Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • 1955: Kenny Clarke - Telefunken Blues; The Kenny Clarke - Ernie Wilkins Septet
    E' nel '55 che esce il primo album intestato a Kenny Clarke: il suo Telefunken Blues è una delle uscite più significative dell'annata, nella quale il grande batterista - negli anni quaranta artefice decisivo, assieme a Max Roach, della rivoluzione del drumming operata dal bebop - è vivacemente presente anche con altri dischi. in due sedute a cavallo fra il '54 e il '55 Clarke incide otto brani, che nel '55 vengono pubblicati dalla Savoy in due 10 pollici intitolati semplicemente Kenny Clarke e Kenny Clarke Vol. 2, e poi riuniti in un unico Lp a 12 pollici intitolato Kenny Clarke: i riscontri ottenuti da questi album devono evidentemente far pensare che c'è un potenziale in più a cui puntare, perché - già nel '55 - l'album viene ripubblicato con un titolo più di effetto, Telefunken Blues, e - invece delle copertine vecchiotte in bianco e nero dei 10 e 12 pollici di cui prendeva il posto - con una copertina a colori in cui campeggia una graziosa fanciulla bionda. Clarke incide il materiale di Telefunken Blues nella fase finale del suo lavoro con il Modern Jazz Quartet, di cui è stato il batterista dall'inizio: ma la musica del fortunato quartetto gli sta ormai stretta, e Clarke è ancora al suo posto quando il MJQ incide nel gennaio del '55, ma lascia in febbraio, probabilmente più o meno nei giorni della seconda seduta in cui viene inciso il materiale che confluirà poi in Telefunken Blues. L'arrangiatore della seconda seduta è il sassofonista Ernie Wilkins, con cui alla fine di marzo Clarke torna in studio per un'altro album, che usce sempre nel '55 cointestato ad entrambi. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr 6 min
  • Irene Schweizer: irène's hot four (Intakt)
    Negli anni ottanta irene Schweizer aveva dato un autorevole impulso alla nascita della Intakt, etichetta di Zurigo che ha poi dato ampio spazio alla produzione della pianista svizzera e che si è affermata come un importante riferimento per il jazz d'avanguardia, e non solo europeo. A meno di un anno dalla scomparsa di Irene Schweizer - si vedano in podcast il nostro ricordo del luglio 2024 e le tre puntate che le avevamo dedicato per i suoi ottant'anni nel maggio-giugno 2021 - la intakt pubblica un magnifico live inedito della pianista registrato al festival internazionale del jazz di Zurigo nel novembre dell'81. Per quella occasione - e per il concerto il giorno seguente al festival del jazz di Berlino - Irene Schweizer pensa a qualcosa di speciale, e organizza un quartetto con il sassofonista, clarinettista e fisarmonicista tedesco Rudiger Carl, col contrabbassista sudafricano Johnny Dyani, e col batterista olandese Han Bennink. Alla base il sodalizio, anche in duo, con Carl che durava già dal '73; la confidenza con Dyani, arrivato non ancora ventenne al festival di Antibes nel '64 con i sudafricani Blue Notes, che scelsero l'esilio dal Sudafrica dell'apartheid e con cui poco tempo dopo Schweizer strinse amicizia all'African Jazz Café di Zurigo dove lavorava; e il debole per la batteria - essendo lei stessa anche batterista - e la consuetudine con un batterista e performer straordinario come Han Bennink. Con la sua musica non convenzionale, piena di verve e di fantasia, il quartetto fu l'avvenimento di quella edizione del festival di Zurigo. Certo, erano anni d'oro per l'improvvisazione europea: ma a sollecitare una musica come quella c'era anche il clima politico-sociale, controculturale di Zurigo, dove l'anno prima era esploso un forte movimento di contestazione giovanile, che nell'81 non aveva ancora finito di tenere in agitazione Zurigo e altre città... a cura di Marcello Lorrai
    1 hr
  • Red Records e Sounding Pictures: Marco Pennisi ospite di Jazz Anthology
    Per decenni Marco Pennisi ha collaborato alla grafica delle uscite della Red Records, la storica etichetta italiana creata nel 1976 da Sergio Veschi. Nel 2021 Pennisi ha poi rilevato la Red, che in questi ultimi anni ha rilanciato, valorizzandone l'importante catalogo con ristampe in molti casi ampiamente aumentate, ma pubblicando anche inediti e nuove produzioni. Come altro aspetto dell'attività della Red, nel 2022 Pennisi ha varato Sounding Pictures, una collana, unica nel suo genere, di libri - formato Lp - di foto di jazz: sei fino ad ora i volumi pubblicati, consacrati al lavoro dei fotografi Mirko Boscolo, Elena Carminati, Roberto Polillo, Carlo Verri, Riccardo Schwamenthal, Paola Bensi. E' ora in uscita il settimo, dedicato a Luigi Zanon: in collaborazione con Sounding Pictures, nell'ambito di Novara Jazz venerdì 30 maggio si inaugura una mostra di scatti del fotografo genovese, mancato nel 2017. La conversazione con Pennisi è intercalata da qualche assaggio del catalogo Red, da un classico come Appointment in Milano di Bobby Watson all'album di una rivelazione come Hakan Basar, giovane pianista turco. Ma torneremo presto sulla produzione della Red, e in particolare ci occuperemo dei due volumi Standards Lost and Found di Gato Barbieri. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Daunik Lazro (2): Résumé of a Century; Duo; True and Whole Tones in Rhythms
    Completiamo il nostro omaggio a Daunik Lazro in occasione dei suoi ottant'anni proponendo tre Cd, tutti pubblicati dalla Fou Records nel 2024, con cui il sassofonista francese recupera tre live che rappresentano momenti emblematici della sua attività e dei suoi sodalizi degli anni ottanta-novanta. In Resumé of a Century, registrato nel '99, è - al sax alto e baritono - in compagnia di tre figure di tutto rilievo e storiche dell'improvvisazione europea: il batterista tedesco Paul Lovens, la vocalist francese Annick Nozati e il pianista e fisarmonicista belga Fred Van Hove; in Duo, registrato nell'80, è - al sax alto - con il grande contrabbassista francese Jean-Jacques Avenel, con cui ha collaborato a lungo e intensamente: e di questo album ascoltiamo una intera e magnifica sequenza di 27 minuti; infine in True and Whole Tones in Rhythms, registrato nell'82, è - al sax alto e al tubausax - in trio con Avenel e con il geniale violoncellista americano, e europeo di adozione, Tristan Honsinger.
    1 hr
  • Walter Prati - Unbassable live a Jazz Anthology
    In un live nel nostro auditorium Demetrio Stratos, Walter Prati ci presenta ed esegue dal vivo il materiale di Unbassable, suo nuovo album, pubblicato dall'etichetta Folderol, consacrato alle possibilità non convenzionali del basso elettrico con l'impiego dell'elettronica. Walter Prati è una presenza piuttosto familiare per gli ascoltatori di Jazz Anthology. In una puntata dell'ottobre 2017 ci aveva presentato la nuova edizione accresciuta dell'album Hall of Mirrors, cointestato a Evan Parker e a lui: la collaborazione di Prati come musicista elettronico con Evan Parker è stata molto importante per aprire per il sassofonista inglese, caposcuola dagli anni sessanta dell'improvvisazione radicale, una nuova fase del suo interesse per il rapporto con musicisti dell'ambito dell'elettronica, che lo ha fatto passare dall'interazione con l'elettronica nello stadio dell'analogico a quello del digitale; nell'aprile 2023 Prati ci aveva invece presentato l'album More Miles To Go, il suo progetto ispirato e in omaggio al Miles Davis elettrico (entrambe le puntate sono disponibili in podcast). A cura di Marcello Lorrai.
    57 min
  • Daunik Lazro (1): Standards Combustion; Café Oto
    Ottant'anni compiuti il 2 aprile scorso, e all'attivo una lunga e intensa carriera iniziata nella prima metà degli anni settanta, il sassofonista francese Daunik Lazro è uno dei più significativi protagonisti europei della scena improvvisativa. In due puntate, gli rendiamo omaggio passando in rassegna cinque dei titoli più recenti della sua ricca discografia. Sono tutti album live, a testimonianza del rilievo che per Lazro ha la dimensione dell'improvvisazione dal vivo, nell'immediatezza del rapporto col pubblico. In Standards Combustion, registrato nel 2022 in trio con Benjamin Duboc al contrabbasso e Mathieu Bec alla batteria, e pubblicato dall'etichetta Dark Tree, Lazro, al sax tenore, interpreta fra l'altro brani di sassofonisti che con la loro arte hanno contribuito a plasmare nella sua giovinezza il suo gusto e le sue idee musicali: Coltrane, Shorter, Ayler, Lacy. Café Oto (il locale londinese, riferimento per le musiche di ricerca, dove l'album così intitolato è stato registrato nel 2020) è un Cd doppio pubblicato dalla Fou Records: nel secondo Cd Lazro, sax tenore e baritono, è in trio con Jean-Marc Foussat, synth, e con Evan Parker, sax soprano, in un'unica sequenza di circa tre quarti d'ora, di cui ascoltiamo l'avvio.
    1 hr
  • Sun-Mi Hong: Meaning of a Nest; Nduduzo Makhathini: Unomkhubulwane
    Nata nel 1990 in Corea del Sud, Sun-Mi Hong a dodici anni è rimasta folgorata dalla batteria, e ha poi coltivato la sua passione superando ostacoli e pregiudizi, fino a decidere una quindicina di anni fa di iscriversi al conservatorio di Amsterdam. Inseritasi nella scena olandese, Sun-Mi Hong si è distinta anche come leader, ed è fra i protagonisti più significativi e promettenti del giovane jazz europeo: in Meaning of a Nest, da poco pubblicato da Edition Records, è alla guida di un quintetto, con Alistair Payne alla tromba, Chaerin Im al piano, e gli italiani Nicolò Ricci al sax tenore e Alessandro Fongaro al contrabbasso, anch'essi residenti ad Amsterdam. Prossimamente tornerà ad esibirsi dal vivo in Italia Nduduzo Makhathini, pianista sudafricano che si è affacciato sulla ribalta internazionale del jazz solo da pochi anni, suscitando subito molto interesse; pubblicato lo scorso anno dalla Blue Note, il suo nuovo album, in cui come sua abitudine Makhathini si esprime anche come vocalist, è stato registrato in trio, con due accompagnatori interessanti che è l'occasione buona per scoprire: il contrabbassista Zwelakhe-Duma Bell le Pere, con origini sudafricane, statunitensi e nativoamericane, e il batterista cubano Francisco Mela, entrambi attivi sulla scena di New York.
    1 hr
  • Giorgio Gaslini: Concerto della Resistenza
    Replica della puntata andata in onda il 25 aprile 2022 -
    Quest'anno Jazz Anthology va in onda il 25 aprile, e abbiamo pensato
    allora di festeggiare la festa della Liberazione proponendo in questa
    puntata il Concerto della Resistenza tenuto dal quartetto di Giorgio
    Gaslini nell'Aula magna dell'Università Statale di Milano il 24 aprile
    1974: il Concerto della Resistenza si tradusse in un album, pubblicato
    all'epoca con questo titolo dalle Edizioni di Cultura Popolare del
    Movimento Studentesco, e mai ristampato in Cd. Con Gianni Bedori al sax
    soprano e tenore, Bruno Tommaso al contrabbasso e Andrea Centazzo alle
    percussioni, il quartetto di Gaslini era un gruppo innovativo e
    originale, una delle cose migliori del jazz italiano di quegli anni. Con
    questo concerto il Movimento Studentesco metteva in pratica una
    indicazione che era venuta proprio da Salvatore Toscano, dirigente
    carismatico di quella organizzazione politica (e poi mancato
    prematuramente), che riteneva importante portare all'attenzione dei
    militanti - e delle masse, come si diceva allora - il jazz come forma
    d'arte di grande rilievo politico. Il successo di inziative come il
    concerto di Gaslini fu il preludio all'allestimento di una rassegna che
    fece epoca nel jazz italiano di allora, "Nuove tendenze del jazz
    italiano" (novembre 1975). Fra i brani in scaletta Fischia il vento, ma
    anche (il golpe in Cile era avvenuto solo pochi mesi prima, settembre
    1973) la Cancion del poder popular.
    Come bonus finale, Bella Ciao nell'interpretazione di Marc Ribot dal suo
    album Songs of Resistance.
    1 hr
  • 1955: Herbie Nichols - The Prophetic Herbie Nichols Vol. 1 and 2
    La storia del jazz è costellata di casi di grandi musicisti che hanno faticato a vedere riconosciuta la propria arte, e a viverne: ma il caso di Herbie Nichols è veramente particolare, perché a fronte del grande talento, della forte originalità che emergono da quel poco di Nichols che è documentato, il pianista ha avuto delle limitatissime possibilità di mettere in pratica le proprie idee e la propria sensibilità musicale. E a chiudere poi queste possibilità ci si è messa una morte prematura. Nichols non era portato per la competizione, non era uomo da imporsi, ma nondimeno era convinto del valore di quello che poteva fare: fin dal '46 Nichols, classe 1919, cerca a più riprese di interessare alla propria musica Alfred Lion, il coproprietario e produttore della Blue Note. Lion ebbe occasione di dire che Nichols era l'uomo più ostinato che avesse mai conosciuto: in effetti ci volle la bellezza di quasi dieci anni perché Lion si decidesse, ma alla fine, quando Nichols aveva ormai quasi 36 anni, gli organizzò due sedute di incisione che si tennero nel maggio del '55, e gli affiancò una ritmica di prim'ordine, con Al McKibbon al contrabbasso e Art Blakey alla batteria, dando inoltre ai due Lp a 10 pollici che pubblicò nel '55 - esordio personale del pianista - un titolo lusinghiero come The Prophetic Herbie Nichols. Gli album mostrano un pianismo e un discorso musicale non convenzionali, con molte soluzioni non ovvie, e uno stile non privo di punti di contatto con altri dei più originali pianisti della sua generazione, fra cui Monk. Gli album vennero recensiti dalla critica anche molto favorevolmente: ma purtroppo vendettero poco. Il risarcimento per l'arte di Nichols sarebbe infine arrivato, ma solo dopo la sua morte.
    1 hr
  • Byg Actuel: Don Cherry - "Mu" first part; "Mu" second part
    Con la riproposta in doppio cd o due Lp dei due volumi di Mu, l'importantissimo lavoro inciso nell'estate del '69 a Parigi in duo da Don Cherry e dal batterista Edward Blackwell, continuiamo un po' per volta a inventariare le benemerite ristampe della gloriosa serie Actuel della Byg. Cherry - che aveva già una familiarità con la capitale francese - è uno dei musicisti americani - ma ormai Cherry gravita abbondantemente in Europa - che nel '69 la Byg invita a Parigi. Registrato in un'unica seduta nell'agosto, il lavoro si traduce in due Lp, il primo dei quali viene pubblicato già nel '69 proprio come numero 1 della serie Actuel che avrebbe fatto epoca; il secondo volume uscì poi nel '70 come numero 31. In Mu si sommano molti elementi: la lezione di libertà del free, il ritorno alle radici, l'apertura multiculturale, e un bisogno di semplicità e di una immediatezza che si fa molto sentire da un certo momento in avanti in Cherry. Come altri risultati della calda estate parigina della Byg, Mu può essere visto come un canto del cigno del free jazz: ma una fine che nel caso di Mu è anche un inizio, perché apre a nuove prospettive e soluzioni. Fra i capolavori di Don Cherry, Mu è uno degli album che marcano il passaggio d'epoca fra i sessanta e i settanta. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr

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