Jazz Anthology

Jazz Anthology

By Radio PopolareMusic
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Jazz Anthology episodes

  • The birth of bop: The Savoy 10-Inch Lp Collection
    Le prime registrazioni che documentano il bebop - il nuovo, audace linguaggio che irrompe sulla scena del jazz negli anni quaranta - sono effettuate dal vivo fra il '41 e il '43 nei locali di New York in cui i giovani boppers si ritrovano e maturano la fisionomia della loro nuova musica. Le prime registrazioni formali, di studio, di questa tendenza sono invece effettuate nel '44, e - per una serie di motivi - non sono realizzate dalle case discografiche più grandi, ma da etichette più piccole, agili e coraggiose. Diverse delle primissime registrazioni di studio ascrivibili al bebop effettuate nel '44 sono realizzate da un'etichetta nata nel '42, la Savoy, che poi nel corso degli anni quaranta continua a condurre importanti registrazioni di musicisti di ambito bebop. Nei primi anni cinquanta la Savoy pubblica una scelta delle registrazioni bebop effettuate negli anni quaranta in cinque album 10 pollici, con l'intestazione The birth of bop. Adesso la Craft Recordings (Universal) ha ripubblicato la serie dei cinque volumi di The birth of bop della Savoy in altrettanti 10 pollici che riprendono la grafica originaria e mantengono l'identica successione dei brani degli album degli anni cinquanta. The birth of bop, disponibile anche come doppio cd, è una miniera di brani meravigliosi, che ci comunicano l'ebbrezza di una musica straordinariamente innovativa colta nel momento del suo farsi: tra i musicisti che compaiono Charlie Parker, Tiny Grimes, Budd Johnson, un ventiduenne Dexter Gordon, un diciannovenne Stan Getz (sia Gordon che Getz alla loro prima seduta di incisione a proprio nome), Don Byas, Kai Winding, J.J. Johnson, Bud Powell, Max Roach, Fats Navarro, Al Haig, Eddie Lockjaw Davis, Leo Parker, Serge Chaloff, Allen Eager...
    59 min
  • Nexus alla festa di Radio Popolare: Daniele Cavallanti e Tiziano Tononi ospiti di Jazz Anthology
    Incontratisi alla fine degli anni settanta, nel 1980-81 due musicisti milanesi, il sassofonista Daniele Cavallanti e il batterista Tiziano Tononi, danno vita ad un progetto comune, che, legati ad una stagione anche sociale e politica in cui quella collettiva è stata una dimensione tanto importante, scelgono di chiamare Nexus. A oltre quarant'anni di distanza Nexus non solo continua ad essere un esempio anomalo nel jazz italiano di proposta non intestata ad un singolo musicista, ma rappresenta un caso più unico che raro - nel panorama del jazz della penisola ma forse anche europeo - di sodalizio tanto longevo: in questi decenni Nexus si è distinto per la cifra originale, la grande qualità espressiva e l'estrema coerenza con cui ha declinato e elaborato l'iniziale ispirazione proveniente dalle esperienze dell'avanguardia d'oltre oceano degli anni sessanta. Il Top Jazz 2021 del mensile Musica Jazz ha assegnato a Nexus il suo premio alla carriera. Ospiti di Jazz Anthology, Cavallanti e Tononi ripercorrono la vicenda di Nexus e presentano l'esibizione con cui domenica 11 giugno (h. 22, Teatro La Cucina) concluderanno All You Need Is Pop, la festa di Radio Popolare all'ex Paolo Pini. Guest per l'occasione di Nexus, il sassofonista Roberto Ottaviano, proclamato musicista italiano dell'anno dal Top Jazz 2022 di Musica Jazz.
    1 hr 1 min
  • Alexander Hawkins - Angelika Niescier: Soul in Plain Sight; A. Hawkins Mirror Canon: Break a Vase; A. Hawkins Trio: Carnival Celestial (Intakt)
    La Intakt ha appena pubblicato Carnival Celestial, album in trio piano (ma anche sintetizzatore e campionamenti), basso e batteria del pianista inglese Alexander Hawkins, uno dei più brillanti, versatili e richiesti fra i musicisti europei di area jazzistica affermatisi nel nuovo millennio. Tra il 2019 e il 2021 avevamo presentato i primi quattro album di Hawkins usciti con l'etichetta svizzera - le puntate le potete trovare in podcast. Nel frattempo la Intakt oltre a Carnival Celestial ha pubblicato altri due cd di Hawkins, non meno meritevoli di attenzione, e in questa puntata ci rimettiamo in pari: il duo con la sassofonista tedesca Angelika Niescier, uscito nel '21, e l'album dell'Alexander Hawkins Mirror Canon, con diversi organici (e la presenza fra gli altri del sassofonista britannico Shabaka Hutchings, diventato ormai un personaggio di culto con gruppi come Sons of Kemet e The Comet is Coming).
    59 min
  • Novara Jazz 2023: ospiti Rob Mazurek e Corrado Beldì
    Con un denso programma che si articolerà nell'arco delle giornate di due fine settimana lunghi, 1-4 e 8-11 giugno, quest'anno Novara Jazz arriva al ragguardevole traguardo della ventesima edizione: per l'occasione sono nostri ospiti Corrado Beldì, direttore artistico, che ci illustra il cartellone di Novara Jazz 2023, e - per la prima volta a Jazz Anthology - Rob Mazurek, dagli anni novanta - quando è emerso sulla scena del jazz con l'esperienza di Chicago Underground - una delle figure più rappresentative e dinamiche del jazz contemporaneo. Mazurek ci parla dei tre diversi progetti - New Future City Radio, con Damon Locks, Exploding Star Orchestra e Chicago/Sao Paulo Underground - con cui sarà il mattatore di questa edizione: e, in diretta dal palco dell'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, ci regala due brani in solo, in uno dei quali combina magistralmente pianoforte, piccolo trumpet, voce e percussioni.
    1 hr 1 min
  • Don Cherry: la ristampa di Song of Soil di Masahiko Togashi
    Originariamente pubblicato solo in Giappone, grazie ad una meritoria ristampa dell'etichetta francese Wewantsounds è tornato da poco disponibile, in vinile e cd, l'album Song of Soil, intestato al batterista giapponese Masahiko Togashi e registrato a Parigi nel '79 in trio con Don Cherry e Charlie Haden. All'epoca Cherry e Haden erano nella capitale francese e suonavano alla Chapelle des Lombards; negli anni sessanta enfant prodige della batteria e fra i pionieri del free jazz nipponico, poi vittima di un incidente che lo lasciò paralizzato dalla vita in giù ma che non fermò la sua carriera, Togashi riuscì ad avere l'ok per l'incisione da Martin Meissonier, all'epoca agente/tuttofare di Don Cherry, e arrivò appositamente a Parigi dal Giappone. Oltre che per la qualità della musica, questa ristampa di Song of Soil si distingue anche per il libretto di accompagnamento, che oltre ad un profilo di Togashi, comprende un testo con passaggi di intervista a Meissonier. Già animatore di programmi radiofonici e giornalista a Libération, Meissonier, che sarebbe poi stato una figura chiave della fase di lancio della musica africana e della world music negli anni ottanta, lavorò per Don Cherry dalla seconda metà degli anni settanta all'81, e offre un ritratto di prima mano, molto interessante e delizioso, del Don Cherry che in quegli anni era un assiduo frequentatore della capitale francese: ""Già ai tempi di France Musique avevo preso il gusto per una mentalità aperta: ma con Don ero passato alla pratica".
    1 hr
  • 25 aprile: l'antifascismo di Charlie Haden
    Nell'aprile del 1969 Charlie Haden riunisce a New York una straordinaria compagine, con cui registra l'Lp Liberation Music Orchestra. Nel passaggio fra anni sessanta e settanta l'album fra epoca: è uno dei dischi che rappresentano il canto del cigno del free jazz, e, carico delle urgenze degli anni sessanta, è allora - e rimane a tutt'oggi - uno dei più riusciti esempi di impegno politico nel jazz. Fra i brani Song of the United Front, scritta nel '34 da Eisler/Bracht per sostenere il fronte unito fra socialdemocratici e comunisti nella lotta contro il nazismo. Nell'album Song of the United Front precede una ampia medley in cui con straordinario pathos l'orchestra interpreta tre canzoni repubblicane della guerra di Spagna. Nel disco Haden ha anche l'ardire di inserire una sua composizione - Song for Che - dedicata ad Ernesto Che Guevara, che era stato ucciso solo due anni prima. Haden pagherà cara la sua audacia politica: benché l'album venga considerato un capolavoro, per anni Haden non riuscirà ad incidere album a suo nome, e dovrà aspettare l'82 per incidere un'altro album orchestrale nello spirito di Liberation Music Orchestra, The Ballad of the Fallen, nel quale torna fra l'altro sulla guerra civile spagnola e dedica un brano a Dolores Ibarruri, la Pasionaria di "No pasaran". Nel '71, durante un concerto del quartetto di Ornette Coleman a Cascais, in Portogallo, Haden dedica il suo Song for Che "ai movimenti di liberazione dei popoli neri del Mozambico, dell'Angola e della Guinea", che stanno conducendo la lotta armata contro il colonialismo portoghese: in Portogallo c'è la dittatura fascista di Marcelo Caetano e Haden viene arrestato dalla polizia politica. Il 25 aprile 1974 Caetano è rovesciato da un sollevamento di militari democratici. In The Ballad of The Fallen Haden interpreta Grandola Villa Morena, la canzone che poco dopo la mezzanotte del 24 aprile aveva dato il segnale di inizio dell'operazione insurrezionale, mentre nel '76 intitola For a Free Portugal un suo duo con Paul Motian, in cui campiona il sonoro di un'azione militare del Movimento di Liberazione dell'Angola.
    1 hr
  • more miles to go: Walter Prati e Daniele Cavallanti ospiti di Jazz Anthology
    Allegato al numero di aprile del mensile Musica Jazz, esce in cd "more miles to go", un lavoro concepito e realizzato da Walter Prati, con la sua Experimental Music Company. Il riferimento a Miles Davis è duplice: nella scelta delle composizioni rivisitate (Nardis, In A Silent Way, Solar...), ma anche nel procedimento di post-produzione con cui i brani sono stati elaborati, che richiama il lavoro d'avanguardia del produttore Teo Macero su album di Miles Davis come Bitches Brew e On The Corner. Ospiti in studio a parlarci di "more miles to go" (che sarà presentato dal vivo a Milano il 28 aprile alla Fabbrica del vapore) Walter Prati e Daniele Cavallanti, uno dei musicisti coinvolti in questo progetto.
    59 min
  • Wadada Leo Smith: Fire Illuminations (Kabell)
    Mentre un po' per volta continua il nostro work in progress di ricostruzione cronologica della carriera di Wadada Leo Smith, dedichiamo una puntata extra al suo album più recente, Fire Illuminations: Wadada lo ha ha appena pubblicato - solo in digitale - con la Kabell, l'etichetta personale con cui mezzo secolo fa il trombettista fece uscire i primi album a suo nome. Il 5 e 6 maggio Waddada Leo Smith sarà al festival Angelica, a Bologna, per le sue prime due (e per il momento uniche) date europee dopo il covid: a ottantun anni, Wadada è in piena attività e ad alto livello, come testimonia già il tenore della formazione impegnata in questo album, denominata Orange Wave Electric: Nels Cline, Brandon Ross e Lamar Smith alle chitarre elettriche, Bill Laswell e Melvin Gibbs ai bassi elettrici, Pheeroan AkLaff alla batteria, Mauro Refosco alle percussioni, Hardedge all'elettronica. Album autorevole e lucido, Fire Illuminations sta dalle parti del Wadada Leo Smith le cui radici artistiche affondano nel blues del Delta e poi affascinato dal Miles Davis elettrico: è il prodotto di una serie di sedute di incisione condotte con diverse configurazioni della formazione, e di un intenso lavoro di post-produzione, il tutto nell'arco di quattro anni. Fire Illuminations è la prima di diverse uscite di Leo Smith previste per il 2023. Uno dei brani dell'album è dedicato al grande Tony Williams, due portano nel titolo Muhammad Ali: "Muhammad Ali's Spiritual Horizon" e "Muhammad Ali and George Foreman's Rumble in Zaire Africa".
    1 hr
  • 50 anni dopo: il Gaetano Liguori Idea Trio in diretta a Jazz Anthology
    A Milano nei primi anni settanta fu attivo per un breve periodo un locale che è rimasto ben presente nella memoria degli appassionati dell'epoca: il Jazz Power di piazza del Duomo, sopra il bar Motta, dove, con la direzione artistica di Franco Fayenz, si esibirono gruppi come quelli di Gato Barbieri, Jean-Luc Ponty, Keith Jarrett, solo per fare qualche nome per quanto riguarda il jazz internazionale, e molti dei più importanti jazzisti italiani. Il 3 aprile 1973, era un sabato, nella programmazione pomeridiana il Jazz Power tenne a battesimo un gruppo destinato, con la sua impronta free e la sua fisionomia innovativa (in particolare il basso elettrico invece del contrabbasso), a fare epoca sulla scena del jazz italiano degli anni settanta: il trio del pianista Gaetano Liguori con Roberto Del Piano al basso e Filippo Monico alla batteria. Siamo al 3 aprile 2023, sono passati esattamente cinquant'anni, e Gaetano Liguori, Roberto Del Piano e Filippo Monico sono sul palco dell'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare per un concerto in diretta per Jazz Anthology: con qualche racconto sui primi passi di questo storico trio, e intatta la passione di tanti anni fa nel suonare assieme.
    58 min
  • Jazz Anthology di lunedì 27/03/2023
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    1 hr

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