Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Bird Lives! - Charlie Parker Plays Cole Porter
    Settant'anni fa, il 12 marzo 1955, moriva a soli 34 anni Charlie Parker, una delle figure in assoluto più straordinarie e più adorate della vicenda del jazz: la morte di Parker, mito gigantesco, è un trauma terribile, e sui muri di New York compaiono le scritte: "Bird Lives!", "Bird - soprannome di Parker - vive!". Ricordiamo Charlie Parker a settant'anni dalla scomparsa con l'ultimo album a cui lavorò, inciso nel '54, che è stato pubblicato con titoli diversi, The Cole Porter Songbook, oppure Charlie Parker Plays Cole Porter. La formula dell'album dedicato ad un songbook si afferma con l'imporsi a partire dalla prima metà degli anni cinquanta del nuovo formato dell'Lp, che consente di svilupparla in modo consistente. Il grande impresario e produttore discografico Norman Granz ha l'idea di far realizzare a Parker un album consacrato ad uno dei massimi autori del "Great American Songbook"; le due sedute si tengono nel '54, dunque questo progetto precede quello degli album che sul Great American Songbook Granz fa realizzare a Ella Fitzgerald, il primo dei quali - proprio dedicato a Cole Porter - viene inciso nel '56: se Parker non fosse mancato, il suo album sarebbe con tutta probabilità uscito prima di quello della Fitzgerald. Avrebbe dovuto esserci almeno una terza seduta, che però non si tenne perché Parker in marzo morì: la sua session del dicembre del '54 per questo album finì per essere la sua ultima registrazione, in studio o dal vivo. Benché non ci fosse materiale a sufficienza per un Lp, Granz mantenne comunque il progetto di un album su Cole Porter, utilizzando delle tracce alternative: ogni improvvisazione di Parker era preziosa, e l'interesse per Parker e la forza del suo mito aprirono la strada alla pratica allora pionieristica degli album con tracce alternative. L'album uscì come Lp a 12 pollici nel '57, l'anno dopo quello della Fitzgerald. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr 3 min
  • We Insist! Live a Jazz Anthology
    Dall'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, Jazz Anthology presenta We Insist! Live, seconda edizione della rassegna di primavera della We insist! alla Casa delle Arti di Cernusco sul Naviglio, rassegna - a ingresso gratuito, e di cui come lo scorso anno Radio Popolare è media partner - che si svolgerà sabato 29 e domenica 30 marzo. Per presentarla e per parlare di We Insist!, etichetta discografica attiva dal 2018 che opera nell'ambito del jazz d'avanguardia e della musica improvvisata e che organizza anche occasioni live per i propri musicisti, sono con noi Maria Borghi, presidente della Fondazione We Insist!, e Virginia Sutera, violino, e Alberto Braida, pianoforte, proprio il duo che sabato alle 20.30 aprirà la rassegna. Il titolo questa volta è "Bubù settete, 7 duetti intorno al jazz": dopo Sutera/Braida, si esibiranno, con musicisti dall'Italia e dall'estero, i duo - a volte già consolidati, ma in alcuni casi al primo incontro in assoluto - Monica Demuru, voce, e Cristiano Calcagnile, batteria, percussioni, Mary Oliver, viola, e Luca Tilli, violoncello, poi domenica a partire dalle 18.00 Giselda Ranieri, danza, campane, e Giancarlo Nino Locatelli, clarinetto, campane, Liz Allbee, tromba, Sebi Tramontana, trombone, e dopo un apertitivo, dalle 20.30 Violeta Garcia, violoncello, elettronica e voce, Gabriele Mitelli, trombino, elettronica, e Camila Nebbia, sax tenore, e Andrea Grossi, contrabbasso. Grazie al nostro tecnico Zacca Cirillo che ha curato il live di questa sera. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Myra Melford: Splash (Intakt)
    La pianista statunitense Myra Melford - nata nel '57 nell'Illinois - è dagli anni ottanta una protagonista di rilievo del jazz d'avanguardia, come pianista e come leader: Splash è la sua prima volta sulla Intakt, e - dopo quello di Joachim Kuhn di cui abbiamo parlato in una puntata in febbraio - si tratta di un altro acquisto significativo per la etichetta svizzera, ma anche di un approdo interessante per la Melford, perché ci sono molte etichette che pubblicano jazz avanzato, ma la intakt è riuscita a crearsi una credbilità, una solidità di catalogo e una visibilità che possono fare invidia a molte etichette anche valorose, e può quindi rappresentare un riferimento interessante anche per musicisti - come nel caso della Melford - dell'altra sponda dell'Atlantico e con una lunga carriera. Splash è in trio con Michael Formanek e Ches Smith, eccellente contrabbassista il primo e fra i più creativi batteristi sulla scena il secondo; anche in questo album torna come ispirazione la pittura di Cy Twombly: nell'opera del grande protagonista della pittura contemporanea Melford ha trovato delle sollecitazioni che l'hanno portata anche - diciamo così - per analogia a delle interessanti ricerche e soluzioni nella sua musica. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr 3 min
  • 1954: Chris Connor Sings Lullaby of Birdlans; Sings Lullabys for Lovers. 1955: Chris Connor - This Is Chris
    La nostra ricognizione sugli album più significativi tra le uscite discografiche di jazz di settant'anni fa è un gioco che ha fra l'altro l'utilità di ricordarci protagonisti della vicenda del jazz di cui altrimenti avremmo difficilmente occasione di occuparci. E' il caso di Chris Connor, vocalist bianca del filone delle cantanti cool: nel '53 Chris Connor rimpiazza June Christy - proprio su raccomandazione di quest'ultima al bandleader - nell'orchestra di Stan Kenton, e questo le dà una grande popolarità che le consente poi di avviare rapidamente una carriera personale. Nel '54 June Christy esce con Something Cool, che conquista con la freschezza della sua voce: ma rispetto alla Christy, cantante con vistosi limiti, Chris Connor, influenzata come lei da Anita O'Day (che le aveva precedute nella compagine di Kenton), è una vocalist di un altro livello, che è certamente il caso di riscoprire attraverso i suoi album del '54-55: cantante capace di figurare egregiamente tanto in una dimensione intima come in quella di una big band, Chris Connor era molto ferrata, sfoggiava una bella dizione, cantava sostanzialmente senza vibrato, possedeva un timbro consistente, che le dava una presenza significativa, e aveva pathos ma anche senso dello swing. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Grandi inediti - Ella Fitzgerald: The Moment of Truth. Ella at the Coliseum
    Dopo avere negli ultimi anni pubblicato The Lost Berlin Tapes e Ella at the Hollywood Bowl, la Verve continua meritoriamente a sfornare importanti live inediti di Ella Fiztgerald. The Moment of Truth documenta un set della grande cantante alla Coliseum Arena di Oakland, in California, nel giugno del '67, in cui Ella è accompagnata da un trio e dalle tre sezioni di fiati - trombe, tromboni, ance - dell'orchestra di Duke Ellington, che allineano personaggi della statura di Cootie Williams, Lawrence Brown, Johnny Hodges, solo per citarne qualcuno. Nell'economia del set della Fitzgerald - in una serata in cui si esibiva lo stesso Ellington e il trio di Oscar Peterson - non c'è spazio per il protagonismo dell'orchestra e dei suoi eccezionali solisti, ma la big band offre ai brani una confezione estremamente elegante. La Fitzgerald è in forma smagliante, e l'inedito è di rilievo anche perché la cantante - in una fase in cui sta allargando e aggiornando il suo repertorio per rivolgersi ad un pubblico non solo di appassionati di jazz - interpreta alcuni brani da lei mai incisi in studio, e non documentati in altre sue esibizioni dal vivo: fra questo The Moment of Truth, da cui questo inedito ha preso il titolo, e Alfie, il grandissimo successo di Burt Bacharach. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • 1955: Modern Jazz Quartet - Concorde
    All'inizio degli anni cinquanta Milt Jackson, vibrafono, John Lewis, pianoforte, Ray Brown, contrabbasso, e Kenny Clarke, batteria, si riuniscono spesso in quartetto, e maturano l'idea di formare un gruppo stabile. Anche se Jackson è il solista di maggior nome, sono tutti musicisti molto quotati, e optano quindi per una - irrituale - soluzione paritaria, senza leader alla maniera convenzionale, e con un nome collettivo, Modern Jazz Quartet. Ma Brown, richiestissimo, sceglie di continuare con la sua carriera personale, e viene rimpiazzato nella prima metà del '52 da Percy Heath. Alla fine del '52 il MJQ comincia ad incidere, e John Lewis inizia a prendere in mano l'estetica del quartetto. L'attività del gruppo comincia ad essere sempre più intensa. Ma Clarke, uno dei creatori negli anni quaranta del bebop e grande innovatore dell'uso della batteria, patisce l'impronta che Lewis dà alla musica - con un jazz cameristico e raffinato, anche se tutt'altro che freddo e lontano dal blues - e all'inizio del '55 abbandona. E' allora che, con la cooptazione alla batteria di Connie Kay, il MJQ arriva all'assetto definitivo, che manterrà nei decenni successivi. Registrato in un'unica seduta nel luglio del '55, Concorde, pubblicato dalla Prestige, è il primo album del MJQ concepito dall'inizio come Lp a 12 pollici con una fisionomia di insieme: sarà uno degli album di maggiore rilievo dell'annata discografica 1955 del jazz, e resterà un grande classico del fortunatissimo quartetto. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Joachim Kuhn piano solo: échappée (Intakt)
    Nato nel '44 a Lipsia, che nel dopoguerra sarebbe poi stata parte della Germania dell'Est, Joachim Kuhn studiò pianoforte classico e composizione, e il suo talento lo predisponeva ad una carriera di concertista. Ma influenzato dal fratello maggiore, il clarinettista Rolf Kuhn, cominciò ad interessarsi al jazz, a cui poi, non ancora diciottenne, si consacrò professionalmente. Nel '64, col suo trio fu un pioniere del free jazz nella Germania dell'Est, che poi nel '66 lasciò per la Germania occidentale. Nel '68 si trasferì a Parigi, poi nella seconda metà dei settanta in California, quindi negli ottanta di nuovo a Parigi, vivendo tante avventure musicali: da sessant'anni Kuhn è una delle maggiori figure europee sulla scena internazionale del jazz. Realizzato incidendo a più riprese nel corso del 2023 in solitudine nel suo studio ad Ibiza, alle soglie degli ottant'anni, che ha compiuto il 15 marzo 2024, échappée è - se ce ne fosse stato bisogno - la prova di una qualità pianistica non comune: non sono molti i pianisti - e non parliamo certo solo dell'Europa - capaci di oltre un'ora e mezzo di piano solo con questa personalità, libertà, densità, varietà di registri espressivi. Appena pubblicato, échappée è già di sicuro uno dei migliori dischi di jazz di questo 2025. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • 1955: Gerry Mulligan - Presenting the Gerry Mulligan Sextet
    Nel dicembre del '54 Gerry Mulligan si esibisce alla Hoover High School di San Diego in quartetto e in sestetto: il set del sestetto costituì il debutto del sassofonista con questo organico, e rimase al momento isolato. Dopo i concerti nelle scuole di San Diego Mulligan sostanzialmente prende una pausa di sei mesi per scrivere musica, e appare dal vivo solo in rare occasioni. Nel luglio del '55 si esibisce al festival di Newport come ospite sia del quartetto di Chet Baker che di quello di Dave Brubeck, e con una all star comprendente Miles Davis, Monk e Zoot Sims. Poi in agosto, dopo avere firmato un contratto con la Emarcy, effettua una serie di prove in sestetto e dalla fine del mese fino alla metà di dicembre è ininterrottamente impegnato dal vivo col sestetto in concerti e ingaggi, col solo intervallo di tre date fra settembre e ottobre per le sedute di registrazione dell'album Presenting the Gerry Mulligan Sextet, che usce prima della fine dell'anno: con Mulligan al baritono, Jon Eardley alla tromba, Bob Brookmeyer al trombone (e anche al piano), Zoot Sims al sax tenore, Peck Morrison al contrabbasso e Dave Bailey alla batteria. Secondo l'opinione espressa poi da Brookmeyer, il sestetto fu il gruppo prediletto da Mulligan, più del quartetto e più anche della Concert Jazz Band tanto amata dal sassofonista. L'album fu accolto con molto favore sia dal pubblico che dalla critica e molto successo ebbero i concerti del sestetto. Nel '56 Mulligan registrò poi altro materiale in sestetto (con un paio di rimpiazzi nella formazione), che fu pubblicato nel '56 nell'album Mainstream of Jazz, ed effettuò con questo organico una importante tournée europea. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • 1955: Gerry Mulligan - California Concerts (2)
    Alla fine del '54 Mulligan è ancora interessato al formato del quartetto con la tromba come secondo fiato: ma il sassofonista era un arrangiatore provetto, che si era misurato con arrangiamenti per importanti big band, e che aveva una mentalità da arrangiatore: il sestetto era una formazione già più grande rispetto al quartetto, e sul piano degli arrangiamenti poteva dargli più possibilità e soddisfazioni. Nel 1988 tutto il materiale disponibile registrato nel novembre-dicembre '54 nel corso dei concerti di Mulligan in due scuole superiori di San Diego è stato raccolto in due Cd, intitolati California Concerts Volume 1 e Volume 2: nel primo i brani registrati in quartetto a novembre alla Stockton, nel secondo quelli di dicembre, in quartetto e sestetto, alla Hoover. Nella puntata di questa sera attingiamo al materiale supplementare rispetto a California Concerts, l'album originario del '55. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • 1955: Gerry Mulligan - California Concerts (1)
    Il quartetto di Gerry Mulligan, con Bob Brookmeyer al trombone, che nel giugno del '54 trionfa alla Salle Pleyel a Parigi, è un capolavoro, ma Brookmeyer, un perfezionista, è convinto che il quartetto funzioni meglio con una tromba, come nel famoso quartetto di Mulligan con Chet Baker del '52-53: e dopo sei intensi mesi di concerti e tournée il trombonista torna a Los Angeles. Mulligan ha il problema di rimpiazzarlo, ma d'altro canto è ancora interessato al formato del quartetto con la tromba: così ingaggia il trombettista Jon Eardley. Nel novembre del '54 Mulligan si esibisce con il nuovo quartetto alla Stockton High School, una scuola superiore di San Diego (il battistrada dei concerti indirizzati agli studenti era stato, un paio d'anni prima, Dave Brubeck). Nel dicembre si esibisce poi alla Hoover High School, pure a San Diego, sia col quartetto che con un sestetto, per il quale ha chiamato come fiati il vecchio amico Zoot Sims e proprio Brookmeyer, che essendo il concerto in California ha dato la sua disponibilità. I concerti vengono registrati, e nel '55 la Pacific Jazz pubblica un Lp a 12 pollici con sette brani, sulla prima facciata quattro brani in quartetto dal concerto alla Stockton, e sulla seconda tre brani in sestetto dal concerto alla Hoover: i brani in sestetto rappresentarono la prima apparizione discografica del sestetto di Mulligan, un formato a cui il sassofonista si affezionerà. Dopo le esibizioni del novembre-dicembre '54, Mulligan resterà sostanzialmente fermo per sei mesi , come leader e come tour: ma quando alla metà del '55 rimetterà insieme un gruppo, sceglierà di formare un sestetto. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr

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