimo livello - Steve Lacy al sax soprano, Karl Berger al vibrafono e al pianoforte, Kent Carter al contrabbasso e Jacques Thollot alla batteria - e con Cherry alla cornetta e al flauto di bambù, l'effimera esperienza della Total Music Company è una tappa importante nell'evoluzione della musica di Cherry nella seconda metà degli anni sessanta. La New York Total Music Company non ha mai inciso e non ne esistono registrazioni ufficiali, ma qualche anno fa è emerso, pubblicato in Cd e Lp irregolari, un prezioso live del marzo '68, registrato a Francoforte per una trasmissione radiofonica dalla emittente tedesca Hessicher Rundfunk.
    1 hr
  • Ricordo di Charles Gayle, 1939 - 2023
    Sax tenore ma anche valente polistrumentista, Charles Gayle, afroamericano, nato a Buffalo nel 1939, emerge nel jazz d'avanguardia solo negli ultimi anni ottanta. Nei sessanta insegna musica all'università e a New York partecipa alla scena del free jazz, ma senza cercare di farsi notare. Poi sceglie la vita dell'homeless, e suona per strada e nella metropolitana a New York e dintorni, rarissimamente in bar o club, facendo una musica senza compromessi, completamente libera: nel suo sax tenore è potentemente sedimentata la memoria di Sonny Rollins, Albert Ayler, John Coltrane, ma Gayle ha una sua fortissima personalità. Alla metà degli ottanta però la Knitting Factory gli offre un ingaggio settimanale, e nell'87 una etichetta svedese decide di fargli incidere un album: è il primo di una lunga serie di dischi sotto suo nome, e l'inizio di una carriera che Gayle non aveva mai avuto né cercato di avere. Profondamente religioso, Gayle riversa nelle sue energetiche improvvisazioni tutto il suo trasporto spirituale, ma anche il desiderio di suonare con la potenza e lo scatto con cui si tira di boxe, sua grande passione. Con Charles Gayle, morto a 84 anni il 5 settembre, se ne va quello che assieme a David S. Ware, mancato già da diversi anni, è stato il più importante sax tenore di quell'area free newyorkese che negli ultimi decenni ha ruotato interno a William Parker, e in assoluto uno dei più formidabili sax tenori di tutto il jazz - non solo dell'avanguardia - a cavallo tra secolo scorso e nuovo millennio. Lo ricordiamo col classico Touchin' On Trane (1991), in trio con William Parker al basso e Rashied Ali, il batterista dell'ultimo Coltrane; con Always A Pleasure (1993), in cui è nel gruppo di Cecil Taylor; con Requiem (2004) di William Parker; e con Live in Belgium (2015) in trio con gli italiani Manolo Cabras e Giovanni Barcella.
    58 min
  • Sonny Rollins: Go West!
    Giovedì 7 settembre Sonny Rollins compie 93 anni: si è da tempo ritirato dall'attività, ma continua a rilasciare interviste sempre molto lucide e interessanti. Come quella raccolta nel 2021 da Ashley Kahn che correda, assieme a note appunto di Kahn, il cofanetto Go West! (tre Lp o tre Cd o in digitale) da poco pubblicato dalla Craft. Nel marzo del '57 Sonny Rollins, 26 anni, arriva a Los Angeles con il gruppo di Max Roach: se non la prima è una delle prime volte che prende l'aereo per un ingaggio, ma è certamente la sua prima volta in California. Ne approfitta la Contemporary, l'etichetta del produttore Lester Koenig, che propone a Rollins, talento emergente, di incidere un album, che uscirà nell'estate del '57 col titolo di Way Out West: con Ray Brown e Shelly Manne ad accompagnarlo, è la prima registrazione di Rollins in trio sax/contrabbasso/batteria, la formula che sarà poi quella dell'epocale Freedom Suite incisa da Rollins un anno dopo. Nell'ottobre del '58, Rollins a Los Angeles registra con una formazione più ampia un altro album per la Contemporary, Sonny Rollins and the Contemporary Leaders: sarà la sua ultima incisione degli anni cinquanta, perché poi Rollins, che patisce la pressione che è il risvolto del suo successo, ma che constata anche le difficoltà subito insorte nella sua carriera per aver fatto un disco "politico" come la Freedom Suite, decide di prendersi un periodo sabbatico, nel corso del quale si esercita al sax sul Williamsburg Bridge. I due album sono adesso riproposti nel cofanetto della Craft assieme ad un terzo album, costituito da interessanti tracce alternative che erano già state pubblicate nell'86 ma che ormai da moltissimo erano fuori catalogo. Tre dischi da ascoltare - e da accompagnare con la lettura dell'intervista con i ricordi di Rollins sulle due incisioni - per festeggiare degnamente il compleanno del grandissimo Sonny.
    1 hr
  • Grandi inediti - John Coltrane with Eric Dolphy: Evenings at the Village Gate
    Ha fatto giustificata sensazione questa estate l'uscita di Evenings at the Village Gate, grande inedito live di John Coltrane risalente al 1961, pubblicato dalla Impulse! Nel 2021 la Impulse! aveva pubblicato (vedi la nostra puntata del 29 novembre 2021) A Love Supreme Live in Seattle, un inedito assolutamente prezioso dal punto di vista del suo rilievo storico ed estetico, ma che purtroppo lascia alquanto a desiderare quanto a qualità della registrazione: nel caso invece di Evenings at the Village Gate il livello della musica è stratosferico, ma anche della qualità della registrazione non ci si può proprio lamentare. Al sax tenore e al sax soprano, nell'agosto del '61 Coltrane si esibisce al Village Gate con Eric Dolphy, flauto, clarinetto basso e sax alto, McCoy Tyner al piano, Reggie Workman al contrabbasso e in una delle due serate fotografate dalle registrazioni da cui è stato ricavato l'album anche un secondo contrabbassista, Art Davis, e Elvin Jones alla batteria. Il momento che l'album documenta rappresenta un tassello molto importante per la ricostruzione della progressione della ricerca di Coltrane prima delle registrazioni dell'autunno del '61, realizzate al Village Vanguard e ai concerti europei. Al Village Gate Coltrane era fresco dell'exploit di My Favorite Things, che, pubblicato anche come singolo in 45 giri, aveva avuto molto successo: ma Coltrane è ormai entrato in una fase in cui la sua musica dal vivo è già molto più avanzata, audace, dei suoi album appena usciti. Basti pensare alla differenza tra il carattere rassicurante del My Favorite Things che era così piaciuto e quello, con un'improvvisazione di Coltrane molto più "delirante", che sentiamo proporre dal sassofonista al Village Gate: è solo uno dei motivi di grande fascino di questo album.
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