Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Ma Rainey, the Mother of the Blues
    Prodotto da Denzel Washington. diretto da George C. Wolfe, con Viola Davis nella parte di Ma Rainey e Chadwick Boseman nella parte della figura cruciale fra quelle dei musicisti che accompagnano la cantante (Boseman che ricordiamo nel ruolo del supereroe africano Black Panther, e qui nella sua ultima interpretazione per il grande schermo, prima della morte nell'agosto scorso), Ma Rainey's Black Bottom - che si può vedere su Netflix - ha suscitato un notevole interesse. Ma chi era Ma Rainey? In questa puntata di Jazz Anthology vi raccontiamo in breve la sua storia, vi ricordiamo il suo ruolo cruciale nello sviluppo del blues urbano e vi facciamo ascoltare alcune delle sue più importanti incisioni, realizzate negli anni Venti: cominciando proprio dal brano da cui il film prende il titolo, Ma Rainey's Black Bottom.
    1 hr
  • Ma Rainey, the Mother of the Blues
    Prodotto da Denzel Washington. diretto da George C. Wolfe, con Viola Davis nella parte di Ma Rainey e Chadwick Boseman nella parte della figura cruciale fra quelle dei musicisti che accompagnano la cantante (Boseman che ricordiamo nel ruolo del supereroe africano Black Panther, e qui nella sua ultima interpretazione per il grande schermo, prima della morte nell'agosto scorso), Ma Rainey's Black Bottom - che si può vedere su Netflix - ha suscitato un notevole interesse. Ma chi era Ma Rainey? In questa puntata di Jazz Anthology vi raccontiamo in breve la sua storia, vi ricordiamo il suo ruolo cruciale nello sviluppo del blues urbano e vi facciamo ascoltare alcune delle sue più importanti incisioni, realizzate negli anni Venti: cominciando proprio dal brano da cui il film prende il titolo, Ma Rainey's Black Bottom.
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  • Keith Tippett: The Monk Watches The Eagles
    La novità che Jazz Anthology presenta questa sera ci serve anche per rendere omaggio a Keith Tippett, una delle perdite più dolorose tra le tante che il mondo della musica ha sofferto nell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. In autunno, per l'etichetta Discus, è uscito postumo The Monk Watches The Eagle. Non siamo di fronte ad una creazione di carattere jazzistico, e Tippett, che è compositore e direttore dell'opera, non suona il pianoforte: è una cantata per coro - i BBC Singers - per otto sassofoni - di cui quattro sono quelli dell'Apollo Saxophone Quartet, un complesso specializzato nell'esecuzione di un repertorio contemporaneo d'avanguardia per sax, e altri quattro sono invece degli improvvisatori, i due più noti sono Paul Dunmall e Chris Biscoe - e con la formidabile voce solista di Julie Tippett a cui si devono anche i testi. Si tratta di un lavoro contemporaneo di grande intensità, meditativo per un verso, ma anche dinamico e incisivo, a cui Tippett - che lo aveva dedicato al padre - teneva molto. The Monk Watches The Eagle è stato registrato dal vivo nel 2004, in occasione della sua prima esecuzione. Con un brano registrato a Ruvo di Puglia nello stesso anno da Tippett con la formazione pugliese Canto General, concludiamo la puntata ricordando il forte rapporto di Tippett con l'Italia, e il seguito e le amicizie che ha avuto nel nostro paese.
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  • Keith Tippett: The Monk Watches The Eagles
    La novità che Jazz Anthology presenta questa sera ci serve anche per rendere omaggio a Keith Tippett, una delle perdite più dolorose tra le tante che il mondo della musica ha sofferto nell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. In autunno, per l'etichetta Discus, è uscito postumo The Monk Watches The Eagle. Non siamo di fronte ad una creazione di carattere jazzistico, e Tippett, che è compositore e direttore dell'opera, non suona il pianoforte: è una cantata per coro - i BBC Singers - per otto sassofoni - di cui quattro sono quelli dell'Apollo Saxophone Quartet, un complesso specializzato nell'esecuzione di un repertorio contemporaneo d'avanguardia per sax, e altri quattro sono invece degli improvvisatori, i due più noti sono Paul Dunmall e Chris Biscoe - e con la formidabile voce solista di Julie Tippett a cui si devono anche i testi. Si tratta di un lavoro contemporaneo di grande intensità, meditativo per un verso, ma anche dinamico e incisivo, a cui Tippett - che lo aveva dedicato al padre - teneva molto. The Monk Watches The Eagle è stato registrato dal vivo nel 2004, in occasione della sua prima esecuzione. Con un brano registrato a Ruvo di Puglia nello stesso anno da Tippett con la formazione pugliese Canto General, concludiamo la puntata ricordando il forte rapporto di Tippett con l'Italia, e il seguito e le amicizie che ha avuto nel nostro paese.
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  • Keith Tippett: The Monk Watches The Eagles
    La novità che Jazz Anthology presenta questa sera ci serve anche per rendere omaggio a Keith Tippett, una delle perdite più dolorose tra le tante che il mondo della musica ha sofferto nell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. In autunno, per l'etichetta Discus, è uscito postumo The Monk Watches The Eagle. Non siamo di fronte ad una creazione di carattere jazzistico, e Tippett, che è compositore e direttore dell'opera, non suona il pianoforte: è una cantata per coro - i BBC Singers - per otto sassofoni - di cui quattro sono quelli dell'Apollo Saxophone Quartet, un complesso specializzato nell'esecuzione di un repertorio contemporaneo d'avanguardia per sax, e altri quattro sono invece degli improvvisatori, i due più noti sono Paul Dunmall e Chris Biscoe - e con la formidabile voce solista di Julie Tippett a cui si devono anche i testi. Si tratta di un lavoro contemporaneo di grande intensità, meditativo per un verso, ma anche dinamico e incisivo, a cui Tippett - che lo aveva dedicato al padre - teneva molto. The Monk Watches The Eagle è stato registrato dal vivo nel 2004, in occasione della sua prima esecuzione. Con un brano registrato a Ruvo di Puglia nello stesso anno da Tippett con la formazione pugliese Canto General, concludiamo la puntata ricordando il forte rapporto di Tippett con l'Italia, e il seguito e le amicizie che ha avuto nel nostro paese.
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  • C. Taylor, A. Braxton, R. Mitchell, M.Mengelberg, P. Brotzmann: novità di I dischi di Angelica
    Angelica è una rassegna bolognese che da trent'anni in primavera propone un ampio cartellone dedicato a forme molto varie di avanguardia musicale. Già in passato Angelica ha pubblicato degli album, ma adesso la sua attività discografica sembra aver innestato un'altra marcia, con una nutrita serie di uscite e - forte di un archivio di registrazioni che testimonia della qualità della sua programmazione - con un livello molto alto delle proposte. Apriamo la puntata con un doppio cd prezioso per più di un motivo: At Angelica 2000 Bologna di Cecil Taylor, che documenta il solo dello straordinario pianista afroamericano nel 2000, ma anche la rara conversazione in pubblico alla quale Taylor si era concesso nella stessa occasione, di cui viene fornita la registrazione corredata di minuziosa trascrizione in inglese con traduzione in italiano. Passiamo in rassegna poi due album di due maestri afroamericani del post-free: il Duo (2018) del sassofonista Anthony Braxton con l'arpista Jacqueline Kerrod, e Splatter di Roscoe Mitchell, che presenta due esibizioni del 2017 di Mitchell, una delle quali con l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna; e due di due capiscuola della free music europea: Rituals of Transition del compianto Misha Mengelberg (piano solo in diverse occasioni nel nuovo millennio, fra cui Bologna 2002), e The Catch of A Ghost cointestato al sassofonista tedesco Peter Brotzmann, al marocchino Moukhtar Gania e al chicagoano Hamid Drake, e registrato ad Angelica nel 2019.
    1 hr
  • C. Taylor, A. Braxton, R. Mitchell, M.Mengelberg, P. Brotzmann: novità di I dischi di Angelica
    Angelica è una rassegna bolognese che da trent'anni in primavera propone un ampio cartellone dedicato a forme molto varie di avanguardia musicale. Già in passato Angelica ha pubblicato degli album, ma adesso la sua attività discografica sembra aver innestato un'altra marcia, con una nutrita serie di uscite e - forte di un archivio di registrazioni che testimonia della qualità della sua programmazione - con un livello molto alto delle proposte. Apriamo la puntata con un doppio cd prezioso per più di un motivo: At Angelica 2000 Bologna di Cecil Taylor, che documenta il solo dello straordinario pianista afroamericano nel 2000, ma anche la rara conversazione in pubblico alla quale Taylor si era concesso nella stessa occasione, di cui viene fornita la registrazione corredata di minuziosa trascrizione in inglese con traduzione in italiano. Passiamo in rassegna poi due album di due maestri afroamericani del post-free: il Duo (2018) del sassofonista Anthony Braxton con l'arpista Jacqueline Kerrod, e Splatter di Roscoe Mitchell, che presenta due esibizioni del 2017 di Mitchell, una delle quali con l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna; e due di due capiscuola della free music europea: Rituals of Transition del compianto Misha Mengelberg (piano solo in diverse occasioni nel nuovo millennio, fra cui Bologna 2002), e The Catch of A Ghost cointestato al sassofonista tedesco Peter Brotzmann, al marocchino Moukhtar Gania e al chicagoano Hamid Drake, e registrato ad Angelica nel 2019.
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    1 hr
  • Jazz Christmas: Tony Bennett
    Nato nel 1926 a New York da genitori calabresi, Tony Bennett è un grande crooner, uno dei migliori e più popolari cantanti nell'ambito che sta fra la musica leggera e il jazz. Verso una direzione più jazzistica, dopo gli esordi nel dopoguerra, si è indirizzato negli anni cinquanta e sessanta, negli anni cinquanta lavorando fra l'altro con l'orchestra di Count Basie; negli anni settanta Bennett ha poi inciso due pregevoli album in duo con Bill Evans. Nel corso della sua lunghisima carriera Bennett è stato protagonista di più di un album natalizio. In questa puntata prendiamo in considerazione il primo, Snowfall, inciso fra il '67 e il '68, con arrangiamenti e direzione d'orchestra di Robert Farnon, e - saltando quello realizzato nel 2002 con la London Symphony Orchestra - A Swingin' Christmas, un album di taglio più jazzistico dei suoi precedenti album natalizi, che Bennett realizza nel 2008 con la Count Basie Big Band, l'orchestra che continuava a portare il nome di Basie, scomparso già da una ventina d'anni: quando a ottant'anni suonati incide A Swingin' Christmas, Bennett si è lasciato alle spalle una fase di ribasso della sua carriera ed è entrato nel nuovo millennio saldamente sulla cresta dell'onda, conquistando nuove generazioni di ascoltatori.
    59 min
  • Jazz Christmas: Tony Bennett
    Nato nel 1926 a New York da genitori calabresi, Tony Bennett è un grande crooner, uno dei migliori e più popolari cantanti nell'ambito che sta fra la musica leggera e il jazz. Verso una direzione più jazzistica, dopo gli esordi nel dopoguerra, si è indirizzato negli anni cinquanta e sessanta, negli anni cinquanta lavorando fra l'altro con l'orchestra di Count Basie; negli anni settanta Bennett ha poi inciso due pregevoli album in duo con Bill Evans. Nel corso della sua lunghisima carriera Bennett è stato protagonista di più di un album natalizio. In questa puntata prendiamo in considerazione il primo, Snowfall, inciso fra il '67 e il '68, con arrangiamenti e direzione d'orchestra di Robert Farnon, e - saltando quello realizzato nel 2002 con la London Symphony Orchestra - A Swingin' Christmas, un album di taglio più jazzistico dei suoi precedenti album natalizi, che Bennett realizza nel 2008 con la Count Basie Big Band, l'orchestra che continuava a portare il nome di Basie, scomparso già da una ventina d'anni: quando a ottant'anni suonati incide A Swingin' Christmas, Bennett si è lasciato alle spalle una fase di ribasso della sua carriera ed è entrato nel nuovo millennio saldamente sulla cresta dell'onda, conquistando nuove generazioni di ascoltatori.
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