Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Wayne Horvitz: Those Who Remain; The Snowghost Sessions
    Nella puntata del 18 marzo 2019 avevamo presentato The Wayne Horvitz European Orchestra Live at the Bimhuis, pubblicato da Novara Jazz. In questa puntata torniamo su questo protagonista del jazz d'avanguardia newyorkese degli anni ottanta e novanta (lo ricordiamo fra l'altro tastierista in Naked City di John Zorn) con due album usciti di recente. Horvitz si è nel frattempo trasferito a Seattle, e Those Who Remain (etichetta National Sawdust Tracks) è un lavoro che era stato commissionato e presentato dalla Seattle Symphony nell'ottobre 2015, con Bill Frisell come solista alla chitarra elettrica, e poi registrato nel 2016: un lavoro che è valso a Horvitz il primo premio dell'American Prize in Composition per orchestra. The Snowghost Sessions (etichetta Songlines) è stato invece registrato nel 2015 in trio ed è cointestato a Horvitz e ai suoi due partner, il contrabbassista Geoff Harper e il batterista e percussionista Eric Eagle: è l'occasione di ascoltare Horvitz come strumentista, di grande sensibilità e finezza al piano acustico, oltre che al piano elettrico, all'hammond, eccetera.
    1 hr
  • Wayne Horvitz: Those Who Remain; The Snowghost Sessions
    Nella puntata del 18 marzo 2019 avevamo presentato The Wayne Horvitz European Orchestra Live at the Bimhuis, pubblicato da Novara Jazz. In questa puntata torniamo su questo protagonista del jazz d'avanguardia newyorkese degli anni ottanta e novanta (lo ricordiamo fra l'altro tastierista in Naked City di John Zorn) con due album usciti di recente. Horvitz si è nel frattempo trasferito a Seattle, e Those Who Remain (etichetta National Sawdust Tracks) è un lavoro che era stato commissionato e presentato dalla Seattle Symphony nell'ottobre 2015, con Bill Frisell come solista alla chitarra elettrica, e poi registrato nel 2016: un lavoro che è valso a Horvitz il primo premio dell'American Prize in Composition per orchestra. The Snowghost Sessions (etichetta Songlines) è stato invece registrato nel 2015 in trio ed è cointestato a Horvitz e ai suoi due partner, il contrabbassista Geoff Harper e il batterista e percussionista Eric Eagle: è l'occasione di ascoltare Horvitz come strumentista, di grande sensibilità e finezza al piano acustico, oltre che al piano elettrico, all'hammond, eccetera.
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  • Fujii-Fonda: 4; The OGJB Quartet: Bamako
    Il denominatore comune fra i due album è il contrabbassista statunitense Joe Fonda, che abbiamo incontrato in diverse novità che abbiamo presentato quest'anno. L'etichetta italiana Long Song Records pubblica 4, quarto album realizzato da Fonda e dalla pianista giapponese Satoko Fujii: il loro duo è nato nel 2015 e da allora Fonda e Fujii hanno collaborato intensamente, con molti concerti in giro per il mondo. La loro è una improvvisazione senza schemi, varia come situazioni e ricca timbricamente: notevoli anche i brani in cui il duo cresce a trio con l'aggiunta del trombettista Natsuki Tamura. L'OGJB Quartet è nato nel 2016: l'acronimo deriva dalle iniziali dei nomi dei suoi componenti, che sono il sassofonista Oliver Lake, il cornettista Graham Haynes, Joe Fonda e il batterista Barry Altschul, dei veterani del jazz d'avanguardia, chi dai sessanta, come Lake e Altschul, chi dai settanta come Haynes e Fonda. La musica di questo loro primo album, pubblicato dalla finlandese Tum, ha una forte vena free ma anche una grande comunicativa, e ci dà il senso e il piacere di una avanguardia profondamente vissuta.
    1 hr
  • Fujii-Fonda: 4; The OGJB Quartet: Bamako
    Il denominatore comune fra i due album è il contrabbassista statunitense Joe Fonda, che abbiamo incontrato in diverse novità che abbiamo presentato quest'anno. L'etichetta italiana Long Song Records pubblica 4, quarto album realizzato da Fonda e dalla pianista giapponese Satoko Fujii: il loro duo è nato nel 2015 e da allora Fonda e Fujii hanno collaborato intensamente, con molti concerti in giro per il mondo. La loro è una improvvisazione senza schemi, varia come situazioni e ricca timbricamente: notevoli anche i brani in cui il duo cresce a trio con l'aggiunta del trombettista Natsuki Tamura. L'OGJB Quartet è nato nel 2016: l'acronimo deriva dalle iniziali dei nomi dei suoi componenti, che sono il sassofonista Oliver Lake, il cornettista Graham Haynes, Joe Fonda e il batterista Barry Altschul, dei veterani del jazz d'avanguardia, chi dai sessanta, come Lake e Altschul, chi dai settanta come Haynes e Fonda. La musica di questo loro primo album, pubblicato dalla finlandese Tum, ha una forte vena free ma anche una grande comunicativa, e ci dà il senso e il piacere di una avanguardia profondamente vissuta.
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  • Fujii-Fonda: 4; The OGJB Quartet: Bamako
    Il denominatore comune fra i due album è il contrabbassista statunitense Joe Fonda, che abbiamo incontrato in diverse novità che abbiamo presentato quest'anno. L'etichetta italiana Long Song Records pubblica 4, quarto album realizzato da Fonda e dalla pianista giapponese Satoko Fujii: il loro duo è nato nel 2015 e da allora Fonda e Fujii hanno collaborato intensamente, con molti concerti in giro per il mondo. La loro è una improvvisazione senza schemi, varia come situazioni e ricca timbricamente: notevoli anche i brani in cui il duo cresce a trio con l'aggiunta del trombettista Natsuki Tamura. L'OGJB Quartet è nato nel 2016: l'acronimo deriva dalle iniziali dei nomi dei suoi componenti, che sono il sassofonista Oliver Lake, il cornettista Graham Haynes, Joe Fonda e il batterista Barry Altschul, dei veterani del jazz d'avanguardia, chi dai sessanta, come Lake e Altschul, chi dai settanta come Haynes e Fonda. La musica di questo loro primo album, pubblicato dalla finlandese Tum, ha una forte vena free ma anche una grande comunicativa, e ci dà il senso e il piacere di una avanguardia profondamente vissuta.
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  • Liebman, Drake, Saft, Noonan, Mooney: tre uscite RareNoise
    La RareNoise è un'etichetta con base a Londra, fondata nel 2008 da due italiani, Giacomo Bruzzo e Eraldo Bernocchi, che vuole dare spazio a musica avanzata senza porsi limiti di genere. Nella puntata di oggi presentiamo tre album RareNoise usciti nel 2019. Chi (come tai chi, la ginnastica dolce) documenta il primo incontro in trio fra il sassofonista Dave Liebman, il percussionista Adam Rudolph e il batterista Hamid Drake, avvenuto allo Stone di John Zorn a New York nel maggio 2018. Liebman e Drake sono anche nel quartetto del tastierista Jamie Saft che ha inciso Hidden Corners, un omaggio alla dimensione del jazz "spirituale" di protagonisti dell'avanguardia degli anni sessanta come John Coltrane, Pharoah Sanders, Albert Ayler. Infine Tan Man's Hat è un nuovo album del gruppo Pavees Dance del batterista newyorkese, di origine irlandese, Sean Noonan, che una ventina d'anni fa si fece notare col gruppo punk-rock The Hub: con lui due personaggi di culto come gli afroamericani Jamaaladeen Tacuma, bassista che si affermò con il Prime Time, il gruppo elettrico di Ornette Coleman, e Malcolm Mooney, che fu il cantante della formazione originaria del gruppo kraut-rock Can.
    1 hr
  • Liebman, Drake, Saft, Noonan, Mooney: tre uscite RareNoise
    La RareNoise è un'etichetta con base a Londra, fondata nel 2008 da due italiani, Giacomo Bruzzo e Eraldo Bernocchi, che vuole dare spazio a musica avanzata senza porsi limiti di genere. Nella puntata di oggi presentiamo tre album RareNoise usciti nel 2019. Chi (come tai chi, la ginnastica dolce) documenta il primo incontro in trio fra il sassofonista Dave Liebman, il percussionista Adam Rudolph e il batterista Hamid Drake, avvenuto allo Stone di John Zorn a New York nel maggio 2018. Liebman e Drake sono anche nel quartetto del tastierista Jamie Saft che ha inciso Hidden Corners, un omaggio alla dimensione del jazz "spirituale" di protagonisti dell'avanguardia degli anni sessanta come John Coltrane, Pharoah Sanders, Albert Ayler. Infine Tan Man's Hat è un nuovo album del gruppo Pavees Dance del batterista newyorkese, di origine irlandese, Sean Noonan, che una ventina d'anni fa si fece notare col gruppo punk-rock The Hub: con lui due personaggi di culto come gli afroamericani Jamaaladeen Tacuma, bassista che si affermò con il Prime Time, il gruppo elettrico di Ornette Coleman, e Malcolm Mooney, che fu il cantante della formazione originaria del gruppo kraut-rock Can.
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  • Liebman, Drake, Saft, Noonan, Mooney: tre uscite RareNoise
    La RareNoise è un'etichetta con base a Londra, fondata nel 2008 da due italiani, Giacomo Bruzzo e Eraldo Bernocchi, che vuole dare spazio a musica avanzata senza porsi limiti di genere. Nella puntata di oggi presentiamo tre album RareNoise usciti nel 2019. Chi (come tai chi, la ginnastica dolce) documenta il primo incontro in trio fra il sassofonista Dave Liebman, il percussionista Adam Rudolph e il batterista Hamid Drake, avvenuto allo Stone di John Zorn a New York nel maggio 2018. Liebman e Drake sono anche nel quartetto del tastierista Jamie Saft che ha inciso Hidden Corners, un omaggio alla dimensione del jazz "spirituale" di protagonisti dell'avanguardia degli anni sessanta come John Coltrane, Pharoah Sanders, Albert Ayler. Infine Tan Man's Hat è un nuovo album del gruppo Pavees Dance del batterista newyorkese, di origine irlandese, Sean Noonan, che una ventina d'anni fa si fece notare col gruppo punk-rock The Hub: con lui due personaggi di culto come gli afroamericani Jamaaladeen Tacuma, bassista che si affermò con il Prime Time, il gruppo elettrico di Ornette Coleman, e Malcolm Mooney, che fu il cantante della formazione originaria del gruppo kraut-rock Can.
    1 hr
  • Due inediti: John Coltrane e Miles Davis
    Due inediti usciti in settembre. Blue World di John Coltrane (Impulse!) raccoglie il materiale registrato nel '64 da Coltrane con il suo classico, mitico quartetto del '61-65 come musica da film per una pellicola del regista canadese Gilles Groulx, e di cui furono utilizzati solo una decina di minuti: il film ebbe una circolazione limitatissima e la circostanza di questa seduta (l'unico caso di musica da film registrata da Coltrane) era sfuggito fino a qualche anno fa anche agli studiosi del jazz. Rubberband di Miles Davis (Rhino), di cui all'inizio di questo decennio erano affiorate un paio di tracce, presenta i brani registrati dal trombettista alla metà degli anni ottanta con giovani musicisti del giro del nipote Vince Wilburn per un album che poi la sua nuova casa discografica, la Warner, scartò, preferendo far realizzare un nuovo album di Davis a Marcus Miller. Ne uscì un album magnifico e originalissimo come Tutu: però Rubberband, indirizzato al funk e all'attualità della black music di allora, è una bella testimonianza del Miles Davis che alle soglie dei sessant'anni è goloso della black music più aggiornata e si affida alle idee di giovani talenti con sulle spalle decine di primavere meno di lui.
    1 hr
  • Due inediti: John Coltrane e Miles Davis
    Due inediti usciti in settembre. Blue World di John Coltrane (Impulse!) raccoglie il materiale registrato nel '64 da Coltrane con il suo classico, mitico quartetto del '61-65 come musica da film per una pellicola del regista canadese Gilles Groulx, e di cui furono utilizzati solo una decina di minuti: il film ebbe una circolazione limitatissima e la circostanza di questa seduta (l'unico caso di musica da film registrata da Coltrane) era sfuggito fino a qualche anno fa anche agli studiosi del jazz. Rubberband di Miles Davis (Rhino), di cui all'inizio di questo decennio erano affiorate un paio di tracce, presenta i brani registrati dal trombettista alla metà degli anni ottanta con giovani musicisti del giro del nipote Vince Wilburn per un album che poi la sua nuova casa discografica, la Warner, scartò, preferendo far realizzare un nuovo album di Davis a Marcus Miller. Ne uscì un album magnifico e originalissimo come Tutu: però Rubberband, indirizzato al funk e all'attualità della black music di allora, è una bella testimonianza del Miles Davis che alle soglie dei sessant'anni è goloso della black music più aggiornata e si affida alle idee di giovani talenti con sulle spalle decine di primavere meno di lui.
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