Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Paolo Botti dal vivo a Jazz Anthology
    Violista e polistrumentista da trent'anni attivo nel jazz e nella musica improvvisata, qualche mese fa Paolo Botti ha pubblicato (in digitale, su Bandcamp) un album intitolato ellingtonianamente Solitude, una raccolta di brani in solo dal vivo: fra le tracce una, una medley, è stata registrata nel 2010 a Radio Popolare, nel nostro Auditorium Demetrio Stratos, dove in questa puntata di Jazz Anthology Paolo Botti torna per farci ascoltare dei brani eseguiti appunto in solitudine. Affascinato fin dall'adolescenza dal blues, dal folk europeo e nordamericano, da grandi cantanti/autori come Bob Dylan e Neil Young, Botti nel suo repertorio attinge trasversalmente al jazz classico come a quello d'avanguardia, al blues, al folk, al pop: alternando viola, banjo, dobro e mandocello, interpreta per noi, oltre a composizioni proprie, brani di Fats Waller, Dylan, Thelonious Monk (con un Misterioso che sembra fatto apposta per il banjo), Joni Mitchell, Mingus, Woody Guthrie e naturalmente Solitude, ma non solo, di Ellington. A cura di Marcello Lorrai
    1 hr
  • Jazz Anthology di lunedì 18/05/2026
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    1 hr
  • Jazz Anthology di lunedì 11/05/2026
    "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).
    1 hr
  • 1956: Kenny Dorham - The Complete 'Round About Midnight at the Café Bohemia
    Nel 1954 Kenny Dorham è uno dei membri originari, assieme ad Horace Silver e ad Art Blakey, della formazione che diventerà i Jazz Messengers, e che è destinata a dare un contributo fondamentale alla definizione della fisionomia dell'hard bop. Nel novembre del '55 il trombettista è con i Messengers nella registrazione che diventerà l'album At the Café Bohemia, che esce nel '56. Nel maggio del '56 Dorham torna al Bohemia come leader dei propri Jazz Prophets: l'album dal vivo registrato nel locale viene intitolato 'Round About Midnight at the Café Bohemia ed esce nello stesso '56. La formazione allinea al sax tenore J.R. Monterose, che nel gennaio precedente ha partecipato all'incisione dell'epocale Pithecanthropus Erectus di Mingus, alla chitarra Kenny Burrell, che in questa fase comincia a lavorare per la Blue Note, al piano Bobby Timmons, che a cavallo fra anni cinquanta e sessanta farà parte dei Messengers, al basso Sam Jones e alla batteria Arthur Edgehill. Meno di un mese dopo questa registrazione, Dorham sarà chiamato a rimpiazzare Clifford Brown, morto tragicamente, nel quintetto di Max Roach: qui al Bohemia abbiamo quindi l'opportunità di vedere Dorham in veste di leader in un momento cruciale di definizione e maturazione dell'hard bop, a cui col suo gruppo Dorham dà un contributo originale, con un hard bop diverso sia da quello di Blakey che di Silver (il batterista e il pianista presto si separano), meno muscoloso e d'assalto, più controllato e sofisticato, in cui Dorham si qualifica anche come compositore. Pubblicato dalla Blue Note, nel '56 'Round About Midnight at the Café Bohemia fu un grande successo; nel 1985 poi la Blue Note giapponese ripubblicò l'album in tre Lp, con l'aggiunta di 11 brani inediti; nel 2002 i tre volumi furono riassunti nel doppio Cd The Complete 'Round About Midnight at The Café Bohemia: adesso riproposto in doppio Cd o triplo Lp in una edizione rinnovata. A cura di Marcello Lorrai
    59 min
  • Ben Wendel: BaRcoDe; Joel Ross: Gospel Music
    Due album di due significativi protagonisti della scena attuale, il sassofonista Ben Wendel e il vibrafonista Joel Ross, che hanno nella presenza in entrambi di Ross un punto di coincidenza. Cinquantenne, canadese/statunitense, Ben Wendel è noto forse soprattutto come sassofonista di Kneebody, un intelligente e fortunato gruppo definito di jazz fusion; nel suo progetto BaRcoDe - l'album è pubblicato dalla Edition Records - Wendel utilizza in maniera suggestiva una combinazione irrituale, quella del suo sax con quattro musicisti che suonano vari tipi di tastiere a percussione - vibrafono, marimba, balafon, ecc. - o altri strumenti a percussione, e fra loro ci sono personaggi fra i più intererssanti di oggi, come Patricia Brennan e appunto Joel Ross. Gospel Music, pubblicato dalla Blue Note, è il quinto album di Ross per l'etichetta: il titolo non si riferisce al gospel come genere, ma vuole dire che si tratta di musica ispirata - il vibrafonista afroamericano è un musicista profondamente religioso - alle sacre scritture: non c'è bisogno comunque di condividere le convinzioni religiose di Ross per approfittare della musica, un jazz contemporaneo elegante e sentito che si fa apprezzare a prescindere.
    1 hr
  • McCoy Tyner: The Seeker. Live at Umbria Jazz Festival. Special guest Bobby Hutcherson
    Mezzo secolo fa, nel 1976, nasceva a Milano, fondata da Sergio Veschi, la Red Records, che è stata in quell'epoca, e continua ad essere oggi, una delle più importanti etichette italiane di jazz. Della Red, della sua storia e della sua attualità, abbiamo parlato l'anno scorso (la puntata la potete trovare in podcast, 26 maggio 2025) con Marco Pennisi, che alcuni anni fa ha rilevato l'etichetta e l'ha rilanciata. Qualche settimana fa (podcast del 23 marzo scorso) abbiamo salutato i cinquant'anni della Red con una prima trasmissione, in cui nel nostro auditorium abbiamo avuto un piano solo con intervista di Hakan Basar, ventunenne pianista turco che la red sta valorizzando. In questa puntata continuiamo a festeggiare la Red con uno splendido live inedito, molto prestigioso per l'etichetta, di McCoy Tyner col suo trio e Bobby Hutcherson come ospite, al Teatro Morlacchi di Perugia nell'ambito di Umbria Jazz 1993. E' McCoy Tyner il mattatore di questo live, impreziosito dalla presenza di Hutcherson: fra i musicisti più grandi della loro generazione (del '38 Tyner e del '41 Hutcherson), a partire dall'album Stick-Up! ('66) di Hutcherson per la Blue Note, il pianista e il vibrafonista sono apparsi assieme in parecchie occasioni, in dischi dell'uno, dell'altro o di entrambi. Qualche mese dopo questa esibizione, nel dicembre del '93 a New York, la loro sintonia si sarebbe rinnovata nell'incisione del loro unico album in duo, Manhattan Moods, per la Blue Note. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Byard Lancaster: Le ristampe Souffle Continu degli album parigini (2)
    Nella seconda puntata che dedichiamo ai quattro album con Byard Lancaster pubblicati dalla parigina Palm negli anni settanta e ristampati dalla Souffle Continu, riprendiamo ascoltando ancora due brani da Exactement. Consideriamo poi Mother Africa, inciso e pubblicato nel '74, in quintetto, senza un vero e proprio intestatario, ma più che di Lancaster probabilmente album del giovane e brillante trombettista texano Clint Jackson III, e con la suite da cui il disco ha preso il nome firmata dal creatore della Palm Jef Gilson. Infine ci occupiamo di Funny Funky Rib Grib, intestato a Lancaster, registrato nel '74 ma pubblicato nel '79, con una formazione comprendente Clint Jackson, Steve McCall, e musicisti francesi o operanti in Francia, fra cui una figura di punta del jazz francese d'avanguardia, Francois Tusques. Queste ristampe della Palm sono preziose per mettere a fuoco un musicista come Lancaster, sassofonista interessante forse soprattutto al tenore ma che padroneggiava anche l'alto, il soprano e il baritono, eccellente flautista, ma anche trombettista e pianista, influenzato da Coltrane e da Ayler, e con ampi interessi estetici, il free ma anche soul e funk (Lancaster è mancato nel 2012, a settant'anni). E rappresentano un tassello importante per ricostruire il ruolo di Parigi - che già da decenni accoglieva musicisti americani espatriati - nel suo rapporto con l'avanguardia d'oltreoceano: gli album della Palm fanno parte dell'onda lunga dell'estate parigina del '69 e dell'effervescenza discografica della Byg Actuel, che nel '73-74 aveva intanto già cessato l'attività, lasciando il campo ad altri attori, come appunto la Palm. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Byard Lancaster: Le ristampe Souffle Continu degli album parigini (1)
    Proiezione dell'omonimo negozio di dischi parigino (si veda la puntata di Jazz Anthology del 2 febbraio scorso, disponibile in podcast), la Souffle Continu sta rieditando in Cd e Lp il catalogo della Palm, etichetta creata nel '73 nella capitale francese dal musicista Jef Gilson. Fra i più importanti titoli ristampati di recente, i quattro album della Palm in cui figura il sassofonista e polistrumentista Byard Lancaster, uno dei protagonisti afroamericani dell'avanguardia d'oltre Atlantico che a partire dal '69, per un certo arco di anni, trovarono a Parigi l'attenzione e le occasioni discografiche di cui pativano la mancanza in patria. Nato nel '42 a Philadelphia, negli anni sessanta Lancaster si sposta a New York, dove gravita nell'ambiente del free jazz e partecipa all'incisione di album importanti (Sunny Murray, Marzette Watts, Bill Dixon...), e nel '69 è appunto alla bollente estate parigina del free, e a Parigi torna nel '73, in cerca di migliore fortuna rispetto agli Usa. Tre dei quattro album furono pubblicati nel '74: in questa puntata consideriamo Us, inciso nel '73 in trio, con il formidabile batterista chicagoano Steve McCall, e il doppio album Exactement, inciso nel '74 e cointestato a Lancaster e al percussionista Keno Speller, ma in cui Lancaster è con Speller unicamente in due brani e per il resto è da solo, alternandosi brillantemente a vari strumenti: flauto, sax alto, sax soprano, clarinetto basso, piano. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • 1955-56: Sarah Vaughan - In Hi-Fi; In the Land of Hi-Fi
    I titoli di due album di Sarah Vaughan del '55-56 ci danno tutto il sapore di un'epoca, con l'enfasi sulla nuova qualità di rirpoduzione e di ascolto della musica. Alla metà degli anni cinquanta Sarah Vaughan ha una ricca visibilità discografica, con diversi album. Ci siamo già occupati (nella puntata del 4 novembre 2024, che potete trovare in podcast) del suo album Sarah Vaughan, uscito nel '55 (e poi negli anni novanta riproposto in Cd col titolo Sarah Vaughan and Clifford Brown). Ma nel '55 Sarah Vaughan è presente anche con altri album: fra questi Sarah Vaughan In Hi-Fi, con cui la Columbia ripropone i brani compresi nel 10 pollici Sarah Vaughan, album di debutto della grande cantante pubblicato nel '50 (fra gli accompagnatori c'è Miles Davis), con l'aggiunta di quattro brani supplementari che la Columbia aveva nel cassetto - nel frattempo, nel '53, la Vaughan era passata alla Mercury - e con un nuovo titolo, che con quel "Hi-Fi" è molto al passo coi tempi e à la page per l'epoca. Nel '56 la Emarcy, sussidiaria della Mercury, risponde alla Columbia con un Sarah Vaughan In the Land of Hi-Fi, registrato nel '55, molto brillante e non solo musicalmente più attuale del precedente album quasi con lo stesso titolo, ma con un suono certamente più hi-fi di quello del disco, già datato come incisioni, pubblicato dalla Columbia. A cura di Marcello Lorrai.
    1 hr
  • Hakan Basar dal vivo a Jazz Anthology
    Negli ultimi anni, e anche molto recentemente, Jazz Anthology ha avuto parecchi ospiti che si sono seduti al pianoforte dell'auditorium di Radio Popolare: Franco D'Andrea, Gaetano Liguori, Stefano Battaglia, Antonio Zambrini, e anche Rob Mazurek in un solo - diventato un album - in cui ha impiegato anche il piano. Musicisti di varie generazioni ma comunque tutti con all'attivo un percorso molto lungo. Questa sera abbiamo nostro ospite un pianista di gran lunga più giovane, Hakan Basar, turco, che ha solo ventun anni, ne compirà ventidue in agosto. Di Basar lo scorso anno la Red Records ha pubblicato l'album Mayden Voyage, in trio con Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria. La Red Records è stata creata nel 1976 a Milano da Sergio Veschi: rilevata qualche anno fa e rilanciata da Marco Pennisi (ospite di Jazz Anthology lo scorso anno, la puntata la trovate in podcast), festeggia quest'anno mezzo secolo di attività: la rassegna Jazz a Bollate, in corso dal 9 marzo, consacra interamente la sua 28a edizione ai 50 anni della Red, e Hakan Basar è a Jazz Anthology in occasione del suo concerto a Bollate in trio appunto con Scandroglio e Guerra. Qui a Jazz Anthology abbiamo invece il piacere di avere un'idea, attraverso alcuni brani live, di un'altra sua dimensione, quella in solo; e di farci raccontare da Hakan - con Scandroglio in veste di interprete - i suoi primi passi, i pianisti che lo hanno ispirato, il suo incontro da ragazzo con Chick Corea, e appunto la differenza per lui fra la dimensione del trio piano/basso/batteria e quella del solo. A cura di Marcello Lorrai.
    55 min

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