Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Ricordo di Chick Corea, 1941-2021
    In un inizio del 2021 che come perdite per il mondo del jazz non è meno luttuoso dell'anno che lo ha preceduto, per fortuna non si fa però l'abitudine alla scomparsa di tanti grandi musicisti: molta emozione ha suscitato la morte di Chick Corea, uno dei grandi pianisti di jazz della sua generazione, figura popolarissima da mezzo secolo a questa parte, e molto apprezzato anche sul piano personale da chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. Gli rendiamo omaggio ripercorrendo con qualche flash il decennio tra i primi anni sessanta e i primi settanta, che è stato anche il più interessante della sua carriera: i primi ingaggi e le prime incisioni nell'ambito della musica latina e del latin jazz, le prime prove sotto suo nome, con gli album Tones for Joan's Bones e Now He Sings Now He Sobs, la collaborazione per il magnifico Sweet Rain di Stan Getz del '67, la partecipazione al quintetto "perduto" di Miles Davis fra il '68 e il '70, il gruppo d'avanguardia Circle con Anthony Braxton, e, ai primi passi del gruppo Return to Forever con Stanley Clarke, la nuova collaborazione con Stan Getz per Captain Marvel del '72.
    1 hr
  • Ricordo di Chick Corea, 1941-2021
    In un inizio del 2021 che come perdite per il mondo del jazz non è meno luttuoso dell'anno che lo ha preceduto, per fortuna non si fa però l'abitudine alla scomparsa di tanti grandi musicisti: molta emozione ha suscitato la morte di Chick Corea, uno dei grandi pianisti di jazz della sua generazione, figura popolarissima da mezzo secolo a questa parte, e molto apprezzato anche sul piano personale da chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. Gli rendiamo omaggio ripercorrendo con qualche flash il decennio tra i primi anni sessanta e i primi settanta, che è stato anche il più interessante della sua carriera: i primi ingaggi e le prime incisioni nell'ambito della musica latina e del latin jazz, le prime prove sotto suo nome, con gli album Tones for Joan's Bones e Now He Sings Now He Sobs, la collaborazione per il magnifico Sweet Rain di Stan Getz del '67, la partecipazione al quintetto "perduto" di Miles Davis fra il '68 e il '70, il gruppo d'avanguardia Circle con Anthony Braxton, e, ai primi passi del gruppo Return to Forever con Stanley Clarke, la nuova collaborazione con Stan Getz per Captain Marvel del '72.
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  • Ricordo di Chick Corea, 1941-2021
    In un inizio del 2021 che come perdite per il mondo del jazz non è meno luttuoso dell'anno che lo ha preceduto, per fortuna non si fa però l'abitudine alla scomparsa di tanti grandi musicisti: molta emozione ha suscitato la morte di Chick Corea, uno dei grandi pianisti di jazz della sua generazione, figura popolarissima da mezzo secolo a questa parte, e molto apprezzato anche sul piano personale da chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. Gli rendiamo omaggio ripercorrendo con qualche flash il decennio tra i primi anni sessanta e i primi settanta, che è stato anche il più interessante della sua carriera: i primi ingaggi e le prime incisioni nell'ambito della musica latina e del latin jazz, le prime prove sotto suo nome, con gli album Tones for Joan's Bones e Now He Sings Now He Sobs, la collaborazione per il magnifico Sweet Rain di Stan Getz del '67, la partecipazione al quintetto "perduto" di Miles Davis fra il '68 e il '70, il gruppo d'avanguardia Circle con Anthony Braxton, e, ai primi passi del gruppo Return to Forever con Stanley Clarke, la nuova collaborazione con Stan Getz per Captain Marvel del '72.
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  • Grandi inediti - Ella Fitzgerald: The Lost Berlin Tapes
    Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi importanti inediti di grandi protagonisti della vicenda del jazz: un trend che si è confermato anche nel 2020. Nell'autunno scorso la Verve/Universal ha pubblicato, col titolo The Lost Berlin Tapes, un concerto del 1962 di Ella Fitzgerald a Berlino. Ella era stata con grande successo a Berlino nel 1960, e dalla sua esibizione era stato ricavato (e pubblicato a tamburo battente dalla Verve nello stesso anno) Ella in Berlin - Mack The Knife, che diventò uno dei più popolari album della cantante. Così Ella tornò a Berlino anche nel '61: questa esibizione è stata documentata dall'album Ella Returns to Berlin, pubblicato però solo trent'anni dopo, nel '91. Ella tornò anche nel '62, in una Berlino ormai divisa dal muro, e ora abbiamo a disposizione anche il suo concerto di quell'anno, che era stato registrato dal produttore e manager della Fitzgerald Norman Granz, e che poi fra tanti album della cantante pubblicati da Granz era rimasto nel cassetto, e che meritava invece senz'altro di vedere la luce: la registrazione è ottima, e in una prestazione - punteggiata da uragani di applausi - forse addirittura migliore di quella del suo classico Ella in Berlin, Ella Fitzgerald è travolgente e commovente.
    1 hr
  • Grandi inediti - Ella Fitzgerald: The Lost Berlin Tapes
    Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi importanti inediti di grandi protagonisti della vicenda del jazz: un trend che si è confermato anche nel 2020. Nell'autunno scorso la Verve/Universal ha pubblicato, col titolo The Lost Berlin Tapes, un concerto del 1962 di Ella Fitzgerald a Berlino. Ella era stata con grande successo a Berlino nel 1960, e dalla sua esibizione era stato ricavato (e pubblicato a tamburo battente dalla Verve nello stesso anno) Ella in Berlin - Mack The Knife, che diventò uno dei più popolari album della cantante. Così Ella tornò a Berlino anche nel '61: questa esibizione è stata documentata dall'album Ella Returns to Berlin, pubblicato però solo trent'anni dopo, nel '91. Ella tornò anche nel '62, in una Berlino ormai divisa dal muro, e ora abbiamo a disposizione anche il suo concerto di quell'anno, che era stato registrato dal produttore e manager della Fitzgerald Norman Granz, e che poi fra tanti album della cantante pubblicati da Granz era rimasto nel cassetto, e che meritava invece senz'altro di vedere la luce: la registrazione è ottima, e in una prestazione - punteggiata da uragani di applausi - forse addirittura migliore di quella del suo classico Ella in Berlin, Ella Fitzgerald è travolgente e commovente.
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  • Grandi inediti - Ella Fitzgerald: The Lost Berlin Tapes
    Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi importanti inediti di grandi protagonisti della vicenda del jazz: un trend che si è confermato anche nel 2020. Nell'autunno scorso la Verve/Universal ha pubblicato, col titolo The Lost Berlin Tapes, un concerto del 1962 di Ella Fitzgerald a Berlino. Ella era stata con grande successo a Berlino nel 1960, e dalla sua esibizione era stato ricavato (e pubblicato a tamburo battente dalla Verve nello stesso anno) Ella in Berlin - Mack The Knife, che diventò uno dei più popolari album della cantante. Così Ella tornò a Berlino anche nel '61: questa esibizione è stata documentata dall'album Ella Returns to Berlin, pubblicato però solo trent'anni dopo, nel '91. Ella tornò anche nel '62, in una Berlino ormai divisa dal muro, e ora abbiamo a disposizione anche il suo concerto di quell'anno, che era stato registrato dal produttore e manager della Fitzgerald Norman Granz, e che poi fra tanti album della cantante pubblicati da Granz era rimasto nel cassetto, e che meritava invece senz'altro di vedere la luce: la registrazione è ottima, e in una prestazione - punteggiata da uragani di applausi - forse addirittura migliore di quella del suo classico Ella in Berlin, Ella Fitzgerald è travolgente e commovente.
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  • Il Quintetto Perduto di Miles Davis: un libro di Bob Gluck
    A partire dall'estate del '68, attraverso una serie di avvicendamenti , il cosiddetto "secondo quintetto" di Miles Davis si riconfigura, e, mantenendo Wayne Shorter come sax, nel marzo '69 è ormai completamente rinnovato nella ritmica, con Chick Corea al piano, Dave Holland al basso e Jack DeJohnette alla batteria: è il cosiddetto "quintetto perduto" di Miles Davis, quintetto "perduto" perché mai entrato in studio di incisione con questo assetto, così come del resto il sestetto e il settetto che di lì a poco rappresentano delle espansioni del quintetto. Recentemente messo a disposizione del lettore italiano da Quodlibet, il libro di Bob Gluck "Miles Davis, il Quintetto Perduto e altre rivoluzioni" offre una serrata e appassionante disamina della musica del gruppo con cui Davis lavora dal vivo a cavallo fra '68 e '70, e avanza il sospetto che la sua esclusione dagli studi di incisione sia tutt'altro che casuale: con la sua strumentazione elettronica combinata con l'utilizzo di forme aperte e astratte e la sua grande componente di improvvisazione libera, a ben vedere il quintetto perduto è esteticamente - come Gluck mostra - sulla stessa lunghezza d'onda di alcune delle esperienze più audaci e radicali di ambito jazzistico dell'epoca. Nel corso della trasmissione ascoltiamo Miles dal vivo nell'estate-autunno '69 e nel marzo '70, e due esempi della musica dei gruppi coevi a cui Gluck fa riferimento, Circle e Revolutionary Ensemble.
    1 hr
  • Il Quintetto Perduto di Miles Davis: un libro di Bob Gluck
    A partire dall'estate del '68, attraverso una serie di avvicendamenti , il cosiddetto "secondo quintetto" di Miles Davis si riconfigura, e, mantenendo Wayne Shorter come sax, nel marzo '69 è ormai completamente rinnovato nella ritmica, con Chick Corea al piano, Dave Holland al basso e Jack DeJohnette alla batteria: è il cosiddetto "quintetto perduto" di Miles Davis, quintetto "perduto" perché mai entrato in studio di incisione con questo assetto, così come del resto il sestetto e il settetto che di lì a poco rappresentano delle espansioni del quintetto. Recentemente messo a disposizione del lettore italiano da Quodlibet, il libro di Bob Gluck "Miles Davis, il Quintetto Perduto e altre rivoluzioni" offre una serrata e appassionante disamina della musica del gruppo con cui Davis lavora dal vivo a cavallo fra '68 e '70, e avanza il sospetto che la sua esclusione dagli studi di incisione sia tutt'altro che casuale: con la sua strumentazione elettronica combinata con l'utilizzo di forme aperte e astratte e la sua grande componente di improvvisazione libera, a ben vedere il quintetto perduto è esteticamente - come Gluck mostra - sulla stessa lunghezza d'onda di alcune delle esperienze più audaci e radicali di ambito jazzistico dell'epoca. Nel corso della trasmissione ascoltiamo Miles dal vivo nell'estate-autunno '69 e nel marzo '70, e due esempi della musica dei gruppi coevi a cui Gluck fa riferimento, Circle e Revolutionary Ensemble.
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  • Il Quintetto Perduto di Miles Davis: un libro di Bob Gluck
    A partire dall'estate del '68, attraverso una serie di avvicendamenti , il cosiddetto "secondo quintetto" di Miles Davis si riconfigura, e, mantenendo Wayne Shorter come sax, nel marzo '69 è ormai completamente rinnovato nella ritmica, con Chick Corea al piano, Dave Holland al basso e Jack DeJohnette alla batteria: è il cosiddetto "quintetto perduto" di Miles Davis, quintetto "perduto" perché mai entrato in studio di incisione con questo assetto, così come del resto il sestetto e il settetto che di lì a poco rappresentano delle espansioni del quintetto. Recentemente messo a disposizione del lettore italiano da Quodlibet, il libro di Bob Gluck "Miles Davis, il Quintetto Perduto e altre rivoluzioni" offre una serrata e appassionante disamina della musica del gruppo con cui Davis lavora dal vivo a cavallo fra '68 e '70, e avanza il sospetto che la sua esclusione dagli studi di incisione sia tutt'altro che casuale: con la sua strumentazione elettronica combinata con l'utilizzo di forme aperte e astratte e la sua grande componente di improvvisazione libera, a ben vedere il quintetto perduto è esteticamente - come Gluck mostra - sulla stessa lunghezza d'onda di alcune delle esperienze più audaci e radicali di ambito jazzistico dell'epoca. Nel corso della trasmissione ascoltiamo Miles dal vivo nell'estate-autunno '69 e nel marzo '70, e due esempi della musica dei gruppi coevi a cui Gluck fa riferimento, Circle e Revolutionary Ensemble.
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  • Ma Rainey, the Mother of the Blues
    Prodotto da Denzel Washington. diretto da George C. Wolfe, con Viola Davis nella parte di Ma Rainey e Chadwick Boseman nella parte della figura cruciale fra quelle dei musicisti che accompagnano la cantante (Boseman che ricordiamo nel ruolo del supereroe africano Black Panther, e qui nella sua ultima interpretazione per il grande schermo, prima della morte nell'agosto scorso), Ma Rainey's Black Bottom - che si può vedere su Netflix - ha suscitato un notevole interesse. Ma chi era Ma Rainey? In questa puntata di Jazz Anthology vi raccontiamo in breve la sua storia, vi ricordiamo il suo ruolo cruciale nello sviluppo del blues urbano e vi facciamo ascoltare alcune delle sue più importanti incisioni, realizzate negli anni Venti: cominciando proprio dal brano da cui il film prende il titolo, Ma Rainey's Black Bottom.
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